Nella Bibbia la città rappresenta il luogo in cui le persone vivono insieme, organizzano il territorio, commerciano, amministrano la giustizia e affrontano le conseguenze della convivenza umana. Può essere un rifugio protetto, una comunità ordinata e pacifica, ma anche il luogo della violenza, della corruzione, dell’idolatria, dell’ingiustizia e della morte.
Le citazioni bibliche sulle città mostrano quindi una realtà ambivalente: accanto a Babele, Sodoma, Gomorra e Babilonia compaiono Gerusalemme, la città posta sopra un monte, la città di Davide e la Gerusalemme celeste. Attraverso queste immagini, la Bibbia parla della sicurezza, del potere, della giustizia, dell’ospitalità, della responsabilità personale e della speranza.
Le principali citazioni bibliche sulle città
| Riferimento | Citazione | Significato principale |
|---|---|---|
| Matteo 5:14 | “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte”. | La visibilità della testimonianza e delle opere buone. |
| Salmo 127:1 | “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode”. | La protezione umana non basta senza Dio. |
| Proverbi 25:28 | “Una città smantellata o senza mura tale è l'uomo che non sa dominare la collera”. | L’autocontrollo come difesa interiore. |
| Proverbi 16:32 | “Il paziente val più di un eroe, chi domina se stesso val più di chi conquista una città”. | La padronanza di sé è superiore alla forza militare. |
| Luca 2:11 | “Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore”. | Betlemme come città della nascita del Salvatore. |
| Matteo 5:35 | “Né per Gerusalemme, perché è la città del gran re”. | Gerusalemme come città legata alla regalità divina. |
| Filippesi 3:20 | “La nostra patria invece è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo”. | La cittadinanza spirituale dei credenti. |
| Efesini 2:19-20 | “Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio”. | L’appartenenza alla famiglia di Dio. |
“Una città posta sopra un monte non può essere nascosta”
“Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può essere nascosta”. Questa frase di Gesù si trova nel Sermone del Monte e usa un’immagine facilmente comprensibile agli abitanti della Galilea e della Giudea.
Molte città della Giudea e della Galilea erano situate sui monti anziché nelle valli sottostanti. Venivano costruite sulle colline soprattutto per motivi di sicurezza. Gli insediamenti israeliti erano saccheggiati non solo da eserciti invasori ma anche da bande di predoni. (2 Re 5:2; 24:2)
Cittadini determinati potevano difendere un gruppo di case addossate le une alle altre in cima a un monte molto più facilmente di una città situata in pianura, che aveva bisogno di mura di protezione più grandi. Dato che i muri delle case ebraiche erano spesso intonacati con la calce, un gruppo di case bianche a ridosso l’una dell’altra sulla cima di una collina poteva essere visto facilmente da chilometri di distanza. (Atti 23:3)

Nel luminoso sole palestinese, questi paesi di collina risplendevano come un faro, proprio come avviene ancor oggi con simili città mediterranee. Una città su un monte richiama l’attenzione dell’osservatore perché si staglia contro l’orizzonte e perché le case bianche riflettono la luce del sole.
Gesù si servì di questo particolare aspetto topografico della Galilea e della Giudea per insegnare ai suoi seguaci il ruolo del vero cristiano. “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre eccellenti opere e diano gloria al Padre vostro che è nei cieli”. (Matteo 5:16)
Anche se i cristiani non compiono opere eccellenti per essere lodati dagli uomini, la loro buona condotta non passa inosservata. - Matteo 6:1. Allo stesso modo i veri cristiani si distinguono perché si sforzano di seguire le elevate norme di onestà, moralità e compassione indicate nelle Scritture.
La luce dei cristiani davanti agli uomini
I cristiani riflettono la luce della verità anche per mezzo dell’attività di predicazione. L’apostolo Paolo disse dei cristiani del I secolo: “Siccome abbiamo questo ministero secondo la misericordia che ci è stata mostrata, non veniamo meno . ma rendendo la verità manifesta, [ci raccomandiamo] ad ogni coscienza umana dinanzi a Dio”. (2 Corinti 4:1, 2)
Benché incontrassero opposizione ovunque, Geova benedisse il loro ministero, tanto che verso il 60 E.V. Paolo poté scrivere che la buona notizia era predicata “in tutta la creazione che è sotto il cielo”. - Colossesi 1:23.
Oggi anche i testimoni di Geova prendono seriamente la responsabilità di ‘far risplendere la loro luce davanti agli uomini’, come comandò Gesù. Oralmente e attraverso la carta stampata i testimoni di Geova diffondono la buona notizia del Regno in 235 paesi della terra. Affinché la luce della verità biblica giunga al maggior numero possibile di persone, hanno reso disponibili le loro pubblicazioni bibliche in circa 370 lingue. - Matteo 24:14; Rivelazione (Apocalisse) 14:6, 7.
In molti luoghi i Testimoni hanno compiuto la difficile impresa di imparare la lingua delle persone emigrate da paesi dove l’opera di predicazione è o era soggetta a restrizioni. Per esempio, in alcune delle maggiori città dell’America Settentrionale c’è stato un grande afflusso di cinesi e di russi. I Testimoni locali si sono sforzati di imparare il cinese, il russo e altre lingue per predicare la buona notizia ai nuovi arrivati.
Si stanno tenendo corsi accelerati in alcune lingue affinché si possa predicare la buona notizia ad altri ancora mentre il campo è ‘bianco da mietere’. - Giovanni 4:35. Il felice risultato è che, come indicò Gesù, insieme ‘danno gloria al loro Padre celeste’, Geova Dio. - Matteo 5:16; 1 Pietro 2:12.
