La seconda domenica di Quaresima ci invita a contemplare la Trasfigurazione di Gesù sul monte e ad accogliere la voce del Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». La luce che avvolge Cristo anticipa la gloria della Risurrezione e sostiene i discepoli nel cammino verso la passione.
Il Vangelo mostra che la croce non ha l’ultima parola: la sofferenza e la morte attraversate con fede diventano la via verso la vita nuova. Per questo la Quaresima è un tempo di ascolto, preghiera, conversione e purificazione del cuore, perché possiamo seguire Gesù e lasciarci trasfigurare dalla sua luce.
La liturgia della seconda domenica di Quaresima
La liturgia di oggi, II domenica di Quaresima, mette al centro il mistero di Cristo, Figlio amato, offerto in sacrificio puro e santo per la salvezza del mondo: protagonista della I lettura (Genesi 22) è il patriarca Abramo, invitato a offrire a Dio «in olocausto il suo figlio, l’unigenito, l’amato» (cfr. Genesi 22,2).
| Momento liturgico | Testo |
|---|---|
| Prima lettura | Gen 22, 1-2.9.10-13.15-18 |
| Salmo responsoriale | Sal 115 |
| Seconda lettura | Rm 8, 31-34 |
| Vangelo | Mc 9, 2-10 |
| Colore liturgico | Viola |
In questa seconda domenica di Quaresima, il Signore ci invita a contemplare la Trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor. Gesù aveva pre-annunciato ai discepoli che avrebbe sofferto molto, che sarebbe stato rifiutato dal Popolo e poi messo a morte.
Pensiamo che cosa deve essere successo, nel cuore dei discepoli: l’immagine di un Messia trionfante viene messa in crisi! Come è possibile? Gesù - il maestro, il profeta, l’uomo di Dio - sarebbe stato ucciso, crocifisso come il peggiore dei malfattori?
Il Vangelo della Trasfigurazione
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,2-10)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.
Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
Parola del Signore.

«Ascoltatelo»: la voce del Padre
In tutto il Vangelo la voce del Padre si ode solo due volte. Una volta dopo il Battesimo di Gesù nelle acque del Giordano e la seconda nel vangelo di oggi.
In entrambi i casi il Padre dice e conferma la stessa cosa: Gesù è il Figlio prediletto e noi dobbiamo ascoltarlo. Se il Padre ha detto solo questo, significa che in questo c’è tutto perché il Figlio è la Parola che svela pienamente chi è Dio e se noi l’ascoltiamo diveniamo, in Lui, figli.
La voce del Padre non offre ai discepoli una spiegazione dettagliata degli avvenimenti, ma indica una persona: Gesù. L’ascolto del Figlio diventa così il centro della fede e il criterio per attraversare anche ciò che resta difficile da comprendere.
L’Incarnazione è al centro della dottrina cristiana. Possono esserci molti modi di rispondere a Gesù, ma per la Chiesa uno solo è accettabile. Gesù è il Figlio Unigenito del Padre, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero.
La vita cristiana è una contemplazione continua di Gesù Cristo. Nessuna saggezza umana, nessun sapere possono penetrare il mistero della rivelazione. Solo nella preghiera possiamo tendere a Cristo e cominciare a conoscerlo.
Il monte, luogo dell’incontro con Dio
Gesù chiama Pietro, Giacomo e Giovanni, li porta con sé sulla montagna. Il Vangelo dice che li condusse sul monte; nella Bibbia il termine “monte” ha un significato speciale: è il luogo dove il cielo e la terra si toccano, dove Mosè e profeti hanno fatto l’esperienza straordinaria dell’incontro con Dio.
Salire sul monte simboleggia, dunque, l’avvicinarsi un po’ a Dio. Gesù sale verso l'alto, insieme ai tre discepoli, e si ferma in cima al monte: si trasfigura davanti a loro.
La Trasfigurazione occupava un posto importante nella vita e nell’insegnamento della Chiesa primitiva. Ne sono testimonianze le narrazioni dettagliate dei Vangeli e il riferimento presente nella seconda lettera di Pietro (2Pt 1,16-18).
