Orlando Furioso, canto XXIX: parafrasi dell’episodio dell’eremita

Nel canto XXIX dell’Orlando furioso Rodomonte, innamorato di Isabella, tenta di piegare la volontà della giovane, che ha consacrato la propria castità alla memoria di Zerbino. L’eremita difende il voto della donna, ma il saraceno, esasperato dai suoi interventi, lo afferra e lo scaglia lontano.

Isabella comprende che non può opporsi con la forza alla violenza di Rodomonte e ricorre all’inganno: promette di preparare un liquore capace di rendere invulnerabile il corpo, chiedendo in cambio che il guerriero rispetti la sua castità. Dopo aver preparato l’intruglio, la donna lo prova su di sé e offre il collo alla spada di Rodomonte, sacrificandosi per restare fedele al proprio voto. La sua morte sconvolge il saraceno, che trasforma il luogo dell’uccisione in un monumento funebre e costruisce un ponte pericoloso, sul quale molti cavalieri saranno costretti a combattere contro di lui.

Il contesto del canto XXIX

Il canto XXIX appartiene alla vicenda di Orlando, ormai completamente impazzito per amore di Angelica. Dopo aver scoperto il rapporto tra Angelica e Medoro, il paladino ha perso il senno, ha distrutto le tracce dell’amore dei due giovani e vaga senza meta, nudo e privo delle armi.

Durante il suo vagabondare, Orlando giunge al sepolcro di Isabella e Zerbino, costruito da Rodomonte. Qui il paladino folle attraversa il ponte senza curarsi delle minacce del saraceno. Rodomonte lo affronta, ma il combattimento termina con la caduta di entrambi nel fiume. Orlando riesce a raggiungere rapidamente la riva e riprende la sua corsa, mentre Rodomonte, rallentato dal peso delle armi, torna a terra più lentamente.

Il testo del canto XXIX: ottave 1-50

Ottava 1

O degli uomini inferma e instabil mente! come siàn presti a variar disegno! Tutti i pensier mutamo facilmente, più quei che nascon d’amoroso sdegno. Io vidi dianzi il Saracin sì ardente contra le donne, e passar tanto il segno, che non che spegner l’odio, ma pensai che non dovesse intiepidirlo mai.

La mente degli uomini è debole e incostante, perché cambia facilmente progetti e decisioni. In particolare cambiano rapidamente i pensieri nati da una passione amorosa trasformata in sdegno. Poco prima il poeta aveva visto Rodomonte così pieno di odio contro le donne da superare ogni limite, tanto che sembrava impossibile che il suo odio potesse diminuire o spegnersi.

Ottava 2

Donne gentil, per quel ch’a biasmo vostro parlò contra il dover, sì offeso sono, che sin che col suo mal non gli dimostro quanto abbia fatto error, non gli perdono. Io farò sì con penna e con inchiostro, ch’ognun vedrà che gli era utile e buono aver taciuto, e mordersi anco poi prima la lingua, che dir mal di voi.

Il poeta dichiara di essere profondamente offeso per le parole ingiuste che Rodomonte ha pronunciato contro le donne. Non gli concederà il perdono finché non gli farà comprendere, attraverso la sua punizione, quanto sia stato grave il suo errore. Ariosto userà la penna e l’inchiostro per dimostrare a tutti che Rodomonte avrebbe fatto meglio a tacere e che avrebbe dovuto mordersi la lingua prima di parlare male delle donne.

Ottava 3

Ma che parlò come ignorante e sciocco, ve lo dimostra chiara esperienza. Incontra tutte trasse fuor lo stocco de l’ira, senza farvi differenza: poi d’Issabella un sguardo sì l’ha tocco, che subito gli fa mutar sentenza. Già in cambio di quell’altra la disia, l’ha vista a pena, e non sa ancor chi sia.

L’esperienza dimostra chiaramente che Rodomonte aveva parlato da uomo ignorante e sciocco. Infatti, prima aveva sfoderato la spada contro tutte le donne senza fare differenze; poi è bastato che vedesse Isabella perché cambiasse immediatamente opinione. Ora desidera Isabella al posto delle altre donne, anche se l’ha appena vista e non sa ancora chi sia.

Ottava 4

E come il nuovo amor lo punge e scalda, muove alcune ragion di poco frutto, per romper quella mente intera e salda ch’ella avea fissa al Creator del tutto. Ma l’eremita che l’è scudo e falda, perché il casto pensier non sia distrutto, con argumenti più validi e fermi, quanto più può, le fa ripari e schermi.

Il nuovo amore per Isabella accende e tormenta Rodomonte. Il guerriero cerca quindi di usare ragionamenti deboli e inconsistenti per allontanare la donna dalla sua fede e dal voto di castità rivolto a Dio. L’eremita, però, protegge Isabella come uno scudo e una difesa: con argomenti più solidi e convincenti cerca di salvaguardare il suo pensiero casto.

Ottava 5

Poi che l’empio pagan molto ha sofferto con lunga noia quel monaco audace, e che gli ha detto invan ch’al suo deserto senza lei può tornar quando gli piace; e che nuocer si vede a viso aperto, e che seco non vuol triegua né pace: la mano al mento con furor gli stese, e tanto ne pelò, quanto ne prese.

Rodomonte ha sopportato a lungo, con crescente irritazione, gli interventi dell’eremita. Il vecchio gli ha anche detto inutilmente che può tornare nel proprio eremo quando vuole, senza Isabella. Poiché il monaco continua apertamente a ostacolarlo e non vuole concedergli né tregua né pace, Rodomonte gli afferra con furore il mento e gli strappa una parte della barba.

