L’Epifania nel Vangelo di Luca: la manifestazione di Dio a tutti

Nel Vangelo di Luca l’Epifania si manifesta attraverso i pastori, mentre nel Vangelo di Matteo sono i Magi a giungere da Gesù: il messaggio è lo stesso, perché l’amore di Dio è per tutti, nessuno escluso. Luca presenta le persone rifiutate all’interno della società, cioè i pastori, mentre Matteo presenta gli stranieri e i pagani, persone considerate lontane da Dio.

L’Epifania significa “manifestazione” e celebra la manifestazione di Dio agli uomini attraverso suo Figlio Gesù, Messia annunciato dai profeti. A Natale è Dio che viene in cerca dell’uomo; all’Epifania è l’uomo che va in cerca di Dio.

Che cosa significa l’Epifania

Il termine “Epifania” deriva dal greco ἐπιφάνεια (epifaneia) e significa “manifestazione”. La festa dell’Epifania celebra quindi la “manifestazione di Dio” agli uomini, attraverso suo figlio Gesù, Messia annunciato dai profeti.

Nella solennità dell’Epifania del Signore, la Chiesa celebra con gaudio la manifestazione di Gesù come Figlio di Dio, nato per portare nel mondo la Salvezza. L’Epifania mostra l’universalità del messaggio evangelico e la salvezza portata da Cristo a tutta l’umanità!

La festa annuncia che il Messia non è un tesoro privato di Israele, ma è per tutti. Coloro che sono rifiutati da tutti, i Magi e i pastori, verranno avvolti dall’amore di Dio.

Questo è ciò che noi celebriamo nella festa di oggi e in tutto il Tempo di Natale: Dio si è fatto uomo per salvarci, per pura gratuità del suo amore. La bella notizia di questa festa? L’amore di Dio non conosce confini.

L’Epifania nei Vangeli di Matteo e di Luca

La storia dell’Epifania è raccontata nei Vangeli di Matteo e di Luca. Luca fa manifestare il Messia ai pastori, Matteo ai cosiddetti Magi.

Il Vangelo di Matteo non si sofferma a presentarci la nascita di Gesù dal punto di vista dei protagonisti, come leggiamo nel vangelo di Luca. Costruisce un altro racconto, un suo presepio, pieno di simboli.

Indica solo il luogo della nascita, Betlemme; la data, «al tempo del re Erode»; e ci parla dei primi visitatori: «Alcuni Magi vennero da oriente». Non fornisce molti dettagli, ma la tradizione popolare, che si è impossessata del racconto, dice che i Magi sono tre, senza dubbio a causa dei doni: oro, incenso e mirra; e che sono re, forse ispirandosi al Salmo 72.

Il messaggio è lo stesso ma con protagonisti diversi: l’amore Dio è per tutti, nessuno escluso. Solo che Matteo, lo fa presentando quelle persone che erano rifiutate da Israele, i pagani, gli stranieri, mentre Luca, ci presenta le persone rifiutate all’interno della società, cioè i pastori.

Matteo scrive il suo vangelo per una comunità ebreo-cristiana che ha difficoltà ad accogliere nuovi membri non ebrei al suo interno, perciò gli interessa molto presentare i Magi che giungono a Gesù dall’Oriente, una regione che rappresenta il mondo straniero e pagano. Per la cultura giudaica del tempo, appartengono anch’essi agli esclusi e ai disprezzati, come erano i pastori che visitarono il neonato Gesù nel racconto del vangelo di Luca.

Il racconto evangelico dei Magi

Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandarono: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo».

All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia.

Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.

Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono.

Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

I Magi: stranieri, cercatori e discepoli

Riguardo ai Magi non sappiamo molto: non sappiamo né quanti fossero né cosa facessero esattamente. Sappiamo che il termine “magi” indica in modo generico saggi e sapienti e che quelli ricordati dal Vangelo erano studiosi degli astri che si aspettavano, dopo il loro lungo viaggio, di incontrare il re dei Giudei.

