Artemio Prati è stato un sacerdote italiano, vescovo di Carpi dal 1953 al 1983 e, per un breve periodo, amministratore della diocesi di Guastalla. Nato a Pontenure, nella diocesi di Piacenza, il 21 febbraio 1907, fu ordinato sacerdote il 15 marzo 1930 e morì il 4 marzo 2004.
La sua esperienza ecclesiale fu segnata da un lungo ministero pastorale, dall’impegno durante la Seconda guerra mondiale, dalla partecipazione al Concilio Vaticano II e da un’intensa attività di rinnovamento della diocesi di Carpi. A Carpi promosse nuove parrocchie, sostenne la costruzione di chiese, organizzò visite pastorali e congressi ecclesiali e continuò a collaborare con i suoi successori anche dopo la rinuncia al governo della diocesi.
Dati biografici essenziali
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Nome | Artemio Prati |
| Tipo | Presbitero defunto |
| Luogo di nascita | Pontenure (PC) |
| Data di nascita | 21-02-1907 |
| Ordinazione sacerdotale | 15-03-1930 |
| Luogo dell’ordinazione | Piacenza |
| Ministero episcopale principale | Vescovo di Carpi |
| Periodo a Carpi | 1953-1983 |
| Consacrazione episcopale | 24 febbraio 1953 |
| Ingresso a Carpi | 29 marzo 1953 |
| Rinuncia al governo della diocesi | 7 aprile 1983 |
| Data della morte | 4 marzo 2004 |
| Luogo della morte | Piacenza |
| Sepoltura | Cattedrale di Carpi |
Origini e formazione
Artemio Prati nasce a Pontenure il 21 febbraio 1907, in una modesta famiglia di agricoltori. Originario della diocesi di Piacenza, frequenta il seminario piacentino e compie gli studi superiori al Collegio Alberoni.
Viene ordinato sacerdote il 15 marzo 1930 dall’arcivescovo Ersilio Menzani. Consegue la laurea in teologia e insegna nel seminario di Bedonia fino al 1935, quando è chiamato a reggere la parrocchia di Casaliggio di Gragnano.
Dopo tre anni di ministero diventa parroco di Salsomaggiore e Cameriere segreto di Sua Santità. A Salsomaggiore svolge un ministero destinato a lasciare un’impronta profonda nella comunità locale, sia per la cura pastorale sia per l’attenzione ai problemi sociali e civili della popolazione.
Il ministero a Salsomaggiore
Nel 1938 Artemio Prati viene mandato a reggere la parrocchia di Salsomaggiore, una delle più importanti della diocesi di Piacenza. A Salsomaggiore ebbe campo di dimostrare tutte le sue doti.
Lo sanno i salsesi che hanno visto risolto il problema della Chiesa e dell’Oratorio e che lo hanno avvicinato giorno per giorno nei quindici anni trascorsi con loro. Non è mai stato lontano dalle gioie e dalle pene dei suoi parrocchiani; non si è mai disinteressato dei loro problemi ed essi hanno sempre trovato comprensione ed aiuto.
A Salsomaggiore trascorre i primi anni del Dopoguerra nei quali contribuisce al rifiorire della città, rimanendo sempre vicino ai bisognosi e adoperandosi per il bene comune. Il suo ministero è caratterizzato da una presenza quotidiana accanto alla popolazione e da una particolare capacità di creare un rapporto diretto con le persone.
Artemio Prati durante la Seconda guerra mondiale
Durante la seconda Guerra mondiale si spende a favore della Comunità di Salsomaggiore rischiando in prima persona per il bene del proprio gregge; tutela l’incolumità del paese e dei suoi abitanti, senza sottrarsi al rischio di un’esposizione diretta.
Durante l’ultima fase del conflitto, quando ogni autorità era scomparsa nel caos, l’Arciprete divenne la persona più autorevole della zona: seppe, con abilità veramente sorprendente, opporsi ora ai tedeschi, ora ai partigiani sempre con una sola meta: la salvezza di Salsomaggiore e dei suoi abitanti.
