L’Eremo di San Giuseppe da Leonessa è il santuario dedicato al frate cappuccino San Giuseppe da Leonessa, situato sul Colle Collalto, detto anche Colle la Croce, a 1626 metri di quota. Il luogo si raggiunge da Leonessa attraverso un’antica e impervia mulattiera, lungo un itinerario segnato da sette edicole sacre e legato alla memoria della predicazione e della devozione del santo.
Tra il 1608 e il 1609 San Giuseppe da Leonessa si inerpicò per la mulattiera che da Leonessa conduce al Colle Collalto, portando sulle spalle una grossa e pesante croce che piantò sulla vetta del monte. La chiesa fu costruita tra il 1737 e il 1746 e successivamente venne ampliata.

San Giuseppe da Leonessa: vita e vocazione
San Giuseppe da Leonessa Desideri, al secolo Eufranio, nacque a Leonessa, in provincia di Rieti, l’8 gennaio 1556 e morì ad Amatrice il 4 febbraio 1612. Fu presbitero, religioso e predicatore italiano dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.
Nacque da Giovanni Desideri e Serafina Paolini e fu battezzato col nome di Eufranio. Rimasto orfano a 12 anni fu avviato da uno zio agli studi umanistici a Viterbo e poi a Spoleto, dove maturò la sua vocazione religiosa e si ritirò nel conventino delle “Carcerelle” di Assisi, retto dal novello ordine francescano dei cappuccini.
Concluso l’anno di noviziato vi emise la sua professione religiosa l’8 gennaio 1573, prendendo il nome di Giuseppe. Contro il suo temperamento forte e volitivo a nulla valsero i tentativi dei parenti per riportarlo a casa.
Avviato agli studi manifestò una viva attenzione per la cultura, in funzione di un apostolato serio e illuminato. Amò la dottrina di san Bonaventura, seguendo l’indirizzo cappuccino allora prevalente che vedeva in essa una armoniosa sintesi tra spiritualità contemplativa e apostolato.
Si preparò a questo compito con un serio studio della teologia, della Sacra Scrittura e della morale, attento alle esigenze dell’appena concluso Concilio di Trento. Fu ordinato presbitero ad Amelia il 24 settembre 1580 e continuò la sua preparazione nel Convento di Lugnano in Teverina.
Predicazione e missione
Pur sentendosi fortemente attratto dalla vita contemplativa, superò il dilemma azione-contemplazione come san Francesco. A tale proposito così si espresse:
«Colui che ama la vita di contemplazione, ha un grave dovere di uscire nel mondo a predicare, soprattutto quando le idee del mondo sono molto confuse e sulla terra abbonda l’iniquità. Sarebbe iniquo tenere, contro la carità, ciò che solo per carità è stato istituito e donato.»
Ricevette la patente di predicazione dal vicario generale dell’Ordine il 21 maggio 1581 e padre Giuseppe si dedicò immediatamente a evangelizzare le povere popolazioni dei villaggi di campagna disseminati sui monti dell’Umbria, Lazio e Abruzzo.
Nel 1587 fu inviato missionario a Costantinopoli per assistere spiritualmente gli schiavi cristiani e gli appestati. Il suo zelo riuscì ad attrarre al cattolicesimo anche un vescovo greco.
Parlò anche con lo stesso sultano Murad III per intercedere a favore dei suoi assistiti; ma qui, in odio alla fede, venne catturato e condannato al tormento del gancio.
Della sua liberazione poco si sa, del resto il frate cappuccino non raccontò molto della sua esperienza a Costantinopoli. Nel 1589, a 33 anni, ritornò in Italia dove riprese la sua prediletta predicazione itinerante, attraverso l’Abruzzo e l’Umbria, per monti e valli.
I compagni che lo seguivano erano messi a dura prova e difficilmente resistevano a quelle continue marce forzate, anche nelle più avverse condizioni climatiche e con assoluta insufficienza di cibo. Giuseppe predicava più volte al giorno e in diversi villaggi e insegnava catechismo ai poveri contadini e ai bambini.
La carità e la devozione alla croce
La sua carità si estendeva anche alle carceri, dove assisteva i condannati a morte e cercava sempre, anche a rischio della vita, di portare pace tra famiglie rivali e di eliminare ingiustizie, oppressioni e discordie.
Col Crocifisso in mano, impugnato come una spada, non esitava a entrare nella mischia per convincere alla pace e al perdono. Padre Giuseppe attingeva questo ardore dal Tabernacolo, davanti al quale passava molte ore in orazione e dal Crocifisso che portava di continuo sul petto.
