Il recapito telefonico della Parrocchia di Santa Maria delle Moie, a cui appartiene l’abbazia, è 0731/700286. L’indirizzo indicato è Piazza S. Maria, 6, località Moie, 60030 Maiolati Spontini (AN).
Un’altra scheda della parrocchia riporta l’indirizzo Piazza S. Maria, 10, 60030 Moie di Maiolati Spontini (AN) e il numero 0731701992. Per verificare gli orari di apertura e le modalità di visita, si consiglia di contattare direttamente la struttura.
Recapiti dell’Abbazia di Santa Maria delle Moie
| Informazione | Dato |
|---|---|
| Nome | Abbazia di Santa Maria delle Moie |
| Parrocchia | Santa Maria delle Moje |
| Telefono | 0731/700286 |
| Altro numero indicato | 0731701992 |
| Indirizzo | Piazza S. Maria, 6 Loc. Moie 60030 Maiolati Spontini (AN) |
| Altro indirizzo indicato | Piazza S.Maria, 10 60030 Moie di Maiolati Spontini AN |
| Diocesi | Jesi |
| Comune | Maiolati Spontini |
| Località | Moie |
| Parroco | Don Camillo Igor Fregonese |
| Recapito del parroco | 3274740149 |

Dove si trova l’abbazia
La Chiesa di Santa Maria delle Moie è un complesso monumentale, che ospitò un monastero benedettino, del quale oggi rimane sostanzialmente la sola chiesa, situato nel comune di Maiolati Spontini (Ancona), nella media valle del fiume Esino.
L’abbazia romanica di Santa Maria delle Moie fu fondata probabilmente all’inizio dell’XI secolo dalla famiglia Attoni-Alberoni-Gozoni come monastero privato. Ora completamente inglobata nell’omonima cittadina, sorgeva inizialmente fuori dal centro abitato sulla riva sinistra del fiume Esino e lungo l’antica via Flanbenga.
L’abbazia era ubicata in mezzo a una selva chiamata Santa, al margine della riva sinistra del fiume Esino, in un’area detta “delle Moie” dall’antico termine vernacolare moja, ossia zona paludosa, da cui il nome del monastero stesso e successivamente del centro abitato.
La località si trova in provincia di Ancona, nella regione Marche, e appartiene alla diocesi di Jesi. Le coordinate indicate per il complesso sono 43.501154, 13.128688.
Come arrivare a Moie
Per raggiungere Moie, che dista da Ancona una trentina di chilometri, si esce dall’autostrada A14 allo svincolo di Ancona nord e si imbocca la superstrada Fabriano-Roma per poi uscire allo svincolo di Moie.
Chi proviene dall’Umbria deve invece imboccare la stessa superstrada da Perugia oppure, venendo da nord, uscendo dalla E45 allo svincolo per Gubbio e proseguire per la città di Sant’Ubaldo fino a imboccare la superstrada a Fabriano.
Per chi invece vuole arrivarvi in treno, la stazione più vicina è quella di Montecarotto-Castelbellino. Da qui è necessario prendere un taxi o servirsi di mezzi pubblici.
Origini dell’abbazia
L’abbazia fu probabilmente fondata all’inizio del XI secolo dalla famiglia Attoni-Alberici-Gozoni come monastero benedettino e la sua erezione fu l’occasione di rinascita per il territorio circostante.
Il cenobio si trovava in pianura, nei pressi di una antica zona paludosa che si estendeva lungo l’Esino chiamata molie, da cui derivò il nome: in un documento del 1219 viene, infatti, chiamata Molie Sancta Mariae plani, con riferimento anche alla zona pianeggiante in cui era ubicata.
L’abbazia confinava con una zona boscosa indicata come Silva Carpineta; non lontano si trovava un ponte che consentiva il passaggio sulla riva destra del fiume Esino.