Ottava 6

E sì crebbe la furia, che nel collo con man lo stringe a guisa di tanaglia; e poi ch’una e due volte raggirollo, da sé per l’aria e verso il mar lo scaglia. Che n’avenisse, né dico né sollo: varia fama è di lui, né si raguaglia. Dice alcun che sì rotto a un sasso resta, che ‘l piè non si discerne da la testa;

La furia di Rodomonte cresce ancora. Egli stringe il collo dell’eremita con le mani, come se fossero tenaglie, lo fa roteare una o due volte e poi lo scaglia lontano nell’aria, verso il mare. Il poeta non racconta con certezza che cosa accada al vecchio, perché circolano versioni diverse. Secondo alcuni, l’eremita sarebbe caduto contro una roccia e si sarebbe spezzato in modo così violento che non si distinguerebbero più i piedi dalla testa.

Ottava 7

Ed altri, ch’a cadere andò nel mare, ch’era più di tre miglia indi lontano, e che morì per non saper notare, fatti assai prieghi e orazioni invano; altri, ch’un santo lo venne aiutare, lo trasse al lito con visibil mano. Di queste, qual si vuol, la vera sia: di lui non parla più l’istoria mia.

Altri raccontano invece che l’eremita sia caduto in mare, a più di tre miglia di distanza, e che sia morto perché non sapeva nuotare, nonostante le preghiere e le invocazioni. Altri ancora sostengono che un santo sia venuto ad aiutarlo e lo abbia portato a riva con la propria mano. Qualunque sia la versione vera, il poeta decide di non parlare più dell’eremita.

Ottava 8

Rodomonte crudel, poi che levato s’ebbe da canto il garrulo eremita, si ritornò con viso men turbato verso la donna mesta e sbigottita; e col parlar ch’è fra gli amanti usato, dicea ch’era il suo core e la sua vita e ‘l suo conforto e la sua cara speme, ed altri nomi tai che vanno insieme.

Dopo essersi liberato dell’eremita, Rodomonte torna da Isabella con un’espressione meno agitata. La donna è triste e spaventata. Il saraceno le rivolge parole tipiche degli innamorati: la chiama suo cuore, sua vita, conforto e speranza cara, aggiungendo molti altri appellativi affettuosi.

Ottava 9

E si mostrò sì costumato allora, che non le fece alcun segno di forza. Il sembiante gentil che l’innamora, l’usato orgoglio in lui spegne ed ammorza: e ben che ‘l frutto trar ne possa fuora, passar non però vuole oltre a la scorza; che non gli par che potesse esser buono, quando da lei non lo accettasse in dono.

In quel momento Rodomonte si comporta in modo apparentemente gentile e non usa la forza contro Isabella. La bellezza della donna, che lo ha fatto innamorare, spegne e attenua il suo consueto orgoglio. Anche se potrebbe ottenere con la violenza ciò che desidera, non vuole andare oltre la superficie: gli sembra che il possesso non avrebbe valore se Isabella non glielo concedesse spontaneamente.

Ottava 10

E così di disporre a poco a poco a’ suoi piaceri Issabella credea. Ella, che in sì solingo e strano loco, qual topo in piede al gatto si vedea, vorria trovarsi inanzi in mezzo il fuoco; e seco tuttavolta rivolgea s’alcun partito, alcuna via fosse atta a trarla quindi immaculata e intatta.

Rodomonte crede di poter condurre gradualmente Isabella ad accettare i suoi desideri. La giovane, però, si sente completamente indifesa in quel luogo solitario e insolito, come un topo nelle zampe del gatto. Preferirebbe trovarsi in mezzo al fuoco piuttosto che restare lì e continua a cercare nella propria mente una soluzione per salvarsi senza perdere la purezza.

Ottava 11

Fa ne l’animo suo proponimento di darsi con sua man prima la morte, che ‘l barbaro crudel n’abbia il suo intento, e che le sia cagion d’errar sì forte contra quel cavallier ch’in braccio spento l’avea crudele e dispietata sorte; a cui fatto have col pensier devoto de la sua castità perpetuo voto.

Isabella decide interiormente che preferirebbe darsi la morte con le proprie mani piuttosto che permettere al crudele barbaro di realizzare il suo desiderio. Non vuole che la violenza di Rodomonte la costringa a tradire la memoria di Zerbino, il cavaliere morto tra le sue braccia per una sorte crudele e spietata. A Zerbino Isabella ha consacrato con devozione il voto perpetuo della propria castità.

Ottava 12

Crescer più sempre l’appetito cieco vede del re pagan, né sa che farsi. Ben sa che vuol venire all’atto bieco, ove i contrasti suoi tutti fien scarsi. Pur discorrendo molte cose seco, il modo trovò al fin di ripararsi, e di salvar la castità sua, come io vi dirò, con lungo e chiaro nome.

Isabella vede che il desiderio cieco del re pagano continua a crescere e non sa come comportarsi. Sa che Rodomonte sta per passare all’atto violento e che ogni sua resistenza potrebbe risultare inutile. Dopo aver riflettuto su molte possibilità, trova infine un modo per difendersi e salvare la propria castità, come il poeta sta per raccontare in modo dettagliato.

Ottava 13

Al brutto Saracin, che le venìa già contra con parole e con effetti privi di tutta quella cortesia che mostrata le avea ne’ primi detti: - Se fate che con voi sicura io sia del mio onor (disse) e ch’io non ne sospetti, cosa all’incontro vi darò, che molto più vi varrà, ch’avermi l’onor tolto.

Quando Rodomonte comincia ad avvicinarsi a Isabella con parole e atteggiamenti sempre meno cortesi, la donna gli propone un accordo. Gli dice che, se egli le garantirà la sicurezza del suo onore e la tranquillizzerà sulla propria castità, lei gli darà in cambio qualcosa che avrà per lui un valore molto maggiore rispetto alla soddisfazione di averle tolto l’onore.

Ottava 14

Per un piacer di sì poco momento, di che n’ha sì abondanza tutto ‘l mondo, non disprezzate un perpetuo contento, un vero gaudio a nullo altro secondo. Potrete tuttavia ritrovar cento e mille donne di viso giocondo; ma chi vi possa dar questo mio dono, nessuno al mondo, o pochi altri ci sono.