Per i tre apostoli il velo era caduto: essi stessi avevano visto ed udito. Proprio questi tre apostoli sarebbero stati, più tardi, al Getsemani, testimoni della sofferenza di nostro Signore.
La luce della Risurrezione
Il suo volto raggiante, bello, pieno di luce, le sue vesti splendenti sono come un anticipo dell’immagine di Gesù risorto. Nella Trasfigurazione gli apostoli sono impauriti per l’accaduto: la morte di Gesù non sarà la fine di tutto, perché si aprirà alla gloria della Resurrezione.
In questo episodio del Vangelo, Gesù annuncia la sua morte e porta i discepoli sul monte per far loro sperimentare “qualcosa” di quanto sarebbe successo dopo la sua Resurrezione.
Anche la trasfigurazione di Gesù mostra in anticipo ciò che anche noi saremo grazie alla passione, morte e resurrezione di Gesù.
Ecco, la trasfigurazione ha innanzitutto a che fare con la santità perché è l’anticipazione della resurrezione, la sua “figura”. E la resurrezione è lo stile di vita del cristiano incamminato sulla via della santità: pur in mezzo a difficoltà e smarrimenti, egli vive come “risorto”, trasfigurato.
La Trasfigurazione è luce abbagliante. Lo fu per i tre apostoli presenti sul monte Tabor, lo è ancor più per noi abitanti della città secolarizzata.
La croce ci porta alla luce, la croce è un anticipo di luce, che non permette al buio di avere l’ultima parola.
Mosè ed Elia accanto a Gesù
Intorno a lui, immersi nella sua luce, vediamo i personaggi del racconto evangelico Mosè ed Elia e i tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni.
Di fronte alla paura degli apostoli Dio manifesta l’amore grande e il compiacimento che ha posto nel suo Figlio, compimento di tutte le promesse e pienezza delle Scritture, con le quali, nelle persone di Mosè (la Legge) ed Elia (i Profeti), Gesù dialoga.
È una carezza per Pietro, Giacomo e Giovanni, che in quel momento di rivelazione sono confermati nella fede e rinsaldati nella sequela!
Pietro e il desiderio di restare sul monte
«È bello per noi stare qui», esclama Pietro, il quale «non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento».
Pietro definisce «bello» quello che vede e che vive, specialmente l’essere insieme ai suoi fratelli con Gesù, in compagnia della Scrittura, «nell’intimità» (è questo il senso dell’essere “in disparte”) con lo Sposo.
Ancora una volta egli vorrebbe evitare di scendere giù, di affrontare la sofferenza e la quotidianità, ma è proprio lì che deve seminare, anche tra le lacrime, il Vangelo della salvezza.
Come esclamò l’apostolo Pietro: “Signore, è bello rimanere qui con te”, anche noi gustiamo, durante i momenti di preghiera, la bellezza dell’unione con Dio.
Quando preghiamo, a volte anche noi diciamo: “Gesù, è bello per noi stare qui con Te!”. I momenti di preghiera non devono diventare “un fuggire dal mondo”.
Siamo consapevoli che la nostra vita è una lotta, non possiamo restare sul monte e godere da soli la “beatitudine” di questo incontro con Gesù. Il Signore ci invita, dopo la preghiera, a compiere la volontà di Dio nella vita quotidiana.
È impegnativo salire sul monte, occorre coraggio e una continua purificazione per seguire il Signore. Ma è altrettanto impegnativo “ridiscendere”…
Scendere dal monte e vivere il Vangelo
Come per i tre discepoli che con Gesù discendono dal monte, anche per noi sono lecite le domande su cosa significhi “risorgere dai morti”.
Così per noi: discesi dal monte, dove «il Signore si è fatto vedere», siamo inviati a testimoniare la Vita che ci ha dato!
Questo tempo forte, che è la Quaresima, è un invito ad immergerci nella preghiera, per evitare le distrazioni e ricordarci, quando attraversiamo una prova difficile, che il Signore è risorto.
La fede pone a tacere la paura, soprattutto la paura di aprire la nostra vita a Cristo, senza condizioni. Tale paura, che nasce spesso dall’eccessivo attaccamento ai beni temporali e dall’ambizione, può impedirci di sentire la voce di Cristo che ci è trasmessa nella Chiesa.
