Nelle omelie e nei messaggi pasquali, Papa Francesco presenta la Risurrezione di Gesù Cristo come il centro della fede cristiana e come una realtà capace di trasformare il dolore, la paura e il senso di fallimento in speranza. L’annuncio «Gesù è risorto» non è una formula rituale né una festa puramente esteriore, ma la proclamazione della vittoria della vita sulla morte e dell’inizio di una vita nuova.
Per Francesco, la Pasqua invita a guardare oltre ciò che è immediatamente visibile, a non considerare definitive le sconfitte e a lasciarsi condurre dal Risorto verso la pienezza della vita. La fede nella Risurrezione coinvolge già il presente e spinge i cristiani a diventare testimoni credibili, costruttori di speranza, ponti di dialogo e persone vicine a chi soffre.
La Risurrezione come annuncio centrale della fede
Oggi la Chiesa ripete, canta, grida: “Gesù è risorto!”. Ma come mai? Pietro, Giovanni, le donne sono andate al Sepolcro ed era vuoto, Lui non c’era. Sono andati col cuore chiuso dalla tristezza, la tristezza di una sconfitta: il Maestro, il loro Maestro, quello che amavano tanto è stato giustiziato, è morto.
E dalla morte non si torna. Questa è la sconfitta, questa è la strada della sconfitta, la strada verso il sepolcro. Ma l’Angelo dice loro: “Non è qui, è risorto”. E’ il primo annuncio: “E’ risorto”. E poi la confusione, il cuore chiuso, le apparizioni.
La Risurrezione di Cristo non è una festa con tanti fiori. Questo è bello, ma non è questo è di più; è il mistero della pietra scartata che finisce per essere il fondamento della nostra esistenza. Cristo è risorto, questo significa.
L’antica festa di Pasqua, memoriale della liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù, raggiunge qui il suo compimento: con la sua risurrezione Gesù Cristo ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e della morte e ci ha aperto il passaggio alla vita eterna.
Il sepolcro vuoto e la fine apparente della storia
Nell’omelia della Veglia pasquale, Papa Francesco si sofferma sul cammino delle donne che si recano al sepolcro all’alba. Le donne vanno al sepolcro nella luce dell’alba, ma dentro di sé portano ancora le tenebre della notte.
Perché, pur essendo in cammino, sono ancora paralizzate, il loro cuore è rimasto ai piedi della croce. La loro vista è offuscata dalle lacrime del Venerdì Santo, sono immobilizzati dal dolore, bloccati nella sensazione che sia tutto finito, e che l’evento di Gesù sia già stato sigillato con una pietra.
Ed è proprio la pietra al centro dei loro pensieri. Si chiedono: "Chi toglierà la pietra dall’ingresso del sepolcro? Quando arrivano sul posto, però, sono colpiti dalla sorprendente potenza della Pasqua: "Quando guardarono", dice il testo, "videro che la pietra era stata rotolata via; era una pietra molto grande" (Mc 16,4).
Quella pietra rappresenta la fine della storia di Gesù, sepolto nelle tenebre della morte. Lui, la vita che è venuta nel mondo, è morto; Lui, che ha manifestato l’amore misericordioso del Padre, non ha ricevuto misericordia; Lui, che ha liberato i peccatori dal giogo della condanna, è stato condannato alla croce.
Il Principe della pace, che ha liberato un’adultera dalla furia violenta delle pietre, giace nel sepolcro dietro una grande pietra. Quella roccia, ostacolo invalicabile, era il simbolo di ciò che le donne portavano nel cuore, la fine della loro speranza.
Tutto si era infranto contro questa lastra, con il mistero oscuro di un dolore tragico che aveva impedito loro di realizzare i propri sogni. Questo può accadere anche a noi.
Le pietre che ostacolano la speranza
A volte ci sembra che una pietra tombale sia stata posta pesantemente all’ingresso del nostro cuore, soffocando la vita, spegnendo la fiducia, rinchiudendoci nella tomba delle paure e delle amarezze, sbarrando la strada alla gioia e alla speranza.
Sono "pietre d’inciampo della morte" e le troviamo, lungo il cammino, in tutte le esperienze e le situazioni che ci tolgono l’entusiasmo e la forza di andare avanti; nelle sofferenze che ci assalgono e nella morte dei nostri cari, che lasciano in noi vuoti impossibili da colmare.
