Foza Casa Parrocchiale: Casa per Ferie “don Tiziano Cappellari”

La Casa per ferie “don Tiziano Cappellari” si trova nel centro di Foza, in provincia di Vicenza, ed è una struttura ideale per gruppi come oratori, scout e campiscuola. Con 64 posti letto e ampi spazi comuni, la casa è dotata di tutti i comfort necessari e rispetta le norme di sicurezza.

La struttura è in autogestione, permettendo agli ospiti di organizzare il proprio soggiorno in totale autonomia. La casa è particolarmente funzionale per ritiri, campiscuola o incontri anche di una sola giornata.

Posizione della casa parrocchiale a Foza

La Casa per ferie “don Tiziano Cappellari” si trova in centro paese, molto grande con 64 posti letto, con ampi spazi puliti e a norma. La struttura si trova nel suggestivo paesaggio dell’Altopiano di Asiago, a Foza, un piccolo comune in provincia di Vicenza.

La casa si trova a soli 30 metri dalla chiesa parrocchiale, che può essere utilizzata per le celebrazioni eucaristiche e per momenti di preghiera. Nelle vicinanze si trovano il Museo civico di Foza, molte escursioni con vari gradi di difficoltà, il campo sportivo comunale, un supermercato, una pizzeria, una macelleria, un dispensario farmaceutico, bar e ristoranti.

Capienza e modalità di soggiorno

La Casa per ferie “don Tiziano Cappellari” dispone di 64 posti letto, perfetti per ospitare gruppi numerosi. La casa è disponibile in completa autogestione, permettendo agli ospiti di organizzare il proprio soggiorno in totale autonomia.

Questa struttura è pensata per accogliere gruppi di ogni tipo, dalle parrocchie agli oratori, fino ai campi scolastici e scout, offrendo un ambiente ideale per ritiri, incontri e momenti di condivisione.

CaratteristicaInformazione
LocalitàFoza, provincia di Vicenza
Posti letto64
ModalitàCompleta autogestione
Chiesa parrocchialeA 30 metri dalla casa
UtilizzoRitiri, campiscuola, incontri e attività di gruppo

Disposizione degli spazi

Piano terra

Al piano terra sono presenti due bagni, un refettorio molto ampio, una cucina industriale e una sala polivalente ampia con teatro.

La grande sala polivalente dispone di palco, videoproiettore e mixer, ed è ideale per incontri, attività di gruppo, rappresentazioni e momenti comunitari.

Primo piano

Il primo piano comprende tre camere, ognuna da due posti letto, e tre bagni, di cui due con doccia.

Secondo piano

Il secondo piano dispone di sei camere da letto, con una capienza variabile da 4 a 12 posti, sei bagni e dodici docce, per garantire comfort e praticità a tutti gli ospiti.

PianoSpazi disponibili
Piano terraDue bagni, refettorio, cucina industriale, sala polivalente con teatro e palco
Primo pianoTre camere da due posti letto, tre bagni, due docce
Secondo pianoSei camere da 4 a 12 posti, sei bagni, dodici docce

Utilizzo della chiesa parrocchiale

Possibilità di utilizzare la Chiesa, a 30 metri dalla casa, per le Celebrazioni eucaristiche. La chiesa parrocchiale può essere utilizzata per celebrazioni e momenti di preghiera.

La vicinanza tra la casa parrocchiale e la chiesa rende la struttura adatta a gruppi religiosi, parrocchie, oratori, comunità e associazioni che desiderano organizzare attività spirituali e formative.

Foza e la chiesetta di San Francesco

La chiesetta di San Francesco domina oggi il punto più alto, 1129 metri s.l.m., del promontorio sul quale si snoda il centro del Comune di Foza, uno dei Sette Comuni della Spettabile Reggenza.

“Sul colle della croce, in vista di tutto il paese, sorge la chiesetta dedicata al Poverello d’Assisi. Questo luogo fu meta di pellegrinaggi e un tempo fu l’unica chiesa indulgenziata della Porziuncola.”