Il Signore ci invita e ci chiama a salire sul monte, a vederlo pieno di luce: ma non basta un semplice sguardo, dobbiamo contemplare la Sua bellezza, che accende la luce del nostro cuore.
Abramo, Isacco e il mistero del dono
Isacco è figura cristologica potentissima: Egli è figlio, è l’unigenito di Abramo e Sara, è l’amato di suo padre e di sua madre, è colui nel quale è posto il loro compiacimento.
È chiesto al padre, Abramo, cui Isacco è stato dato da Dio, «dal quale ha origine ogni paternità in cielo e in terra» (Efesini 3,15), come dono e compimento della promessa di fecondità (Genesi 12; Genesi 15; Genesi 17-18), di “sacrificare” questo figlio, nel quale risiede ogni sua speranza.
Abramo non capisce, ma sa che Dio è fedele e si fida; vive la notte della passione e del non senso, cammina per tre giorni (cfr. Genesi 22,4) finché «da lontano vede il luogo» indicato da Dio per l’offerta.
Isacco è legato come «agnello» immolato, collocato sull’altare, offerto in sacrificio: ma proprio in quel «terzo giorno», dalla potenza di Dio, da Colui che è la Vita, dà la vita e ama la vita, è restituito a suo padre vivo, risorto per una fecondità innumerevole, «come le stelle e come la sabbia» (Genesi 22,17).
“Sacrificare” vuol dire, in ogni tempo e condizione dell’esistenza, vedere e riconoscere la presenza di Dio, anche nel dolore; significa “rendere sacro”, cioè offrire a Dio, ciò che viviamo.
La notte della sofferenza e della morte non è mai l’ultima parola, ma è via arcana per la Vita senza fine, nella quale risplende la gioia e la gloria piena cui siamo chiamati fin dalle origini del mondo.
La certezza della fede nella prova
Il credente ha questa certezza nel cuore, capace di illuminare le tenebre: «Ho creduto anche quando dicevo “sono troppo infelice”» (Salmo 115, Responsorio); Cristo, «risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi» (II lettura, Romani 8).
Gesù - il maestro, il profeta, l’uomo di Dio - sarebbe stato ucciso, crocifisso come il peggiore dei malfattori? La Trasfigurazione risponde alla paura dei discepoli mostrando che la passione è orientata alla Risurrezione.
A tutti capita di attraversare momenti di fatica, nella vita, di piangere e di sentire che non c’è una via di uscita.
Per chi non crede in Dio, davanti al mistero del dolore innocente o al mistero della morte, non rimane che la disperazione; invece, con lo sguardo della fede, andiamo oltre i nostri schemi umani.
Domandiamoci: crediamo veramente che dopo la croce c’è la Resurrezione, dopo la sofferenza c’è la gloria eterna?
La Quaresima, tempo di ascolto e conversione
La Quaresima è il periodo liturgico che ci prepara alla morte e alla risurrezione di Cristo. In questa stagione di preparazione penitenziale, rivolgiamo i nostri cuori e le nostre menti a Dio attraverso la preghiera, il digiuno e l’elemosina.
La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno.
Ogni cammino di conversione inizia quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito.
Vi è un legame, dunque, tra il dono della Parola di Dio, lo spazio di ospitalità che le offriamo e la trasformazione che essa opera.
Per questo, l’itinerario quaresimale diventa un’occasione propizia per prestare l’orecchio alla voce del Signore e rinnovare la decisione di seguire Cristo, percorrendo con Lui la via che sale a Gerusalemme, dove si compie il mistero della sua passione, morte e risurrezione.
Il tempo di Quaresima, proteso verso la Pasqua, ci porti - per dono - la soluzione di ogni domanda: il segreto della gioia e della vita passa attraverso la croce.
E’ il “mistero” del Figlio di Dio; è il “mistero” di tutti gli uomini.
La Quaresima come scuola della libertà
Non si può capire niente della Quaresima senza il racconto del Vangelo di questa prima domenica di Quaresima, il racconto delle tentazioni di Gesù.
