L’Assunzione di Maria indica, nella dottrina cattolica, che la Vergine, «terminato il corso della vita terrena», fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. Le origini dell’Assunzione di Maria nella Bibbia non possono essere ricondotte a un racconto esplicito: i Vangeli e gli altri libri del Nuovo Testamento non descrivono infatti la conclusione della vita terrena della Vergine.
La prospettiva evangelica considera perciò necessario distinguere tra ciò che la Bibbia afferma direttamente e ciò che è stato sviluppato successivamente dalla Tradizione della Chiesa. La fede nell’Assunzione si è sviluppata attraverso la Tradizione della Chiesa, la riflessione dei Padri e la liturgia, mentre il testo biblico presenta Maria come la madre di Gesù, una serva fedele del Signore e una credente benedetta, senza narrare la sua assunzione corporale al cielo.
Che cosa significa l’Assunzione di Maria
Quando parliamo di Maria assunta in cielo in anima e corpo, facciamo riferimento a un preciso dogma della Chiesa cattolica. La Vergine, al termine della propria vita terrena, è stata accolta nella gloria celeste con tutta la sua persona.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega che l’Assunzione costituisce una «singolare partecipazione alla Risurrezione del suo Figlio» e un’anticipazione della risurrezione degli altri cristiani. Maria mostra così quale sia il destino a cui Dio chiama l’uomo nella sua interezza.
Dobbiamo dire anche se per Maria si parla di Assunzione, per Gesù invece usiamo il termine Ascensione. Cristo risorto ascende al cielo, mentre Maria viene assunta nella gloria celeste per opera di Dio.
L’Assunzione è inoltre strettamente legata agli altri misteri della vita della Vergine e, in particolare, alla sua maternità divina e all’Immacolata Concezione. Maria, scelta per diventare Madre di Dio e pienamente unita al Figlio, partecipa in modo del tutto particolare anche alla sua vittoria sul peccato e sulla morte.
Che cosa dice direttamente la Bibbia
Le origini dell’Assunzione di Maria nella Bibbia non possono essere ricondotte a un racconto esplicito. I Vangeli e gli altri libri del Nuovo Testamento non descrivono infatti la conclusione della vita terrena della Vergine.
Il Nuovo Testamento racconta l’Annunciazione, la nascita di Gesù, la Visitazione, alcuni episodi della vita pubblica del Figlio, la presenza di Maria presso la croce e la sua vicinanza alla comunità dei discepoli, ma non riferisce che Maria sia stata portata in cielo con il corpo.
Il testo biblico non contiene quindi una dichiarazione paragonabile ai racconti della risurrezione e dell’ascensione di Cristo. La proclamazione dell’Assunzione come dogma deriva da una lettura teologica complessiva della figura di Maria, dalla Tradizione e dal magistero cattolico, non da un versetto che descriva direttamente l’evento.
Maria nei Vangeli
Maria, la serva del Signore
All’Annunciazione, Maria non aveva richiesto un “segnale stradale” che confermasse la sua gravidanza. L’invito dell’angelo a rallegrarsi per la presenza del Signore la rassicurò sulla verità della parola ricevuta.
Spinta dallo Spirito Santo, Ella crede all’annuncio e “si muove in fretta”, mossa da un impulso di fraternità: il Signore che ha in grembo si manifesta nei segni che dissemina nella storia.
Il primo dato, allora, è muoversi. Anche la nostra vita è posta, come Maria, tra promessa e compimento ma se non ci muoviamo - e in fretta - non riusciamo a scorgere la presenza di Dio, né ad annunciarlo.
Queste dichiarazioni della Parola di Dio non gettano sicuramente alcun biasimo sulla fedele Maria; piuttosto indicano che ebbe il grande privilegio di essere serva del Signore, di essere la vergine che diede alla luce il promesso Figlio di Dio e Salvatore dell’umanità credente.
Il Magnificat
Posto tra l’Annunciazione e la nascita di Gesù, il Magnificat che abbiamo meditato nel Vangelo è un inno gioioso che nasce dalla consapevolezza della vicinanza del Signore nella storia e nella vita personale.
Maria celebra le meraviglie che il Signore ha compiuto in lei, proietta la sua mente al di sopra di se stessa, fissa lo sguardo alla luce e si mette al cospetto di Dio.
La lode di Maria contempla le promesse fatte ad Abramo e l’azione potente di Dio che, senza nostro merito, compie attraverso di noi molto più di quanto possiamo prevedere, a condizione che ne sentiamo la vicinanza.
Maria comincia a vedere la storia con gli occhi di Dio, che può ribaltare la situazione politica (saranno invertiti i rapporti di forza tra potenti e deboli) e sociale (ribaltate le condizioni del benessere).
La storia che Dio costruisce non passa per la logica del potere, della ricchezza, delle pretese umane di costruire o di comandare la storia; passa invece per le vie più assurde, ad esempio la nascita del Figlio di Dio per il seno di una donna vergine, un crocifisso che porta la salvezza al mondo, una tomba che si spalanca e vince la morte, un grido di aiuto ascoltato ed accolto.
Il Magnificat diventa così una preghiera particolarmente significativa in questa giornata. Maria riconosce l’opera di Dio nella propria vita e proclama la sua misericordia, offrendo ai fedeli un modello di lode e di fiducia.
Maria e il significato della salvezza
Per capire l'Assunzione dobbiamo guardare alla Pasqua, il grande Mistero della nostra Salvezza, che segna il passaggio di Gesù alla gloria del Padre attraverso la passione, la morte e la risurrezione.
Maria, che ha generato il Figlio di Dio nella carne, è la creatura più inserita in questo mistero, redenta fin dal primo istante della sua vita, e associata in modo del tutto particolare alla passione e alla gloria del suo Figlio.
L'Assunzione al Cielo di Maria è pertanto il mistero della Pasqua di Cristo pienamente realizzato in Lei. Ella è intimamente unita al suo Figlio risorto, vincitore del peccato e della morte, pienamente conformata a Lui.
