«La strada vi venga sempre dinanzi» è l’inizio della benedizione attribuita a don Tonino Bello, una preghiera semplice e intensa che affida il cammino alla luce, alla speranza, alla felicità e alla vicinanza di chi sa asciugare le lacrime del dolore.
Accanto a questa benedizione viene spesso ricordato anche il messaggio pasquale «Vi benedico da un altare scomodo», pronunciato da don Tonino Bello durante l’ultima Pasqua terrena e divenuto una delle sue espressioni più note sulla gioia della Risurrezione, sulla luce che nasce nelle penombre e sulla voce che rompe il silenzio.
La benedizione di don Tonino Bello: il testo completo
La strada vi venga sempre dinanzi e il vento vi soffi alle spalle e la rugiada bagni sempre l’erba su cui poggiate i passi. E il sorriso brilli sempre sul vostro volto. E il pianto che spunta sui vostri occhi sia solo pianto di felicità. E qualora dovesse trattarsi di lacrime di amarezza e di dolore, ci sia sempre qualcuno pronto ad asciugarvele. Il sole entri a brillare Prepotentemente nella vostra casa, a portare tanta luce, tanta speranza e tanto calore.
Don Tonino Bello
Il significato delle immagini della benedizione
La benedizione accompagna la persona lungo un itinerario fatto di strada, vento, rugiada, sorriso, lacrime e sole. Ogni immagine richiama una dimensione concreta dell’esistenza e la trasforma in un augurio: il cammino da percorrere, la forza che sostiene, la delicatezza con cui vivere, la gioia da custodire e la solidarietà necessaria nei momenti di dolore.
La strada vi venga sempre dinanzi e il vento vi soffi alle spalle e la rugiada bagni sempre l’erba su cui poggiate i passi.
Il cammino non viene presentato come una realtà già compiuta, ma come una strada che deve aprirsi davanti a chi parte. Il vento alle spalle suggerisce un sostegno discreto, mentre la rugiada sull’erba richiama la freschezza e la delicatezza con cui poggiare i propri passi.
E il sorriso brilli sempre sul vostro volto. E il pianto che spunta sui vostri occhi sia solo pianto di felicità.
Il sorriso è il segno visibile della gioia, mentre il pianto di felicità ricorda che anche le emozioni profonde fanno parte della vita. La benedizione non nega la fragilità, ma la accoglie dentro una prospettiva di bene.
E qualora dovesse trattarsi di lacrime di amarezza e di dolore, ci sia sempre qualcuno pronto ad asciugarvele.
Questo è uno dei passaggi più umani della preghiera. L’augurio non consiste nell’assenza assoluta del dolore, ma nella presenza di qualcuno capace di riconoscerlo e di prendersene cura. Le lacrime amare non vengono nascoste: possono essere asciugate dalla vicinanza, dall’amicizia e dalla solidarietà.
Il sole entri a brillare Prepotentemente nella vostra casa, a portare tanta luce, tanta speranza e tanto calore.
La casa diventa il luogo in cui entrano la luce, la speranza e il calore. Il sole è un’immagine di vita e di rinnovamento: entra nella quotidianità e la illumina con una forza che don Tonino Bello esprime attraverso la parola «Prepotentemente».

«Vi benedico da un altare scomodo»
Don Tonino Bello: Vi benedico da un altare scomodo. L'ultimo messaggio che Don Tonino Bello mandò alla sua diocesi poco prima di morire, ricco di verità e di speranza, mi sembra un documento della Resurrezione.
Vi benedico da un altare scomodo, ma carico di gioia. Vi benedico da un altare coperto da penombre, ma carico di luce. Vi benedico da un altare circondato da silenzi, ma risonante di voci.
Sono le grazie, le luci, le voci dei mondi, dei cieli e delle terre nuove che, con la Risurrezione, irrompono nel nostro mondo vecchio e lo chiamano a tornare giovane. Amen! Alleluia!
“Vi benedico da un altare scomodo, ma carico di gioia. Vi benedico da un altare coperto da penombre, ma carico di luce. Vi benedico da un altare di silenzi, ma risonante di voce. Sono le grazie, le luci, le voci dei mondi, dei cieli e delle terre nuove che, con la Risurrezione, irrompono nel nostro mondo vecchio e lo chiamano a tornare giovane. Amen. Alleluia!”.