La città come simbolo nella Bibbia
La città nella Bibbia indica il luogo abitato dalle persone e le relazioni che caratterizzano la loro convivenza. La città è centro dell'organizzazione del territorio, degli scambi commerciali, dell'amministrazione della giustizia; negativamente il luogo della corruzione e dell'iniquità.
La città è come una sfera di cristallo nella quale è possibile vedere in trasparenza il meglio e il peggio della nostra umanità, e persino di capire quale sarà il nostro futuro. La città è presente nei due Testamenti, e il tema è coniugato in modi diversi.
Esiste un immaginario collettivo secondo cui la città per l'uomo è una comunità ideale dove si sta al sicuro, si vive in pace, non minacciati da agenti esterni e neppure divorati da lotte intestine. Il problema della prima e seconda relazione ci farà spaziare all'interno della storia biblica attorno al simbolo "città".
Questo aspetto ambivalente attraversa tutta la storia biblica: l'aspetto positivo della sicurezza e l'aspetto negativo del potere che diventa controllo e spesso violenza.
La prima città: Caino e l’origine della violenza
La prima città fu costruita da Caino, il primo fratricida (Gen 4,17). Il legame della città con Caino suggerisce che la sua origine è collegata alla violenza. I suoi discendenti, rappresentati da Lamec (cfr. Gen 4,23-24), la perpetuano senza scrupoli.
È impressionante il passaggio dal racconto del peccato delle origini, ambientato in un giardino-parco, dove nascono i grandi fiumi mondiali in cui c'è l'albero della conoscenza, del potere e della vita, alla collocazione nella città della prima storia di violenza.
È la lotta tra il contadino e il pastore, tra le due culture. Nel cap.4 di Genesi, il peccato nella sua versione storica, non più nella visione simbolica ed idealizzata, assume la forma del fratricidio, l'uccisione violenta del concorrente.
È la lotta nei confronti dell'altro, del diverso sentito come una minaccia. Non è casuale che questa lotta si manifesti all'interno delle relazioni fraterne perché è il vicino diverso che rappresenta una minaccia. Oltre alla diversità di cultura c'è la concorrenza nel rapporto con Dio.
Caino non tollera che il fratello abbia maggior successo. C'è una seconda lettura possibile, di tipo psicologico, dell'aggressività come una bestia accovacciata alla porta.
Dopo l'intervento di Dio che prende le difese della vittima, ma difende anche Caino perché non venga ucciso (vi è qui il primo istituto di regolamentazione della violenza perché non degeneri in una catena di vendette), al verso 17, questa storia carica di valenze simboliche, racconta la costruzione della prima città "Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoc", la storia umana continua con la discendenza del fratricida "e poi divenne costruttore di una città che chiamò Enoc dal nome del figlio".
Nella discendenza di Caino si sviluppa l'arte della musica, dice il testo "Egli(Jubal) fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto. poi Tubalcain, il fabbro padre di quanti lavorano il rame e il ferro".
Per l'organizzazione della vita della città e l'uso della forza il rame ed il ferro sono indispensabili, al servizio di un potere centralizzato. Non a caso subito dopo questa rassegna con lo sviluppo della metallurgia, c'è il canto della spada, della violenza e della rappresaglia senza limiti.
Infatti nella discendenza di Caino si parla di Lamec che si rivolge alle sue due mogli "Ada e Zilla ascoltate la mia voce, mogli di Lamec porgete orecchio al mio dire: ho ucciso un uomo per la mia scalfittura e un ragazzo per il mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settanta volte sette".
Quest'ultima formula è ripresa dal Vangelo rovesciata nella logica del perdono che non ha limiti: settanta volte sette; è la fine della rappresaglia illimitata di questo discendente di Caino che ha a disposizione la tecnica di lavorazione dei metalli.
Babele: la città del potere e dell’uniformità
Segue Babele, simbolo del potere che sfida Dio e massifica le persone (Gen 11,1-9). La seconda città che si incontra nell'avventura umana ricostruita dalla Bibbia è la città del potere e del conflitto: Babele.
Per noi è diventata il simbolo della confusione, ma il problema non è dovuto alla diversità linguistica e culturale, ma al tentativo di pianificare, di imporre una stessa cultura ai popoli, che nel modo di pensare concreto degli autori biblici diventa: una stessa lingua.
Non a caso il racconto incomincia con la frase che si trova anche nelle incisioni di Sargon II dopo le sue campagne vittoriose nel vicino oriente "tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole": è il dominio completo, il sogno dei grandi della terra.
Dentro il progetto di unificazione si colloca la città; il testo biblico la presenta come il frutto di una coalizione di popoli migranti, che vagano nelle steppe e che si mettono insieme per fare una grande organizzazione che ha il suo simbolo nella città.
Il testo infatti continua "emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: venite, facciamoci i mattoni e cuociamoli al fuoco".
Nell'edilizia cananaica si usava la pietra mentre in quella mesopotamica il mattone cotto ed il bitume "poi dissero: venite, costruiamoci una città ed una torre la cui cima tocchi il cielo e facciamo un'unione per non disperderci su tutta la terra".
È l'edizione politica del peccato primordiale, l'unificazione intesa come realtà concorrente con Dio e corrisponde nel racconto simbolico di genesi 3, alla promessa "sarete come dei, capaci di conoscere il bene ed il male". È il sogno di far coincidere la città con il mondo divino.