Amava piantare grosse e pesanti croci sulle cime dei monti, trasportandole a spalle processionalmente. Così parlava della croce:
«O croce santissima, trasformaci tutti in te. Le radici profondino nei piedi, i rami nelle braccia, la sommità nel capo. E acciocché noi siam tutti croce, inchioda i piedi che stiano fermi in Te, lega le mani che altro non operino che Te, aprici il lato e feriscici il petto e toccaci il cuore dell’amore tuo. Fa che noi abbiamo sete di Te, come in Te ebbe sete Cristo di noi.»
La presenza della grande croce sul Colle la Croce e la costruzione del santuario sono legate proprio a questa spiritualità, nella quale la predicazione, la penitenza, la preghiera e il servizio alle popolazioni si univano alla devozione per il Crocifisso.
Gli ultimi anni e la morte
Dopo una brevissima permanenza a Leonessa, sfinito dalle fatiche, logorato dalla penitenza e tormentato da un male inguaribile, trascorse gli ultimi giorni nel Convento di Amatrice dove a 56 anni incontrò la morte il 4 febbraio 1612, giorno di sabato.
Le sue spoglie riposano e sono venerate nel santuario a lui dedicato a Leonessa. In previsione del VI centenario della morte, il 2 dicembre 2011 si è conclusa la ricognizione canonica del corpo del santo di Leonessa, iniziata il 21 settembre 2011.
Le tibie robuste, il corpo di altezza tra l’1,70 e 1,75, il tumore all’inguine sono solo alcuni tratti evidenziati dalle relazioni dei medici ricognitori, mentre l’intensa predicazione è stata dimostrata dalla laringe che è rimasta intatta, robusta e ossificata, particolarità riscontrata in pochi altri Santi tra i quali Sant’Antonio da Padova.
Il santuario sul Colle la Croce
Il Santuario di San Giuseppe da Leonessa si trova sul Colle Collalto, chiamato anche Colle la Croce, a quota 1626 metri. Il portone d’ingresso non è chiuso a chiave e quindi si può visitare.
Al lato sinistro dell’edificio c’è un rifugio sempre aperto. Le edicole sono state erette nel 1846 in occasione del centenario della canonizzazione del Santo, mentre una riporta la data del 1898, forse l’anno di un restauro.
In ognuna c’è un piccolo quadro, sempre lo stesso, con un’immagine di San Giuseppe da Leonessa e un suo ammonimento: “Restati in pace, patria mia! Dio ti benedica e ti liberi dal peccato! Siano benedetti i tuoi figli presenti, assenti e futuri!”
La Croce a blocchi di cemento fu realizzata nel 1927, quella di ferro nel 1971. Il santuario e le croci costituiscono il punto culminante di un percorso religioso e montano strettamente connesso alla memoria del santo.

Il percorso da Leonessa al santuario
Il percorso parte da Leonessa, posta a 969 metri sul livello del mare, e conduce al Colle la Croce seguendo il sentiero n. 404. Il tempo di salita da Leonessa al Colle la Croce è di 1,30 ore, per 4,2 chilometri e un’ascesa di 700 metri.
| Elemento | Dato |
|---|---|
| Partenza | Leonessa, 969 m |
| Arrivo | Colle la Croce, 1626 m |
| Sentiero | n. 404 |
| Salita | 1,30 ore |
| Distanza in salita | 4,2 Km |
| Ascesa | 700 m |
| Ritorno per la via di salita | 1,15 ore |
| Ritorno per la sterrata | 2 ore - Km 10 |
Da Leonessa si raggiunge il bivio con la Strada della Vallonina, a 934 metri. A destra si sale verso la Sella di Leonessa, lungo la Strada Provinciale n. 10, mentre proseguendo dritti si percorre la Strada Provinciale Selvapiana n. 69.
Si parcheggia nei pressi dell’incrocio su un largo spiazzo. Sul piazzale erboso c’è la tabella metallica del CAI che indica la direzione da prendere per Colle la Croce, sentiero n. 404, anche se la quota altimetrica riportata sulla tabella è errata: 969 metri invece dei corretti 934 metri.
Prima di intraprendere la “dura” salita conviene visitare la prima edicola sacra delle sette che si incontreranno lungo il percorso. Questa si trova lungo la Strada Provinciale Selvapiana a 100 metri dal parcheggio.
Le prime edicole e l’ingresso nel bosco
Ritornati all’inizio del sentiero si percorre uno stradino ripido e sassoso che più in alto incrocia una strada sterrata. Si va a destra e si arriva ad una biforcazione dove c’è una sbarra e, in alto a sinistra, la seconda edicola.
Trascurata la strada di sinistra che porta ad un impianto di telecomunicazione si continua sulla strada principale per pochi minuti, fino a trovare sulla sinistra una mulattiera segnata che entra nel bosco inerpicandosi sul costone Nord-Ovest del Colle la Croce.
La via, a serpentina, supera un bottino dell’acquedotto e raggiunge la terza edicola. A quota 1232 metri la pista si ricongiunge, per pochi metri, alla sterrata lasciata in precedenza poi la lascia nuovamente e continua ad arrampicarsi lungo la dorsale.
