Nel 1986 Christopher Knight, allora ventenne, lasciò il lavoro, la famiglia e la società per entrare nei boschi del Maine centrale. Rimase nascosto per 27 anni, vivendo in una radura protetta dai massi, senza parlare con nessuno e senza accendere fuochi, fino all’arresto del 4 aprile 2013.
Per sopravvivere, Knight si procurò cibo, vestiti, batterie, libri, bombole di gas e altri oggetti entrando nelle baite utilizzate come case per le vacanze. La sua storia, raccontata dal giornalista Michael Finkel in Nel bosco, la straordinaria storia dell’ultimo vero eremita, è insieme il racconto di una solitudine radicale, di una sopravvivenza ingegnosa e di un conflitto morale: Knight cercava la libertà, ma la otteneva anche appropriandosi dei beni e della sicurezza degli altri.
La scomparsa nel Maine
Una mattina dell’estate del 1986, Christopher Knight, allora ventenne, invece di andare al lavoro, guida fino ai vasti boschi del Maine centrale, a poco più di un’ora da casa sua. Si inoltra nel verde e lì rimane nascosto fino al giorno in cui viene arrestato per furto. Sono trascorsi 27 anni.
Non aveva detto niente alla sua famiglia, né al suo datore di lavoro, né ai suoi colleghi. Non aveva amici, ha raccontato, e per tutta la vita aveva preferito stare solo, piuttosto che in compagnia. Ritornato in Maine, passò davanti alla casa della sua famiglia, ma non si fermò, proseguendo verso il Moosehead Lake, il più grande dello stato, a poche decine di chilometri dal Canada.
Guidò senza una vera meta, prendendo strade sempre più piccole, e fermandosi solo quando finì la benzina. Lasciò le chiavi dell’auto nel cruscotto, e cominciò a camminare nel bosco, senza una cartina né una bussola, solo con uno zaino e una tenda. Per quanto ne sa, la macchina è ancora dove l’ha lasciata.
«Non posso spiegare le mie azioni. Non avevo piani quando me ne sono andato, non pensavo a niente. L’ho semplicemente fatto». Knight non ha mai saputo spiegare perché decise di lasciare tutto e sparire nei boschi.
Un isolamento diverso da quello degli eremiti tradizionali
Ci sono sempre stati gli eremiti, persone che amano stare da sole. Sono stati chiamati con molti nomi: anacoreti, asceti e sciamani. Il motivo più comune per cui le persone se ne vanno è per fini religiosi come Gesù, Maometto e Buddha.
Ci sono gli eremiti che protestano contro la guerra, il consumismo e la povertà isolandosi dal resto della società. Ci sono poi gli eremiti che lasciano il mondo per motivi artistici, scientifici e personali come Henry David Thoreau, che disse di essere andato nei boschi per esplorare l’oceano Atlantico e Pacifico del suo mondo interiore.
Ma Chris Knight ha detto di non essere religioso. Ha letto la Bibbia da bambino, niente di più. Chris Knight ha affermato di non avere opinioni sul mondo. Non ha mai scritto una frase o scattato una foto.
Il suo non fu un eremitaggio per motivi religiosi, né lo fece per protesta contro la società contemporanea o per cercare un qualche tipo di ispirazione artistica. La sua solitudine, benché fosse un ladro, era più rigida di qualsiasi altra persona sulla Terra.
Henry David Thoreau trascorse due anni a Walden Pond: “un dilettante”, secondo le parole di Knight. Secondo le sue dichiarazioni, Thoreau era un dilettante che trascorse due anni nella sua baita a Walden Pond mentre sua madre gli faceva il bucato.
Knight pensava che Thoreau non fosse altro che uno spaccone che scrisse un libro per dire al mondo: “Guarda quanto sono grande”.
La famiglia e il carattere di Christopher Knight
È cresciuto in una famiglia nel centro del Maine con quattro fratelli maggiori e una sorella minore. A detta di tutti, i bambini Knight erano estremamente intelligenti: il tipo di famiglia, raro ai giorni nostri, di classe medio-bassa che la sera legge Shakespeare e poesie.
Sapevano anche come riparare automobili e impianti idraulici e studiavano termodinamica. Costruirono una serra sotto la quale sotterrarono centinaia di litri d’acqua in contenitori da circa 3,7 litri.
