Santa Maria Assunta a Codroipo: storia, arte e architettura

La chiesa arcipretale dell’Assunta, o duomo dedicato a Santa Maria Maggiore, sorge nel cuore di Codroipo, all’interno del sito ove anticamente sorgeva la cortina difensiva, la centa, edificata fin dal IX secolo come difesa dalle invasioni barbariche. L’edificio attuale fu costruito fra il 1731 ed il 1743, consacrato il 6 giugno 1752 dal patriarca Daniele Delfino e restaurato dopo i gravi danni provocati dal bombardamento aereo del 1945.

La storia del luogo di culto è però molto più antica dell’attuale edificio settecentesco: dove ora sorge il duomo ebbe certamente collocazione la prima chiesa cristiana, verosimilmente già nel V secolo, mentre la struttura primigenia viene fatta risalire al secolo VIII. La chiesa fu distrutta da un incendio nel 1412, ricostruita e riparata dopo il terremoto del 1511 e riconsacrata nel 1520.

Il luogo e le origini della chiesa

La chiesa sorge al centro dell’antica cortina di Codroipo, un insediamento fortificato la cui funzione difensiva risaliva almeno al IX secolo. La collocazione dell’edificio sacro all’interno di questo spazio fortificato mostra il legame originario tra organizzazione civile, difesa territoriale e vita religiosa della comunità.

Dove ora sorge il duomo di Codroipo, al centro dell’antica cortina, ebbe certamente collocazione la prima chiesa cristiana. Non sappiamo con certezza quando, ma si può ragionevolmente pensare che ciò avvenne nel V secolo. Una chiesa che fin dal principio fu intitolata a Santa Maria perché questo titolo fu attribuito da allora a molte chiese, nell'Oriente e nell'Occidente, ed a Roma per prima, che le dedicò la Basilica di S. Maria Maggiore.

Era questo il titolo della pieve, cioè dell’unica chiesa esistente per molti chilometri di distanza da Codroipo, dove si recavano i cristiani del territorio per la messa domenicale e i sacramenti. La parrocchiale o chiesa arcipretale dell’Assunta o duomo dedicato a Santa Maria Maggiore è una delle più antiche pievi del Friuli ed esercita tutt’ora la sua giurisdizione su un ampio territorio, comprendente 4 vicariati foranei e 10 parrocchie.

La struttura primigenia si può verosimilmente far risalire al sec. VIII. Nulla sappiamo dei vari edifici che si susseguirono nel medioevo dopo invasioni, guerre, terremoti, incuria del tempo e degli uomini, ma sicuramente possiamo dire che se vi sono tracce di qualche precedente chiesa le possiamo trovare sotto l’attuale duomo, perché una comunità non cambiava mai la sede primaria della sua chiesa se non costretta da eventi insormontabili.

Pianta storica della cortina di Codroipo

Incendio del 1412 e terremoto del 1511

Abbiamo qualche vago accenno a possibili distruzioni o danneggiamenti della chiesa di Codroipo fin dall’ultimo scorcio del Trecento, quando il pievano Giovanni da Parma era entrato in conflitto con quelli di Varmo, i quali non volevano concorrere alle spese per la riparazione della chiesa matrice codroipese, che era anche la loro pieve.

In quei frangenti il Friuli era scosso anche dalle feroci contese che avevano sconvolto tutta la cristianità per lo Scisma d’Occidente, con tre papi che si contendevano la tiara, oltre che dalle guerre intestine pro o contro i vari patriarchi di fine Trecento e primo Quattrocento, variamente sostenuti dall’impero, dal papa, da Udine o da Cividale, dai castellani o dalle comunità, mentre Venezia, sullo sfondo, si preparava ad assorbire il Friuli nella sua orbita.

Sappiamo che durante una di queste guerre, nel 1412, era stata bruciata la chiesa di Codroipo, perché allora si concesse al vicario della pieve di poter celebrare su un altare portatile. Non dovettero esserci in seguito danni irreparabili alla chiesa che, come possiamo ipotizzare dalle descrizioni contenute in una visita pastorale del 1603, era in stile gotico, come la maggior parte delle chiese del tardo Trecento e del Quattrocento.