Questi 40 giorni fanno scuola a ogni cristiano, 40 giorni di digiuno in cui Gesù, alla fine, si trova faccia a faccia contro il male.
Il male si presenta sempre come qualcosa che vuole addomesticare la nostra libertà, che vuole legare le ali alla nostra gioia, che si mostra come un bene, ma in realtà ci toglie ciò per cui siamo immagine e somiglianza di Dio: la nostra libertà.
Ecco perché il tempo della Quaresima è un tempo a imitazione di Gesù, che sa dire dei no decisivi.
Un cristiano che non impara a dire di no davanti a certe cose che possono addomesticarlo e togliergli la libertà, non sarà mai capace di dire il grande sì della Pasqua.
Il sì di un uomo libero, capace di stare dentro la realtà senza esserne asservito.
Nella realtà non esistono neutralità: o ci si serve del mondo intorno a noi o il mondo diventa un idolo, e così ne diventiamo schiavi.
Noi non vogliamo vivere una vita da servi, non vogliamo vivere una vita da schiavi.
Ecco perché la Quaresima è un tempo in cui, scontrandoci con il male, cioè con tutto ciò che mortifica la nostra libertà, impariamo a dire dei no importanti.
Questi no sono come una rincorsa che ci permette poi di fare il grande salto della Pasqua.
Senza questa lotta, senza questo faccia a faccia con il male, senza questa scelta decisiva in cui siamo chiamati a prendere una posizione, non capiremo nulla di ciò che Gesù ci è venuto a insegnare.
Nella realtà non esiste neutralità: se non prendiamo posizione, ci siamo già messi contro.
“Chi non è con me è contro di me”, dice Gesù, “e chi non raccoglie con me disperde”.
Allora, che questo tempo di Quaresima sia un tempo in cui, davanti alle nostre tentazioni, alle nostre battaglie personali, impariamo a dire dei no decisivi, per poter essere in grado poi di dire il grande sì della Pasqua.
La contemplazione nell’arte: il Beato Angelico
L’episodio della trasfigurazione è spesso rappresentato dagli artisti, soprattutto orientali, ma non solo.
Un grande pittore, Fra Giovanni da Fiesole, il Beato Angelico, un artista santo, ha lasciato delle bellissime immagini sulle pareti del Convento di S. Marco in Firenze.
Fra queste, appunto, la “Trasfigurazione”. È un affresco eseguito con molta cura, impiegando otto giornate, almeno il doppio del tempo dedicato agli altri misteri raffigurati nelle celle del convento.
Cristo, di proporzioni maggiori rispetto alle altre figure, apre le braccia come sulla croce, alto sopra un monticello roccioso simile al calvario, abbagliante di luce nelle sue vesti candide, al centro di una fulgida mandorla bianco crema, in un campo di ocra gialla chiarissima.
Il volto, incorniciato dal giallo dorato della chioma e della barba, è intenso e assorto; lo sguardo non fissa le persone presenti; è piuttosto rivolto al futuro, alla passione e alla risurrezione.
In questa domenica il Vangelo della Trasfigurazione e il quadro del Beato Angelico ci fanno contemplare il mistero di Cristo.
Questo mistero potremo comunicarlo agli altri nella misura in cui siamo affascinati dalla bellezza dell’amore di Dio che ci è venuto incontro in Gesù Cristo.

La purificazione del cuore
Gesù ci invita e ci chiama a salire sul monte, a vederlo pieno di luce: ma non basta un semplice sguardo, dobbiamo contemplare la Sua bellezza, che accende la luce del nostro cuore.
È impegnativo salire sul monte, occorre coraggio e una continua purificazione per seguire il Signore.
Concludo con una domanda, che S. Agostino rivolgeva ai fedeli del suo tempo: “Supponi che Dio ti voglia riempire di miele: se sei pieno di aceto, dove metterai il miele? Bisogna gettar via il contenuto del vaso, anzi bisogna addirittura pulire il vaso, pulirlo faticosamente, bene, con attenzione, perché si presenti ad accogliere la nuova realtà profumata”.
