Gli autori italiani con lo stesso nome di battesimo sono numerosi e appartengono a epoche, generi e ambienti culturali molto diversi. Tra i nomi più ricorrenti nella storia della letteratura e della cultura italiana compaiono Giuseppe, Antonio, Giovanni, Francesco, Luigi, Carlo e Umberto.
Il nome può essere quello anagrafico, un diminutivo diventato uso comune oppure uno pseudonimo scelto per ragioni familiari, culturali o artistiche. Per questo, accanto agli autori noti con il proprio nome, si incontrano figure come Italo Svevo, Carlo Collodi e Curzio Malaparte, che hanno reso celebre un nome diverso da quello registrato alla nascita.
I nomi di battesimo più ricorrenti tra gli autori italiani
Nel Ventesimo secolo il nome Francesco è stato assegnato a oltre un milione di bambini, ed è risultato il quarto in assoluto nella graduatoria guidata da Giuseppe (primo posto), Antonio (secondo) e Giovanni (terzo) e davanti a Mario (quinto posto) e seguire Luigi e Salvatore.
| Nome | Autori e personalità citate |
|---|---|
| Giuseppe | Giuseppe Ungaretti, Beppe Grillo, Beppe Severgnini |
| Antonio | Antonio Fogazzaro, Antonio Tabucchi, Tony Bennett |
| Giovanni | Giovanni Verga, Giovanni Pascoli, Giovanni Falcone |
| Francesco | Francesco Petrarca, Francesco Guccini, San Francesco d’Assisi |
| Luigi | Luigi Pirandello, Gigi Proietti, Gigi Buffon |
| Carlo | Carlo Collodi, Carlo Michelstaedter, Carlo Lorenzini |
| Umberto | Umberto Eco, Umberto Saba |
Il primo è sicuramente Francesco. Patrono d'Italia e da qualche tempo ancora più "gettonato" tra i nuovi nati di quest'anno: è evidente il "contributo" di Papa Bergoglio a questa rinnovata popolarità.
È quanto emerge da una analisi svolta da Seat PG Italia in collaborazione con Enzo Caffarelli, direttore della Rivista Italiana di Onomastica e coordinatore scientifico del Laboratorio internazionale di Onomastica dell'Università di Roma Tor Vergata.
"Nonostante Francesco fosse già il primo nome per frequenza in Italia tra i nuovi nati - afferma - si può dire che la scelta onomastica del nuovo papa, lo scorso marzo, ha influito sulle decisione delle famiglie.
Il vantaggio del nome sui suoi "inseguitori" e' aumentato e per esempio a Roma, dove fino all'inizio del 2013 Francesco era secondo a Lorenzo, negli ultimi mesi e' balzato nettamente al 1º posto" - precisa Caffarelli - ed è prevedibile che si possa trattarsi di un primato di lunga durata.
"Francesco" ha poi conosciuto un periodo di leggerissima flessione solo tra gli anni 20 e 30, in corrispondenza del boom di Franco. Dagli anni 80 del Novecento ha, poi, risalito le classifiche conquistando la seconda posizione negli anni 90.
"Francesco" è nome anche molto presente nelle vie e nelle piazze d'Italia, in onore a San Francesco d'Assisi: conta oltre 2 mila presenze e si colloca al 22º posto nella classifica generale delle vie e strade d'Italia, guidata da Roma, Garibaldi e Marconi.
Strade, piazze e vicoli in onore del popolarissimo santo si trovano in tutte le regioni, secondo quest'ordine ordine: Lombardia (oltre 300), Calabria, Puglia, Sicilia, Veneto, Campania, Lazio.
Giuseppe e le sue forme: Beppe
Giuseppe è uno dei nomi più diffusi della tradizione cristiana, grazie a San Giuseppe, sposo di Maria, che si festeggia il 19 marzo.
Beppe è il classico nomignolo italiano nato dal nome Giuseppe, di origine aramaico-ebraica. Il significato del nome antico, Yehoseph o Yoseph, è una preghiera: "Dio accresca, Dio aggiunga", cioè che il Signore aggiunga un nuovo figlio alla famiglia.
Beppe ne è la forma corta e familiare, quella che taglia le cerimonie ma conserva tutta la forza del significato originario, legato alla fecondità e alla gioia dell’arrivo di un bambino.
