Il dipinto di Jacopo Tintoretto conservato nella Cappella di Sant’Atanasio della chiesa di San Zaccaria a Venezia è tradizionalmente noto come Nascita di San Giovanni Battista, ma una parte della critica lo identifica come Natività della Vergine. L’attribuzione del soggetto rimane incerta perché Elisabetta, madre del Battista, e Anna, madre della Vergine, partorirono entrambe in età avanzata e i due episodi seguono un formato iconografico quasi identico.
Secondo il critico d’arte Andrea Gallo, tuttavia, il simbolismo della tela di San Zaccaria si riferisce alla nascita di Maria e non può in alcun modo essere collegato alla nascita del Battista. La presenza degli angeli, l’apertura luminosa del cielo verso il neonato, il pane sulla tovaglia bianca e la destinazione originaria dell’opera a un convento femminile rafforzano questa interpretazione.
| Autore | Jacopo Tintoretto |
|---|---|
| Secolo | XVI secolo |
| Data | 1563 ca |
| Chiesa | Chiesa di San Zaccaria |
| Collocazione | Cappella di Sant’Atanasio |
| Tecnica | Olio su tela |

La tela di San Zaccaria e l’identificazione del soggetto
Questa superba tela di Tintoretto si trova nella cappella di Sant’Atanasio nella chiesa di San Zaccaria. Ufficialmente è chiamata «Nascita del Battista», ma secondo il critico d’arte Andrea Gallo si tratta di un errore.
Per giustificare questo errore, Gallo confronta il dipinto con un’altra opera di Tintoretto conservata al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. Questa è chiaramente identificata come «Nascita di San Giovanni Battista».
Sebbene nelle fonti del sedicesimo secolo questa tela sia chiamata Nascita di San Giovanni Battista, autori recenti hanno oscillato tra l’identificazione tradizionale e il tema alternativo della Nascita della Vergine. Entrambi i soggetti venivano spesso raffigurati nel Rinascimento, e ciascuno seguiva un formato iconografico quasi identico.
Secondo una parte della critica, l’opera, nota come Natività della Vergine, raffigurerebbe invece la nascita di Giovanni Battista. Sia Elisabetta, madre del Battista, sia Anna, madre della Vergine, partorirono infatti in età avanzata e questo rende incerta l’identificazione del soggetto del dipinto.
Gli argomenti a favore della Natività della Vergine
Secondo Gallo, il simbolismo utilizzato da Tintoretto nel dipinto di San Zaccaria è quello della nascita della Vergine e non può in alcun modo riferirsi alla nascita del Battista.
In effetti, la presenza piramidale degli angeli nell’angolo superiore sinistro del dipinto, questa apertura del cielo verso il bambino, la sua illuminazione celeste, corrispondono al racconto apocrifo della nascita di Maria così come era conosciuto nel XVI secolo.
Dal momento in cui Cristo ha scelto Maria come tramite per la sua venuta sulla terra, nel momento stesso della nascita di sua madre, la Vergine, egli è già presente nella forma scelta che gli darà la vita. Questo è il significato del triangolo luminoso, di questa piramide rovesciata i cui raggi puntano direttamente sul neonato in braccio alla donna.
La forma sacramentale del pane profumato sulla tovaglia bianca sotto gli angeli è l’altro simbolo che Tintoretto ha sottolineato. Questo elemento avvalora la tesi della nascita della Vergine, non potendo essere collegato a quella del Battista.
Infine, va ricordato che questo dipinto era destinato a un convento di donne, il che rafforza ulteriormente la tesi del soggetto della nascita di Maria. Il riferimento teologico di quest’opera di Tintoretto è quello della nascita della Vergine.
La lettura tradizionale: la nascita di Giovanni Battista
La scena movimentata si svolge in una camera da letto, dove la neo-madre riposa sul letto a destra, mentre un gruppo di giovani donne, probabilmente delle levatrici, si occupa del neonato in primo piano.
La Vergine compare anche, sullo sfondo, mentre assiste Elisabetta, coricata sul letto. Sopra i personaggi che si affaccendano nella stanza, compaiono gli angeli e lo Spirito Santo, immersi in una luce abbacinante.
Jacopo Da Varagine riporta un aneddoto sulla nascita di Giovanni Battista: egli, appena nato, sarebbe stato tenuto in braccio da Maria, che nel dipinto sarebbe raffigurata in primo piano, vestita di rosso e blu.
È l’unica figura che sembra percepire l’apparizione angelica, suggerendo che questo possa essere il momento in cui gli è stata restituita la parola dopo aver dato un nome al figlio.
Personaggi e composizione della scena
La madre della Vergine è raffigurata sul letto, mentre le donne si occupano delle attività legate al parto e alla cura del neonato. Il dipinto mostra una scena domestica animata, costruita attraverso numerose figure, gesti e direzioni dello sguardo.
La madre riposa nel letto a destra, mentre un gruppo di giovani donne, probabilmente delle levatrici, si affaccenda attorno al bambino in primo piano. La Vergine, secondo l’interpretazione tradizionale, è presente sia nella figura in primo piano sia nella scena sullo sfondo.