Isabella invita Rodomonte a non disprezzare una gioia eterna e incomparabile per un piacere breve, del quale il mondo offre già moltissime occasioni. Il guerriero potrà trovare centinaia e migliaia di donne belle, mentre nessun’altra, o forse pochissime, potrà offrirgli il dono straordinario che lei sta per promettergli.

Ottava 15

Ho notizia d’un’erba, e l’ho veduta venendo, e so dove trovarne appresso, che bollita con elera e con ruta ad un fuoco di legna di cipresso, e fra mano innocenti indi premuta, manda un liquor, che, chi si bagna d’esso tre volte il corpo, in tal modo l’indura, che dal ferro e dal fuoco l’assicura.

Isabella dice di conoscere un’erba che ha visto lungo il cammino e sa dove trovarne altra. Se viene fatta bollire insieme con edera e ruta su un fuoco di legno di cipresso e poi viene spremuta da mani innocenti, produce un liquido capace di rendere invulnerabile il corpo. Chi si bagna tre volte con quel liquore diventa protetto dal ferro e dal fuoco.

Ottava 16

Io dico, se tre volte se n’immolla, un mese invulnerabile si trova. Oprar conviensi ogni mese l’ampolla; che sua virtù più termine non giova. Io so far l’acqua, ed oggi ancor farolla, ed oggi ancor voi ne vedrete prova: e vi può, s’io non fallo, esser più grata, che d’aver tutta Europa oggi acquistata.

Isabella precisa che, dopo essersi immersa tre volte nel liquido, una persona rimane invulnerabile per un mese. Ogni mese è necessario ripetere il trattamento, perché l’efficacia non dura più a lungo. La donna dichiara di saper preparare l’acqua e promette di farlo subito, così Rodomonte potrà verificarne quel giorno stesso l’effetto. Secondo Isabella, il dono potrebbe essere per lui più piacevole che la conquista dell’intera Europa.

Ottava 17

Da voi domando in guiderdon di questo, che su la fede vostra mi giuriate che né in detto né in opera molesto mai più sarete alla mia castitate. - Così dicendo, Rodomonte onesto fe’ ritornar; ch’in tanta voluntate venne ch’inviolabil si facesse, che più ch’ella non disse, le promesse:

In cambio della preparazione del liquore, Isabella chiede a Rodomonte di giurare sulla propria parola che non la molesterà mai più, né con le parole né con le azioni, e che rispetterà la sua castità. La promessa della donna induce Rodomonte a cambiare atteggiamento: egli torna a mostrarsi onesto e desidera con tanta intensità ottenere il liquore da promettere persino più di quanto Isabella gli abbia chiesto.

Ottava 18

e servaralle fin che vegga fatto de la mirabil acqua esperienza; e sforzerasse intanto a non fare atto, a non far segno alcun di violenza. Ma pensa poi di non tenere il patto, perché non ha timor né riverenza di Dio o di santi; e nel mancar di fede tutta a lui la bugiarda Africa cede.

Rodomonte promette di rispettare il patto almeno fino a quando avrà verificato l’efficacia dell’acqua miracolosa. Nel frattempo si sforzerà di non compiere gesti violenti. Tuttavia, dentro di sé, pensa già di non mantenere la parola data, perché non prova timore né rispetto per Dio o per i santi. Nel tradire il giuramento, Rodomonte supera perfino la fama di falsità attribuita a tutta l’Africa saracena.

Ottava 19

Ad Issabella il re d’Algier scongiuri di non la molestar fe’ più di mille, pur ch’essa lavorar l’acqua procuri, che far lo può qual fu già Cigno e Achille. Ella per balze e per valloni oscuri da le città lontana e da le ville ricoglie di molte erbe; e il Saracino non l’abandona, e l’è sempre vicino.

Il re d’Algeri, Rodomonte, supplica Isabella moltissime volte di non preoccuparsi, purché prepari l’acqua capace di renderlo invulnerabile, come un tempo lo furono Cigno e Achille. Isabella si allontana attraverso luoghi aspri e vallate oscure, lontano dalle città e dai villaggi, per raccogliere molte erbe. Rodomonte non la lascia mai sola e le resta continuamente vicino.

Ottava 20

Poi ch’in più parti quant’era a bastanza colson de l’erbe e con radici e senza, tardi si ritornaro alla lor stanza; dove quel paragon di continenza tutta la notte spende, che l’avanza, a bollir erbe con molta avertenza: e a tutta l’opra e a tutti quei misteri si trova ognor presente il re d’Algieri.

Dopo aver raccolto in diversi luoghi una quantità sufficiente di erbe e di radici, i due tornano tardi al loro rifugio. Isabella trascorre tutta la notte che rimane a far bollire le erbe con grande attenzione. Rodomonte assiste costantemente a ogni fase del lavoro e vuole controllare tutti i procedimenti della preparazione.

Ottava 21

Che producendo quella notte in giuoco con quelli pochi servi ch’eran seco, sentia, per lo calor del vicin fuoco ch’era rinchiuso in quello angusto speco, tal sete, che bevendo or molto or poco, duo baril votar pieni di greco, ch’aveano tolto uno o duo giorni inanti i suoi scudieri a certi viandanti.

Durante quella notte, mentre aspettava e conversava con i pochi servi che erano con lui, Rodomonte sente una sete fortissima a causa del calore del fuoco vicino, chiuso nello spazio ristretto della grotta. Bevendo ora molto ora poco, svuota due barili pieni di vino greco. I suoi scudieri li avevano sottratti uno o due giorni prima ad alcuni viandanti.

Ottava 22

Non era Rodomonte usato al vino, perché la legge sua lo vieta e danna: e poi che lo gustò, liquor divino gli par, miglior che ‘l nettare o la manna; e riprendendo il rito saracino, gran tazze e pieni fiaschi ne tracanna. Fece il buon vino, ch’andò spesso intorno, girare il capo a tutti come un torno.

