Quaresima e Passione di Cristo: significato, storia e tradizioni

La Quaresima è il periodo di quaranta giorni che prepara alla celebrazione della Pasqua e invita i fedeli a vivere un cammino di conversione, preghiera, digiuno e carità. Il suo significato si comprende alla luce del Mistero Pasquale: la Passione, la Morte e la Risurrezione di Gesù Cristo.

Nel Rito Romano inizia con il Mercoledì delle Ceneri e termina con la Messa nella Cena del Signore del Giovedì Santo, esclusa, con la quale comincia il Triduo Pasquale. Nel Rito Ambrosiano, invece, la Quaresima inizia con la domenica successiva al Mercoledì delle Ceneri e conserva una caratteristica fortemente battesimale.

Che cosa significa la parola Quaresima

Il termine Quaresima deriva dal latino quadragesima e significa quarantesimo giorno. Naturalmente si riferisce al periodo di penitenza e astinenza di quaranta giorni, a partire dal mercoledì delle Ceneri fino ad arrivare al Sabato Santo.

L'etimologia latina quadragesima dies sottolinea il quarantesimo giorno di preparazione in vista della principale festa dell'intero anno liturgico, che è appunto la Pasqua della Resurrezione del Signore.

Perché la Quaresima dura quaranta giorni

Il numero 40 è ricorrente nella Scrittura, a indicare un tempo speso alla presenza di Dio. Si tratta di un periodo di prova ed isolamento, la stessa quarantena, nel campo della medicina, ha la medesima origine.

La Quaresima richiama alla mente i quaranta giorni di digiuno vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica. Si legge nel Vangelo di Matteo: «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame».

Quaranta è il numero simbolico con cui l’Antico e il Nuovo testamento rappresentano i momenti salienti dell’esperienza della fede del popolo di Dio. È una cifra che esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse.

  • Il popolo ebraico trascorre quarant’anni nel deserto prima di raggiungere la terra promessa.
  • Gesù trascorre quaranta giorni nel deserto prima di iniziare il periodo della sua predicazione.
  • Il Diluvio Universale è durato quaranta giorni e quaranta notti.
  • Quaranta sono i giorni passati da Mosè sul monte Sinai.
  • Quaranta sono i giorni di cammino del profeta Elia per giungere al monte Oreb.
  • Quaranta sono i giorni che Dio concede a Ninive per convertirsi dopo la predicazione di Giona.
  • La flagellazione, secondo la legge mosaica, prevedeva quaranta colpi.
  • Nella liturgia cattolica, sono 40 le ore che intercorrono tra la morte di Gesù e la sua risurrezione.
  • Nei Vangeli sono anche quaranta i giorni durante i quali Gesù risorto istruisce i suoi, prima di ascendere al cielo e inviare lo Spirito Santo.

In ogni caso alla fine del IV secolo la struttura della Quaresima è quella dei quaranta giorni; visti alla luce del simbolismo biblico essi acquisiscono un valore salvifico-redentivo, per cui vengono chiamati Sacramentum.

Gesù nel deserto durante la Quaresima

Il significato spirituale della Quaresima

Questo itinerario di quaranta giorni che conduce al Triduo pasquale, memoria della passione, morte e risurrezione del Signore, cuore del mistero di Salvezza, è un tempo di cambiamento interiore e di pentimento in cui «il cristiano è chiamato a tornare a Dio “con tutto il cuore” per non accontentarsi di una vita mediocre».

Tornando alla Quaresima, essa è un «accompagnare Gesù che sale a Gerusalemme, luogo del compimento del suo mistero di passione, morte e risurrezione e ricorda che la vita cristiana è una “via” da percorrere, consistente non tanto in una legge da osservare, ma nella persona stessa di Cristo, da incontrare, da accogliere, da seguire».

Il senso autentico della Quaresima si coglie nella luce del Mistero Pasquale, che viene celebrato nel solenne Triduo Pasquale e dei Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana che in esso hanno la loro più propria collocazione.

La Quaresima è quindi l'opportunità di una più viva partecipazione al Mistero di Cristo morto e risorto: «Partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria».

