L’altare decorato con figure incise a modo di disegno è un’opera nella quale immagini sacre, motivi ornamentali e iscrizioni vengono affidati alla linea incisa, trasformando la superficie in una composizione grafica e plastica insieme. In questa prospettiva, l’incisione è l’insieme di processi tecnici per la riproduzione di disegni su legno, pietre, metalli, mentre il disegno è lo schizzo e lo studio eseguito in preparazione di nuove opere pittoriche o scultoree.
Un esempio significativo è l’Altare del duca Ratchis, una delle pochissime opere d’arte longobarde ad essere giunte integre fino a noi, e una delle più importanti opere di scultura della cosiddetta Rinascenza liutprandea, quel periodo della storia dell’arte longobarda riconducibile al decennio 730-740. L’altare, di forma parallelepipeda, è composto da quattro lastre di pietra d’Istria, decorate a bassorilievo molto appiattito.
Il significato dell’espressione
La definizione “figure incise a modo di disegno” sottolinea un linguaggio nel quale le forme non sono costruite principalmente attraverso il volume, la prospettiva e il naturalismo, ma mediante contorni, segni, tracciati e motivi ornamentali. Tutto è diventato decorazione piatta e gioco di linee, ogni dettaglio superfluo è stato abbandonato.
L’incisione viene effettuata tramite taglio eseguito sui materiali, mentre il bassorilievo è una scultura nella quale le figure emergono dal fondo con poco stacco. Nell’arte dell’altare, il segno inciso può quindi accompagnare il rilievo, definire i contorni delle figure, indicare i panneggi, articolare le decorazioni e organizzare la superficie secondo un ritmo visivo ordinato.
L’altare come centro della chiesa
L’altare barocco è il centro visivo, liturgico e simbolico della chiesa: una macchina architettonica e scenografica nella quale si uniscono mensa eucaristica, immagini sacre, decorazioni, luce, materiali preziosi e movimento prospettico. La sua funzione non è soltanto ornamentale, perché l’apparato decorativo diventa veicolo di un messaggio teologico profondo, trasmettendo la Gloria del Cielo, l’intercessione dei Santi e la presenza sacramentale di Cristo.
Nel linguaggio barocco l’altare è una macchina liturgica e insieme una scena teatrale, in cui architettura, apparato artistico e dispositivo spettacolare si riuniscono «in un unico evento». È il “culmine dello spazio chiesastico”, il “fondale prospettico” e l’apice della Gloria religiosa, capace di raggiungere «cuore, sensi e intelletto» dei fedeli.
L’altare è un elemento di grande valore, posto al centro tra le due navate in fondo alla chiesa richiama i fedeli che si preparano ad assistere alla celebrazione liturgica. Fin dalla sua origine, l’altare è considerato il luogo in cui si compie il sacrificio o il rito religioso.
Struttura e parti dell’altare
È costituito inizialmente da una lastra unica come superficie, preceduto da una predella su cui sale il celebrante, presenta un frontale detto palio ed è sostenuto da uno o più stipiti, ciascuno di un sol pezzo e sormontato da un’elevazione detta grado contenente il ciborio per le suppellettili sacre.
Dal medioevo in poi si trovano elaborazioni artistiche ottenute con il rivestimento dell’altare, paliotto e dossale, e con l’ancona dell’altare. La forma di ripiano più diffusa ancora oggi è quella rettangolare, inizialmente con un bordo rialzato per evitare che gli oggetti o i liquidi cadano giù.
L’altare deve essere circondabile da ogni parte per dare modo al celebrante di cambiare posizione nei vari momenti della celebrazione eucaristica e per essere ben visibile da parte di tutti i fedeli. Questa soluzione permette inoltre di valorizzare l’altare nei momenti diversi del calendario liturgico.
Il frontone della base dell’altare, la parte più riconoscibile dell’altare, in alcuni casi può essere trasparente per lasciare intravedere le reliquie dei santi, oppure ricca di elementi decorativi o raffigurativi, scritte e molto altro. L’importante è che gli elementi inseriti siano di aiuto alla devozione e alla ricreazione spirituale dei fedeli.
