Giuseppe Chiaretti è stato un vescovo italiano, arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve dal 1995 al 2009, primo vescovo della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana dal 2005 al 2009. Il suo ministero episcopale è stato caratterizzato dalla nuova evangelizzazione, dalla carità, dalla valorizzazione della cultura e dell’arte, dal dialogo ecumenico e interreligioso e dalla promozione della partecipazione dei laici alla vita della Chiesa.
Nato a Leonessa il 19 aprile 1933 e ordinato sacerdote l’8 dicembre 1955, Chiaretti è morto il 2 dicembre 2021, all’età di 88 anni. Ha guidato la Chiesa di Perugia-Città della Pieve per quasi quattordici anni, promuovendo la visita pastorale, il Congresso eucaristico diocesano, il Giubileo del 2000 e il Sinodo diocesano del 2006-2008.
Dati biografici essenziali
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Nome | Giuseppe Chiaretti |
| Luogo e data di nascita | Leonessa (Rieti), 19 aprile 1933 |
| Ordinazione presbiterale | 8 dicembre 1955 |
| Ordinazione episcopale | 15 maggio 1983 |
| Prima sede episcopale | Montalto e Ripatransone-San Benedetto del Tronto |
| Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto | Primo vescovo dal 30 settembre 1986 |
| Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve | Dal 9 dicembre 1995 al 16 luglio 2009 |
| Vicepresidente della CEI | Dal 30 maggio 2005 al 2009 |
| Decesso | 2 dicembre 2021 |
| Età alla morte | 88 anni |
Infanzia, formazione e ordinazione sacerdotale
Giuseppe Chiaretti nacque a Leonessa, in provincia di Rieti, il 19 aprile 1933, in una zona che allora apparteneva alla giurisdizione ecclesiastica dell’arcidiocesi di Spoleto. Leonessa, ai piedi del Monte Tilia, non lontano dal Terminillo, è stata sempre la sua “patria”: si può dire che ne conoscesse ogni pietra. La bellezza di un paesaggio stupendo si confondeva allora con la povertà e precarietà di vita.
Giuseppe, ancora bambino, vive questo inevitabile contrasto. Non ne fa un problema, non ne avverte il disagio. A moltiplicare l’insicurezza arriva presto la guerra, che non risparmia neanche i luoghi isolati e la popolazione inerme. Tra le vittime il cugino, Don Concezio, strappato a forza dalla chiesa per essere anche fucilato con altri innocenti dai soldati tedeschi.
Mons. Chiaretti non ha mai dimenticato quell’orrore e la memoria del cugino prete, forse immagine del sacerdote vittima per la vita della comunità, è la figura che più ha influito sulla sua personalità, dopo quella del Santo eponimo di Leonessa, il frate cappuccino san Giuseppe, impavido predicatore del Vangelo.
Nato nella parte di Leonessa soggetta alla giurisdizione ecclesiastica dell’arcidiocesi di Spoleto, mons. Chiaretti entra ancora ragazzino nel Seminario Regionale di Assisi. È intelligente, vispo e studioso. Dopo aver compiuto gli studi teologici presso il Pontificio Seminario regionale umbro “Pio XI” di Assisi, fu ordinato sacerdote dall’arcivescovo Raffaele Mario Radossi l’8 dicembre 1955.
Gli anni sereni del Seminario e dello studio lasciano ben presto lo spazio ad una realtà pastorale molto concreta. Tra le prime esperienze, la guida di una piccola comunità del reatino. Poche decine di anime, ma i rapporti umani non sono facili e ciò mette a dura prova la resistenza del giovane prete.
La sofferenza da subito segna la sua sensibilità, molto profonda anche se non lo dava a vedere, e la sua vita di presbitero. In quegli anni matura come uomo e pastore; segue poco le pastorali teoriche ma è sempre vicino alle gente, della quale percepisce da subito gli umori, le gioie e le angosce.