Sono saggi, astronomi e astrologi, che conoscono le stelle e interpretano i loro movimenti. Sono persone che vegliano, che cercano e guardano oltre il loro piccolo orizzonte.

Con il termine “mago” si indicavano gli ingannatori, i corruttori. Era un’attività condannata dalla Bibbia. Eppure i primi che vengono per accogliere Gesù, sono proprio dei maghi e per di più pagani, quindi persone ritenute lontane da Dio.

Questo episodio è stato talmente sconcertante e imbarazzante per i primi cristiani, che nel tempo lo hanno trasformato quasi in un evento da fiaba, folcloristico, anziché di profonda ricchezza teologica. Un fatto talmente imbarazzante che nella tradizione i maghi sono diventati “magi”, figure quasi romantiche.

Li si è fatti diventare re. In base ai doni si è poi stabilito anche il numero, e persino il nome: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre.

I Maghi giungono da oriente proprio per indicare che Cristo è un dono fatto a tutti. I Magi, come scriveva san Leone Magno, rappresentano l’intera umanità, che da quel momento riceveva la chiamata alla Salvezza proprio attraverso quel piccolo Bambino.

Matteo ci sta dicendo che non importa da dove parti, da vicino o da lontano. Conta quanto cammini, quanto ti fidi della stella, di quel segno, quanto ti affidi alla sua Parola che interpella e inquieta.

I maghi, sono il modello del discepolo che si mette in ricerca, che si mette in cammino con il desiderio dell’incontro. L’esperienza dei Magi è quella di chi, pur essendo lontano dal Dio di Israele, si mette in cammino, segue una stella, compie un lungo viaggio, mostrando un cuore disponibile alla scoperta.

Cammino dei Magi verso Betlemme

La ricerca dei Magi e la chiusura di Erode

Matteo è abilissimo nel descrivere il contrasto tra la ricerca dei maghi, e la chiusura di Erode, dei sacerdoti e degli scribi. Loro così vicini non hanno visto nulla, non hanno capito niente.

L’avevano lì il Messia, a due passi, bastava solo aprire gli occhi. Tra l’altro scribi e sacerdoti erano uomini di chiesa, sempre a pregare, a leggere la Bibbia.

Troppo intenti a pregare Dio in cielo non si sono resi conto…che era a pochi metri. I maghi, invece, da lontano hanno visto quella luce.

I capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo sanno bene dove «doveva nascere il Cristo», a Betlemme. Ma non si muovono per andarlo a vedere, non hanno interesse a riconoscerlo.

Possiedono già la verità e non hanno bisogno di mettersi alla ricerca di nessuno. Le Scritture e la voce dei profeti non sono sufficienti per risvegliare la loro fede.

Giungeranno a rifiutare Gesù, fino ad assassinarlo appendendolo alla croce, perché rappresenta una minaccia troppo grande per il loro sistema di potere. Invece i Magi, quei pagani portatori della speranza di tutta l’umanità, vengono da lontano per adorarlo, mossi da un segno che appartiene alle loro tradizioni e alla loro cultura: «Abbiamo visto spuntare la sua stella».

Erode, per contro, «e con lui tutta Gerusalemme», resta turbato: chi frequenta quotidianamente Dio non muove un passo. Erode ha ricostruito in modo sontuoso il Tempio di Gerusalemme, ma da Dio pensa solo di doversi difendere.

C’è qualcuno che viene a perturbare l’ordine politico e religioso stabilito. Erode comincia a ordire il suo progetto astuto e crudele di uccidere Gesù, per paura che prenda il suo posto. Il potere ha sempre paura.

Con un linguaggio diverso, Matteo dice la stessa cosa che afferma il prologo del vangelo di Giovanni: «Venne fra i suoi e i suoi non lo hanno accolto». È l’anticipazione, la sintesi di tutto il vangelo.

La stella come segno della rivelazione

Nel vangelo di oggi c’è un elemento che richiama potentemente l’attenzione: la stella che guida i Magi dall’Oriente fino a Betlemme. I tentativi di classificare questa stella come una cometa o come una congiunzione di astri non hanno dato risultati soddisfacenti.