Questa parabola si conclude con la discesa di Dio che viene a visitare la città e disperde i popoli facendo in modo che non si capiscano. In realtà la diversità linguistica viene utilizzata come elemento di conflitto quando il potere politico, invece di essere al servizio dei popoli, li utilizza per il proprio prestigio, per la propria assolutizzazione o divinizzazione.
"Cessarono di costruire la città, per questo si chiamò Babele perché di là il Signore confuse" è un gioco di assonanze che consente l'accostamento fra balal, in ebraico confondere e Babel che significa: la porta di Dio.
Babele diventa poi il simbolo di tutte le città del potere che genera il conflitto, in cui la diversità linguistica è incomunicabilità. È la pianificazione delle culture che impedisce la convivenza e non la diversità che invece fa parte del progetto di Dio.

Sodoma e Gomorra: le città inospitali
Quindi Sodoma e Gomorra, esempio di perversione morale (Gn 13,13; 19,1-29; cfr. Gdc 19,1-30; Os 9,9; 10,9). Il terzo gruppo città io l'ho chiamato: "le città inospitali".
Sono le città della valle della zona della fossa giordanica del Mar Morto, dall'anteLibano fino al lago Vittoria, nel contatto-spaccatura fra i due continenti, africano ed asiatico.
Nella Bibbia i ricordi delle antiche catastrofi causate da terremoti o di carattere vulcanico che hanno formato questa fessura, sono utilizzati per dare una valutazione sulla convivenza umana.
Siamo nella storia di Abram, il nomade che cerca di insediarsi nella terra di Canaan stabilendo contatti e alleanze con gli altri sceicchi che controllano la zona. Il contatto con la città appare in forma piuttosto negativa perché si tratta di due città, Sodoma e Gomorra che saranno condannate alla rovina.
Si pensa alla corruzione secondo la visione culturale successiva ed il peccato dei sodomiti è inteso come peccato di immoralità sessuale, ma questo aspetto non è quello rilevante nel testo biblico.
Il vero peccato è che gli inviati di Dio, gli angeli, non vengono accolti, ma sono insultati e questo è andare contro il diritto sacro dell'ospite. È questo il motivo che porterà alla rovina la città.
Prima di raccontare il disastro che si abbatte sulle città della valle, il testo riporta un dialogo interessante che ci mette a contatto con un problema che attraversa tutta la storia biblica: Abramo davanti a Dio che gli espone il suo progetto di visitare le città la cui malvagità è arrivata fino a lui, chiede di risparmiare le città in considerazione di una minoranza di giusti.
È una contrattazione che parte da cinquanta giusti fino ad arrivare al numero minimo per una comunità umana di dieci. Il testo del cap. 18 di Genesi dice. "Il grido di Sodoma e Gomorra è troppo grande ed il loro peccato molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me: lo voglio sapere".
I tre amici che sono stati ospiti da Abramo si rivelano poi del mondo divino, dunque l'ospite è Dio; il peccato più che l'abuso sessuale, è l'insulto a Dio, l'ospite è sacro.
La persona non accolta, non difesa e protetta nel deserto dei nomadi non ha possibilità di vivere. Prima di fare la visita a Sodoma Abramo sta davanti al Signore ed incomincia la contrattazione: se si trovassero nella città cinquanta giusti, tu li salveresti?
Si pone il problema se è possibile salvare la maggioranza partendo da una minoranza. È un problema che verrà ripreso nella lettura cristiana dove l'unico giusto diventa la leva attraverso la quale Dio salva tutta la convivenza umana.
È molto interessante il principio della salvezza a partire da un piccolo resto che alla fine si concentrerà nella discendenza di Davide in questo uomo fedele e giusto nel quale noi riconosciamo il volto stesso di Dio, per cui il giusto è Dio stesso.
La storia prosegue con gli angeli che arrivano in questa città, vengono insultati, richiesti dagli abitanti della città. Di fatto i giusti che sono Lot e la sua famiglia non arrivano al numero di dieci e per poter salvarsi devono uscire dalla città che viene abbandonata alla sua rovina.
La conclusione è tragica. "Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato davanti al Signore, contemplò dall'alto Sodoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide un fumo salire dalla terra, come un fumo di una fornace. Dio così distrusse le città della valle".
Il ricordo delle catastrofi diventa simbolo del giudizio di Dio sulla convivenza umana; perché le città sono distrutte? la risposta è che sono le forze cosmiche, il destino, le disgrazie collettive, per il mondo biblico c'è la lettura morale religiosa: la radice della rovina è il peccato, in questo caso di inospitalità.
L'ospitalità è la base per convivere; se una persona senza passaporto, senza carta di identità, senza libretto di lavoro non ha diritto di essere accolta come essere umano, non è possibile salvare la convivenza.
Le città costruite da Dio e le città rifugio
Alle città costruite dagli uomini, si contrappone la città che Dio dà al suo popolo quando lo fa entrare nella terra promessa (cfr. Dt 6,10; Gs 24,13), stabilendovi "città rifugio" per coloro che cercavano di salvarsi dalla vendetta (Nm 35,9-34; Dt 19,1-13; Gs 20,1-9).
Le città rifugio esprimono una funzione precisa: offrire protezione a chi cercava di salvarsi dalla vendetta. L’idea della città non è quindi legata soltanto alla fortificazione, alla ricchezza o all’amministrazione, ma anche alla difesa della vita e alla limitazione della violenza.
Gerusalemme, città della pace e della giustizia
La città simbolo di benessere è Gerusalemme, luogo sicuro, saldo e compatto (Sal 122,3-5). È circondata da mura e porte che la riparano dai nemici.
