La soluzione più comune per la definizione «apostolo di Tarso» nei cruciverba è PAOLO, di 5 lettere. Si tratta di Paolo di Tarso, conosciuto anche come san Paolo e chiamato l’Apostolo delle Genti per la sua intensa attività di evangelizzazione tra i pagani.
Quando la definizione compare nella forma «Il Santo di Tarso», la risposta più frequente è ancora PAOLO. Il numero di caselle resta comunque decisivo: «Paolo» è la soluzione da inserire quando lo schema richiede cinque lettere.
| Definizione | Soluzione | Lettere |
|---|---|---|
| Apostolo di Tarso | PAOLO | 5 |
| Il Santo di Tarso | PAOLO | 5 |
| San Paolo di Tarso | PAOLO | 5 |
Perché la risposta è Paolo
Paolo di Tarso, san. Cittadino romano di nome Saulo, di famiglia ebraica, perseguitò duramente i cristiani fino a quando, dopo aver avuto una visione, si convertì alla nuova fede. Assunto il nome di Paolo, si dedicò alla diffusione del messaggio cristiano.
Ottenne maggiore successo con i cosiddetti gentili, ossia con i pagani, e diventò l’‘apostolo delle genti’. Ai nuovi fedeli indirizzò 13 lettere per esortarli a perseverare nella fede in Gesù Cristo. Nella sua predicazione mise l’accento sull’importanza della fede, più che delle opere, per ottenere la salvezza.
San Paolo di Tarso può essere considerato a tutti gli effetti il primo missionario della chiesa cristiana. Il contributo che ha dato alla diffusione del messaggio evangelico non ha eguali.
La sua storia è estremamente particolare, soprattutto quando si pensa alla sua conversione, da feroce persecutore di cristiani a pastore e difensore di fede. Prima lo conosciamo come Saulo, uomo formato nella Legge e deciso a combattere i cristiani. Poi, sulla via di Damasco, l’incontro con Cristo cambia la direzione della sua vita.

Chi era Paolo di Tarso
Paolo nasce con il nome di Saulo, a Tarso di Cilicia, tra il 5 e il 10 d.C. Tarso era una città vivace, segnata dalla cultura greca e dalla presenza romana. Questo ambiente lo mette presto a contatto con lingue, idee e tradizioni diverse.
La biografia di Paolo di Tarso ci delinea, quindi, un uomo dall’identità ricca: Saulo appartiene al popolo ebraico, riceve una solida formazione farisaica ma possiede la cittadinanza romana. Questa condizione gli permette di conoscere la Legge d’Israele e di muoversi dentro l’Impero con una libertà rara per il suo tempo.
Dove è nato Paolo di Tarso
La città di Tarso si trovava in Cilicia, nell’attuale Turchia meridionale, lungo vie importanti di scambi commerciali e culturali. Insomma, un ambiente estremamente vivace dove convivevano tra loro tante culture: giudaismo, ma anche la cultura ellenica e quella romana.
La sua origine aiuterà Paolo a parlare a comunità tanto diverse. La sua fede nasce dentro Israele, ma la sua parola attraversa le città e le strade dell’Impero. Prima ancora della conversione, la sua vita sembra già preparata a un annuncio destinato ad andare lontano.
Saulo, fariseo e cittadino romano
Saulo riceve una formazione farisaica rigorosa. Secondo la tradizione, studia a Gerusalemme alla scuola di Gamaliele, uno dei maestri più stimati del suo tempo. Conosce la Legge, frequenta il mondo delle sinagoghe e vive la fede dei padri con grande zelo.
In questa fase, la sua energia spirituale ha ancora un volto severo. Accanto alla radice ebraica, Paolo possiede la cittadinanza romana. Questo privilegio gli offre diritti importanti e gli consente, più avanti, di appellarsi all’imperatore.
La sua futura missione nascerà anche da questa capacità rara: parlare alla tradizione d’Israele e al mondo romano con la stessa lucidità.