Nel 1511 il Friuli, oltre che colpito dalle insanguinate vicende della “crudel zobia grassa” del febbraio di quell’anno, che toccarono da vicino anche il codroipese, ebbe la sventura di trovarsi al centro di uno spaventoso terremoto che coinvolse tutta la regione dalla Slovenia fino a Venezia. In quel cataclisma caddero molti edifici, in particolare quelli storici.

A Udine rovinò il castello, antica dimora dei patriarchi e ora sede del Luogotenente veneto, e molte chiese ebbero seri danni. Sappiamo per certo che la chiesa di Codroipo fu riconsacrata nel 1520, proprio in seguito agli importanti lavori di ricostruzione e riparazione che in essa furono eseguiti.

La chiesa medievale e la pieve di Codroipo

In quella chiesa di Santa Maria stava la memoria della comunità cristiana della pieve e del paese di Codroipo in particolare. Essa era “caput totius Plebis Quadruvij”, ma nella sola Codroipo e immediati paraggi vi erano ancora altre tre chiese: quelle di San Giorgio a sud di Codroipo, quella di San Rocco, all’inizio del paese provenendo da est e quella di San Biagio nella località di Blasiz presso le Risorgive.

Nella chiesa matrice stavano, da secoli, le antiche confraternite dei Battuti, di S. Giovanni Battista e di S. Antonio abate con i loro altari e più tardi furono costituite dai fedeli laici anche quelle della B. V. del Rosario e del SS.mo Sacramento. La chiesa era quindi non soltanto il principale luogo di culto, ma anche il centro delle forme associative e devozionali della comunità.

L’edificio era, come tutte le chiese antiche, orientato da Oriente, dove stava l’abside con l’altare maggiore, a Occidente, dove stava la porta d’ingresso. Un’altra porta era sul lato a sud dell’edificio e immetteva nel cimitero che circondava la chiesa.

Questa misurava 22 metri circa di lunghezza e 12 di larghezza ed era alto pressappoco 15 metri. La chiesa aveva anche un campanile abbastanza elevato che poi fu sostituito nell’Ottocento con l’elevazione e con il completamento di quello attuale dal 1846 al 1850, per munifica donazione del conte Francesco Rota il quale commissionò anche il completamento della facciata della chiesa.

La costruzione del duomo settecentesco

Nel 1700 diversi paesi del Medio Friuli iniziarono a costruire nuove chiese al posto di quelle antiche, vuoi perché malamente tenute e insicure, vuoi per amore del nuovo stile barocco che, a cominciare dal duomo di Udine, si stava affermando dappertutto. Anche i codroipesi decisero di non esser da meno e fin dal 1729 presero la risoluzione di edificarne una nuova sopra la preesistente che fu abbattuta.

La prima pietra del nuovo edificio fu posta nel 1731. L’orientamento dell’aula fu allora modificato e portato sull’asse Nord-Sud per consentire l’affaccio su quella che già da allora era ritenuta come la piazza di Codroipo, cioè lo slargo tra il fosso della cortina e la via principale che attraversava orizzontalmente tutto l’abitato.

Fu richiesto di collaborazione al progetto anche l’architetto Andrea Massari che stava lavorando a Udine per conto del patriarca Delfino. L’impresa alla quale furono affidati i lavori era quella dei fratelli Andrioli, ticinesi che stavano realizzando a Udine il nuovo palazzo patriarcale.

Si iniziò la costruzione a partire dal coro e un po’ alla volta, seppure a fatica, i lavori proseguirono in base alla disponibilità finanziarie della comunità. Furono impiegate a tal fine anche le entrate del dazio sul vino che si vendeva a minuto nelle osterie, benignamente concesse a Codroipo dal doge, per il completamento dell’edificio sacro.

Finalmente nel 1752, il 6 giugno, il patriarca Daniele delfino consacrava la nuova chiesa, dedicandola, come da tradizione, alla Vergine Maria Assunta in cielo. Mancavano ancora al completamento le pietre del pavimento, che furono acquistate da una chiesa di Venezia, e gli altari laterali che sorsero man mano che le offerte dei fedeli lo consentivano.

