Il 18 marzo la Chiesa ricorda soprattutto San Cirillo di Gerusalemme, vescovo e dottore della Chiesa, e celebra la memoria di numerosi santi, tra cui Sant’Alessandro di Gerusalemme, vescovo e martire, San Frediano di Lucca, San Braulio e Sant’Edoardo II il Martire. La giornata è inoltre legata al tema dell’Eucaristia attraverso la testimonianza di János Brenner, sacerdote e martire dell’Eucaristia, paragonato a San Tarcisio.
San Cirillo di Gerusalemme nacque a Gerusalemme intorno al 313-315 da genitori cristiani e morì il 18 marzo 387. È ricordato come uno dei Padri della Chiesa, autore di celebri catechesi rivolte ai catecumeni e di importanti insegnamenti sul Battesimo e sull’Eucaristia.
Il 18 marzo nel calendario cristiano
Il 18 marzo è il 77° giorno del calendario gregoriano, mentre negli anni bisestili è il 78° giorno; mancano 288 giorni alla fine dell’anno. Nel Rito Romano si celebra San Cirillo di Gerusalemme, vescovo e dottore della Chiesa, con memoria facoltativa.
Tra le principali celebrazioni e commemorazioni del giorno figurano anche Sant’Alessandro di Gerusalemme, vescovo e martire; Sant’Anselmo II di Lucca, vescovo; San Braulio, vescovo; San Frediano di Lucca, vescovo; Sant’Edoardo II il Martire, re d’Inghilterra; San Leopardo di Tours, eremita; San Salvatore da Horta, religioso francescano; e i beati Giovanni Thules e Ruggero Wrenno, martiri.
| Santo o beato | Titolo | Ricorrenza |
|---|---|---|
| San Cirillo di Gerusalemme | Vescovo e dottore della Chiesa | 18 marzo, memoria facoltativa |
| Sant’Alessandro di Gerusalemme | Vescovo e martire | 18 marzo |
| Sant’Anselmo di Lucca | Vescovo | 18 marzo |
| San Braulio | Vescovo | 18 marzo |
| San Frediano di Lucca | Vescovo | 18 marzo |
| Sant’Edoardo II il Martire | Re d’Inghilterra | 18 marzo |
| San Leopardo di Tours | Eremita | 18 marzo |
| San Salvatore da Horta | Religioso francescano | 18 marzo |

San Cirillo di Gerusalemme: vita e formazione
Scarsissime sono le notizie agiografiche sulla gioventù di San Cirillo: si sa che nacque a Gerusalemme intorno al 313-315 da genitori cristiani, informazioni che provengono da suoi contemporanei, come Rufino, Epifanio e Geronimo, e da vari storici del V secolo tra cui Sozomeno, Socrate Scolastico e Teodoro.
Nacque in Gerusalemme nell'anno 314. Dopo aver appreso i primi rudimenti della letteratura e delle scienze profane, studiò Sacra Scrittura, con tanto ardore e profitto, da diventare un intrepido.
Ordinato sacerdote dal vescovo San Macario o dal suo successore, operò sotto Massimo III come sacerdote della Diocesi di Gerusalemme. Nel 350, dopo la deposizione del vescovo Massimo, ne diviene il successore e regge la Chiesa di Gerusalemme fino alla sua morte, avvenuta in quella città il 18 marzo del 386.
San Cirillo vescovo nella crisi ariana
In un’epoca in cui, in seno al cristianesimo, erano molto molto accese le dispute tra le varie correnti filosofiche, San Cirillo fu molto incline al dialogo e alla riconciliazione.
Abbracciò la corrente di Eusebio di Cesarea, che, in merito alla questione della natura di Cristo, si poneva a metà strada tra la teologia di Atanasio di Alessandria e quella di Ario.
Mentre quest’ultimo negava la divinità di Cristo, Atanasio sosteneva la consustanzialità, cioè che il Figlio fosse della stessa natura del Padre; Eusebio e Cirillo erano per una posizione dove Cristo era definito ὅμοιος, hómoios (simile al Padre).
San Cirillo fu nominato vescovo nel 347 da Acacio, metropolita dell’arcidiocesi di Cesarea di Palestina, ma ben presto tra i due sorsero forti attriti, sia per questioni amministrative che per questioni teologiche, tanto che nel 358 Cirillo fu condannato all’esilio, con l’accusa di aver venduto proprietà della Chiesa per aiutare i poveri.
Durante il suo episcopato, gli ariani, per i quali Cirillo aveva avuto inizialmente qualche simpatia, cercano di screditarlo. Sebbene fosse rigidamente ortodosso, è stato anche accusato d’eresia. Ha trascorso tanti anni in esilio quanti nella sua diocesi.
