La badia di San Sebastiano sorge nell'aperta campagna alatrense, quasi al confine con Veroli. È una delle più antiche comunità cenobitiche d'Occidente: le sue origini risalgono all'inizio del VI secolo, quando Liberio, prefetto delle Gallie, donò un terreno al diacono Servando affinché vi creasse un monastero.
Incastonato su un piccolo colle ad Oriente del centro cittadino, il complesso monastico, fondato agli inizi del VI secolo dall'abate Servando, ospitò nel 528 Benedetto da Norcia durante il suo viaggio da Subiaco a Montecassino, per questo vi fa tappa la "Via Benedicti", che ripercorre proprio questo viaggio.
Una precisazione sul nome e sulla collocazione
La Badia di San Sebastiano si trova ad Est di Alatri ed è posta in una sella di Monte Pizzuto sull'antica strada per Veroli. Il proto-monastero di San Sebastiano, noto anche come abbazia di San Sebastiano, è un monastero situato nel territorio di Alatri, a est del centro cittadino, sulle pendici del Monte Pizzuto.
La Congregazione Cistercense di Castiglia fu fondata nel 1425, quando il monaco Martino de Vargas, dell’abbazia di Piedra (Aragona) ottenne il permesso da papa Martino V (bolla Pium supplicum vota) per la fondazione di due nuovi monasteri allo scopo di riportare la comunità religiosa all’osservanza della Regola, che, in quel periodo, era alquanto disattesa in Spagna, a causa delle ingerenze laiche nella vita religiosa.
Le vicende della Congregazione Cistercense di Castiglia non riguardano la badia di San Sebastiano di Alatri, che è invece un antico complesso monastico benedettino successivamente passato alle clarisse.
Le origini del monastero
La sua storia comincia tra la fine del V e l'inizio del VI sec. dell'era volgare quando il Prefetto delle Gallie, Liberio donò quella che era una sua villa nel territorio di Alatri, al monaco Servando, capo di una comunità di monaci.
La dimora storica dell Abbadia di san Sebastiano in Alatri è costituita da una parte del monastero benedettino omonimo fondato intorno agli inizi del VI secolo dal monaco Servando, in odore di santità, capo di una Comunità insediatasi in questo luogo sopra i resti di una villa romana di epoca imperiale, per darsi organizzazione e stabilità.
Le prime notizie ci vengono da San Gregorio Magno che ne parla a proposito della vita di San Benedetto. Gregorio Magno se ne è interessato perchè, ancora vivo San Servando, le Badia accolse San Benedetto che qui fece tappa nel suo viaggio da Subiaco a Montecassino.
È qui, seguendo alcuni studi, che venne scritta con tutta probabilità la “Regula Magistri”, che costituì una delle basi della regola di San Benedetto.
La presenza di San Benedetto
Nel 528 ospitò San Benedetto, che trascorse alcuni giorni guardando la vita che vi si conduceva e trasse spunto dalla “Regula Magistri” che si osservava per codificare la sua “Regola”, una volta fondato il monastero di Montecassino.
L agiografo san Gregorio Magno ci tramanda che Benedetto da Norcia era in amicizia con Servando e che entrambi si consultavano e frequentavano con devozione reciproca, prima che Benedetto nel 529 si recasse definitivamente a Montecassino per fondare la sua “ Regola” ed il Protocenobio.
E fu proprio la visita del santo di Norcia, avvenuta nel 528, che nobilitò ulteriormente questo cenobio: Benedetto si fermò qui alcuni giorni durante il suo viaggio che lo condusse a fondare Montecassino.

Di questo periodo rimangono un tratto di muro, parte delle cantine e importantissima scoperta fatta durante i lavori di esplorazione condotti dall'archeologa Lisa Fentres, una tomba del VI secolo .
Il passaggio alle clarisse
La comunità maschile della badia venne soppiantata nel 1233 dalle suore clarisse di Santa Chiara, le quali chiamarono artisti dell'area umbra per decorare la chiesa.
La presenza religiosa maschile venne soppiantata nel 1223 da quelle delle monache clarisse, che rimasero alla badia fino al 1442.
Il monastero è stato abitato dai benedettini fino al 1234,data in cui subentrarono al loro posto le Clarisse e a tale periodo risale il ciclo di affreschi attribuito alla cerchia di Pietro Cavallini che decora pareti e soffitto della Chiesa Nuova.
Ristrutturato completamente ed ampliato nella prima metà del XIII secolo, per accogliere l’ordine delle Damianite di Santa Chiara, presenta ancora oggi la suggestiva articolazione architettonica medioevale, arricchita dalla duecentesca decorazione pittorica della chiesa con figurazioni della vita di Cristo e della Madonna.
Gli affreschi della chiesa
I dipinti raffigurano: il ciclo della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù Cristo, l'Anastasis (discesa agli inferi) e il “Noli me tangere” (incontro tra Gesù e la Maddalena), la “Dormitio” e l'Assunzione della Vergine, i Santi Benedetto e Sebastiano e il martirio di quest'ultimo.
La chiesa affrescata alla fine del 1200 conserva quindi un programma figurativo incentrato sulla vita di Cristo, sulla Vergine, sui santi Benedetto e Sebastiano e sul martirio di quest'ultimo.