Simbolicamente Dio stesso la costruì per vivere in mezzo al suo popolo e donargli la pace nella fraternità. Questa città ideale, come un accampamento accogliente, si allarga con il crescere dei suoi abitanti, è aperta a tutti (Is 60,10-11).
La sua bellezza e il suo splendore sono immensi (cfr. Is 54,11-12). In essa si sazia la sete di ogni persona (Is 55,7). Questo ritratto è più simbolico che reale.
Gerusalemme è costruita come una città ben compatta, dove salgono le tribù, le tribù del Signore, per celebrare il nome del Signore. Poiché là sono posti i troni per il giudizio, i troni della casa di Davide.
I pellegrini si recano alla città santa per celebrare le grandi feste, ad esempio le tre principali feste del calendario liturgico ebraico, Pasque, Pentecoste e la festa delle capanne in autunno.
Vi si recano anche perché la città è centro di governo, di amministrazione e di giustizia. Chi ha un caso o una causa viene a Gerusalemme per sottometterlo ai giudici della casa di Davide.
La città di Davide del Regno d’Israele ha una posizione molto importante, ma anche ambivalente. È la stella urbana degli occhi di Dio e il punto fisso dell’ideologia monarchica, ma più tardi anche il luogo della crocifissione di Gesù e, con Paolo ancora più tardi, il punto di partenza della missione cristiana in tutto il mondo.
Le mura della città: protezione e dominio
L’elemento che contraddistingue una città da un villaggio sono le sue mura. Una città è protetta da una cinta di mura che la mette al riparo degli attacchi dei nemici e dalle scorazzate dei banditi.
Una delle parole ebraiche per designare la città, in opposizione alla borgata o al paese, è la parola “porta”, vale a dire la porta nella cinta di mura. Gli abitanti dei villaggi non dispongono di tale protezione e sono alla mercé degli eserciti o delle bande di briganti.
Perciò le popolazioni rurali fuggivano verso le città durante le invasioni o le razzie per mettersi al riparo dietro alle mura. Le mura della città offrono quindi protezione alla popolazione propria e a quella della regione circondante.
Può essere anche luogo di dominazione perché fa pagare la protezione offerta a chi ne beneficia. La città sfrutta la sua posizione per estendere il suo dominio ai suoi abitanti e ai dintorni.
L’esercito che difende la città diventa strumento di potere e di supremazia. La popolazione vive nel timore dei nemici, e vive anche nel timore dell’esercito che la protegge.
Si rallegri il monte Sion, esultino le figlie di Giuda per i tuoi giudizi. Fate il giro di Sion, visitatela, contate le sue torri, osservate i suoi bastioni, ammirate i suoi palazzi, affinché possiate raccontarlo alla generazione futura.
Poiché questo Dio è il nostro Dio in eterno, sempre; egli sarà la nostra guida fino alla morte. Distruggi [i miei nemici], o Signore, confondi le loro lingue perché ho visto violenza e risse nella città.
Giorno e notte si aggirano sulle sue mura; dentro di essa vi sono malvagità e perversità. Nel suo mezzo vi è cupidigia; oppressione e inganno sono di casa nelle sue vie.
Le sentinelle della città non sono garanti della sicurezza. Sono invece temibili e malevoli esseri, violenza e rissa. Fra gli abitanti occorre annoverare malvagità, perversità e cupidigia.
Si aggirano come a casa loro oppressione e inganno, senza disturbo. L’immagine è sconfortante: nella città ove si cerca sicurezza s’incontra invece il peggio dell’umanità e si deve tenersi in guardia giorno e notte perché il pericolo non è fuori, è proprio dentro.
La città della giustizia e la città della corruzione
Altri due aspetti inseparabili della città sono presenti nella Bibbia. Da una parte la città è centro dell’amministrazione della giustizia e dell’organizzazione del territorio. Dall’altra è il luogo dove regna la corruzione e l’iniquità.
Il salmo accenna forse all’intercessione di Abramo (Gn 18,16-33) che ottiene la salvezza di Sodoma e Gomorra se vi si trovano dieci giusti. Nel caso di Gerusalemme, però, non vi si trova un solo giusto per salvare la città, né fra la gente semplice né fra la gente istruita.
Inoltre, la popolazione della città ha rifiutato di imparare dalle lezioni della storia. Essa ha rifiutato di cambiare parere e condotta nonostante le chiare indicazioni date dalle esperienze dolorose del suo passato recente.
Non vi è perciò speranza per la città di Gerusalemme che sarà condannata senza appello. La città che doveva essere simbolo della giustizia è diventata un covo di iniqui.
L'aspetto negativo, dovuto al peccato, è pure evidente: «non vi è più alcuno che pratichi il diritto e viva la fedeltà» (cfr. Ger 5,1; cfr. Is 5,6).
Amos: la denuncia della ricchezza ingiusta
Nella Bibbia, tuttavia, le città simboleggiano soprattutto la ricchezza ingiustamente acquisita e il lusso che Dio condanna attraverso i suoi profeti.
Il profeta Amos denuncia la ricca classe dirigente di Samaria così: «Voi credete di ritardare il giorno fatale e invece affrettate il regno della violenza. Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nella stalla.
Canterellano al suono dell’arpa, come Davide improvvisano su strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati e cesserà l’orgia dei dissoluti. Ha giurato il Signore Dio, per se stesso! Oracolo del Signore, Dio degli eserciti: detesto l’orgoglio di Giacobbe, odio i suoi palazzi, consegnerò al nemico la città e quanto contiene» (Amos 6,3-8).
