Atto penitenziale per la Seconda Domenica di Quaresima – Anno B

L’atto penitenziale della Seconda Domenica di Quaresima, Anno B, deve introdurre l’assemblea al mistero della Trasfigurazione, mettendo in luce l’invito del Padre ad ascoltare Gesù, il Figlio amato, e la necessità di riconoscere il peccato per camminare verso la Pasqua.

La celebrazione si svolge con il colore liturgico viola e, come in tutte le domeniche di Quaresima, non si dice il Gloria. L’atto penitenziale può essere cantato secondo una delle formule previste dal Messale Romano oppure può essere opportunamente sostituito con il Rito domenicale dell’aspersione con l’acqua benedetta.

Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor

Il significato liturgico della Seconda Domenica di Quaresima

La Seconda Domenica di Quaresima presenta il monte Tabor come luogo di luce, di rivelazione e di consolazione. Domenica scorsa eravamo con Gesù nel deserto, per affrontare assieme a lui la tentazione. Ora egli ci conduce - assieme a Pietro, Giacomo e Giovanni - sul Tabor per offrirci un momento di consolazione e di speranza.

Quello che avviene è, chiaramente, un anticipo del compimento. Proprio per questo non si può pretendere di fermarsi: questa tappa, in cui la gloria di Dio appare sul volto e su tutta la persona di Gesù, ha lo scopo di sostenere i discepoli nel percorso che guida a Gerusalemme e, soprattutto, nei frangenti drammatici della passione e morte di Gesù.

La contemplazione del volto di Cristo, che «brillò come il sole», è per i tre discepoli un’esperienza unica, di cui dovranno ricordarsi quando il volto di Cristo, durante la passione, sarà sfigurato dal dolore. Attraverso la trasfigurazione, la luce della Pasqua di Gesù rifulge sul nostro cammino.

La trasfigurazione è un mistero da approfondire, un dono d’amore di Gesù, una predilezione perché, gli apostoli e noi, non ci smarrissimo di fronte alla sofferenza e alla morte. È luce sul cammino penitenziale della Quaresima.

Il Vangelo della Trasfigurazione

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche.

E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».

Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!».

E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti.

Il tema dell’atto penitenziale

«Ascoltatelo!»: è la vera conclusione di questa esperienza straordinaria. È l’invito scoperto a seguire Gesù, a lasciarsi condurre dalla sua parola, dal suo esempio.

Quando i momenti di grazia hanno termine, che cosa resta al discepolo? La parola e l’esempio di Gesù. Questa luce continua ad accompagnarlo con il suo chiarore e consente di distinguere la via da percorrere.

L’atto penitenziale può quindi aiutare l’assemblea a riconoscere le volte in cui non ascolta la Parola di Cristo, preferisce le proprie aspettative al progetto di Dio, si lascia dominare dalla paura oppure cerca di fermarsi sulle proprie sicurezze senza seguire Gesù nel cammino verso Gerusalemme.

La vita cristiana è posta sotto il segno della tentazione e Dio può sembrare lontano, assente. Il silenzio di Dio può suscitare smarrimento e sconcerto. Ma colui che ha scelto Dio e si fida di lui sa che la sua vita avrà un esito positivo.

La Quaresima è un itinerario verso la Pasqua, punto vertice dell’Anno liturgico e significato ultimo di ogni nostra scelta. Il cammino è lungo e non sempre agevole, anche se pervaso di speranza.

Proposta per l’atto penitenziale

Il sacerdote introduce il rito con parole adatte alla celebrazione del giorno.

Sacerdote: Fratelli e sorelle, riconosciamo con umiltà i nostri peccati e chiediamo al Signore di purificare il nostro cuore, perché possiamo ascoltare la sua voce e seguire Gesù nel cammino verso la Pasqua.

Sacerdote: Signore Gesù, Figlio amato del Padre, perdonaci quando non ascoltiamo la tua parola e preferiamo seguire i nostri pensieri.

Assemblea: Signore, pietà.

Sacerdote: Cristo Gesù, luce che illumina il cammino della Chiesa, perdonaci quando la paura della sofferenza ci impedisce di affidarci a Dio.

Assemblea: Cristo, pietà.

Sacerdote: Signore Gesù, nostro Salvatore, perdonaci quando ci chiudiamo nelle nostre sicurezze e non accogliamo il progetto di amore del Padre.

Assemblea: Signore, pietà.

Sacerdote: Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.

Assemblea: Amen.

Seconda proposta per l’atto penitenziale

La seguente formulazione richiama il rapporto tra la gloria della Trasfigurazione e il mistero della croce.

Sacerdote: Il Signore Gesù, che sul monte ha manifestato la gloria del Figlio amato e ci invita ad ascoltarlo, ci conduca a riconoscere le nostre infedeltà e a chiedere il perdono.

Sacerdote: Tu, che sei la luce del mondo e ci mostri il volto misericordioso del Padre, abbi pietà di noi.

Assemblea: Signore, pietà.

Sacerdote: Tu, che ci chiami a seguirti sulla via della croce, abbi pietà di noi.

Assemblea: Cristo, pietà.

