Quale attore interpreta San Martino di Tours?

Nel materiale disponibile non è indicato alcun attore che interpreti San Martino di Tours in un film, in una serie televisiva o in una produzione teatrale. Le informazioni presenti riguardano soprattutto la biografia del santo, il miracolo del mantello, la sua attività religiosa e la rappresentazione di San Martino nelle arti figurative.

L’unico attore citato è Jacopo Iebba, che ha interpretato il giovane santo Carlo Acutis nella serie televisiva The Saints, prodotta e narrata da Martin Scorsese per Fox Nation. Non viene però indicato come interprete di San Martino di Tours.

San Martino di Tours: biografia e culto

Martino di Tours, in latino Martinus (Sabaria, 316 o 317 - Candes-Saint-Martin, 8 novembre 397), è stato un vescovo e confessore francese, venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e da quella copta. È uno tra i primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa. Era nativo di Sabaria Sicca (l'odierna Szombathely), in Pannonia (oggi Ungheria).

Martino di Tours nasce in Sabaria nell'anno 316 circa. La zona geografica, allora provincia dell'Impero Romano, corrisponde all'odierna Szombathely, la città più antica dell'Ungheria. È tra i fondatori del monachesimo in Occidente. È tra i primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa cattolica.

La ricorrenza cade l'11 novembre, giorno dei suoi funerali a Tours. Il santo si celebra l'11 novembre, giorno dei suoi funerali avvenuti nell'odierna Tours, in Francia. Il luogo e la data della sua morte sono però differenti: Martino morì l'8 novembre dell'anno 397 a Candes, in Francia: oggi, in suo onore, il comune si chiama Candes-Saint-Martin.

ElementoInformazione
NomeMartino di Tours
NascitaSabaria, 316 o 317
MorteCandes-Saint-Martin, 8 novembre 397
Festa liturgica11 novembre
ProfessioneSoldato, monaco e vescovo
PatronatoMendicanti, esercito e fanteria
EmblemiBastone pastorale, globo di fuoco e mantello

San Martino è considerato il protettore dei mendicanti, dell’Esercito e della Fanteria. Le notizie circa la sua vita risalgono agli scritti dei discepoli Venanzio Fortunato e Sulpicio Severo.

Martino è un soldato romano, patrono della Francia e dei soldati. Nasce in Ungheria nel 316, ma viene allevato a Pavia, in Italia. Il suo temperamento è umile e generoso e quando può aiuta il prossimo.

San Martino di Tours a cavallo

L’infanzia e l’ingresso nell’esercito

Il padre, ufficiale dell’esercito, lo chiama Martino in onore della divinità della guerra, Marte. A Pavia, dove trascorre l’infanzia, il giovane si avvicina al Cristianesimo. A quindici anni è costretto ad arruolarsi anche lui nell’esercito, in quanto figlio di un ufficiale. Lascia quindi la sua famiglia e raggiunge la Gallia.

Il padre, tribuno della legione, gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Ancora bambino, Martino si trasferì coi genitori a Pavia, dove suo padre era stato destinato, ed in quella città trascorse l'infanzia.

Figlio di un ufficiale dell'esercito romano, si arruola a sua volta, giovanissimo, nella cavalleria imperiale, prestando poi servizio in Gallia. A quindici anni, in quanto figlio di un militare, dovette entrare nell'esercito. Come figlio di veterano fu subito promosso al grado di circitor e venne inviato in Gallia, presso la città di Amiens.

Il compito del "circitor" era la ronda di notte e l'ispezione dei posti di guardia, nonché la sorveglianza notturna delle guarnigioni. Proprio durante la sua esperienza di soldato, Martino viene colpito da una visione che gli cambia la vita nel profondo.

Il miracolo del mantello

Nei dintorni della città di Amiens, il militare incontra un povero mendicante ricoperto di stracci. Dispiaciuto per lo stato in cui si trova l’uomo, taglia in due il mantello e condivide la metà con lui.