Gerusalemme e la responsabilità dei governanti
Un altro oracolo dello stesso Isaia, tuttavia, offre un altro volto, ben diverso, della città di Gerusalemme. Come mai la città fedele è divenuta una prostituta? Era piena di rettitudine, la giustizia vi dimorava, ma ora vi abitano gli assassini.
Il tuo argento è diventato scorie, il tuo vino è stato diluito con acqua. I tuoi principi sono ribelli e compagni di ladri; tutti amano regali e corrono dietro alle ricompense.
Non fanno giustizia all’orfano, e la causa della vedova non giunge davanti a loro. Perciò il Signore, l’Eterno degli eserciti, il Potente d’Israele dice: “Ah, mi vendicherò dei miei avversari e farò vendetta dei miei nemici.
Metterò nuovamente la mia mano su di te, ti purificherò delle tue scorie come con la soda e rimuoverò tutto il tuo piombo. Ristabilirò i tuoi giudici come erano all’inizio, e i tuoi consiglieri come erano al principio.
Dopo questo, sarai chiamata” la città della giustizia”, “la città fedele”.
La Gerusalemme di quest’oracolo non è più sorgente di sapienza, di giustizia e di pace universale. Tutto all’opposto, è una città vergognosa.
Il profeta accusa la città, ma soprattutto i suoi dirigenti. L’accusa principale è quella della corruzione: non vi è più niente di genuino e di autentico nella città, come vino adulterato.
Il profeta se la prende in particolare con i giudici, vale a dire i governanti, che si lasciano comprare e rendono giustizia non secondo i principi dell’equità, bensì secondo i regali ricevuti.
Sono i più deboli, i più inermi, le vedove e gli orfani, che sono le vittime della corruzione generale.
La città religiosa e il culto senza giustizia
La città santa di Gerusalemme è centro religioso ove Salomone ha costruito il tempio del Signore. È centro di pellegrinaggi, di celebrazioni liturgiche e di insegnamento della Legge (Torà).
Lì risiede il Dio d’Israele e regna sul suo popolo e su tutta la terra. Un oracolo della terza parte del libro di Isaia descrive l’arrivo di tutte le nazioni che verranno a venerare il Signore d’Israele nel suo tempio di Gerusalemme.
«Sorgi, risplendi, poiché la tua luce è giunta, e la gloria del Signore è spuntata sopra di te! Infatti, ecco, le tenebre coprono la terra e una fitta oscurità avvolge i popoli; ma su di te sorge il Signore e la sua gloria appare su di te.
Le nazioni cammineranno alla tua luce, i re allo splendore della tua aurora. Alza gli occhi e guàrdati attorno; tutti si radunano e vengono da te; i tuoi figli giungono da lontano, arrivano le tue figlie, portate in braccio.
Allora guarderai e sarai raggiante, il tuo cuore palpiterà forte e si allargherà, poiché l’abbondanza del mare si volgerà verso di te, la ricchezza delle nazioni verrà da te.
Una moltitudine di cammelli ti coprirà, dromedari di Madian e di Efa; quelli di Seba verranno tutti, portando oro e incenso, e proclamando le lodi del Signore.
Tutte le greggi di Chedar si raduneranno presso di te, i montoni di Nebaiot saranno al tuo servizio; saliranno sul mio altare come offerta gradita, e io onorerò la mia casa gloriosa.
Gerusalemme sarà meta di pellegrinaggio non solo per il popolo eletto, bensì per tutti i popoli. Il solo vero Dio attira tutte le genti nel suo tempio che sarà, come dice Isaia 56,7, “una casa di preghiera per tutte le nazioni”.
Purtroppo, abbiamo l’altra faccia della medaglia in testi ove il profeta Isaia denuncia un culto usato come mezzo di propaganda e che non sfocia in un comportamento morale che corrisponda alle esigenze della vera religione.
Ascoltate la parola del Signore, capi di Sodoma! Prestate orecchio alla legge del nostro Dio, popolo di Gomorra! «Che m’importa dei vostri numerosi sacrifici?» Dice il SIGNORE; «io sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di bestie ingrassate; il sangue dei tori, degli agnelli e dei capri, io non lo gradisco.
Quando venite a presentarvi davanti a me, chi vi ha chiesto di contaminare i miei cortili? Smettete di portare offerte inutili; l’incenso io lo detesto; e quanto ai noviluni, ai sabati, al convocare riunioni, io non posso sopportare l’iniquità unita all’assemblea solenne.
L’anima mia odia i vostri noviluni e le vostre feste stabilite; mi sono un peso che sono stanco di portare. Quando stendete le mani, distolgo gli occhi da voi; anche quando moltiplicate le preghiere, io non ascolto; le vostre mani sono piene di sangue.
Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male; imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova!
Gerusalemme si fida della presenza del suo Dio nel tempio, onora il suo Dio con un culto sfarzoso, però dimentica i principi più elementari della giustizia in favore dei più deboli.
Tutto per dire che Gerusalemme non vale di più delle città maledette di Sodoma e Gomorra.
Giona e Ninive: la città che può convertirsi
Il simbolo della città nel libro di Giona è di notevole rilievo. Riguarda Ninive la città, nemica storica del suo popolo, cui il profeta Giona è inviato da Dio, contro la sua volontà, a predicare la conversione.
Detta "la grande città", la "città molto grande" è grande non tanto per le sue misure geografiche ma per Dio (cfr. 3,3) che prova compassione per il male che affligge gli abitanti e vuole che ognuno sia raggiunto dalla sua parola di salvezza.