Le troviamo nei fallimenti e nelle paure che ci impediscono di fare il bene che desideriamo; in tutte le chiusure che frenano i nostri slanci di generosità e ci impediscono di aprirci all’amore; nei muri dell’egoismo e dell’indifferenza che respingono l’impegno a costruire città e società più giuste e dignitose per l’umanità.
Le troviamo in tutti gli aneliti di pace che vengono infranti dalla crudeltà dell’odio e dalla ferocia della guerra. Quando sperimentiamo queste disillusioni, abbiamo la sensazione che molti sogni siano destinati a infrangersi e anche noi ci chiediamo con angoscia: chi toglierà la pietra dal sepolcro?
La potenza della Pasqua e la speranza infinita
Quando guardarono, videro che la pietra era stata rotolata via; era una pietra molto grande. Il Papa ha sottolineato che questa è la Pasqua di Cristo, la potenza di Dio, la vittoria della vita sulla morte, il trionfo della luce sulle tenebre, la rinascita della speranza tra le macerie del fallimento.
È il Signore, il Dio dell’impossibile, che per sempre ha rotolato via la pietra e ha cominciato ad aprire le nostre tombe, perché non ci sia fine alla speranza. A Lui, dunque, dobbiamo guardare anche noi.
Egli, avendo assunto la nostra umanità, è sceso negli abissi della morte e li ha attraversati con la potenza della sua vita divina, aprendo una breccia infinita di luce per ciascuno di noi.
Risuscitato dal Padre nella sua carne, che è anche la nostra, con la potenza dello Spirito Santo, ha aperto una nuova pagina per l’umanità. Da quel momento, se ci lasciamo condurre per mano da Gesù, nessuna esperienza di fallimento o di dolore, per quanto ci faccia male, potrà avere l’ultima parola sul senso e sul destino della nostra vita.
Da quel momento in poi, se ci lasciamo prendere per mano dal Risorto, nessuna sconfitta, nessuna sofferenza, nessuna morte potrà fermarci nel nostro cammino verso la pienezza della vita.

La Risurrezione non è una soluzione magica
La Risurrezione non risolve tutto in maniera magica, ma si fa strada poco a poco, anche in mezzo all’incredulità. Mentre soffiano ancora tanti venti di morte, e le ombre del male continuano la loro "marcia rumorosa sul mondo", non perdiamoci d’animo e facciamo spazio alla luce del Risorto.
Lontano da ogni clamore, piano piano, si fa breccia un barlume. Nell’assoluta discrezione ecco un chiarore, riflesso dello stile di Dio, che nel silenzio è capace di sconvolgere la storia, di ribaltare le sorti umane.
Nulla è semplice, nulla è scontato. Perché di mezzo c’è proprio la libertà dell’uomo e "le ombre di morte che spesso si addensano sul mondo". È dunque un fatto strepitoso nella sua portata ma non è un fuoco d’artificio; si affida, in virtù dell’incarnazione, alla custodia e alla cura delle creature.
Uno stile, quello di Dio, che "ci libera da una religiosità astratta, illusa dal pensare che la risurrezione del Signore risolva tutto in maniera magica". La Pasqua del Signore non è un evento spettacolare con cui Dio afferma sé stesso e obbliga a credere in Lui; non è una mèta che Gesù raggiunge per una via facile, aggirando il Calvario; e nemmeno noi possiamo viverla in modo disinvolto e senza esitazione interiore.
Al contrario, la Risurrezione è simile a piccoli germogli di luce che si fanno strada a poco a poco, senza fare rumore, talvolta ancora minacciati dalla notte e dall’incredulità.
Il grande salto della fede
Nel ricordare il dolore di fronte alla morte, Papa Francesco sottolinea che la fede non cancella lo smarrimento umano, ma apre una prospettiva più ampia. Lo scoppiare in pianto per la morte di Lazzaro, vivere nel dolore il lutto per una persona cara, asciugare l’amarezza delle lacrime con la piena fiducia nella risurrezione.
Uno “smarrimento” che “la fede nella risurrezione non ignora né maschera” ma che ci porta oltre. La rivelazione di Gesù oggi interpella tutti noi: siamo chiamati a credere nella risurrezione non come a una specie di miraggio all’orizzonte, ma come a un evento già presente, che ci coinvolge misteriosamente già ora.
Gesù “è pienamente solidale con noi”, conosce il dolore che si prova ma ciò “non diminuisce la luce di verità che promana dalla sua rivelazione, di cui la risurrezione di Lazzaro fu un grande segno”.