Gli studi e il servizio nell’arcidiocesi di Spoleto
Occupa con lo studio il molto tempo che, suo malgrado, i parrocchiani gli lasciano libero. Ottiene ben presto una licenza in Teologia (1960) e il diploma in Teologia pastorale e liturgica (1961) alla Pontificia Università Lateranense di Roma; poi si laurea in Lettere classiche (1967) all’Università degli Studi di Perugia (per alcuni anni sarà anche uno stimato insegnante).
Parroco in diverse comunità e Vicario generale dell’Arcidiocesi; insegnante di Lettere nelle scuole superiori di Spoleto. Gli arcivescovi Giuliano Agresti e Pietro Ottorino Alberti notano le qualità umane, intellettuali e pastorali di don Chiaretti e lo chiamano a Spoleto a collaborare in curia.
È apprezzato anche dai vescovi umbri, che gli chiedono di animare il Centro di pastorale regionale. Don Giuseppe è stato prima parroco in varie comunità del territorio spoletino e poi vicario generale dell’Arcidiocesi dal 1977 alla sua elezione a vescovo.
Il suo incarico di vicario generale dell’arcidiocesi di Spoleto fu mantenuto fino al 1983. La Chiesa di Spoleto-Norcia lo ha ricordato come un sacerdote che aveva svolto vari ministeri, in ultimo quello di Vicario Generale fino alla nomina episcopale.
La nomina episcopale e la diocesi marchigiana
Giuseppe Chiaretti fu eletto alle sedi vescovili di Montalto e Ripatransone-San Benedetto del Tronto il 7 aprile 1983. La nomina arrivò dodici giorni prima del compimento del suo cinquantesimo anno di età.
È stato consacrato vescovo dal cardinale Sebastiano Baggio, nella cattedrale di Spoleto, il 15 maggio 1983. In quell’occasione ricevette l’ordinazione episcopale nella Basilica Cattedrale di Spoleto.
La comunità che lo aspettava come guida, serena nei rapporti umani, richiedeva però fin da subito un grande impegno a motivo dello spostamento della sede episcopale da Ripatransone a San Benedetto del Tronto, nuova ed effervescente realtà urbana del litorale adriatico.
Giovanni Paolo II eresse la nuova diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto con decreto del 30 settembre 1986, e Chiaretti ne divenne il primo vescovo. Spettò a lui il compito di portare la sede della diocesi da Ripatransone a San Benedetto del Tronto nel 1986.
Si trattava di approntare tutte le nuove strutture, dare corpo e gambe a una nuova diocesi e sostenere la crescita di un rinnovato senso di appartenenza di clero e fedeli. La diocesi, infatti, non solo cambiava nome e sede, ma prendeva anche una nuova dimensione ecclesiale.
Non si trattava solo di attuare cambiamenti strutturali (una sede piuttosto che un’altra), che certamente sono sempre molto impegnativi, tra l’altro anche dal punto di vista economico, ma di coltivare il senso di appartenenza alla nuova realtà ecclesiale da parte di tutti, clero e fedeli, cosa che è sempre un processo non solo lungo, ma che richiede anche conversione di mentalità sedimentate nel tempo e di attaccamenti affettivi che non vanno mai trascurati e non sempre sono facili da superare.
Grande fu l’impegno del vescovo Chiaretti incaricato di questo trasferimento e di questo nuovo inizio. Lui vi si dedicò con grande passione apostolica, non lesinando fatiche e affrontando le inevitabili incomprensioni.
Mons. Chiaretti ha sentito molto forte il legame con questa Chiesa, che non è stata solo la sua “sposa”, ma anche la sua creatura. A questa comunità diocesana marchigiana l’arcivescovo emerito è stato sempre molto legato.

Le iniziative pastorali nelle Marche
Molte furono le iniziative pastorali di grande rilievo che egli promosse in diocesi. Tra le tante, ricordo in particolare quella che egli amava chiamare la “cattedrale della carità”, cioè il Biancazzurro, ancora oggi centro diocesano di carità attraverso la cooperativa che egli istituì, sede dell’Unitalsi che segue con tanto amore e dedizione i nostri malati, ma anche sede di moltissime iniziative pastorali diocesane.