L'accento non va posto quindi sulle pratiche ascetiche, digiuno e astinenza dalle carni, preghiera e opere di carità, ma sull'azione purificatrice e santificatrice del Signore, che si traduce nel fedele nell'impegno della conversione e del ritorno a Dio.

Il duplice carattere: battesimale e penitenziale

La Sacrosanctum Concilium, al n. 109, dichiara che l’itinerario quaresimale ha un duplice carattere: battesimale e penitenziale.

I due aspetti, battesimale e penitenziale, sono strettamente congiunti: il catecumeno si prepara a ricevere il battesimo attraverso un itinerario catecumenale mentre il battezzato intende rinnovare la grazia battesimale, offuscata dal peccato, grazie all’itinerario penitenziale.

Nell’intenzione della riforma liturgica, in coerenza con la tradizione ecclesiale, la quaresima costituisce un autentico catecumenato della Chiesa, segnato dalla conversione e quindi dalla riscoperta del battesimo, sia nella memoria, per chi lo ha già ricevuto, sia nella preparazione, per chi dovrà riceverlo, come fonte dell’autentica vocazione cristiana.

Da sempre la Chiesa associa la Veglia pasquale alla celebrazione del Battesimo: in esso si realizza quel grande mistero per cui l’uomo, morto al peccato, è reso partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti.

Fin dai primi secoli di vita della Chiesa la Quaresima era il tempo in cui coloro che avevano udito e accolto l’annuncio di Cristo iniziavano, passo dopo passo, il loro cammino di fede per giungere a ricevere il Battesimo a Pasqua.

Successivamente anche i penitenti e poi tutti i fedeli furono invitati a vivere questo itinerario di rinnovamento spirituale, per conformare sempre più la propria esistenza a Cristo.

La storia della Quaresima

La Quaresima ha un’origine antichissima, anche se ha avuto un’evoluzione graduale. Fino al II secolo infatti, la Pasqua era preceduta da un digiuno di soli due giorni, per tutta la comunità cristiana ma rivolto soprattutto ai catecumeni, coloro che si avvicinavano all’iniziazione cristiana.

I primi accenni diretti a un periodo pre-pasquale risalgono al principio del IV secolo in Oriente e alla fine dello stesso in Occidente. Una prassi penitenziale preparatoria alla Pasqua col digiuno, però, aveva cominciato ad affermarsi fin dalla metà del II secolo.

Il digiuno del Venerdì e del Sabato Santo

La Didaché prescrive un digiuno prima del Battesimo, da effettuarsi da parte del battezzando, del ministro e da «altri che sono in grado di farlo». Si auspica cioè che i membri della comunità digiunino con coloro che stanno per essere battezzati.

Specifica inoltre che il digiuno del battezzando duri «uno o due giorni». La Tradizione Apostolica (217) di Ippolito di Roma chiede anch'essa il digiuno «il Venerdì» per coloro che si preparano a ricevere il Battesimo.

La Didaché parla anche di un digiuno praticato tutti i mercoledì, «quarto giorno», e i giovedì, «giorno della preparazione», dell'anno. Il significato di questi digiuni non è ascetico, ma di illuminazione.

La preparazione di una settimana

Abbiamo testimonianze del fatto che nel III secolo nella Chiesa di Alessandria si osservava il digiuno durante l'intera settimana precedente la Pasqua.

È difficile sostenere la stessa cosa per Roma: si può solo constatare che la domenica e il venerdì prima di Pasqua erano detti De Passione e che il mercoledì e il venerdì della stessa settimana erano giorni aliturgici.

Sappiamo poi che nel V secolo viene letto il racconto della passione la domenica, il mercoledì e il venerdì. Entrambi questi dati sono indizi di una prassi molto antica.

La preparazione di tre settimane

Nel corso del IV secolo si organizza la preparazione pasquale di tre settimane. La terza domenica prima di Pasqua, escludendo la Pasqua stessa, era detta Dominica in mediana; questa è una denominazione tipicamente romana.

Durante queste tre settimane si proclamava il Vangelo secondo Giovanni: tale fatto è significativo, perché la lettura di Giovanni era caratterizzata da brani riferentesi alla prossimità della Pasqua e alla presenza di Gesù a Gerusalemme.