Una volta un comandante partigiano gli chiese: - Ma lei, insomma, per chi sta? - Io sono per la povera gente, rispose fermo Mons. Prati, quella che soffre e non può difendersi, quella che non ha nessuna colpa di quanto è successo, ma deve sopportare tutto, io sono con tutti quelli che risparmieranno rovine e sangue.
Altra volta un Comandante tedesco gli intimò seccamente di mettersi ai suoi ordini. Ma l’Arciprete pronto: io sono al servizio di un solo padrone: Dio e del mio prossimo. Se sono davanti a lei è perché voglio che al mio popolo siano risparmiati sacrifici, umiliazioni e lutti.
Mediazione e aiuto alla popolazione
I viaggi tra Salsomaggiore e la montagna compiuti da Mons. Prati furono numerosissimi: in una vera spola egli non conobbe sosta per lo scambio dei prigionieri e per sottrarre quante più persone gli fu possibile alla deportazione, e, persino, alla fucilazione.
Negli anni di guerra mantenne una fittissima corrispondenza coi militari salsesi. Chi partiva in quei giorni voleva il saluto e la benedizione dell’Arciprete e, nel portafoglio dei salsesi lontani, occupò sempre un posto speciale l’immagine della Madonnina delle Grazie donata loro da Mons. Prati al momento della partenza.
L’armistizio dell’8 settembre colse di sorpresa la Scuola Militare Superiore di Guerra di Torino, sfollata a Salsomaggiore. Molti ufficiali e soldati trovarono in Mons. Prati un amico e un fratello.
Egli provvide ad alloggiarli, a ristorarli ed escogitò ogni mezzo per facilitarli nella via del ritorno ai loro paesi. Giunse persino a rivestire un capitano degli alpini con l’abito sacerdotale: l’ufficiale, grazie a questo travestimento, poté sfuggire ai tedeschi dai quali era ricercato.
Quando, nel 1944, sorse il movimento partigiano, Mons. Prati provvide a rifornire i giovani di sigarette e di indumenti di lana. Fu il padre che chiese clemenza e, più d’una volta, intervenne a comporre dolorose divergenze.
Fu instancabile nel soccorrere i feriti e i sinistrati dopo i bombardamenti. L’occupazione di Salso da parte dei partigiani poté essere compiuta senza spargimento di sangue, poiché, tramite Mons. Prati, si venne ad un accordo delle parti: i partigiani, cioè, entrarono in città solo quando i tedeschi si trovavano oltre Fidenza.

La nomina a vescovo di Carpi
Il 31 dicembre 1952 Pio XII lo elegge vescovo di Carpi come successore di Vigilio Federico Dalla Zuanna. La diocesi di Carpi era vacante da alcuni mesi avendo il reggente, Mons. Dalla Zuanna, cappuccino, rinunciato alla carica per motivi di salute.
La diocesi comprendeva sei comuni, cinque nel basso Modenese e uno in provincia di Reggio Emilia, ed era formata di 33 parrocchie con un complesso di 95 mila anime.
Negli ambienti ecclesiastici e religiosi, la scelta di Mons. Prati è stata giudicata delle più felici, ritenendosi il nuovo Vescovo, sia per l’età che per il carattere, particolarmente indicato per assolvere il delicato compito di amministrare un simile territorio che comprende anche l’ormai famosa Nomadelfia di don Zeno.
Uomo colto e di elevato intelletto, Mons. Prati è infatti schivo da ogni onore e particolarmente pio e umile, sa creare un’atmosfera comunicativa. Per queste sue doti gli era stata assegnata la parrocchia di Salsomaggiore, che è certo per importanza una delle maggiori della diocesi di Piacenza.
Ultimo designato, Mons. Artemio Prati è ora anche il più giovane dei Vescovi italiani, ha infatti 46 anni, essendo nato il 21 febbraio del 1907 a Pontenure da una modesta famiglia di agricoltori.