Ricordo anche il grande congresso eucaristico diocesano da lui voluto e che fu propulsore di rinnovata spiritualità eucaristica diocesana. Eucaristia e carità: mi paiono due fulcri centrali del suo episcopato che meritano di essere menzionati e ricordati, perché fulcri inscindibili della fede e della vita cristiana.
L’eucaristia celebrata deve diventare carità vissuta, mentre la carità trova nell’eucaristia la sua massima espressione e il suo alimento, poiché l’eucaristia è Cristo che dona se stesso per la vita del mondo. Fu promotore dei nuovi movimenti ecclesiali: vedeva in essi una speranza per il rinnovamento auspicato dal Concilio Ecumenico Vaticano II attraverso un nuovo protagonismo cristiano del laicato.
L’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve
Nel 1995, ecco la promozione ad arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve, dove fece ingresso solenne domenica 28 gennaio 1996, vigilia della festa del patrono san Costanzo. Il 9 dicembre 1995 era stato promosso da papa Giovanni Paolo II alla sede arcivescovile metropolitana di Perugia-Città della Pieve.
Ricevette dallo stesso pontefice il palio di metropolita, nella Basilica di San Pietro, il 29 giugno 1996. L’episcopato perugino-pievese di mons. Chiaretti è iniziato il 28 gennaio 1996, giorno del suo ingresso in diocesi.
Arrivò con un programma lineare e impegnativo: la visita pastorale, un congresso eucaristico, la celebrazione del grande giubileo del 2000 e un sinodo diocesano. Porterà a termine ogni iniziativa: capacità e inventiva non gli mancavano.
Ha guidato la Chiesa del capoluogo umbro per quattordici anni, fino al 2009, quando ha consegnato il pastorale al suo successore, Gualtiero Bassetti. Il suo è stato l’episcopato più lungo degli arcivescovi di Perugia del periodo post-secondo conflitto mondiale ad oggi, durato quasi quattordici anni.
Un forte senso di appartenenza alla Chiesa umbra
Forte in lui è stato sempre il senso di appartenenza alla Chiesa umbra, della quale è stato al suo timone, in qualità di presidente della Conferenza episcopale umbra (Ceu), dal 2004 al 2009, e dal 2005 al 2009 vice presidente della Cei, eletto al primo scrutinio a questo incarico dai vescovi italiani.
Mons. Chiaretti, pur essendo nato a Leonessa il 19 aprile 1933, si è sempre sentito umbro e spoletino, e quando gli è stata conferita la cittadinanza onoraria della città del Festival dei Due Mondi ha commentato: «ringrazio ma io mi sento spoletino ed umbro da sempre».
La Conferenza Episcopale Umbra ricorda con ammirazione e gratitudine il lungo ministero episcopale dell’arcivescovo Giuseppe Chiaretti nella diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto prima e di Perugia-Città della Pieve poi, facendo memoria anche del suo servizio alle Chiese che sono in Italia come vice presidente della Conferenza episcopale italiana e a quelle umbre come presidente della Conferenza episcopale regionale.
Le linee pastorali: nuova evangelizzazione e missione
Mons. Chiaretti ha tracciato le “linee-guida” del suo episcopato perugino nelle 34 Lettere pastorali scritte dal 1996 al 2008 e pubblicate, prevalentemente, all’inizio della Quaresima o dell’Anno pastorale.
In queste Lettere ha ribadito: «l’urgenza pastorale del momento è il “ricostruire la Chiesa”, come diceva Paolo VI; la “nuova evangelizzazione” e la “missione”, come diceva continuamente Giovanni Paolo II; un “nuovo progetto culturale a valenza pastorale”, come amano dire i Vescovi italiani».
Mons. Chiaretti ha speso le sue energie per avviare nei vari ambiti della vita ecclesiale (vocazioni, parrocchia, famiglia, giovani, lavoro, scuola, cultura…) la “nuova evangelizzazione” affidata non solo a sacerdoti e religiosi ma anche ai laici, puntando molto nelle associazioni, nei gruppi e nei movimenti ecclesiali.
Il suo episcopato è stato finalizzato a favorire «il senso di appartenenza alla Chiesa diocesana e a ricomporre il tessuto della vita comunitaria sia nelle parrocchie che nella diocesi».