Rodomonte non era abituato a bere vino, perché la sua legge lo vieta e lo condanna. Dopo averlo assaggiato, però, gli sembra una bevanda divina, migliore del nettare e della manna. Criticando la consuetudine saracena che proibisce il vino, continua a bere grandi coppe e fiaschi pieni. Il vino circola molte volte tra i presenti e fa girare la testa a tutti.

Ottava 23

La donna in questo mezzo la caldaia dal fuoco tolse, ove quell’erbe cosse; e disse a Rodomonte: - Acciò che paia che mie parole al vento non ho mosse, quella che ‘l ver da la bugia dispaia, e che può dotte far le genti grosse, te ne farò l’esperienza ancora, non ne l’altrui, ma nel mio corpo or ora.

Nel frattempo Isabella toglie dal fuoco la caldaia in cui ha fatto bollire le erbe. Poi dice a Rodomonte che, per dimostrare di non aver pronunciato parole vuote, sarà lei stessa a sottoporsi alla prova. In questo modo potrà distinguere la verità dalla menzogna e dissipare ogni dubbio. Non farà l’esperimento su un’altra persona, ma immediatamente sul proprio corpo.

Ottava 24

Io voglio a far il saggio esser la prima del felice liquor di virtù pieno, acciò tu forse non facessi stima che ci fosse mortifero veneno. Di questo bagnerommi da la cima del capo giù pel collo e per lo seno: tu poi tua forza in me prova e tua spada, se questo abbia vigor, se quella rada.-

Isabella dichiara di voler essere la prima a provare il liquore pieno di virtù, così Rodomonte non potrà pensare che contenga un veleno mortale. Si bagnerà dalla sommità del capo fino al collo e al petto. Poi Rodomonte potrà verificare con la propria forza e con la spada se il liquido possieda davvero il potere promesso.

Ottava 25

Bagnossi, come disse, e lieta porse all’incauto pagano il collo ignudo, incauto, e vinto anco dal vino forse, incontra a cui non vale elmo né scudo. Quel uom bestial le prestò fede, e scorse sì con la mano e sì col ferro crudo, che del bel capo, già d’Amore albergo, fe’ tronco rimanere il petto e il tergo.

Isabella si bagna come aveva annunciato e offre serenamente il collo nudo al saraceno. Rodomonte, reso imprudente forse anche dal vino, non comprende l’inganno e non si protegge né con l’elmo né con lo scudo. L’uomo brutale crede alle sue parole e passa la mano e la spada sul collo della donna. Con il ferro, le separa la testa dal corpo: quel capo, che era stato sede dell’amore, resta diviso dal petto e dalla schiena.

Ottava 26

Quel fe’ tre balzi; e funne udita chiara voce, ch’uscendo nominò Zerbino, per cui seguire ella trovò sì rara via di fuggir di man del Saracino. Alma, ch’avesti più la fede cara, e ‘l nome quasi ignoto e peregrino al tempo nostro, de la castitade, che la tua vita e la tua verde etade,

La testa di Isabella compie tre balzi e dalla sua bocca si sente chiaramente pronunciare il nome di Zerbino. La donna ha trovato questo modo straordinario per sfuggire alle mani del saraceno e restare fedele all’amato. Il poeta si rivolge alla sua anima, che ha preferito la fede e la castità alla vita e alla giovinezza, valori ormai quasi sconosciuti e insoliti nel suo tempo.

Ottava 27

vattene in pace, alma beata e bella! Così i miei versi avesson forza, come ben m’affaticherei con tutta quella arte che tanto il parlar orna e come, perché mille e mill’anni e più, novella sentisse il mondo del tuo chiaro nome. Vattene in pace alla superna sede, e lascia all’altre esempio di tua fede.

Il poeta invita l’anima beata e bella di Isabella ad andare in pace. Se i suoi versi avessero un potere sufficiente, egli si impegnerebbe con tutta la propria arte per fare in modo che il mondo ascoltasse per mille anni e oltre la fama del suo nome luminoso. Le augura di raggiungere la dimora celeste e di lasciare alle altre donne un esempio della sua fede e della sua castità.

Ottava 28

All’atto incomparabile e stupendo, dal cielo il Creator giù gli occhi volse, e disse: - Più di quella ti commendo, la cui morte a Tarquinio il regno tolse; e per questo una legge fare intendo tra quelle mie, che mai tempo non sciolse, la qual per le inviolabil’acque giuro che non muterà seculo futuro.

Di fronte al gesto straordinario e incomparabile di Isabella, Dio guarda dal cielo e dichiara di lodarla ancora più di Lucrezia, la cui morte provocò la fine del regno di Tarquinio. Per onorare Isabella, Dio decide di stabilire una legge eterna, destinata a non essere cambiata in nessun tempo futuro.

Ottava 29

Per l’avvenir vo’ che ciascuna ch’aggia il nome tuo, sia di sublime ingegno, e sia bella, gentil, cortese e saggia, e di vera onestade arrivi al segno: onde materia agli scrittori caggia di celebrare il nome inclito e degno; tal che Parnasso, Pindo ed Elicone sempre Issabella, Issabella risuone. -

Dio stabilisce che, da quel momento in poi, ogni donna chiamata Isabella possieda un’intelligenza elevata, sia bella, gentile, cortese e saggia e raggiunga il massimo grado di onestà. In questo modo gli scrittori avranno sempre motivo di celebrare il nome illustre e degno di Isabella. I monti sacri alla poesia, Parnaso, Pindo ed Elicona, dovranno risuonare per sempre del nome “Isabella”.

Ottava 30

Dio così disse, e fe’ serena intorno l’aria, e tranquillo il mar più che mai fusse. Fe’ l’alma casta al terzo ciel ritorno, e in braccio al suo Zerbin si ricondusse. Rimase in terra con vergogna e scorno quel fier senza pietà nuovo Breusse; che poi che ‘l troppo vino ebbe digesto, biasmò il suo errore, e ne restò funesto.

