L’apertura della causa di canonizzazione del cardinale Pironio al Laterano con il cardinale Bergoglio

La fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione del cardinale Eduardo Francisco Pironio si è conclusa l’11 marzo 2016 nell’Aula della Conciliazione del Palazzo del Vicariato, presso il Laterano, dopo dieci anni di indagini. Alla cerimonia, presieduta dal cardinale vicario Agostino Vallini, partecipò anche il cardinale Leonardo Sandri, insieme a numerosi esponenti della Chiesa argentina e della Curia romana.

Il cardinale Jorge Mario Bergoglio, che aveva conosciuto personalmente Pironio, ne ricordò soprattutto la profonda umiltà, la capacità di aprire nuovi orizzonti spirituali e di non chiudere mai la porta a nessuno. La celebrazione romana segnò il passaggio della causa allo studio e all’esame della Congregazione per le Cause dei Santi.

La cerimonia di chiusura al Palazzo Lateranense

La cerimonia si è svolta venerdì 11 marzo nell’Aula della Conciliazione del Palazzo del Vicariato. Presenti monsignor Carlos Malfa, vescovo di Chascomús, segretario della Conferenza episcopale argentina, parte attrice della causa di beatificazione; il cardinale Leonardo Sandri, anch’egli argentino; l’arcivescovo Renato Boccardo; il vescovo Josef Clemens; monsignor Fabián Pedacchio, segretario particolare di papa Francesco; il postulatore padre Giuseppe Tamburrino.

Accanto al cardinale Vallini, i componenti del tribunale diocesano che ha seguito la fase diocesana del processo: il giudice delegato monsignor Slawomir Oder, il promotore di giustizia monsignor Giuseppe D’Alonzo e il notaio Marcello Terramani. Visibilmente commossi durante tutta la cerimonia il segretario personale di Pironio, il vescovo Fernand Vérgez Alzaga, e la cugina di secondo grado Daniela.

Entrambi hanno ricordato la disponibilità e la bontà del cardinale argentino. La sessione di chiusura, presieduta dal cardinale Agostino Vallini, vicario per la diocesi di Roma, si terrà l’11 marzo nella Sala della Conciliazione del Palazzo del Vicariato.

L’apertura della fase diocesana si è svolta a Roma perché è questa la diocesi in cui ha vissuto i suoi ultimi anni e in cui è morto il 5 febbraio 1998. Il 23 giugno 2006 il cardinale Camillo Ruini, vicario del papa per la diocesi di Roma, ha aperto la fase diocesana del processo di beatificazione.

Il profilo spirituale delineato dal cardinale Vallini

Uomo di preghiera, della parola di Dio meditata, pregata, annunziata e vissuta nella gioia. Questo il profilo spirituale del Cardinale Eduardo Francisco Pironio tracciato dal cardinale vicario Agostino Vallini, in occasione della chiusura, dopo dieci anni, della fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione del cardinale argentino.

Il cardinale Vallini ha sottolineato che Pironio era «uomo di Chiesa, con una profonda fede nel Papa, nel quale “vedeva” Cristo, e con un profondo senso ecclesiale. Un pastore con una grande sensibilità umana in particolare per i giovani.

Nella sua lunga e vasta esperienza seppe percepire i loro interrogativi più profondi e i desideri più genuini, ma seppe anche fidarsi di loro e scoprirne le ricchezze di entusiasmo, di disponibilità e di creatività. È stato per tutti un testimone che ha sperimentato “l’invisibile” in maniera profonda, immerso nell’amore del Padre e immedesimato in Cristo».

«Resto personalmente convinto che quella del cardinale Pironio sia stata una personalità straordinaria - ha detto Vallini - nella quale la potenza trasformante della grazia ha trovato una natura umana particolarmente dotata e docile ad essere plasmata e trasformata dall’azione dello Spirito Santo.

Chi ha avuto la gioia di conoscerlo e di frequentarlo potrà convenire che sia stato un vero discepolo di Gesù, che ha fatto della sequela di Cristo l’unica ragione di vita, perché ha ricondotto tutto a Dio, sapendo riconoscere in ogni esperienza la mano della Provvidenza del Signore.

La sua testimonianza spirituale resta per noi una preziosa eredità. Accompagniamo con la preghiera il cammino della causa, che da ora è affidata allo studio e all’esame della Congregazione per le Cause dei Santi, perché - se al Signore piacerà - possa avere un percorso spedito e giungere ad una felice conclusione».

L’incontro con Jorge Mario Bergoglio

In un’intervista del 2008, l’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio, che ha conosciuto personalmente Pironio, evidenziava la sua umiltà. «Quando parlavi con lui ti dava la sensazione che si sentiva il peggiore uomo del mondo, il peggior peccatore.

Ti apriva un panorama di santità dalla sua profonda umiltà. Ti apriva orizzonti, sperimentavi che non chiudeva mai le porte a nessuno, anche a gente che sapeva che non lo aveva capito».

Il legame nacque negli anni in cui Pironio era vescovo ausiliare di La Plata, dal 1964 al 1972, e Bergoglio provinciale dei Gesuiti. Come ricorda Vaticannews.va Jorge Mario Bergoglio, allora provinciale dei gesuiti, conobbe di persona Pironio come vescovo ausiliare di Mar del Plata (1964-1972).