Si passa accanto ad una piccola immagine sacra, un Crocefisso, e si arriva alla quarta edicola, luogo dove avvenne il miracolo dell’acqua che scaturì dalla roccia.
La salita verso il santuario
Ancora in salita a zigzag, si esce dal bosco e si supera la quinta edicola, mentre il panorama si fa stupendo verso Leonessa, le sue frazioni e Monteleone di Spoleto.
Oltrepassata la sesta edicola si è in vista della settima cappella e del Santuario di San Giuseppe. In pochi minuti si raggiunge il piazzale antistante l’edificio sacro, a 1626 metri, dove c’è la grande croce di cemento.
Il panorama è aperto per 180 gradi sul Gran Sasso, sui Monti di Cittareale, sui Monti della Laga, sui Monti Sibillini, sui Monti della Valnerina, su Leonessa, su tutto il suo altopiano con le frazioni e su Monteleone di Spoleto.

Il ritorno e il Laghetto della Croce
Utilizzando la stessa via per il ritorno si impiega 1,15 ore. Conviene non scendere per la stessa via ma percorrere tutta la sterrata che parte dal lato Sud della Chiesa.
Si inizia in discesa con alcuni stretti tornanti fino ad una sella, a quota 1588 metri. Chi è “motivato” può lasciare momentaneamente la strada per salire, in direzione Sud, il colle di quota 1711 metri, molto panoramico, all’inizio nel bosco e poi su un prato scosceso.
Tra andata e ritorno per raggiungere il colle di quota 1711 metri ci vogliono 0,30 ore, per 1 chilometro e un’ascesa di 130 metri. Dalla quota 1588 metri, seguendo la carrozzabile, si sale leggermente aggirando dal lato Est il colle poc’anzi menzionato.
Si supera il bivio con il sentiero n. 431 che percorre la valle di Piedelpoggio e si giunge presso un prato dove c’è un fontanile senz’acqua, a 1570 metri, un bel rifugio mantenuto molto bene, a 1585 metri, e il Laghetto della Croce o della Guardia, a 1590 metri.

Ripresa la sterrata si scende, lungamente, in direzione Nord-Ovest e poi in direzione Sud, Sud-Est fino a quota 1232 metri, dove la via si ricongiunge a quella percorsa in salita.
Si continua a scendere per la strada, trascurando la mulattiera utilizzata in salita, e si arriva così alla seconda edicola e alla sbarra, dove bisogna seguire per forza la via dell’andata.
Arrivati al bivio con lo stradino a sinistra, ripido e sassoso, percorso la mattina, lo si trascura e si continua lungo la rotabile in piano. Si ignorano tutte le deviazioni a destra e si inizia a scendere.
L’ultima edicola e la benedizione alla comunità
Si passa vicino ad una bella Croce piantata su una roccia isolata e pochi metri più avanti c’è un’altra edicola sacra. La cappella è stata eretta nell’anno 1988 sul luogo ove il 26 ottobre 1611 San Giuseppe impartì l’ultima benedizione alla sua gente.
Interessanti all’interno sono i quadri in ceramica rappresentanti la Via Crucis e un quadro di bronzo molto grande. Ancora pochi metri e la sterrata termina sulla Strada Provinciale Selvapiana che, presa a sinistra, in poche centinaia di metri riporta all’auto.
Il percorso completo di ritorno per la sterrata richiede 2 ore e misura 10 chilometri. L’ultima edicola sacra si inserisce così nella rete di luoghi e memorie che accompagnano il cammino tra Leonessa, il Colle la Croce e il santuario.
Il culto e la canonizzazione
Il processo informativo iniziato a Spoleto fu interrotto nel 1615 e ripreso nel 1628. Altri processi informativi vennero promossi ad Ascoli e a Rieti.
Il processo apostolico ebbe luogo a Leonessa tra il 1629 e il 1633 e poi ancora tra il 1639 e il 1641. La ricognizione di tutti i processi apostolici avvenne nel 1670.
Vennero esaminati anche i numerosi manoscritti, piccoli codici di sottilissima scrittura, quasi tutti attinenti alla predicazione. Fu beatificato da papa Clemente XII il 22 giugno 1737 e canonizzato il 29 giugno 1746 da papa Benedetto XIV.
La ricorrenza liturgica di San Giuseppe da Leonessa cade il 4 febbraio. Il santuario principale è a Leonessa, mentre tra gli attributi del santo è ricordato il Crocifisso.
San Giuseppe da Leonessa è patrono di Leonessa e delle missioni in Turchia. Le sue spoglie sono venerate nel santuario a lui dedicato a Leonessa, mentre il santuario sul Colle la Croce conserva la memoria della croce portata dal santo sulla vetta del monte e della devozione popolare sviluppatasi lungo il cammino.