Tutto ruota intorno alla domanda più importante: “Chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?” E’ “il grande salto della fede”, dice il Papa, che fa cambiare prospettiva.
Quando questo salto avviene, il nostro modo di pensare e di vedere le cose cambia. L’occhio della fede, trascendendo il visibile, vede in certo modo l’invisibile. Ogni avvenimento viene allora valutato alla luce di un’altra dimensione, quella dell’eternità.
La tristezza lascia il posto alla conversione
Francesco, pregando i cardinali e i vescovi defunti, chiede al Signore “di dissolvere quella mestizia negativa, che a volte s’infiltra in noi, come se con la morte finisse tutto”: “un sentimento lontano dalla fede” “che si aggiunge - sottolinea il Papa - all’umana paura di dover morire, e da cui nessuno può dirsi del tutto immune".
Per questo, davanti all’enigma della morte, anche il credente deve continuamente convertirsi. Quotidianamente siamo chiamati ad andare oltre l’immagine che istintivamente abbiamo della morte come annientamento totale di una persona.
Siamo chiamati a trascendere il visibile scontato, i pensieri codificati e ovvi, le opinioni comuni, per affidarci interamente al Signore che dichiara: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno».
Così, ad esempio, si fa avanti un’idea nuova per “la morte prematura di un giusto”, divenuto caro a Dio e portato altrove “perché la malvagità non alterasse la sua intelligenza o l’inganno non seducesse la sua anima”.
Dio sfugge infatti da una visuale della realtà propriamente “mondana”. Nella visuale della fede, quella morte non appare una sventura, ma un atto provvidenziale del Signore, i cui pensieri non coincidono con i nostri pensieri.
La preghiera cristiana per i defunti
Le parole di Gesù, accolte con fede, rendono la preghiera per i defunti “veramente cristiana”, fanno comprendere il valore vero della loro vita, del bene compiuto, dell’amore donato, del vivere in una prospettiva eterna.
La preghiera in suffragio dei defunti, elevata nella fiducia che essi vivono presso Dio, spande così i suoi benefici anche su di noi, pellegrini qui in terra. Essa ci educa a una vera visione della vita.
Ci rivela il senso delle tribolazioni che è necessario attraversare per entrare nel Regno di Dio; ci apre alla vera libertà, disponendoci alla continua ricerca dei beni eterni.
Da qui lo sguardo alla testimonianza dei cardinali e dei vescovi, servitori del Vangelo, che hanno vissuto nella fedeltà a Dio. “Preghiamo per loro - conclude il Papa - cercando di seguirne l’esempio” soprattutto “in questo tempo di prova” quando il cammino si fa più difficile ma il Signore è sempre lì a tenderci la mano.
La Messa in suffragio dei cardinali e dei vescovi defunti
Il Vangelo proclamato nella Messa in suffragio dei cardinali e vescovi defunti nel corso dell’anno e celebrata dal Papa presso l’Altare della Cattedra nella Basilica Vaticana, segna il percorso che ognuno di noi vive davanti la morte.
Il Pontefice ha ricordato la testimonianza dei cardinali Prosper Grech, Renato Corti, Zenon Grocholewski, Adrianus Johannes Simonis, Marian Jaworski e Anthony Soter Fernandez e di 163 tra arcivescovi e vescovi, scomparsi in questo anno e ricordati nelle intenzioni di preghiera insieme alle persone moribonde e agonizzanti.
Alla celebrazione erano presenti 28 cardinali, 25 dei quali hanno concelebrato insieme al Papa.
L’annuncio pasquale e la risposta dei discepoli
Nella Messa di Pasqua del 2018, Papa Francesco indica tre parole per comprendere il Vangelo: l’annuncio, la fretta e la domanda personale. Lì c’è un annuncio: il Signore è risorto.
Quell’annuncio che dai primi tempi dei cristiani andava di bocca in bocca; era il saluto: il Signore è risorto. E le donne, che sono andate per ungere in corpo del Signore, si sono trovate davanti ad una sorpresa.
Gli annunci di Dio sono sempre sorprese, perché il nostro Dio è il Dio delle soprese. È così fin dall’inizio della storia della salvezza, dal nostro padre Abramo, Dio ti sorprende: “Ma, vai, vai, lascia, vattene dalla tua terra e va”. E Sempre c’è una sorpresa dietro l’altra.