Maria Assunta anticipa infatti ciò che la fede cristiana attende alla fine dei tempi: la risurrezione e la glorificazione dell’intera persona. Per questo la Chiesa guarda alla Vergine come a un segno di consolazione e di sicura speranza.
La donna vestita di sole nell’Apocalisse

Il 15 agosto la Chiesa celebra la solennità di Maria Assunta in Cielo. Desideriamo riflettere insieme su questa bellissima festa, meditando la prima lettura della solennità, tratta dal cap. 12 dell’Apocalisse.
Il capitolo si apre con “un segno grandioso” che appare nel cielo: questo segno indica un messaggio da decifrare e si manifesta nel cielo, dunque, si tratta di un messaggio che non appartiene al mondo terreno, ma al mondo di Dio e, come tale, è autorevole e decisivo.
È “una donna vestita di sole”: qual è il significato di questa immagine? Essa rappresenta nello stesso tempo la Vergine Maria e la Chiesa.
La donna vestita di sole richiama lo splendore e la luce di Dio ed esprime una condizione che riguarda tutto l’essere di Maria: Lei è la “piena di grazia”, ricolma dell’amore e della luce del sole che è Dio.
La luna sotto i piedi
Questa donna ha “la luna sotto i suoi piedi”. La luna evoca il tempo dell’uomo, i giorni e le stagioni, essa è sotto i suoi piedi, in quanto la donna ne ha il dominio, cioè è al di sopra delle vicende umane.
La luna, però, come ci ha insegnato Benedetto XVI nel suo discorso a Piazza di Spagna, in occasione dell’Atto di venerazione all’Immacolata, per la Solennità dello scorso 8 dicembre, indica anche la morte e la mortalità.
Il fatto che stia sotto i suoi piedi significa che Maria “è pienamente associata alla vittoria di Gesù Cristo, suo Figlio, sul peccato e sulla morte; è libera da qualsiasi ombra di morte e totalmente ricolma di vita.
Come la morte non ha più alcun potere su Gesù risorto (cfrRm 6,9), così, per una grazia e un privilegio singolare di Dio Onnipotente, Maria l’ha lasciata dietro di sé, l’ha superata.
E questo si manifesta nei due grandi misteri della sua esistenza: all’inizio, l’essere stata concepita senza peccato originale… e, alla fine, l’essere stata assunta in anima e corpo nel Cielo, nella gloria di Dio.
Ma anche tutta la sua vita terrena è stata una vittoria sulla morte, perché spesa interamente al servizio di Dio, nell’oblazione piena di sé a Lui e al prossimo.
Per questo Maria è in se stessa un inno alla vita: è la creatura in cui si è già realizzata la parola di Cristo: “Io sono venuto perché abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).
La corona di dodici stelle
Vi è un altro particolare importante: Maria ha “sul capo una corona” (Ap 12,1), simbolo della sua regalità e la corona è formata da dodici stelle, qui è chiaro il riferimento alle dodici tribù di Israele e ai dodici Apostoli.
Ella è madre e regina del popolo dell’Antico Testamento e del nuovo Testamento che, insieme, formano il popolo di Dio.
In questo modo la donna vestita di sole diventa anche simbolo della Chiesa, la comunità cristiana di tutti i tempi.
La donna, la Chiesa e il travaglio della storia
Essa è incinta e grida per le doglie del parto, nel senso che “porta nel suo seno Cristo e lo deve partorire al mondo: ecco il travaglio della Chiesa pellegrina sulla terra, che in mezzo alle consolazioni di Dio e alle persecuzioni del mondo deve portare Gesù agli uomini”.
La Tradizione, dicevamo, vede nella donna dell’Apocalisse Maria, figura della Chiesa, che genera nel tempo Cristo (il bambino che sta per partorire) e perciò è continuamente minacciata dal Drago.
Giovanni, autore del libro, esprime in simboli l’eterno conflitto tra bene e male, tra il Signore e satana, tra la mentalità mondana e lo spirito del vangelo.
Il drago rosso e il conflitto tra bene e male
A questo punto appare un altro segno nel cielo: un drago rosso (Ap 12,3), di questo segno non si specifica che è grande, in quanto si tratta di un simbolo del male e il male, come tale, è limitato.
Questo segno è nel cielo, perché il male, nelle sue molte forme storiche, vuole ostacolare il disegno di Dio sulla terra.
Il drago è rosso, simbolo della guerra e della violenza, ha sette diadema, perché anche lui pretende una regalità, ma esse è rovesciata rispetto a quella di Dio.
Scaraventa le stelle sulla terra in quanto ha come intento quello di distruggere la creazione e di riportare il caos sulla terra.
Giovanni afferma chiaramente al versetto 9 che questo drago è il demonio, satana, che osteggia Dio e vuole mettersi al suo posto.
Egli combatte la donna e la sua discendenza, in quanto sa che la donna vuole portare Gesù al mondo.
Questo dragone ha cercato invano prima di divorare Gesù - il “figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni” (12,5) -, invano perché Gesù, “attraverso la sua morte e risurrezione, è salito verso Dio e si è assiso sul suo trono”.
Per questo motivo il drago rivolge i suoi attacchi contro la donna, la Chiesa.
Tuttavia,“in ogni epoca la Chiesa viene sostenuta dalla luce e dalla forza di Dio, che la nutre nel deserto con il pane della sua Parola e della santa Eucaristia.
E così in ogni tribolazione, attraverso tutte le prove che incontra nel corso dei tempi e nelle diverse parti del mondo, la Chiesa soffre persecuzione, ma risulta vincitrice”.
Il tempo della persecuzione e della tribolazione è, però, un tempo limitato, infatti la donna sta nel deserto “per un tempo, due tempi e la metà di un tempo”(Ap12,14).
Il significato molto consolante è che quindi non dobbiamo temere nulla, perché il Signore è sempre con noi e non permette che siamo tentati oltre le nostre forze.
Apocalisse e Assunzione: simbolo biblico o prova diretta?
