Il 25 aprile 2021, quarta domenica di Pasqua, la Chiesa ha celebrato la 58ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, un invito alla preghiera e un’opportunità per approfondire il mistero e il dono della chiamata di Gesù a seguirlo e a testimoniarlo sulla strada della santità, secondo la forma dell’amore che il Padre ha per ciascuno e ciascuna. Nella IV domenica di Pasqua tutta la Chiesa è invitata a pregare e riflettere sul dono della Vocazione, quella battesimale che ci ha resi figli amati e quella che determina la modalità personale di servire il Signore nella consacrazione, nel sacerdozio o nel matrimonio.
Il tema della Giornata è «A DUE A DUE» (GE 141), espressione tratta dall’Esortazione apostolica Gaudete et exsultate di papa Francesco sulla santità nel tempo presente. La santificazione è un cammino comunitario da fare a due a due: è nella vita fraterna che può svilupparsi un sano «gareggiare a vicenda» (Rom 12,10) sulla via della santità.

Il significato del tema «A due a due»
Come un raggio di luce in questo tempo particolare, riceviamo il dono dell’annuale Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. In modo particolare fa riferimento al contesto comunitario quale ambiente favorevole per maturare la vita cristiana.
È in un contesto di carismi e vocazioni che si stimano a vicenda che ogni ragazzo e giovane può intuire la bellezza di una vita donata per gli altri e per Dio. La vocazione, infatti, non è un’esperienza isolata né un tesoro che resta chiuso nel cuore, ma cresce e si rafforza nella comunità che crede, ama e spera.
La Chiesa ha bisogno di pastori, religiosi, missionari, coniugi che sappiano dire “sì” al Signore con fiducia e speranza. E poiché nessuno può rispondere da solo alla chiamata di Dio, tutti abbiamo necessità della preghiera e del sostegno dei fratelli e delle sorelle.
La Giornata invita dunque a riconoscere che ogni vocazione personale si sviluppa dentro relazioni concrete: nella famiglia, nella parrocchia, nelle comunità di vita consacrata, nel seminario e nei diversi ambienti nei quali la persona impara ad ascoltare, discernere e servire.
La vocazione come dono di Dio e responsabilità condivisa
Nel periodo che stiamo vivendo in questa nostra Chiesa di Belluno-Feltre, la ricorrenza della Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni diventa assai significativa per riscoprire che quanto chiamiamo “vocazione” è, prima di tutto, dono di Dio ed è un coinvolgersi creativo dello Spirito Santo con la nostra libertà e la nostra responsabilità di vita per il bene di tutti.
Dio ama ciascuna persona e chiama tutti, in modo originale, a percorrere la strada dell’amore. La Giornata diventa così un’occasione per rinnovare il proprio sì al Signore e per ringraziarlo del dono della vocazione fatto a ciascuno.
Attraverso la santità della propria vita ognuno è chiamato a essere animatore vocazionale. Il suscitare interrogativi, il curare e accompagnare il cammino di quanti si pongono in ricerca e si aprono alla vita è responsabilità del cuore di quanti hanno incontrato Cristo e ne hanno sperimentato la forza contagiante e liberatrice del Vangelo.
La crisi vocazionale dei chiamati, oggi, è anche crisi dei chiamanti, a volte latitanti e poco coraggiosi. Occorre proporre ai ragazzi e ai giovani, con rinnovato entusiasmo, la radicalità della sequela di Cristo, mostrandone il fascino, partendo dalla testimonianza della propria vita.
San Giuseppe, modello di ogni vocazione
San Giuseppe: il sogno della vocazione è il tema del Messaggio della 58ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni nell’anno ‘speciale’ dedicato a San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale. Papa Francesco prende spunto da una figura tanto straordinaria quanto «vicina alla condizione umana di ciascuno di noi» che, «attraverso i sogni che Dio gli ha ispirato, ha fatto della sua esistenza un dono».