L’episcopato di mons. Chiaretti si è caratterizzato non poco nell’insistere a far accogliere in tutti, consacrati e laici, l’idea che «evangelizzare è grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda», come intuì Paolo VI, e l’urgenza di «rifare il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali», come esortò a fare Giovanni Paolo II.
«Che la scelta della “nuova evangelizzazione” sia ineludibile, mons. Chiaretti lo ribadisce con tenace insistenza, osservando che “è tempo di scrollarci di dosso vecchie abitudini religiose impastate di pigrizia, per le quali esistono solo pretese (…), e non anche fatiche e impegno per il benessere della comunità, per la bellezza di santa madre Chiesa”».
Il Sinodo diocesano
Nel 2006, quando indisse il Sinodo diocesano, scrisse: “Il Sinodo avvia i sacerdoti, religiosi e laici in un cammino insieme, che sia vera missione tra i cristiani e di confronto-dialogo con i ‘distanti’… Non è un esame di tutta la vita della diocesi nella sua ripartizione classica di catechesi-liturgia-carità, ma solo una puntualizzazione sulla dimensione missionaria della nostra Chiesa in rapporto all’evangelizzazione”.
La Visita Pastorale alle comunità parrocchiali dell’Archidiocesi, svoltasi dal 2001 al 2005, ha portato mons. Chiaretti ad indire il Sinodo diocesano (2006-2008) dopo più di sessanta anni dal precedente, celebrato nel 1942.
I temi del Sinodo - presbiteri, famiglia, giovani, cultura cristiana - «hanno - come ha evidenziato mons. Chiaretti nella presentazione del Documento sinodale - un denominatore operativo comune: “nuova evangelizzazione”».
Su questo “denominatore operativo comune” il presule si è sempre molto soffermato dando il via al Sinodo diocesano a conclusione della Visita pastorale secondo le indicazioni date da Giovanni Paolo II a conclusione della sua visita a Perugia il 26 ottobre 1986: nuova evangelizzazione nelle e delle parrocchie, famiglie, giovani, mondo della cultura.
«Il Sinodo avvia i sacerdoti, religiosi e laici in un cammino insieme» esprimeva una visione pastorale fondata sulla corresponsabilità e sul dialogo. La stagione sinodale aperta a Perugia-Città della Pieve è stata definita una pagina nuova del suo episcopato.

Carità, accoglienza e attenzione alle persone fragili
La carità e la ricerca di figure di santità sono state al centro del suo episcopato. Sotto il suo episcopato è stata rivista e rilanciata l’idea di opera segno-struttura di accoglienza per persone in difficoltà e svantaggiate, creandone delle nuove e riprogettando la funzionalità di quelle esistenti.
Queste iniziative miravano a mettere meglio in pratica il precetto evangelico “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.
Mons. Chiaretti ha avviato la comunità cristiana alla “nuova evangelizzazione” anche attraverso la pedagogia della carità in un’epoca sempre più individualista. Non solo, ha contribuito alla crescita dell’impegno sociale della Chiesa sul fronte della carità a partire dal terremoto del 1997.
Da quell’esperienza è nato un nuovo “stile” di azione della Caritas diocesana e regionale concretizzatosi con il condividere con gratuità la sofferenza e la povertà umana e materiale del prossimo.
Come non menzionare l’ormai tradizionale pranzo di Natale dell’arcivescovo con gli ospiti delle opere segno e con le persone sole della città, iniziativa che si svolge dal 25 dicembre 2001, che ha richiamato l’attenzione sul significato della condivisione della festa con il prossimo rinunciando a se stessi.
L’immagine che ritrae mons. Chiaretti inginocchiato in piazza IV Novembre di Perugia, mentre soccorre un uomo svenuto a causa di un malore, testimonia, più che molti scritti e documenti, il suo essere uomo e pastore attento al prossimo sofferente sia nel corpo che nello spirito.
Anche l’insegnamento del “buon samaritano” nella vita di tutti i giorni ha caratterizzato il suo lungo ministero episcopale. Senza scadere nella retorica della povertà amava la sobrietà l’attenzione verso i bisognosi con discrezione e senza ostentazione.