L’origine dell’insediamento è legata alla bonifica e alla colonizzazione del fondovalle, cui diedero il primo impulso i monaci che fondarono l’abbazia di Santa Maria.
Altra testimonianza della località era il Castrum Mollearum, posto nei pressi dell’abbazia, ma del quale non resta nessuna traccia.
Lo sviluppo del monastero benedettino
Nei secoli XI e XII l’abbazia ricevette numerose donazioni e lasciti: infatti, secondo il catasto fatto redigere nel 1295 dal Leonardo Patrasso, vescovo di Jesi, risulta che Santa Maria delle Moie possedeva terreni per una superficie di circa 165 ettari e quattro mulini vicini al monastero.
La potenza del monastero benedettino crebbe comunque nel secolo XV, quando raggiunse un’estensione di 428 ettari.
| Periodo | Avvenimento o consistenza |
|---|---|
| Inizio XI secolo | Fondazione probabile dell’abbazia come monastero benedettino |
| 1219 | L’abbazia è indicata come Molie Sancta Mariae plani |
| 1295 | Circa 165 ettari di terreni e quattro mulini |
| XV secolo | Il patrimonio raggiunge un’estensione di 428 ettari |
Dalla comunità monastica alla parrocchia
Durante la guerra tra Jesi e la ghibellina Fabriano, ebbero luogo nel 1305 sanguinose battaglie nel corso delle quali venne distrutto il castello delle Moie e, forse, venne danneggiato anche il monastero.
I monaci vi restarono fino al 1456, quando l’abbazia passò sotto il capitolo della Cattedrale di Jesi.
La chiesa fu restaurata nel 1524 dal canonico Girolamo I, priore del capitolo della Cattedrale, come documenta l’epigrafe posta sopra l’arco di ingresso della chiesa.
Questi realizzò il progetto di risistemazione voluto dallo zio, il vescovo Tommaso Ghislieri, che però morì nel 1505 prima di vederlo iniziato.
Nella chiesa attuale, sebbene sia stata trasformata, è comunque riconoscibile il suo aspetto cinquecentesco: in questo periodo venne rinnovata soltanto la parte superiore del corpo occidentale, per la cui trasformazione furono utilizzate alcune antiche mura.
Nella parte rimanente non venne modificato nulla. Nell’angolo nord-occidentale della facciata sono riconoscibili direttamente sotto il tetto alcuni archi murati, tre a nord e uno all’angolo nord del lato occidentale.
L’accurata lavorazione delle aperture a pieno sesto con mattoni murati a raggio, così come la loro disposizione delle parti del canto del muro fanno pensare alla presenza di una loggia.
Nel 1527 sopra l’atrio della chiesa venne costruita una casa a uso abitazione del sacerdote, che aveva la cura delle anime dopo l’unione del monastero al capitolo della Cattedrale, che ha completamente coperto e devastato la facciata.
Il 1º gennaio 1600 il vescovo Marco Agrippa Dandini (1599-1603) elevò la chiesa a parrocchia, decretando definitivamente la fine dell’abbazia benedettina.
La chiesa è dedicata alla Natività di Maria e la festa viene ancora oggi celebrata l’8 settembre di ogni anno.
Restauri e trasformazioni dell’edificio
Nel XVII secolo, probabilmente per rimediare alla distruzione della facciata, la chiesa venne “girata”, approfittando dell’assenza del piano rialzato per il presbiterio, creando l’ingresso alla chiesa sul meridionale e l’altare maggiore sul lato settentrionale.
Il terremoto del 1741 provocò gravi danni alla chiesa e la distruzione definitiva del monastero.
Nel 1752 vi era un forte pericolo di crollo delle volte della chiesa, per questo il vescovo Antonio Fonseca (1724-1765), in occasione della visita pastorale nel 1755, propose la ristrutturazione della copertura e del campanile poiché, soprattutto intorno all’altare maggiore, vi erano forti rischi di cadute e cedimenti della struttura.