L'8 dicembre scorso, in occasione del 150° anniversario della proclamazione di San Giuseppe a Patrono della Chiesa universale, è iniziato l'Anno a lui appositamente dedicato. Da parte mia, ho scritto la Lettera Apostolica Patris corde affinché "cresca l'amore per questo grande santo".
San Giuseppe non strabiliava, non era dotato di carismi particolari, non appariva speciale agli occhi di chi lo incontrava. Non era famoso e nemmeno si faceva notare: i Vangeli non riportano nemmeno una sua parola.
Eppure, attraverso la sua vita ordinaria, ha realizzato qualcosa di straordinario agli occhi di Dio. Dio vede il cuore (cfr 1 Sam 16,7) e in San Giuseppe ha riconosciuto un cuore di padre, capace di dare e generare vita nella quotidianità.
A questo tendono le vocazioni: a generare e rigenerare vite ogni giorno. Il Signore desidera plasmare cuori di padri, cuori di madri: cuori aperti, capaci di grandi slanci, generosi nel donarsi, compassionevoli nel consolare le angosce e saldi per rafforzare le speranze.
Di questo hanno bisogno il sacerdozio e la vita consacrata, oggi in modo particolare, in tempi segnati da fragilità e sofferenze dovute anche alla pandemia. La pandemia ha originato incertezze e paure circa il futuro e il senso stesso della vita.
San Giuseppe ci viene incontro con la sua mitezza, da Santo della porta accanto; al contempo la sua forte testimonianza può orientarci nel cammino. La sua figura è straordinaria e, allo stesso tempo, così vicina alla nostra condizione umana.

Le tre parole della vocazione: sogno, servizio e fedeltà
Dalla vita di San Giuseppe prende tre parole-chiave per la vocazione di ciascuno: sogno, servizio e fedeltà. San Giuseppe suggerisce tre parole chiave per la nostra vocazione.
| Parola | Significato vocazionale |
|---|---|
| Sogno | Accogliere i progetti di Dio e avere il coraggio di seguirne la volontà. |
| Servizio | Vivere per gli altri e trasformare il dono di sé in cura concreta. |
| Fedeltà | Perseverare ogni giorno nell’adesione a Dio e ai suoi progetti. |
Sogno: riconoscere la chiamata di Dio
Tutti nella vita sognano di realizzarsi. Ed è giusto avere alte aspettative, alti obiettivi piuttosto che obiettivi effimeri - come il successo, il denaro e il divertimento - che non sono in grado di soddisfarci.
Infatti, se chiedessimo alle persone di esprimere il loro sogno di vita in una parola, non sarebbe difficile immaginare la risposta: "amore". È l'amore che dà senso alla vita, perché ne rivela il mistero.
La vita, infatti, può essere solo ha se daè veramente posseduta solo se è pienamente donata. San Giuseppe ha molto da dirci a questo proposito perché, attraverso i sogni che Dio gli ha ispirato, ha fatto della sua esistenza un dono.
In sogno Giuseppe riceve le chiamate che lo spingono a lasciare da parte i suoi progetti e a mettersi in gioco, seguendo i piani misteriosi di Dio. Sono quattro i sogni che portano Giuseppe «dentro avventure che non avrebbe mai immaginato», mediante le quali diventa padre, prendendosi cura e portando in salvo Maria e il Bambino.
I Vangeli narrano quattro sogni (cfr. Mt 1,20; 2,13.19.22). Erano chiamate divine, ma non erano facili da accettare. Dopo ogni sogno, Giuseppe ha dovuto cambiare i suoi piani e correre dei rischi, sacrificando i propri progetti per sostenere quelli misteriosi di Dio.
La prima ha turbato il suo corteggiamento, ma lo ha reso padre del Messia; la seconda lo ha fatto fuggire in Egitto, ma ha salvato la vita della sua famiglia; la terza ha annunciato il suo ritorno in patria; e la quarta ha cambiato di nuovo i suoi piani, portandolo a Nazareth, proprio il luogo in cui Gesù avrebbe iniziato l'annuncio del Regno di Dio.