Un messaggio pasquale di gioia e speranza
Un breve, ma intenso, messaggio per la Pasqua. Un augurio tanto semplice quanto diretto. Firmato don Tonino Bello. Datato, Pasqua 2013. L’ultima Pasqua terrena del vescovo salentino tanto amato dai molfettesi.
Un messaggio che non resta confinato alla situazione attuale del 1993, ma che 25 anni dopo è molto più attuale di quello che tutti pensino.
La benedizione nasce da una condizione di difficoltà, ma non si lascia definire dalla difficoltà. L’altare è scomodo, le penombre sono presenti e il silenzio circonda la scena; tuttavia, la gioia, la luce e le voci sono più profonde della sofferenza.
La Risurrezione irrompe nel mondo vecchio e lo chiama a tornare giovane. In questa prospettiva, il messaggio di don Tonino Bello diventa un invito a non considerare definitive le ombre, il silenzio e la stanchezza, perché la vita può ancora essere rinnovata.
L’altare scomodo, le penombre e il silenzio
Sono tanti, oggi, gli altari della città. Sacerdoti, comuni mortali possono accedere ad un altare più o meno scomodo. E non devono dimenticare che questo debba essere sempre carico di gioia.
E quanti altari con la penombra ci sono nella nostra città? Quanti amministratori della città, quanti sacerdoti, quanti comuni cittadini sanno delle ombre, delle tenebre dei tanti fratelli molfettesi? E quante volte, a queste tante ombre, si augura la speranza della luce?
E’ cosi. Un altare carico di penombre, ma carico di luce, suggerisce don Tonino.
Infine, quanti altari silenziosi ha la nostra Molfetta? La nostra regione o la nostra Italia? Il silenzio che significa pensiero, turbamento. Il silenzio che vuol dire assenza di parola, mancanza di fiducia e di speranza.
Ma don Tonino vede un altare risonante di voci. Per le strade, come amava fare don Tonino, carichi di gioia, splendenti di luce, allontanando il silenzio in favore della voce, venticinque anni dopo.
Buona Pasqua Molfetta. Buon mese di aprile, mese di preghiera e di gioia. E di ricordo. Il ricordo del tuo amato vescovo.
Don Tonino Bello e la dimensione del possibile
Immagino che la figura di don Tonino non sia sconosciuta e che tratti della sua esperienza di sacerdote e vescovo, echi del suo impegno per la pace e per i poveri, espressioni ormai note dei suoi testi, risuonino dentro di voi.
Mi auguro riecheggino come certezza che nella Chiesa sia possibile mettere in atto la radicalità del Vangelo che è annuncio del buono e del bello di cui ognuno può essere protagonista in quanto creatura a immagine del creatore.
Guardare a don Tonino significa cogliere la dimensione della possibilità come occasione, opportunità, facoltà data ad ognuno di fare qualcosa.
Se l'essere chiamati a una scelta di vita, qualsiasi essa sia, è la via perché ciascuno realizzi la sua storia pienamente, la possibilità è la dimensione che rende ogni scelta vocazionale una dimensione attiva e attivante.
La possibilità che abbiamo per essere pienamente noi stessi.
Di don Tonino l'immagine tra le tante che è fissa è quella di un pastore che coglieva la dimensione del possibile.
Non so se sia corretto, ma penso che la vocazione sia non tanto rispondere a una chiamata, quanto invece la scoperta della dimensione attraverso la quale ciascuno di noi realizza la sua assoluta autenticità e irripetibilità.
E questa è una dimensione attivante non data una volta per tutte.
Non basta rispondere: «Ci sono, ma interrogarsi su come essere.
Una dimensione che accetta di essere costantemente stimolata dagli eventi che non avverte come minaccia, ma come adventum: ciò che deve avvenire ancora e che può avvenire nella misura in cui generiamo il movimento con la nostra risposta a fare la nostra parte.
Ho scelto alcuni passaggi degli scritti e della storia di don Tonino e li offro sapendo il ruolo che avete nell'accompagnare le vite di ognuno nella scoperta del proprio progetto unico.
Credo che nella misura in cui coglieremo la risposta di don Tonino alla sua vocazione, cioè nella maniera in cui, interrogandosi, ha scelto di vivere la sua vocazione di uomo, sacerdote e pastore, potremo "rubargli" strumenti per rendere possibile la chiamata all'autenticità di ognuno di noi e degli altri.