A livello più esplicito, lo storico Socrate ci informa che nei primi decenni del V secolo a Roma la Pasqua era preceduta da tre settimane di preparazione.

La preparazione di sei settimane

L'allungamento del periodo preparatorio da tre a sei settimane iniziò un po’ prima del 384. Le sei settimane avevano carattere prevalentemente ascetico, per l'introduzione della prassi della riconciliazione dei penitenti il Giovedì Santo, dopo quaranta giorni, da qui il nome di Quadragesima, di preparazione.

I penitenti iniziavano la loro preparazione la prima domenica di queste sei settimane. L'inizio sarà anticipato al mercoledì precedente in epoca più tarda.

Durante le settimane di preparazione, si leggeva e meditava il Vangelo di Giovanni che, tra i quattro vangeli, è quello con più riferimenti alla Passione e Risurrezione di Gesù.

Il Mercoledì delle Ceneri e il prolungamento del periodo

Verso la fine del V secolo ha inizio la celebrazione del mercoledì e del venerdì precedenti la Quaresima, che fino ad allora iniziava con la prima domenica, come se ne facessero parte.

Si giunse a imporre le ceneri ai penitenti il mercoledì di questa settimana antecedente la prima domenica e tale cerimonia verrà poi estesa a tutti i cristiani, ad eccezione della Chiesa di Rito Ambrosiano che non aderì a questo cambiamento.

Il Sacramentario Gelasiano afferma che i penitenti entrano in un rigido «ritiro spirituale» il Mercoledì delle Ceneri per rimanervi fino al Giovedì Santo e che il Mercoledì delle Ceneri è considerato il caput quadragesimae.

Le sette settimane di preparazione

Nel corso del VI secolo viene annessa alla Quaresima tutta la settimana che precede la prima domenica di Quaresima. La domenica corrispondente viene chiamata Quinquagesima, perché è il cinquantesimo giorno prima di Pasqua.

Due altre domeniche, la Settuagesima e la Sessagesima, verranno aggiunte verso la fine del VI secolo e gli inizi del VII. Con ciò si nota una strana tendenza ad anticipare il tempo forte della Quaresima e se ne svigorisce in qualche modo la peculiarità.

La riforma liturgica e l’impostazione del Concilio Vaticano II

Il duplice carattere della Quaresima, soprattutto mediante il ricordo o la preparazione al battesimo e mediante la penitenza, invita i fedeli all'ascolto più frequente della parola di Dio e alla preghiera e li dispone così a celebrare il mistero pasquale.

Perciò si utilizzino più abbondantemente gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale e, se opportuno, se ne riprendano anche altri dall'antica tradizione; lo stesso si dica degli elementi penitenziali.

In questa linea, la riforma liturgica ha reimpostato la Quaresima: ne ha ripristinato l'orientamento pasquale-battesimale; ne ha fissato il tempo con la decorrenza dal Mercoledì delle Ceneri fino alla Messa in Coena Domini esclusa, sopprimendo altresì i tempi di settuagesima, sessagesima e quinquagesima.

Ha ridotto il tempo di passione, che, nel Messale di San Pio V, iniziava con la V Domenica di Quaresima, giorno in cui si velavano le croci; ora tale tempo inizia con la Domenica delle Palme de Passione Domini, «dalla Passione del Signore».

La Settimana Santa, nel Rito Ambrosiano detta Settimana Autentica, conclude così la Quaresima. Inoltre è stata resa più abbondante la selezione dei testi biblici.

Quando inizia e quando termina la Quaresima

RitoInizioTermineCaratteristica
Rito RomanoMercoledì delle CeneriMessa in Coena Domini del Giovedì Santo, esclusaOrientamento penitenziale e battesimale
Rito AmbrosianoDomenica all'inizio di QuaresimaMessa inter vesperas in Cena Domini esclusaForte carattere battesimale

La Quaresima inizia, nel Rito Romano, con il Mercoledì delle Ceneri, e, nel Rito Ambrosiano, con la domenica successiva. Termina, per entrambi i riti, alla messa inter vesperas in Cena Domini del Giovedì Santo, esclusa, con la quale inizia il sacro Triduo Pasquale.