Secondo certe idee diffuse all’epoca, la nascita dei personaggi importanti era legata a determinati movimenti degli astri. Potrebbe darsi che Dio si sia avvalso di queste nozioni per condurli fino a Gesù Cristo.

In questa prospettiva, il senso del brano è chiaro: i magi cominciano il loro percorso sulla base della rivelazione di Dio sulla natura, la stella, però debbono tener conto della rivelazione nelle Scritture di Israele, «A Betlemme di Giuda», per trovare il vero Dio.

La stella, con la sua luce e il suo movimento, aveva preceduto il Bambino, che è la Luce e il Movimento in se stesso, perché «tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e senza di Lui nulla è stato fatto di ciò che esiste».

In ogni caso, la luce propria e il movimento di questa stella condussero i Magi fino a Gesù, come siamo soliti rappresentare nel presepe. Successivamente, dopo aver scansato le astuzie di Erode, alla fine i Magi trovarono il Bambino con sua Madre, e la stella passò in secondo piano perché la sua missione era stato completata.

Quello che ora i Magi avevano davanti non era più un elemento cosmico spettacolare, ma un semplice bambino - in apparenza normale e comune - davanti al quale si prostrarono e al quale offrirono oro, incenso e mirra.

Se ascoltassimo per la prima volta questo racconto, sicuramente rimarremmo sorpresi dalla differenza così grande esistente tra il mezzo impiegato dai Magi, la stella che li accompagna e li guida, e il fine che raggiungono, trovare un bambino.

Proprio questa differenza sostanziale ci può aiutare a introdurci di più nel mistero di chi sarebbe questo Bambino che viene preceduto non solo da un astro che brilla, ma anche da numerose profezie che parlano di Lui.

La vera stella è Cristo

L’esperienza di andare in un luogo tranquillo, di notte, in un giorno di calma, sedersi per guardare in alto in pace e contemplare il firmamento per qualche momento, ci riempie di pace. Pur quando non si hanno approfondite nozioni di astrologia, è facile rimanere estasiati dalla quantità di luci che brillano nel cielo.

Guardare le stelle ci può aiutare a uscire dai nostri problemi quotidiani, ai quali spesso attribuiamo troppa importanza. Tuttavia, anche se guardare il cielo può aiutarci a stare svegli, la vera stella del mondo e della storia, quella che dà origine e senso alle altre, è molto più vicina a noi rispetto alla distanza degli altri astri del firmamento.

Gesù, nel presepe o fra le braccia di sua Madre, desidera inondarci con la sua luce, che non si spegne mai, in modo tale che anche noi possiamo essere stelle che lo aiutino a riempire il mondo e la storia con la sua luminosità.

Secondo sant’Ambrogio, la stella è la via e Cristo è la via, perché secondo il mistero dell’incarnazione Cristo è la stella. Infatti una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele.

E poi là dove c’è Cristo, c’è anche la stella; egli è infatti stella radiosa del mattino. Egli si manifesta con la sua stessa luce.

I Magi videro la stella con i loro occhi e credettero. Avevano scorto una stella straordinaria, non ancora mai vista dalla creazione del mondo; avevano visto la nuova creatura e cercavano la grazia dell’uomo nuovo, non soltanto in terra, ma anche in cielo.

I doni dei Magi e il loro significato

Se in Isaia i popoli giungono a Gerusalemme portando oro e incenso, segni di regalità e divinità, in Matteo i Magi aggiungono un terzo, inusuale, dono: la mirra, una resina usata anticamente per il trattamento dei cadaveri.

DonoSignificato
OroLa regalità di Gesù
IncensoLa divinità e il culto a Dio
MirraLa morte, la sepoltura e la vera natura umana

L’oro spetta al re, l’incenso a Dio, la mirra al defunto; altra cosa, infatti, sono le insegne proprie del re, altra il sacrificio dovuto alla potenza divina, e altra ancora l’onore della sepoltura, che non doveva corrompere il cadavere, bensì conservarlo.