Un giorno d’inverno nevica. Il giovane soldato, in sella al suo cavallo, è nei pressi della città di Amiens, quando incontra un vecchio vestito di stracci, rannicchiato su se stesso, intirizzito. Sta morendo di freddo.

Martino è di buon cuore e, impietosito, non esita un attimo. Si ferma, prende la sua spada e, con un taglio netto, divide a metà il suo prezioso, caldo mantello rosso porgendone una parte al povero sfortunato.

Durante una di queste ronde avvenne l'episodio che gli cambiò la vita (e che ancora oggi è quello più ricordato e più usato dall'iconografia). Martino incontrò un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente, tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante.

«Un giorno in cui non aveva nulla con sé, nulla al di fuori delle armi e del mantello militare, nel pieno di un inverno che, più aspro del solito, faceva rabbrividire a tal punto che l’intensità del freddo mieteva moltissime vittime, si imbatte presso la porta di Amiens in un povero nudo.»

«Mentre questi pregava i passanti di aver compassione di lui, e tutti passavano oltre lo sventurato, quell’uomo pieno di Dio si rese conto che il povero, al quale gli altri non accordavano misericordia, era riservato a lui.»

«Eppure, che cosa avrebbe potuto fare? Egli non possedeva nulla oltre la clamide che indossava: aveva già consumato il resto in un’opera dello stesso genere. Così, afferrata la spada che portava al fianco, taglia la veste a metà e ne porge una parte al mendicante, mentre lui si ricopre con l’altra.»

«In quel mentre fra i presenti alcuni si misero a sghignazzare, perché appariva ridicolo con la veste tagliata; al contrario molti, meno sconsiderati, si rammaricavano assai profondamente per non aver compiuto loro niente di simile: loro che, possedendo evidentemente di più, avrebbero potuto rivestire il povero senza spogliare se stessi.»

La stessa notte Martino sogna Gesù sorridente con indosso la metà del suo mantello e al suo risveglio si racconta che il mantello sia tornato integro. Durante la notte Gesù appare in sogno a Martino e gli restituisce la metà del mantello che ha donato al mendicante.

Gesù dice agli angeli che sono con lui: “Questo è Martino, il soldato che mi ha rivestito”. Udì Gesù dire ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito».

Al suo risveglio, Martino si accorge che il mantello è perfettamente integro. Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro.

Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Il termine latino per "mantello corto", cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di san Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all'oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella.

San Martino divide il mantello

La conversione e l’abbandono della carriera militare

La visione e il miracolo del mantello spingono Martino, che è già catecumeno, a battezzarsi e diventare cristiano. Il sogno ebbe un tale impatto su Martino, che egli, già catecumeno, venne battezzato la Pasqua seguente e divenne cristiano.

Martino rimase ufficiale dell'esercito per una ventina d'anni raggiungendo il grado di ufficiale nelle alae scolares (un corpo scelto). Giunto all'età di circa quarant'anni, decise di lasciare l'esercito. Iniziò la seconda parte della sua vita.

Lasciato l'esercito nel 356, già battezzato forse ad Amiens, raggiunge a Poitiers il vescovo Ilario che lo ordina esorcista, un passo verso il sacerdozio. Dopo alcuni viaggi Martino torna in Gallia, dove viene ordinato prete da Ilario.

Dopo aver lasciato l’esercito, si impegna a combattere l’eresia ariana e per questo motivo subisce umiliazioni e viene cacciato sia dalla Francia, che dalla città di Milano. Martino si impegnò nella lotta contro l'eresia ariana, condannata al Concilio di Nicea (325), e venne per questo anche frustato, nella nativa Pannonia, e cacciato, prima dalla Francia e poi da Milano, dove erano stati eletti vescovi ariani.

Per la sua posizione di prima fila nella lotta all’arianesimo, che aveva il sostegno della Corte, il vescovo Ilario viene esiliato in Frigia, Asia Minore; e quanto a Martino si fatica a seguirne la mobilità e l’attivismo, anche perché non tutte le notizie sono ben certe.