Il paliotto e la decorazione frontale
Il paliotto è il rivestimento anteriore dell’altare, per lo più in stoffa, ma anche in legno, marmo o metallo, spesso di grande valore artistico. La decorazione dell’altare anche con addobbi frontali è una delle pratiche più antiche della liturgia risalente già ai primi secoli del cristianesimo.
Le prime citazioni parlano del paliotto come un ornamento di tessuto mettendo in evidenza come il paliotto che conosciamo noi oggi sia un’evoluzione dei lini che venivano fatti scendere davanti all’altare e che nel tempo, acquistando sempre più importanza, vennero decorati con ricami e pietre preziose.
Fino al periodo post carolingio la decorazione dell’altare veniva fatta sui quattro fronti. L’usanza di adornare l’altare solo sul davanti risale al periodo medievale, periodo in cui l’altare viene accostato alla parete della chiesa, in fondo all’abside.
Da qui il nome “antependium”, ovvero “ornamento che pende davanti”. Inizialmente questo decoro veniva chiamato “pallium”, drappo, oppure “vestis altaris”, veste dell’altare.
Tipologie di altare
| Tipologia | Descrizione |
|---|---|
| A mensa | Lastra sostenuta da un piedritto centrale o quattro angolari. |
| A cofano | Mensa poggiata su un parallelepipedo, tipico dell’epoca carolingia. |
| A blocco | Unico piedritto di sostegno, di solito addossato alla parete; nella mensa, nel sostegno o nel pavimento sottostante si conservano le reliquie o si ha il sepolcro di un martire. |
| A sarcofago | Quando la mensa poggia su un sarcofago, tipico dell’epoca barocca. |
L’Altare del duca Ratchis
Durante l’Alto Medioevo, la terra del Friuli visse un periodo di grande stabilità politica e di intensa fioritura artistica, soprattutto sotto il ducato del duca Ratchis, o Rachis, duca del Friuli dal 737 d.C. e Re dei Longobardi, e in seguito Re d’Italia, dal 744 al 749 d.C. e dal 756 al 757 d.C.
Ratchis, mecenate e cultore delle arti, commissionò a un artista locale, rimasto purtroppo ignoto, un altare che oggi porta il suo nome: l’Altare del duca Ratchis, appunto. Altare del duca Ratchis, 734-744. Pietra d’Istria, 1,44 x 0,90 x 0,88 m. Cividale del Friuli, Museo Cristiano e Tesoro del Duomo di Cividale del Friuli.

Il paliotto, ossia la lastra frontale, e le due lastre laterali presentano scene con figure; la lastra posteriore, che non era visibile ai fedeli al momento della celebrazione eucaristica, è invece decorata da due grandi croci e con un motivo a intreccio che funge da cornice.
Lungo i bordi superiori delle lastre corre una epigrafe latina. La lastra posteriore è decorata da due grandi croci e con un motivo a intreccio che funge da cornice.
Il Cristo in gloria
Il paliotto, essendo la parte dell’altare più in mostra, presenta il soggetto principale, ossia un Cristo in Gloria o Cristo in Maestà (Majestas Domini). Gesù è rappresentato frontalmente, seduto, vestito da sacerdote (indossa una stola) e con la mano di Dio posata sul capo.
Lo affiancano due serafini, dotati di sei ali ciascuno. Queste tre figure sono contenute in un’aura di luce a forma di mandorla.
La mandorla viene di norma rappresentata liscia; qui, tuttavia, si presenta con l’aspetto di un festone, tanto da essere definita “mandorla arborea”.
Quattro angeli posti ai lati sorreggono il primo gruppo e, per lo scopo, sono rappresentati simbolicamente con mani molto grandi e possenti (altrimenti non potrebbero sostenere il “peso di Dio”). Gli spazi tra le figure sono riempiti da fiori, stelle e piccole croci, motivi che non hanno alcuna evidente relazione con la scena.
Essi hanno una funzione puramente decorativa, quasi che l’autore avesse il timore, per una forma di horror vacui (‘paura del vuoto’), di lasciare troppe zone libere.