Chiesetta di San Francesco a Foza

Il primo oratorio dedicato a San Francesco era stato originariamente eretto più avanti, sul luogo dove attualmente sorge una croce, proprio al limitare del colle, dove la vista spazia sulla Valle del Brenta e sulla pianura veneta, sino alla laguna di Venezia e alla stessa basilica di San Marco nelle giornate serene.

Luogo di pellegrinaggi e di preghiera, nonché di grazie ottenute per l’intercessione del Santo dell’amore e della povertà, il 14 settembre 1641 la Comunità di Foza rivolse una istanza al Vescovo di Padova per ottenere licenza per celebrarvi la S.Messa, richiesta che fu prontamente accolta e per la prima volta vi venne celebrata esattamente il 24 ottobre 1641.

Storia dell’oratorio di San Francesco

Quattro anni dopo, nel 1645, vi fu costruita accanto una cella per l’eremita fra Bastian Galasin, del Terzo Ordine Francescano, diventando così il primo, e per alcuni secoli l’unico, eremo dell’Altopiano.

Nel 1647 il delegato del Vescovo, l’arciprete di Asiago don Giuseppe Viero, venne a benedire la chiesetta ed il romitorio. Nel settembre dello stesso anno il vescovo di Padova Giorgio Corner, a Foza per la Visita Pastorale, venne invitato dalla popolazione a visitare il nuovo oratorio, gesto che poi compiranno tutti i Vescovi saliti a Foza dopo di lui.

A sua volta, l’eremita, una volta all’anno, si recava a piedi da Foza a Padova, per chiedere al Vescovo la conferma del suo servizio religioso e liturgico.

Nel 1738 il Comune ristrutturò la chiesetta, arricchendola di una sacrestia e di un campanile con una campanella per la messa e l’Ave Maria della sera.

Nel giugno del 1804 la chiesetta fu visitata dall’arciduca Giovanni d’Austria, fratello dell’Imperatore, accompagnato dal parroco don Beniamino Bertizzolo.

Nel 1836 la comunità di Foza, quale segno di riconoscenza per essere scampata alla diffusione del colera che infieriva in tutto il Veneto, promise di ringraziare la patrona del paese Santa Maria Assunta portando ogni cinque anni la sua statua dalla chiesa parrocchiale sino all’oratorio di San Francesco.

Il voto fu sciolto per la prima volta il 10 settembre 1837. Le Feste Quinquennali ricordano ancora questa tradizione, insieme alle processioni di penitenza, alle ore di letizia e ai momenti di preghiera.

La ricostruzione dopo la Grande Guerra

La chiesetta di San Francesco venne ricostruita nel luogo dove ora si trova nel primo dopoguerra, dopo un confronto circa la scelta del luogo tra coloro che la volevano nell’antico sito al limitare del monte dominante la Valsugana, ed il parroco don Antonio Costa, che la volle invece nell’attuale posizione dominante sul paese.

La nuova posizione occupava lo spazio dove prima della guerra stava un’antica croce denominata “Croce di San Francesco”. L’11 giugno del 1925, Festa del Corpus Domini, dopo un alterco tra due persone della Contrada Pubel che la volevano dove stava e un fabbriciere, alla sera una decina di fozesi andò in Canonica a protestare per il nuovo posto.

Il nuovo sito era ritenuto poco adatto non solo per rispetto della tradizione secolare, ma anche perché troppo esposto alle intemperie. Il 15 giugno furono poi portate in Canonica un centinaio di firme contro la nuova posizione.

Così i fabbricieri fecero il giro del paese per chiedere ai capifamiglia: 73 la volevano nel posto antico, 54 nel posto nuovo, 42 si dichiararono indifferenti, per cui il Parroco aggiunse questi a coloro che la volevano nell’attuale sito, e così fu deciso.

Anche se poi permase il contrasto, tanto che i cantori per lunghi mesi si rifiutarono di cantare in Chiesa. Don Costa chiese dunque l’area necessaria a Francesco Rodeghiero “Runz”, impresario di Asiago impegnato nella ricostruzione post-bellica.