Le fonti sulla vita di San Paolo
Nelle scritture non si parla tanto della vita di San Paolo se non in relazione alla sua fede e a ciò che è accaduto in seguito alla sua conversione. Sappiamo infatti che Paolo era laico e non apparteneva a nessuna classe sacerdotale.
Lui stesso si definisce “fariseo quanto alla legge“, ovvero facente parte di un movimento che era stato creato pochi secoli prima dell’era cristiana e che nel I secolo si contrapponeva al movimento aristocratico-sacerdotale dei sadducei su diversi aspetti dottrinali.
Ad esempio, i farisei accettavano l’immortalità dell’anima, l’esistenza degli angeli e interpretavano le scritture con meno rigore e rigidità. Solitamente si formavano all’interno di scuole legate alle sinagoghe, luoghi di culto estremamente diffusi nelle comunità giudaiche e gestiti dagli stessi farisei.
Gran parte delle informazioni che abbiamo vengono dagli Atti degli Apostoli e dalle sue lettere. Gli Atti raccontano i momenti principali della sua missione, dalla conversione fino all’arrivo a Roma. Le lettere, invece, ci fanno ascoltare la sua voce mentre guida le comunità cristiane nate dal suo annuncio.
Il lavoro manuale e l’autosufficienza
Non sappiamo a quale classe socio-economica appartenesse con certezza. In alcuni testi leggiamo che era un costruttore di tende, attività che potrebbe aver intrapreso per seguire le orme del padre.
Secondo alcuni riferimenti trovati nelle sue lettere, potrebbe essersi dedicato a questa attività anche durante i suoi studi per garantirsi l’autosufficienza economica. Se così fosse, questa attività, unita al percorso di studi effettuato e al possesso della cittadinanza romana, ci fa intuire che la sua famiglia appartenesse a un ceto agiato medio-alto.
Saulo il persecutore dei cristiani
Prima della conversione, Saulo appare nelle fonti come un uomo animato da uno zelo religioso severo. Difende la Legge e vede nei discepoli di Cristo un pericolo per la fede dei padri. La sua determinazione, in questa fase, prende la forma della persecuzione.
La storia di San Paolo comincia quindi da una ferita profonda. Saulo combatte proprio quella Chiesa che un giorno servirà con tutta la vita. Questa distanza rende ancora più forte il racconto della sua conversione, perché mostra quanto radicale possa essere una chiamata.
Il martirio di Santo Stefano
Come riferiscono gli Atti degli apostoli, la maggior parte degli Ebrei non credette alla resurrezione di Gesù e si oppose pertanto alla predicazione degli apostoli, anche se questi ultimi cercarono inizialmente di evitare una rottura con l’ambiente ebraico.
Saulo, nato a Tarso (Cilicia) tra il 5 e il 10 d.C. da una famiglia ebraica farisea piuttosto benestante, fu uno dei più accaniti avversari della nuova religione.
Gli Atti degli apostoli raccontano che partecipò da spettatore all’uccisione di Stefano da parte degli Ebrei, i quali lo avevano giudicato colpevole di bestemmia: coloro che lapidarono Stefano «deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo [. ]. Saulo era fra coloro che approvarono la sua uccisione [. ]. Saulo intanto infuriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e donne e li faceva mettere in prigione» (Atti 7, 58 e 8, 1-3).
Secondo le Sacre Scritture, per mano di Paolo avvenne l’uccisione del primo martire cristiano, Stefano. Anche se non partecipò personalmente alla lapidazione, diede il comando per la sua uccisione.
Sembra che la sua azione persecutoria fosse rivolta solo ai cristiani di cultura greca, come Stefano e Filippo, escludendo così i cristiani di cultura ebraica. Esistono poi delle incertezze sulla ferocia della persecuzione.
Così come il voto alla condanna capitale che, secondo le scritture, si trattava di un semplice consenso e non di un’azione svolta da Paolo in prima persona.