La consacrazione episcopale
La consacrazione episcopale si svolge il 24 febbraio 1953 nella chiesa di San Vitale a Salsomaggiore, alla presenza di una folla numerosa. Una chiesa colma all’inverosimile, quella di San Vitale in Salsomaggiore, il 24 febbraio 1953 in occasione della solenne consacrazione episcopale di Mons. Artemio Prati, eletto vescovo di Carpi.
Alle ore 9 il corteo si dirige dalla canonica verso la chiesa parrocchiale, sulla cui porta spiccava un grande labaro con la scritta: “in questo augusto Tempio, alla gloria di Dio, innalzato con nobile arte, dall’operoso suo zelo sacerdotale, testimone per 15 anni dei suoi ardimenti apostolici, S.E. Mgr. Artemio Prati è consacrato vescovo dall’Em.mo Card. Adeodato G. Piazza nel gaudio dei suoi figli diletti di Salsomaggiore, mentre esulta la diocesi di Piacenza per il figlio preclaro che Carpi festosa attende Pastore desideratissimo”.
Viene consacrato a Salsomaggiore il 24 febbraio 1953 dal cardinale Adeodato Giovanni Piazza, assistito dallo stesso Vigilio Federico Dalla Zuanna e da monsignor Umberto Malchiodi.
Il cardinale Adeodato Giovanni Piazza era allora segretario della Sacra Congregazione Concistoriale, mentre i coconsacranti erano Mons. Vigilio Federico Dalla Zuanna, amministratore apostolico di Carpi, e Mons. Umberto Malchiodi, arcivescovo coadiutore di Piacenza.
L’ingresso solenne nella diocesi
Artemio Prati fa il suo solenne ingresso a Carpi il 29 marzo dello stesso anno. Il passaggio da Salsomaggiore a Carpi è vissuto con sentimenti contrastanti dalla comunità che aveva guidato per quindici anni.
Con la nomina di Mons. Prati, i Vescovi piacentini sono saliti a nove. La sua elezione viene accolta con soddisfazione negli ambienti ecclesiastici, ma suscita anche il rammarico dei fedeli di Salsomaggiore, che avrebbero preferito non perdere il proprio parroco.
Della sua nomina a Vescovo i salsesi ne hanno gioito: ma ne hanno anche sofferto. Tuttavia gli hanno dato una prova tangibilissima della loro stima e del loro attaccamento.
Quando andrà a Carpi, troverà una popolazione vivace com’è tutto il popolo di questa nostra Emilia, ma aperta ad apprezzare il bene dove lo trova. Perciò il suo popolo ed i suoi preti lo ameranno, lo seguiranno docilmente e lo aiuteranno a sostenere il nuovo peso che il Signore oggi gli impone.
Il ministero episcopale a Carpi
Durante il suo trentennale ministero episcopale ha saputo imprimere una propria linea di governo, evidente nel motto che accompagna il suo stemma: impendam et superimpendar; un impegno mantenuto costante e vivo, teso al progredire della diocesi, dei sacerdoti e dell’intera comunità.
Il motto esprime una disposizione al dono totale e sintetizza l’orientamento pastorale di un episcopato vissuto come servizio alla diocesi, al clero e alla popolazione.
Nuove parrocchie e nuove chiese
In diocesi erige otto nuove parrocchie e vede la costruzione delle chiese di San Bernardino Realino, San Giuseppe Artigiano, Sant’Antonio in Mercadello e del Corpus Domini.
La costruzione di nuovi edifici sacri e l’istituzione di nuove parrocchie accompagnano la crescita della comunità diocesana e rappresentano uno degli aspetti più concreti dell’azione di governo di Prati.
Visite pastorali e iniziative ecclesiali
Indice due Congressi Eucaristici, uno mariano e uno liturgico e compie sei visite pastorali. Favorendo la predicazione al popolo e desiderando far giungere il messaggio cristiano a tutta la diocesi, promuove giubilei e missioni popolari.
La sua attività pastorale presta particolare attenzione alla conclusione del Concilio Vaticano II, dal quale trae entusiasmo e attenzione verso la Chiesa, Cristo, l’Eucarestia e la Madonna.