In questa occasione l’abside orientale centrale venne sostituita da un muro dritto con un modesto portale barocco, le navate laterali furono munite di grandi finestre e fu chiusa la loggia che dette alla canonica un ambiente in più, ma privò l’edificio di un interessante elemento architettonico.
Importanti lavori di ristrutturazione e radicali interventi di restauro, condotti dal 1919 al 1924, hanno restituito parzialmente la chiesa al suo antico splendore.
In questa occasione, l’edificio venne anche riportato all’originario orientamento, ossia con l’altare maggiore sul lato orientale, ma non senza creare alcuni guasti alla struttura dell’aula ecclesiale.
Gravemente danneggiata dagli eventi sismici del 26 settembre 1997, è stata recentemente sottoposta a un radicale intervento, che ha riguardato sia il consolidamento statico che il restauro della struttura architettonica.
Architettura della chiesa
La chiesa, costruita in pietra arenaria giallastra, presentava una facciata a due torri, purtroppo sfigurata nella parte superiore dalla costruzione della canonica nel 1527, mentre resta la parte inferiore, percorsa da lesene, nella quale si apre l’atrio a pianta quadrata, e alla cui sinistra accoglie la superstite base del campanile cilindrico, aggiunto nel XVI secolo, con scala a chiocciola.
L’edificio presenta esternamente una navata centrale sopraelevata rispetto alle laterali e cuspidata nel retro, che fa pensare a un impianto basilicale del quale non c’è traccia all’interno dell’aula ecclesiale.
La stessa fuga degli archetti pensili nella cortina esterna accentua il percorso in senso longitudinale per nulla disturbato dalla presenza sui fianchi delle due absidiole, affiancate da due contrafforti la cui sporgenza non è però tale da far comprendere la planimetria interna, decisamente centrata sul tema della croce greca.
L’abbazia è costruita con blocchi regolari di pietra calcarea e rappresenta un esempio significativo di architettura romanica nella regione.

Il nartece e il portale
La chiesa è preceduta da un profondo nartece, cioè un atrio porticato, a pianta quadrata e coperto a crociera, in fondo al quale si trova il portale.
Prima di entrare in chiesa è posto un atrio, di pianta quadrata e coperto a crociera, fiancheggiato da due ambienti dalla pianta analoga, il sinistro dei quali accoglie una scala a chiocciola.
Il portale presenta tre archivolti a pieno centro, dei quali l’esterno e l’interno sono decorati a motivi fitomorfi gotici con capitelli a volute e intrecci, sorretti da stipiti e colonnine.
Il portale presenta una strombatura a colonne gradinate ed è decorato con intrecci di foglie e fiori.
La parte esterna del portale è stata completamente restaurata e presenta tre archivolti poggianti su semi pilastri e semicolonnine laterali decorate con temi ad intreccio e vegetale.
Pianta e struttura interna
La chiesa, orientata, ossia con l’abside rivolto a Est, presenta una pianta a croce greca iscritta in un perimetro quasi quadrato, con tre absidi semicircolari nel lato orientale, un’absidiola semicircolare in quello meridionale e un’altra simile nel settentrionale, secondo un modello di derivazione bizantina.
Gli elementi più interessanti della chiesa di Santa Maria sono le absidi e soprattutto la pianta, di circa 15×15 metri, che, basata sui quattro pilastri interni isolati, ricorda non tanto modelli bizantini quanto gli edifici triconchi paleocristiani e a pianta quadrata a croce greca iscritta altomedievali, diffusi in Italia e raccordati per la prima volta architettonicamente tra loro a San Claudio al Chienti.
Lo schema perimetrico, pur nei diversi risultati formali d’alzato, non è del tutto insolito nelle Marche ripetendosi con poche varianti in altre tre chiese abbaziali: Santa Croce dei Conti, San Vittore alle Chiuse e San Claudio al Chienti.