La conversione sulla via di Damasco
Saulo si convertì alla nuova fede dopo che, caduto da cavallo sulla strada di Damasco, ebbe una visione nella quale Gesù lo chiamava dicendogli: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Dopo aver appreso i principi della nuova religione da Anania, si convertì e assunse il nuovo nome di Paolo, diventando un convinto e deciso propagatore del messaggio di Cristo.
La conversione di San Paolo di Tarso è una delle più emozionanti e avviene mentre Saulo è in viaggio verso Damasco. Viene usata spesso durante il percorso di catechesi per spiegare ai bambini la grandezza della Grazia di Dio.
L’evento viene descritto negli Atti degli Apostoli e viene accennato in modo implicito nelle lettere paoline.
“Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne, seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco, dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda.” (Atti 9,1-9)
San Paolo | Svelato il Mistero della Trasformazione sulla Strada di Damasco
La luce, la voce di Cristo e la cecità
La luce di Damasco non è soltanto un segno esteriore. Nel racconto degli Atti, Saulo perde la vista proprio nel momento in cui comincia a vedere la verità della sua vita.
Rimane cieco per tre giorni, senza mangiare e senza bere, come se tutto il suo passato dovesse fermarsi prima di ripartire. La voce di Cristo lo chiama per nome e gli consegna una direzione nuova.
Saulo entra a Damasco guidato per mano, fragile e silenzioso. L’uomo che voleva condurre altri in catene ora deve lasciarsi condurre, e questo rovesciamento prepara il passaggio più decisivo della sua conversione.
Il battesimo e i primi anni della missione
Dopo la folgorazione, San Paolo si recò a Damasco per ricevere il battesimo da giudeo-cristiano e riacquistando la vista. Iniziò subito il suo percorso di predicazione nelle sinagoghe, diffondendo il messaggio cristiano agli ebrei.
Ben presto però la popolazione cercò di ucciderlo costringendolo a scappare con l’aiuto dei suoi discepoli. Da Damasco si recò a Gerusalemme, dove fu accolto dai cristiani con una certa freddezza e timore a causa della sue azioni da persecutore intraprese proprio in questa città.
Fu il giudeo-cristiano Barnaba a farsi suo garante e a dare inizio con Paolo a una collaborazione che durò per i successivi anni. Ma anche qui, poco dopo fu costretto a fuggire. Si recò dunque a Tarso, la sua città natale.
Dopo il battesimo, Paolo comincia ad annunciare Cristo con la stessa forza con cui prima aveva combattuto i cristiani. A Damasco predica nelle sinagoghe e sorprende chi conosceva il suo passato.
La sua parola nasce da un’esperienza diretta: ha incontrato il Signore e ora sente di doverlo testimoniare. Il cammino, però, non è semplice. I cristiani lo guardano con timore, mentre molti giudei vedono in lui un traditore.
Sarà Barnaba ad accoglierlo e a presentarlo alla comunità di Gerusalemme. Da quel gesto di fiducia prende forma una missione destinata a superare i confini di Israele.
Paolo, l’Apostolo delle Genti
Nella Lettera ai Galati Paolo dichiara di avere ricevuto la rivelazione del Vangelo da Cristo stesso, e di essere quindi a pieno titolo un apostolo, con gli stessi compiti degli altri dodici che Gesù aveva nominato durante la sua vita terrena, malgrado si senta indegno per aver perseguitato la Chiesa.
Il centro della predicazione di Paolo era costituito dall’annuncio della morte e resurrezione di Gesù, il cui sacrificio sulla croce sostituiva i riti e i sacrifici dell’Antico Testamento.
Perciò non soltanto gli Ebrei, ma anche i pagani potevano ottenere la salvezza credendo in Gesù come Salvatore e vivendo una vita nuova in lui, e non più praticando le «opere della legge», ossia i riti previsti dalla legge di Mosè.