La liturgia dell’Assunzione propone la donna vestita di sole come immagine capace di illuminare il mistero di Maria. Il testo dell’Apocalisse, tuttavia, ha un significato simbolico più ampio e presenta contemporaneamente la donna, la Chiesa, il popolo di Dio e il conflitto tra il bene e il male.
La lettura cattolica riconosce nella donna anche Maria, soprattutto in relazione alla maternità del Messia e alla vittoria finale di Dio. Una lettura evangelica sottolinea invece che il capitolo 12 dell’Apocalisse non dichiara esplicitamente che Maria sia stata assunta in corpo e anima al cielo.
Il simbolo della donna può quindi essere collegato teologicamente alla glorificazione di Maria, ma non costituisce un racconto storico dell’Assunzione. L’interpretazione del passo dipende dalla relazione che si stabilisce tra il testo biblico, la Tradizione ecclesiale e la dottrina confessionale.
La risurrezione dei credenti
Il destino che ci aspetta è la Risurrezione, lo stesso destino di Gesù e di Maria che in Cielo ci attendono e che hanno preparato per noi un posto fin dall’eternità.
Paolo, nella seconda lettura, ci ricorda che risorgeranno alla sua venuta, “quelli che sono di Cristo”.
Il testo della Prima lettera ai Corinzi afferma: “Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti”.
“Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo”.
La fede cristiana attende dunque la risurrezione della persona intera. Nel Credo professiamo infatti la fede nella «risurrezione della carne» e nella «vita eterna».
Nell’Assunzione questa promessa appare già realizzata in Maria: il corpo non è qualcosa destinato semplicemente a scomparire, perché tutta la persona è chiamata alla comunione con Dio.
Benedetto XVI spiegò questo aspetto con un’espressione particolarmente immediata: l’Assunzione ci ricorda che «anche per il corpo c’è posto in Dio».
Assunzione e Dormizione
L'Assunzione di Maria, che nella tradizione orientale è detta "dormizione", è un dogma che la Chiesa cattolica insegna come verità rivelata.
Il dogma cattolico non stabilisce questo particolare. Pio XII scelse infatti l’espressione «terminato il corso della sua vita terrena», senza definire se Maria avesse sperimentato o meno la morte fisica.
Anche Giovanni Paolo II ha successivamente ricordato che la Munificentissimus Deus non prese posizione su questo punto come verità di fede.
Nella tradizione orientale è molto diffusa la Dormizione di Maria, secondo la quale la Madre di Dio attraversò la morte prima di essere accolta nella gloria.
Anche l’iconografia orientale rappresenta spesso Maria distesa sul letto mentre Cristo accoglie la sua anima.
Assunzione e Dormizione mettono quindi in evidenza aspetti differenti dello stesso mistero: la piena glorificazione di Maria presso Dio.
Le fonti antiche sull’Assunzione
Già nei primi secoli cristiani cominciarono a circolare racconti relativi agli ultimi giorni della vita di Maria e al suo ingresso nella gloria celeste.
Tra le testimonianze più antiche troviamo diversi testi apocrifi, diffusi soprattutto tra il IV e il V secolo. Uno dei più antichi è il Liber Requiei Mariae, al quale seguirono differenti racconti dedicati al transito o alla Dormizione della Vergine.
Questi scritti non appartengono ai libri canonici della Bibbia e contengono elementi narrativi e leggendari. Sono però importanti dal punto di vista storico perché mostrano quanto fosse antica, tra le comunità cristiane, la riflessione sul destino finale di Maria.
La testimonianza di Gregorio di Tours
Nei Padri della Chiesa San Gregorio di Tours (VI secolo), il primo autore che parla dell'Assunzione della Vergine, racconta in un suo scritto di un fenomeno che ha interessato Maria negli ultimi giorni della sua esistenza terrena:
«Infine, quando la beata Vergine, avendo completato il corso della sua esistenza terrena, stava per essere chiamata da questo mondo, tutti gli apostoli, provenienti dalle loro differenti regioni, si riunirono nella sua casa. Quando sentirono che essa stava per lasciare il mondo, vegliarono insieme con lei.
Ma ecco che il Signore Gesù venne con i suoi angeli e, presa la sua anima, la consegnò all'arcangelo Michele e si allontanò. All'alba gli apostoli sollevarono il suo corpo su un giaciglio, lo deposero su un sepolcro e lo custodirono, in attesa della venuta del Signore.
Ed ecco che per la seconda volta il Signore si presentò a loro, ordinò che il sacro corpo fosse preso e portato in Paradiso.»
Leggendo il testo in tutti i suoi particolari, si riscontra come il corpo di Maria venga definito sacro, e vi sia attenzione da parte degli apostoli (testimoni oculari di ogni evento) nel custodire gelosamente i resti mortali della Vergine.
Epifanio di Salamina
Un'altra testimonianza la si può riscontrare in un breve scritto di Sant'Epifanio di Salamina (morto nel 403).
«Come non possederà Santa Maria il regno dei cieli con la propria carne, lei che non fu impudica, né dissoluta, che non commise adulterio, che non fece nulla di male per quanto concerne le azioni carnali, ma rimase intemerata?»
Andrea di Creta e il sepolcro vuoto
Un altro esempio lo si trova in Sant'Andrea di Creta, predicatore scomparso intorno al 740; in realtà questo omileta non espone chiaramente la sua convinzione intorno alla reale assunzione del corpo di Maria.
Quello che sembra avere per certo è la presenza del sepolcro vuoto; nell'Omelia II sulla Dormizione egli afferma semplicemente che:
«La tomba infatti rimane vuota a tutt'oggi come confermano le testimonianze e come essa stessa testimonia del trasferimento.
Io non so se avvenne la ricomposizione degli elementi in unità, come conseguenza della riunificazione delle parti. Forse il Demiurgo di tutte le cose pensò di onorare così quella che lo aveva generato.
Oppure una delle due parti prevalse sull'altra cosicché dopo la reciproca separazione, l'una (il corpo) ebbe la sorte di essere collocata entro i confini terreni, l'altra (l'anima) fuori di questi.