Dio non sa fare un annuncio senza sorprenderci. E la sorpresa è ciò che ti commuove il cuore, che ti tocca proprio lì, dove tu non lo aspetti.
La fretta che nasce dalla buona notizia
Secondo Papa Francesco, le sorprese di Dio mettono in cammino senza indugio. Secondo: la fretta. Le donne corrono, vanno di fretta a dire: “Ma, abbiamo trovato questo!”.
Le sorprese di Dio ci mettono in cammino, subito, senza aspettare. E così corrono per vedere. E Pietro e Giovanni corrono.
I pastori, quella notte di Natale, corrono: “Andiamo a Betlemme a vedere questo che ci hanno detto gli angeli”. E la Samaritana, corre per dire alla sua gente: “Questa è una novità: ho trovato un uomo che mi ha detto tutto quello che io ho fatto”.
E quella gente, corre, lascia quello che sta facendo, anche la casalinga lascia le patate nella pentola - le troverà bruciate -, ma l’importante è andare, correre, per vedere quella sorpresa, quell’annuncio.
Anche oggi succede. Nei nostri quartieri, nei villaggi quando succede qualcosa di straordinario, la gente corre a vedere. Andare di fretta.
Andrea, non ha perso tempo e di fretta è andato da Pietro a dirgli: “Abbiamo trovato il Messia”. Le sorprese, le buone notizie, si danno sempre così: di fretta.
La domanda rivolta a ogni cristiano
Nel Vangelo c’è uno che si prende un po’ di tempo; non vuole rischiare. Ma il Signore è buono, lo aspetta con amore, è Tommaso. “Io crederò quando vedrò le piaghe” dice.
Anche il Signore ha pazienza per coloro che non vanno così di fretta. L’annuncio-sorpresa, la risposta di fretta e il terzo che io vorrei dirvi oggi è una domanda: “E io? Ho il cuore aperto alle sorprese di Dio, sono capace di andare di fretta o sempre con quella cantilena: “Ma, domani vedrò, domani, domani?”.
Cosa dice a me la sorpresa? Giovanni e Pietro sono andati di corsa al sepolcro. Di Giovanni il Vangelo ci dice: “Credette”. Anche Pietro: “Credette”, ma a suo modo, con la fede un po’ mischiata con il rimorso di aver rinnegato il Signore.
L’annuncio fatto sorpresa, la corsa\andare di fretta, e la domanda: “E io, oggi, in questa Pasqua 2018, io che faccio? Tu, che fai?
La fede davanti alle tragedie e alle sconfitte
I discepoli restano chiusi tutta la giornata nel Cenacolo, perché avevano paura che accadesse a loro lo stesso che accadde a Gesù. E la Chiesa non cessa di dire alle nostre sconfitte, ai nostri cuori chiusi e timorosi: “Fermati, il Signore è risorto”.
Ma se il Signore è risorto, come mai succedono queste cose? Come mai succedono tante disgrazie, malattie, traffico di persone, tratte di persone, guerre, distruzioni, mutilazioni, vendette, odio? Ma dov’è il Signore?
La croce va avanti, e la fede in Gesù viene giù. Oggi la Chiesa continua a dire: “Fermati, Gesù è risorto”.
In questa cultura dello scarto dove quello che non serve prende la strada dell’usa e getta, dove quello che non serve viene scartato, quella pietra - Gesù - è scartata ed è fonte di vita.
E anche noi, sassolini per terra, in questa terra di dolore, di tragedie, con la fede nel Cristo Risorto abbiamo un senso, in mezzo a tante calamità.
Il senso di guardare oltre, il senso di dire: “Guarda non c’è un muro; c’è un orizzonte, c’è la vita, c’è la gioia, c’è la croce con questa ambivalenza. Guarda avanti, non chiuderti.
Tu sassolino, hai un senso nella vita perché sei un sassolino presso quel sasso, quella pietra che la malvagità del peccato ha scartato”.
Cosa ci dice la Chiesa oggi davanti a tante tragedie? Questo, semplicemente. La pietra scartata non risulta veramente scartata.
I sassolini che credono e si attaccano a quella pietra non sono scartati, hanno un senso e con questo sentimento la Chiesa ripete dal profondo del cuore: “Cristo è risorto”.