Francesco Rodeghiero aveva acquistato nel 1922 circa 40 ettari di prato, pascolo e bosco sul colle di San Francesco. Egli cedette il terreno dove oggi è costruita la chiesetta, anche se poi non venne mai concluso l’atto notarile.

La nuova chiesetta fu progettata dall’architetto ferrarese Annibale Zucchini e portata a compimento dalla ditta Omizzolo Domenico di Foza. La prima pietra venne posta il 17 luglio del 1925 nell’angolo a destra di chi entra, la prima sopra la risega, insieme a una pergamena che accenna alla questione del sito e al nome dell’impresario.

L’altarino in marmo venne costruito dalla ditta Fratelli G. e G. Donazzan di Pove, mentre la campana maggiore, dedicata a San Francesco, di 180 kg e nota Mi, è opera della fonderia Colbacchini di Bassano del Grappa.

Il colle di San Francesco e la memoria della guerra

Francesco Rodeghiero provvide anche a ricostruire l’ultima casa prima della salita che porta all’oratorio, ponendola sul lato est della strada invece che su quello ovest, dove stava prima con la facciata rivolta verso sud.

La vecchia casa distrutta dalla guerra era quella dove nel novembre del 1916 venne portato per proteggerlo il corpo di San Modesto, per iniziativa del capitano Egidio Fracassi che lo aveva prelevato dal Duomo di Asiago bersagliato continuamente dalle artiglierie.

L’urna successivamente fu trasportata presso il Vescovo di Padova. L’attuale croce in larice, alta circa 5 metri, venne eretta dopo la Grande Guerra e benedetta il 3 maggio 1928, festa liturgica del Rinvenimento della Croce.

La croce sorge sul luogo dove un tempo stava l’antica chiesetta ed è stata recentemente rinnovata. Nell’estate del 2024 lo storico ungherese Lehotai Aladar ha impiantato nei pressi una croce di guerra a ricordo dei caduti ungheresi, su quello che è stato il limite estremo dell’avanzata austro-ungarica.

Flora di San Francesco

La località di San Francesco è caratterizzata da diversi ambienti naturali che ben rappresentano la ricca varietà della flora dell’Altopiano.

Nelle rare superfici pianeggianti e nei pendii qui molto pronunciati, sono presenti aree di tipo boschivo e aree adibite oggi a pascolo bovino ed equino, un tempo soprattutto ovino e caprino, o a prato da fieno.

È da notare l’importante presenza di alcune pozze di acqua utilizzata per il rifornimento idrico animale, le quali creano un ulteriore habitat naturale.

Una caratteristica comune a tutte le Prealpi Orientali, ambito nel qual è sito San Francesco, è il bordo meridionale rivestito a faggeta. Un tempo il Faggio occupava buona parte delle attuali aree prative o rimboschite in tempi recenti a conifere.

Al faggio è spesso accompagnato l’Abete Rosso, il Frassino maggiore, l’Acero di monte, il Sorbo degli uccellatori e, sporadicamente, l’Abete bianco, il Tasso, il Biancospino, il Ginepro, il Carpino nero, la Betulla e alcune altre specie tra le quali quelle dei salici.

Molto più varia e interessante è la vegetazione tra le piante erbacee. I prati, noti come brometi dal nome della graminacea più caratteristica e dominante, il Bromo dei prati, sono ricchi di specie sia steppiche sia mediterranee.

A seconda del terreno, dell’esposizione al sole e della vicinanza del bosco, sono presenti e ben visibili soprattutto durante la fioritura molte specie, quali il Giglio rosso o Giglio di San Giovanni, la Cresta di gallo, la Margheritona, la Primula, il Croco, la Polmonaria, il Ciclamino, la Salvia dei prati e vari rappresentanti delle famiglie delle ombrellifere, delle labiate e dei generi Trifolium, Vicia, Euphorbia, Ranunculus, Geranium, Gentiana e Cirsium.

Sono facilmente reperibili ai bordi dei boschi o lungo i sentieri le piante di lamponi e more, e di fragole di bosco dai piccoli e succulenti frutti. Nelle zone più ombrose e umide si incontrano innumerevoli felci, muschi e piante tipiche del sottobosco.