Vittima delle varie correnti che si affermavano al potere, nel 381 San Cirillo partecipò, aderendovi, al concilio di Costantinopoli, dove venne ribadito quanto deciso nel concilio di Nicea, cioè che Cristo fosse simile nella sostanza al Padre, ponendo in questo modo un punto dogmatico alle controversie della prima chiesa cristiana.
Le catechesi e l’insegnamento sull’Eucaristia
San Cirillo è celebre per le catechesi rivolte ai catecumeni. Ha scritto 24 catechesi, considerate autorevoli opinioni dei primi cristiani su Battesimo ed Eucaristia.
Per primo nella Chiesa ha utilizzato la parola 'transustanziazione' nella Messa. Papa Leone XIII, il 28 luglio 1882, lo elevò a confessore e Dottore della Chiesa.
È uno dei Padri della Chiesa. Per la sua guida sicura e la fede incrollabile, San Cirillo viene rappresentato nell’iconografia cristiana con il bastone pastorale fra le mani, la mitra o mentre discute con altri vescovi in occasione delle dispute filosofiche.
Tra i suoi scritti più noti è una lettera all’imperatore Costantino, in cui il Santo riporta lo straordinario evento avvenuto nel mese di maggio agli inizi del suo episcopato, quando una grande croce comparve nel cielo tra il monte Calvario e l’Orto degli Ulivi, tanto splendente da vincere la luce del sole.
L’Eucaristia come mistero di comunione e dono
Il sacramento della santissima Eucaristia perpetua il memoriale della Pasqua del Signore e quindi della sua presenza salvifica. Dobbiamo allora tornare, con il cuore e la mente, all’importanza della celebrazione di questo sacramento e al suo significato.
Dobbiamo anzitutto considerare che la celebrazione dell’Eucarestia non è né una rappresentazione teatrale (infatti non diciamo vado ad assistere alla Messa), né un momento in cui viene dispensata la Santa Comunione (infatti non diciamo nemmeno vado a prendere la comunione).
L’ Eucarestia è, anzitutto, un mistero da celebrare e questo significa che è una realtà che coinvolge appieno la vita di ognuno. Celebrare significa vivere.
Questo ci permette di capire che celebrare l’Eucaristia significa adottare uno stile di vita che è quello della comunione e del dono, anzitutto lo stile di vita della comunione che significa intessere per l’Altro (Dio) e per gli altri (il prossimo) rapporti veri e sinceri.
Come sappiamo il Signore si rende presente per noi nel nostro prossimo ecco allora che diventa indispensabile anche il dono che si rende concreto nel servizio. Servizio che è donarsi per il bene altrui.
Del resto, quando Gesù ha istituito questo sacramento nell’Ultima Cena, risuonava l’antifona del comandamento dell’amore: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi!
Nell’Eucaristia noi possiamo comprendere in che modo Gesù ci ha amato, ovvero donandosi a noi, facendosi per noi nutrimento, una semplice ed umile Ostia che racchiude in sé Dio stesso!
Questo modo di donarsi è possibile soltanto se ci lasciamo guidare da sentimenti di umiltà e di abnegazione. Questo amore, che il Signore manifesta per ognuno di noi, è lo stesso amore che noi dobbiamo nutrire nei confronti dei fratelli, indistintamente.
Questo ci ha insegnato Gesù nella sua vita terrena e continua a farlo attraverso la sua presenza sacramentale nell’Eucaristia!
Ogni volta che noi celebriamo il memoriale della morte e risurrezione del Signore, ricordiamo questo: noi mangiamo il Corpo e il Sangue del Signore perché a nostra volta possiamo anche noi diventare Lui.
Ovvero possiamo assimilare la nostra vita alla sua imitando quello che lui ha fatto. Come Cristo si fa cibo per noi anche noi dobbiamo farci cibo per i fratelli.
L’Eucarestia è scuola di vita: è da questo sacramento che possiamo apprendere la vita di Cristo e avere la forza necessaria per conformarci totalmente a Lui, servo obbediente, fino al dono totale della sua vita per noi ancora peccatori!
Questa piena partecipazione all’Eucarestia non è data dal fare qualche particolare servizio durante la celebrazione ma semplicemente dall’essere parte dell’unica assemblea che si raduna intorno all’altare del Signore per essere, sempre più, un cuor solo e un’anima sola!