La Risurrezione come principio di vita nuova
Con la Resurrezione nasce un “mondo nuovo”, libero dal peccato. Papa Francesco, ricordando il Cristo vivente, prega per un mondo nuovo che non lasci gli uomini indifferenti, in cui cessi il fragore degli armi e la corsa agli armamenti, e in cui gli uomini sappiano curarsi dei poveri e dei bisognosi e sappiano essere ponti, più che muri.
La resurrezione di Cristo è principio di vita nuova per ogni uomo e per ogni donna, dato che il vero rinnovamento parte sempre dal cuore, dalla coscienza.
La Pasqua è “l’inizio del mondo nuovo, liberato dalla schiavitù del peccato e della morte”, un mondo “finalmente aperto al Regno di Dio, regno di amore, di pace e di fraternità”.
Cristo vive “mostra la luce del suo volto di risorto” e “non abbandona quanti sono nella prova, nel dolore e nel lutto”.
Il Risorto vicino a chi è smarrito
Tutti noi, quando ci lasciamo dominare dal peccato, perdiamo la strada buona e andiamo errando come pecore smarrite. Ma Dio stesso, il nostro Pastore, è venuto a cercarci, e per salvare noi si è abbassato fino all’umiliazione della croce.
E oggi possiamo proclamare: «E’ risorto il buon Pastore che per il suo gregge è andato incontro alla morte, alleluia!». Attraverso i tempi, il Pastore Risorto non si stanca di cercare noi, suoi fratelli smarriti nei deserti del mondo.
E con i segni della Passione - le ferite del suo amore misericordioso - ci attira sulla sua via, la via della vita. Anche oggi Egli prende sulle sue spalle tanti nostri fratelli e sorelle oppressi dal male nelle sue diverse forme.
Il Pastore Risorto va a cercare chi è smarrito nei labirinti della solitudine e dell’emarginazione; va loro incontro mediante fratelli e sorelle che sanno avvicinarsi con rispetto e tenerezza e far sentire a quelle persone la sua voce, una voce mai dimenticata, che le richiama all’amicizia con Dio.
Si fa carico di quanti sono vittime di antiche e nuove schiavitù: lavori disumani, traffici illeciti, sfruttamento e discriminazione, gravi dipendenze.
Si fa carico dei bambini e degli adolescenti che vengono privati della loro spensieratezza per essere sfruttati; e di chi ha il cuore ferito per le violenze che subisce entro le mura della propria casa.
Il Pastore Risorto si fa compagno di strada di quanti sono costretti a lasciare la propria terra a causa di conflitti armati, di attacchi terroristici, di carestie, di regimi oppressivi.
A questi migranti forzati Egli fa incontrare dei fratelli sotto ogni cielo, per condividere il pane e la speranza nel comune cammino.
La Pasqua e la responsabilità per la pace
Nelle complesse e talvolta drammatiche vicende dei popoli, il Signore Risorto guidi i passi di chi cerca la giustizia e la pace; e doni ai responsabili delle Nazioni il coraggio di evitare il dilagare dei conflitti e di fermare il traffico delle armi.
La preghiera è che “Dio ci faccia costruttori di ponti, e non di muri”. Ma la preghiera è soprattutto affinché il Signore “non ci trovi freddi e indifferenti” davanti alle sofferenze dei nostri tempi, e “faccia di noi dei costruttori di ponti e non di muri”.
Ed è anche una preghiera perché cessi “il fragore delle armi, tanto nei contesti di guerra che nelle nostre città”, perché il Signore ispiri a “porre fine alla corsa agli armamenti e alla preoccupante diffusione delle armi, specie nei Paesi economicamente più avanzati”.
Il messaggio pasquale al mondo
Nel messaggio “Urbi et Orbi” di Pasqua, Papa Francesco ricorda che la Risurrezione non riguarda soltanto la vita interiore dei credenti, ma apre una prospettiva universale. Oggi, in tutto il mondo, la Chiesa rinnova l’annuncio pieno di meraviglia dei primi discepoli: “Gesù è risorto!” - “E’ veramente risorto, come aveva predetto!”.
Il messaggio alla città e al mondo non rappresenta, però, un messaggio meramente diplomatico. Perché la diplomazia della Santa Sede, il suo appello per la pace e la riconciliazione, viene proprio dalla convinzione che Gesù è presente e risorto per tutti.
La Pasqua diventa così una chiamata a riconoscere Cristo nel dolore dei popoli, nella ricerca della giustizia, nell’accoglienza dei migranti, nella cura dei poveri e nell’impegno contro ogni forma di violenza.