Tra questi riti rientravano la circoncisione, le purificazioni rituali con l’acqua e i sacrifici di animali.
La predicazione e le comunità cristiane
Egli evangelizzò in un primo tempo soprattutto gli Ebrei di lingua greca, predicando il sabato nelle sinagoghe per dimostrare loro che Gesù era il Messia atteso dal popolo d’Israele.
Ma, dopo aver incontrato forti ostilità tra i membri del suo popolo, si rivolse soprattutto ai pagani, e fondò varie comunità cristiane a Efeso, Mileto, Corinto, Colossi, Filippi e in altre località dell’Asia Minore e della Grecia.
A Corinto visse per qualche tempo in casa di Aquila e Priscilla, che come lui erano fabbricanti di tende. In più occasioni Paolo ricorda di avere lavorato con le proprie mani per mantenersi e non pesare economicamente sulla comunità.
Gli altri apostoli (in particolare Giacomo), che rimanevano più legati alle tradizioni ebraiche, continuarono invece a evangelizzare soprattutto gli Ebrei.
La predicazione ad Atene
Paolo predicò anche ad Atene, discutendo con i filosofi, ma di fronte all’annuncio della resurrezione dei morti essi si misero a deriderlo.
Perciò egli si rese conto che la conversione degli uomini non dipende dalla forza degli argomenti razionali e delle dimostrazioni logiche, ma dalla potenza dello Spirito.
E che l’annuncio cristiano, incentrato sulla figura del Cristo crocefisso, deve fondarsi sulla debolezza della croce.
I viaggi missionari di Paolo
I viaggi missionari di San Paolo portano il Vangelo lungo le strade più vive dell’Impero. Paolo parte da Antiochia, attraversa Cipro e raggiunge le comunità dell’Asia Minore.
In ogni luogo incontra persone diverse, ma il centro del suo annuncio resta sempre lo stesso: Cristo morto e risorto. Il suo cammino arriva poi in Macedonia e in Grecia.
Atene, Corinto ed Efeso diventano luoghi decisivi per la nascita delle prime comunità cristiane. Paolo predica, discute, lavora con le proprie mani e scrive ai fedeli che ha incontrato.
La missione prende così la forma concreta di una Chiesa che cresce città dopo città.
Il Concilio di Gerusalemme
Il Concilio di Gerusalemme segna uno dei passaggi più importanti della missione di Paolo. La questione era decisiva: i pagani che accoglievano Cristo dovevano seguire anche la circoncisione e le prescrizioni della Legge di Mosè?
Paolo difende con forza l’apertura del Vangelo a tutti i popoli. Per lui, la salvezza nasce dalla fede in Cristo e dalla Grazia di Dio.
Questa visione dà alla Chiesa una direzione universale e conferma il ruolo di Paolo come Apostolo delle Genti. Da quel momento, la missione cristiana può parlare a ogni uomo, senza restare chiusa dentro un solo confine religioso.
Il confronto con i giudeo-cristiani
La tradizione attribuisce a Paolo la redazione di 14 lettere, indirizzate a diverse comunità cristiane da lui fondate o comunque legate a lui.
Una di esse, la Lettera agli Ebrei, è diversa dalle altre per stile e contenuto perché è stata certamente redatta da un altro autore, mentre alcune delle lettere rimanenti sono probabilmente opera di discepoli di Paolo che le tramandarono sotto il suo nome per attribuire a esse maggiore autorevolezza.
Nelle lettere principali (indirizzate ai Romani, a Corinzi, ai Galati) Paolo sottolinea il primato della fede e della grazia divina rispetto alle opere esteriori: la salvezza è dono gratuito di Cristo, e non frutto di una conquista da parte dell’uomo, il quale non può vantare alcun merito di fronte a Dio: «L’uomo non è giustificato dalle opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Gesù Cristo» (Galati 2, 16).