Lungo il margine destro della tela, un vecchio osserva con riverenza: si tratta di Zaccarìa, padre di San Giovanni Battista e santo a cui è dedicata la chiesa di San Zaccarìa.
L’anziano Zaccaria è in piedi sul lato destro dell’opera, mentre vari personaggi femminili si affaccendano attorno al neonato Giovanni, nutrito da una balia che gli offre il seno.
Un bacino suggerisce ulteriormente la purificazione rituale associata al parto. Anche un gatto è incluso, aggiungendo un tocco di realismo quotidiano a questa scena sacra.

Il significato di Zaccaria
Nel Vangelo Secondo san Luca (1,7-22) si legge come Dio punisse con il mutismo l’anziano sacerdote Zaccaria, per non avergli creduto. Dio infatti disse a Zaccaria che la sua anziana moglie Elisabetta gli avrebbe dato un figlio.
Riacquistò il dono della parola solo dopo aver annotato il nome predestinato del neonato, Giovanni. L’opera descrive il momento immediatamente seguente al parto di Elisabetta, che vediamo sdraiata nel letto.
La presenza di Zaccaria lungo il margine destro della tela può quindi essere letta come un riferimento alla storia evangelica del Battista. La sua attenzione rivolta verso la scena e verso l’apparizione celeste suggerisce un momento di rivelazione e di riconoscimento del destino del bambino.
Il confronto con la tela dell’Ermitage
Per sostenere l’identificazione della tela veneziana con la Natività della Vergine, Gallo la confronta con un’altra opera di Tintoretto conservata al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. Quest’opera è chiaramente identificata come Nascita di San Giovanni Battista.
Quest’opera è l’unica dell’artista conservata all’Ermitage di San Pietroburgo. Il dipinto è alto 1,81 metri e largo 2,66 metri.
Tintoretto ritrae magistralmente il momento cruciale della nascita di Giovanni Battista. La scena si svolge all’interno di un ambiente riccamente dettagliato, immerso in una luce calda che contrasta con i toni più freddi degli abiti dei personaggi.
L’attenzione è focalizzata su Elisabetta, madre di Giovanni, distesa a letto e assistita da un gruppo di donne. Una aiuta nel parto, un’altra allatta il neonato, mentre Maria, madre di Gesù, è raffigurata mentre tiene delicatamente tra le braccia il piccolo Giovanni, avvolto in una veste rosa.
La Nascita di San Giovanni Battista dell’Ermitage
Le espressioni sui volti di queste donne, catturate con straordinaria precisione, trasmettono una gamma di emozioni - dall’intensità del processo del parto alla tenera gioia della nuova vita.
Sullo sfondo, vediamo Zaccaria, padre di Giovanni, che osserva la scena con un’espressione contemplativa, e un’altra figura, forse un servo o un visitatore, che arricchisce la narrazione.
I dettagli architettonici, come una scala e una finestra, contribuiscono al senso di grandiosità e importanza dell’evento. Anche un gatto è incluso, aggiungendo un tocco di realismo quotidiano a questa scena sacra.
L’uso delle pennellate di Tintoretto è energico ed espressivo, creando un senso di movimento e vita nella scena. La composizione complessiva è vivace e coinvolgente, trascinando lo spettatore nel cuore di questa nascita miracolosa e del suo profondo significato nella storia cristiana.
Il dipinto è ricco di simbolismo, rappresentando non solo la nascita stessa, ma anche il ruolo cruciale di Giovanni Battista come precursore di Gesù Cristo.
La nascita di San Giovanni Battista. Tintoretto - Hermitage - San Pietroburgo.

Il gatto e il volatile nel catino
Durante il restauro del dipinto è emerso un dettaglio misterioso che potrebbe supportare un’interpretazione alternativa: a destra del trio di donne che reggono il bambino, un gatto parzialmente dipinto sembrava osservare il volatile nero appollaiato sul catino di rame.
Il gatto, a volte considerato simbolo di una presenza diabolica, viene spesso contrapposto alla figura della Vergine Maria. A metà dell’opera di raffigurare il felino, Tintoretto cambiò idea e lo cancellò.
In ogni caso, non è chiaro se questo dettaglio fosse inteso come simbolico o semplicemente decorativo. La presenza del gatto, insieme al bacino e agli oggetti della vita quotidiana, contribuisce comunque alla particolare tensione tra realismo domestico e dimensione sacra.
Il linguaggio pittorico di Tintoretto
Jacopo Tintoretto è stato l’ultimo grande maestro del rinascimento italiano, ormai declinato verso il manierismo. Non si sa molto della giovinezza di questo artista che si proclamava allievo di Tiziano.
Massimo esponente della scuola manierista, si distingue per la straordinaria forza drammatica della sua opera, raggiunta attraverso le novità dei punti di vista, l’uso stupefacente della prospettiva e i sapienti effetti di chiaroscuro.
Il pittore, che in una carriera lunga e prolifica lasciò soltanto una volta Venezia per recarsi a Mantova, rappresenta l’autentica incarnazione della grande arte veneziana del suo tempo.