Nel 2002 Bergoglio, nell’omelia della Messa celebrata nel corso di un seminario di studi dedicato a Pironio, a Buenos Aires nell’Università Cattolica argentina, di cui Pironio fu uno dei fondatori e dei primi docenti, disse di lui: «Quando donava, donava tutto se stesso, non donava mai senza donarsi.

Ci metteva sempre il cuore in tutto ciò che dava. Quando doveva dare qualcosa, un consiglio, o altro, lo faceva con tutto il cuore. Gli piaceva parlare della povertà, e questa era una dimensione del suo vivere la povertà: donarsi, spogliarsi».

«Ricordare Pironio, l’amico di Dio - disse durante una commemorazione nel 2002 l’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio - fa sentire nostalgia di non poter più contare qui sulla terra con quell’amico degli uomini e per tutti gli uomini.

Ma è anche commemorare, rendendo attuale la sua vita che traspariva nei suoi scritti, seminata lungo il suo ministero pastorale e episcopale, colui che lasciò alla chiesa di Gesù Cristo, specialmente nella nostra patria, il cammino dell’amicizia come mezzo per andare sicuri verso Dio con i fratelli».

E in una successiva intervista disse di Pironio: «Quando parlavi con lui ti dava sempre la sensazione che si sentisse il peggiore uomo del mondo, il peggior peccatore. Ti apriva un panorama di santità dalla sua profonda umiltà.

Ti apriva orizzonti, sperimentavi che non chiudeva mai le porte a nessuno, anche la gente che lui sapeva che non lo aveva capito».

La sofferenza della calunnia

Il cardinale Pironio, infatti, come ricordava Bergoglio, «ha sofferto abbastanza la sfiducia e la calunnia. Quando Paolo VI gli chiese di predicare gli Esercizi spirituali nella Quaresima 1974, chiedevano al Papa perché l’aveva scelto dal momento che Pironio era una persona di idee progressiste.

Però dopo averlo ascoltato dovettero stare zitti. E anche quando era a Roma, allo stesso modo non fu compreso, parlavano male di lui. Ha sofferto la persecuzione della calunnia».

Tuttavia, per i suoi scritti e il suo ruolo nel CELAM, fu accusato di avere simpatie per il comunismo. Dal suo punto di vista, invece, cercava di applicare le indicazioni del Concilio Vaticano II e della Dottrina Sociale della Chiesa, particolarmente quella che, nella Conferenza di Medellín, era stata definita «opzione preferenziale per i poveri».

Fu anche sequestrata Maria del Carmen Maggi, decana della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica e sua stretta collaboratrice. Infine, nel corso della Settimana Santa del 1975, monsignor Pironio cominciò a ricevere minacce di morte.

Con quest’ultimo in particolare condivideva la sorte di essere giudicato un progressista. Il vescovo e beato di San Salvador riporta nel suo diario una conversazione avuta con Pironio in Vaticano.

Lo stesso Bergoglio ricorda che Pironio aveva sofferto «il sospetto e la calunnia». Le sue capacità di mediazione, frutto di affidamento alla Provvidenza e di una vita all’insegna dell’imitatio Christi, si rivelarono preziose durante i lavori della Conferenza di Medellin.

Origini familiari e formazione

Eduardo Francisco Pironio nacque il 3 dicembre 1920 a Nueve de Julio, nella provincia di Buenos Aires, in Argentina, penultimo dei ventitré figli di una coppia d’immigrati friulani. Era il ventiduesimo e penultimo figlio di Giuseppe Pironio ed Enrica (Enrichetta) Rosa Buttazzoni, emigrati dal Friuli già da sposati.

Il riconoscimento di questo miracolo avvenuto per sua intercessione, porterà alla beatificazione del cardinale argentino, che era nato il 3 dicembre 1920 a Nueve de Julio, in Argentina, 22° figlio di Giuseppe Pironio ed Enrica Buttazzoni, emigrati friulani.

Il padre era originario di Percoto, frazione del comune di Pavia di Udine; la madre veniva da Camino di Buttrio, sempre in provincia di Butrio. Pironio, sempre fiero delle sue origini, è stato il ventiduesimo figlio.

Dopo una grave malattia avuta a diciott’anni e le complicanze della prima gravidanza, sua madre era venuta a sapere dai medici che non poteva avere altri figli. Chiese allora consiglio a monsignor Francisco Alberti, vescovo di Mar del Plata, che la invitò a fare ugualmente il proprio dovere coniugale.

Al marito, invece, il vescovo suggerì di ungerla con l’olio della lampada che ardeva di fronte all’immagine della Madonna venerata nella Basilica-Santuario nazionale di Nostra Signora di Luján. Le altre gravidanze non ebbero problemi: per questa ragione, Enrica e tutta la famiglia ebbero sempre per lui grande riconoscenza.

La sua fede era stata trasmessa dalla madre, donna di salda seppur semplice formazione cristiana, che seppe imprimere nel cuore dei figli il genuino senso evangelico dell’esistenza. Eduardo crebbe in un ambiente familiare laborioso e sereno, dove fede e vita non andavano separate.