Dopo aver pronunciato queste parole, Dio rende serena l’aria e calma il mare. Fa tornare l’anima casta di Isabella al terzo cielo e la riconduce tra le braccia di Zerbino. Sulla terra rimane Rodomonte, vergognoso e sconfitto moralmente, simile al crudele Breusse. Quando ha smaltito il vino, il saraceno riconosce il proprio errore, lo condanna e ne resta profondamente addolorato.

Ottava 31

Placare o in parte satisfar pensosse a l’anima beata d’Issabella, se, poi ch’a morte il corpo le percosse, desse almen vita alla memoria d’ella. Trovò per mezzo, acciò che così fosse, di convertirle quella chiesa, quella dove abitava e dove ella fu uccisa, in un sepolcro; e vi dirò in che guisa.

Rodomonte pensa di poter placare, o almeno compensare in parte, l’anima beata di Isabella. Dopo aver causato la morte del suo corpo, vuole dare almeno vita eterna alla sua memoria. Decide quindi di trasformare in sepolcro la chiesa del villaggio, proprio quella in cui Isabella abitava e dove è stata uccisa. Il poeta si prepara a spiegare in che modo realizzerà questo progetto.

Ottava 32

Di tutti i lochi intorno fa venire mastri, chi per amore e chi per tema; e fatto ben seimila uomini unire, de’ gravi sassi i vicin monti scema, e ne fa una gran massa stabilire, che da la cima era alla parte estrema novanta braccia; e vi rinchiude dentro la chiesa, che i duo amanti have nel centro.

Rodomonte fa arrivare muratori e artigiani da tutti i luoghi vicini: alcuni lavorano per amore, altri per paura. Riunisce circa seimila uomini, che estraggono grandi pietre dai monti circostanti. Con quel materiale costruisce una grande massa alta novanta braccia e racchiude al suo interno la chiesa, che conserva nel centro le tombe dei due amanti.

Ottava 33

Imita quasi la superba mole che fe’ Adriano all’onda tiberina. Presso al sepolcro una torre alta vuole; ch’abitarvi alcun tempo si destina. Un ponte stretto e di due braccia sole fece su l’acqua che correa vicina. Lungo il ponte, ma largo era sì poco, che dava a pena a duo cavalli loco;

Il monumento costruito da Rodomonte ricorda quasi la grande opera fatta dall’imperatore Adriano presso il Tevere. Accanto al sepolcro il saraceno fa innalzare una torre, destinata a essere abitata per qualche tempo. Sul corso d’acqua vicino costruisce anche un ponte stretto, largo soltanto due braccia. Il ponte è così angusto che vi trovano appena spazio due cavalli.

Ottava 34

a duo cavalli che venuti a paro, o ch’insieme si fossero scontrati: e non avea né sponda né riparo, e si potea cader da tutti i lati. Il passar quindi vuol che costi caro a guerrieri o pagani o battezzati; che de le spoglie lor mille trofei promette al cimiterio di costei.

Il ponte può essere attraversato da due cavalli soltanto se procedono affiancati con grande difficoltà o se si incontrano frontalmente. Non ha parapetti né protezioni e si può cadere da ogni lato. Rodomonte stabilisce che attraversarlo debba costare caro a qualsiasi guerriero, pagano o cristiano. Promette di adornare il cimitero di Isabella con mille trofei formati dalle armi dei cavalieri sconfitti.

Ottava 35

In dieci giorni e in manco fu perfetta l’opra del ponticel che passa il fiume; ma non fu già il sepolcro così in fretta, né la torre condutta al suo cacume: pur fu levata sì, ch’alla veletta starvi in cima una guardia avea costume, che d’ogni cavallier che venìa al ponte, col corno facea segno a Rodomonte.

Il piccolo ponte viene completato in dieci giorni o anche meno. Il sepolcro e la torre, invece, richiedono più tempo e non sono ancora terminati. Tuttavia la torre è già abbastanza alta da permettere a una sentinella di stare sulla sommità. Ogni volta che un cavaliere arriva al ponte, la guardia avvisa Rodomonte con il suono del corno.

Ottava 36

E quel s’armava, e se gli venìa a opporre ora su l’una, ora su l’altra riva; che se ‘l guerrier venìa di vêr la torre, su l’altra proda il re d’ Algier veniva. Il ponticello è il campo ove si corre; e se ‘l destrier poco del segno usciva, cadea nel fiume, ch’alto era e profondo: ugual periglio a quel non avea il mondo.

Quando la sentinella dà l’allarme, Rodomonte indossa le armi e va incontro al cavaliere, ora su una riva ora sull’altra. Se il guerriero arriva dalla parte della torre, il re d’Algeri si porta sulla riva opposta. Il ponte diventa il campo di gara e di combattimento. Se il cavallo si sposta anche di poco dalla parte sicura, cade nel fiume profondo. Secondo il poeta, non esiste nel mondo un pericolo uguale a quello.

Ottava 37

Aveasi imaginato il Saracino, che, per gir spesso a rischio di cadere dal ponticel nel fiume a capo chino, dove gli converria molt’acqua bere, del fallo a che l’indusse il troppo vino, dovesse netto e mondo rimanere; come l’acqua, non men che ‘l vino, estingua l’error che fa pel vino o mano o lingua.

Rodomonte immagina che, correndo spesso il rischio di cadere a testa in giù dal ponte nel fiume e di bere molta acqua, potrà purificarsi dall’errore provocato dal troppo vino. L’acqua, infatti, dovrebbe cancellare il peccato commesso a causa del vino, sia con le azioni sia con le parole. L’immagine contiene un’ironia evidente: Rodomonte tenta di riparare una colpa reale con un rimedio assurdo e materiale.

Ottava 38

Molti fra pochi dì vi capitaro: alcuni la via dritta vi condusse, ch’a quei che verso Italia o Spagna andaro altra non era che più trita fusse; altri l’ardire, e, più che vita caro, l’onore, a farvi di sé prova indusse. E tutti, ove acquistar credean la palma, lasciavan l’arme, e molti insieme l’alma.