Chi porta il nome Beppe può quindi festeggiare l’onomastico proprio in questa data, seguendo l’uso del diminutivo. In Italia, Beppe fa subito pensare a volti noti della cultura e dello spettacolo, come Beppe Grillo o il giornalista Beppe Severgnini.
Antonio e Tony
Antonio è uno dei nomi più amati nel mondo cristiano, portato da santi molto popolari come Sant’Antonio abate e Sant’Antonio da Padova.
Tony nasce come diminutivo inglese e italo-americano di Antonio. Le origini di Antonio sono antiche e un po’ misteriose: probabilmente etrusche, poi passate nel latino Antonius.
Nel tempo, molti studiosi hanno interpretato questo nome con il senso di "inestimabile, prezioso", come qualcosa che non si può misurare. Tony, nella sua versione breve e affabile, conserva questa idea di valore unico, ma la riveste di una leggerezza quasi cinematografica.
L’onomastico più comune per chi si chiama Tony, collegato al primo, è il 17 gennaio. Nel mondo anglosassone e nei contesti italo-americani, Tony è il nome di tanti personaggi famosi, reali o di fantasia: da Tony Bennett, grande cantante, al leggendario Tony Soprano delle serie televisive.
Anche in Italia, specie dagli anni Sessanta in poi, è entrato nell’uso come nome autonomo. È un nome dal suono morbido e deciso allo stesso tempo, che fa pensare a un bambino dal carattere caldo, socievole, con un tocco di carisma naturale.
Giovanni e Nino
Nino nasce come diminutivo affettuoso di Giovanni, ma oggi è spesso scelto come nome autonomo. Le sue radici affondano nel biblico Iohanan, che significa "Dio ha avuto misericordia" o "Dio ha fatto grazia".
Porta quindi con sé un’idea di dono, di bambino atteso e accolto con gratitudine. L’origine è ebraica, arrivata a noi attraverso la forma latina Iohannes e poi l’italiano Giovanni.
In Italia Nino è legato a una tradizione fortissima, soprattutto al Sud e nelle isole. Pensiamo a figure come Nino Rota, il grande compositore delle musiche di Fellini e de Il Padrino, o al giudice Giovanni Falcone, chiamato da tutti "Nino".
In molte famiglie siciliane e calabresi è il soprannome naturale per Giovanni, ma è anche registrato all’anagrafe come primo nome. In spagnolo esiste anche la parola "niño", che indica il bambino, altra sfumatura di tenerezza involontaria che lo rende ancora più evocativo.
Luigi e Gigi
Gigi deriva da Luigi, nome di origine germanica passato attraverso la tradizione franco-tedesca. La radice antica è Ludwig, formato da elementi che rimandano a "illustre" e "combattente": il significato complessivo è "famoso nella battaglia", "illustre guerriero".
Gigi ne è la versione ridotta, affettuosa, quasi musicale, ma continua a custodire quell’idea di forza e prestigio che il nome porta con sé da secoli.
Luigi è stato portato da vari re di Francia, da Luigi IX, diventato santo, fino a Luigi XVI. San Luigi Gonzaga, giovane nobile gesuita, è il patrono della gioventù e si festeggia il 21 giugno.
Chi porta il nome Gigi può legare l’onomastico proprio a questa data. Nella cultura italiana, il nomignolo Gigi richiama subito volti noti come Gigi Proietti, grande attore e maestro di teatro, o Gigi Buffon, simbolo del calcio italiano nel mondo.
È un nome breve, forte ma dolce, che si adatta bene anche a un uso internazionale, perché facile da pronunciare in tante lingue. Chiamare un bambino Gigi significa regalargli un nome famigliare ma dal respiro storico importante.
Nicola e Nico
Nico è una forma corta e moderna che può derivare da Nicola o da Domenico. Il legame etimologico più forte è con Nicola, nome greco Nikólaos, che unisce "niké" (vittoria) e "laós" (popolo): significa quindi "vittoria del popolo".
In questa versione attuale e leggera, Nico conserva l’eco di quella vittoria condivisa, ma si presenta con un suono più fresco e internazionale.
San Nicola, vescovo di Mira, è amatissimo in tutta Europa e celebrato il 6 dicembre: a lui si rifà spesso anche chi porta il nome Nico, per l’onomastico. È la figura che sta all’origine delle tradizioni di San Nicola e, in parte, anche di Babbo Natale.