Imparò a pregare il Rosario dalla madre e, a sei anni, iniziò a frequentare il catechismo nella parrocchia di San Domenico di Guzman a Nueve de Julio, dov’era stato anche battezzato. Dopo qualche tempo, rivelò alla madre che aveva iniziato ad avere un desiderio: voleva diventare missionario.

La madre replicò che avrebbe dovuto andare lontano, per realizzare quella vocazione. Nel 1926, però, il bambino, di appena sei anni, perse il padre, a causa di un’appendicite curata male.

La sua decisione, quindi, si consolidò mentre la madre assumeva su di sé la guida della famiglia, aiutata dai figli maggiori.

Il seminario e l’ordinazione sacerdotale

Il 14 marzo 1932, Eduardo entrò nel Seminario San Giuseppe della diocesi di La Plata. Trascorreva le sue giornate tra le ore di preghiera in cappella e lo studio, appassionandosi in particolare alla Sacra Scrittura: era uno degli studenti migliori.

I suoi compagni lo ammiravano anche per il senso di amicizia semplice che trasmetteva. Venne ordinato sacerdote il 5 dicembre 1943, nella Basilica-Santuario nazionale di Nostra Signora di Luján.

Celebrò la Prima Messa l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata, nella sua parrocchia di nascita a Nueve de Julio. La sua ordinazione sacerdotale nella Basilica di Luján costituì uno dei primi legami pubblici con il santuario mariano nel quale sarebbe stato sepolto.

Svolse il servizio pastorale nel Seminario della sua diocesi come professore di letteratura, dogmatica, cristologia, teologia sacramentale, teologia fondamentale e filosofia. Fu professore e rettore del Seminario di Buenos Aires, professore e decano della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Cattolica Argentina.

Nel 1953 fu inviato a Roma, dove conseguì la Licenza in Teologia presso la Pontificia Università San Tommaso d'Aquino, ovvero l’Angelicum: la sua tesi era sulla paternità divina negli scritti di dom Columba Marmion.

Dietro consiglio del suo direttore spirituale, padre Manuel Moledo, approfondì gli studi in Belgio, Germania, Svizzera, Austria, Spagna e Portogallo; nel corso di quel viaggio in Europa, rivide anche i parenti rimasti in Italia.

Rientrato in Argentina alla fine del 1954, riprese l’insegnamento in Seminario e l’impegno nella predicazione, oltre che nella direzione spirituale.

Il ministero educativo e l’Azione Cattolica

Nel 1958 venne nominato Vicario Generale e divenne professore di Teologia nell’Università Cattolica Argentina di Buenos Aires. Nello stesso anno diede vita all’Istituto secolare delle Missionarie di Cristo Sacerdote, nella cittadina di Mercedes.

Nel 1960, il cardinal Antonio Caggiano, Arcivescovo di Buenos Aires, lo nominò Rettore del Seminario Metropolitano di Villa Devoto, del quale, fino a poco prima, erano stati responsabili i padri Gesuiti: era quindi il primo Rettore scelto dal clero diocesano.

Il suo incarico terminò improvvisamente nel 1963, al termine dell’anno seminaristico. Don Eduardo ne fu molto dispiaciuto, perché aveva instaurato un buon rapporto con i seminaristi e i docenti, ma capì che era un riflesso delle tensioni interne alla Chiesa argentina.

Nello stesso anno fu nominato Visitatore Apostolico delle Università cattoliche argentine, nonché preside dell'Istituto di Teologia dell'Università Cattolica, divenuto poi Facoltà Teologica.

Don Eduardo ebbe legami con l’Azione Cattolica quasi subito, grazie a padre Moledo, il suo direttore spirituale. Negli anni Cinquanta apparvero i suoi primi scritti sulla Rivista di Teologia del Seminario di La Plata, ma anche sulla rivista «Notas de Pastoral Jocista», organo della Gioventù Operaia Cattolica (JOC).

Era anche guida di molti gruppi di Azione Cattolica, sia a Mercedes, sia negli altri luoghi dove vivevano le persone che ricorrevano alla sua guida spirituale. Subito dopo la sua ordinazione sacerdotale, viene nominato assistente diocesano della Gioventù Femminile di Azione Cattolica della diocesi di Mercedes Lujan, diventando, in seguito, Assistente nazionale dell’AC argentina.

Il Concilio Vaticano II e l’episcopato

Nel 1962 entrò a far parte della delegazione argentina al Concilio Vaticano II: in qualità di osservatore, partecipò alla sessione inaugurale. L’anno seguente fu nominato tra i periti; inoltre, divenne membro del Segretariato per i non credenti, appena creato nella Curia Romana.

Il suo maggiore contributo al Concilio fu legato alla sessione da cui emerse la Costituzione dogmatica «Gaudium et spes»: intervenne per far emergere la voce dei laici e lo stimolo che essi potevano dare per un rinnovamento della Chiesa e della società.

Nel 1964 fu nominato Vescovo ausiliare di La Plata e, il 31 maggio dello stesso anno, ricevette l’ordinazione episcopale nella Basilica di Luján. Come motto episcopale scelse il versetto 27 del primo capitolo della lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi: «Christus in vobis spes gloriae» («Cristo in voi, speranza della gloria»).