Prati proclama la Madonna “Madre della chiesa carpense” già il 29 maggio 1956. La devozione mariana diventa così parte rilevante dell’identità spirituale promossa durante il suo episcopato.
Artemio Prati e il Concilio Vaticano II
Artemio Prati partecipa al Concilio Vaticano II lasciando agli atti numerosi interventi. L’esperienza conciliare rafforza in lui l’attenzione verso la Chiesa, la predicazione, la vita liturgica e la diffusione del messaggio cristiano nella comunità.
Dal Concilio trae entusiasmo e attenzione verso la Chiesa, Cristo, l’Eucarestia e la Madonna. La sua azione pastorale negli anni successivi si collega quindi al desiderio di accompagnare la diocesi nel periodo di attuazione delle indicazioni conciliari.
Il rapporto con i successori
Conscio dell’età e dell’impegno che comporta la reggenza di una chiesa, rimette il mandato nelle mani del Sommo Pontefice, che lo accoglie il 7 aprile 1983.
In diocesi continua a collaborare con i successori, offrendo il proprio servizio e coadiuvandoli nel ministero episcopale. I suoi ultimi anni a Carpi sono circondati dall’affetto di sacerdoti e fedeli.
La successione episcopale vede quindi il passaggio del governo della diocesi a monsignor Alessandro Maggiolini, nominato vescovo di Carpi il 7 aprile 1983 e consacrato il 29 maggio dello stesso anno nella cattedrale di Carpi.
Alessandro Maggiolini venne consacrato dal cardinale vescovo di Velletri-Segni Sebastiano Baggio, assistito dal vescovo emerito di Carpi Artemio Prati e dal vescovo di Guastalla Gilberto Baroni.
Il breve legame con la diocesi di Guastalla
La biografia di Artemio Prati ricorda che egli amministra per un breve periodo la diocesi di Guastalla. Il materiale disponibile non specifica la durata dell’incarico né le circostanze amministrative della sua reggenza.
Il riferimento alla diocesi di Guastalla si colloca nel quadro delle responsabilità ecclesiali assunte da Prati dopo il lungo episcopato carpigiano e delle diverse cariche ricoperte a livello regionale.
La memoria di Artemio Prati a Carpi
Il 4 marzo 2004 il Signore chiamava a sé monsignor Artemio Prati, vescovo di Carpi. In occasione del 20° anniversario del suo ingresso nella vita eterna, il vescovo Artemio è stato ricordato nella Messa di suffragio celebrata lunedì 4 marzo alle 18.30 nella Cattedrale di Carpi, dove è sepolto.
Avanti negli anni e nell’impossibilità di continuare il servizio in diocesi, decide di ritirarsi a Piacenza, dove muore il 4 marzo 2004, dopo una lunga esistenza spesa nel Signore.
Funerato solennemente a Carpi, alla presenza di arcivescovi e vescovi, autorità civili e militari e da un’imponente presenza di fedeli, è sepolto in cattedrale.
La memoria di Prati rimane legata alla costruzione di nuove comunità parrocchiali, alla promozione della vita liturgica e alla vicinanza alle persone sperimentata prima a Salsomaggiore e poi nella diocesi di Carpi.
Il Tempio di San Nicolò e la memoria degli amministratori ecclesiali
La figura di Artemio Prati è richiamata anche nel dibattito sulla gestione del Tempio di San Nicolò a Carpi. Nel 1954 e nel 1957 il sindaco Bruno Losi e il Vescovo dell’epoca, monsignor Artemio Prati, avevano espresso e formalizzato l’intento di mantenere a San Nicolò la natura di parrocchia.
La questione riguarda la volontà di non fare del complesso monumentale, come pure si è minacciato da palazzo Scacchetti nei momenti più complicati della trattativa per arrivare all’accordo, una semplice sede museale a gestione comunale.
Il richiamo a Prati mostra come il suo episcopato sia ancora collegato alla storia istituzionale e pastorale degli edifici religiosi di Carpi e alla loro funzione ecclesiale e comunitaria.