In tutte queste vicissitudini, il coraggio di seguire la volontà di Dio ha avuto la meglio. I sogni hanno condotto Giuseppe ad avventure che non avrebbe mai potuto immaginare.
Giuseppe si fida fino in fondo. L’accoglienza dei progetti di Dio e il coraggio di seguirne la volontà spingono San Giuseppe, come San Giovanni Bosco, Santa Maria Domenica Mazzarello e altri Santi, a uscire da sé, a donarsi e ad andare oltre.
Solo abbandonandosi fiduciosamente alla grazia, mettendo da parte i propri programmi e le proprie comodità, si dice davvero “sì” a Dio. E ogni “sì” porta frutto, perché aderisce a un disegno più grande, di cui scorgiamo solo dei particolari, ma che l’Artista divino conosce e porta avanti, per fare di ogni vita un capolavoro.
A Dio non piace rivelarsi in modo spettacolare, forzando la nostra libertà. Ci fa conoscere i suoi piani con dolcezza, non ci abbaglia con visioni sconvolgenti, ma si rivolge al nostro intimo con delicatezza, avvicinandosi intimamente a noi e parlandoci attraverso i nostri pensieri e sentimenti.
Questo vale anche per le nostre chiamate. Poiché il suo cuore era orientato verso Dio, Giuseppe era già predisposto verso di Lui. Al suo vigile "orecchio interno" bastava un piccolo segnale per riconoscere la sua voce.
Questo è ciò che accade in una vocazione: la chiamata divina spinge sempre a uscire, a donarsi, ad andare oltre. Non c'è fede senza rischio.
In questo senso, San Giuseppe è un'icona esemplare dell'accettazione dei piani di Dio. Ma il suo benvenuto è attivoNon è un uomo che si rassegna passivamente. È un protagonista coraggioso e forte.
Servizio: trasformare la chiamata in dono
«Il vero potere è il servizio», ha ribadito più volte Papa Francesco nei suoi discorsi, evidenziando che «nella Chiesa il più grande è quello che più serve, che più è al servizio degli altri».
La seconda parola che segna l’itinerario di San Giuseppe e della sua vocazione è servizio. Dai Vangeli emerge chiaramente che egli visse interamente per gli altri e mai per se stesso.
La capacità di amare, senza trattenere nulla per sé, conduce San Giuseppe a una fecondità che lo ha reso patrono della Chiesa, modello di cura amorevole e di dedizione incondizionata.
Il popolo santo di Dio lo chiama marito castorivelando così la sua capacità di amare senza trattenere nulla per sé. Liberando l'amore dal desiderio di possesso, si è aperto a un servizio ancora più fecondo, la sua cura amorevole si è diffusa attraverso le generazioni e la sua sollecita protezione lo ha reso patrono della Chiesa.
È l’esempio di Gesù, che “svuotò se stesso” (Fil 2,7), dei ‘Santi della porta accanto’ come don Roberto Malgesini, martire dei nostri giorni, il cui servizio di carità ai poveri, come un testamento, non è venuto a mancare nemmeno dopo la sua morte.
Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé, che è la maturazione del semplice sacrificio. Anche nel sacerdozio e nella vita consacrata è richiesta questa maturità.
Quando una vocazione, sia essa matrimoniale, celibataria o verginale, non raggiunge la maturità del dono di sé fermandosi solo alla logica del sacrificio, allora invece di diventare segno della bellezza e della gioia dell'amore rischia di esprimere infelicità, tristezza e frustrazione.
Per San Giuseppe il servizio, espressione concreta del dono di sé, non era solo un ideale elevato, ma diventava una regola di vita quotidiana. Si è dato da fare per trovare e adattare un luogo dove far nascere Gesù, si è prodigato per difenderlo dalla furia di Erode organizzando un improvviso viaggio in Egitto, si è affrettato a tornare a Gerusalemme per cercare Gesù quando si era perso, e ha sostenuto la sua famiglia con il frutto del suo lavoro, anche in terra straniera.