In quell’occasione ricevette in dono da monsignor Antonio José Plaza, vescovo di La Plata e consacrante principale, la catena e la croce pettorale di monsignor Alberti, colui che aveva tanto aiutato sua madre.

Oltre al servizio pastorale nella diocesi di La Plata, continuò ad accompagnare i laici dell'Azione Cattolica Argentina. Fu poi eletto presidente della Commissione Fede ed Ecumenismo della Conferenza Episcopale Argentina, mentre nel 1967 gli fu affidata, in qualità di Amministratore Apostolico, la diocesi di Avellaneda, segnata da tensioni interne.

Il CELAM e la Conferenza di Medellín

L’anno successivo, monsignor Pironio divenne Segretario della Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano (CELAM), rieletto nel 1970. Ne fu anche presidente, dal 1972 al 1975.

In quella veste, si adoperò per lo svolgimento della II Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano, tenuta a Medellín dal 26 agosto al 6 settembre 1968. Il suo libro «Nello spirito di Medellín. Scritti pastorali marplatensi», frutto di quelle riunioni, ebbe vasta diffusione in tutta l’America Latina.

Il cardinal Pironio salì ai vertici dell’episcopato in anni di grande fermento, ricoprì la carica di segretario e poi quella di presidente del Consiglio episcopale latino-americano. Guidò due appuntamenti decisivi per la Chiesa, la seconda conferenza episcopale latinoamericana di Medellin del 1968 e quella di Puebla nel 1979, passaggi fondamentali sia per la traduzione del Vaticano II in America Latina che per l’introduzione dell’espressione «opzione preferenziale per i poveri».

Preziosa fu la sua opera per lo svolgimento della Conferenza di Medellín (26 agosto - 6 settembre 1968). Presidente del Consiglio Episcopale Latino Americano, Pironio è stato protagonista dell’opzione preferenziale per i poveri, proclamata dal Concilio Vaticano II e rilanciata in Ameria Latina nel documento di Medellin.

Mar del Plata, le accuse e le minacce

Nel 1972 venne nominato Vescovo della diocesi di Mar del Plata. Tuttavia, per i suoi scritti e il suo ruolo nel CELAM, fu accusato di avere simpatie per il comunismo.

Dal suo punto di vista, invece, cercava di applicare le indicazioni del Concilio Vaticano II e della Dottrina Sociale della Chiesa, particolarmente quella che, nella Conferenza di Medellín, era stata definita «opzione preferenziale per i poveri».

Fu anche sequestrata Maria del Carmen Maggi, decana della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica e sua stretta collaboratrice. Infine, nel corso della Settimana Santa del 1975, monsignor Pironio cominciò a ricevere minacce di morte.

Aveva paura, ma cercava ugualmente di affidarsi a Dio e alla Madonna. Questo gli procurò un tremendo messaggio intimidatorio: l’uccisione del decano dell’Università Cattolica di Mar del Plata, Maria del Carmen Maggi, molto vicina all’allora vescovo della città.

Con quest’ultimo in particolare condivideva la sorte di essere giudicato un progressista. Lo stesso Bergoglio ricorda che Pironio aveva sofferto «il sospetto e la calunnia».

La chiamata a Roma e la nomina cardinalizia

Nel frattempo, nel 1974, era stato chiamato a predicare gli Esercizi Spirituali alla Curia Romana da monsignor Pasquale Macchi, Segretario particolare di papa Paolo VI. Il tema degli Esercizi fu «La Chiesa della Pasqua».

Pur non parlando quasi per nulla italiano, monsignor Pironio, da quando cominciò a predicare, riuscì a farsi capire da tutti. Nel 1974 San Paolo VI lo invitò a predicare gli Esercizi Spirituali alla Curia Romana.

Il suo ritorno a Roma fu permanente quando, il 18 settembre 1975 fu nominato Pro-Prefetto della Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari e, nel Concistoro del 24 maggio 1976, creato Cardinale, col titolo dei Santi Cosma e Damiano.

Nel 1975 fu chiamato a Roma da Paolo VI come Prefetto della Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari; nel Concistoro del 24 febbraio 1976, fu creato cardinale. In tale compito, cercò di favorire la comunione tra i religiosi e rendere la vita consacrata più vicina alla gente ma anche profondamente inserita nella Chiesa.

Nel 1975, è chiamato a Roma da Paolo VI come prefetto della Congregazione dei Religiosi. Accoglie con trepidazione l’incarico, che lo porta a seguire il rinnovamento postconciliare della vita religiosa.

Partecipava di frequente ai capitoli generali delle congregazioni - arrivò a seguirne cinque in un giorno solo - ma visitava le case religiose anche in occasioni meno formali. Il suo amore per la Chiesa lo conduceva ogni domenica a scendere in piazza San Pietro per l’Angelus e la benedizione del Papa.

In tale compito, si impegnò con tutte le sue forze per favorire e sostenere il rinnovamento conciliare dei religiosi. Innumerevoli sono i capitoli generali cui partecipa per il rinnovamento degli Statuti e delle Costituzioni.