Sacerdote: Tu, che ci sostieni con la speranza della risurrezione, abbi pietà di noi.

Assemblea: Signore, pietà.

Sacerdote: Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.

Assemblea: Amen.

Terza proposta: riconoscere la fatica di ascoltare

Questa forma mette in evidenza l’invito del Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!».

Sacerdote: Prima di ascoltare la Parola di Dio, chiediamo perdono per tutte le volte in cui il nostro cuore è rimasto chiuso alla voce del Signore.

Sacerdote: Perdonaci, Signore, quando ascoltiamo soltanto ciò che conferma le nostre idee.

Assemblea: Signore, pietà.

Sacerdote: Perdonaci, Cristo, quando rifiutiamo la via dell’umiltà, del servizio e della croce.

Assemblea: Cristo, pietà.

Sacerdote: Perdonaci, Signore, quando ci lasciamo vincere dalla paura e perdiamo la fiducia nella promessa di Dio.

Assemblea: Signore, pietà.

Sacerdote: Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.

Assemblea: Amen.

Il collegamento con le letture bibliche

La Liturgia odierna ci presenta il campo da gioco in cui la nostra fede si mette alla prova, cioè il confronto (e a volte scontro) tra progetti umani e progetto di Dio.

La partenza di Abramo, l’inadeguatezza di Timoteo e il timore dei tre apostoli prediletti sono tutti esempi di come le nostre aspettative possono non corrispondere a quelle di Dio e di come i suoi criteri non sono i nostri criteri.

Le incertezze del tempo presente, piuttosto che farci dubitare dei progetti di Dio, dovrebbero spingerci a metterci sempre più in sintonia con essi: dove i programmi umani paiono fallire, i piani di Dio possono essere un punto di riferimento più solidale con l’umanità e un cammino effettivamente percorribile.

Abramo e la fede nella prova

Come ugualmente incomprensibile appare per Abramo la richiesta divina di offrire in sacrificio il figlio unico, Isacco, il figlio della promessa (Prima Lettura). Abramo ha dovuto separarsi da tutto il suo passato (cfr. Gn 12,1), ma ora si tratta di rinunciare totalmente all’avvenire!

La richiesta divina è radicale. Per l’uomo antico rappresenta un’impresa quasi assurda: si tratta di strappare le radici della propria esistenza lasciando la terra, la propria gente, una cultura e i propri affetti.

Abramo non oppone obiezioni, né resistenza. La sua risposta di fede sta nel semplice verbo “partì”. Lascia un presente certo per un futuro incerto, fidandosi della promessa; ed è in questa fiducia incondizionata alla Parola che risiede il radicale cambiamento di rotta di fronte al sospetto e alla sfiducia di Adamo.

La “maledizione” si muta in “benedizione” per tutte le genti (Prima Lettura). Che cos’è la nostra vocazione santa se non questo fidarsi di Dio?

Cristo, il Figlio consegnato per tutti

Cristo, come vero Servo del Signore, adempie in piena consapevolezza l’atteggiamento obbediente di Abramo e la figura sacrificale di Isacco.

Per noi egli non ha risparmiato il Figlio unico, il Prediletto, ma lo ha consegnato alla morte (Seconda Lettura) come segno di amore supremo. Questo evento diventa per noi fonte di ogni dono.

Perciò, i cristiani sono autorizzati a eclissare ogni timore e a fondare saldamente la loro speranza perché nessun nemico è abbastanza potente da prevalere contro l’amore di Dio per loro.

Né morte, né dolore, né angoscia, né tenebra possono avere la parola definitiva, tanto che Paolo può esclamare con giustificata fierezza: «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Seconda Lettura).

Elementi propri della celebrazione

ElementoIndicazione
Colore liturgicoViola
GloriaNon si dice il Gloria
VangeloMc 9,2-10
Acclamazione al Vangelo«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!»
Salmo responsoriale«Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi»
Atto penitenzialeÈ possibile utilizzare una formula penitenziale oppure il Rito domenicale dell’aspersione con l’acqua benedetta
Fiori sull’altarePer tutto il tempo di Quaresima - ad eccezione delle solennità - è proibito ornare l’altare con fiori
Strumenti musicaliIn tempo di Quaresima è permesso il suono dell’organo e di altri strumenti musicali soltanto per sostenere il canto

L’aspersione come alternativa all’atto penitenziale

Si usi l’incenso, si sostituisca opportunamente l’Atto penitenziale con il Rito domenicale dell’aspersione con l’acqua benedetta.

L’aspersione richiama il Battesimo e rende visibile il cammino di rinnovamento iniziato nella fede. Nella Seconda Domenica di Quaresima essa può essere collegata alla voce del Padre che rivela l’identità di Gesù e invita l’assemblea ad ascoltarlo.

Nel Battesimo Dio «ci ha chiamati con una vocazione santa» (Seconda Lettura) e ci ha concesso in dono l’inizio e il germe della gloria. Ciò significa che la nostra vita ha un orientamento preciso, anche quando la croce sembra estinguere ogni luce.

