Amici di Medjugorje e Lello Esposito: arte, Pulcinella e simboli di Napoli

Lello Esposito è uno scultore e pittore napoletano che da oltre trent’anni pone al centro della propria ricerca il rapporto tra arte contemporanea e tradizione, attraverso la riflessione e la rielaborazione artistica dei simboli della cultura partenopea.

La sua produzione ruota intorno a Pulcinella, alla Maschera, all’Uovo, al Teschio, al Vulcano, a San Gennaro e al Corno, trasformati in forme diverse attraverso materiali, dimensioni, pose e atteggiamenti sempre nuovi, ma immediatamente riconoscibili.

Lello Esposito e la ricerca sui simboli napoletani

Scultore e pittore, da oltre trent’ anni pone al centro della sua ricerca il rapporto tra arte contemporanea e tradizione, attraverso la riflessione e la rielaborazione artistica dei simboli della cultura partenopea: Pulcinella, la Maschera, l’Uovo, il Teschio, il Vulcano, San Gennaro e il Corno, nelle loro varie e possibili declinazioni e metamorfosi.

Noto a livello internazionale per la sua capacità di lavorare sugli archetipi, sui simboli sull’ immaginario culturale propri della città di Napoli, Lello Esposito ama definirsi “artista di culto” in relazione alla sua personale ricerca e sperimentazione, che nel corso del tempo gli ha permesso di contribuire significativamente alla creazione di nuove forme interpretative e rappresentative delle icone tradizionali partenopee.

Il suo percorso nasce dall’interesse per una cultura locale capace di parlare anche a un pubblico internazionale. Le figure e gli oggetti della tradizione napoletana non vengono presentati come immagini statiche, ma come presenze in trasformazione, aperte a nuovi significati e a nuove interpretazioni.

Dall’infanzia al primo laboratorio

Il percorso di ricerca artistica di Lello Esposito è iniziato a sedici anni, quando, assistendo ad uno spettacolo di burattini, vide Pulcinella e poco dopo realizzò la sua prima scultura che lo rappresentava.

Si fece coraggio, vinse la sua innata timidezza e allestì, in via Scarlatti, nel quartiere Vomero di Napoli, una bancarella esponendo per la prima volta i suoi “pezzi”. Successivamente prese un piccolo laboratorio, di dieci metri quadratati, nella zona della Doganella.

Pulcinella intanto continuava a crescere, fuori da ogni riferimento tradizionale, e i suoi lavori erano sempre più apprezzati. Riuscì a stabilire proficui contatti con antiquari importanti.

Tutto questo lo appagava e lo spingeva a continuare, dandogli fiducia. Nel 1986 riuscì ad aprire uno studio più grande, di settanta metri quadrati, nel quartiere Arenella.

Palazzo Sansevero e il sogno di un artista

Finalmente prese uno spazio a Palazzo Sansevero: nelle antiche scuderie di questo edificio aprì il suo atelier e il suo laboratorio, proprio negli stessi locali dove Raimondo di Sangro, il principe scienziato e alchimista, eseguiva i suoi esperimenti.

Lo Studio dell’artista trova oggi sede presso Palazzo Sansevero, nei locali che ospitarono a suo tempo i laboratori del principe Raimondo di Sangro, mentre l’Atelier, posto nello stesso storico edificio napoletano, si trova nelle antiche scuderie del palazzo.

Il legame con questi ambienti unisce la storia dell’edificio alla ricerca contemporanea dell’artista. Gli spazi del palazzo diventano così il luogo in cui la memoria di Napoli, la sperimentazione e la materia scultorea entrano in dialogo.

Il sogno che si avvera è l’investimento di una vita: partire dalla creazione di un piccolo Pulcinella, da una piccola maschera, e arrivare a pensare di poter “mascherare” il mondo senza più fermarsi.

Atelier di Lello Esposito Palazzo Sansevero

Il viaggio di Pulcinella

Nel corso degli anni Lello Esposito ha viaggiato molto per lavoro in Italia e successivamente, verso la fine degli anni ’80, in giro per l’Europa: Parigi, Madrid, Berlino e poi oltre oceano fino in America.

Pulcinella è venuto con lui ed è stato un compagno di viaggio divertente, anche se a volte scomodo. Volendo usare il cibo come metafora di quella crescita personale e culturale che naturalmente avviene durante l’esperienza del viaggio, inizialmente Pulcinella era così “ancorato” alle proprie abitudini culturali da voler mangiare solo pizza e spaghetti.

Per crescere e migliorare è necessario fare nuove esperienze. Insieme hanno cominciato a mangiare iraniano, giapponese, messicano e americano, iniziando così a nutrirsi del “cibo del mondo”.