Gesù è sì Dio e Re, ma si comprende davvero la sua divinità e regalità solo guardando la Croce. È lì che ci salva tutti.

I doni che offrono i Magi sono i segni di un tempo nuovo. Il regno di Dio, indicato dall’oro, è per tutti, Dio sarà il re di tutti coloro che lo accoglieranno.

Il culto a Dio sarà la vita stessa di tutti i popoli, e non solo l’adorazione nel tempio dove si bruciava l’incenso. La nuova Alleanza è offerta a tutta l’umanità, come indica il profumo della mirra, che richiama l’intimità coniugale del Cantico dei Cantici.

Se poi, desiderosi di addentrarci maggiormente nel mistero, vogliamo scoprire come tutti coloro che vengono a Cristo attraverso il cammino della fede, offrano anche quei tre tipi di doni, non è forse vero che nel cuore di chi rettamente crede si fa la stessa offerta?

Dal tesoro del proprio cuore si offre oro, riconoscendo Cristo re dell’universo; offre la mirra chi crede che il Figlio Unigenito di Dio ha assunto una vera natura umana; chi ne confessa l’assoluta uguaglianza con la maestà del Padre è come se l’adorasse, offrendogli l’incenso.

La povertà del Bambino e la regalità di Dio

Quando i Magi raggiunsero la meta del loro lungo viaggio, «videro il bambino con Maria, sua madre». È il re che cercavano, tra le braccia della regina madre, la “Gebirá”, la coppia reale secondo le loro tradizioni.

Ma la manifestazione della regalità di questo bambino è nella povertà e nella fragilità. Così incontrano Gesù i Magi a Betlemme, mentre a Gerusalemme regna Erode con tutti i segni del suo potere.

È già l’annuncio della nuova immagine di Dio e dell’uomo che Gesù offrirà. Ed è tutto il mondo che si prostra con i Magi, davanti a quell’umile “epifania” del Signore.

Sono forse modesti questi prodigi, con cui si dimostra la divinità di Cristo? Gli angeli lo servono, i magi lo adorano, i martiri gli rendono testimonianza.

Cristo nasce da un grembo materno, ma splende nel cielo; giace in un rifugio terreno, ma regna nello splendore celeste. Lo ha messo al mondo una sposa, ma una vergine lo ha concepito; lo ha concepito una sposa, ma una vergine lo ha dato alla luce.

San Matteo ci ha trasmesso un grande mistero, che san Luca credette bene di omettere, perché già era stato trattato diffusamente; si reputava abbastanza ricco, se fra tutti gli altri particolari si fosse appropriato soltanto della greppia del Signore.

L’Epifania e l’universalità della salvezza

Tutta la liturgia della Parola di questa solenne festa trasuda di universalità. Il brano di Isaia che fa da sfondo all’episodio dei Magi profetizza una processione di tutti i popoli immersi nelle tenebre che salgono a Gerusalemme, avvolta invece dalla luce del Signore.

La profezia termina con i popoli che arrivano nella Città santa con stuoli di dromedari e cammelli, portando in dono oro e incenso. Il Vangelo di Matteo, sempre preoccupato di segnalare la congruenza tra la vita di Gesù e le profezie antiche, riprende questi elementi nel racconto dei Magi.

I Magi rappresentano l’intera umanità e l’adorazione del Bambino da parte loro manifesta che la salvezza non appartiene a un solo popolo. Tutte le nazioni, nella persona dei tre Magi, adorino l’Autore dell’universo e Dio sia conosciuto non solo in Giudea, ma anche nel mondo intero.

La liturgia dell’Epifania ci racconta la salvezza portata ai popoli della terra. Nella prima lettura, il profeta Isaia annuncia la gloria del Signore: «Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te».

Nella sua lettera agli Efesini, San Paolo afferma il significato universale della redenzione: «Questo mistero non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come al presente è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che i Gentili cioè sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo».

La salvezza portata da Cristo è per i buoni e per i cattivi, per chi se lo merita e per chi non se lo merita, per i vicini e per i lontani.