È con questo spirito di obbedienza e sempre sollecito che Giuseppe intraprende i numerosi e spesso inaspettati viaggi della sua vita: da Nazareth a Betlemme per il censimento, poi in Egitto e di nuovo a Nazareth, e ogni anno a Gerusalemme, pronto ad affrontare ogni volta situazioni nuove, senza lamentarsi di ciò che accadeva, pronto a dare una mano per sistemare le cose.
In breve, si è adattato alle diverse circostanze con l’atteggiamento di chi non si scoraggia se la vita non va come desidera, con l’atteggiamento di chi non si scoraggia se la vita non va come vuole.
Si potrebbe dire che è stato la mano protesa del Padre celeste nei confronti del Figlio sulla terra. Per questo motivo, egli non può che essere un modello per tutte le vocazioni, che sono chiamate a essere le mani diligenti del Padre per i loro figli e figlie.
Mi piace allora pensare a San Giuseppe, custode di Gesù e della Chiesa, come colui che custode delle vocazioni. La sua attenzione alla sorveglianza deriva, infatti, dalla sua disponibilità a servire.
«Si alzò e prese il bambino e sua madre di notte» (Mt 2,14), dice il Vangelo, sottolineando la sua fretta e la sua dedizione alla famiglia. Non ha perso tempo ad analizzare ciò che non funzionava bene, per non sottrarlo ai suoi assistiti.
Questa cura attenta e sollecita è il segno di una vocazione realizzata, è la testimonianza di una vita toccata dall'amore di Dio. Che bell'esempio di vita cristiana diamo quando non perseguiamo ostinatamente le nostre ambizioni e non ci lasciamo paralizzare dalla nostalgia, ma ci prendiamo cura di ciò che il Signore ci affida attraverso la Chiesa!
Fedeltà: maturare nella quotidianità
Il terzo aspetto «che attraversa la vita di San Giuseppe e la vocazione cristiana, scandendone la quotidianità» è la fedeltà. Perché la vocazione, come la vita, matura solo attraverso la fedeltà di ogni giorno.
Nel silenzio operoso, nella laboriosità mansueta e costante con cui svolge il lavoro quotidiano di falegname, come tanti padri, madri e cristiani di oggi, si manifesta la sua adesione paziente ai piani di Dio.
Giuseppe è l'"uomo giusto" (Mt 1,19), che nel silenzio faticoso di ogni giorno persevera nell'adesione a Dio e ai suoi progetti. In un momento particolarmente difficile considera tutte le cose.
Medita, riflette, non si lascia sopraffare dalla fretta, non cede alla tentazione di prendere decisioni affrettate, non segue l'istinto e non vive senza prospettive. Coltiva tutto con pazienza.
Sa che l'esistenza può essere costruita solo attraverso la continua adesione a grandi scelte. Ciò corrisponde all'operosità serena e costante con cui svolgeva l'umile mestiere di falegname, con cui non ha ispirato le cronache del tempo, ma la vita quotidiana di ogni padre, di ogni lavoratore e di ogni cristiano nel corso dei secoli.
Come si alimenta questa fedeltà? Alla luce della fedeltà di Dio. Le prime parole che San Giuseppe udì in sogno furono un invito a non avere paura, perché Dio è fedele alle sue promesse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere» (Mt 1,20).
«Non temere: sono le parole che il Signore rivolge anche a te, cara sorella, e a te, caro fratello, quando, pur tra incertezze e titubanze, avverti come non più rimandabile il desiderio di donare la vita a Lui».
Sono le parole che il Signore rivolge anche a te, cara sorella, e a te, caro fratello, quando, pur tra incertezze e tentennamenti, senti di non poter più rimandare il desiderio di donargli la tua vita.
Sono le parole che vi ripete quando, ovunque siate, magari in mezzo a prove e incomprensioni, lottate ogni giorno per compiere la sua volontà. Sono le parole che si riscoprono quando, lungo il cammino della chiamata, si ritorna al primo amore.
Sono le parole che, come un ritornello, accompagnano chi dice sì a Dio con la propria vita, come San Giuseppe, nella fedeltà di ogni giorno. Questa fedeltà è il segreto della gioia.