Oppure si verificò un procedimento ignoto e fuori del comune, di carattere soprannaturale, a favore di lei, nel quale tutte le sue condizioni personali si presentarono del tutto nuove, per cui essa accolse il Verbo supremo in modo superiore a ogni parola e conoscenza.»
Germano di Costantinopoli
Molto più chiaro e esauriente è invece lo scritto della Omelia I sulla Dormizione di San Germano di Costantinopoli, che attinge a sua volta da San Giovanni di Tessalonica e dal suo testo molto dettagliato sulle origini della festa dell'Assunzione.
Studiando dettagliatamente i suoi scritti si riscontra che il dogma dell'Assunzione era in realtà ritenuto cosa certa già nella Chiesa Orientale dei primi secoli.
«Essendo umano (il tuo corpo) si è trasformato per adattarsi alla suprema vita dell'immortalità; tuttavia è rimasto integro e gloriosissimo, dotato di perfetta vitalità e non soggetto al sonno (della morte), proprio perché non era possibile che fosse posseduto da un sepolcro, compagno della morte, quel vaso che conteneva Dio e quel tempio vivente della divinità santissima dell'Unigenito.»
Germano afferma in pratica che il corpo della Vergine non poteva certo essere abbandonato alla corruttibilità del sepolcro, perché aveva ospitato il Verbo di Dio.
Altrove prosegue:
«Tu, secondo ciò che è stato scritto, sei bella e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto abitazione di Dio: perciò è anche estraneo al dissolvimento in polvere.
Infatti, come un figlio cerca e desidera la propria madre, e la madre ama vivere con il figlio, così fu giusto che anche tu, che possedevi un cuore colmo di amore materno verso il Figlio tuo e Dio, ritornassi a lui; e fu anche del tutto conveniente che a sua volta Dio, il quale nei tuoi riguardi aveva quel sentimento d'amore che si prova per una madre, ti rendesse partecipe della sua comunanza di vita con se stesso.»
La conclusione più certa dell'evidenza della glorificazione corporale di Maria, San Germano ce la offre nei seguenti versi:
«Quanto a noi, discepoli del Salvatore, raccolti con la folla presso di te o Getzemani, per i funerali della sempre vergine Maria, noi tutti abbiamo visto che essa è stata deposta nel sepolcro e poi è stata trasferita altrove.
Essa qui divenne invisibile al di sopra di qualsiasi contestazione, prima che il sepolcro fosse chiuso dalla pietra. Mentre veniva osannata con inni e stava per essere calata nella tomba, essa lasciò il sepolcro vuoto.
Come avrebbe potuto, la dissoluzione del corpo, ridurre in polvere e cenere te che, mediante l'Incarnazione del Figlio tuo, hai liberato l'uomo dalla rovina della morte?
Tu quindi ti separasti dalle cose terrene affinché apparisse realmente confermato il mistero della tremenda Incarnazione.
Infatti tu avevi sopportato l'allontanamento delle cose temporali, affinché si credesse che Dio, nato da te, era stato egli pure un uomo completo, in quanto Figlio di una vera madre, lei stessa sottoposta alla necessità delle leggi fisiche, come conseguenza di una decisione divina e delle norme che regolano il tempo proprio della vita.
La tua partenza non fu priva di testimoni né falsa la tua dormizione. Il cielo narra la gloria di quelli che ti corsero incontro, cioè come gli apostoli ti furono accanto (passando) al di sopra di Gerusalemme.»
La testimonianza di Giovanni Damasceno
Con il trascorrere dei secoli la dottrina acquistò basi teologiche sempre più solide. Un ruolo particolarmente importante ebbe san Giovanni Damasceno, che nell’VIII secolo sottolineò quanto fosse conveniente che colei che aveva portato nel proprio grembo il Figlio di Dio fosse accolta nella gloria celeste anche con il proprio corpo.
«Era conveniente che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte.
Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto bambino abitasse nella dimora divina.
Era conveniente che la Sposa di Dio entrasse nella casa celeste.
Era conveniente che colei che aveva visto il proprio figlio sulla Croce, ricevendo nel corpo il dolore che le era stato risparmiato nel parto, lo contemplasse seduto alla destra del Padre.
Era conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo figlio e che fosse onorata da tutte le creature quale Madre e schiava di Dio.»
Il concilio di Efeso e il titolo Theotokos
Il concilio di Efeso convocato da Teodosio II, nel 431, conferì a Maria l’appellativo di Theotokos (dal greco Θεοτόκος), portatrice - ovvero madre - di Dio, superando la definizione più cauta data dall’arcivescovo di Costantinopoli Nestorio di Christotokos (dal greco Χριστότοκος), ovvero portatrice di Cristo.
Dalla definizione conciliare scaturisce la naturale deduzione che Maria, avendo portato nel grembo Dio e quindi essendo esente da ogni forma di peccato, non poteva essere soggetta alle leggi della natura.
Le spoglie della madre di Dio non potevano essere corrotte dalla morte. Il suo corpo doveva essere preservato: è così che fu assunta in cielo interamente, in anima e corpo.
La prospettiva evangelica può però distinguere tra il riconoscimento biblico della nascita miracolosa di Gesù e l’interpretazione teologica successiva secondo cui la maternità divina comporterebbe necessariamente l’incorruttibilità del corpo di Maria.
Maria, Gesù e la maternità divina nel testo evangelico
Invece di basare la nostra risposta sul sentimento o sulla tradizione, rivolgiamoci alla Parola di Dio e vediamo ciò ch’essa dice.
Trovate nella vostra Bibbia Luca 1:35 e leggerete l’affermazione che “il santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio”, non Dio stesso.
Malgrado ciò, il Figlio di Dio divenne uomo con una nascita veramente miracolosa, e questa avvenne in modo straordinario, poiché una vergine fu usata come madre terrena.
“E tutto questo avvenne affinché s’adempisse ciò che fu detto dal Signore per il profeta: Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio, e per nome lo chiameranno Emanuele”. - Matt. 1:22, 23, Ti.
Il testo biblico attesta quindi la concezione verginale e la maternità di Maria, ma non presenta un insegnamento esplicito sull’Assunzione. Per una lettura evangelica, la centralità della salvezza rimane legata alla morte e risurrezione di Gesù Cristo.