Il rapporto con Paolo VI e Giovanni Paolo II

Il cardinal Pironio ebbe la notizia della morte di Paolo VI mentre rientrava a Roma in automobile. Portato a Castelgandolfo, pregò a lungo accanto alla salma del Papa, ma ebbe un malore: portato in ospedale ad Albano, gli fu riscontrata una leggera ferita cardiaca da stress.

Nei giorni del Conclave, il suo nome risuonava molto spesso tra i papabili. Rispose da una parte non negandosi alle interviste, dall’altra, soprattutto, visitando in preghiera i molti santuari mariani di Roma.

Un giorno prima dell’inizio del Conclave, i cardinali elettori ricevettero un opuscolo che sin dal titolo mirava a mettere in cattiva luce il loro confratello argentino. Anche nel secondo Conclave del 1978, seguito alla morte di papa Giovanni Paolo I, il suo nome era presente nelle cronache.

Fu invece eletto papa Giovanni Paolo II, che confermò Pironio come Prefetto della Congregazione per i Religiosi. San Giovanni Paolo II lo confermò Prefetto del Dicastero per i Religiosi.

Il cardinale Eduardo Francisco Pironio, è stato un grande amico “laico” dei giovani, volle sottolineare Giovanni Paolo II commentando la notizia della scomparsa testimoniando così di essere rimasto sempre molto fedele alla memoria dell’amico che nel 1984 volle come presidente del Pontificio Consiglio per i laici.

Il Pontificio Consiglio per i Laici

Nel 1984, al termine del suo secondo mandato alla Congregazione dei Religiosi, fu nominato Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici. Anche in quel luogo cercò di favorire la comunione, particolarmente tra le associazioni più antiche, come l’Azione Cattolica, e i movimenti ecclesiali, come Comunione e Liberazione o il Movimento dei Focolari.

Particolarmente durante il Sinodo dei Vescovi su «Vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nella società», nell’ottobre 1987, ribadì che i laici dovevano avere tre priorità: formazione, comunione e partecipazione.

Anche grazie a questo impulso, nel 1991 nacque il Forum Internazionale di Azione Cattolica (Fiac); il cardinale partecipò, nel 1994, alla sua prima assemblea. Come Presidente del PCL, incoraggia la costituzione del Forum Internazionale di Azione Cattolica (FIAC), dopo il Sinodo su “Vocazione e Missione dei laici nella Chiesa e nel Mondo”, dell’ottobre 1987.

Riguardo alla sua nomina al Consiglio dei laici, negli anni seguenti disse: «In quel momento mi sembrava, come sembrava a molti, di essere stato retrocesso ad un incarico di serie B.

Invece ho scoperto di essere stato promosso allo stato laicale. I laici infatti formano la maggioranza del popolo di Dio». «In questo Pontificio Consiglio - aggiungeva poi - ho potuto lavorare affinché i grandi movimenti ecclesiali, che sono un vero dono di Dio e una grazia dello Spirito Santo, possano armoniosamente inserirsi e si sentano accolti nella vita delle Chiese locali.

Sono contento poi di finire lì il mio servizio alla Chiesa: un lavoro a contatto con i laici, proprio come quando ho iniziato il mio ministero, tanti anni fa».

Pironio e le Giornate mondiali della gioventù

Oltre a questo, il cardinal Pironio ebbe particolarmente a cuore i giovani. Li accoglieva quando celebrava la Messa nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano, il suo titolo cardinalizio, e li ascoltava nella confessione e nella direzione spirituale.

Molti furono da lui aiutati a scegliere definitivamente il proprio stato di vita. Per questa ragione, si trovò in profonda sintonia con Giovanni Paolo II quando venne istituita la Giornata Mondiale della Gioventù.

Seguì le prime undici edizioni e fu presente a quelle internazionali di Roma, Buenos Aires, Santiago de Compostela, Czestochowa, Denver e Manila, oltre che a due giornate continentali, a Loreto e Cochabamba.

Il suo nome è legato soprattutto ai raduni e alle Giornate Mondiali della Gioventù, di cui fu uno degli ideatori. In seguito Giovanni Paolo II affidò al cardinale Pironio i laici, e in particolari i giovani, che incontrò con entusiasmo paterno a migliaia durante le Giornate mondiali della gioventù.

Proprio i giovani hanno rappresentato il filo conduttore della sua missione e un forte motivo di amicizia con il Papa polacco. Nell’aprile 1984 Giovanni Paolo II, a sorpresa, gli cambiò incarico mandandolo a presiedere il Pontificio Consiglio per i laici.

Il 27 dicembre 1996, Pironio scrisse una lettera ai giovani, augurando loro di diventare discepoli, apostoli e testimoni e promettendo che li avrebbe sempre accompagnati con la preghiera.

Quattro mesi prima, il 20 agosto, il Papa aveva accettato la sua rinuncia alla presidenza del Pontificio Consiglio per i Laici, avvenuta per limiti d’età.