Nel giro di pochi giorni arrivano molti cavalieri al ponte. Alcuni vengono condotti lì dalla strada principale, percorsa da chi viaggia verso l’Italia o la Spagna. Altri giungono spinti dal coraggio e dall’onore, che considerano più prezioso della vita, perché vogliono mettere alla prova il proprio valore. Tutti, proprio nel luogo in cui speravano di ottenere la vittoria, perdono le armi e molti perdono anche la vita.

Ottava 39

Di quelli ch’abbattea, s’eran pagani, si contentava d’aver spoglie ed armi; e di chi prima furo, i nomi piani vi facea sopra, e sospendeale ai marmi: ma ritenea in prigion tutti i cristiani; e che in Algier poi li mandasse parmi. Finita ancor non era l’opra, quando vi venne a capitare il pazzo Orlando.

Quando i cavalieri sconfitti sono pagani, Rodomonte si accontenta di prendere le loro armi e le loro spoglie. Incide sulle armi i nomi dei proprietari e le appende alle pareti di marmo del monumento. I cristiani, invece, vengono tenuti prigionieri e probabilmente destinati a essere mandati ad Algeri. I lavori del sepolcro non sono ancora terminati quando arriva sul posto Orlando, ormai pazzo.

Ottava 40

A caso venne il furioso conte a capitar su questa gran riviera, dove, come io vi dico, Rodomonte fare in fretta facea, né finito era la torre né il sepolcro, e a pena il ponte: e di tutte arme, fuor che di visiera, a quell’ora il pagan si trovò in punto, ch’Orlando al fiume e al ponte è sopragiunto.

Il conte Orlando arriva casualmente presso il grande fiume. Rodomonte sta facendo costruire rapidamente il monumento, ma la torre e il sepolcro non sono ancora finiti e anche il ponte è stato completato da poco. In quel momento il saraceno si trova armato, fatta eccezione per la visiera dell’elmo, proprio quando Orlando giunge al fiume e al ponte.

Ottava 41

Orlando (come il suo furor lo caccia) salta la sbarra e sopra il ponte corre. Ma Rodomonte con turbata faccia, a piè, com’era inanzi a la gran torre, gli grida di lontano e gli minaccia, né se gli degna con la spada opporre: Indiscreto villan, ferma le piante, temerario, importuno ed arrogante!

Spinto dalla sua follia, Orlando supera la barriera e corre sul ponte. Rodomonte, che si trova a piedi davanti alla torre, lo guarda con il volto turbato e lo minaccia da lontano. Non ritiene neppure necessario affrontarlo subito con la spada e lo insulta, chiamandolo villano, temerario, molesto e arrogante. Gli ordina di fermarsi.

Ottava 42

Sol per signori e cavallieri è fatto il ponte, non per te, bestia balorda. - Orlando, ch’era in gran pensier distratto, vien pur inanzi e fa l’orecchia sorda. - Bisogna ch’io castighi questo matto - disse il pagano; e con la voglia ingorda venìa per traboccarlo giù ne l’onda, non pensando trovar chi gli risponda.

Rodomonte afferma che il ponte è stato costruito solo per signori e cavalieri, non per una bestia sciocca come Orlando. Il paladino, completamente assorbito dalla propria follia, continua ad avanzare e non ascolta le parole del saraceno. Rodomonte decide allora di punire quel pazzo e si prepara a spingerlo nel fiume, senza immaginare di trovare un avversario capace di rispondergli.

Ottava 43

In questo tempo una gentil donzella, per passar sovra il ponte, al fiume arriva, leggiadramente ornata e in viso bella, e nei sembianti accortamente schiva. Era (se vi ricorda, Signor) quella che per ogni altra via cercando giva di Brandimarte, il suo amator, vestigi, fuor che, dove era, dentro da Parigi.

Nel frattempo arriva al fiume una giovane donna che vuole attraversare il ponte. È elegante, bella e prudente nell’aspetto. Si tratta di Fiordiligi, che sta cercando in ogni luogo le tracce di Brandimarte, il suo amato, ovunque tranne che a Parigi, dove egli si trova.

Ottava 44

Ne l’arrivar di Fiordiligi al ponte (che così la donzella nomata era), Orlando s’attaccò con Rodomonte che lo volea gittar ne la riviera. La donna, ch’avea pratica del conte, subito n’ebbe conoscenza vera: e restò d’alta maraviglia piena, de la follia che così nudo il mena.

Quando Fiordiligi arriva al ponte, Orlando e Rodomonte stanno già combattendo. Il saraceno cerca di gettare il paladino nel fiume. Fiordiligi conosce Orlando e lo riconosce subito. Rimane profondamente stupita vedendolo completamente nudo e trascinato dalla follia.

Ottava 45

Fermasi a riguardar che fine avere debba il furor dei duo tanti possenti. Per far del ponte l’un l’altro cadere a por tutta lor forza sono intenti. - Come è ch’un pazzo debba sì valere? - seco il fiero pagan dice tra’ denti; e qua e là si volge e si raggira, pieno di sdegno e di superbia e d’ira.

Fiordiligi si ferma a osservare quale sarà l’esito del combattimento tra i due uomini fortissimi. Entrambi impiegano tutta la loro forza per far cadere l’avversario dal ponte. Rodomonte si chiede con meraviglia come sia possibile che un pazzo possieda una forza tanto grande. Il saraceno si muove in ogni direzione, pieno di sdegno, superbia e ira.

Ottava 46

Con l’una e l’altra man va ricercando far nuova presa, ove il suo meglio vede; or tra le gambe, or fuor gli pone, quando con arte il destro, e quando il manco piede. Simiglia Rodomonte intorno a Orlando lo stolido orso che sveller si crede l’arbor onde è caduto; e come n’abbia quello ogni colpa, odio gli porta e rabbia.