La gioia di una vocazione vissuta
Essere nella gioia è il motivo e il traguardo della ricerca vocazionale, «la gioia che prova chi custodisce ciò che conta: la vicinanza fedele a Dio e al prossimo».
Nella casa di Nazareth, dice un inno liturgico, c'era "una gioia limpida". Era la gioia quotidiana e trasparente della semplicità, la gioia di chi custodisce ciò che è importante: la vicinanza fedele a Dio e al prossimo.
Questa è la gioia che desidero per voi, fratelli e sorelle che avete generosamente reso Dio il sogno della loro vita, per servirlo nei fratelli e nelle sorelle affidati alle loro cure, per mezzo di una fedeltà che è di per sé una testimonianza, in un'epoca segnata da scelte passeggere e da emozioni che svaniscono senza lasciare alcuna gioia.
La gioia della vocazione diventa generativa quando è irradiata. La vocazione non è un “dono privato”, destinato a rimanere dentro confini individuali.
Per sua natura deve espandersi ed “esplodere” in un inno di gioia pasquale, di gratitudine nello spirito del Magnificat. È la condizione perché le nostre comunità siano generative di vita, risvegliando quella freschezza mornesina che le fa essere ricche di fecondità vocazionale: è il miracolo del “vino nuovo” per la gioia di tutti.
Come sarebbe bello se la stessa atmosfera semplice e luminosa, sobria e speranzosa, permeasse i nostri seminari, i nostri istituti religiosi, le nostre case parrocchiali! Che San Giuseppe, custode delle vocazioni, li accompagni con il cuore di un padre.
La comunità come luogo di discernimento
La vocazione non è mai un tesoro che resta chiuso nel cuore, ma cresce e si rafforza nella comunità che crede, ama e spera. Per questo, la cura e l’accompagnamento dei giovani e di quanti si pongono in ricerca è responsabilità di tutti.
Lo Spirito ci ama e conosce il posto di ognuno nel tutto, per Lui non siamo coriandoli portati dal vento, ma tessere insostituibili del suo mosaico. L’immagine del mosaico ci ricorda come ogni sua tessera sia preziosa, indispensabile e unica.
Ogni battezzato, attraverso la santità della sua vita, è chiamato ad essere come quella tessera preziosa, indispensabile e unica nel grande mosaico di Dio. Questo ci porta a riflettere, sia a livello personale che comunitario, sul dovere di valorizzare la chiamata e i carismi seminati da Dio nella vita di ognuno.
Ogni comunità cristiana, in ogni suo membro e ambito, è invitata a porsi alcuni interrogativi: "Come vivo la mia testimonianza di credente? Come vivo la mia vocazione? Quale impegno metto a frutto per annunciare, suscitare e curare una sensibilità vocazionale nelle realtà esistenziali della quotidianità?”.
Il curare e accompagnare la vita dei più giovani e di quanti si pongono in ricerca è responsabilità di tutti. Tutti siamo parte del grande mosaico di Dio, al cui interno siamo tessera preziosa, indispensabile e unica.
Le nostre comunità parrocchiali, unitamente al Presbiterio e alla comunità del seminario, sono chiamate a offrire esperienze rigeneranti della “gioia del Vangelo”. Occorre proporre ai ragazzi e ai giovani, con rinnovato entusiasmo, la radicalità della sequela di Cristo, mostrandone il fascino, partendo dalla testimonianza della propria vita.
La preghiera nella IV domenica di Pasqua
Per questo invito tutte le comunità della Diocesi a far diventare preghiera sincera e convinta l’intenzione che questa giornata mondiale propone: affinché la vita di nessuno sia valutata o sia trattata come banale, infatti Dio ama ciascuna persona e chiama tutti, in modo originale, a percorrere la strada dell’amore.