La povertà, l’accoglienza e i rapporti personali

Chi l'ha conosciuto anche negli anni di servizio alla Curia romana ne ricorda l'umiltà e il profondo senso di amicizia che lo circondava: durante i suoi spostamenti in Vaticano, infatti, stringeva la mano a tutti e si faceva vicino con gesti di accoglienza e aiuto ai tanti poveri che incontrava.

Proprio la sua particolare "opzione per i poveri" è uno dei suoi tratti distintivi fondamentali. Nutrì un particolare amore per la povertà e visse nel distacco dai beni materiali e dalla ricchezza, mantenendo sempre l’esercizio della virtù dell’umiltà.

La sua opzione per i poveri non si limitava alla povertà materiale, ma come afferma il Vangelo ‘prima predicò il Regno e poi diede i pani’. Pironio si preoccupava della radice della povertà, cioè la malvagità dell’uomo.

Il cardinale non lasciava a mani vuote nessun povero che lo avvicinasse e soprattutto si rivolgeva loro con cordialità, salutandoli nel tragitto che percorreva a piedi dalla piazza del Sant’Uffizio, dove abitava, alla Congregazione per i religiosi.

Cardinale di Santa Romana Chiesa, fermo ma comprensivo, nel lavoro dava importanza ai rapporti personali. Per lui erano preminenti le relazioni umane: intessere amicizie e far crescere l’altro attraverso l’incontro.

Questa pedagogia, per i suoi detrattori, era una forma di debolezza, in realtà costituiva la sua forza. Fu un buon Pastore in circostanze complesse: paterno, mite, accogliente, fermo ma comprensivo.

Come uomo di pace soffriva quando si trovava di fronte a conflittualità. Seppe assumere decisioni chiare, che perseguì con impegno. La speranza e la gioia furono i suoi tratti caratteristici, legati alla sua spiritualità mariana, propria del Magnificat.

La malattia e la morte

Poco prima della sua nomina al Pontificio Consiglio per i Laici, tuttavia, il cardinale aveva avuto la diagnosi di tumore alla prostata. Undici anni dopo, le metastasi si erano estese alle ossa.

La malattia, però, sembrava non aver fermato il suo desiderio d’incontrare le persone e di continuare a sorridere. Il suo ultimo incontro con papa Giovanni Paolo II avvenne il 22 dicembre 1997: ormai si muoveva solo in sedia a rotelle.

Nel gennaio 1998 ebbe seri problemi alla vista e si fratturò anche il braccio sinistro. Accolse tutte quelle sofferenze «per la Chiesa, i sacerdoti, la vita consacrata, i laici, il Papa, la redenzione del mondo», come ebbe a scrivere.

La fede del Cardinale Pironio fu provata duramente nel crogiolo della sofferenza. Minato nel fisico da una grave malattia, ha saputo accettare con rassegnazione e pazienza la pesante prova che gli veniva richiesta.

Di questa sua ardua esperienza ha lasciato scritto: «Ringrazio il Signore per il privilegio della croce. Mi sento felicissimo di aver molto sofferto. Solo mi dispiace di non aver sofferto bene e di non aver assaporato sempre in silenzio la mia croce.

Desidero che, almeno ora, la mia croce inizi ad essere luminosa e feconda».

Scandì il suo testamento spirituale ripetendo tredici volte la parola «Magnificat», tante quante riteneva che fossero state le grandi grazie che Dio gli aveva concesso.

Il 2 febbraio 1998 ricevette l’Unzione degli Infermi: lo stesso giorno, il Papa gli telefonò. Il 4 febbraio, circondato da amici venuti da ogni parte del mondo, diede loro il suo estremo saluto, quindi volse lo sguardo verso un’immagine della Madonna di Luján.

Le sue ultime parole furono: «Maria! Maria! Madre! Madre!». Morì il 5 febbraio 1998.

I funerali e la sepoltura a Luján

Il cardinale Pironio morì a Roma il 5 febbraio 1998. Papa Giovanni Paolo II celebrò i suoi funerali il 7 febbraio 1998.

Secondo il desiderio del defunto, il suo corpo venne trasportato in Argentina: all’aereoporto di Buenos Aires, fu accolto dall’arcivescovo coadiutore Jorge Mario Bergoglio, il futuro papa Francesco.

Dopo una veglia funebre presso l’abbazia di Santa Scolastica a Victoria - Buenos Aires e la Messa celebrata dal cardinale Antonio Quarracino, Arcivescovo di Buenos Aires e suo amico fraterno, il cardinal Pironio fu tumulato all’interno della Basilica di Nostra Signora di Luján.

Le spoglie riposano nella basilica di Luján, dove sono venerate da tanti fedeli. La salma fu trasferita in Argentina, nel santuario mariano di Luján.

La scelta di Luján aveva un significato particolare, perché in quel santuario Pironio era stato ordinato sacerdote e vescovo e perché la sua spiritualità era profondamente legata alla Vergine Maria.

La guarigione del bambino di Mar del Plata

La guarigione miracolosa di un bambino argentino di un anno e mezzo a Mar del Plata, che aveva inalato della porporina e al quale i medici non avevano dato speranza, ad aprire la strada verso gli altari al cardinale Eduardo Francisco Pironio.