Le scene laterali
La Visitazione
Il lato sinistro ospita una scena della Visitazione, cioè dell’incontro fra la Madonna e sua cugina Elisabetta, futura madre di san Giovanni Battista. Maria, già incinta di Cristo, è segnata da una croce profondamente incisa sulla fronte.
Sia la Vergine sia Elisabetta hanno proporzioni decisamente fuori dalla norma: le grandi teste sono assottigliate verso il mento (sono infatti dette a “pera rovesciata”), i capelli non si distinguono dal panno che li ricopre, gli occhi sbarrati sono privi della più elementare espressione.
Le braccia, lunghissime ed elastiche, quasi disossate, tendono a intrecciarsi, come a formare un fiocco. L’abbraccio diventa un nodo, che lega e stringe le donne in un comune destino: quello di perdere i propri figli, destinati al martirio.
Le gambe sono corte, i piccoli piedi appaiono entrambi di profilo. Lo scultore ha tentato di richiamare una vaga e generica ambientazione: tre linee curve alludono agli archi di un portico, una pianta stilizzata rimanda al giardino di un chiostro.
L’Adorazione dei Magi
Sul lato destro si trova una Adorazione dei Magi. Vediamo la Madonna (identificata da una croce sulla fronte) e il Bambino seduti su un alto trono di legno, di profilo ma con il volto frontale.
I Magi, caratterizzati da tipiche vesti asiatiche, sono più piccoli e camminano nel vuoto; un angelo che vola sulle loro teste è rappresentato semplicemente in posizione orizzontale.
Controversa è l’identificazione della figura femminile alle spalle della Madonna, che secondo alcuni è un’ancella, secondo altri la moglie di Ratchis. Ma, come si noterà, in tutto l’altare le figure sacre sono sempre mostrate con il volto frontale, ad eccezione dei Magi, che sono interamente di profilo in quanto personaggi “storici”.
La donna posta dietro la cattedra di Maria presenta una posizione rigorosamente frontale, a parte i piedi, che sono visti di lato e rivolti verso la Madre e il Figlio; è difficile, allora, che si tratti di una figura reale. L’immagine deve rivestire un ruolo puramente simbolico e potrebbe rappresentare la Chiesa.
Un linguaggio figurativo antinaturalistico
Il linguaggio figurativo utilizzato dall’autore dell’Altare del duca Ratchis mostra con evidenza la contaminazione tra l’espressione barbarica, la lunga tradizione italica tardoantica definita “plebea” e la tradizione aulica bizantina.
Si tratta di un’arte rustica, dotata di uno schematismo apparentemente ingenuo, dove ogni forma si è tradotta in segno calligrafico. Tutto è diventato decorazione piatta e gioco di linee, ogni dettaglio superfluo è stato abbandonato.
I personaggi hanno dimenticato la loro consistenza corporea e persino la loro natura organica: con le loro marcate deformazioni, le mani enormi, le gambe e i piedi microscopici, le teste globulari con gli occhi sbarrati e inespressivi, appaiono oggettivamente mostruosi.
Anche i panneggi, non verosimili, sono ottenuti attraverso combinazioni di curve che rispondono solo a un intento puramente decorativo. Le scene sono semplificate e prive di ambientazione spaziale; la prospettiva è stata sostituita da una gerarchia dimensionale (di stampo tardoantico e bizantino) per cui le figure più importanti (Gesù, la Madonna) sono raffigurate più grandi di quelle “minori” (i Magi, Elisabetta, gli angeli).
Lo stile di questa celebre opera è, insomma, molto distante dal naturalismo antico dell’arte greca e romana e persino dalla stilizzazione paleocristiana e bizantina. Questo antinaturalismo così marcato non è frutto di improvvisazione o di imperizia tecnica: al contrario, esso è finalizzato a sottolineare con forza il valore sacro e simbolico dell’opera.
La policromia originaria
Un tempo, tutte le lastre, e in particolare il paliotto, erano colorate con smalti policromi e probabilmente ornate anche di lamine d’oro. Una parte di questa antica colorazione è ancora oggi visibile ad occhio nudo.