Sapevano che le molecole d’acqua durante il giorno raccolgono calore e lo rilasciano di notte. Così la famiglia è stata in grado di coltivare cibo nella serra per tutto l’inverno nel Maine senza pagare un centesimo alla compagnia elettrica.
Cristopher Knight viene da una famiglia di agricoltori molto riservata e durante la sua giovinezza evidenzia un carattere chiuso ma sostanzialmente normale; si diploma nel 1984 e lavora poi come installatore di antifurti fino al giorno in cui decide di licenziarsi.
Knight è stato estremamente timido per tutta la vita. Ha sempre trovato le interazioni umane spaventosamente complicate.
L’unica cosa che emerge con chiarezza è che Knight- e tutta la famiglia - è una persona solitaria, e vorrebbe esser lasciata in pace. Forse, da astrusi psicologi che Knight non l’hanno mai visto, può essere riconducibile all’Asperger (o forse, più semplicemente, ama stare per i fatti suoi).
Il cammino senza mappa né bussola
Knight cominciò il suo eremitaggio guidando la sua auto verso sud, passando qualche giorno a mangiare in fast food e dormendo in motel economici, e poi cominciò a risalire la costa Est degli Stati Uniti, tornando verso il Maine.
Una volta nel bosco, anche senza bussola e cartina, Knight sapeva che stava dirigendosi verso sud: ha raccontato che si sentiva trascinato in quella direzione, «è istintivo tra gli animali tornare nel loro territorio, e il mio, dove ero nato e cresciuto, era da quella parte».
La zona del Moosehead Lake è caratterizzata da una serie di valli glaciali orientate sull’asse nord-sud, separate da basse dorsali montuose. Tra una dorsale e l’altra ci sono, d’estate, vasti acquitrini, che Knight cominciò ad attraversare, perdendo presto l’orientamento.
Si fermava per una settimana in un posto, e poi continuava a spostarsi a sud. Dopo un po’ arrivò in una zona che gli sembrava famigliare, e dove le temperature erano più alte: si scoprì poi che era a una cinquantina di chilometri dalla casa della sua infanzia.
La fame e la scelta di rubare
Il problema era il cibo. Knight sapeva cacciare e pescare, ma non si era portato dietro nessuno strumento per farlo. Contava di raccogliere il cibo, ma nelle valli del Maine non ci sono alberi da frutto e non sempre ci sono bacche sugli arbusti.
Dopo giorni passati razionando il cibo che aveva con sé raggiunse una strada asfaltata e trovò una pernice che era stata investita da un’auto. Non aveva però niente per accendere un fuoco, e la mangiò cruda.
Incontrò diverse case, ma inizialmente non voleva chiedere aiuto o rubare, perché voleva essere autonomo. Dopo dieci giorni di fame, però, smise di farsi problemi, e rubò qualche patata e qualche verdura dagli orti di un paio di case.
Continuò a camminare verso sud, rubando il cibo qua e là: una volta dormì in una baita, ma passò la notte con la paura di essere scoperto, e non lo fece più.
Il cibo rubato divenne così la base della sua sopravvivenza. Ogni tanto rubava dalle case di villeggiatura incustodite batterie, vestiti, alimentari, libri, solo il poco che gli serviva per vivere, ma seminando la paura, e diventando quasi una leggenda.
La radura nascosta nella foresta
Knight era molto abile nelle cose pratiche, e gli piaceva perfezionare soluzioni ingegnose per crearsi dei ripari, per camminare senza lasciare tracce, per immagazzinare acqua potabile.
Dopo diversi esperimenti, trovò un buon posto dove sistemarsi: una zona del bosco con dei massi che nascondevano una piccola radura. Inoltrandosi tra gli alberi trova una radura protetta da grandi rocce e con una sola via di accesso: il posto ideale per scomparire dalla vista degli uomini.
La radura sarà la sua casa per 27 anni: monta una tenda, organizza un piccolo bagno e una discarica dove depositare i rifiuti. Ha con se un sacco a pelo, un fornello, alcuni libri e riviste, una radio portatile e pochi altri oggetti.
Il suo accampamento era - non ho altre parole per definirlo - una magica stanza ricavata nel mezzo della foresta, nascosta da massi, con un pavimento perfettamente piatto, grazie alle riviste di National Geographic.