ElementoPeriodo o data
Prima chiesa cristianaV secolo, secondo una ragionevole ipotesi
Struttura primigeniaSec. VIII
Incendio della chiesa1412
Riconsacrazione dopo i lavori1520
Prima pietra del nuovo edificio1731
Costruzione dell’edificio attuale1731-1743
Consacrazione del nuovo duomo6 giugno 1752
Completamento del campanile attuale1846-1850
Danni bellici1944-1945
Restauro principale2013

Architettura e orientamento dell’edificio

La configurazione attuale deriva dalla scelta settecentesca di sostituire la chiesa medievale con un edificio più ampio e aggiornato al gusto architettonico del tempo. L’orientamento dell’aula fu radicalmente modificato: dalla disposizione medievale secondo l’asse Oriente-Occidente si passò all’asse Nord-Sud.

La nuova disposizione consentiva alla chiesa di affacciarsi sulla piazza di Codroipo, lo slargo compreso tra il fosso della cortina e la via principale che attraversava orizzontalmente l’abitato. La trasformazione dell’orientamento non fu dunque soltanto una scelta tecnica, ma anche una modifica del rapporto tra l’edificio sacro, il tessuto urbano e lo spazio pubblico.

Il robusto campanile, alto m. 68, fu elevato fra il 1608 ed il 1630 di fronte all’ingresso principale. Il campanile della chiesa di Santa Maria Maggiore costituisce uno dei beni correlati all’edificio e completa, con la sua presenza verticale, la fisionomia architettonica del complesso religioso.

All’interno, la struttura conserva l’impronta di una grande chiesa parrocchiale friulana settecentesca, nella quale l’architettura, gli altari, le pitture, le sculture e le memorie delle confraternite formano un insieme unitario. La decorazione interna è il risultato di interventi distribuiti tra il Settecento, l’Ottocento, il Novecento e il periodo successivo ai danni bellici.

Facciata e campanile del duomo

Il pavimento, le sepolture e le arche

Sotto il pavimento furono realizzate le arche in mattoni per la sepoltura dei sacerdoti, di cittadini nobili, benemeriti e dei confratelli di alcune confraternite, finché questo tipo di sepolture fu consentito. Queste strutture testimoniano la funzione religiosa, sociale e memoriale assunta dalla chiesa nel corso dei secoli.

Nel 2013, durante il più importante lavoro di restauro compiuto finora sul duomo, fu recuperato anche l’antico pavimento in pietra d’Istria e marmo rosso di Verona, con le pietre tombali e le arche sottostanti, che era stato coperto dai rifacimenti post bellici.

Il recupero del pavimento ha restituito leggibilità a una parte essenziale della storia dell’edificio, rendendo nuovamente percepibile la continuità tra la chiesa attuale, le pratiche funerarie dell’antica comunità e le trasformazioni subite dal complesso nel Novecento.

L’altare maggiore

L’altar maggiore fu donato dal conte Lodovico Manin e realizzato in parte da Luca Andrioli e in parte dall’altarista Francesco Zuliano nel 1765. Le statue di S. Pietro e di S. Leonardo da Porto Maurizio che lo adornano, opera dello scultore Angelo Marinali, furono acquistate nel 1821 a Venezia.

L’altare maggiore rappresenta il fulcro liturgico e visivo dell’interno. La sua realizzazione riunisce il contributo di una committenza aristocratica, l’attività di maestranze legate alla costruzione del nuovo edificio e l’apporto di scultori e altaristi operanti nell’area veneta.

La presenza delle statue di San Pietro e San Leonardo da Porto Maurizio arricchisce l’insieme con una componente devozionale e figurativa che collega il principale altare della chiesa alla cultura artistica veneziana dell’Ottocento.

Gli altari laterali e le opere d’arte

L’altare più importante dopo il maggiore fu quello della B. V. del Rosario, realizzato, come quello di S. Antonio, dallo “spizapiera” Giovanni Battista Bettini di Portogruaro e su di esso trovò posto la statua lignea della Madonna.