La facoltà del pentimento è data da tutti quanti hanno male all’anima. Orsù, affrettiamoci ad attingere forza per le nostre anime.
In essa la peccatrice trovò la salute e Pietro annullò il tradimento, in essa Davide cancellò la passione del cuore; in essa anche i niniviti trovarono la guarigione.
Senza esitazione, dunque alziamoci e mostriamo le nostre ferite al Salvatore lasciamoci medicare.
Al di là di ogni desiderio egli accoglie la nostra conversione.
Nessun pagamento è dovuto da chi va ad attingervi, poiché nessuno riuscirebbe ad offrire un compenso adeguato alla cura.
Tutti hanno trovato in essa salute in dono e hanno dato in cambio ciò che potevano dare: anziché regali, lacrime, che sono per il liberatore i preziosi oggetti di amore e di speranza.
Ne sono testimoni la peccatrice, Davide, Pietro e i niniviti; recando in dono i loro gemiti soltanto, essi si gettarono ai piedi del Liberatore, ed Egli accolse la loro conversione.
Preghiera per il cammino quaresimale
Si apre davanti a noi il cammino della Quaresima, con le sue tappe, le sue leggi, i suoi traguardi.
E’ un grande impegno per tutti. E’ il tempo prezioso, la primavera dello Spirito, la grande scuola della fede.
Chiediamo al Signore che ci renda docili alla sua Parola, per giungere completamente trasformati alla santa Pasqua.
- Perché in questa Quaresima impariamo a seguire il nostro maestro e modello, Gesù Cristo, uomo nuovo, progetto di una umanità riconciliata con il Padre, preghiamo.
- Perché, specialmente in questo tempo, riscopriamo la domenica come un giorno diverso dagli altri: il giorno del Signore, il giorno della comunità, il giorno della riconciliazione e dell’amicizia aperta a tutti i fratelli, preghiamo.
- Perché in ognuno di questi quaranta giorni troviamo spazio e tempo da dedicare alla preghiera e alla meditazione della Parola, per conoscere ciò che Dio vuole da noi e attuarlo nella nostra vita, preghiamo.
- Perché ogni famiglia scopra la dimensione domestica della Quaresima: apra il libro del Vangelo, crei occasioni di preghiera comune e, cordialmente unita nella carità, faccia di ogni casa un luogo di accoglienza fraterna, preghiamo.
- Perché l’itinerario della Quaresima abbia per ciascuno di noi il suo culmine nel rito della penitenza e nella comunione pasquale, come segni sacramentali della nostra conversione, preghiamo.
O Signore, che ci offri ancora una volta un tempo propizio per ricuperare il vero senso della vita e riconciliarci con te e con i fratelli, fà che tutti insieme, sulle orme di Gesù, camminiamo giorno per giorno verso la gioia pasquale.
Per Cristo nostro Signore. R. Amen.
Le preghiere della celebrazione
Antifona d’Ingresso
Il mio cuore ripete il tuo invito: «Cercate il mio volto!». Il tuo volto, o Signore, io cerco, non nascondermi il tuo volto. (Sal 26, 8-9)
Oppure: Ricordati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore che è da sempre. Non trionfino su di noi i nemici. Da ogni angoscia salvaci, Dio d’Israele. (Cf. Sal 24, 6.2.22)
Colletta
O Padre, che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio, guidaci con la tua parola, perché purificati interiormente, possiamo godere la visione della tua gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Oppure: O Dio, Padre buono, che hai tanto amato il mondo da dare il tuo Figlio, rendici saldi nella fede, perché, seguendo in tutto le sue orme, siamo con lui trasfigurati nello splendore della tua luce. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Antifona alla Comunione
Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo. (Mt 17, 5)
Dopo la Comunione
Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri vogliamo renderti grazie, o Signore, perché a noi ancora pellegrini sulla terra fai pregustare i beni del cielo. Per Cristo nostro Signore.
Orazione sul popolo
Benedici sempre i tuoi fedeli, o Padre, perché, aderendo al Vangelo del tuo Figlio unigenito, possano desiderare e raggiungere la gloria manifestata agli apostoli in tutta la sua bellezza. Per Cristo nostro Signore.