Ha legato pile di quelli che chiamava “mattoni” seppellendoli sotto il terreno del suo accampamento per rendere il pavimento perfettamente piatto. Sono felice di informare i tuoi lettori che National Geographic drena l'acqua molto bene quando piove.

Ventisette anni senza fuoco
Per tutto quel tempo ha vissuto da solo, senza parlare con nessuno, escogitando modi per procacciarsi il cibo e sopravvivere al freddo in inverno e all’assalto degli insetti in estate.
Per non rilevare la sua presenza non accende mai un fuoco. Per quanto tempo rimase nel bosco, Knight non accese mai un fuoco, non dormì in un letto e non ebbe contatti regolari con altre persone.
Faceva un freddo inimmaginabile nel Maine centrale ma si svegliava ogni singola mattina d'inverno alle 2:30 e, invece di rannicchiarsi nel suo sacco a pelo, percorreva il perimetro della radura sciogliendo la neve per l’acqua potabile e usando una stufetta da campo.
Lo faceva tutte le sere, per tutto l'inverno, senza perdere mai un dito del piede o tanto meno un’unghia per congelamento. Quando il freddo si fa intenso si rifugia nella tenda sotto un cumulo di coperte e trascorre la maggior parte del tempo in una sorta di letargo.
In 27 anni però, lontano da ogni possibile contagio, non si ammalerà mai. Legge, ascolta la radio e in un quarto di secolo ha un solo incontro con una coppia di cacciatori che si è addentrata nel bosco.
Come riuscì a non farsi trovare
In altre parole, era nel bel mezzo della società. Come è possibile che nessuno si fosse imbattuto nel suo accampamento per 25 anni?
La foresta intorno alla sua base era una gigantesca foresta densa, disorientante, priva di sentieri, soffocata da massi che nemmeno i cervi riescono ad attraversare.
Sono un discreto escursionista ma mi sono tagliato le mani e mi sono strappato le scarpe da trekking. Chris Knight è stato in grado di camminare attraverso questi boschi, di notte, completamente in silenzio.
Non camminava mai sulle strade e sui sentieri, non rubava mai nei weekend. All’inizio cominciò ad agire nelle notti di luna piena, per vedere meglio, ma quando sospettò che la polizia fosse sulle sue tracce cominciò a muoversi nelle notti senza luna.
Cambiava sempre le modalità dei furti, per lasciare meno indizi possibile. E preferiva farlo dopo essersi tagliato la barba e indossando abiti puliti, nel caso - remoto - in cui si fosse imbattuto in qualcuno.
La tecnica dei furti
Le molte baite nel bosco, utilizzate soprattutto come case per le vacanze da gente che viveva in città, non avevano praticamente nessun sistema di sicurezza. Erano quasi sempre vuote, e le finestre erano spesso lasciate aperte.
Da quel momento, per i successivi 27 anni, Knight avrebbe commesso centinaia di furti, rubando non solo cibo, ma videogiochi, televisioni, canoe, e moltissimi altri oggetti.
Per farli, Knight osservò attentamente le abitudini e gli spostamenti delle persone che vivevano nelle case o che ci passavano solo le vacanze o i weekend. Capì che il momento migliore per entrare nelle baite erano le notti dei giorni infrasettimanali, soprattutto quando il tempo era brutto.
Rubava da un centinaio di case, e quando gli servivano oggetti più ingombranti - come una bombola del gas o un nuovo materasso - prendeva in prestito una delle tante canoe ormeggiate sul lago.
Capì che era meglio non rubarle, perché il proprietario avrebbe chiamato la polizia. Si spostava sul lago in canoa, tenendosi vicino alla costa.
Arrivava vicino alla casa che aveva scelto e a volte aspettava ore, per assicurarsi che non ci fosse nessuno. Non rischiò mai entrando in case quando gli inquilini erano all’interno.
A volte le case erano lasciate aperte, altre volte trovava all’interno le chiavi di scorta e le lasciava in un posto nascosto lì vicino. Per scassinare le porte e le finestre usava alcuni attrezzi che aveva rubato, e prima di andarsene cercava di rimettere tutto a posto, anche richiudendo dietro di sé la serratura della porte.