Il diminutivo Nico è molto diffuso in tanti paesi, anche come forma neutra o usata per maschi e femmine. In Italia lo incontriamo al nord come abbreviazione di Nicola, ma anche nelle forme artistiche, dalla musica al cinema, spesso scelto per personaggi giovani e liberi.
Alessandro, Alessio e Alex
Alex è una forma abbreviata, dal sapore internazionale, di Alessandro o Alessio. Le sue radici affondano nel greco antico, dal verbo "aléxo", che significa "difendere, proteggere".
Il senso profondo è quindi "colui che protegge", "difensore". Un significato potente, che parla di cura, di protezione degli altri, di carattere affidabile.
Nel mondo anglofono è usato da tempo come nome autonomo, e questa abitudine è arrivata anche in Italia. Alessandro è un nome ricchissimo di storia: basti pensare ad Alessandro Magno, il celebre conquistatore macedone.
Alessio, invece, è legato alla tradizione cristiana orientale e occidentale, con santi e pellegrini venerati soprattutto a Roma e nel mondo bizantino.
L’onomastico di Alex, per chi sceglie di collegarlo a queste forme, viene spesso festeggiato il 17 febbraio, data tradizionalmente associata a San Alessio, oppure in altri giorni dedicati ai vari santi Alessandro.
In Italia il nome Alex si è diffuso dagli anni Ottanta e Novanta, anche grazie allo sport e allo spettacolo. Per un bambino, Alex è un nome dal gusto moderno, deciso, breve e facile da portare in ogni contesto.
Filippo e Pippo
Pippo è un diminutivo vezzeggiativo di Filippo, nome di origine greca. Viene da Philippos, formato da "philós" (amico) e "híppos" (cavallo), quindi "amico dei cavalli" o "colui che ama i cavalli".
Dietro a questo suono giocoso si nasconde dunque un significato molto antico, legato alla forza, alla nobiltà e alla passione per questi animali così importanti nelle civiltà del passato.
La forma completa, Filippo, è stata portata da re, filosofi e santi. Uno dei dodici apostoli, San Filippo, si festeggia il 1 maggio, data alla quale spesso viene collegato anche l’ipocoristico Pippo.
In Italia, però, questo nome è entrato nell’immaginario soprattutto grazie al mondo dello spettacolo: come non pensare a Pippo Baudo, storico volto della televisione, o a Pippo Franco nel cinema comico?
E poi c’è il celebre personaggio Disney, Goofy, tradotto in italiano proprio con il nome Pippo, che aggiunge una sfumatura giocosa e simpatica. È un nome che fa sorridere subito, pieno di leggerezza.
Quando il nome anagrafico diventa nome d’arte
Da sempre scrittori e scrittrici nella storia della letteratura hanno scelto di cambiare nome per firmare le proprie opere, ma perché lo hanno fatto? Scopriamo insieme alcuni casi esemplari.
Uno dei motivi più frequenti è l’omaggio a qualcuno di amato o stimato: Alberto Pincherle scelse come “cognome d’arte” Moravia in omaggio al cognome da nubile della propria nonna; Umberto Saba, che di cognome faceva Poli, volle invece omaggiare la sua balia Peppa Sabaz.
Aron Hector Schmitz, scelse il nome d’arte Italo Svevo per celebrare le sue doppie origini italiane e tedesche, dato che all’epoca della sua nascita la sua città natale, Trieste, faceva parte dell’impero austro-ungarico.
Alberto Pincherle, Umberto Poli e Aron Hector Schmitz appartengono quindi alla stessa storia di trasformazione del nome: il nome letterario non cancella necessariamente l’identità anagrafica, ma può sottolineare un legame familiare, geografico o culturale.
Italo Svevo, Umberto Saba e Carlo Collodi
Italo Svevo è il nome d’arte di Aron Hector Schmitz, la cui famiglia paterna era ebreo-tedesca, con origini anche ungheresi. Il nome scelto celebra le sue doppie origini italiane e tedesche.
Umberto Saba, che di cognome faceva Poli, volle invece omaggiare la sua balia Peppa Sabaz. Il suo nome d’arte nasce dunque da un rapporto affettivo e familiare, trasformato in una firma destinata a diventare una delle più riconoscibili della poesia italiana.