In questa Giornata siamo chiamati tutti a rinnovare il nostro sì al Signore e a ringraziarlo per il dono della vocazione fatto a ciascuno; questa sia un’occasione perché a tutti, dai più piccoli ai più grandi, possa arrivare, attraverso diversi momenti pastorali e buoni testimoni, un annuncio vocazionale significativo e credibile.
Inoltre invito a dedicare dei momenti infrasettimanali di preghiera con queste particolari intenzioni “vocazionali”. Sono da valorizzare: la Liturgia delle Ore, la preghiera di adorazione eucaristica, la preghiera del rosario.
Sarebbe bello che le parrocchie, che già collaborano pastoralmente, prevedano uno o più momenti di preghiera in comune, eventualmente nella forma della veglia. Confidiamo nella perenne Pentecoste che sgorga dalla Pasqua di Cristo.
La Chiesa, quale «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (LG 1), è chiamata a testimoniare e donare a tutti nella sua missione.
Intenzioni vocazionali per la preghiera dei fedeli
- Per tutti i chiamati alla vita sacerdotale, matrimoniale o di consacrazione, perché come il giusto Giuseppe, modello di questa 58ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, si lascino guidare dalla volontà di Dio per servire con fedeltà e gioia gli uomini e le donne del nostro tempo, realizzando così il sogno di Amare tutti come il Buon Pastore. Preghiamo.
- Per il nostro Seminario Diocesano, perché sia sempre più una comunità vocazionale dove i ragazzi, aiutati e accompagnati dalle loro famiglie e parrocchie, scoprano sempre più di essere tessere preziose del grande mosaico della Chiesa. Preghiamo.
- Affinché tutti - particolarmente le nuove generazioni - ritrovino fiducia e coraggio, infatti Dio si coinvolge con ciascuna persona per un bene più grande.
- Affinché tra i giovani ci sia la disponibilità e l’entusiasmo a dedicarsi al ministero diaconale e presbiterale per accompagnare e sostenere la vita cristiana e la testimonianza evangelica delle nostre comunità.
- Affinché non manchino nella nostra diocesi i segni vivi di fraternità e di testimonianza evangelica di uomini e donne che scelgono la vita consacrata.
Le iniziative di preghiera e di animazione
Durante la 58ª Giornata sono stati predisposti appuntamenti di preghiera e materiale utile per favorire la preghiera e la riflessione comunitaria per le vocazioni. Tutto l’anno pastorale, tuttavia, è una costante occasione per annunciare il Vangelo della vocazione.
Per tutto questo l’ufficio diocesano di pastorale dei giovani offre del materiale che può essere utilizzato e rielaborato e che è possibile scaricare dal sito diocesano. Sono stati preparati strumenti rivolti a tutti e materiali specifici per i parroci, per le comunità e per i gruppi vocazionali.
Materiali per tutti
- Rosario vocazionale.
- Materiale di approfondimento - file ottimizzato per smartphone.
- Alcune proposte di FILM / LIBRI / MUSICA / ARTE.
- Sussidio per la preghiera dei salmi della Liturgia delle ore.
- Sussidio per delle fraternità giovanili a tema vocazionale.
- Messaggio del Papa per le 58a GMPV.
- 3 video.
Materiali per i parroci
- Editoriale per il notiziario parrocchiale.
- Animazione liturgica della IV domenica di Pasqua, anno B.
- Spunti per l’omelia della IV domenica di Pasqua, anno B.
- Preghiera dei fedeli vocazionale per ogni domenica del tempo pasquale.
- Animazione dell’Adorazione eucaristica.
- Preghiera 58a GMPV - impaginato A6.