Diversi rapporti di polizia hanno confermato l’estrema pulizia dei suoi crimini. Chris Knight era uno scassinatore alla Houdini che non ha mai rotto un vetro o sfondato una porta.
Apriva abilmente le serrature e prendeva libri, torce elettriche, cibo e occasionalmente un capo di abbigliamento. Ma quando lasciava la baita, si assicurava sempre di chiudere il chiavistello sulla porta.
Le cose che prendeva
Per sopravvivere non può fare altro che appropriarsi delle poche cose che i villeggianti del vicino Pine Tree Camp lasciano nelle loro abitazioni; di notte, muovendosi con enorme cautela, raggiunge i bungalows e dopo aver forzato le serrature entra nelle case e prende solo lo stretto necessario.
| Oggetti | Funzione nella sua vita nel bosco |
|---|---|
| Alimentari e dolci | Sopravvivenza quotidiana |
| Batterie | Alimentazione degli apparecchi |
| Libri e riviste | Lettura durante l’isolamento |
| Indumenti | Protezione dal freddo |
| Bombole di gas | Uso del fornello e della stufetta |
| Materasso e altri oggetti | Allestimento del rifugio |
Prima di andarsene da una baita controllava sempre se la bombola del gas del barbecue era piena: in quel caso la sostituiva con una vuota, se riusciva a trovarla, e se la portava via.
Poi caricava tutto sulla canoa, la riportava nel posto dove l’aveva presa, ci spargeva sopra un po’ di aghi di pino perché sembrasse inutilizzata e tornava al suo rifugio.
Molte persone che vivevano nelle case si accorsero in fretta dei furti, e cominciarono a lasciare fuori dalle porte del cibo, o addirittura dei fogli su cui potesse scrivere quello di cui aveva bisogno. Knight però non ne approfittò mai, per paura di cadere in una trappola.
Qualcuno installò dei sistemi di sicurezza nella propria casa, ma Knight sapeva come disattivarli per via del suo precedente lavoro.
Una leggenda chiamata Eremita di North Pond
È diventato una leggenda per il gruppo di comunità del centro del Maine. Qualcuno rubava oggetti dalle baite da 27 anni. Nessuno sapeva se fosse un uomo, una donna o un assassino.
Gli hanno perfino dato un nome mitologico, “l’Eremita di North Pond”. La sua figura crebbe proprio perché i furti continuavano senza che nessuno riuscisse a individuare il responsabile.
Uno dei proprietari dei cottage estivi che Knight ha ripetutamente svaligiato, ha detto: “Ha rubato ogni briciolo del mio angolo di paradiso.”
Alcuni, di cui ha derubato le baite, pensavano che Knight meritasse di trascorrere il resto della vita rinchiuso. Altri che sono stati derubati da lui hanno detto che, alla fine, non era un problema peggiore di una mosca domestica stagionale.
L’arresto del 2013
Giovedì 4 aprile 2013 Chistopher Knight viene arrestato dalla polizia di Albion per violazione di domicilio e furto; si scopre così che Knight, che ha quarantasette anni, da oltre 27 anni vive isolato all’interno di un bosco di North Pond senza aver mai avuto contatti con altre persone e senza mai aver fatto una telefonata o scritto una lettera.
Alla fine, un guardiacaccia di nome Terry Hughes ha detto di voler porre fine a tutto questo. Usando oggetti di sorveglianza ad alta tecnologia del Dipartimento della sicurezza interna degli USA, ha catturato l'eremita.
Stava rubando del cibo nelle case dove si svolgeva un campo estivo. Fu accusato di furto con scasso, e portato in prigione.
Era come se il mostro di Loch Ness fosse uscito dal lago. Ma la verità era ancora più bizzarra del mito. Un ragazzo aveva vissuto da solo nel bosco per quasi tre decenni, confessando mille irruzioni, senza aver mai portato un’arma o fatto del male a nessuno.
Le forze dell’ordine sequestrano gli oggetti trovati nell’accampamento di Knight, nei fitti boschi vicino Rome, Maine.

L’incontro con Terry Hughes
Terry Hughes mi disse: "Ero pronto a odiare quell’uomo". Chris Knight riportò Hughes nel suo accampamento per mostrargli dove aveva vissuto.