Egli si oppose perciò a quei gruppi cristiani ancora legati all’ebraismo (e chiamati giudeo-cristiani) che sostenevano la necessità di circoncidere secondo la legge di Mosè i nuovi venuti alla fede.
Per risolvere la questione venne convocato il Concilio di Gerusalemme, nel quale Paolo riuscì a far prevalere, con qualche compromesso pratico, il principio secondo cui è la fede che salva, per cui davanti a Dio non vi è più distinzione tra giudei e pagani.
La missione di Paolo e di Pietro
Nella Lettera ai Galati Paolo appare inoltre consapevole del ruolo di primo piano affidato a lui e a Pietro, incaricati rispettivamente di evangelizzare gli Ebrei e i pagani.
Di fronte alla richiesta di circoncidere i pagani convertiti essi assunsero tuttavia posizioni differenti: Pietro era più propenso ad accettarla per non urtare la suscettibilità dei giudeo-cristiani, mentre Paolo ribadiva che tali pratiche non erano necessarie per la salvezza.
La salvezza dipende soltanto dalla fede nei meriti di Gesù e dalla partecipazione al mistero della sua morte e resurrezione, per cui esse rischiavano di offuscare la centralità di Cristo.
Le lettere e il pensiero di San Paolo
Gli Atti degli Apostoli mostrano Paolo in cammino. Lo seguono da Damasco a Gerusalemme, poi nelle città dell’Asia Minore, in Grecia e infine a Roma.
Da queste pagine emerge un uomo tenace, capace di portare il Vangelo in luoghi diversi, anche quando l’annuncio incontra ostilità. Le lettere paoline rivelano il cuore del suo pensiero.
Paolo parla di Cristo morto e risorto, della Grazia, della fede e della vita delle comunità. La sua storia diventa così riflessione viva, preghiera e guida spirituale.
Cristo morto e risorto al centro della fede
Per San Paolo, tutta la vita cristiana nasce da Cristo morto e risorto. Nelle sue lettere torna spesso questo annuncio, perché rappresenta il fondamento della salvezza.
La morte di Gesù sulla croce e la sua risurrezione mostrano la grandezza dell’amore di Dio verso l’uomo. Da questa certezza prende forma anche la missione di Paolo.
Annunciare Cristo significa mostrare ai fedeli una strada nuova, capace di dare senso alla sofferenza e alla speranza. È per questo che il suo messaggio non resta legato al suo tempo, ma continua a parlare alla fede della Chiesa.
La Grazia e la giustificazione per fede
Uno dei temi più importanti del pensiero di San Paolo è la Grazia. Per Paolo, l’uomo riceve la salvezza come dono di Dio.
La fede in Cristo apre il cuore a questo dono e ristabilisce il rapporto con il Signore. Questo insegnamento attraversa molte delle lettere paoline.
La sua risposta torna sempre alla stessa verità: Dio chiama l’uomo a una vita nuova attraverso Cristo.
La Chiesa come Corpo di Cristo
San Paolo descrive la Chiesa come Corpo di Cristo. È una delle immagini più forti della sua predicazione.
Cristo è il capo, i fedeli sono le membra e ogni persona ha un posto dentro la comunità. Questa visione aiuta a comprendere il valore della vita cristiana.
Nessuno cammina da solo nella fede. Ogni credente riceve un compito e contribuisce alla crescita della Chiesa, secondo i doni che Dio gli affida.
Il primato della carità
Nelle lettere di San Paolo, la carità occupa un posto di primo piano. L’amore cristiano dà forma alla vita del credente e orienta ogni gesto verso Dio.
Per questo Paolo lo presenta come il dono più grande. La carità non riguarda solo i grandi momenti della fede.
Entra nella vita quotidiana, nei rapporti con gli altri e nel modo in cui la comunità resta unita. Ecco perché il pensiero di Paolo diventa una guida concreta per ogni cristiano.