La promozione delle figure di santità
Mons. Chiaretti è andato anche alla ricerca di figure di santità del nostro tempo da poter segnalare come esempi di cristiani da imitare per la salvezza e la redenzione della propria anima. Figure che più di altre, nel mettersi concretamente a servizio del prossimo, ci insegnano la strada della “nuova evangelizzazione”.
Vittorio Trancanelli
Una di queste è il venerabile servo di Dio Vittorio Trancanelli (1944-1998), per il quale mons. Chiaretti ha avviato, nel settembre 2006, il “Processo informativo diocesano sulle virtù umane e cristiane”.
Trancanelli, noto medico chirurgo ospedaliero perugino, spese gran parte della sua vita e della sua professione nell’accogliere tra le proprie mura domestiche gli “ultimi”, i più piccoli ed indifesi, dando vita all’associazione “Alle Querce di Mamre”.
È un’opera di carità aperta a famiglie con minori in particolari difficoltà che collabora con la Caritas diocesana. Di Trancanelli mons. Chiaretti ha detto: «Vittorio ci ha insegnato, in un tempo nel quale si rifiuta Dio, ad incontrare Gesù nelle persone più bisognose, che vivono in mezzo a noi.
Sono loro, nel ricevere il nostro aiuto, a salvarci dal Male facendoci incontrare l’Amore del Signore». Poi, parlando della santità di Trancanelli, ha ricordato: «la Santità è un dovere di tutti i cristiani; in ogni stagione della vita c’è qualcuno che ci indica il cammino verso Dio e, nel nostro tempo, quel qualcuno è Vittorio, che ha realizzato una “santità feriale” con Amore verso il prossimo e per Amore di Dio».
Santa Léonie Aviat
Sotto l’episcopato di mons. Chiaretti, il 25 novembre 2001, la beata Léonie Francesca di Sales Aviat, fondatrice delle Suore Oblate di san Francesco di Sales, morta a Perugia il 10 gennaio 1914, è stata proclamata santa.
Fu proposta dalla Chiesa «all’intera cattolicità come modello di vita cristiana riuscita, avendone verificato minuziosamente l’eroicità delle virtù», scrive l’arcivescovo nella sua Lettera pastorale dedicata alla nuova santa.
«Gli ultimi anni della sua vita li trascorse, esule, a Perugia, nella casa religiosa di via della Cupa… Com’è d’ogni santo che la Chiesa propone, c’è al fondo della proclamazione il riconoscimento solenne del valore profetico d’una presenza e di un’opera che, com’è giusto che sia, s’interessa della persona umana più e prima che delle strutture».
Cultura, storia, arte e memoria ecclesiale
Grande studioso e uomo di elevato spessore culturale, ha saputo trasmettere la fede anche attraverso la promozione e la valorizzazione dell’arte, della storia e della cultura in generale. La sua attenzione alla storia non era per mera erudizione ma aveva una finalità pastorale.
Ha richiamato costantemente i credenti e non solo, a riscoprire le origini cristiane della comunità perugina nell’attualizzare, in primis, le figure di santità dei vescovi martiri Costanzo ed Ercolano.
Ha avuto come punti di riferimento storico-ecclesiale alcuni suoi predecessori dei secoli passati, tra i quali Napoleone Comitoli (1591-1624), definito un vescovo “riformatore” che accrebbe la religiosità popolare, e Gioacchino Pecci (1846-1878).
Quest’ultimo asceso al Soglio pontificio col nome di Leone XIII, il papa della Rerum novarum. Mons. Chiaretti si è collegato a loro in vari modi, promuovendo eventi ecclesiali e di fede-devozione popolare, ripristinando anche le antiche processioni dette “Luminarie”, e convegni culturali sia di interesse locale che nazionale.
Fu contento che Andrea Maiarelli facesse la ricerca inerente una medievale congregazione sacerdotale perugina del Medioevo volendo trarne elementi per aiutare il presbiterio diocesano ad approfondire la propria identità.