Durante quella passeggiata nei boschi, l’agente Hughes non poté fare a meno di stupirsi del modo in cui camminava attraverso la foresta. Lo descrisse come un gatto che, in silenzio, si muove con agilità, grazia e destrezza.
Un poliziotto ha raccontato che «il livello di disciplina che mostrava era oltre quello che chiunque di noi potesse anche solo remotamente immaginare. Il tempo e la fatica per esplorare la zona, il talento con le serrature, la capacità di entrare e uscire senza essere scoperto».
Knight ha raccontato che nonostante le centinaia di furti, ogni volta era molto preoccupato di essere beccato, e di sentirsi sempre a disagio, consapevole di stare facendo una cosa sbagliata.
Il conflitto morale
Tendo a simpatizzare per Knight ma non bisogna dimenticare che non ha rubato solo hamburger e torce. Era il senso di sicurezza e tranquillità delle persone, per cui non è possibile stabilire un prezzo.
Non è di certo un eroe angelico. Ma credo che l’area grigia tra la concezione romantica di un eremita e un ladro seriale renda la storia più ricca e complessa.
Da un lato lo ammiro, come d’altro canto fa l’autore del testo, per la sua abilità a stare per così tanto tempo senza aver contatti con altri umani; dall’altra niente mi toglie dalla testa il pensiero: ma se questo voleva far l’eremita - desiderio legittimo - perché non è andato da qualche parte lontano da tutti, dove poteva cacciare e stare per conto suo senza dover rubare ad altri?
Si scopre che questo eremita ha vissuto per quasi trent’anni a pochissimi km dalla civiltà. Civiltà che aveva rifiutato ma solo in parte: senza i furti questo non sarebbe sopravvissuto mezza giornata.
Vuoi fare l’eremita asociale? Benissimo, guarda a volte pure io vorrei stare lontana dal mondo. Però lo fai per bene, lontano da tutti, e vai a cacciare o raccogliere bacche per mangiare. Non è che derubi gli altri e bon.
Leggendo la biografia si rimane favorevolmente colpiti dall’uomo, perché Finkel ne dà un’immagine tutto sommato positiva. A fine lettura, e dopo un mesetto dalla fine del libro, mi trovo quasi a disprezzare Knight.
Perché la sua è stata una scelta di comodo: abbandona la società, sì, salvo poi vivere come un parassita. Sugli aspetti morali della vicenda si potrebbe discutere a lungo.
La solitudine secondo Knight
A Finkel, Knight ha raccontato che non è in grado di descrivere l’esperienza di stare così tanto tempo da solo. «È complicato. La solitudine aggiunge valore alle cose preziose. Non posso ricredermi su questo.
La solitudine ha aumentato la mia percezione. Ma c’è una cosa strana: quando ho applicato a me stesso la mia percezione aumentata, ho perso la mia identità.
Non c’era un pubblico, nessuno per cui esibirsi. Non c’era bisogno di definirmi. Sono diventato irrilevante. (…) I miei desideri se ne sono andati. Non volevo niente. Non avevo nemmeno un nome.
Per metterla in modo romantico, ero completamente libero». Non si sentì neanche solo, ha spiegato, perché amava la solitudine.
“In sostanza” ha scritto Rainer Maria Rilke “siamo indicibilmente soli” e la storia di Cristopher Knight narrata ne “Il bosco” sembra proprio confermarcelo.
Il significato che Finkel cerca nella vicenda
Da migliaia di anni, le persone chiedono agli eremiti il significato della vita. Beh, sono caduto in preda a questa stessa curiosità primordiale.
Ero curioso di chiedere a una persona completamente separata dalla razza umana perché se ne fosse andato e le sue osservazioni sul resto di noi.
Cosa cerchiamo tutti nella vita? Appagamento, libertà, felicità? Semplicemente, e forse profondamente, Knight non era felice di stare con altre persone e credeva di trovare appagamento nei boschi.
Non aveva idea di quanto sarebbe durato ma ha trovato quello che stava cercando. Ha trovato un posto in cui non solo era contento ma, nonostante le forti sofferenze in inverno, era pieno di gioia e appagamento.