Il corrispondente altare del Cristo Nero sull’altro lato della navata invece, venne a sostituire l’antico altare ligneo della confraternita dei Battuti, dove stava la Madonna della Misericordia oggi nella cappella del Rosario. Su questo altare fu collocato nel 1809 il Cristo Nero proveniente dalla confraternita o Scuola dei Picai di Venezia.

In quell’annuo furono collocate in chiesa anche le stazioni della Via Crucis in olio su tela, del pittore udinese Domenico Molinari. L’altare che custodisce il prezioso crocifisso, che doveva essere realizzato in marmo su disegno del rinomato architetto udinese Andrea Scala, fu iniziato in pietra e completato invece in stucco, per mancanza di risorse, nel 1851.

Al 2° altare sin. si trova un Crocefisso ligneo della fine del sec. XVI, attribuito ad Alessandro Vittoria e donato nel 1809 al viceré Eugenio di Beauharnais. Con questo crocefisso venivano accompagnati al patibolo i condannati a morte della Serenissima.

Al 1° altare destro si trovano i Santi Giovanni Evangelista, Pietro e Giovanni Battista, pala di Gaspare Diziani del 1765; inoltre, è conservata la Madonna dei Battuti, di Pietro Polittio, del 1550.

L’ultimo altare a destra, l’Altare di Sant’Antonio abate, in marmo bianco, è opera di Pietro Baldi, originario di Portogruaro; venne terminato nel 1758 e pagato con il ricavato della vendita di un maiale mantenuto dalle famiglie del paese.

Non si conosce la tela originaria, dato che quella oggi visibile è ottocentesca e dipinta da Francesco Lodi: olio su tela del 1850, raffigurante Sant’Antonio abate in adorazione del Crocifisso. Alla parete d’ingresso, sopra la bussola, si trova una grande tela raffigurante la Natività, del sec. XVI.

Opera o elementoAutore o provenienzaData
Altare maggioreLuca Andrioli e Francesco Zuliano1765
Statue di San Pietro e San Leonardo da Porto MaurizioAngelo MarinaliAcquistate nel 1821
Altare della Beata Vergine del RosarioGiovanni Battista Bettini di PortogruaroSec. XVIII
Cristo NeroConfraternita o Scuola dei Picai di VeneziaCollocato nel 1809
Altare del Cristo NeroAndrea Scala, progetto; esecuzione in stuccoCompletato nel 1851
Altare di Sant’Antonio abatePietro Baldi1758
Sant’Antonio abate in adorazione del CrocifissoFrancesco Lodi1850
Madonna dei BattutiPietro Polittio1550
Via CrucisDomenico Molinari1809
NativitàAutore non indicatoSec. XVI

Il coro e le decorazioni pittoriche

La decorazione del coro, a spese dei conti Rota, fu affidata al pittore bellunese Giovanni De Min e da lui concretizzata in pochissimo tempo nel 1845, secondo le intenzioni dell’Arciprete Francesco Ostermann, defunto da poco, ma non con i soggetti sacri che quello avrebbe voluto.

L’abside affrescata da Giovanni Demin costituisce uno degli elementi più rilevanti dell’apparato pittorico del duomo. Il suo intervento si inserisce nella fase ottocentesca di completamento e arricchimento dell’edificio, sostenuta anche dalla committenza dei conti Rota.

Un po’ alla volta la chiesa si stava completando e anche le decorazioni successive ad affresco del coro e delle pareti che vennero ad impreziosire l’interno, per volere dell’arciprete mons. Romano del Giudice furono affidate nel 1913 al pittore gemonese Francesco Barazzutti.

Nel 1944, lo scoppio di un treno di munizioni nella stazione di Codroipo e un bombardamento del febbraio 1945 recarono seri danni all’edificio, con il crollo di parte del tetto e del soffitto e di alcuni muri perimetrali del coro. Andarono perdute così le decorazioni del Barazzutti.

A questa perdita l’arciprete mons. Lugi Ganis cercò di rimediare affidando al pittore codroipese Renzo Tubaro la decorazione della lunetta del coro, con il soggetto della Vergine Assunta in cielo. L’opera ristabilì nel coro il riferimento centrale alla dedicazione mariana della chiesa.