Dalla soppressione alla villa rinascimentale
Dopo le Clarisse, nella seconda metà del secolo XV, il monastero divenne sede di Commenda e fu trasformato in Villa rinascimentale per lo studio,la traduzione in greco e la diffusione di testi classici redatti in latino e custoditi nella Biblioteca vaticana, premessa storica del cambio epocale della mentalità nell'Occidente, attraverso la letteratura.
Dopo di che, il monastero venne soppresso da Papa Eugenio IV, aprendo un nuovo capitolo che ha visto alternarsi nel tempo vari proprietari.
La famiglia Leslie - che per inciso possiede un castello, il “Glaslough House”, nella contea di Monaghan (Irlanda) - è titolare della chiesa affrescata alla fine del 1200, della torre campanaria, della cella in cui secondo la tradizione soggiornò San Benedetto, la sala capitolare, il refettorio e altri ambienti in cui vissero i monaci e le clarisse, oltre alla metà del chiostro: tutti ambienti che fanno parte di un sito straordinario per la storia che racchiude.
Il complesso architettonico
Tutto l'edificio è attualmente occupato da più privati. Il complesso comprende la chiesa, la torre campanaria, la sala capitolare, il refettorio, gli ambienti abitati dai monaci e dalle clarisse, una parte del chiostro e la cella in cui, secondo la tradizione, soggiornò San Benedetto.
La dimora storica occupa la parte architettonica più recente del complesso e la sua struttura risale agli inizi del secolo XIV.
Si compone di un piccolo giardino con vasca che affluisce dalla sorgente Servide’,di un androne con cisterna al piano terra e di tre vani e servizi con loggiato al piano primo.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Localizzazione | Ad Est di Alatri, quasi al confine con Veroli |
| Rilievo geografico | Sella di Monte Pizzuto |
| Origine | Tra la fine del V e l'inizio del VI secolo |
| Fondatore | Il monaco Servando |
| Villa preesistente | Villa romana di epoca imperiale |
| Presenza di San Benedetto | 528 |
| Passaggio alle clarisse | 1233 |
| Struttura della dimora storica | Inizi del XIV secolo |
La dimora storica e gli interventi di conservazione
Attualmente l accesso al piano superiore avviene attraverso una scala interna, in quanto sono in corso i lavori di ristrutturazione dell intero complesso.
La dimora storica attualmente è adibita a sede della fondazione l Abbadia rappresentata dal dr. Carlo Fragomeni notaio ora in quiescenza.
Esso ha come scopo la conservazione del monumento nel suo complesso, la sua valorizzazione e il sostegno dinamico e giuridico alle associazioni culturali VIABENEDICTI e RETE TRISULTI BENE COMUNE, per la conoscenza della storia dei più illustri monasteri benedettini del Lazio meridionale.
La dimora è arredata con mobilio di epoca successiva a quella della sua struttura, contiene una sobria collezione di dipinti, di ceramiche, di sculture in legno e marmo, e consente una forma di ospitalità essenziale per chiunque chieda di visitarla, senza pagamento di pedaggio, e con il solo fine della conoscenza del luogo, delle sue potenzialità e della sua illustre storia.
Informazioni per la visita
Il parcheggio per le poche automobili dei visitatori è riservato nell'antica aia, esposta a ponente. La strada di accesso ha una carreggiata ristretta e si raccomanda la prudenza.
La dimora storica dell’Abbadia di San Sebastiano si trova in Località l'Abbadia, 03011 Alatri FR.
In occasione della giornata Nazionale A.D.S.I. 2022 sarà possibile effettuare la visita gratuita e senza prenotazione del giardino e dell'intera dimora storica che è parte del complesso.
Orario visite 10:00/13:00 e 14:30/17:30.
Il percorso storico e naturalistico
Per il legame con il viaggio di Benedetto da Norcia, alla badia fa tappa la “Via Benedicti”, che ripercorre il tragitto da Subiaco a Montecassino.
Il percorso di visita permette di mettere in relazione la posizione del monastero, l'antica strada per Veroli, i resti della villa romana, gli ambienti medievali e la successiva dimora storica.
Tra i percorsi nei pressi dell'Abbazia di San Sebastiano sono indicati itinerari per mountain bike di difficoltà moderata e difficile.
Sul Cammino di San Benedetto 2021. Da Subiaco a Montecassino
La badia è stata interessata da campagne nel 2003, 2004, 2012, 2014, 2016, 2018, 2020 e 2022.
Valore storico del monumento
La badia di San Sebastiano è un luogo nel quale si sovrappongono diverse fasi della storia religiosa e culturale dell'Italia centrale: la villa romana di epoca imperiale, la comunità monastica fondata da Servando, il passaggio di Benedetto da Norcia, la presenza benedettina, l'insediamento delle clarisse, la decorazione pittorica duecentesca e la trasformazione rinascimentale.
La sua importanza deriva anche dal rapporto tra il cenobio e la formazione della tradizione benedettina, dalla conservazione degli ambienti monastici e dalla presenza di opere pittoriche che documentano la cultura figurativa medievale dell'area.
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