Chris Knight se ne è andato perché non c'era un posto adatto per lui in questo mondo. Se non ti adatti e sei un assassino, ti mettono in prigione. Quando non ti adatti a causa di problemi mentali, ci sono altre strutture.
Chris Knight è un ragazzo estremamente brillante ma non si adattava. Alcune persone hanno detto, non possiamo dargli solo un po' di terra e qualche sacco di alimentari e lasciarlo vivere in pace?
Il trauma del ritorno alla società
Mi è sinceramente dispiaciuto per Knight, nel momento dell’arresto. Non oso immaginare il trauma patito da un individuo che per decenni ha vissuto in solitudine e nel silenzio della natura.
Essere sbattuto in prigione per mesi deve aver significato per lui entrare in un luogo in cui c’è sempre rumore, le luci non sono mai del tutto spente e non c’è nessun contatto con la natura. Dev’essere stato alienante.
Quando si scoprì la sua storia, moltissime persone gli scrissero, una donna gli chiese perfino di sposarla, e circa 500 giornalisti gli chiesero un’intervista.
Lui ha parlato solo con Finkel, che provò a tirargli fuori delle massime filosofiche o dei consigli di vita imparati durante il suo lunghissimo eremitaggio. A Knight però non interessava questo genere di cose.
Quando Finkel gli chiese se avesse imparato qualcosa di importante, rimanendo da solo per tutti quegli anni, lui rispose soltanto: «Dormite abbastanza».
Il libro di Michael Finkel
Intrigato dal caso, il giornalista Michael Finkel si mette in contatto con lui in carcere, per cercare di sondare il mistero di quello che è probabilmente l’ultimo vero eremita.
La storia viene raccontata dal giornalista tramite la sua esperienza e i suoi colloqui con il signor Knight, avvenuti quando lui era in prigione, in attesa del verdetto.
Quando Finkel, scrittore e giornalista, viene a conoscenza di questa incredibile vicenda scrive ripetutamente a Knight che sta scontando in carcere una breve pena detentiva e faticosamente riesce a fare breccia nella sua diffidenza.
Nel corso di alcune visite raccoglie la sua testimonianza e “Nel bosco” ne racconta la storia.
La sua è una storia universale perché ha a che fare con l’inevitabilità della solitudine in una società che fa di tutto per tenerla lontana, con il fascino che la natura selvaggia esercita sulle nostre vite ordinate, sulla sofferenza e sulla complessità dei bisogni umani.
Michael Finkel è uno scrittore freelance e vive in Montana. Ha realizzato reportage da tutto il mondo, occupandosi di molti temi, dai cacciatori di frodo di elefanti in Centroafrica ai conflitti in Afghanistan e Israele fino al mercato nero di organi.
Suoi articoli sono apparsi su The Atlantic Monthly, National Geographic Adventure, Rolling Stone, Esquire, Sports Illustrated e il New York Times Magazine. Il suo articolo sul drammatico viaggio di un gruppo di rifugiati haitiani, pubblicato sul New York Times Magazine, ha ricevuto il Livingston Award for International Reporting.
Nascosto da 27 anni: l'eremita di North Pond | Horror affascinante
La storia di Knight è stata raccontata per la prima volta nel libro The Stranger in the Woods, scritto da Michael Finkel, l’unico giornalista con cui Knight ha accettato di parlare tra le decine che gli hanno chiesto un’intervista.
La storia è interessante perché non offre una spiegazione semplice. Christopher Knight non fu un profeta, un artista, un combattente politico o un asceta religioso: fu un uomo estremamente solitario che trovò nella foresta il luogo in cui, almeno per 27 anni, riuscì a vivere secondo la propria misura.
Ma la sua libertà ebbe un costo. La foresta gli offrì silenzio, anonimato e una forma di appagamento; le baite vicine gli fornirono ciò che non poteva procurarsi da solo; i loro abitanti, però, pagarono con la paura e con la perdita del senso di sicurezza.
A volte, quando guido in macchina con i miei tre figli che lottano nel retro e sono in ritardo per un appuntamento, bloccato nel traffico e la radio sta annunciando cattive notizie, un pensiero scorre nel mio cuore e nella mia anima: il pazzo non è Knight ma tutti noi.
Forse la vera domanda non è perché Chris abbia lasciato la società ma perché il resto di noi non lo faccia.