La vicinanza alle popolazioni sofferenti
In questi tempi, in modo particolare sostenga gli sforzi di quanti si adoperano attivamente per portare sollievo e conforto alla popolazione civile in Siria, l’amata e martoriata Siria, vittima di una guerra che non cessa di seminare orrore e morte.
È di ieri l’ultimo ignobile attacco ai profughi in fuga che ha provocato numerosi morti e feriti. Doni pace a tutto il Medio Oriente, a partire dalla Terra Santa, come pure in Iraq e nello Yemen.
Non manchi la vicinanza del Buon Pastore alle popolazioni del Sud Sudan, del Sudan, della Somalia e della Repubblica Democratica del Congo, che patiscono il perpetuarsi di conflitti, aggravati dalla gravissima carestia che sta colpendo alcune regioni dell’Africa.
Gesù risorto sostenga gli sforzi di quanti, specialmente in America Latina, si impegnano a garantire il bene comune delle società, talvolta segnate da tensioni politiche e sociali che in alcuni casi sono sfociate in violenza.
Si possano costruire ponti di dialogo, perseverando nella lotta contro la piaga della corruzione e nella ricerca di valide soluzioni pacifiche alle controversie, per il progresso e il consolidamento delle istituzioni democratiche, nel pieno rispetto dello stato di diritto.
Il Buon Pastore aiuti l’Ucraina, ancora afflitta da un sanguinoso conflitto, a ritrovare concordia e accompagni le iniziative volte ad alleviare i drammi di quanti ne soffrono le conseguenze.
Il Signore risorto, che non cessa di colmare il continente europeo della sua benedizione, doni speranza a quanti attraversano momenti di crisi e difficoltà, specialmente a causa della grande mancanza di lavoro soprattutto per i giovani.
La pace in Medio Oriente, Africa e America Latina
Papa Francesco invoca “il vivente” affinché “sia speranza per l’amato popolo siriano, vittima di un perdurante conflitto che rischia di trovarci sempre più rassegnati e persino indifferenti”.
È il momento di rinnovare l’impegno per una soluzione politica che risponda alle giuste aspirazioni di libertà, pace e giustizia, affronti la crisi umanitaria e favorisca il rientro sicuro degli sfollati, nonché di quanti si sono rifugiati nei Paesi limitrofi, specialmente in Libano e in Giordania.
Papa Francesco sposta il suo sguardo al Medio Oriente, “lacerato da continue divisioni e tensioni” e invita i cristiani della regione a “testimoniare con particolare perseveranza il Signore risorto e la vittoria della vita sulla morte”.
Pensiero particolare per lo Yemen, e specialmente “per i bambini, stremati dalla fame e dalla guerra”. La luce pasquale illumini tutti i governanti e i popoli del Medio Oriente, a cominciare da Israeliani e Palestinesi, e li sproni ad alleviare tante sofferenze e a perseguire un futuro di pace e di stabilità.
Il Papa prega il Cristo vivente per la pace “in tutto l’amato continente africano, ancora disseminato di tensioni sociali, conflitti e talvolta da violenti estremismi che lasciano insicurezza, distruzione e morte, specialmente in Burkina Faso, Mali, Niger, Nigeria e Camerun”.
Papa Francesco esorta “le parti interessate a scegliere il dialogo piuttosto che la sopraffazione, evitando che si riaprano le ferite di un decennio di conflitti ed instabilità politica”.
Il Signore risorto accompagni gli sforzi compiuti dalle Autorità civili e religiose del Sud Sudan, affinché possa aprirsi una nuova pagina della storia del Paese, nella quale tutte le componenti politiche, sociali e religiose s’impegnino attivamente per il bene comune e la riconciliazione della Nazione.
Nemmeno il conflitto dimenticato in Ucraina sfugge allo sguardo del Papa, che prega perché il Signore “incoraggi le iniziative umanitarie e quelle volte a perseguire una pace duratura”.
Il Papa prega per la popolazione, per chi “nel continente americano subisce le conseguenze di difficili situazioni politiche ed economiche”. Il primo pensiero è per il Venezuela, dove c’è “tanta gente priva delle condizioni minime per condurre una vita degna e sicura, a causa di una crisi che perdura e si approfondisce”.
Papa Francesco prega che il “Signore doni a quanti hanno responsabilità politiche di adoperarsi per porre fine alle ingiustizie sociali, agli abusi e alle violenze e di compiere passi concreti che consentano di sanare le divisioni e offrire alla popolazione gli aiuti di cui necessita”.