I «sassi» come domande per il cammino
Vorrei darvi dei sassi, che, come scrupoli, possiate mettervi dentro e portarli con voi.
Lo scrupolo era un piccolo sasso, simile a un sassolino pungente.
Una persona scrupolosa è una persona che agisce con scrupolo, con vivo senso di responsabilità e di precisione: scrupoloso lo si dice anche di una cosa che è fatta con estrema precisione e diligenza; minuziosa, meticolosa.
I sassi sono allora come domande aperte e anche scomode da farci lungo il percorso di vita che scegliamo.
Il primo sasso: la responsabilità
Il primo sassolino è proprio quello di camminare con lo scrupolo come compagno intimo e segreto, con la domanda costante di quanta scrupolosità io stia mettendo nel fare la mia parte.
Lo scrupolo diventa così una forma di responsabilità personale. Non è un peso sterile, ma una domanda che accompagna le decisioni e invita a verificare con quale precisione, attenzione e diligenza si stia vivendo il proprio compito.
Il secondo sasso: essere luce
Il secondo sassolino è quello che ci ricorda che siamo luce.
Non intesa come l'essere lanterna che illumina la strada, o l'essere luce per gli altri, ma come compimento di ciò che noi siamo.
In un testo don Tonino scrive: «Ognuno di voi è una parola del vocabolario di Dio che non si ripete più. E non abbiate la preoccupazione che non ci sia la passerella per voi, che la storia non vi offra un proscenio, che non vi dia la copertina patinata, che non vi dia il video come schermo delle vostre esibizioni: non vi preoccupate di questo.
Non è questo il senso. Voi non avete il compito nella vita di fare scintille, ma di fare luce. Io vi voglio augurare che non abbiate a perdere la dimensione della quotidianità e del sogno.
Scavate sotto il vostro tettuccio e troverete il tesoro. Non siete inutili. Siete irripetibili».
Lo scrupolo della luce è appunto quello di avere la consapevolezza che posso rendere unica la mia storia anche nella sua dimensione di fragilità e debolezza.
E aiutare gli altri a ricercare la loro luce.
La lampara: silenzio, ascolto e speranza
C'è un testo di don Tonino che ci offre numerosi sassi.
È La lampara, la preghiera dell'addio alla sua terra di origine e del viaggio verso un altro mare, quello di Molfetta, che lo aspetta come vescovo.
È una preghiera notturna sul porto di Tricase.
Un piccolo molo dove don Tonino resta solo.
Il silenzio intorno che favorisce il silenzio dentro.
Una dimensione di ascolto che caratterizza la vita di don Tonino.
Non c'è testo e non c'è azione, impresa, che in lui non abbia una notte di silenzio e solitudine.
Ecco il sasso che ci dice lo scrupolo del silenzio come dimensione intima.
Il silenzio nella sua dimensione non di chiusura, ma di apertura all'ascolto più intimo per recuperare le altezze che solo le profondità possono consentirci.
La dimensione del silenzio è un esercizio per imparare a guardare oltre.
Un esercizio al quale ci sottraiamo spesso e consentiamo che si sottraggano anche gli altri.
Forse per questo viviamo un tempo di sogni già consumati nel loro nascere, perché non hanno basi, ma solo altezze che durano il tempo di una stagione.
Il molo di Tricase ci consegna una delle più intense preghiere di don Tonino.
«E qui, dietro il muraglione del porto, in questo crepuscolo domenicale, non siamo rimasti che io e te, o Signore. Tricase è alle mie spalle. Davanti solo il mare: un mare senza vele e senza sogni. ».

Il mare senza vele e senza sogni
Ci sono delle cose che don Tonino chiede al Padre nella notte in cui il mare è appunto "senza vele e senza sogni": «Da' a questi miei amici e fratelli la forza di osare di più. La capacità di inventarsi. La gioia di prendere il largo. Il fremito di speranze nuove, la volontà decisa di rompere gli ormeggi. stimola in tutti soprattutto nei più giovani una creatività più fresca, una fantasia più liberante e la gioia turbinosa dell'iniziativa che li ponga al riparo da ogni prostituzione».