Quando sono tornati a Napoli, nel cuore della città, nelle Scuderie Sansevero, Pulcinella, attraverso le esperienze vissute, era “cresciuto”. Come soggetto delle creazioni di Esposito, arricchito di nuovi significati, da icona della “napoletanità” si è trasformato in un simbolo universale, candidato a diventare patrimonio immateriale dell’Unesco.

Da quel momento la ricerca è andata avanti in mille modi, attraverso la metamorfosi continua di questo personaggio. Nelle raffigurazioni dell’artista, Pulcinella ha cambiato molte volte dimensioni, materiali di realizzazione, pose e atteggiamenti, per raccontarsi e rappresentarsi ogni volta in maniera diversa, ma sempre riconoscibile.

La trasformazione della maschera

All’inizio tutti chiedevano all’artista come fosse possibile cambiare qualcosa che esiste da sempre e rappresentare ogni volta in maniera diversa un simbolo della tradizione codificata come Pulcinella.

Lello Esposito ha lavorato molto su questo personaggio, fino al punto di spogliarlo della sua maschera e mettere a nudo l’uomo che dietro ad essa si cela.

In questa prospettiva, Pulcinella non è soltanto una maschera teatrale o un emblema folcloristico. Diventa una figura capace di mostrare l’identità, la fragilità, l’ironia e le contraddizioni dell’essere umano.

I materiali: argilla, bronzo e alluminio

Lello Esposito ha realizzato le sue prime creazioni in argilla, la “materia prima” per ogni lavorazione scultorea, poi è passato ai metalli e tra questi al bronzo.

Il bronzo è un materiale forte e tenacissimo, capace di dare eternità alle opere scultoree e agli artisti che le hanno realizzate.

Negli ultimi anni, in particolare, l’artista predilige l’alluminio, del quale apprezza molto alcune caratteristiche, come la leggerezza, in un rapporto tre a uno rispetto al bronzo.

MaterialeCaratteristica indicata
ArgillaMateria prima per ogni lavorazione scultorea
BronzoMateriale forte e tenacissimo
AlluminioLeggerezza, in un rapporto tre a uno rispetto al bronzo

La prima scultura: un posacenere del 1972

“Questo posacenere è la mia prima scultura. Era il 1972, vivevo ad Ivrea, avevo circa 15 anni, già lavoravo in latteria, aggiustavo le scarpe, facevo le pizze e disegnavo nel poco tempo libero.”

“La sera mio zio Mimì mi portava con lui in fonderia all’Olivetti, rimasi affascinato dalla fusione dell’alluminio utilizzato per i braccetti delle macchine per scrivere.”

Il ricordo collega la prima esperienza scultorea alla scoperta diretta della fonderia e alla fascinazione per la trasformazione del metallo. La pratica quotidiana del lavoro, il disegno e l’osservazione dei processi artigianali e industriali contribuirono alla formazione dell’artista.

Arte contemporanea e tradizione

Secondo Lello Esposito, la società contemporanea vive un periodo storico in cui la tecnologia ha reso accessibili a molti tutti i “saperi”, anche quelli della pratica artistica.

Anche nel mondo dell’arte pare esserci spazio per tutti. Oggi, grazie a semplici telefonini e all’utilizzo dei programmi di grafica, è possibile scattare fotografie molto belle, immagini che esteticamente possono essere confuse e assimilate a quelle realizzate dai grandi fotografi.

Succede alle volte che la possibilità tecnica e meccanica venga scambiata per la capacità di sentire, interpretare e rappresentare “artisticamente” il mondo.

Sembra tutto semplice e piacevolmente alla portata di tutti, ma non è così: l’arte è tecnica, ma anche livore e fatica. Essere artisti significa studiare, confrontarsi, dare e prendere informazioni e suggestioni, per trovare un giusto e personale “spazio” di espressione e di comunicazione nella società contemporanea.

Il Vesuvio, il sole e l’identità di Napoli

Tra i simboli affrontati dall’artista c’è il vulcano Vesuvio, sintetizzato in una forma conica dalla quale fuoriesce un sole.

Napoli è la “città del sole”, fondata dai marinai provenienti da Rodi, che in questo luogo hanno portato il culto del sole, di Elios, della luce, della nascita, della mattina, del giorno, della gioia e della vita.

Il Vesuvio e il sole sintetizzano quindi due elementi dell’immaginario napoletano: la presenza del vulcano, segno potente del paesaggio e della storia della città, e la luce, associata alla vita, alla rinascita e all’accoglienza.

Scultura del Vesuvio con il sole

Napoli come città-mondo

Napoli è una città-mondo non solo per la sua bellezza straordinaria, ma anche per le sue stratificazioni storiche e culturali che derivano dall’incontro con gli altri paesi.