La domenica precedente al Giovedì Santo è la Domenica delle Palme, che dà inizio al tempo di Passione, la Settimana Santa che, nel Rito Ambrosiano, viene chiamata Settimana Autentica.

Si tratta di un periodo che offre l’opportunità di vivere e partecipare al Mistero della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo, guardando soprattutto all’azione salvifica di Gesù.

Il Rito Ambrosiano

Le origini della quaresima ambrosiana risalgono al IV secolo, all'epoca di Sant'Ambrogio, quando la società era in via di progressiva cristianizzazione e molti pagani, convertitisi al cristianesimo, chiedevano il Battesimo diventando catecumeni.

In tale contesto la quaresima nacque, non tanto come tempo di penitenza e generica preparazione alla Pasqua, bensì come tempo in cui i catecumeni si preparavano a ricevere il Battesimo nella veglia pasquale.

Ciò comportò che essa assumesse un forte carattere battesimale, ed è questa la caratteristica che la liturgia ambrosiana ha sempre conservato fino ai nostri giorni.

Il Rito Ambrosiano non ha mai conosciuto il Mercoledì delle ceneri come inizio del tempo quaresimale: in quel giorno, nelle diocesi ambrosiane, si è ancora in pieno carnevale.

La Tradizione ambrosiana ha sempre fatto iniziare questo periodo liturgico con i primi vespri della Domenica all'inizio di Quaresima, capite quadragesimae, o sesta Domenica prima di Pasqua, fino alla messa inter vesperas in Cena Domini esclusa, con la quale inizia il sacro Triduo Pasquale.

A differenza del rito romano, in quello ambrosiano non c’è il rito del Mercoledì delle Ceneri dal momento che la Quaresima inizia domenica quando vengono imposte le ceneri durante le Messe festive della giornata.

Una delle particolarità del rito ambrosiano, durante la Quaresima, è quella dei cosiddetti venerdì ‘aliturgici’, parola tecnica che significa «senza liturgia eucaristica».

Chi entra, in un venerdì di Quaresima, in una chiesa di rito ambrosiano trova sull’altare maggiore una grande croce di legno, con il sudano bianco: simbolo suggestivo del Calvario e segno di abbandono.

Si crea così un vero e proprio senso di vuoto, acuito dal fatto che per tutto il giorno non si celebra la Messa e non si distribuisce ai fedeli la comunione eucaristica.

Il Mercoledì delle Ceneri

Il Mercoledì delle Ceneri è giorno di digiuno e astinenza dalle carni, così come lo è il Venerdì Santo, mentre nei Venerdì di Quaresima si è invitati all’astensione dalle carni.

Durante la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri il sacerdote sparge un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte. Secondo la consuetudine, la cenere viene ricavata bruciando i rami d’ulivo benedetti nella Domenica delle Palme dell’anno precedente.

La cenere imposta sul capo è un segno che ricorda la nostra condizione di creature ed esorta alla penitenza.

Nel ricevere le ceneri l’invito alla conversione è espresso con una duplice formula: «Convertitevi e credete al Vangelo» oppure «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai».

Il primo richiamo è alla conversione che significa cambiare direzione nel cammino della vita e andare controcorrente, dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio.

La seconda formula rimanda agli inizi della storia umana, quando il Signore disse ad Adamo dopo la colpa delle origini: «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finché non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!».

La parola di Dio evoca la fragilità, anzi la morte, che ne è la forma estrema. Ma se l’uomo è polvere, è una polvere preziosa agli occhi del Signore perché Dio ha creato l’uomo destinandolo all’immortalità.

Le opere della penitenza quaresimale

Il significato del digiuno è quello del cammino di conversione. Quello dell’astinenza dalle carni dei venerdì vuole invece porre l’accento sulla simbolica rinuncia al lusso e alla mondanità, sottolineando il senso cristiano della povertà, della carità verso il prossimo, della preghiera alla quale trovare un posto privilegiato.

I tre elementi essenziali che caratterizzano questo tempo sono determinanti: digiuno, preghiera, carità.