Altri temi della predicazione paolina
Nelle altre lettere Paolo sviluppa alcune idee centrali del cristianesimo: la concezione della Chiesa come corpo mistico, composto da diverse membra che svolgono compiti differenti (i diversi «ministeri», che corrispondono ai diversi doni dello Spirito Santo, detti anche carismi).
Paolo sviluppa inoltre il significato dell’Eucaristia come memoriale della morte e resurrezione di Gesù; il primato della carità, che si manifesta anche nell’aiuto materiale offerto ai poveri.
Affronta anche la libertà interiore del cristiano, che deve però obbedire alle autorità e alle leggi e vivere «secondo lo Spirito» (ossia secondo la carità di Cristo) e non «secondo la carne» (ossia seguendo gli impulsi egoistici).
Le persecuzioni e l’arrivo a Roma
Nella Lettera ai Romani egli manifesta il proprio dolore per la mancata accettazione del Cristo da parte del popolo d’Israele, al quale sente di appartenere, ma anche la speranza nella sua futura conversione.
Mentre nella Seconda lettera ai Corinzi fa riferimento alle difficoltà incontrate e alle persecuzioni subite: a Damasco sfuggì alla cattura facendosi calare dal muro della città dentro una cesta.
Gli Atti degli apostoli descrivono i viaggi missionari di Paolo, e anche l’ultimo viaggio verso Roma, ove giunse, scortato da soldati, per difendersi dalle accuse degli Ebrei davanti al tribunale dell’imperatore.
Qui, tra il 64 e il 67 d.C., cadde vittima della persecuzione di Nerone: secondo la tradizione egli fu decapitato e non crocefisso, giacché era cittadino romano.
Gli episodi miracolosi negli Atti
All’interno degli Atti degli Apostoli sono narrati alcuni episodi significativi della sua missione. A Listra, per esempio, Paolo guarisce un uomo che non aveva mai camminato.
Il popolo resta colpito, perché vede in quel gesto un segno della potenza di Dio. Anche il viaggio verso Roma conserva un episodio molto noto.
Dopo il naufragio a Malta, Paolo viene morso da una vipera e resta illeso. La sua missione, insomma, continua anche dentro il pericolo, come se ogni prova confermasse la forza della chiamata ricevuta.
San Paolo nell’iconografia e nella tradizione
Nell’iconografia s. Paolo è spesso raffigurato con la spada in mano, che rappresenta la parola di Dio, la «spada a due tagli» che consente all’uomo di distinguere il bene e il male.
Insieme a Pietro, Paolo diventò il santo patrono della città di Roma, che gli ha dedicato la basilica di S. Paolo fuori le mura.
Entrambi furono definiti da papa Leone Magno come i nuovi gemelli di Roma, chiamati a sostituire Romolo e Remo (simboli della Roma pagana) e a rifondare la città in senso cristiano.
Il pensiero di s. Paolo influenzò notevolmente gli sviluppi della teologia cristiana, in particolare la riflessione di s. Agostino, vescovo di Ippona, e quella di Lutero, che hanno affermato il primato della grazia di Dio e della fede rispetto agli atti di culto esteriore e alle ‘opere buone’.
Come risolvere la definizione nei cruciverba
Per la definizione «apostolo di Tarso», il riferimento geografico e religioso conduce a Paolo di Tarso. Il nome da cercare nello schema è quindi PAOLO, formato da cinque lettere.
La stessa soluzione vale generalmente per la definizione «Il Santo di Tarso». La presenza dell’articolo e dell’aggettivo «santo» non cambia il personaggio indicato: si tratta di san Paolo.
- Apostolo di Tarso: PAOLO.
- Il Santo di Tarso: PAOLO.
- San Paolo di Tarso: PAOLO.
- Numero di lettere: 5.
Paolo di Tarso è dunque la risposta da inserire quando il cruciverba propone una definizione riferita all’apostolo che predicò il Vangelo ai pagani e fondò numerose comunità cristiane nell’Asia Minore e in Grecia.
tags: #apostolo #di #tarso #cruciverba