Così come il recupero della luminaria di san Costanzo oppure l’interesse presente per conoscere meglio la vicenda di san Giuseppe da Leonessa. La promozione della cultura e della memoria religiosa diventava così uno strumento per rinnovare la coscienza ecclesiale delle comunità.
Gli eventi principali dell’episcopato perugino
Il suo lungo episcopato è stato caratterizzato da numerosi e significativi eventi: dal IV Congresso eucaristico al Sinodo diocesano. In qualità di presidente, prima del Segretariato per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso (1995-2000), poi dell’omonima Commissione Cei (2000-2004), mons. Chiaretti ha promosso il Primo Convegno ecumenico nazionale su “Il Padre Nostro”.
| Periodo o data | Evento o incarico |
|---|---|
| 1995-2000 | Presidente del Segretariato per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso |
| 12-15 aprile 1999 | Primo Convegno ecumenico nazionale su “Il Padre Nostro”, Perugia-Assisi |
| 2-19 settembre 1999 | IV Congresso eucaristico diocesano |
| 2000-2004 | Presidente dell’omonima Commissione Cei |
| 2000 | Eventi diocesani del Grande Giubileo |
| 2001-2005 | Visita pastorale alle comunità parrocchiali dell’Archidiocesi |
| 2003 | Celebrazioni del centenario della morte di papa Leone XIII |
| 2006-2008 | Sinodo diocesano |
Il convegno di Perugia-Assisi, svoltosi dal 12 al 15 aprile 1999, ha visto la partecipazione dei rappresentanti degli uffici per l’Ecumenismo delle Diocesi italiane e delle confessioni ortodosse e protestanti presenti nel Paese.
A questo significativo evento, ripreso anche da importanti media nazionali, sono seguiti altri di importanza e crescita ecclesiale locale. Basti pensare alla celebrazione del IV Congresso eucaristico diocesano, dal 2 al 19 settembre 1999, dedicato al tema “Senza il giorno del Signore non possiamo vivere”.
Il Congresso eucaristico si è tenuto a quasi sessanta anni di distanza dal precedente, celebrato nel 1941. Seguirono gli eventi diocesani del Grande Giubileo dell’anno 2000 e le celebrazioni del centenario della morte di Papa Leone XIII (1903-2003), con due importanti convegni di studi filosofici e storici di spessore internazionale.
La Visita Pastorale alle comunità parrocchiali dell’Archidiocesi, svoltasi dal 2001 al 2005, ha costituito una tappa decisiva del suo progetto pastorale. La visita si è conclusa con l’avvio del Sinodo diocesano, celebrato dal 2006 al 2008.
Ecumenismo, dialogo interreligioso e rapporti con le Chiese cristiane
Pastore del dialogo, era stato membro del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani. In qualità di presidente prima del Segretariato per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e poi dell’omonima Commissione Cei, aveva promosso nel 1999 il primo Convegno ecumenico nazionale sul “Padre Nostro”.
Della sua umanità, intelligenza e competenza si giova anche la Conferenza Episcopale Italiana, che, oltre alla vice presidenza, gli affida la guida della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso.
In quell’ambito si spende generosamente partecipando a numerosi incontri di preghiera e di studio; stabilisce eccellenti rapporti con le autorità religiose valdesi e riformate, e con quelle del mondo ortodosso.
Accoglie a Perugia l’arcivescovo Kirill, che dopo qualche anno diventerà patriarca di Mosca. Fu testimone della fraterna accoglienza che gli riservò il patriarca rumeno Daniel a Bucarest durante la visita dei vescovi umbri.
Il suo impegno per il dialogo si inseriva in una concezione della Chiesa capace di incontrare sia i cristiani sia i “distanti”, attraverso il confronto, la preghiera e la ricerca di una rinnovata comprensione reciproca.
Il rapporto con i sacerdoti, i laici e i movimenti ecclesiali
La valorizzazione dei vari carismi fu una delle sue attenzioni, tuttavia senza idealizzazioni ma con una visione anche critica di certi movimenti e gruppi ai quali ad esempio rimproverava l’immobilità che impedisce di comprendere i cambiamenti sociali e storici.