Il digiuno

Il digiuno, anche se limitato al Mercoledì delle ceneri, al primo venerdì di Quaresima per il Rito Ambrosiano, e al Venerdì santo, esprime la partecipazione del corpo nel cammino della conversione e propizia l'astensione dal peccato.

Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria.

Il digiuno fisico aiuta lo spirito ad aprirsi a spazi intensi di preghiera e a rendersi sempre più coscienti che bisogna essere solidali con i fratelli attorno a noi.

L’astinenza dalle carni

L'astinenza dalle carni, o magro, il venerdì era al principio segno di povertà, essendo nell'antichità il pesce più economico che la carne.

È segno dell'abbandono del lusso per vivere una vita più essenziale. L’astinenza non è quindi soltanto una regola alimentare, ma richiama la sobrietà e il distacco dalla mondanità.

La preghiera

La Quaresima è tempo di più assidua e intensa preghiera, individuale e comunitaria, legata molto strettamente alla conversione, per lasciare sempre più spazio a Dio.

La Quaresima, inoltre, è un tempo privilegiato per la preghiera. Sant’Agostino dice che il digiuno e l’elemosina sono «le due ali della preghiera» che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio.

Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia.

La carità e l’elemosina

La Quaresima è tempo di più forte impegno di carità verso i fratelli. Non c'è vera conversione a Dio senza conversione all'amore fraterno.

Il digiuno è legato poi all’elemosina. Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale consistente nell'astinenza non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai peccati.

A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell’elemosina, la quale sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone.

Così il digiuno è reso santo dalle virtù che l’accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione.

La chiesa insegna che queste opere devono essere compiute nella consapevolezza del loro valore di segno in vista della conversione e non fine a sé stesse.

La liturgia della Quaresima

Nelle Messe di Quaresima si omette il Gloria. Non si canta nemmeno l'Alleluia, né nella liturgia della Parola della Messa, nella quale è sostituito da un'acclamazione di lode a Cristo, né nella Liturgia delle Ore, nella quale semplicemente si omette.

Le memorie dei Santi non vengono celebrate durante la Quaresima. Il colore liturgico è il viola per il Rito Romano.

Non si possono usare i fiori per ornare l'altare. L'organo e gli altri strumenti musicali possono essere utilizzati esclusivamente per accompagnare i canti.

Come nell’Avvento, anche in Quaresima la liturgia propone alcuni segni che nella loro semplicità aiutano a comprendere meglio il significato di questo tempo.

Come già accaduto nelle settimane che precedono il Natale, in Quaresima i paramenti liturgici del sacerdote mutano e diventano viola, colore che sollecita a un sincero cammino di conversione.

Le letture bibliche e i tre cicli liturgici

Il lezionario nel tempo di Quaresima si propone come una mistagogia globale nell’arco dei tre anni. Il criterio di scelta delle letture, soprattutto per il ciclo domenicale, è quello della «concordanza tematica».

Il lezionario delle domeniche offre la possibilità dei tre itinerari: una Quaresima battesimale, Anno A; una Quaresima cristologica, Anno B; una Quaresima penitenziale, Anno C.

I testi dell'Antico Testamento presentano ora in modo particolare la Storia della Salvezza.

La Sacrosanctum Concilium dichiara che l’itinerario quaresimale ha un duplice carattere: battesimale e penitenziale. La Parola di Dio è lampada per i nostri passi, rischiara e guida il nostro cammino verso la Pasqua, e al tempo stesso lo sostiene, come cibo che ci nutre più del pane.

Le prime due domeniche

Per quanto riguarda i Vangeli, è possibile individuare con chiarezza tre itinerari che si sviluppano domenica dopo domenica nei tre cicli.

Le prime due domeniche hanno tematiche comuni, poiché sono incentrate la prima sulle tentazioni di Gesù nel deserto, la seconda sul mistero della trasfigurazione sul Tabor.

Le prime due domeniche danno così ogni anno il tono all’itinerario quaresimale mostrando, in qualche modo, ciò che dobbiamo lasciare, le tentazioni, e ciò, invece, a cui dobbiamo tendere, la trasfigurazione.