Rodomonte cerca con entrambe le mani un nuovo punto in cui afferrare Orlando. Tenta di prenderlo tra le gambe e cerca di spostare ora il piede destro ora il sinistro con abilità. Il poeta lo paragona a un orso sciocco che cerca di sradicare l’albero dal quale è caduto, come se l’albero fosse responsabile della sua caduta. Allo stesso modo Rodomonte attribuisce a Orlando ogni colpa e lo aggredisce con odio e rabbia.

Ottava 47

Orlando, che l’ingegno avea sommerso, io non so dove, e sol la forza usava, l’estrema forza a cui per l’universo nessuno o raro paragon si dava, cader del ponte si lasciò riverso col pagano abbracciato come stava. Cadon nel fiume e vanno al fondo insieme: ne salta in aria l’onda, e il lito geme.

Orlando ha ormai perso completamente la ragione e non usa più l’intelligenza, ma soltanto una forza straordinaria, alla quale nel mondo nessuno o quasi può essere paragonato. Si lascia cadere dal ponte all’indietro, tenendo Rodomonte stretto tra le braccia. I due cadono insieme nel fiume e raggiungono il fondo. L’acqua si solleva in alto e la riva sembra risuonare sotto il peso della caduta.

Ottava 48

L’acqua gli fece distaccare in fretta. Orlando è nudo, e nuota com’un pesce: di qua le braccia, e di là i piedi getta, e viene a proda; e come di fuor esce, correndo va, né per mirare aspetta, se in biasmo o in loda questo gli riesce. Ma il pagan, che da l’arme era impedito, tornò più tardo e con più affanno al lito.

L’acqua separa rapidamente i due combattenti. Orlando è nudo e nuota come un pesce, muovendo le braccia e i piedi in ogni direzione. Raggiunge la riva e, appena esce dall’acqua, riprende a correre senza fermarsi a chiedersi se il suo comportamento gli procuri disonore o gloria. Rodomonte, invece, è rallentato dalle armi e torna sulla riva più tardi e con maggiore fatica.

Ottava 49

Sicuramente Fiordiligi intanto avea passato il ponte e la riviera; e guardato il sepolcro in ogni canto, se del suo Brandimarte insegna v’era, poi che né l’arme sue vede né il manto, di ritrovarlo in altra parte spera. Ma ritorniamo a ragionar del conte, che lascia a dietro e torre e fiume e ponte.

Nel frattempo Fiordiligi ha attraversato il ponte e il fiume senza difficoltà. Esamina attentamente il sepolcro per vedere se vi sia qualche traccia di Brandimarte. Non trovando né le sue armi né il suo mantello, spera di poterlo ritrovare in un altro luogo. Il poeta interrompe il racconto di Fiordiligi e torna a parlare di Orlando, che si lascia alle spalle la torre, il fiume e il ponte.

Ottava 50

Pazzia sarà, se le pazzie d’Orlando prometto raccontarvi ad una ad una;

Sarebbe una follia, da parte del poeta, promettere di raccontare una per una tutte le pazzie compiute da Orlando, perché sono numerosissime e impossibili da seguire nei dettagli. L’ottava prepara il passaggio alle successive imprese del paladino, che continuerà a vagare senza meta e a compiere azioni sempre più violente e assurde.

Parafrasi complessiva del canto XXIX

Gli uomini cambiano facilmente opinione, soprattutto quando sono dominati dall’amore e dall’ira. Rodomonte, che poco prima aveva espresso un odio feroce contro tutte le donne, cambia improvvisamente atteggiamento quando vede Isabella e se ne innamora. Il suo nuovo desiderio lo spinge a cercare di convincere la giovane ad abbandonare il voto di castità pronunciato in memoria di Zerbino.

L’eremita interviene per difendere Isabella e impedire che la donna venga costretta a cedere. Rodomonte, esasperato dalle sue parole, lo afferra per il collo e lo scaglia lontano verso il mare. Liberatosi dell’eremita, il guerriero torna da Isabella e finge di voler rispettare la sua volontà. In realtà, pensa di non mantenere la promessa non appena avrà ottenuto ciò che desidera.

Isabella capisce che Rodomonte sta per usare la forza e decide di ricorrere all’inganno. Gli racconta di conoscere un’erba che, mescolata con altre piante e bollita, produce un liquore capace di rendere invulnerabile il corpo. In cambio della preparazione dell’acqua miracolosa, gli chiede di giurare che non molesterà più la sua castità.

Rodomonte accetta, anche se il suo giuramento non è sincero. Mentre Isabella prepara il liquore, il saraceno beve molto vino e si ubriaca. La donna allora dichiara di voler provare per prima l’efficacia della bevanda, così da dimostrare che non contiene veleno. Si bagna il corpo, espone il collo e invita Rodomonte a colpirla con la spada.

Il guerriero le crede e la decapita. Prima di morire, Isabella pronuncia il nome di Zerbino, confermando la propria fedeltà all’amato. Dio, commosso dal sacrificio, accoglie l’anima della giovane in cielo e stabilisce che tutte le donne chiamate Isabella siano belle, gentili, sagge, cortesi e oneste.

Rodomonte, dopo aver smaltito il vino, comprende la gravità del delitto. Per onorare Isabella, decide di trasformare la chiesa in cui la donna abitava e fu uccisa in un grande sepolcro. Costruisce inoltre una torre e un ponte strettissimo, privo di parapetti, sul quale affronta tutti i cavalieri che tentano di passare. I pagani sconfitti perdono le armi, mentre i cristiani vengono fatti prigionieri.

Quando il monumento non è ancora terminato, arriva Orlando, completamente nudo e trascinato dalla follia. Il paladino attraversa il ponte senza ascoltare le minacce di Rodomonte. Il saraceno lo affronta, ma Orlando usa una forza straordinaria e si lascia cadere nel fiume trascinando con sé l’avversario. Il paladino raggiunge rapidamente la riva e riprende la sua corsa folle; Rodomonte, appesantito dalle armi, torna a terra con maggiore difficoltà.