Diceva che spesso nascono come movimenti, continuano come confraternite e muoiono come ordini religiosi. La sua prospettiva sui carismi ecclesiali univa riconoscimento delle risorse spirituali e attenzione alla necessità di rimanere aperti alla storia e ai mutamenti della società.
Mons. Chiaretti ha speso le sue energie per avviare la nuova evangelizzazione affidata non solo a sacerdoti e religiosi ma anche ai laici, puntando molto nelle associazioni, nei gruppi e nei movimenti ecclesiali.
In un intervento pubblico elogiò i sacerdoti, soprattutto parroci; con schiettezza disse che le patacche che a volte si notavano sulla talare erano in realtà vere e proprie medaglie della loro fedeltà.
Altro aspetto non secondario è che mons. Chiaretti, nel tracciare le “linee maestre” del progetto pastorale diocesano, le affida «agli uffici di curia - scrive lo stesso presule - perché le traducano in programmi con obiettivi ben delimitati, e alle comunità parrocchiali perché li facciano propri adattandoli al loro stile e al loro linguaggio».
La conclusione del ministero episcopale
Ha concluso il suo ministero episcopale a Perugia il 16 luglio 2009, giorno in cui papa Benedetto XVI ha accettato le sue dimissioni per raggiunti limiti d’età nominando suo successore mons. Gualtiero Bassetti.
Fino all’insediamento di quest’ultimo, avvenuto il 4 ottobre 2009, è stato amministratore apostolico dell’Archidiocesi. Da arcivescovo emerito ha continuato a essere ricordato come pastore della Chiesa perugino-pievese e come figura legata alle Chiese di Spoleto e di San Benedetto del Tronto.
Gli ultimi anni e la morte
L’Arcivescovo emerito di Perugia-Città della Pieve mons. Giuseppe Chiaretti, 88 anni, è deceduto il 2 dicembre 2021 alle ore 13.20 presso la Residenza Fontenuovo, dove era stato accolto in questi ultimi tempi.
Nelle scorse settimane era stato ricoverato per un’insufficienza respiratoria. Gli ultimi anni sono stati segnati da problemi di salute, ma non privi del conforto della preghiera e degli amati studi, nei quali era, come in altri àmbiti, infaticabile.
Si è spento lentamente, nel silenzio e nell’accettazione della volontà di Dio, come sempre nella sua vita. L’8 dicembre avrebbe compiuto 66 anni di sacerdozio.
Il Cardinale arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti ha espresso sentite condoglianze ed è stato vicino con la preghiera alla sorella di mons. Chiaretti, Piera, e a tutti i familiari. Il cardinale Bassetti anche poche sere prima aveva fatto visita al suo predecessore unendosi a lui in preghiera.
Il testamento spirituale e la devozione mariana
Nel motto episcopale del vescovo Giuseppe, tratto dalla Lettera agli Ebrei, si concentra la storia e la personalità di un uomo che ha fatto della vita in Cristo la sua sicura ed eterna speranza.
La speranza nel Cristo, autore di un nuovo ed eterno sacerdozio di salvezza, lo ha sostenuto per tutta la vita. Questa fiducia emerge anche dal testamento spirituale che aveva scritto qualche anno prima della morte.
“Sta ormai avvicinandosi il tempo di concludere il mio viaggio su questa bella aiuola del creato (che ho amato e desiderato sempre più ricca di giustizia, di bontà, di onestà, di fraternità) per tornare alla patria definitiva: la “casa” e il “cuore” di quel Dio che Gesù mi ha fatto conoscere come Padre che ama e perdona.
In questo Dio ho creduto e credo, ed ora spero di incontrarlo finalmente faccia a faccia e di vederlo così come egli è (1Gv3,2), svelandomi il suo volto che ho tanto desiderato conoscere: “il tuo volto, Signore, io cerco: non nascondermi il tuo volto!” (Sal 27).