Se il battesimo ci ha resi parte integrante del corpo mistico di Cristo quali membra vive, sta a noi e alla nostra libera scelta rinnovare la consapevolezza di questa dignità e comprendere quale sia il disegno di Dio per ognuno di noi!
Una volta che abbiamo preso coscienza di cosa il Signore ci chiede allora potremmo anche agire in modo lodevole, degno per il bene di tutto il corpo!
SPIEGAZIONE DELLA MESSA: evoluzione storica/1
János Brenner, martire dell’Eucaristia
«Signore, fa che la mia vita sia degna della mia vocazione, in modo da essere santo», scrisse János Brenner nel suo diario spirituale all’età di 19 anni. In quel tempo, entrò come novizio nell’Ordine cistercense.
Se amiamo incondizionatamente, se con tutta la nostra personalità ci rivolgiamo a Dio (cf. Dt 6,5), se invochiamo il Signore (Es 22,26; Sal 91,15), saremo sempre ascoltati: «Sappiate che il Signore fa prodigi per il suo fedele: il Signore mi ascolta quando lo invoco» (Sal 4,4).
La promessa del salmo si è adempiuta nella vita di János Brenner.
La famiglia e la vocazione
Era nato nel 1931 a Szombathely, da una famiglia attenta, amorevole e cattolica, nella zona dell’Ungheria occidentale, terra di santi.
Già nel 303, durante la persecuzione dei cristiani da parte di Diocleziano, san Quirino morì qui, come martire. Qui nacque nel 316 san Martino, santo d’Europa, che, in seguito, divenne patrono della Chiesa nell’Impero Franco.
Ma il cristianesimo perseverò anche dopo la caduta dell’Impero Romano. Intorno al 515, nacque san Martino di Braga, colui che convertì il Portogallo di oggi.
In quel periodo le popolazioni accettarono la fede cattolica. Qui è nato il beato László Batthyány-Strattmann, il medico dei poveri. E in questa terra è nato il servo di Dio, József Mindszenty.
I genitori di János Brenner non erano cattolici solo per tradizione, ma il centro del loro cuore era occupato da Dio. Partecipavano quotidianamente alla santa messa e facevano la santa comunione.
La madre di János era l’esempio di un amore generoso e di donazione. Diceva: «Se donavo qualcosa a qualcuno, il giorno seguente ricevevo tre volte tanto».
L’atmosfera di fede, preghiera e fiducia circondava il bambino che stava crescendo. La nonna pregava molto, affinché suo figlio fosse sacerdote.
Questa preghiera, allora, non venne ascoltata, ma i suoi nipoti, László, János e József, tutte e tre ricevettero la grazia della vocazione sacerdotale.
Il segno di San Tarcisio
La vocazione di János divenne evidente nel periodo della scuola. Durante il periodo in cui frequentò la scuola elementare diocesana, ovvero durante il 1938, l’anno del Congresso eucaristico, organizzò una rappresentazione teatrale dedicata alla vita di san Tarcisio, martire dell’eucaristia.
Avevano chiesto chi voleva interpretare san Tarcisio. János Brenner aveva alzato tutte e due le mani, perché voleva interpretare il santo martire.
Sensazione? Messaggio? Segno della divina Provvidenza? Risposta misteriosa di Dio all’amore di un cuore puro e infantile?
Gli studi e la preparazione al sacerdozio
A partire dal 1942, János studiò nel liceo-ginnasio Lajos Nagy di Pécs dell’Ordine dei cistercensi. Era ancora studente, quando nazionalizzarono le scuole e quando il mondo cambiò all’improvviso intorno a lui.
Tuttavia, la via diritta della fede e dell’amore lo portarono direttamente sulla strada del sacerdozio: entrò nell’Ordine dei cistercensi.
In questo modo, seguì l’esempio del fratello maggiore, che due anni prima, aveva scelto la stessa vocazione. Vide che il destino dei sacerdoti, nel mondo che stava emergendo, non era un riconoscimento sociale o una carriera.
Fece le domande più evidenti a se stesso. Non chiese dove si sarebbe sentito meglio, dove fosse più piacevole la vita.
Sapeva di voler servire solo ed esclusivamente nella Chiesa: voleva servire Dio.
Questa dedizione personale lo ha ispirato a scrivere quella frase memorabile che scrisse nel suo diario personale: «Il mio cuore pieno di gratitudine e di amore vuole ringraziarti (Signore) per quella grande e ancora più grande grazia, per cui mi ha chiamato a servirti».
Nell’agosto del 1950, dopo gli esercizi spirituali, entrò nel monastero cistercense di Zirc. Ma la tranquilla preparazione durò solo alcune settimane.