Richieste che sono degli auguri che potrebbero sembrare di circostanza se non fossero seguite dalla fotografia impietosa che don Tonino traccia della comunità che lascia:
«Ci sono i poveri, i malati, i vecchi, gli esclusi, c'è chi ha fame e non ha pane ma c'è anche chi ha il pane ma non ha fame, ci sono gli sfrattati, le prostitute, chi è stanco e solo, chi ha ammainato le vele, chi nasconde sotto il coperchio di un sorriso cisterne di dolore, chi pensa che un solo gesto di carità serva a sanare tante sofferenze».
Il terzo sasso: conoscere la realtà
Da questo passaggio, che è fotografia della realtà, cogliamo un altro sasso, quello che ci chiede con quanto scrupolo conosciamo la realtà e la situazione in cui siamo (altrimenti la vocazione è fuga dalla realtà).
Non è solo una immagine poetica «Chi nasconde sotto il coperchio di un sorriso cisterne di dolore}}: è una metafora vera che empatizza e sintonizza, che dice di una sensibilità che coglie la prossimità con delicatezza.
Che non vede la fotografia per giudicarla, ma per cogliere le sfumature, il fermo immagine che mette insieme tutti i particolari.
Lo scrupolo del realismo non come pratica di cinismo, ma come conoscenza del reale.
La nostalgia del futuro e il coraggio di partire
C'è poi il sasso della nostalgia del futuro.
È il sasso che ci muove e non ci fa stare fermi, qualunque sia la condizione della nostra vita, qualunque sia la nostra luce.
Se guardiamo all'esperienza ultima della vita di don Tonino, pieno di futuro che promana dai suoi testi, dalle sue parole:
«Vi benedico da un altare scomodo, ma carico di grazia. Vi benedico da un altare coperto da penombre, ma carico di luce. Vi benedico da un altare circondato da silenzi, ma risonante di voci».
È la benedizione che don Tonino pronunciò con un filo di voce il suo ultimo giovedì santo, quando su una lettiga scese dalla sua stanza per celebrare la liturgia degli olii.
Nella preghiera La lampara, in una notte dove il mare è senza vele e senza sogni, basta la luce di una lampara vista in lontananza a dare slancio e far dire: «Ora basta. È già scesa la notte, ma laggiù sul mare, ancora senza vele e senza sogni, si è accesa una lampara».
Il sasso è quello che ci interroga su quale pastura abbiamo e che cogliamo in quel dire "basta".
La pastura non del ripiegamento e del dubbio come pratica costante e unica, ma quella dell'affidarsi al barlume di una luce che si coglie da lontano per intraprendere il viaggio.
Rompere gli ormeggi che ci fanno stare in acqua, ma ben ancorati alla terraferma.
Siamo spesso in questa nostra dimensione di ambivalenza.
Timorosi di osare.
Che è un segno di invecchiamento.
La pastura della giovinezza che guarda anche con sfrontatezza.
La pastura di chi è audace.
Il sasso della pastura è quello che ci dice il termometro della nostra audacia, della nostra dismissione dai sogni.
Don Tonino Bello - Costruttori di PACE 1/4 - Poesia
Il sogno come servizio alla comunità
Ma come facciamo a coltivare con costanza la dimensione del sogno?
Credo che questa sia una domanda che ci facciamo con il passare degli anni e della stanchezza che ci prende e talvolta vince.
Facendo vuoto di potere e riempendolo di azioni e scelte potenti, che possono cioè generare comunità.
Mi spiego.
C'è, soprattutto nella Chiesa, come in ogni struttura che declina una modalità di convivenza, un immaginare se stessa per conservazione e riproducibilità di ruoli e azioni.
La certezza dell'esistente diventa talvolta l'unica e la sola condizione per autodeterminarsi.
Don Tonino invita a fare il vuoto di potere per generare il servizio.
Cambiare i simboli.
Oltre la mitra, il pastorale e l'anello, anche il catino, la brocca e l'asciugatoio che nella Chiesa sono simboli antichi, precedenti ai tre simboli più noti.
Don Tonino non sprigiona il sogno inventando, ma andando alle radici e ridando ai simboli il loro valore di senso.
I sognatori non sono rivoluzionari a prescindere.
Sono capaci di andare ai bisogni profondi e anche inespressi di una comunità e di connetterli alle azioni necessarie nel qui e ora.
Il bisogno delle nostre comunità non era quello di avere un vescovo che esercitasse il suo mandato con il solo l'anello (simbolo di fedeltà), ma che indossasse il grembiule nella ferialità di ogni giorno.