Ninive mostra che anche una città associata a un popolo nemico non è esclusa dalla misericordia. La città può essere giudicata per la sua violenza, ma può anche ascoltare la parola, cambiare condotta e ricevere compassione.
Gesù nelle città e nei villaggi
Nel Nuovo Testamento Gesù attraversa città e villaggi «facendo del bene» (At 10,38). La sua vita a Gerusalemme ha il suo inizio e la sua fine.
Su di essa piange (Lc 19,41-44) perché ne vede il fallimento. La città che doveva essere simbolo di giustizia, pace e fedeltà appare incapace di riconoscere la visita di Dio.
Voi dunque non siete più forestieri né ospiti, ma concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio, edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Gesù Cristo stesso la pietra angolare.
La nostra cittadinanza infatti è nei cieli, da dove aspettiamo pure il Salvatore, il Signor Gesù Cristo. La cittadinanza celeste non cancella la responsabilità nella città terrena, ma indica una fedeltà più alta rispetto a ogni potere umano.
Betlemme, la città di Davide e la nascita del Salvatore
“Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore”.
“Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta”.
La città di Davide diventa così il luogo in cui la storia della salvezza entra nella vita concreta delle persone, nei viaggi, nelle registrazioni, nelle famiglie e nelle condizioni ordinarie dell’esistenza.
La città come immagine dell’interiorità
“Una città smantellata o senza mura tale è l'uomo che non sa dominare la collera”.
“Il paziente val più di un eroe, chi domina se stesso val più di chi conquista una città”.
Queste citazioni trasferiscono l’immagine della città dall’ambito sociale a quello personale. Le mura rappresentano la capacità di custodire il proprio comportamento, mentre la città smantellata rappresenta una persona esposta alla collera e alle reazioni incontrollate.
Il dominio di sé è presentato come una conquista più grande della vittoria militare. La Bibbia non esalta semplicemente la forza con cui si espugnano città, ma attribuisce maggiore valore alla pazienza e alla capacità di governare il proprio spirito.
“Se il Signore non custodisce la città”
“Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode”.
Questa citazione biblica mette in relazione la casa, la città, il lavoro dei costruttori e la vigilanza delle guardie. L’impegno umano è necessario, ma non viene considerato sufficiente per garantire stabilità e sicurezza.
“I beni del ricco sono la sua roccaforte, come un'alta muraglia, a suo parere”. La ricchezza può diventare una falsa città fortificata quando una persona considera i propri beni una protezione assoluta.
La città e la ricchezza
“I beni del ricco sono la sua città forte, e a suo parere sono come un alto muro”.
La ricchezza viene raffigurata come una città fortificata nella mente del ricco. L’immagine non descrive una sicurezza reale, ma la valutazione soggettiva di chi considera i propri beni una barriera contro ogni pericolo.
Questa immagine si collega alle denunce profetiche contro il lusso ingiusto e contro le città in cui la ricchezza dei potenti convive con la rovina dei poveri.
Gerusalemme celeste e nuova Gerusalemme
La città simbolo di armonia tra Dio e il popolo si realizza nella nuova Gerusalemme che non ha origini terrene. L’immagine simbolica più intensa è nell’Apocalisse che contrappone la città di Babilonia, simbolo di corruzione, lusso sfrenato, idolatria, violenza e morte, alla Gerusalemme celeste dono di Dio agli uomini (Ap 21-22).
In essa si realizza l’armonia dell’Eden quando Dio passeggiava con Adamo ed Eva (Gen 3,8). È città/giardino creata per la felicità dell’uomo e della donna (cfr. Gen 2,8).
È spaziosa, forte, fabbricata con mattoni preziosi. In essa trionfa l’adunanza festosa dei salvati (cfr. Eb 12,12) dalla morte e risurrezione di Gesù.
Nella visione della «Gerusalemme celeste» alla fine della Bibbia, l’Apocalisse di Giovanni ci seduce con il paragone di una città con il Regno di Dio: difficilmente si può esprimere un valore di urbanità più alto di questo!
La città ideale, annunciata e attesa, non è semplicemente una capitale più potente o più ricca. È il luogo in cui la presenza di Dio, la giustizia, la pace, la sicurezza, l’accoglienza e la comunione vengono finalmente ricomposte.
Gerusalemme nei profeti: pace e giustizia per tutti i popoli
Il profeta Isaia predisse: “Deve avvenire nella parte finale dei giorni che il monte della casa di Geova sarà fermamente stabilito al di sopra della cima dei monti, e sarà certamente innalzato al di sopra dei colli; e a esso dovranno affluire tutte le nazioni”.
Nella visione di Isaia, la città di Gerusalemme sarà collocata al di sopra di tutte le vette conosciute, si ritroverà sulla montagna più alta conosciuta. In seguito, essa attirerà a sé tutti i popoli che si recheranno in pellegrinaggio verso la vetta ove si trova.
L’immagine di Isaia è singolare perché vede i popoli che - letteralmente ‑ affluiranno verso Gerusalemme. Ora i fiumi scendono, non salgono. La forza di attrazione è però così potente che fa salire, affluire, tutti i popoli verso la cima del monte.
Il canto specifica anche qual è la forza che attrae i popoli verso l’alto. Non si tratta della potenza della casa regnante, dello splendore dei monumenti o delle ricchezze che vi si sono accumulate.
La vera forza di attrazione è la legge del Signore, la sua parola. “Legge”, nella Bibbia, significa “istruzione”, “insegnamento”, “educazione”, “arte di vivere”.