Sono state tuttavia rinvenute tracce di smalto anche negli occhi e nelle capigliature dei personaggi, nelle ali degli angeli, nelle barbe dei Magi, nelle croci, nelle decorazioni. I colori erano il giallo, il rosso, il verde e l’azzurro.
Questa vivacissima cromia doveva rendere l’altare simile a uno scrigno prezioso, a un’opera di oreficeria. L’impatto visivo con l’opera risultava, insomma, assai diverso da quello attuale.

L’altare barocco e la teatralità della decorazione
Il barocco è un movimento estetico, ideologico e culturale diffusosi in tutta Europa tra il 1600 e la metà del 1700. Ha origine in Italia e può essere definito uno degli ultimi stili caratteristici di tutta l’Europa.
Lo stile barocco nasce in Italia nel 1600 e si diffonde in tutta Europa fino al 1750. Il barocco vero e proprio nasce a Roma tra il 1630 e il 1640 e i suoi artisti più rappresentativi sono Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini e Pietro da Cortona.
L’arte e l’architettura barocca sono caratterizzate da una profonda teatralità e dalla ricerca del coinvolgimento emotivo di chi guarda l’opera. Lo stile barocco si basa anche sull’idea di imitazione e finzione, che si riflettono sulle opere grazie a decorazioni, giochi e contrasti di luce, amplificazione e l’inserimento di elementi che destano sorpresa.
Questo porta a un forte senso di drammaticità delle opere, caratterizzate da movimento e tensione ma anche dalla proiezione verso lo spazio che le circonda. L’altare occupa il luogo del fondale, ma un fondale attivo, capace di dilatare, piegare, curvare lo spazio.
Linee curve, motivi ornamentali e movimento
Lo stile barocco è definito da linee curve sinuose e motivi decorativi eccessivi, creando un’abbondanza di dettagli che mira a sorprendere lo spettatore. Uno dei primi parametri è sicuramente l’uso privilegiato che si fece della linea curva.
Nulla procede per linee rette ma tutto deve prendere andamenti sinuosi: persino le gambe di una sedia o di un tavolo devono essere curvi, anche se ciò non sempre può essere razionale. Le curve che un artista barocco usa non sono mai semplici, quali un cerchio, ma sono sempre più complesse.
Si va dalle ellissi alle spirali, con una preferenza per tutte le curve a costruzione policentrica. Tanto meglio se poi i motivi si ottengono da intrecci di più andamenti curvi.
Nel caso dell’altare, il dinamismo è affidato soprattutto alla composizione verticale, alle colonne tortili, alle cornici mistilinee, ai fastigi movimentati e alle figure che sembrano salire verso il cielo.
Un esempio di altare a cofano in stucco
Altare a cofano con paliotto decorato con specchiatura a intreccio vegetale. Alzata costituita da lesene decorate con festoni sostenente fastigio con angioletti sorreggenti simboli mariani tra motivo geometrico.
L’opera appartiene all’ambito culturale dell’Italia Centrale ed è localizzata a Vasto (CH). La materia e tecnica sono stucco e modellatura.
| Dato | Informazione |
|---|---|
| Oggetto | altare |
| Materia e tecnica | stucco/ modellatura |
| Profondità | 215 |
| Larghezza | 500 |
| Ambito culturale | Ambito Italia Centrale |
| Localizzazione | Vasto (CH) |
L’altare come tutta la decorazione plastica della chiesa è stato inserito tra la fine del XVII e durante il XVIII secolo per adeguare l’edificio allo stile barocco.
La struttura combina la tipologia a cofano, il paliotto a decorazione vegetale, le lesene con festoni, il fastigio e le figure angeliche. La specchiatura a intreccio vegetale introduce sulla fronte dell’altare un disegno ornamentale nel quale il motivo lineare e quello plastico si sostengono reciprocamente.
Le lesene sono un risalto decorativo a forma di pilastro sulla superficie di un muro. Il festone è un motivo ornamentale costituito generalmente da fiori, foglie o frutti disposti secondo un andamento pendente o curvilineo.
Il fastigio è la parte superiore e conclusiva dell’apparato architettonico, mentre il cartiglio è la raffigurazione di una striscia di carta, in parte arrotolata e in parte svolta, su cui si legge un’iscrizione, che viene usata come elemento decorativo in pittura o in scultura.