Immacolata Concezione e Assunzione
Questa specificità rispetto a tutti gli esseri umani è una logica conseguenza del dogma dell’Immacolata concezione, per il quale Maria è stata concepita senza peccato originale, dal quale deriva la morte e la corruzione del corpo.
La risposta ufficiale ci assicura che “la Vergine Maria trae beneficio dalla Redenzione, fu redenta, ma non fu contaminata, perché prima di essere concepita, prima di esistere, era stata redenta dal sangue di suo Figlio, non ancora sparso, poiché questo è ciò che la sovrana e onnipotente volontà di Dio desiderava”.
Si dice che su questo punto di vista, sostenuto da milioni di persone sincere, sia basata la dottrina dell’Assunzione di Maria.
La dottrina cattolica collega dunque strettamente l’Assunzione all’Immacolata Concezione: se Maria fosse stata preservata dal peccato originale, sarebbe stata anche preservata dalla corruzione del corpo.
Una prospettiva evangelica non accetta necessariamente questa deduzione come insegnamento biblico obbligatorio, perché considera la Scrittura la norma decisiva per la dottrina e osserva che il Nuovo Testamento non descrive Maria come esente dal peccato originale.
Il tema dell’universalità del peccato
Che cosa dice la Parola di Dio, la Bibbia, al riguardo? La versione cattolica della Bibbia di Eusebio Tintori dice chiaramente in Romani 3:9, 10: “Abbiamo dimostrato che tutti, Giudei e Greci, sono sotto il peccato, come sta scritto: Non vi è neppure un giusto”.
E ancora: “Dunque, per un sol uomo il peccato è entrato nel mondo e col peccato la morte, e la morte si è estesa a tutti gli uomini, perché tutti hanno (in Adamo) peccato”. (Rom. 5:12, Ti)
Non potrebbe esserci un’eccezione? Sì, ed Ebrei 7:26 riconosce che questa eccezione è Gesù Cristo.
Questa interpretazione sostiene che il testo biblico presenta Cristo come l’eccezione esplicita all’universalità del peccato, senza indicare Maria come una seconda eccezione.
La stessa traduzione cattolica della Bibbia in Luca 2:21-24 indica che la Parola di Dio risponde affermativamente, poiché la medesima legge della purificazione, che richiedeva il sacrificio per l’espiazione dei suoi peccati, fu osservata da Maria.
“E come passarono gli otto giorni per la circoncisione del fanciullo, gli fu posto nome Gesù. E quando furono compiuti i giorni della purificazione di lei, secondo la legge di Mosè, lo portarono a Gerusalemme, per presentarlo al Signore; secondo quello che sta scritto nella legge del Signore: Ogni primogenito maschio sarà consacrato al Signore; e per far l’offerta prescritta dalla legge del Signore, d’un paio di tortore o di due piccole colombe”.
Maria era veramente come le altre donne, imperfetta. Siamo d’accordo con l’apostolo ispirato che disse: “Dio è verace” anche se gli uomini sbagliano. - Rom. 3:4, Ti.
La lettura evangelica qui esposta interpreta la purificazione di Maria in Luca 2 come un elemento coerente con la solidarietà di Maria nella condizione umana e con l’universalità del peccato, mentre la teologia cattolica interpreta la sua offerta nel quadro dell’obbedienza alla Legge e non come una prova decisiva di peccato personale.
La questione della perpetua verginità
Ma non è forse vero che Maria è la “Madre di Dio” sempre vergine? Invece di basare la nostra risposta sul sentimento o sulla tradizione, rivolgiamoci alla Parola di Dio e vediamo ciò ch’essa dice.
Una volta divenuta la moglie legale di Giuseppe ebbe Maria altri figli? Vogliate trovare Matteo 13:55, 56 e leggere: “Non è lui il figlio del legnaiuolo? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E non son tra di noi tutte le sue sorelle? Donde mai sono venute a costui tutte queste cose?”
Luca 2:7 è in armonia con questo, poiché in questo versetto Gesù è chiamato figlio “primogenito” di Maria e non figlio unico.
E quando in Matteo 1:25, Ti, leggiamo: “[Giuseppe] non la conobbe sino a quando partorì il figlio suo primogenito”, si capisce anche se non è detto che dopo ciò la “conobbe” effettivamente; sì ed ella partorì altri figli.
L’apostolo Giovanni chiarisce ancora l’argomento indicando che questi riferimenti ai fratelli di Gesù non si applicano ai suoi seguaci; infatti disse: “Gli dissero pertanto i suoi fratelli: Parti di qua e vattene in Giudea, affinché anche quei discepoli tuoi vedano le opere da te fatte. Or nemmeno i suoi fratelli credevano in lui”. - Giov. 7:3, 5, Ti.
E non si può neanche sostenere che questi fratelli fossero semplicemente dei cugini, poiché leggiamo: “Mentre parlava ancora alle turbe, sua madre e i suoi fratelli, stavano lì fuori cercando di parlare con lui. Uno gli disse: ‘Ecco, tua madre e i tuoi fratelli son fuori e desiderano parlare con te’.
Ma egli rispose, dicendo: ‘Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?’ Perché chiunque fa la volontà del Padre mio, che è ne’ cieli, quegli mi è fratello e sorella e madre”. - Matt. 12:46-50, Ri.
Il paragone fatto da Gesù, indicante che la relazione spirituale è più stretta e più importante di quella carnale, mostra anche che questi fratelli non erano cugini.
Se lo fossero stati, la dichiarazione di Gesù ai suoi discepoli avrebbe dovuto anche significare: “Chiunque fa la volontà del Padre mio, che è ne’ cieli, quegli mi è cugino”.
Eppure si sa bene che Gesù insegnò che egli e i suoi discepoli erano fratelli spirituali e non cugini.
La Chiesa cattolica interpreta invece i “fratelli” di Gesù secondo la Tradizione e le lingue bibliche, senza considerarli necessariamente figli di Maria nati dopo Gesù. Il tema della perpetua verginità appartiene quindi a una discussione distinta da quella dell’Assunzione, anche se nella teologia cattolica i due temi sono collegati.