Il centro dell’edificio sacro è delineato da quattro grandi pilastri a fascio compositi, che la dividono in tre navate e in nove campate equivalenti, coperte da volte a crociera le sei laterali e a botte a sesto rialzato le tre centrali, mentre gli archi absidali sono a tutto sesto.
L’insieme, di grande slancio, è movimentato dalle absidiole laterali, in corrispondenza dei bracci della croce greca iscritta, e dalle tre absidi della parete di fondo, aperte ciascuna da una monofora semplice leggermente strombata.
All’interno è sorretta da quattro pilastri e articolata in tre navate, divise in tre campate: la navata mediana è sopraelevata e leggermente cuspidata.
A oriente tutte le navate terminano con un’abside semicircolare. Da questo lato le absidi, che si differenziano per altezza e profondità, evidenziano la forma basilicale della chiesa.
Absidi, archetti pensili e materiali
Due sono invece le absidi che sporgono verso l’esterno nel lato nord, decorate, come il cornicione, con gli archetti pensili in travertino bianco, in parte sostenuti da coppie di lesene semicilindriche coronate da piccoli capitelli senza decorazione.
La nota decorativa dell’esterno è rappresentata dal portale a tralci e intrecci, mentre del campanile cilindrico sul lato sinistro dell’atrio rimane soltanto la base.
La costruzione romanica è composta dalla chiesa e dall’avancorpo. La navata centrale è coperta da una volta a botte ogivale, mentre quelle laterali da volte a crociera.
Le caratteristiche dell’alzato di Santa Maria delle Moie, a navata centrale a volte a botte acuta di poco più elevata delle laterali, e la facciata a doppia torre hanno importanti precedenti nelle Marche.
Per quanto riguarda la tipologia il riferimento principale è la chiesa abbaziale di Santa Maria di Portonovo di Ancona.
Opere e testimonianze artistiche
All’interno, si conserva nell’abside meridionale di particolare interesse storico-artistico: Sant’Antonio abate in cattedra, del XVI secolo, affresco di ambito marchigiano.
Questo dipinto murale è l’unica testimonianza superstite del tessuto decorativo della chiesa.
La chiesa è dedicata alla natività di Maria e un quadro di tale soggetto ornava l’altare maggiore.
Gli ambienti superstiti del monastero
Del monastero, a destra della chiesa, rimangono solo due ambienti: uno rettangolare con volta a botte collegato a una stanza sotterranea da una scala; l’altro, comunicante con il primo e accessibile anche dal cortile, a pianta quadrangolare e con volte a crociera.
Del monastero rimangono solo due ambienti: uno rettangolare con volta a botte collegato a una stanza sotterranea da una scala; l’altro, comunicante con il primo e accessibile anche dal cortile, a pianta quadrilatera e con volte a crociera.
L’avancorpo è dotato di un terzo piano suddiviso in varie stanze e davanti ad esso si eleva il campanile quadrangolare cinquecentesco.
Informazioni religiose
La proprietà dell’edificio appartiene alla Parrocchia di Santa Maria delle Moie. L’oggetto è una chiesa parrocchiale dedicata a Maria Vergine.
La parrocchia appartiene alla diocesi di Jesi, alla zona pastorale di Montecarotto e all’unità pastorale Santa Maria di Moie, Maiolati Spontini e Scisciano.
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Religione | Cattolica |
| Diocesi | Jesi |
| Patrono | Santa Maria nel giorno della Natività, 8 settembre |
| Origine della parrocchia | 2 agosto 1600 |
| Abitanti indicati | 6.500 |
| Parroco | Don Camillo Igor Fregonese |
Perché contattare la parrocchia
Il telefono della parrocchia è il riferimento più diretto per chiedere informazioni sull’accessibilità dell’edificio, sugli orari di apertura, sulle celebrazioni e sulle eventuali modalità di visita.
Si consiglia di verificare la corrispondenza degli orari di apertura contattando direttamente la struttura.