Figure, simboli mariani e funzione decorativa
Nel fastigio dell’altare gli angioletti sorreggono simboli mariani tra motivo geometrico. La presenza delle figure angeliche collega l’apparato ornamentale alla dimensione celeste e rende la parte superiore dell’altare un punto di raccordo tra la struttura architettonica e il significato religioso.
La decorazione geometrica organizza lo spazio tra le figure e impedisce che la superficie appaia vuota. Una funzione analoga è riconoscibile nell’Altare del duca Ratchis, dove gli spazi tra le figure sono riempiti da fiori, stelle e piccole croci.
Nel complesso, la figura incisa o modellata a modo di disegno non deve essere considerata un semplice elemento accessorio. Il segno può delimitare l’immagine, guidare lo sguardo, distinguere le parti della composizione e rendere leggibile un programma iconografico attraverso forme immediatamente riconoscibili.
La decorazione dell’altare tra tessuto, stucco, marmo e metallo
Insieme alle numerose opere pittoriche, ne danno testimonianza anche molti testi. Tra i più antichi per esempio l’atto di consacrazione della Chiesa di Santa Sofia a nel 360 d.C. a Costantinopoli in cui si scrive che l’imperatore Costanzo II regalò “drappi per altare”.
Nell’opera Liber Pontificalis si parla di come già nel sec. IV fosse usanza ricoprire gli altari anche con metalli preziosi oltre che con stoffe sontuose. Risale alla metà del secolo IX il celebre altare di Vuolvinius Magister Faber in S. Ambrogio a Milano, un capolavoro di oreficeria dell’epoca medievale ed esempio di rivestimento su tutti e quattro i lati.
Nel XVII sec. gli altari cominciarono ad essere decorati con bellissime sculture in marmo e intarsi minuziosi sulla parte davanti creando un ornamento permanente che portò ad utilizzare meno il paliotto. Tuttavia rimane oggi un importante elemento di decoro nelle Chiese che sottolinea al fedele il ruolo centrale dell’altare, mensa su cui viene celebrato il sacrificio eucaristico.
Termini tecnici per leggere un altare decorato
- Altare: banco, specie di pietra, in origine la tomba di un santo, confessione o martyrion, sul quale il sacerdote celebra il sacrificio divino; vuole rappresentare il calvario.
- Ancona: tavola posta sull’altare, dipinta o scolpita.
- Bassorilievo: scultura nella quale le figure emergono dal fondo con poco stacco.
- Cartiglio: raffigurazione di una striscia di carta, in parte arrotolata e in parte svolta, su cui si legge un’iscrizione.
- Contorno: linea che circonda una figura, delimitandola dalle altre o dallo sfondo.
- Fregio: rilievo o pittura, talvolta a scopo decorativo, che è compreso tra l’architrave e la cornice.
- Incisione: insieme di processi tecnici per la riproduzione di disegni su legno, pietre, metalli.
- Intaglio: arte, operazione dell’intagliare, cioè scolpire con utensili taglienti figure, iscrizioni, decorazioni su vari materiali, soprattutto su legno.
- Lesena: risalto decorativo a forma di pilastro sulla superficie di un muro.
- Modellato: forma impressa alla materia scultorea dalla mano o dallo strumento nel plasmarla.
- Paliotto: rivestimento anteriore dell’altare, per lo più in stoffa, ma anche in legno, marmo o metallo, spesso di grande valore artistico.
- Stucco: impasto utilizzato per ottenere elementi decorativi e plastici applicati alla superficie architettonica.
Dati di catalogazione dell’altare di Vasto
TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d’arte. CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente religioso cattolico. CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1300146037.
ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici dell’Abruzzo. ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i beni ambientali architettonici artistici e storici dell’Abruzzo.
DATA DI COMPILAZIONE 1984. DATA DI AGGIORNAMENTO 2005. LICENZA METADATI CC-BY 4.0.
ISCRIZIONI cartiglio in alto a sinistra - ELECTA/ UT/ SOL - lettere capitali - a pennello - latino.