La formazione storica della devozione
Il culto della Vergine si era certamente formato ben prima del concilio efesino ed era stato alimentato dalla fede e dalla devozione popolare, per poi fissarsi negli scritti apocrifi tra IV e V secolo.
Per sopperire al silenzio dei Vangeli, che di Maria dicono molto poco, è nata una tradizione nelle quali confluivano leggende e storie che parlavano diffusamente della sua vita, a partire dal Protovangelo di Giacomo del II secolo.
Tuttavia, per ragionare intorno alle circostanze e alle modalità della sua morte dobbiamo aspettare il pieno V secolo.
Si formano due correnti principali: la prima afferma che l’anima addormentata della Vergine sarebbe stata portata in cielo dagli angeli insieme al suo corpo, dove avrebbe atteso incorrotto il giorno della resurrezione dell’umanità (Pseudo Giovanni Evangelista).
La seconda versione parla della sua morte reale e della resurrezione dopo tre giorni, quindi assunta in cielo (Melitone di Sardi).
Se come Immacolata concezione, ovvero concepita senza peccato, Maria aveva il ruolo di poter intercedere tra Dio e gli uomini, con la sua assunzione diventava anche mediatrice tra Dio e gli uomini, quale estensione naturale dell’opera del Figlio sulla terra che si era incarnato nel suo seno.
Da qui, per diversi secoli, sono nate molte discussioni che si sono protratte fino al Medioevo.
Vi era anche una diversificazione in chi definiva la morte di Maria koimesis, cioè dormizione, in ambiente orientale, e transitus con la conseguente assunzione, in ambito occidentale.
Nel IX secolo papa Leone IV e il patriarca bizantino Nicola I riconobbero la festa dell’Assunzione di Maria e alcuni secoli dopo, a seguito della visione ricevuta dalla mistica tedesca Elisabetta di Schönau (1129-1164), si accrebbe e divenne giorno di profonda devozione.
Una festività nata dal sentimento popolare
Le discussioni continuavano ad essere accese. Soltanto i santi Alberto Magno, Tommaso d’Aquino e Bonaventura sostenevano l’Assunzione.
Tuttavia, le posizioni avverse erano destinate a diventare nel tempo sempre più flebili, perché intanto la devozione popolare cresceva sempre di più e travolgeva dubbi e distinguo.
Si moltiplicano gli scritti spirituali e letterari, per non parlare delle arti figurative: tutti testimoniano come l’Assunzione sia accettata come un dato di fatto.
Ad esempio Dante scrive gli intensi versi del XXXIII canto del Paradiso, quando san Bernardo intercede per il poeta e supplica la Vergine, affinché il poeta possa vedere Dio.
Tra le famose definizioni - chi non conosce l’incipit: “Vergine Madre, figlia del tuo figlio” - Bernardo la chiama regina, cioè avvalla implicitamente la sua assunzione perché chi le sta di fronte e lo guarda intensamente è Maria in persona, nella sua totalità di anima e corpo.
La Vergine Maria è definita già in tempi molto antichi nei modi più dolci ed eccelsi. È sterminato il numero di scritti, antichi e moderni, dalla preghiera, alla teologia, dalla letteratura in prosa o in versi, dedicati a lei.
Maria d’altra parte è travolgente: la sua storia, il suo essere donna, la sua gloriosa maternità sono una calamita che attrae e consola, che permette di avvicinarsi al mistero con semplicità, in poche parole rende più facile credere e mantenere salda la fede.
La celebrazione del 15 agosto
La festa di Maria Assunta viene celebrata ogni anno il 15 agosto ed è una delle principali solennità dedicate alla Vergine.
La celebrazione ha origini molto antiche e si sviluppò inizialmente nelle Chiese orientali, dove era legata alla Dormizione della Madre di Dio. Successivamente entrò anche nella tradizione liturgica occidentale e a Roma era già celebrata nell’Alto Medioevo.
Per i cattolici, quindi, il 15 agosto è la festa religiosa dell’Assunzione di Maria Santissima. In Italia la stessa giornata coincide con Ferragosto, che ha una propria origine storica e civile.
Le due ricorrenze oggi convivono nel calendario, anche se hanno significati differenti. Per chi vive questa giornata nella fede, il 15 agosto rimane prima di tutto un momento dedicato alla Messa, alla preghiera e alla devozione verso la Madonna.
L’Assunzione ricorda il dies natalis di Maria, ovvero il giorno che segna il momento della fine della sua vita terrena e l’inizio di quella trascendente, del senza fine, accanto al Figlio.
E dies natalis era chiamato nel mondo paleocristiano il giorno della morte del credente, che non era considerato la fine dell'esistenza umana ma la rinascita.
La liturgia dell’Assunzione
La liturgia del 15 agosto ci aiuta a comprendere il significato dell’Assunzione attraverso alcuni dei testi biblici più importanti della tradizione mariana.
Tra questi troviamo la Donna vestita di sole dell’Apocalisse e soprattutto il racconto evangelico della Visitazione, nel quale Maria pronuncia il Magnificat.
La Chiesa ripropone proprio questo cantico nella solennità dell’Assunzione, leggendo nelle «grandi cose» compiute da Dio in Maria anche la sua piena glorificazione.
L’antifona della celebrazione proclama: “Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna ammantata di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle” (Ap 12,1).
L’acclamazione al Vangelo proclama: “Maria è assunta in cielo; esultano le schiere degli angeli”.
L’antifona alla comunione riprende le parole del Magnificat: “Tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente” (Lc 1,48-49).
Il dogma proclamato nel 1950
Una devozione presente da molti secoli nella vita della Chiesa ricevette la sua definizione solenne il 1° novembre 1950, quando Papa Pio XII promulgò la costituzione apostolica Munificentissimus Deus.
Il Pontefice dichiarò come dogma rivelato da Dio che Maria, «terminato il corso della vita terrena», fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo.