“Il Signore risorto - prega Papa Francesco- illumini gli sforzi che si stanno compiendo in Nicaragua per trovare al più presto una soluzione pacifica e negoziata a beneficio di tutti i nicaraguensi”.

La Messa di Pasqua del 2018: annuncio, sorpresa e cammino
Alle ore 10 di oggi, Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore, il Santo Padre Francesco ha presieduto, sul sagrato della Basilica Vaticana, la solenne celebrazione della Messa del giorno.
Alla Celebrazione, che ha avuto inizio con il rito del “Resurrexit”, hanno preso parte fedeli romani e pellegrini provenienti da ogni parte del mondo in occasione delle feste pasquali.
La celebrazione pasquale diventa, nelle parole di Francesco, un invito a riconoscere le sorprese di Dio, a mettersi in cammino e a interrogarsi personalmente sulla propria disponibilità alla fede.
La Veglia pasquale e la luce che cresce nel buio
Alle 19.30 di sabato 30 marzo, il Papa ha presieduto la Veglia Pasquale nella Basilica di San Pietro. La cerimonia, durata quasi due ore e mezza, è iniziata nell’atrio della Basilica con la benedizione del fuoco e la preparazione del cero pasquale.
Dopo la processione all’altare, con l’accensione del cero e il canto dell’Exultet, si sono svolte la Liturgia della Parola e la Liturgia Battesimale, durante le quali Papa Francesco ha amministrato i sacramenti dell’iniziazione cristiana a otto catecumeni.
Nella Basilica vaticana, gremita di cinquemila fedeli, la Veglia solenne presieduta dal delegato del Papa, il cardinale Re, che ha letto l’omelia preparata dal Pontefice "spiritualmente presente".
Gremita di cinquemila persone, comprese quelle presenti in piazza, per questa notte santa, madre di tutte le veglie, la basilica ha visto compiersi il rito del "Lucernario", cominciato nell’atrio con la benedizione del fuoco, che ha preparato la processione verso l’altare centrale della Confessione, il canto in latino dell’esultanza, il canto del preconio.
Quel cero pasquale sul quale sono stati incisi una croce, l’Alfa e l’Omega, le cifre dell’anno giubilare 2025 e su cui sono stati infilati cinque grani di incenso, contagia di chiarore l’intero spazio sacro.
Immersi in una solennità silenziosa, dapprima nel buio totale, ciascuno attinge una fiammella attraverso le candele dei vicini. Così lo sguardo si può ampliare mentre progressivamente avanza la luce che tutto adorna.
La chiamata a diventare costruttori di speranza
Il Papa invita a sentire profondamente, "soprattutto nell’anno giubilare", la chiamata a far crescere la speranza. Deve riempire il cuore, scrive Francesco, certi di essere al sicuro nelle "mani di Dio", sebbene le luci interiori e dell’umanità siano ancora fioche.
L’importante è diventare "testimoni credibili" in un cammino dove la meta è sempre un traguardo, mai compiuta del tutto.
Quando sentiamo ancora il peso della morte dentro il nostro cuore, quando vediamo le ombre del male continuare la loro marcia rumorosa sul mondo, quando sentiamo bruciare nella nostra carne e nella nostra società le ferite dell’egoismo o della violenza, non perdiamoci d’animo, ritorniamo all’annuncio di questa notte.
La luce lentamente risplende anche se siamo nelle tenebre; la speranza di una vita nuova e di un mondo finalmente liberato ci attende; un nuovo inizio può sorprenderci benché a volte ci sembri impossibile, perché Cristo ha vinto la morte.
Portare la speranza della Pasqua nella vita quotidiana
Essere "costruttori di speranza mentre tanti venti di morte soffiano ancora su di noi": questo ribadisce ancora il Papa citando Sant’Agostino e il suo monito a riprodurre ciascuno nella propria vita il "mistero" della morte e della risurrezione di Gesù.
Si tratta di compiere scelte ispirate al Vangelo per portare a ciascuno la speranza della Pasqua. Possiamo farlo con le nostre parole, con i nostri piccoli gesti quotidiani, con le nostre scelte ispirate al Vangelo.
Tutta la nostra vita può essere presenza di speranza. Vogliamo esserlo per coloro ai quali manca la fede nel Signore, per chi ha smarrito la strada, per quelli che si sono arresi o hanno la schiena curva sotto i pesi della vita.