Carlo Collodi era in realtà Carlo Lorenzini, Curzio Malaparte (nome effettivamente troppo bello per essere vero) si chiamava Kurt Erich Suckert, mentre Jozef Kondrad Korzienowski è il vero nome del grande scrittore polacco naturalizzato inglese Joseph Conrad.
Il caso di Carlo Collodi mostra come uno pseudonimo possa diventare più noto del nome di battesimo. Il nome Collodi rimanda al paese toscano d’origine della madre di Lorenzini e finì per identificare stabilmente lo scrittore legato a Pinocchio.
Carlo Michelstaedter e gli autori dell’area triestina
È impossibile a Trieste, nel giro di un paio di generazioni, non ritrovarsi catapultato in universi extra-italiani (ma che hanno straordinariamente arricchito la cultura italiana), a cominciare ovviamente da quello sloveno che da sempre vive intorno e dentro la città.
In particolare è la città in cui è nato e ha principalmente vissuto Carlo Michelstaedter, anche lui di famiglia ebraica di origine tedesca, straordinario pensatore, e poeta, di quegli stessi straordinari anni di inizio Novecento, morto suicida a soli 21 anni.
Le sue poesie giustamente saranno pubblicate in questo 2026, insieme a una nuova raccolta (la terza) di Biagio Marin.
Del resto Giotti è uno nome d’arte, il suo vero cognome era Schönbeck, di origine boemo-tedesca, sudeta, com’era un nome d’arte quello che aveva scelto per sé Aronne Ettore Schmitz, la cui famiglia paterna era ebreo-tedesca, con origini anche ungheresi, per sempre noto come Italo Svevo.
Giovanni, Nino Rota e Giovanni Falcone
Il nome Giovanni compare in ambiti molto diversi della cultura e della storia italiana. Nino nasce come diminutivo affettuoso di Giovanni, ma oggi è spesso scelto come nome autonomo.
In Italia Nino è legato a una tradizione fortissima, soprattutto al Sud e nelle isole. Pensiamo a figure come Nino Rota, il grande compositore delle musiche di Fellini e de Il Padrino, o al giudice Giovanni Falcone, chiamato da tutti "Nino".
In molte famiglie siciliane e calabresi è il soprannome naturale per Giovanni, ma è anche registrato all’anagrafe come primo nome. Questa doppia natura rende Nino un esempio significativo di come un ipocoristico possa uscire dall’ambito familiare e diventare un nome pienamente riconoscibile.
Il nome e l’identità letteraria
Poi ci sono gli autori per i quali la scelta di diversi pseudonimi diventa parte integrante della propria poetica: Fernando António Nogueira Pessoa ha utilizzato numerosi nomi d’arte (per esempio Álvaro de Campos, Ricardo Reis, Bernardo Soares e Alberto Caeiro) come un vero e proprio equilibrista dell’identità, in un mirabile gioco di specchi letterario che lui stesso ha definito come un “tratto profondo di isteria che esiste in me”.
Anche Georges Simenon, per dissimularsi mentre scriveva e pubblicava libri in quella che definiva la sua fase di "letteratura alimentare", arrivò a utilizzare ben 27 pseudonimi.
Ma chi detiene il record assoluto è probabilmente Stendhal, che non usò mai il suo vero nome neanche sulla propria lapide, e di pseudonimi (tra libri e carteggi) ne utilizzò addirittura 350.
In questi casi il nome non è soltanto una firma editoriale, ma diventa una componente della costruzione artistica. L’autore può moltiplicarsi, nascondersi, assumere una voce diversa o separare opere appartenenti a generi differenti.
Pseudonimi e rapporto con l’editoria
Per alcuni invece lo pseudonimo è un’occasione di sfida al mercato editoriale: Stephen King ha pubblicato ben 4 romanzi con lo pseudonimo Richard Bachman, ottenendo un discreto successo.
Joanne K. Rowling, autrice della saga di Harry Potter, ha avuto meno fortuna: quando ha firmato un romanzo poliziesco col nome Robert Galbraith, non solo ha incassato diversi rifiuti dagli editori, ma quando finalmente il libro è stato pubblicato ha venduto appena 1500 copie.
E se il premio Nobel Doris Lessing firmò con lo pseudonimo Jane Somers come atto di protesta verso il mondo dell’editoria, per svelare ipocrisia e inconsistenza di alcuni meccanismi, non si può non menzionare il clamoroso caso del vero campione di questo tipo di inganno rivelatore.