La proclamazione del 1950 non introdusse quindi una nuova devozione. Formalizzò attraverso il magistero una fede già testimoniata da secoli nella liturgia, nella riflessione teologica e nella devozione del popolo cristiano.
La Costituzione dogmatica Munificentissimus Deus fu pubblicata da Pio XII il 1º novembre 1950. In essa viene definito il dogma dell'Assunzione, con le seguenti parole:
“Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria Vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la Chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo.”
Anche il Concilio Vaticano II avrebbe successivamente ricordato questo mistero nella Lumen gentium, presentando Maria già glorificata in corpo e anima come immagine e inizio della Chiesa che avrà il suo compimento nell’età futura.
Le motivazioni cattoliche del dogma
Riguardo alle motivazioni del Dogma, il testo sacro evidenzia le seguenti: Maria fu sempre unita al suo figlio Gesù mentre Questi viveva, redimeva il mondo e comunicava la Sua salvezza: sia nell'infanzia che nella vita pubblica la Vergine accompagna sempre Gesù, condividendo ogni cosa quanto alla gioia e al dolore, fino alla morte sulla croce.
Maria è stata associata nel suo corpo a Gesù anche nella gloria del cielo. Nel corpo di Maria il Verbo aveva trovato il luogo privilegiato e incorrotto per la propria Incarnazione fra gli uomini; per questo grande privilegio è stato preservato dalla corruzione e dall'abbandono nella tomba.
Il Cielo, luogo per eccellenza della divina maestà e della gloria ha dunque accolto anche Maria. Mentre però Gesù è asceso al cielo, in quanto Dio, Egli stesso, Maria, sua Madre, vi è stata portata.
Maria è la Madre del Signore (Lc ), e Dio nel suo disegno salvifico le riserva un posto accanto al Figlio.
L'Assunzione di Maria Vergine esalta la grandezza dell'amore di Dio che dà a ciascuno il premio proporzionato alla misura dei meriti.
La posizione evangelica sulla dottrina
Una posizione evangelica critica sostiene che l’Assunzione non è un insegnamento biblico esplicito e che la dottrina si fonda soprattutto sulla Tradizione ecclesiastica, su testi apocrifi, sulla riflessione teologica e sulla devozione popolare.
Particolarmente interessanti sono alcune dichiarazioni del libro Alla lode della nostra Madre benedetta (inglese) inerenti al dogma dell’Assunzione.
“È noto che nelle Scritture non vi è alcun esplicito riferimento all’Assunzione di Maria. Non vi è nulla nelle Scritture riguardo a Maria che corrisponda alle esplicite dichiarazioni inerenti alla Resurrezione e all’Ascensione di Cristo.
Inoltre, nella tradizione patristica dei primi sei secoli troviamo un vuoto sull’argomento. Tutte queste cose confermano il fatto che non abbiamo un’autentica tradizione storica dell’Assunzione.
L’Assunzione di Maria non è un fatto storico che possa essere provato dalla storia.
[Parlando degli scritti del Transitus Mariae sul soggetto] Come racconti storici dell’Assunzione di Maria non hanno alcun valore.
È vero che cercano di apparire come elucubrazioni degli Apostoli o di persone intime degli Apostoli; che cercano di apparire come racconti storici degli avvenimenti.
Sotto questo aspetto non bisogna prenderli seriamente. Sotto questo aspetto sono semplici leggende; non possiamo ritenerli basati sull’autentica tradizione storica.
Da un punto di vista dottrinale, tuttavia, hanno un grande valore.
In siriaco c’è un libro intitolato Ossequi alla Santa Vergine. Questo libro non spiega le ragioni della glorificazione di Maria, ma asserisce che sia un fatto, qualche cosa da accettarsi come vero.»
Su che cosa si basa dunque il dogma? La chiesa stessa afferma che non è basato sulla Bibbia, piuttosto possiamo aggiungere che è contraddetto dalla dichiarazione ispirata di 1 Corinzi 15:44, 50: “Si semina corpo animale, e risorge corpo spirituale. Quello che affermo, o fratelli, è che né la carne, né il sangue possono ereditare il regno di Dio, e che la corruzione non potrà ereditare la incorruttibilità”. - Ti.
Inoltre, abbiamo visto che la tradizione dei primi secoli dell’èra cristiana non ne fa menzione, che eminenti uomini della chiesa vissuti più tardi vi si opposero, che non è un fatto storico, ma la stessa fonte indica che è basato su leggende, frutto della fervida immaginazione di uomini “desiderosi di veder miracoli”.
Questa posizione distingue quindi tra la speranza biblica della risurrezione futura dei credenti e l’asserzione che Maria abbia già ricevuto la glorificazione corporale.
Le obiezioni storiche e confessionali
Tuttavia la chiesa cattolica non è sempre stata di questo parere. Nel libro Alla lode della nostra Madre benedetta (inglese), stampato nel 1952 con l’imprimatur di Patrick A. O’Boyle, si legge: “Non possiamo trovar nulla che somigli a un esplicito cenno all’immunità di Maria dal peccato originale negli scritti ecclesiastici dei primi tre secoli del cristianesimo”.
“È perciò nella tradizione divina, la parola orale di Dio, che dobbiamo cercare la basilare e incontestabile fonte del dogma che la Madre di Dio fu preservata dal peccato originale dal primo istante della sua vita”.
Le tradizioni tuttavia non sono tutte d’accordo sull’argomento. Per esempio S. Agostino sosteneva l’insegnamento biblico dell’universalità del peccato originale.
S. Bernardo, S. Tommaso d’Aquino, i grandi scrittori francescani Alessandro di Hales e S. Bonaventura furono tutti contrari alla dottrina dell’immacolata concezione di Maria.
Ma nel quindicesimo secolo vi fu un mutamento d’opinione quando il papa Sisto IV, con almeno due dichiarazioni, approvò la credenza nell’immacolata concezione di Maria; questo atteggiamento fu confermato dal Concilio di Trento e da altri papi negli anni successivi.
“In tal modo”, ci vien detto, “fu ben preparato il terreno per l’atto decisivo, la solenne definizione del dogma proclamato dal papa Pio IX” nel 1854.