Indicazioni musicali

Atto penitenziale ; Animazione assemblea (mista non stabile) ; Coro guida SATB e Assemblea ; Kyrie, eleison (gregoriano - RN4) spartito ; Kyrie, eleison (Canoni di Taizè n. 10) spartito - audio

Per il canto dell’atto penitenziale è opportuno scegliere una forma sobria, adatta al carattere penitenziale della Quaresima e capace di favorire la partecipazione dell’assemblea.

Santo e Agnello di Dio: Si consigliano temi uniformi al Kyrie (sia nella lingua sia nella forma musicale).

Presentazione dei doni: E’ da preferirsi il SILENZIO.

In tempo di Quaresima è permesso il suono dell’organo e di altri strumenti musicali soltanto per sostenere il canto. Fanno eccezione tuttavia la domenica Laetare (IV di Quaresima), le solennità e le feste (OGMR 313).

«KYRIE, Signore!» - Martedì della III settimana di Quaresima

La centralità della Parola di Dio

Oggi, come e più di sempre, la Comunità cristiana è chiamata a dare importanza alla Parola di Dio proclamata, per rispondere all’invito di Dio fatto sul monte della trasfigurazione: «Ascoltatelo!».

Tutta la Scrittura proclamata dall’ambone trova il suo riferimento ultimo nell’annunzio del Vangelo, verso il quale la Chiesa riserva particolari gesti di venerazione, come il bacio e l’incensazione.

Quindi, anche oggi, come e più di sempre, è utile l’uso del Libro del Vangeli accompagnato dall’incenso e dai ceri. L’ascolto della Parola non è un atteggiamento spontaneo e tuttavia si tratta di un elemento essenziale della vita del credente.

È necessario aiutare chi partecipa all’assemblea a coglierne l’importanza. La nota caratterizzante questa celebrazione sarà, dunque, lo sguardo rivolto a Gesù, come a colui nel quale viene a noi la vicinanza fedele di Dio.

La preghiera dopo l’atto penitenziale

O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, nutri la nostra fede con la tua parola e purifica gli occhi del nostro spirito, perché possiamo godere la visione della tua gloria.

Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, Padre buono, che non hai risparmiato il tuo Figlio unigenito, ma lo hai dato per noi peccatori; rafforzaci nell’obbedienza della fede, perché seguiamo in tutto le sue orme e siamo con lui trasfigurati nella luce della tua gloria.

Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Il cammino dalla luce alla croce

È quello che Pietro non può capire. Scambia questa tappa con il traguardo e quindi propone di fermarsi lì. Ma lo scopo della trasfigurazione non è questo: gli eventi decisivi avverranno a Gerusalemme e ad attenderli ci sono i giorni terribili.

Per affrontare quelle tenebre ora è offerta la luce! Quando il suo volto sarà sfigurato dall’angoscia, dalla tristezza, dalle percosse, dal dolore… saranno ancora in grado di riconoscerlo come l’Inviato di Dio?

È vero, Pietro l’ha confessato come «il Cristo», ma poi non ha accettato che Gesù parlasse di sofferenza e di morte. Per lui le due realtà sono inconciliabili con la gloria del Messia.

Per questo arriva la voce dalla nube: il Figlio è anche il Servo che soffre. Proprio perché “amato”, proprio perché l’unico, egli è disposto ad amare fino in fondo, a dare la sua vita.

Non percorrerà una strada trionfale, ma il sentiero che conduce al Golgota, carico del legno della croce. Non eliminerà i suoi oppositori, ma - paradossalmente - accetterà di essere inchiodato al patibolo.

Un segno per l’assemblea

Un’icona del volto di Cristo o della stessa Trasfigurazione, pertanto, sarà opportuno porla in evidenza, possibilmente in presbiterio vicino il luogo della Parola.

La stessa icona sarà venerata con l’incensazione all’inizio della Messa. La contemplazione del volto luminoso di Cristo richiama l’antifona d’ingresso: «Di te dice il mio cuore: “Cercate il suo volto”. Il tuo volto io cerco, o Signore. Non nascondermi il tuo volto» (Sal 26, 8-9 - antifona d’ingresso).

Cercare il volto di Dio nella nostra vita comporta la disponibilità a metterci in cammino per cercare Dio. La conoscenza di Dio non è scontata e, soprattutto, non è un’esperienza intellettuale che possiamo desumere da libri.

Ad essa conduce piuttosto la ricerca di un incontro personale: Dio ci precede, opera nella nostra storia in modo misterioso, per noi a volte anche molto oscuro.

Una formula breve per celebrazioni con bambini e ragazzi

Sacerdote: Gesù, tu ci inviti ad ascoltare la tua parola: perdonaci quando non ti ascoltiamo.

Assemblea: Signore, pietà.

Sacerdote: Gesù, tu ci mostri la luce del Padre: perdonaci quando scegliamo il buio dell’egoismo.

Assemblea: Cristo, pietà.

Sacerdote: Gesù, tu ci accompagni nel cammino verso la Pasqua: perdonaci quando ci lasciamo vincere dalla paura.

Assemblea: Signore, pietà.

Sacerdote: Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna.

Assemblea: Amen.

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