San Francesco dal punto di vista agronomico ha caratteristiche uniche, tanto che la Facoltà di Agraria e Farmacia dell’Università di Padova ha qui riconosciuto un luogo di studio e di osservazione.

Sono da ricordare per i loro utilizzi nei settori aromatico, alimentare ed officinale, importanti piante, estremamente riconoscibili, come l’Alchemilla, l’Achillea, la Barba di becco, la Bardana, il Buon Enrico, la Fanfara, l’Iperico, la Piantaggine, la Rosa canina, il Tarassaco, il Timo, la Valeriana e il Verbasco.

Flora alpina del colle San Francesco

Fauna di San Francesco

Anche la fauna di San Francesco è pienamente rappresentativa degli abitanti dei boschi dell’Altopiano.

Per averne un’idea esatta bisognerebbe entrare nel bosco prima delle luci dell’alba. Appena l’orizzonte incomincia a farsi rosa si sente per primo il cinguettio dello Scricciolo, seguito a ruota dal Pettirosso con il suo canto monotono, ma è il Merlo a dare il via al concerto di benvenuto del nuovo giorno, con il suo canto primaverile forte e melodioso.

Si cominciano a sentire quindi dei leggeri fruscii di passi sulle foglie secche di qualche piccolo animale, degli Scoiattoli in particolare, o di qualche Faina che rientra dalla caccia notturna.

Se si è fortunati si possono vedere i Caprioli e i Cervi che brucano gli ultimi ciuffi di erba prima di rientrare nel fitto bosco al riparo da sguardi indiscreti. La Lepre comune è già andata a dormire, come pure la Volpe.

Camminando poi per i sentieri in mezzo agli alberi può capitare di essere spaventati dal repentino potente sbattere d’ali di un Gallo Cedrone che spicca il volo dal ramo di un abete sopra la nostra testa, o dall’improvvisa partenza di un Fagiano di Monte, “Gallo Forcello”, il quale, disturbato, lascia il suo nido sotto un piccolo abete.

Portandosi poi verso le rocce di San Francesco che strapiombano sulla Val Frenzela, può capitare di imbattersi in una covata di Cotornici o Starne, che partono a volo radente e si buttano verso valle.

Da qui si possono pure ammirare le acrobazie dei Rondoni Alpini, che sfrecciano sibilando come avessero il motore, tanta è la loro velocità.

La più interessante unicità di San Francesco è la possibilità di osservare in volo, con la loro stupefacente e maestosa apertura alare, una delle rare coppie di Aquile Reali dell’Altopiano che qui, sugli speroni di roccia che danno sulla valle, hanno da tempo nidificato.

Guardando tra gli alti abeti si possono scorgere tra i rami nidi di varie specie di volatili, del Tordo Bottaccio, con le pareti interne del nido “smaltate”, o del Tordo Sassello, più raramente quello della Cesena. Il Crociere ha già nidificato, mentre è impossibile da non vedere il nido della Cornacchia o del Corvo, tanto è grande.

Dai rami bassi di qualche abete compare, appeso, il nido a forma di pera della Cincia Bigia Alpestre o della Cincia Gallica. Ogni tanto si ode il canto del Cuculo che ha deposto il suo uovo nel nido di un Codirosso Spazzacamino.

Nei bassi e fitti cespugli nidifica il Merlo, e un poco più in alto, tra le forcelle formate dai rami dei faggi, troviamo i nidi del Fringuello o del Verdone in compagnia del Cardellino, più raramente quello del Frosone e del Ciuffolotto.

Camminando invece tra i prati si può improvvisamente indietreggiare per il repentino alzarsi in volo dal loro nido della Quaglia o dell’Allodola, impaurite dai nostri passi. Più silenziosa nel lasciarlo è invece la Pispola.

Guardando attentamente il prato si notano le tracce del passaggio del Tasso, che lascia dei buchi quasi rotondi e del diametro di circa 10 centimetri. Più marcato e devastante è invece il passaggio segnato dal Cinghiale, da poco immesso nel territorio, il quale lascia le zolle di terra rovesciate anche per decine di metri quadrati di terreno.