Il rapporto con l’Immacolata Concezione del 1854
In questo dogma papale, secondo cui, citando le parole di John Wright, vescovo di Worcester, “la Benedetta Vergine Maria fu nel momento stesso della sua concezione, per singolare grazia e privilegio dell’Onnipotente Dio, mediante i meriti di Gesù Cristo Salvatore dell’umanità, preservata da ogni macchia del peccato originale”, troviamo “le ragioni fondamentali dell’incorruttibilità del corpo di Maria e della sua finale Assunzione, anima e corpo, alla gloria del cielo”.
Il dogma dell’Immacolata Concezione fu proclamato da Papa Pio IX nel 1854, mentre il dogma dell’Assunzione fu proclamato da Papa Pio XII nel 1950.
| Elemento | Data | Contenuto |
|---|---|---|
| Immacolata Concezione | 1854 | Maria fu preservata dal peccato originale dal primo istante della sua concezione |
| Consultazione episcopale | 1º maggio 1946 | Lettera Deiparae Virginis Mariae |
| Assunzione | 1º novembre 1950 | Maria fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo |
La consultazione del 1946 e la definizione del 1950
Che cosa spinse alla definizione del dogma? Il 1º maggio 1946, con la lettera Deiparae Virginis Mariae, il papa Pio XII fece questa domanda ai vescovi di tutto il mondo:
“Giudicate voi, Venerabili Fratelli, nella vostra grande sapienza e prudenza, che l’Assunzione col corpo della Benedetta Vergine possa essere proposta e definita come dogma di fede? Desiderate voi, con il clero e il popolo, che sia così?”
Nel corso del XX secolo, i dogmi relativi all’Immacolata concezione prima - nel 1854 con Papa Pio IX - e più tardi dell’Assunzione, sono stati la risposta a una pressante richiesta che proveniva dal popolo.
Le apparizioni della Vergine a Lourdes in Francia, a Fatima in Portogallo e a Guadalupe in Messico le diedero ancora maggior impulso, sullo sfondo delle guerre civili, mondiali e del dopoguerra.
Nel 1940 tra Italia, Spagna e America Latina, furono raccolte più di otto milioni di firme che chiedevano al Papa una dichiarazione formale.
Petizioni, preghiere, congressi di studio e studi teologici erano diventati una voce sola, chiedevano ciò che dentro il cuore era diventata una certezza di fede: la proclamazione di Maria Assunta.
L’Assunzione nella vita cristiana
Il significato dell’Assunzione va oltre il destino personale della Vergine. Maria viene contemplata come anticipazione della Chiesa glorificata e come segno della promessa della risurrezione.
La festa invita quindi il cristiano a guardare alla vita eterna senza perdere di vista la vita presente.
L’esempio di Maria richiama alla fede, all’umiltà e alla disponibilità verso la volontà di Dio che attraversano tutta la sua storia evangelica.
La nostra vita è posta, come Maria, tra promessa e compimento ma se non ci muoviamo - e in fretta - non riusciamo a scorgere la presenza di Dio, né ad annunciarlo.
Non si tratta semplicemente di mettere in cantiere iniziative, né di opere da costruire ma innanzitutto di uscire fuori dal torpore delle nostre precomprensioni, dei nostri pregiudizi, della nostra idea di Chiesa e della nostra idea di mondo, sempre a rischio di intimismo o, nel caso del mondo, di condanna.
Ci si può muovere anche solo con lo sguardo, col discernimento comunitario, con una parola appropriata, con un gesto di responsabilità e di perdono.
Muoversi per essere responsabili sono due atteggiamenti che sicuramente ci fanno incontrare il Signore.
Il percorso sinodale che tutte le chiese sono chiamate a compiere nei prossimi anni ci aiuti a riscoprire le rinnovate presenze di Dio nella nostra storia.
La gioia, la misericordia e la responsabilità
La gioia del cristiano è “dentro”, nella grazia che la sua anima ha in Dio. Essa è compatibile col dolore, con la malattia, con le contrarietà, con le difficoltà di accogliere, integrare e condividere.
Nulla è più anticristiano della chiusura, nulla è più autenticamente cristiano della gioia: se Cristo, che si rispecchia nel volto dell’Altro ne è l’oggetto, la gioia è contagiosa e chi ci sta vicino ne resta colpito.
Nasce la gioia quando sperimentiamo la sua misericordia ricevuta e donata ma occorre essere umili: chi è troppo occupato di sé difficilmente si aprirà alla presenza di Cristo.
Invece, chi accoglie e si prende cura, è responsabile, sperimenta gioia, umiltà, misericordia… atteggiamenti indispensabili per riconoscere vicino il Signore.
Non lasciamoci ingannare da promesse di benessere e di pace che nascono da chiusure: sono destinate a generare tristezza.
Maria come segno di speranza
Maria parla anche di noi, riuniti per la festa dell’Assunta, che siamo tra quelle generazioni che la chiameranno beata.
Siamo inseriti in una storia di benedizione che, nella fede, possiamo far progredire o no.
Dio è imprevedibile, sconvolge i piani dell’uomo: abbiamo il dovere di comprendere quando le azioni di Dio incontrano le deviazioni umane e agire di conseguenza, muovendoci in fretta, imparando ad interpretare la storia con gli occhi di Dio per innestare in essa piccoli segni di cambiamento nella direzione auspicata dal Magnificat.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente; lasciamo che ancora oggi, nella nostra Chiesa, nella nostra città, il Signore continui a compiere grandi cose.
La nostra diocesi, la nostra città da tempo sono impegnate in iniziative che tante persone di buona volontà portano avanti con gioia e senza clamore, i nostri segni di carità dicono l’incarnazione di Dio in mezzo al suo popolo e restano il modo più efficace per portare agli altri il Signore Gesù.
I valori umani di cui siamo orgogliosi, la storia che ci precede e ci accompagna, ci spingano ad attivarci sempre di più perché siamo di Cristo per essere veramente cristiani perché pienamente umani.
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