Personaggi principali

PersonaggioRuolo nel canto
IsabellaGiovane fedele alla memoria di Zerbino, difende la propria castità con un sacrificio estremo.
RodomonteGuerriero saraceno innamorato di Isabella, responsabile della sua morte e poi costruttore del sepolcro.
L’eremitaDifende Isabella e il suo voto religioso, provocando l’ira di Rodomonte.
ZerbinoCavaliere amato da Isabella, morto prima degli eventi narrati nel canto.
OrlandoPaladino impazzito per amore, affronta Rodomonte sul ponte e continua il suo vagabondaggio.
FiordiligiDonna alla ricerca di Brandimarte, assiste al combattimento tra Orlando e Rodomonte.

I temi del canto XXIX

La fedeltà amorosa

Il comportamento di Isabella rappresenta una forma assoluta di fedeltà amorosa. La giovane ha consacrato la propria castità alla memoria di Zerbino e preferisce morire piuttosto che venir meno al voto. Il suo amore non è soltanto un sentimento personale, ma diventa una scelta morale e religiosa.

Isabella non accetta di vivere rinunciando ai propri principi. La morte è presentata come l’unico modo per sottrarsi alla violenza e mantenere intatta la propria fedeltà. Il suo gesto viene riconosciuto da Dio, che la eleva a modello di castità e onestà.

La violenza e l’inganno

Rodomonte oscilla continuamente tra cortesia apparente e violenza reale. Prima cerca di convincere Isabella con parole affettuose, poi minaccia di imporsi con la forza. La sua gentilezza non nasce dal rispetto autentico della donna, ma dal desiderio di ottenere da lei una concessione volontaria.

Isabella, consapevole della propria inferiorità fisica, contrappone alla forza del guerriero l’intelligenza. L’inganno del liquore invulnerabile non è una frode finalizzata al vantaggio personale, ma una strategia disperata per difendere la propria dignità.

La contraddizione di Rodomonte

Rodomonte vuole apparire come un cavaliere cortese, ma il suo comportamento mostra la distanza tra l’immagine che vuole offrire e la realtà delle sue azioni. Egli promette di rispettare Isabella, ma pensa subito di violare il patto. Dopo averla uccisa, si pente e costruisce un monumento, ma il pentimento non può cancellare la violenza commessa.

Il personaggio conserva quindi una componente tragica e una componente ironica. È capace di grandi imprese e di gesti monumentali, ma anche di impulsività, credulità e brutalità. Il poeta mette in evidenza l’incoerenza di un uomo che vuole celebrare Isabella dopo averne causato la morte.

Il motivo del monumento funebre

Il sepolcro di Isabella e Zerbino è il tentativo di Rodomonte di trasformare la colpa in memoria. Il saraceno non può restituire la vita alla donna, ma cerca di rendere eterno il ricordo della sua fedeltà. Il monumento diventa così il segno concreto del rimorso.

Il ponte, però, introduce un elemento di violenza anche all’interno del luogo funebre. Il sepolcro è dedicato all’amore e alla castità di Isabella, mentre il ponte diventa teatro di scontri, prigionie e morti. Questa contrapposizione mostra la difficoltà di Rodomonte nel separarsi dalla propria natura guerriera.

La follia di Orlando

L’arrivo di Orlando collega la vicenda di Isabella alla storia principale del poema. Il paladino non è più il cavaliere saggio e valoroso delle imprese precedenti, ma un uomo dominato da una forza irrazionale. Attraversa il ponte senza comprenderne il pericolo e senza reagire alle parole di Rodomonte.

Orlando conserva tuttavia una forza fisica eccezionale. La follia cancella la ragione, ma non elimina la potenza del corpo. Il paladino riesce infatti a trascinare nel fiume un guerriero formidabile come Rodomonte e subito dopo riprende il proprio vagabondaggio.

Lo stile e l’ironia

Il canto alterna registri differenti. La morte di Isabella è raccontata con tono solenne e patetico, mentre la figura di Rodomonte viene spesso descritta attraverso immagini energiche e ironiche. L’esagerazione delle sue reazioni, la fiducia ingenua nel liquore e il tentativo di purificarsi dal vino attraverso l’acqua contribuiscono a ridimensionare la sua presunta grandezza.

L’ironia emerge anche nel modo in cui Ariosto interrompe o modifica il racconto. Il poeta dichiara di non sapere quale sia stata la sorte dell’eremita, riferisce versioni diverse e poi decide di non parlarne più. Questo intervento diretto crea un rapporto immediato con il lettore e rende visibile la presenza del narratore.

Il racconto del ponte assume inoltre una dimensione quasi fantastica. Le sue proporzioni, il fiume profondo, le armi appese al monumento e la presenza della sentinella trasformano il luogo in uno scenario tipico del poema cavalleresco. Tuttavia l’ironia impedisce che il meraviglioso diventi completamente solenne.

Il significato del gesto di Isabella

Isabella agisce in una situazione estrema nella quale non dispone di armi, alleati o possibilità di fuga. La sua unica risorsa è la capacità di comprendere la psicologia di Rodomonte e di sfruttare la sua credulità. La donna trasforma così la propria apparente debolezza in una forma di controllo della situazione.

Il sacrificio di Isabella è presentato come una vittoria morale. Rodomonte possiede la forza fisica e può infliggere la morte, ma non riesce a sottomettere la volontà della giovane. Isabella muore, ma conserva la fedeltà a Zerbino e riceve una ricompensa celeste che supera ogni riconoscimento terreno.

La scena mostra anche la concezione ariostesca dell’onore: non coincide soltanto con il valore militare o con la vittoria in combattimento, ma può appartenere a chi difende con fermezza la propria scelta. Isabella, pur priva di armi, affronta Rodomonte con una determinazione superiore a quella di molti guerrieri.

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