Il miracolo che porterà Pironio agli altari è avvenuto nei primi giorni del dicembre 2006, pochi mesi l'apertura della causa di beatificazione, quando il piccolo Juan Manuel, di 15 mesi, venne ricoverato in ospedale a causa dell'inalazione accidentale di una pericolosa polvere usata dalla madre per un'opera di restauro.

I medici furono subito molto chiari con i genitori: non si sopravvive a questo tipo di avvelenamento e i primi risultati degli esami del sangue confermarono la diagnosi nefasta, perché nel corpo del piccolo furono rilevate tracce di rame, zinco e piombo.

«Se sapete pregare, pregate», fu il triste invito del pediatra ai genitori di fronte alla necessità di tenere Juan Manuel in coma farmacologico e sottoporlo ad assistenza respiratoria.

Nel pomeriggio del 1° dicembre 2006, il piccolo, all’età di un anno e mezzo, mentre si trovava in casa in compagnia della mamma, involontariamente aspirò e ingerì della polvere di porporina, usata dalla madre per lavori di restauro.

Portato alla Clinica “25 de Mayo” di Mar del Plata, il medico dell’accettazione visitò il bambino, gli lavò il corpo e applicò la lavanda gastrica mediante sonda.

Dopo circa un’ora, fu registrato un peggioramento della respirazione e delle condizioni cliniche per cui i sanitari decisero il suo trasferimento al Servizio di Terapia Intensiva dell’Ospedale Specializzato Materno Infantile di Mar del Plata, dove fu sottoposto ad ulteriori interventi medici, che tuttavia non determinarono alcun miglioramento.

Il 2 dicembre 2006 le condizioni cliniche furono valutate “gravi”, con pericolo di vita, dai medici curanti. Nei giorni successivi, tra il 4 e il 6 dicembre, pur considerando ancora grave lo stato clinico, si rilevarono i primi miglioramenti.

Il 7 dicembre 2006 il bambino era reattivo, lucido, con respirazione spontanea. L’8 dicembre i medici definirono le condizioni cliniche “eccellenti” e Juan Manuel venne trasferito al reparto di Medicina Generale.

Nei giorni seguenti si verificò un’ulteriore stabilizzazione, sino alla dimissione il 13 dicembre 2006. L’invocazione al beato Eduardo Francisco Pironio iniziò il giorno seguente al ricovero, il 2 dicembre 2006.

La preghiera alla sua intercessione

Il gesto che aprì la strada verso la guarigione miracolosa fu la partecipazione di mamma Laura e papà Mariano alla Marcia della Speranza, un'iniziativa lanciata proprio da Pironio, che era stato vescovo della città dal 1972 al 1975, e che aveva tra le tappe anche la parrocchia dell'Ospedale dove si trovava il piccolo ricoverato.

Don Silvano de Sarro, sacerdote della parrocchia di Sant'Antonio da Padova, il quale, venuto a conoscenza della situazione, consegnò loro una foto di Pironio.

Il giorno seguente la madre lesse la biografia del cardinale, rimanendo colpita da una frase che fu rivolta - assieme all'inviti a pregare - da un vescovo alla madre di Pironio, che in teoria non avrebbe più potuto avere figli dopo il primo: «A volte i medici sbagliano».

E Pironio fu l’ultimogenito di 22 figli. I genitori di Juan Manuel quindi cominciarono a pregare chiedendo l’intercessione del cardinale, coinvolgendo anche gli amici e i parenti: le condizioni di Juan Manuel migliorarono il giorno stesso e in poco tempo il piccolo guarì inspiegabilmente.

Quel giorno si svolgeva la cosiddetta “Marcia della Speranza” promossa proprio dal Beato. Per l’occasione il parroco aveva distribuito un opuscolo con la biografia e il testamento spirituale del Cardinale.

I genitori del piccolo J. M., da quel momento, cominciarono a chiederne l’intercessione, recitando la preghiera riportata nell’opuscolo. La loro testimonianza venne confermata dal Parroco.

La madre del bambino aveva invitato anche altre persone ad unirsi alla richiesta. Fu ravvisato, il nesso causale tra l’invocazione e la guarigione rapida completa e duratura, non spiegabile scientificamente.

Dalla venerabilità alla beatificazione

Papa Francesco, infatti, ha autorizzato la pubblicazione del decreto che riconosce il miracolo attribuito al porporato argentino, dopo che, il 18 febbraio 2022, ne aveva già riconosciuto le virtù eroiche, dichiarandolo così venerabile.

Sarà così beato uno dei principali ideatori delle Giornate mondiali della gioventù volute da Giovanni Paolo II. Papa Francesco ha firmato il decreto che riconosce un miracolo attribuito al cardinale Eduardo F. Pironio, un grande pastore della Chiesa Argentina.

Il decreto di oggi conclude l’iter per la beatificazione del porporato argentino che sarà ora proclamato beato. Il riconoscimento del titolo di beato avviene anche grazie a un miracolo che in questo caso è «avvenuto in Argentina - spiega Tamburrino - nella città di Mar del Plata.

Eduardo Francisco Pironio (1920 - 1998).

  • Venerabilità: 18 febbraio 2022, Papa Francesco.
  • Beatificazione: 16 dicembre 2023, Papa Francesco.