Vogliamo esserlo per chi è solo o si è chiuso nel proprio dolore; per tutti i poveri e gli oppressi della Terra; per le donne umiliate e uccise; per i bambini mai nati e per quelli maltrattati; per le vittime della guerra.
La Risurrezione come orizzonte del cristiano
Durante l’omelia della Santa Messa di oggi, Papa Francesco, commentando la Prima Lettura (1Cor 15,12-20) ha sottolineato come San Paolo ci inviti a guardare alla Resurrezione come l’orizzonte del cristiano, che solo possiamo capire con la “grazia dello Spirito Santo”.
Durante l’Udienza Generale del 4 dicembre 2013, il tema trattato dal Pontefice oggi, come già anticipato nella catechesi, è stata l’affermazione “Credo nella risurrezione della carne”.
Durante l’Udienza Generale del 27 novembre 2013, Papa Francesco ha proposto una catechesi sulla risurrezione della carne: morire in Cristo.
Durante l’Udienza Generale del 3 aprile 2013, Papa Francesco ha riflettuto sull’Anno della fede e sull’annuncio: Il terzo giorno è risuscitato secondo le Scritture.
Durante il primo mercoledì dopo Pasqua 2014, Papa Francesco ha invitato tutti a riflettere sull’interrogativo che l’Angelo, il giorno di Pasqua, rivolse alle donne che si erano recate al sepolcro: “perchè cercate tra i morti chi è vivo?”.
“Lasciamo che questa esperienza, impressa nel Vangelo, si imprima anche nei nostri cuori e traspaia nella nostra vita”.
La presenza del Risorto nel dolore umano
La presenza di Gesù risorto trasforma ogni cosa. È proprio questo il messaggio che possiamo trarre dalle Letture del giorno che narrano “la terza apparizione di Gesù risorto ai discepoli, sulla riva del lago di…
Il Vangelo di oggi è stato al centro della riflessione di Papa Francesco prima della recita della preghiera mariana dell’Angelus: rivolgendosi ai fedeli presenti in Piazza San Pietro, il Santo Padre ha chiesto “crediamo che Gesù ci può guarire e ci può risvegliare dalla morte?”.
Nel giorno in cui la Chiesa commemora tutti i defunti, Papa Francesco si è recato nel cimitero romano di Prima Porta per celebrare la Santa Messa. Durante la propria omelia, il Santo Padre, ha ricordato come la ricorrenza odierna, pur lasciandoci un velo di tristezza, ci infonde speranza.
È difficile “entrare nella logica della carne di Cristo“, tanto che, per non farlo, preferiamo “una pietà spiritualistica, una pietà delle sfumature“.
La resurrezione dei morti è stato il tema trattato da Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata a Casa Santa Marta. Prendendo spunto dalla Prima Lettura (1 Cor 15, 12-20) il Pontefice ha parlato della Resurrezione e della “paura della nostra risurrezione” che ogni cristiano prova e che agisce da freno che non permette di credere fino in fondo.
Il silenzio, la riflessione e la memoria della Pasqua
Nel giorno di Pasqua del 2019, Papa Francesco non dice omelia nella Messa del giorno di Pasqua. Preferisce rimanere in silenzio, lasciando spazio per la riflessione in una piazza San Pietro gremita di persone e decorata, come al solito, con fiori olandesi, e in particolare con l’uccello del paradiso.
Si rimanda, dunque, a quello che Papa Francesco ha detto nella notte di Pasqua, quando ha sottolineato che “il Signore non abita nella rassegnazione”.
Cari fratelli e sorelle, quest’anno come cristiani di ogni confessione celebriamo insieme la Pasqua. Risuona così ad una sola voce in ogni parte della terra l’annuncio più bello: «Il Signore è veramente risorto, come aveva predetto!».
Egli, che ha vinto le tenebre del peccato e della morte, doni pace ai nostri giorni. Buona Pasqua!
- La Risurrezione è l’annuncio centrale della fede cristiana.
- La pietra rimossa dal sepolcro esprime la vittoria della vita sulla morte.
- La fede non elimina il dolore, ma lo apre alla speranza.
- La Pasqua chiama alla conversione e a una vita nuova.
- Il cristiano è invitato a diventare testimone credibile e costruttore di speranza.
- L’annuncio della Risurrezione implica un impegno concreto per la pace, la giustizia e la cura dei più fragili.
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