La vita monastica

Fuggito sull’isola Gallinara, nei dintorni di Savona, trascorre un lungo periodo di solitudine e poi diventa monaco. Nel 357 si recò quindi nell'Isola Gallinara ad Albenga in provincia di Savona, dove condusse quattro anni di vita eremitica.

Tornato quindi a Poitiers, al rientro del vescovo cattolico, divenne monaco e venne presto seguito da nuovi compagni, fondando uno dei primi monasteri d'occidente, a Ligugé, sotto la protezione del vescovo Ilario.

Nel 361 fonda a Ligugé una comunità di asceti, che è considerata il primo monastero databile in Europa. Nel 360 fa erigere il primo monastero d’Europa, a Ligugè, dove conduce una vita di preghiera.

Nella cittadina francese di Tours, Martino fonda anche un monastero, chiamato “Marmoutier”. Per qualche tempo, tuttavia, risiede nell'altro monastero da lui fondato a quattro chilometri dalla città, e chiamato Marmoutier.

Martino vescovo di Tours

Nel 371 Martino viene nominato Vescovo di Tours, una cittadina della Francia, e da questo momento in poi comincia la sua missione di “pastore” per evangelizzare la gente più umile, soprattutto gli agricoltori che abitano nelle campagne.

Nel 371 viene eletto vescovo di Tours. Nel 372 viene proclamato vescovo di Tours. Di qui intraprende la sua missione, ultraventennale azione per cristianizzare le campagne: per esse Cristo è ancora "il Dio che si adora nelle città".

Viaggia a piedi o a dorso di un asino, in visita ai villaggi di campagna dove parla di Gesù e aiuta poveri e indifesi. Martino comunica con animali e piante, compie guarigioni miracolose e converte al Cristianesimo, cambiando il cuore indurito delle persone.

Si impegna a fondo per la cristianizzazione delle campagne. Non ha la cultura di Ilario, e un po’ rimane il soldato sbrigativo che era, come quando abbatte edifici e simboli dei culti pagani, ispirando più risentimenti che adesioni.

Ma l’evangelizzazione riesce perché l’impetuoso vescovo si fa protettore dei poveri contro lo spietato fisco romano, promuove la giustizia tra deboli e potenti. Con lui le plebi rurali rialzano la testa. Sapere che c’è lui fa coraggio.

Il Martirologio Romano ricorda che Martino «manifestò in sé il modello del buon pastore, fondando altri monasteri e parrocchie nei villaggi, istruendo e riconciliando il clero ed evangelizzando i contadini».

La morte e la sepoltura

San Martino muore a Candes l’8 novembre del 397. La Chiesa cattolica festeggia questo Santo l’11 novembre, che è il giorno in cui è stato sepolto.

Martino morì l’8 novembre 397 a Candes-Saint-Martin, dove si era recato per mettere pace tra il clero locale. La sua morte, avvenuta in fama di santità anche grazie a numerosi miracoli, segnò l'inizio di un culto nel quale la generosità del cavaliere, la rinunzia ascetica e l'attività missionaria erano associate.

Quando muore a Candes, verso la mezzanotte di una domenica, si disputano il corpo gli abitanti di Poitiers e quelli di Tours. Questi ultimi, di notte, lo portano poi nella loro città per via d’acqua, lungo i fiumi Vienne e Loire.

La sua festa si celebrerà nell’anniversario della sepoltura, e la cittadina di Candes si chiamerà Candes-Saint-Martin. A Tours sorge una bellissima basilica in suo onore, che attira pellegrini da tutto il mondo.

Il significato del gesto di carità

Martino ha molto poco, non è ancora battezzato e riceve la visita di Cristo, ma riesce a dividere quel poco che ha e ci invita a riflettere sul significato della “condivisione”. La spada, simbolo per antonomasia di divisione-guerra-violenza-oppressione, diviene il mezzo per condividere.

La carità suscita il ridicolo in molti, che deridono, ma non è una buona ragione per non farla. Chi ha meno sembra che possegga molto di più di chi ha molto.