Lo scrittore francese Romain Gary, dopo aver pubblicato molti romanzi e aver vinto il prestigioso premio Goncourt, fu accusato dalla critica letteraria francese di essere praticamente finito come romanziere.
A quel punto cominciò a firmare segretamente i suoi nuovi romanzi come Émile Ajar, e proprio con questo nome vinse per la seconda volta nel 1975 il Goncourt grazie al romanzo La vita davanti a sé, celebrato come un capolavoro.
Ma il vero coup de théâtre è che l'identità di Ajar fu svelata, per precisa scelta di Gary, solo dopo la sua morte.
Le scrittrici e i nomi maschili
Altro motivo frequente per cambiare nome, almeno fino a tutto l’Ottocento, è tristemente dovuto a un radicato e - è ancora necessario ribadirlo? - totalmente ingiustificato pregiudizio per le scrittrici donne.
E così per esempio Louisa May Alcott, grande autrice di Piccole donne, decise di firmarsi come col nome maschile A. M. Barnard; mentre Charlotte, Emily e Anne Brontë firmarono rispettivamente coi nomi Currer, Ellis e Acton Bell anche il loro capolavoro Cime Tempestose.
Pochi lo sanno ma anche Elsa Morante all'inizio della sua carriera letteraria, prima cioè dei romanzi che le conferirono la celebrità, pubblicò diversi articoli e racconti a nome Antonio Carrera.
Al contrario Jane Austen, indimenticabile autrice di Orgoglio e pregiudizio, rivendicò esplicitamente e orgogliosamente il proprio genere di appartenenza firmando i suoi libri semplicemente come "A lady" (una signora).
Avverse alla pubblicità personale, abbiamo velato i nostri propri nomi sotto quelli di Currer, Ellis e Acton Bell; la scelta ambigua è dettata da una sorta di scrupolo di coscienza, assumendo nomi di battesimo positivamente maschili, noi non ci dichiariamo donne, anche perché ciò che scriviamo non vogliamo che venga fatto rientrare sotto un’etichetta.
Vogliamo evitare il pregiudizio - Dichiarazione di Charlotte Brontë nel 1850, dopo la morte delle sorelle
Nome, soprannome e pseudonimo
Dal punto di vista linguistico questi nomi si chiamano ipocoristici: forme affettuose, accorciate o deformate di nomi più lunghi. Un tempo restavano chiusi nelle mura di casa, usati solo in famiglia o tra amici.
Oggi, invece, molti di questi soprannomi sono entrati nei registri dell’anagrafe e compaiono sulle carte d’identità, nei titoli di libri, nei manifesti cinematografici.
La differenza tra un nome di battesimo, un ipocoristico e uno pseudonimo dipende quindi dall’uso e dalla funzione. Beppe, Nino, Gigi, Nico, Alex, Tony e Pippo possono nascere come forme familiari, ma alcuni vengono scelti come nomi autonomi.
Lo pseudonimo, invece, nasce come nome pubblico e letterario. Può sostituire il nome anagrafico, omaggiare una persona, richiamare un’origine culturale oppure creare una nuova identità artistica.
Per questo la storia degli autori italiani con lo stesso nome di battesimo si intreccia inevitabilmente con la storia dei nomi d’arte: dietro una firma possono esserci un nome familiare, un ricordo, una città, una lingua o una scelta poetica.
Altri autori e altri nomi d’arte
E ancora, tra gli altri: Carlo Collodi era in realtà Carlo Lorenzini, Curzio Malaparte (nome effettivamente troppo bello per essere vero) si chiamava Kurt Erich Suckert, mentre Jozef Kondrad Korzienowski è il vero nome del grande scrittore polacco naturalizzato inglese Joseph Conrad.
E che dire di Agatha Christie che firmò alcuni romanzi rosa con lo pseudonimo Mary Westmacott? Per non parlare del mistero ancora tutt'altro che svelato di Elena Ferrante.
Spostandoci fuori dall’Italia Ricardo Eliezer Neftalí Reyes Basoalto decise invece di chiamarsi Pablo Neruda come atto di stima per il poeta cecoslovacco Jan Neruda.
Questi esempi mostrano come il nome pubblico di un autore possa avere origini affettive, geografiche, culturali o strategiche, senza coincidere con il nome ricevuto alla nascita.