Tutte le nazioni dell’universo giungeranno a Gerusalemme per imparare quell’arte di vivere che si insegna solo nella città santa.
Il risultato di tale insegnamento è inaspettato: l’universo sarà pacificato. La pace universale, una sorta di “pax romana” estesa a tutto il mondo, è il frutto di un insegnamento prodigato nella città santa.
Le armi sono saranno più utilizzate per fare la guerra, saranno trasformate per diventare strumenti agricoli. Invece di seminare la morte, saranno impiegati per nutrire la popolazione mondiale.
Un modo molto semplice di risolvere il problema della fame nel mondo, e un modo che forse non ha perso niente della sua attualità. Tale è la vocazione di Gerusalemme, città il nome della quale contiene la radice “shalôm”, “pace”, in ebraico.

La contraddizione di Gerusalemme
Le due descrizioni della stessa città di Gerusalemme si susseguono nel libro di Isaia senza spiegazione. Sono giustapposte come due pannelli dello stesso dipinto e offrono due visioni inconciliabili di Gerusalemme, la città santa.
Da una parte il profeta descrive l’ideale, quello di una città degna del suo nome “città della pace”. Dall’altra, denuncia una realtà sconfortante e sconvolgente che provoca l’ira di Dio.
La città nella Bibbia non viene quindi giudicata soltanto dall’aspetto esteriore, dalla solidità delle mura, dalla magnificenza del tempio o dalla ricchezza dei palazzi. La sua qualità dipende dalla giustizia, dalla fedeltà e dal modo in cui tratta le persone più vulnerabili.
Paolo e le città come vie di diffusione del Vangelo
La città è una realtà importante nella vita di san Paolo. Nativo di Tarso, a Damasco accoglie la fede cristiana e in questa città gli viene detto «che cosa debba fare» (At 9, 6).
A Gerusalemme incontra gli apostoli del Signore (At 9,26), ad Antiochia riceve l'investitura missionaria (At 13,2). Da essa parte verso le grandi città del mondo allora conosciuto, e giunge fino a Roma, per annunciarvi il Vangelo di Gesù morto e risorto.
Dalle grandi città, luogo di passaggio di molte persone, il Vangelo raggiunge le periferie lontane e i villaggi. Il cristianesimo è dunque una religione cittadina fin dalla sua prima epoca.
I primi cristiani nelle comunità nascenti, d’altra parte, fiorirono veramente solo attraverso le reti e le vie di trasporto delle città antiche. Dove le persone si riuniscono, può essere fatto il lavoro missionario, le persone possono essere conquistate alla fede e la fede alla fine avrà un’influenza oltre gli stretti confini del cristianesimo ebraico.
Il movimento di Gesù e le città
In contrasto con queste utopie urbane dei primi tempi del cristianesimo, il movimento di Gesù all’inizio non era affatto focalizzato sulle città di Israele; era piuttosto un fenomeno rurale.
Questo può essere mirabilmente rilevato nelle parabole di ispirazione agricola, così come negli stessi discepoli di Gesù, che sono reclutati principalmente dalla classe inferiore rurale.
Nel racconto degli evangelisti (con l’eccezione di Giovanni), il Gesù rurale si avvicina alla capitale Gerusalemme solo molto esitante e lentamente e, con la sua azione nel tempio, segue le orme dei precedenti profeti di Israele.
Presumibilmente, questa azione contro i cambiavalute e i mercanti nel tempio fu anche la causa della sua condanna alla croce.
La città nel mondo antico e nella Bibbia
Nel terzo millennio le città stato (dal 4000 al 3000) rappresentano la prima forma di organizzazione umana; c'è il passaggio dalla vita nomadica alla vita sedentaria, alla coltivazione fino appunto alle città-stato.
Nella zona dei Sumeri, nella parte bassa della Mesopotamia vi era la città di Uruk, la città in cui si colloca la vicenda di Gilgamesh ed altre come Kishel, Larsa, Lagash, Nippur e poi Accad.
Spesso queste città si identificano con la regione, il territorio coltivato a segale o miglio o grano, cereali tipici dal clima temperato, e comprendente i magazzini e tutto ciò che comporta la convivenza in una zona ristretta.
La città controlla oltre al territorio il flusso di nomadi che pagano i tributi al tempio e al palazzo. La città si organizza come prima forma di insediamento sul territorio.
Da questo modello dei Sumeri, che è noto anche attraverso il passaggio della scrittura, ideografica, pittografica e poi nei primi tentativi quasi alfabetici di scrittura cuneiforme, questo modello passerà nell'alta Siria.
Le scoperte avvenute dagli anni sessanta fino alla scorsa estate di Paolo Matthieu a Ebla mostrano questa città-stato, a settanta kilometri da Aleppo, con un palazzo, i magazzini, i luoghi di controllo dei soldati, gli amministratori ecc.
È interessante l'ideologia che si sviluppa intorno alla città: il modello della città è mostrato al re secondo il modello della città celeste e perciò la città risulta non solo fondata dalla divinità, ma diventa il tramite tra gli umani e gli essere divini.
C'è una interrelazione tra il mondo alto e il mondo basso per cui gli umani vengono divinizzati e i divini umanizzati. Il santuario sta al centro della città con una sopraelevazione quando non c'è un colle o una cittadella, c'è una torre tempio che serve da collegamento con il mondo celeste.
I poemi che celebrano la storia delle città-stato, considerano la città come l'ombelico del mondo; non c'è capitale che non si consideri al centro del mondo. Ciò vale per Gerusalemme come per le altre capitali.