Storicamente Napoli ha avuto contatti e rapporti culturali anche con la Russia. A livello personale, Lello Esposito ricorda che, qualche anno fa, in occasione di un incontro bilaterale tra il Presidente del Consiglio italiano e il Presidente Putin, lavorò sulla figura di San Nicola, San Nicolaus in Russia.

L’evento si svolse a Bari e per l’occasione realizzò due installazioni che avevano come soggetto figurativo San Nicola, patrono della città pugliese, e San Nicolaus, venerato in Russia.

Per l’artista fu emozionante partecipare a questo evento internazionale, considerato un importante momento di dialogo tra l’Italia e la Russia.

Arte, turismo e futuro di Napoli

Prima della pandemia, a Napoli si viveva un momento di affluenza turistica straordinaria. La tragedia del Covid 19 ha colpito l’intera umanità, interrompendo quella fase di crescita e di mobilità.

Il futuro sarà sicuramente di ripresa perché Napoli è una città interessante, ricca di storia, di luoghi da attraversare e da visitare, di gente da conoscere.

Dotata di un fascino indiscutibile e caratterizzata da un “modo di vivere” che, nonostante le molte contraddizioni, ne fa una città unica, Napoli accoglie e accoglierà tutti con grande umanità e tolleranza, nella maniera in cui solo Napoli sa fare.

La scultura dedicata all’Università Federico II

“Lunedì, alla presenza del Presidente Mattarella, inauguro la mia scultura dedicata agli 800 anni della fondazione dell’Università Federico II, a pochi metri dall’orfanotrofio che mi ospitava a 11 anni.”

“Sono soddisfatto e felice per aver vissuto una vita meravigliosa e ringrazio quanti hanno creduto in me.”

La scultura dedicata agli 800 anni della fondazione dell’Università Federico II lega la celebrazione di una grande istituzione culturale alla vicenda personale dell’artista, riportandolo nei pressi del luogo che lo aveva ospitato durante l’infanzia.

Lello Esposito e il Premio Nazionale A.M.I.R.A. Progress

Nel 2025 Lello Esposito ha partecipato tra i testimonial alla IV edizione del Premio Nazionale A.M.I.R.A. Progress, ospitato dall’Università degli Studi di Napoli Federico II nell’Aula Magna del centro congressi Partenope.

All’evento hanno partecipato circa 200 persone, tra cui alcuni premiati degli anni precedenti come Gennaro Sangiuliano, Lello Esposito, Antonio Sasso, Mimmo Falco, Annamaria Colao, Elisabetta Moro, Michele Piccolo, Piero Ferretti, Rosario Lopa e Anna Astarita, che da testimonial hanno consegnato il premio ai nuovi premiati, insieme ad Amedeo Laboccetta e Alfredo Catapano.

Il Premio Nazionale A.M.I.R.A. Progress è nato da un’idea del giornalista Giuseppe De Girolamo e dell’ex direttore generale dell’ERSAC in Campania Raffaele Beato, sostenuta dall’AMIRA di Napoli retta dal fiduciario Dario Duro e con il placet dell’AMIRA nazionale presieduta da Valerio Beltrami.

L’idea, sin dal primo anno 2022, è stata quella di creare, nell’ambito delle associazioni del food and beverage, non il solito concorso che premia gli iscritti, ma un riconoscimento capace di spronare i giovani a seguire l’immagine di cultura e professionalità conquistata sul campo da persone di rilievo.

Il significato del premio

Il premio si propone di valorizzare persone che, nell’ambito di diverse professioni, hanno raggiunto livelli elevati nella società grazie ai propri meriti, diventando esempi concreti per i giovani volenterosi.

Il progetto riguarda non soltanto il settore della ristorazione, ma anche arte, spettacolo, cultura, spazio, gastronomia, sport e altre discipline.

Il riconoscimento vuole offrire ai giovani e ai meno giovani modelli da cui trarre insegnamenti, incoraggiandoli a impegnarsi in percorsi formativi e professionali per raggiungere alte mete e realizzare i propri sogni.

Il premio “AMIRA Progress” è costituito da una “Lampada” in miniatura, l’artigianale, simbolico, storico e classico attrezzo utilizzato dai maître nel tipico gesto del flambé.

La lampada viene assegnata a persone di spicco che hanno dato lustro e diffusione alle iniziative culturali e lavorative del settore dei maîtres e di altri ambiti professionali.