Mi prenda per mano in questa trasferta, accompagnandomi nel tunnel del passaggio, la Vergine Maria, la mamma tenerissima di Gesù e madre della mia identità cristiana, del mio sacerdozio, del mio episcopato: Lei, augusta protettrice della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto come “Virgo Lauretana”, e dell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve come “Mater gratiarum”…
Mi accompagni anche il mio santo concittadino Giuseppe, per la cui migliore conoscenza mi sono a lungo adoperato. E con la sua ultima invocazione intendo chiudere anch’io la mia esistenza terrena: “Sancta Maria, succurre miseris!”.
Intendo rinnovare anche alla fine l’offerta che fu della mia giovinezza: “Signore, ti do tutto. Ma tu dammi un sacerdozio splendido!”. Lui è stato di parola; io, forse, non sempre! E per questo torno a chiedergli di nascondermi nella ferita del suo cuore”.
La devozione alla Vergine Maria occupava un posto centrale nella sua spiritualità. A San Benedetto del Tronto era legato alla “Virgo Lauretana”, mentre a Perugia-Città della Pieve alla “Mater gratiarum”.
Le esequie e la sepoltura
Le esequie, presiedute dal cardinale Gualtiero Bassetti, si sono tenute nella Cattedrale di Perugia sabato 4 dicembre alle ore 10. Al termine della celebrazione il feretro è stato traslato nella cattedrale di San Benedetto del Tronto, dove è stato tumulato.
Nel primo pomeriggio di sabato 4 dicembre la comunità diocesana di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto Marche ha accolto presso la Cattedrale Madonna della Marina le spoglie mortali di mons. Giuseppe Chiaretti, primo vescovo della diocesi.
Il feretro è giunto dalla città di Perugia, dove l’amatissimo pastore si è spento il 2 dicembre e dove era stato salutato durante la mattinata nella Cattedrale di San Lorenzo dai fedeli che lo ebbero come Arcivescovo dal 1995 al 2009.
Il rito funebre è stato presieduto dal Vescovo Carlo Bresciani e concelebrato dal Vescovo Emerito Gervasio Gestori, dal Vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia mons. Nazzareno Marconi e da numerosi sacerdoti del presbiterio diocesano.
La presenza di un così gran numero di fedeli è forse il segno più evidente del bene che questo pastore ha seminato nelle nostre terre. Mons. Chiaretti ha voluto essere sepolto nella cattedrale della sua prima diocesi, davanti all’altare della Madonna di Lourdes.
Riposerà ai piedi della Madonna di Lourdes a cui fu molto devoto, avendo, tra l’altro, promosso durante il suo episcopato numerosi pellegrinaggi con i malati presso la grotta di Masabielle, dove Maria apparve a santa Bernadetta.
Al termine della celebrazione il compianto vescovo emerito è stato tumulato nello spazio a lui riservato presso la Cappella della Madonna di Lourdes, secondo quanto aveva tanto desiderato.
Il profilo pastorale e umano
Giuseppe Chiaretti è stato un infaticabile pastore nel guidare il suo gregge in un lungo cammino caratterizzato dalla nuova evangelizzazione, fondata sulla carità e sulla missione, oltre che sull’annuncio della Parola.
È stato, soprattutto, un pastore profetico se si riflette sulla stagione sinodale intrapresa oggi dalla Chiesa. La sua idea di “cammino insieme” coinvolgeva sacerdoti, religiosi e laici e mirava a trasformare la vita delle comunità in una vera esperienza missionaria.
“A Perugia avete un santo”: queste parole ebbe a dire riferendosi a monsignor Chiaretti il monaco trappista André Louf ad alcuni giovani umbri incontrati a Bose durante il corso di spiritualità ortodossa nel settembre 2001.
Mons. Chiaretti ci ha lasciati, come un padre lascia la propria famiglia, nell’amore e nella consapevolezza di aver fatto il possibile per quelli affidati al suo cuore. Sentiamo profonda riconoscenza verso quest’uomo umile, sincero e premuroso.
Come fa un padre - dice Bassetti - sapeva anche correggere e farsi rispettare, ma era sempre alla ricerca dei figli. Sacerdoti, consacrati e laici hanno sperimentato la sua paternità e lo ricordano oggi in benedizione.
tags: #arcivescovo #giuseppe #chiaretti