Anno A: l’itinerario battesimale

Le domeniche di Quaresima dell’anno A, soprattutto attraverso i Vangeli, presentano le esperienze fondamentali che compongono le grandi fasi della Veglia pasquale.

La terza, la quarta e la quinta Domenica di Quaresima formano, in effetti, uno stimolante itinerario battesimale che risale ai primi secoli del cristianesimo, quando di norma i Battesimi venivano amministrati nel corso della Veglia pasquale.

I catecumeni, dopo circa tre anni di ben strutturata catechesi, nelle ultime settimane della Quaresima percorrevano le tappe finali del loro cammino, ricevendo simbolicamente il Credo, il Padre nostro e il Vangelo.

Ecco perché ancor oggi la liturgia di queste domeniche è caratterizzata da tre testi del Vangelo di Giovanni, riproposti secondo uno schema antichissimo: Gesù promette alla Samaritana l’acqua viva, dona la vista al Cieco nato, risuscita dalla tomba l’amico Lazzaro.

È chiara la prospettiva battesimale: mediante l’acqua, simbolo dello Spirito Santo, il credente riceve la luce e rinasce nella fede a vita nuova ed eterna.

  • La prima domenica di Quaresima è chiamata Domenica della tentazione, perché presenta le tentazioni di Gesù nel deserto.
  • La seconda domenica è detta di Abramo e della Trasfigurazione.
  • La terza domenica presenta l’incontro con la Samaritana e l’acqua viva.
  • La quarta domenica fa riflettere sull’esperienza del cieco nato e sulla luce di Cristo.
  • La quinta domenica presenta la risurrezione di Lazzaro.
  • La Domenica delle Palme fa memoria dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme e della Passione di Cristo.

Anno B: l’itinerario cristologico-pasquale

Nell’anno B troviamo brani evangelici tratti dal Vangelo di Giovanni che sviluppano la tematica pasquale.

Nelle altre tre domeniche si segue un itinerario che tocca i temi centrali della Quaresima che, secondo la Sanctrosanctum Concilium, sono il tema battesimale e quello penitenziale.

Le prime letture tratte dall’Antico Testamento non sono scelte in riferimento al brano evangelico, ma si riferiscono alla storia della salvezza.

Nell’anno B i testi della prima lettura ripercorrono il tema dell’alleanza nell’Antico Testamento, a partire dall’alleanza con Noè dopo il diluvio nella prima domenica, per giungere alla nuova alleanza annunciata da Geremia nella quinta domenica.

Anno C: l’itinerario penitenziale

In questo Anno liturgico, la prima domenica di Quaresima rimanda ai quaranta giorni di Cristo nel deserto durante i quali il Signore viene tentato da Satana.

La seconda domenica di Quaresima è detta di Abramo e della Trasfigurazione perché come Abramo, padre dei credenti, siamo invitati a partire e il Vangelo narra la trasfigurazione di Cristo, il Figlio amato.

La terza domenica di Quaresima riporta la parabola dell’albero di fichi che il vignaiolo intende tagliare ma viene esortato a «lascialo ancora quest’anno» per vedere «se porterà frutti per l’avvenire».

La quarta domenica di Quaresima presenta la celebre parabola del Figliol prodigo, detta anche del Padre misericordioso.

Nella quinta domenica di Quaresima si narra l’episodio della lapidazione dell’adultera con la frase di Cristo: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei».

Infine c’è la Domenica delle Palme in cui si fa memoria dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme e durante la quale viene letta la Passione di Cristo.

La Passione di Cristo e il suo significato

La Passione di Cristo indica il cammino di sofferenza e di morte attraversato da Gesù nelle ultime ore della sua vita terrena, dalla condanna fino alla crocifissione, alla morte e alla deposizione nel sepolcro.

La Domenica delle Palme inaugura il tempo di Passione, nel quale la Chiesa contempla l’ingresso di Gesù a Gerusalemme e orienta lo sguardo verso il compimento del suo mistero pasquale.

La Passione non è separata dalla Risurrezione: la Quaresima prepara a vivere l’intero Mistero Pasquale, nel quale la morte di Cristo conduce alla vita nuova.