Fu beatificato il 16 dicembre 2023, sotto il pontificato di papa Francesco, in piazza General Belgrano a Luján, di fronte al santuario di Nostra Signora di Luján, dov’era stato ordinato sacerdote e vescovo e dove riposano le sue spoglie mortali.

Come prassi il Beato Pironio verrà iscritto nel Martirologio Romano nell’anniversario della nascita al Cielo, il 5 febbraio, mentre la sua memoria liturgica è stata fissata al giorno precedente.

Il significato della beatificazione

Quando un uomo o una donna sono dichiarati Beati dalla Chiesa, significa che hanno raggiunto la pienezza della felicità, della gioia, nella contemplazione di Dio nella gloria del Cielo.

La Chiesa conferma che la persona è in intima comunione con Dio e lo fa dopo un lungo processo, nel quale si esaminano la fama di santità, le virtù eroiche, cioè la vita esemplare, gli scritti e la comprovazione di un miracolo attribuito alla sua intercessione.

Il nuovo Beato, come giovane, fu chiamato a seguire Cristo per essere dopo un zelante ministro della Chiesa e manifestare a tutti le gloriose ricchezze del suo mistero salvifico.

Il suo immenso amore a Cristo si trasformò in amore ai fratelli, affinché essi potessero a loro volta sperimentare le ricchezze del cuore divino. Voleva che tutti avessero accesso ai benefici della redenzione.

La caratteristica del cardinale è che lungo tutta la sua vita seppe affrontare le prove e le difficoltà con serenità, con un sorriso sul volto. La gioia nelle prove e nelle sofferenze è una caratteristica dei santi.

Ci sono molte virtù, come la fede, la speranza e la carità, che il nostro Beato visse con eroismo. Ma interpretò queste virtù alla luce delle beatitudini, della mitezza, della misericordia e della purezza di cuore.

Il Magnificat e la spiritualità mariana

Nel suo testamento spirituale, dove ricorre per 13 volte la parola “Magnificat”, il cardinale Pironio ha scritto: «Ho voluto essere padre, fratello e amico dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose, di tutto il popolo di Dio.

Ho voluto essere semplicemente presenza di “Cristo, speranza della gloria”. Ho voluto esserlo sempre, nei diversi servizi che Dio mi ha chiesto come vescovo».

La speranza e la gioia furono i suoi tratti caratteristici, legati alla sua spiritualità mariana, propria del Magnificat. Nutrì la fede trasmessagli dalla madre con la preghiera costante e la irrobustì con lo studio, la lettura e la meditazione.

L’unione con Dio gli consentiva di avere uno sguardo soprannaturale sulla realtà. Fu una persona di grandi qualità umane e dalla spiritualità profonda.

Nel suo testamento spirituale scrisse, fra l’altro: «Rendo grazie al Signore per il mio ministero di servizio nell’episcopato. Quant'è stato buono il Signore con me!

Ho voluto essere padre, fratello e amico dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose, di tutto il popolo di Dio. Ho voluto essere semplicemente presenza di "Cristo, speranza della gloria". Ho voluto esserlo sempre, nei diversi servizi che Dio mi ha chiesto come vescovo».

La preghiera “Madre dei piccoli”

È autore di testi spirituali di grande livello, tra i quali la preghiera “Madre dei piccoli”: Maria, madre dei poveri e dei piccoli, di quelli che non hanno nulla, che soffrono solitudine perché non trovano comprensione in nessuno.

Grazie per averci dato il Signore. Ci sentiamo felici e col desiderio di contagiare molti di questa gioia. Di gridare agli uomini che si odiano che Dio è Padre e ci ama.

Di gridare a quanti hanno paura: «Non temete». E a quelli che hanno il cuore stanco: «Avanti che Dio ci accompagna».

Madre di chi è in cammino, come te, senza trovare accoglienza, ospitalità. Insegnaci a essere poveri e piccoli. A non avere ambizioni.

A uscire da noi stessi e a impegnarci, a essere i messaggeri della pace e della speranza. Che l’amore viva al posto della violenza.

Che ci sia giustizia tra gli uomini e i popoli. Che nella verità, giustizia e amore nasca la vera pace di Cristo di cui come Chiesa siamo sacramento.

Il ricordo del segretario personale

Visibilmente commosso durante tutta la cerimonia fu il segretario personale di Pironio, il vescovo Fernand Vérgez Alzaga. La sua porta era sempre aperta: riceveva chiunque volesse parlargli e ascoltava, con una grande capacità di dialogo con tutti, dando coraggio.

Tanta gente usciva piangendo da questi colloqui ringraziando per il conforto ricevuto. Non ha mai serbato rancore a nessuno. Ha perdonato sempre.

Come suo segretario particolare in Roma per molti anni, ho sperimentato veramente la sua pace interiore, la sua profonda amicizia con Dio e il suo spirito di santità. È un fatto che hanno sperimentato tutti coloro che lo hanno incontrato e conosciuto.

Nel suo testamento spirituale, dove ricorre per 13 volte la parola “Magnificat”, il cardinale Pironio ha scritto: «Ho voluto essere padre, fratello e amico dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose, di tutto il popolo di Dio».

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