Pastori e Magi: cuore e ragione

Luca e Matteo ci ricordano che ai piedi di Gesù possiamo arrivarci con il cuore, i pastori, oppure con la testa, i Magi. Cioè il desiderio e la ragione sono le due gambe che ci possono mettere in cammino verso la fede.

Però, una volta giunti alle soglie della fede, bisogna usare testa e cuore, perché usare solo la testa ci porterebbe a non capirlo, perché una testa senza cuore non può mettere dentro tutto l’Infinito, e usare solo il cuore rischierebbe di cadere in una fede sentimentalista.

Non basta essere vicini per incontrarlo. I maghi, invece, da lontano hanno visto quella luce. Hanno visto e sono partiti.

Carichi di dubbi e perplessità, si sono messi in cammino senza sapere verso dove. Sono partiti e basta, proprio come Abramo padre della fede. Perché il cammino di fede non ha una meta. È il cammino la meta!

Ciò che conta è il desiderio di arrivare a quell’incontro senza pretendere di capire tutto e subito, proprio come i maghi.

Amici, possiamo fare tutte queste cose, magari farle benissimo, con grande devozione, ma se il nostro cuore non è sulle tracce di quella stella, se non siamo alla ricerca di Dio, non porteranno alcun frutto.

La gioia dell’incontro con Cristo

Il primo sintomo di questo incontro è “una gioia grandissima”. Lo hanno sperimentato sia i pastori che i maghi.

Se il nostro cuore scoppia di gioia, vuol dire che l’incontro è avvenuto. Solo a partire da questa gioia possiamo accorgerci che la nostra vita non è più desiderio e ragionamento, ma incontro con Chi l’ha riempita di significato.

Il giorno nel quale Cristo, il Salvatore del mondo, si manifestò la prima volta alle genti, merita da parte nostra di essere religiosamente onorato e venerato: oggi dobbiamo ridestare nel nostro cuore quei sentimenti di gioia, che provarono i tre Magi.

Né quel giorno può considerarsi concluso in modo tale, che la forza dell’evento in esso manifestata si sia esaurita nel tempo e non sia rimasto altro che il ricordo, oggetto della nostra fede e di una celebrazione commemorativa.

Al contrario, il dono di Dio si è moltiplicato e i nostri tempi ne fanno ogni giorno l’esperienza. Quando nei cuori ottenebrati si desta una luce nuova, è sempre un balenio dei raggi di quella stella.

I segni attraverso i quali Dio si manifesta

I protagonisti di questi giorni sono i segni: a Maria è dato come segno un angelo, a Giuseppe un sogno, ai pastori un bambino nella mangiatoia, ai maghi una stella, a Erode i maghi stessi.

C’è sempre un segno, amici. Bisogna solo saperli leggere. Spesso facciamo fatica a riconoscerli.

Spesso sono persone nelle quali ci imbattiamo che Dio mette sulla nostra strada, persone che hanno occhi e parole come stelle.

Amici, l’uomo è la stella: «percorri l’uomo e troverai Dio» (sant’Agostino), perché Dio non lo incontriamo nei libri, ma nell’uomo che ci passa accanto.

Dio risveglia l’adesione dei popoli, a partire dalla loro stessa esperienza religiosa, mentre a Gerusalemme non si vede la stella perché la città non aspetta nessuno.

Quattro atteggiamenti per diventare lettori dei segni

Come possiamo diventare lettori di segni come i maghi? Il cammino dei Magi suggerisce alcuni atteggiamenti fondamentali.

Alzare lo sguardo

Alzare lo sguardo verso l’alto. Uscire dal perimetro del nostro paese, della nostra Parrocchia. Il mondo è il perimetro d’azione di Dio e della Chiesa.

Mettersi in strada

Mettersi in strada dietro una stella. Per trovare Cristo, per accettare il dono della fede occorre andare, indagare, viaggiare con l’intelligenza e con il cuore.