La maggior parte delle sue opere si trovano ancora a Venezia, nelle cosiddette Scuole, ovvero edifici appartenenti a confraternite religiose, per le quali l’artista le produsse, lavorando spesso solo in cambio di un minimo compenso.
Stabilito il riferimento teologico di quest’opera di Tintoretto, resta il fatto che il dipinto è particolarmente commovente. È una tela piena di vita e di colori.
Anche il modo in cui Tintoretto ha dipinto la madre della Vergine è molto coinvolgente e molto moderno. Tutta l’arte e il talento di Tintoretto sono presenti in quest’opera.
La tradizione iconografica della nascita del Battista
La scena della nascita del Battista appartiene a una tradizione figurativa consolidata, nella quale il parto di Elisabetta viene rappresentato attraverso la presenza delle levatrici, del neonato, di Zaccaria e di Maria.
Sia Zaccaria che Elisabetta che Giovannino sono muniti di aureola e lo dovrebbe essere pure la levatrice in rosso col manto blu perchè è Maria la futura madre di Cristo che secondo gli apocrifi aiutò la cugina a partorire, rara ma non inedita iconografia.
È noto un dipinto col medesimo soggetto di Tintoretto, ora all’Hermitage a San Pietroburgo, dove Maria levatrice è qui l’unica ad avere l’aureola.
Il confronto tra le due tele mostra come lo stesso artista potesse adottare una struttura compositiva simile per due soggetti distinti: in entrambi i casi compaiono il letto della madre, le donne che assistono al parto, il neonato, Maria, Zaccaria e l’apertura luminosa popolata dagli angeli.
La possibile interpretazione mariana
La lettura come Natività della Vergine si basa soprattutto sulla relazione tra il neonato e la luce celeste. Gli angeli disposti nella parte superiore sinistra formano una struttura piramidale, mentre i raggi luminosi convergono verso il bambino.
Questa apertura del cielo verso il neonato, insieme alla luce abbacinante e al riferimento sacramentale del pane, può indicare la futura funzione di Maria nella storia della salvezza.
Dal momento in cui Cristo ha scelto Maria come tramite per la sua venuta sulla terra, nel momento stesso della nascita di sua madre, la Vergine, egli è già presente nella forma scelta che gli darà la vita.
Il pane profumato collocato sulla tovaglia bianca sotto gli angeli assume, in questa prospettiva, un significato eucaristico che orienta la lettura verso Maria e verso il ruolo che ella avrà nella venuta di Cristo.
La possibile interpretazione battista
La lettura come Nascita di San Giovanni Battista trova invece sostegno nella figura dell’anziano Zaccaria, nel riferimento alla maternità tardiva di Elisabetta, nella presenza di Maria come levatrice e nella tradizione delle fonti del sedicesimo secolo.
L’opera può essere collegata al racconto evangelico del sacerdote che, dopo aver dubitato dell’annuncio divino, rimane muto fino al momento in cui riconosce il nome predestinato del figlio.
La figura del vecchio lungo il margine destro della tela può essere quindi identificata con Zaccaria, padre del Battista e santo titolare della chiesa. La sua posizione e il suo atteggiamento riverente gli conferiscono un ruolo particolare all’interno della scena.
L’interpretazione battista è inoltre sostenuta dal confronto con la tela dell’Ermitage, che presenta una composizione simile e una chiara identificazione del soggetto come nascita di Giovanni.
La Cappella di Sant’Atanasio
Il dipinto di Jacopo Tintoretto raffigurante la Nascita di San Giovanni Battista si trova nella Cappella di Sant’Atanasio, che originariamente faceva parte dell’antica chiesa gotica presente sul luogo.
La collocazione nella chiesa di San Zaccaria è significativa perché lega la tela a un edificio dedicato al padre del Battista. Questo contesto favorisce la lettura tradizionale dell’opera, anche se non risolve definitivamente l’identificazione del soggetto.
La destinazione originaria a un convento di donne, invece, è uno degli argomenti che rafforzano la possibilità di una Natività della Vergine. Le due interpretazioni dipendono quindi tanto dagli elementi interni della composizione quanto dal contesto religioso e istituzionale dell’opera.
Una questione ancora aperta
L’identificazione non può essere risolta soltanto attraverso il nome tramandato dalle fonti o attraverso un singolo dettaglio. La tela riunisce infatti elementi compatibili con entrambe le narrazioni: una madre anziana, un neonato, levatrici, Maria, Zaccaria, una luce celeste e un ambiente domestico.
La scena è stata letta sia come la nascita di Giovanni Battista sia come la nascita della Vergine. La prima interpretazione si appoggia alla tradizione cinquecentesca, alla presenza di Zaccaria e al confronto con l’opera dell’Ermitage; la seconda si fonda sulla simbologia degli angeli, sulla luce, sul pane e sulla destinazione dell’opera.
Il dipinto conserva così una particolare ambiguità iconografica. Proprio questa ambiguità permette di osservare come, nella pittura sacra del Rinascimento, la somiglianza dei racconti e dei modelli compositivi potesse rendere decisivi dettagli apparentemente secondari, come un gesto, un’aureola, un oggetto o il rapporto tra la luce e il bambino.
Tintoretto: vita e opere in 10 punti
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