La Via Crucis rievoca gli ultimi momenti della vita di Gesù prima della crocifissione. La Via Crucis è un rito quaresimale molto importante nella religione cristiana cattolica che ripercorre i momenti delle ultime ore di vita di Gesù, dalla sua condanna a morte fino alla morte sulla croce.

La Via Crucis: storia e significato

La Via Crucis, che in latino significa «via della croce», è dunque un rituale, spesso compiuto sotto forma di processione, che percorre 14 stazioni.

La processione si tiene solitamente il Venerdì della Settimana Santa, ossia il venerdì immediatamente precedente alla domenica di Pasqua, quando invece si celebra la Resurrezione di Cristo.

In alcuni paesi, però, si organizzano vie Crucis anche in occasione del venerdì che precede la domenica delle Palme o, addirittura, durante ogni venerdì di quaresima.

Questo cammino spirituale “a tappe” cominciò a prendere piede in Terrasanta, dove i pellegrini si recavano materialmente nei luoghi che erano stati il teatro della Passione, intesa come «patimento», «dolore fisico», di Gesù.

Poiché il pellegrinaggio era un'impresa molto complicata e impossibile per quasi la maggior parte dei cristiani, alcuni ordini di monaci cominciarono a replicare le scene della Via Crucis nelle chiese.

Nei secoli questa pratica si diffuse sempre di più, fino a diventare un rituale canonico nella liturgia della Chiesa Cattolica.

Perché la Via Crucis è divisa in stazioni

Le stazioni della Via Crucis descrivono gli episodi salienti della Passione di Gesù: la condanna, il supplizio e infine la crocifissione.

Le stazioni, spesso raffigurate anche con dipinti o affreschi all'interno delle Chiese, vengono chiamate così perché consistono in un punto di sosta in cui i fedeli si fermano.

Per questo motivo, potresti sentirle indicare anche come fermate della Via Crucis. A ogni stazione, guidati dal sacerdote, i fedeli intonano salmi e preghiere.

Gli episodi rappresentati

La processione della Via Crucis comincia rievocando il momento in cui il Sinedrio, il tribunale degli ebrei, condanna a morte Gesù per essersi dichiarato Re dei Giudei e Figlio di Dio.

Questa decisione fu avallata da Ponzio Pilato, il prefetto romano che governava la Palestina e che per non prendere lui stesso una decisione «se ne lavò le mani».

I giudici decretano anche che l'esecuzione sarebbe avvenuta per crocifissione, un supplizio che veniva riservato a criminali incalliti e assassini per dare una morte lunga e dolorosa.

Si prosegue dunque con Gesù che viene costretto a portarsi da solo la pesante croce fino in cima alla collina del Golgota, o Calvario, dove poi sarà crocifisso.

Durante il tragitto Gesù viene deriso, umiliato e cade per tre volte sotto il peso della croce. Giunto a destinazione, viene inchiodato alla croce e infine, verso le tre del pomeriggio secondo la tradizione, trafitto con una lancia dai legionari romani per porre fine all'agonia.

Nel momento in cui Gesù esala l'ultimo respiro, un terremoto scuote la terra e si verifica un'eclissi di sole. I vangeli recitano infatti che «si fece buio su tutta la Terra».

Cessato il panico, il corpo di Gesù viene avvolto in un sudario e deposto nel sepolcro.

Le quattordici stazioni della Via Crucis

  1. Gesù viene condannato a morte.
  2. Gesù è caricato della croce.
  3. Gesù cade per la prima volta.
  4. Gesù incontra sua madre.
  5. Gesù è aiutato a portare la croce da Simone di Cirene.
  6. Santa Veronica asciuga il volto di Gesù.
  7. Gesù cade per la seconda volta.
  8. Gesù consola le donne di Gerusalemme.
  9. Gesù cade per la terza volta.
  10. Gesù è spogliato delle vesti.
  11. Gesù viene crocifisso.
  12. Gesù muore in croce.
  13. Gesù è deposto dalla croce.
  14. Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro.