Cercare è già un po’ trovare, ma trovare Cristo vuol dire cercarlo ancora. Andando però insieme, come i maghi. Da soli non si arriva troppo lontano.

Non temere di sbagliare

Non temere di sbagliare. Occorre l’infinita pazienza di ricominciare, e di interrogare di nuovo la Parola.

I Magi attraversano un cammino segnato da domande, dubbi e perplessità. La loro fede non consiste nel possesso immediato di tutte le risposte, ma nella disponibilità a partire e a lasciarsi guidare.

Desiderare

Desiderare. Il dono più prezioso che i Maghi possono offrire è il loro stesso viaggio, lungo quasi due anni; il dono più grande è il loro desiderio.

L’origine della parola desiderio è una delle più belle e affascinanti che si possa incontrare. Desiderare significa, letteralmente, “mancanza di stelle”, nel senso di “avvertire la mancanza delle stelle”.

Desiderare, voce del verbo “ricercare appassionatamente”.

La conversione del cammino

I magi sono venuti per una strada, ma ritornano per un’altra, perché dopo aver veduto Cristo, dopo aver capito chi era Cristo, se ne partono certamente migliori di quando erano venuti.

Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. Il ritorno per un’altra strada indica che l’incontro con Cristo modifica l’orientamento dell’esistenza.

Allora ci sono due vie: una conduce alla perdizione, l’altra conduce al Regno. Quella che porta da Erode, è la via dei peccatori; questa, per cui si ritorna alla nostra patria, è Cristo.

Guardiamoci dunque da Erode, che comanda soltanto con un’autorità mondana temporanea, per raggiungere la dimora eterna della patria celeste.

Questo è un avvertimento anche per noi! Non conta se siamo cattolici da generazioni, se frequentiamo la parrocchia, se non ci siamo persi un incontro di catechesi, se siamo nel consiglio pastorale o se facciamo parte di questo o quel movimento.

Non basta appendere crocifissi nelle nostre case e nemmeno andare a Messa tutte le domeniche per dirci uomini e donne di fede.

Le manifestazioni del Signore nel tempo di Natale

Siamo ancora nel tempo natalizio. Prima manifestazione: Gesù a Betlemme è manifestato ai pastori e ai Magi.

Seconda manifestazione: Gesù al fiume Giordano è manifestato come Figlio l’Amato e Messia.

Terza manifestazione: a Cana di Galilea Gesù, con il miracolo dell’acqua trasformata in vino, mostra la sua gloria con la ripresentazione dell’antica Alleanza, come un evento sponsale.

Tutte queste manifestazioni ci fanno sempre scoprire la rivelazione dell’unica Alleanza di Dio con l’umanità. E tutto ciò ci fa capire l’universalità della Fede.

Le tre manifestazioni di Gesù

Fino al IV secolo, la natività di Gesù e l’Epifania venivano celebrate nello stesso giorno, cioè il 25 dicembre. L’Epifania sarà poi fissata il 6 gennaio.

Al tempo del Concilio Vaticano II, nel XX secolo, la Chiesa decise di dissociare i tre eventi inizialmente celebrati durante l’Epifania: il battesimo di Cristo, che si celebra oggi la domenica successiva all’Epifania e le nozze di Cana, la domenica ancora successiva.

La luce che continua a risplendere

Nel tempo del Natale nel quale ci troviamo, l’Adorazione dei Magi al bambino ci offre una possibilità in più per continuare a penetrare nel mistero di chi è questo bambino nato in un villaggio recondito di Israele venti secoli fa e che, ancora oggi, continua a risplendere con una luce che non si può spegnere nel cuore di tante persone.

Ringraziamo Dio misericordioso che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto.

Questa stella ci esorta particolarmente a imitare il servizio che essa prestò, nel senso che dobbiamo seguire, con tutte le nostre forze, la grazia che invita tutti a Cristo.

In questo impegno, miei cari, dovete tutti aiutarvi l’un l’altro. Risplenderete così come figli della luce nel regno di Dio, a cui si giunge mediante la retta fede e le buone opere.

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