La commissione e i premiati del 2025

La Commissione giudicatrice che ha selezionato i premiati era composta da Valerio Beltrami, presidente nazionale dell’A.M.I.R.A.; Giuseppe De Girolamo, giornalista enogastronomo; Dario Duro, fiduciario A.M.I.R.A. Napoli; Antonio Limone, direttore generale ASL Caserta; Matteo Lorito, magnifico rettore dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

Facevano inoltre parte della Commissione Marino Niola, docente all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli; Sabrina Reale, pianista, docente di pianoforte e membro del Conservatorio “E.F. Dall’Abaco” di Verona; Nicola Squitieri, presidente dell’Associazione Internazionale “Guido Dorso”.

I premiati dell’edizione 2025 sono stati l’On. Marta Schifone, responsabile del dipartimento professioni della Commissione Affari Sociali; l’On. Armida Filippelli, assessore alla Formazione Professionale della Regione Campania; Chiara Marciani, assessore alle Politiche giovanili e al Lavoro del Comune di Napoli; Luigi Carrino, presidente DAC Distretto Aerospaziale della Campania.

  • Eleonora Cozzella, giornalista e scrittrice;
  • Giannola Nonino, amministratrice delegata della distilleria Nonino;
  • Fabio Barone, pilota romano e presidente del club Passione Rossa;
  • Gennaro Esposito, chef stellato;
  • Michele Avagnale, tenente colonnello comandante del gruppo NAS del Meridione d’Italia;
  • Anna Calemme, cantante, vincitrice della V edizione del Festival di Napoli e ambasciatrice della Canzone Napoletana nel Mondo.

Due Targhe di Merito sono state assegnate a Marika Talotti, giovane laureata in Laurea Magistrale Scienze Gastronomiche Mediterranee, e a Ciro Caruso, storico maître dell’A.M.I.R.A., meritoriamente distintosi e direttore del ristorante Paradisoblanco dell’Hotel Paradiso di Napoli.

La partecipazione di Lello Esposito alla cerimonia

Le premiazioni sono state intervallate dall’interpretazione di un brano musicale che la soprano Martina Bortolotti von Haderburg, nativa di Bolzano, ha voluto regalare ai presenti.

La cerimonia di premiazione è stata condotta da Vittorio Sagat, che ha introdotto i premiati e le figure che hanno conferito i riconoscimenti.

Alla cerimonia è seguita, nelle sale attigue, una degustazione di prodotti tipici dell’enogastronomia, prevalentemente campani, con il taglio di una torta dedicata e un brindisi di arrivederci alla prossima edizione 2026.

La presenza di Lello Esposito tra i testimonial degli anni precedenti sottolinea il rapporto tra la sua attività artistica e il riconoscimento pubblico attribuito a chi contribuisce alla valorizzazione della cultura, della professionalità e dell’identità italiana.

Mostre e diffusione internazionale

Lello Esposito ha esposto in numerose mostre personali e collettive, in Italia e all’estero, e le sue opere figurano in diverse collezioni private e pubbliche nazionali e internazionali.

La diffusione delle sue opere fuori da Napoli si accompagna alla volontà di mantenere riconoscibile il loro legame con la città. I simboli partenopei vengono portati in contesti diversi senza perdere la loro origine, ma assumendo significati più ampi.

Lello Esposito a Sant'Arpino per Pulcinellamente

Il rapporto con gli Amici di Medjugorje

Nel percorso dedicato a Lello Esposito, il riferimento agli Amici di Medjugorje si colloca nel più ampio interesse per le figure simboliche, per la spiritualità popolare e per le forme attraverso cui una comunità riconosce e trasmette la propria identità.

La ricerca dell’artista non si limita alla riproduzione di immagini tradizionali, ma indaga il significato che esse assumono nella memoria collettiva. Pulcinella, il volto, la maschera, il vulcano, il santo e gli altri archetipi diventano strumenti per interrogare il rapporto tra cultura, fede, storia e rappresentazione.

Il suo lavoro mostra come un simbolo possa nascere da un contesto locale e, attraverso la trasformazione artistica, raggiungere una dimensione più universale, mantenendo al tempo stesso il legame con la comunità da cui proviene.

Il valore della memoria personale

La storia di Lello Esposito è segnata dal rapporto tra esperienza individuale e memoria collettiva: l’infanzia, il lavoro, la scoperta della fonderia, il primo laboratorio, gli anni trascorsi nei quartieri di Napoli e l’approdo a Palazzo Sansevero.

La scultura dedicata all’Università Federico II, realizzata vicino all’orfanotrofio che lo aveva ospitato a undici anni, rende evidente il legame tra il passato personale e il riconoscimento raggiunto attraverso l’arte.

La sua vicenda mostra un percorso costruito attraverso studio, osservazione, sperimentazione e continuità. Dalla prima scultura in argilla e dal posacenere in alluminio del 1972 fino alle opere monumentali e alle installazioni internazionali, la materia diventa il punto d’incontro tra esperienza e immaginazione.

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