Talvolta si aggiunge una quindicesima stazione per annunciare la Resurrezione, ma di solito si termina il rito con la deposizione del corpo per poi festeggiare Gesù risorto a Pasqua.

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La Settimana Santa e il Triduo Pasquale

La domenica precedente al Giovedì Santo è la Domenica delle Palme, che dà inizio al tempo di Passione, la Settimana Santa che, nel Rito Ambrosiano, viene chiamata Settimana Autentica.

La Settimana Santa conclude così la Quaresima e conduce al sacro Triduo Pasquale, nel quale la Chiesa celebra la Passione, la Morte e la Risurrezione di Gesù Cristo.

Attualmente la Quaresima termina con la Messa nella Cena del Signore del Giovedì Santo. Per ottenere il numero 40, escludendo le domeniche, bisogna, come al tempo di Gregorio Magno, conteggiare anche il Triduo pasquale.

Persa l’unità dell'originario triduo pasquale, nel VI secolo, la Quaresima risultò di 42 giorni, comprendendo il Venerdì e il Sabato Santo.

Gregorio Magno trovò scorretto considerare come penitenziali anche le sei domeniche, compresa quella delle Palme. Pertanto per ottenere i 40 giorni, che senza le domeniche sarebbero diventati 36, anticipò, per il rito romano, l’inizio della Quaresima al mercoledì, che diventerà “delle Ceneri”.

Tradizioni quaresimali

La Via Crucis

La Via Crucis è una delle tradizioni più diffuse della Quaresima e permette di accompagnare spiritualmente Gesù lungo il cammino verso il Calvario.

La processione può svolgersi in chiesa o all’aperto e comprende soste, letture, salmi e preghiere davanti alle quattordici stazioni.

I venerdì di Quaresima

Nei venerdì di Quaresima si è invitati all’astensione dalle carni. L’astinenza richiama il senso cristiano della povertà, della sobrietà e della rinuncia al lusso.

Nel Rito Ambrosiano i venerdì quaresimali hanno inoltre carattere aliturgico: non si celebra la Messa e non si distribuisce ai fedeli la comunione eucaristica.

La sobrietà liturgica

Durante la Quaresima il colore viola dei paramenti, l’assenza dei fiori, l’omissione del Gloria e il silenzio dell’Alleluia esprimono visibilmente il carattere penitenziale e preparatorio del tempo.

Questi segni non sono fine a sé stessi, ma orientano l’attenzione verso la conversione, l’ascolto della Parola e la celebrazione del Mistero Pasquale.

Le pratiche familiari e comunitarie

Gli aspetti della Quaresima è possibile viverli non solo personalmente, ma anche comunitariamente, facendo opportune scelte in famiglia, aderendo alle iniziative della comunità parrocchiale o di qualche gruppo di ispirazione cristiana.

Aiutarsi in tutto questo permette di non scoraggiarsi e di «fortificare l’uomo interiore» per celebrare con Cristo la gloria della Pasqua.

I cibi e le consuetudini popolari

Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria.

In diverse tradizioni locali la Quaresima è accompagnata da ricette di magro, pietanze a base di pesce, preparazioni vegetariane e dolci semplici, espressioni di una cucina più essenziale legata al periodo penitenziale.

I biscotti quaresimali sono il dolce semplice che accompagna la Quaresima verso la luce della Pasqua.

La Parola di Dio e la conversione

La Quaresima è il tempo favorevole per rinnovarsi nell’incontro con Cristo vivo nella sua Parola, nei Sacramenti e nel prossimo.

Lo Spirito Santo guida a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, essere purificati dal peccato che acceca e servire Cristo presente nei fratelli bisognosi.

La conversione non sta all’inizio, come uno sforzo o un impegno che permette di conquistare il premio o di guadagnare il salario, ma sta alla fine, come frutto che matura grazie alla gratuità del dono che il Padre ci concede nella sua misericordia e nella sua pazienza.

Vivere la Quaresima come momento favorevole significa allora anzitutto contemplare la vita di Cristo, armarsi della sua Parola per contrastare le suggestioni del male, nutrirsi dei Sacramenti della fede per non incombere in una sorta di anoressia spirituale.

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