La cronaca di questa vicenda del Santo Vescovo di Tours lascia basiti e ci ricorda il “Il giudizio finale” in Mt 25 «Ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito».

Cristo nel presentare il Giudizio così continua «Rispondendo il re dirà loro: “In verità vi dico: Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatta a me”».

La grandezza di San Martino non sta tanto nel fatto che egli porga aiuto, quanto nel fatto che egli porga aiuto immediatamente al prossimo sulla via. È questa la virtù che sfiora il miracolo.

San Martino nelle arti figurative

Il gesto di dividere il mantello ha avuto una straordinaria fortuna nell’arte cristiana. La scena mostra generalmente Martino a cavallo, con la spada in mano, mentre offre una parte del mantello a un mendicante seminudo.

Operiamo ora un raffronto fra due opere che segnano una grossa differenziazione negli stilemi iconografici del Santo: Simone Martini, “Vita di S. Martino”, Assisi, Basilica Inferiore di San Francesco d’Assisi; El Greco, “San Martino divide il mantello con un mendicante” (1590), Washington, National Gallery.

Simone Martini ad Assisi

Nell’opera del senese Simone Martini, eseguita intorno agli anni Venti del Trecento riferendosi alle cronache, l’artista mette a frutto -in Siena- la padronanza prospettica appresa da Memmo Filippuccio che lo inizia all’affresco ed alla conoscenza dell’arte giottesca.

Ma è nel 1317 che su richiesta degli Angioini si appassiona alle vite dei Santi: famosissima l’opera di “San Ludovico da Tolosa” che incorpora Roberto d’Angiò, e le “Storie di San Martino” affrescate nella Basilica Inferiore di San Francesco su commissione del Cardinale Gentile di Montefiore, partigiano degli Angioini.

Questo tema del Santo-Cavaliere, della vita d’armi, racconta quella sacralità intrisa di esaltanti rimandi a elementi profani, che sarà uno degli aspetti più affascinanti della cultura tardo-gotica.

La Carità di San Martino nel Duomo di Lucca

Singolare la raffigurazione plastica lucchese di San Martino di Tours risalente al XIII secolo, manufatto di scuola pisana, di autore ignoto che sappiamo essere il maestro di Nicola Pisano.

Il documento fotografico d’archivio mostra il gruppo, Martino a cavallo ed il povero, nella sua collocazione originaria sul fronte esterno della Cattedrale di Lucca; purtroppo a seguito dei restauri e per una migliore conservazione il complesso scultoreo è stato spostato dalla originaria sede e posto nella controfacciata, in facciata è comunque visibile un calco.

La centralità del santo nella scena ed il suo osservarci frontalmente, l’avanzare lento ed umile del povero che questua l’elemosina, il panneggio delle tuniche molto curato nel comporre una texture ben marcata e contrasti chiaroscurali, visibili nonostante lo sporco che ricopriva la scultura, caratterizzano l’opera.

Questa “Carità di San Martino” è un’opera eccezionale che riscopre «d’un tratto, spontaneamente, la misura della statuaria romana», ma notiamo che la esprime mediante una più sintetica densità di linee e masse.

San Martino secondo El Greco

San Martino a cavallo divide il mantello con un mendicante 1597-1599, olio su tela, 193 x 103. Domenico Theotokòpulos, detto “El Greco”, è un pittore spagnolo di origine cretese che riceve la sua prima formazione artistica in Creta nel Convento di Santa Caterina.

La tela della National Gallery raffigurante il Vescovo di Tours allarga la distanza tra i due personaggi ed inserisce un “attributo” della vita di Martino che appare ricco: cavaliere a cavallo, su un nobile destriero di razza, un andaluso.

I simboli della ricchezza del cavaliere, oltre alla presenza in scena del suo destriero, sono segnati da una lussuosa sgargiante armatura, la gorgiera elegante, che fanno di Martino un nobile “hidalgo” del Seicento spagnolo che può essersi imbattuto in uno dei molti mendicanti sulla sua strada.