Gli ebrei hanno fatto la loro esperienza religiosa fondante nel deserto, da cui vengono, e quindi il rapporto con la città non è facile.
Tutti i nomadi tendono verso le terre coltivate, sono affascinati dalle città che immaginano come luogo tranquillo e sicuro, protetto, non esposto alle razzie e alle incursioni, ma ne temono la minaccia rappresentata dalle scorribande dei soldati nei confronti dei nomadi stessi.
La città moderna e la ricerca di una buona vita
Leggete i seguenti nomi e poi chiudete gli occhi: Parigi - Londra - New York - Tokyo - … Questo probabilmente ha acceso un fuoco d’artificio di diverse immagini, fantasie, suoni, emozioni nella vostra immaginazione come d’altronde ha fatto nella mia.
Forse avete pensato alle principali attrazioni di queste città (Torre Eiffel, Statua della Libertà…), ai pittoreschi centri storici e alla moderna e magnifica architettura, alle folle colorate, ai modi di vita «tipici», ai panorami unici delle città, alle eccitanti opportunità di lavoro, ecc.
Questa lista potrebbe continuare per molto tempo e sarebbe facile usarla per sostenere che una vita bella, attraente, interessante e buona può essere vissuta principalmente nelle città.
Tuttavia, le immagini estremamente attraenti di città cosmopolite, che anche alle nostre latitudini continuano a ricevere nuovo vigore con nomi come Zurigo, Vienna, Berlino o Berna, hanno portato a notevoli problemi negli ultimi decenni di globalizzazione.
Le città e non solo le megalopoli globali menzionate sopra, attraggono non solo i turisti che alla fine se ne vanno, ma anche molte persone che vogliono rimanere in modo permanente, che sperano in nuovi impulsi per la loro vita e il loro lavoro o che desiderano vivere il dinamismo dei quartieri urbani con le loro diverse offerte culturali.
Le conseguenze sono ben note: agglomerati tentacolari, reti di traffico ingestibili, flussi di turisti, tassi di criminalità a volte più elevati, inquinamento ambientale così come lo sradicamento della natura… tutto questo è stato discusso ampiamente nei media per anni.
Ma perché le città non hanno mai perso il loro fascino? Perché continuano ad attrarre le persone nonostante i loro lati oscuri?
Forse perché non si può negare che sono piuttosto gli spazi urbani che generano dinamiche, nuove idee e infine innovazione attraverso l’incontro di persone diverse con le loro idee spesso in contrasto tra di loro.
Uno degli stimoli della città è quello del cambiamento continuo, un cambiamento generato dalla tensione e dall’interazione di molte persone in uno spazio ristretto, persone che sperano in una buona vita per se stesse e vogliono viverla con e anche contro gli altri.
Questo aspetto delle città ha sempre provocato commenti da varie parti e non sorprende che tra questi ci siano anche quelli proposti dalla Bibbia che ha alcune delle più forti condanne ma anche apprezzamenti della vita urbana.
Solidarietà, ospitalità e giustizia nella vita urbana
Si potrebbe dire molto sulle numerose mutazioni delle città e sul loro ulteriore sviluppo dalla tarda antichità. Ma notiamo prima ciò che ha reso le città così attraenti e allo stesso tempo così faticose dai tempi biblici fino ai giorni nostri: sono laboratori sperimentali di convivenza umana in cui si stabilisce il ritmo e i temi dei dibattiti e delle opinioni pubbliche.
Questo rende però anche le città luoghi eccezionali per una buona vita? A questa domanda non si può rispondere in modo esaustivo, ma un tentativo di risposta potrebbe essere fatto nella seguente direzione: i problemi urgenti di un’epoca sono spesso individuati per la prima volta come tali nelle città, ed è da esse che di solito viene un primo impulso per una soluzione.
Lo stesso cristianesimo fu nell’antichità in un certo senso anche un’attraente «soluzione» contro l’antica e disumana «cultura schiavista».
Contro i problemi apparentemente insolubili dei mondi urbani contemporanei menzionati all’inizio, in questo laboratorio sperimentale si sta provando oggi tutta una serie di approcci che possono avere poca influenza e potere da soli, ma che insieme possono cambiare la città e i suoi abitanti in modo tale da permettere una nuova forma di buon vivere nel futuro.
La condivisione di auto, biciclette, giardini o attrezzi, nota come «Sharing Economy», riunisce le persone, aiuta a risparmiare risorse ed evitare gli sprechi.
Nuovi parchi, tetti verdi sui grattacieli e «giardinaggio urbano» aiutano a regolare il calore estivo o danno il loro contributo all’agricoltura ecologica, che qui diventa edilizia urbana.
Promuovere la mobilità in base all’ora del giorno (più costosa nelle ore di punta, più economica nelle ore non di punta) aiuta a ridurre la congestione e a migliorare la qualità dell’aria.
Le aree di incontro nei quartieri permettono alle persone di parlare con i loro vicini e danno nuova vita a superfici anonime di cemento e asfalto.
Oltre a queste soluzioni tecniche, tuttavia, è ancora più importante quanto segue: una buona vita nelle città non nasce da sola, ma richiede molta solidarietà e cura per rendere almeno sopportabile la vita in questi laboratori sperimentali dell’esistenza umana.
Rispetto e considerazione, ospitalità e giustizia sono atteggiamenti che si impongono anche in una prospettiva biblico-cristiana.
Non ci si può aspettare che le nostre città diventino delle Gerusalemme celesti, ma se rimangono vivibili per le persone o diventano ancora più vivibili, allora molto sarebbe già stato realizzato.