La Veglia vocazionale diocesana
La Veglia vocazionale diocesana si è svolta lunedì 3 maggio alle ore 19.30 presso la Basilica di Santa Giustina a Padova. La preghiera vocazionale è stata proposta anche in alcuni Santuari Mariani della Diocesi alle ore 20.30.
| Data | Luogo |
|---|---|
| 4 maggio | THIENE (VI), Santuario della Madonna dell’Olmo |
| 11 maggio | PIOVE DI SACCO (PD), Santuario della Madonna delle Grazie |
| 18 maggio | OSPEDALETTO EUGANEO (PD), Santuario della Beata Vergine Maria del Tresto |
| 25 maggio | CRESPANO DEL GRAPPA (TV), Santuario della Beata Vergine Maria del Covolo |
La Giornata del Seminario e il «grande mosaico»
Quale miglior occasione, quindi, per poter recuperare la celebrazione della Giornata del Seminario che non abbiamo potuto vivere a Gennaio, come da consuetudine, perché impegnati in quei giorni ad accogliere il nuovo Arcivescovo.
Proprio mons. Satriano ci ha consegnato nel messaggio per l’81ª Giornata del Seminario degli interrogativi che coinvolgono ogni membro della comunità cristiana: “Come vivo la mia testimonianza di credente? Come vivo la mia vocazione? Quale impegno metto a frutto per annunciare, suscitare e curare una sensibilità vocazionale nelle realtà esistenziali della quotidianità?“.
Alla luce di questi spunti di riflessione abbiamo pensato come titolo per la Giornata del Seminario: COME UN MOSAICO. Come ben rappresentato dal manifesto tutte le vocazioni sono necessarie ed essenziali, tasselli preziosi per comporre il meraviglioso mosaico di Dio.
Esorto a celebrare la Giornata del Seminario, in questo periodo della pandemia, con la consapevolezza che ci viene dal Vangelo che ascolteremo nella IV domenica di Pasqua: “Il Signore è il Buon Pastore, è colui che dà la propria vita per le sue pecore” (Gv 10, 11) e non agisce come il mercenario.
Scoprire la propria vocazione è imparare da Lui a saper inserire la nostra vita nella categoria esistenziale dell’ospitalità e della vicinanza amorevole agli altri. Divenire sacerdoti è scoprire la bellezza di essere offerta, dono totale ai fratelli, che il Signore affida ai suoi ministri per mano della Chiesa.
Preghiamo il Buon Pastore, a cui consegniamo questo tempo come opportunità di discernimento, di formazione e di riflessione, perché susciti nelle nostre famiglie e comunità il dono di vocazioni autentiche, mediante l’attraente testimonianza di credenti credibili.
La vocazione nel tempo presente
In questo nostro tempo, molti giovani si sentono smarriti di fronte al futuro. Sperimentano spesso incertezza sulle prospettive lavorative e, più a fondo, una crisi d’identità che è crisi di senso e di valori e che la confusione digitale rende ancora più difficile da attraversare.
Le ingiustizie verso i deboli e i poveri, l’indifferenza di un benessere egoista, la violenza della guerra minacciano i progetti di vita buona che coltivano nell’animo.
Eppure il Signore, che conosce il cuore dell’uomo, non abbandona nell’insicurezza, anzi, vuole suscitare in ognuno la consapevolezza di essere amato, chiamato e inviato come pellegrino di speranza.
La Giornata per le Vocazioni ci invita a riflettere sul dono prezioso della chiamata che il Signore rivolge a ciascuno di noi perché possiamo prendere parte al suo progetto d’amore e incarnare la bellezza del Vangelo nei diversi stati di vita: la vita di coppia, la vita consacrata, la vita sacerdotale: vita donata con e per amore a Gesù e ai fratelli.
La Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni diventa assai significativa per riscoprire che quanto chiamiamo “vocazione” è, prima di tutto, dono di Dio ed è un coinvolgersi creativo dello Spirito Santo con la nostra libertà e la nostra responsabilità di vita per il bene di tutti.
In questa adorazione eucaristica, in atteggiamento di umiltà, di silenzio, di lode e di ringraziamento, vogliamo chiedere a Gesù la grazia di comprendere che siamo chiamati a servire con i suoi stessi sentimenti, nelle piccole occasioni della vita quotidiana come nelle grandi circostanze.
Vocazione: aprirsi a una relazione... La testimonianza di Fra Bernardo
La cura attenta e premurosa è il segno di una vocazione riuscita. È la testimonianza di una vita toccata dall’amore di Dio.