Paradigmatiche le mani del Santo: con la sinistra frena la sosta del giumento mentre con la destra taglia il mantello e dà il suo dono, dall’altro lato -in simmetria- le mani del povero sono a chiedere, la destra, e ad accogliere, la sinistra.

Ulteriore elemento che vitalizza e caratterizza l’opera è certamente lo sguardo degli occhi dei due protagonisti. Martino non guarda il povero poiché intento a donare ed il mendicante questua guardando le mani dell’offerente poiché è troppo in alto per lui.

In particolar modo il povero intuisce che lo strumento di potere, la spada, che può anche offendere, qui è a difesa e non mero sfoggio della ricchezza poiché condivide il segno della sua ricchezza facendosi lui, il Santo, servo del servo.

El Greco San Martino a cavallo

Le tradizioni legate a San Martino

In Italia, in molti paesi si celebrano feste popolari dedicate a San Martino, a cui la tradizione lega un aspetto meteorologico del periodo, la cosiddetta “estate di San Martino” che si colloca nei primi giorni di novembre.

Si narra che all’istante sia uscito un sole che scaldava come se fosse estate. Da qui nasce il detto “estate di San Martino”. In Italia il culto del Santo è legato alla cosiddetta estate di san Martino la quale si manifesta, in senso meteorologico, all'inizio di novembre e dà luogo ad alcune tradizionali feste popolari.

Nei paesi austriaci e in Germania il giorno in cui si festeggia San Martino, l’11 novembre, si organizza la tradizionale “processione delle lanterne” cui partecipano soprattutto i bambini con inni e canti dedicati al Santo.

Nella zona di Venezia è consuetudine preparare per il giorno di San Martino un dolce tipico di pasta frolla che raffigura il Santo sul suo cavallo, decorato con glassa di zucchero e ricoperto con caramelle e confetti.

In altre zone d'Italia, soprattutto quelle più agricole, la data dell'11 novembre si associa alla maturazione del vino nuovo: è un’occasione per assaggiare del buon vino insieme alle caldarroste.

Nel comune abruzzese di Scanno, ad esempio, in onore di San Martino si accendono grandi fuochi detti "glorie di San Martino" e le contrade si sfidano a chi fa il fuoco più alto e durevole.

La festa di San Martino è molto sentita nella tradizione popolare, mentre dal punto di vista religioso lo è soltanto nei luoghi in cui è Patrono.

L’attore citato nel materiale: Jacopo Iebba

“Interpretare Carlo Acutis è stata una grande responsabilità: non è un personaggio inventato, è una persona vera. E questo ti obbliga a essere onesto. Sono tanto grato a tutto questo”. Jacopo Iebba ha 20 anni, vive a Tivoli e nella serie tv The Saints, prodotta e narrata da Martin Scorsese per Fox Nation ha interpretato il giovane santo Carlo Acutis.

La prima puntata della seconda stagione è uscita il 16 novembre negli Stati Uniti. Il 7 dicembre andrà in onda quella dedicata ad Acutis.

La puntata dedicata a Carlo è stata diretta da Francesca Scorsese. Francesca è giovane, molto aperta e di una solarità che rende tranquilli. Sul set mi lasciava provare ogni ciak in modo diverso, dando una libertà disarmante alle mie proposte.

Martin era presente spesso in videochiamata, la sua presenza distante aveva qualcosa di mitologico.

Quando mi hanno detto che avevo ottenuto il ruolo, ho provato quella sensazione che capita poche volte nella vita: una totale dissociazione anestetica.

Ho iniziato con i cortometraggi, poi ho lavorato con Massimiliano Bruno in “Beata ignoranza” e “Non ci resta che il crimine” nei panni di Marco Giallini da giovane. Il primo ruolo da protagonista è arrivato con “The Music of Silence”, biopic su Andrea Bocelli diretto da Michael Radford, regista del bellissimo film “Il postino”.

Ho fatto due serie Rai, “Jams” ed “Effetto Giò”, più qualche film in ruolo minore e spot pubblicitari. Ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa sul mestiere.

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