L'aver reso quel rito occasionale pratica quotidiana del suo mandato ha fatto di don Tonino un profeta, un sognatore di sogni diurni, e poiché «i poveri sono sempre e saranno sempre con noi (cf Gv 12,8), le ferite nelle quali incarnare parole e gesti di speranza non sono occasionali o marginali, ma sono strutturali.
Il vuoto che i simboli del potere hanno generato nelle comunità ancorate a riti svuotati di senso ha bisogno di nuovi simboli che dicono pratiche di comunità vive.
Potere, responsabilità e obbedienza
Credo che uno dei nodi di questo tempo sia non solo il valore, ma soprattutto il significato che diamo alla parola "potere" nel momento in cui realizziamo le scelte della nostra vita e della nostra chiamata.
Potere come verbo, poter fare, o come sostantivo: il potere.
Il sasso che ci riporta allo scrupolo del nostro rapporto con il proprio potere, cioè con la propria responsabilità all'interno della comunità è un sasso necessario.
C'è infine un ultimo sasso quello che ci rammenta il nostro rapporto tra obbedienza e libertà.
Il testo che vi suggerisco è La coscienza e il potere?
L'interrogativo di quel libro è come essere all'interno di una struttura alla quale si deve obbedienza, nella consapevolezza che disobbedire è necessario per evitare l'asfissia della struttura stessa e garantire il rispetto degli altri.
Don Tonino parla di «paletti catastali che recingono la zona che è di proprietà comune per tutta l'umanità. L'intangibilità della vita umana, la valorizzazione dell'altro, l'accoglimento dell'altro, il perdono, le cose assurde di cui ci parla il Vangelo».
Su questo non bisogna concedersi sconti e a chi ne chiede non farli.
Lo scrupolo del disturbo da avvertire costantemente.
«Lo scopo di un vescovo che fa parte di una struttura è di non lasciarsi schiacciare dalla struttura, che è effimera; anche la Chiesa è effimera, è precaria.
Non deve predicare se stessa. deve essere un indice puntato non verso il proprio petto, ma verso il Regno, verso il futuro».
Guardare le strutture in questo senso significa accettare che il movimento è la dimensione della vita.
Don Tonino Bello, una presenza scomoda e autentica
E forse c'è un sasso ultimo da portarci dentro: è il sasso don Tonino.
Presenza e testimonianza scomoda perchè vera, autentica nel compimento sua vocazione.
Io vi auguro di sentirlo un po' come lo abbiamo sentito noi che lo abbiamo conosciuto: il pungolo costante al nostro torpore, la chiave che metteva in moto le potenzialità di ognuno, la carezza che non si limita a consolare, ma accompagnare, sostenendo la possibilità che ognuna ha ed è di essere luce.
Anno: 2017 Numero: 4 di Elvira Zaccagnino
Preghiere e veglie ispirate ai testi di don Tonino Bello
I testi di don Tonino Bello vengono utilizzati in diversi momenti di preghiera, formazione e riflessione comunitaria.
- Veglia di preghiera notturna animata dai catechisti sulla traccia del testo di Don Tonino Bello "Lettera ai catechisti". Brani biblici: Salmo 8 e Prima Lettera di Giovanni (1,1-4).
- Momento di preghiera per ragazzi delle medie da fare in prossimità del Natale. Con un passo di Isaia, un brano evangelico, richieste di perdono, una storia, una riflessione e una preghiera di don Tonino Bello.
- Incontro di preghiera per la 31ª Giornata per la Vita con brani tratti dalla Salvifici doloris di Giovanni Paolo II, dal Messaggio dei vescovi, testimonianze di don Tonino Bello e Benedetta Bianchi Porro.
- Preghiera con un commento di don Tonino Bello.
- Preghiera del Venerdì Santo per la comunità meditando con scritti di don Tonino Bello.
- Una bella veglia a San Giuseppe, sposo della B.V.M. con il testo "La carezza di Dio" di don Tonino Bello, un testo ricco di suggestioni e spunti di riflessione sulla nostra società dell'usa e getta.
- Utile anche per una riflessione sull'essenzialità e la condivisione nel tempo di Quaresima.
- Adorazione Eucaristica per la veglia all'altare della reposizione con meditazioni di don Tonino Bello.Gv 13,1-15.
- Momento di preghiera sui testi di don Tonino Bello.