Guerre, danni e restauri

L’edificio attuale fu restaurato dopo il bombardamento aereo del 1945. I danni provocati dagli eventi bellici furono particolarmente gravi perché interessarono il tetto, il soffitto e alcuni muri perimetrali del coro.

Dopo alcuni interventi decorativi piuttosto mediocri compiuti negli anni ’70 dall’arciprete mons. Giovanni Copolutti, finalmente nel 2013, con l’assenso della Soprintendenza ai Monumenti e della Commissione per l’arte sacra dell’Arcidiocesi di Udine, l’arciprete mons. Ivan Bettuzzi diede corso al più importante lavoro di restauro compiuto finora sul duomo.

Il restauro del 2013 riportò il duomo al pristino splendore e recuperò anche l’antico pavimento in pietra d’Istria e marmo rosso di Verona, con le pietre tombali e le arche sottostanti, che era stato coperto dai rifacimenti post bellici.

Recentemente la chiesa è stata restaurata per restituirne l’originario splendore. L’intervento ha permesso di valorizzare nuovamente l’architettura, gli apparati decorativi, il pavimento storico e le testimonianze legate alla memoria della comunità.

Restauro dell’interno del duomo

Il campanile e gli impianti contemporanei

Il robusto campanile, alto m. 68, fu elevato fra il 1608 ed il 1630 di fronte all’ingresso principale, mentre l’elevazione e il completamento di quello attuale furono realizzati dal 1846 al 1850, per munifica donazione del conte Francesco Rota.

Durante i recenti lavori sono stati realizzati anche l’impianto elettrico, l’illuminazione artistica e di emergenza, l’impianto audio, l’impianto allarme antintrusione e videosorveglianza. L’impianto d’illuminazione pone in evidenza gli spazi celebrativi ed il patrimonio artistico presenti.

Tutte le opere impiantistiche dell’edificio sono gestite da un unità di controllo che, attraverso un processore, integra e distribuisce correttamente i comandi necessari alle funzionalità degli impianti. L’unità interagisce con il touch screen, tramite il quale è possibile comandare l’intero sistema, consentendo la completa gestione degli impianti di illuminazione artistica, audio, videosorveglianza, rivelazione incendio, antintrusione e riscaldamento.

La tecnologia contemporanea è stata quindi inserita in un edificio storico senza sostituirne la leggibilità architettonica, ma con l’obiettivo di proteggere il patrimonio, migliorare la fruizione degli spazi celebrativi e accompagnare le attività liturgiche.

Il duomo come patrimonio storico e artistico

Il duomo di Codroipo è un palinsesto nel quale convivono la memoria della prima comunità cristiana, la tradizione della pieve medievale, la ricostruzione settecentesca, gli interventi ottocenteschi, le decorazioni novecentesche e i restauri successivi ai danni della guerra.

La chiesa conserva opere appartenenti a epoche e linguaggi differenti: il Crocefisso ligneo della fine del secolo XVI attribuito ad Alessandro Vittoria, la Madonna dei Battuti di Pietro Polittio, gli altari settecenteschi, la pala di Gaspare Diziani, le opere di Giovanni De Min, le decorazioni di Francesco Barazzutti e la lunetta di Renzo Tubaro con la Vergine Assunta in cielo.

La continuità della sede religiosa, dalle origini antiche fino all’edificio attuale, permette di leggere il duomo come uno spazio nel quale la storia di Codroipo si è depositata in forma architettonica, artistica e liturgica. Il rapporto tra l’edificio, la cortina fortificata, la piazza, le confraternite, le sepolture e il patrimonio figurativo mostra il ruolo centrale esercitato dalla chiesa nella vita della comunità.

La denominazione di Santa Maria Maggiore e la dedicazione alla Vergine Maria Assunta in cielo collegano il duomo alla lunga tradizione mariana della pieve. L’architettura settecentesca, l’orientamento verso la piazza, il campanile e la ricchezza degli altari definiscono ancora oggi il profilo storico e spirituale del centro di Codroipo.

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