Nei buchi di vecchi muri a secco o negli anfratti di roccia nidifica il Culbianco e la Ballerina Gialla, assieme alla Ballerina Bianca e in compagnia del Codirosso.

Ascoltando il brusio della natura si intende il picchiettare del Picchio Verde, che cerca le larve sotto la corteccia di qualche abete malato, o del Picchio Nero, che sta scavando il suo nido in un vecchio tronco. Gli fa eco da vicino il Picchio Rosso, che sta facendo lo stesso lavoro su un larice secco ma ancora in piedi.

A tratti, la calma e il silenzio della natura che segue è rotta dal gracchiare acido della Gazza Ghiandaia che, spaventata, cambia sito.

I più fortunati possono incontrare l’Upupa, un magnifico uccello grande quanto una gallina peppola, con il caratteristico ciuffo sulla testa e dalle piume vivacemente colorate.

Quando improvvisamente tutta la natura tace, allora bisogna guardare il cielo, perché sicuramente sta volteggiando un Astore in cerca di una preda per sfamare la sua nidiata o una Poiana a caccia del suo pranzo giornaliero.

Altopiano di Asiago | 4K Drone Nature Film - Amazing Nature

Foza, tradizioni pastorali e cultura locale

Foza, con le sue radicate tradizioni pastorali, è un comune che ha sviluppato una cultura artistica unica legata alla vita rurale.

La pastorizia è stata il cuore pulsante dell’economia di Foza per secoli. I pastori locali allevavano pecore e capre, e la vita quotidiana era profondamente influenzata dalle stagioni e dai cicli della natura.

Questa stretta connessione con la natura ha ispirato una ricca tradizione artistica, che si riflette nelle sculture, nei dipinti e nei racconti popolari.

Una delle forme d’arte più emblematiche di Foza sono le sculture in legno, che rappresentano scene di vita pastorale. Queste opere d’arte, realizzate con grande maestria, raccontano storie di pastori, greggi e paesaggi alpini.

La Festa della Transumanza commemora la migrazione stagionale del bestiame dai pascoli estivi a quelli invernali. Durante la festa, le strade del comune si animano con sfilate, musica e danze tradizionali.

Gli artigiani locali espongono le loro opere, permettendo ai visitatori di apprezzare l’arte pastorale in un contesto festoso e coinvolgente.

L’arte pastorale ha influenzato profondamente la cultura di Foza. Le decorazioni delle case, i motivi sui tessuti e persino le canzoni popolari riflettono il legame indissolubile tra la comunità e la vita pastorale.

Questo patrimonio culturale è preservato e tramandato di generazione in generazione, mantenendo vive le tradizioni e l’identità del comune.

Attività per gruppi ospitati nella casa parrocchiale

La posizione della casa consente di alternare momenti comunitari, attività nella sala polivalente, celebrazioni nella chiesa parrocchiale ed escursioni nei dintorni di Foza.

Molte escursioni con vari gradi di difficoltà sono disponibili nelle vicinanze. Il campo sportivo comunale offre inoltre uno spazio per le attività all’aperto.

Il Museo civico di Foza rappresenta un’attrazione culturale vicina alla struttura, mentre il colle di San Francesco permette di conoscere la storia religiosa, la memoria della Grande Guerra e gli ambienti naturali dell’Altopiano.

Servizi e informazioni pratiche

La casa dispone di un refettorio molto ampio e di una cucina industriale attrezzata per preparare i pasti. La grande sala polivalente con palco, videoproiettore e mixer è adatta a incontri e attività di gruppo.

La struttura dispone di ampi spazi comuni e rispetta le norme di sicurezza. È indicata per gruppi che necessitano di ambienti funzionali per la vita comunitaria e per attività organizzate in autonomia.

Nei dintorni sono presenti un supermercato, una pizzeria, una macelleria, un dispensario farmaceutico, bar e ristoranti. L’ospedale di Asiago si trova a 20 chilometri.

Nella struttura non si può fumare o giocare a pallone nella sala polivalente.

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