- Adorazione eucaristica semplice ed originale, con una testimonianza e un bellissimo scritto di don Tonino Bello.
- Pieghevole con riflessioni e preghiere per la Quinta Domenica di Pasqua B. Con una parte della meditazione "Maria, donna del popolo" di don Tonino Bello per il mese di maggio.
- Pieghevole con riflessioni e preghiere per la sesta Domenica di Pasqua B. Con la parte conclusiva della meditazione "Maria, donna bellissima" di Don Tonino Bello.
- Pieghevole con riflessione e preghiere per la Domenica di Pentecoste. La riflessione è di don Tonino Bello: "Maria, donna del piano superiore".
- Veglia per ordinazione sacerdotale composta da due momenti: 1. riflessione sui testi di don Tonino Bello "La stola e il grembiule". Ad ogni testo corrisponde un gesto significativo e coinvolgente.
- Adorazione eucaristica in memoria dei cari defunti con riflessione di don Tonino Bello.
- Veglia di preghiera Mariana con testi di Giovanni Paolo II e don Tonino Bello.
- Giornata nazionale per la Vita Pieghevole con riflessioni e preghiere per la quinta Domenica del tempo ordinario C. Contiene la Preghiera per la Vita di Giovanni Paolo II e una breve riflessione di Don Tonino Bello sulla vocazione.
- Momento di preghiera per una veglia vocazionale, con momenti di riflessione alternati da scritti di Madre Teresa di Calcutta, Benedetto XVI, don Tonino Bello, etc.
- Meditazione dei misteri gaudiosi del rosario con brani di don Tonino Bello.
- Novena di natale (di sei giorni), con preghiere per bambini e costruzione del presepio ma tenendo conto anche degli adulti inserendo ogni giorno una riflessione di don Tonino Bello.
- Breve novena di Natale con il testo di don Tonino Bello 'Andiamo fino a Betemme' e antifone in 'o'.
- Veglia nella notte Santa del Natale 2010 con testi di don Tonino Bello.
- Veglia di preghiera mariana completa di brani tratti da Don Tonino Bello, dalle apparizioni di Maria a Santa Caterina Labouré e dal Vangelo.
- Un percorso di catechesi per preadolescenti di II media a partire da alcune suggestioni molto belle di don Tonino Bello, tratte da un suo intervento "La bisaccia del cercatore".
- Riflessione di don Tonino Bello sulla Trasfigurazione tratto da "La Teologia degli oppressi". Antologia di scritti e interventi, Manni, San Cesario di Lecce 2003.
- Adorazione Eucaristica, preparata in occasione di un Convegno Diocesano, basata su un'omelia di Don Tonino Bello intervallata da brevi momenti di silenzio e preghiera.
- Campo scuola pensato per ragazzi di scuola superiore sul tema dell'ascolto. Compagni di viaggio sono Geremia, Isaia, Osea, Amos e infine don Tonino Bello.
- Schema per un'ora di Adorazione Eucaristica con rifessioni sulla vita come vocazione, con brano della vita di san Francesco d’Assisi, testi di don Tonino Bello e madre Teresa di Calcutta.
- Via Crucis della Parrocchia Santo Stefano e.m. di Pisa preparata dai genitori del gruppo giovanissimi. Sul servizio che l'uomo deve svolgere nei confronti dei propri fratelli, con riferimenti a don Tonino Bello e a Papa Francesco, è costituita da sei stazioni, ognuna caratterizzata da brano del Vangelo, meditazione, invocazioni e canto.
- Pieghevole con riflessioni e preghiere per la Domenica di Pentecoste C. Con preghiera di Don Tonino Bello e riflessione di Papa Francesco.
Altri pensieri di don Tonino Bello
"Vi auguro la scoperta di Dio nelle cose più belle che Lui ci dona nella natura, l'intuire la Sua presenza che fa miracoli ogni giorno e che noi non sappiamo cogliere.
Perchè voi siete molto consumatori di sacralità, di sacro, ma poco protagonisti di santità e la santità la possono raggiungere anche i laici.
Gesù Cristo vi dia tanta voglia di scoprire la santità delle cose, la santità del mare, la bellezza della terra, dei vostri giardini, dei prati, delle pareti delle scuole!
Tanti auguri ragazzi!" - Don Tonino Bello
Se la fede ci fa essere credenti, e la speranza ci fa essere credibili, è solo la carità che ci fa essere creduti.