Il 7 settembre 1950, la Direzione del consiglio presidenziale, con la sola parola «privò il funzionamento degli ordini religiosi».
In altre parole, gli ordini religiosi vennero soppressi. In seguito, i novizi andarono a vivere a Budapest in diverse famiglie, mentre, come laici, studiavano teologia presso l’Accademia delle scienze teologiche.
Nel frattempo, anche l’università venne riconfigurata dal comunismo: la facoltà di teologia venne accantonata dall’università e passò alla Conferenza episcopale.
Naturalmente si erano dimenticati di dare la sede alla facoltà, così l’insegnamento venne fatto presso il seminario centrale, dove rimase «temporaneamente» fino alla primavera del 1998.
Rimase agitato il destino di János Brenner anche durante il periodo da seminarista. Il primo anno accademico lo portò a termine insieme agli studi del noviziato fatti in segreto.
Dopo di questo, non potè, però, più emettere la professione religiosa. I suoi superiori lo mandarono nel seminario diocesano; in questo modo divenne seminarista della diocesi di Szombathely.
Perciò continuò gli studi nel seminario locale. Ma, nell’estate del 1952, anche questo seminario fu chiuso, e così il seguente anno lo dovette iniziare a Györ.
In un tempo minaccioso e tempestoso, si preparava a diventare sacerdote, restando sempre sereno. I suoi compagni ricordano sempre il suo sorriso, la sua attenzione e la sua dedizione.
Sembrava che, con la sua serenità, con la sua speranza avesse innalzato l’intera comunità per portarla a Dio.
L’ordinazione sacerdotale
Arrivò l’ordinazione sacerdotale che avvenne nell’estate del 1955. Come motto per l’ordinazione scelse la frase di san Paolo: «Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno» (Rm 8,28).
La sua prima messa la celebrò a Szombathely, nella Chiesa dedicata a san Norberto, dove i suoi due fratelli László e József lo aiutavano e dove il suo professore di teologia di allora, József Winkler, tenne l’omelia.
Quel József Winkler, che più tardi, nel 1959, il papa nominò vescovo, ma le autorità resero impossibile la presa di possesso.
La sua consacrazione episcopale avvenne solo cinque anni dopo la sua nomina. In questo contesto, il motto del sacerdote novello János Brenner porta con sé un significato particolare.
Il ministero pastorale e la persecuzione
Il sacerdote János ricevette una sola obbedienza dal suo vescovo. Il suo luogo sarebbe stato Rábakéthely.
Si era avvicinato a tutti, anche alle persone più semplici con umiltà e amore.
Un fedele si ricorda di lui: «C’era un certo calore che a parole non riesco a spiegare. La gente lo amava e cercava di andare lì, dove egli era presente… c’era qualcosa in lui che attraeva le persone. Il suo grande peccato: i giovani e gli anziani lo amavano. Conquistò molte persone con la fede, per la Chiesa».
Servì i fedeli per due anni e mezzo. Tutti sentivano che in lui vi era un grande amore.
In questo periodo, naturalmente, essere prete significava avere un compito difficile. La pressione politica si era intensificata.
Prima sono stati attaccati gli ordini religiosi, le scuole, in seguito i seminari, e ora si volgeva verso i sacerdoti delle parrocchie.
Ma il rev.do János continuò il dialogo personale con Dio. Pregava in questo modo: «Signore, sono cosciente che non risparmi nessuno dei tuoi dalla sofferenza, perché riceveranno immensi benefici da Te».
Forse, in quel momento, sentiva che il suo destino sarebbe stato il martirio.
Fu allora che scoppiò la rivoluzione del 1956. Durò poco tempo. Molti fuggirono in Austria verso la frontiera aperta.
E, dopo alcune settimane, arrivò la repressione. Ci furono tanti processi e molte condanne a morte.
In tutta la nazione la raffica degli spari uccise il popolo che protestava. Nel 1957, all’ordine del giorno, arrivò anche l’intimidazione alle confessioni di fede.
Davanti agli occhi del rappresentante dello Stato, la popolarità del giovane cappellano era una lisca negli occhi. Chiese pure al vescovo di trasferirlo da un’altra parte.
Tuttavia, il rev.do János, accettò il rischio: «Non ho paura, sono disposto a rimanere qui», disse al suo vescovo.
Anche se da un punto di vista umano avrebbe dovuto avere paura e ciò lo sapeva anche lui. Dovette affrontare non solo le intimidazioni, ma anche il pericolo di vita.
Verso la fine dell’autunno, avevano cercato di ucciderlo, mascherandolo come un incidente stradale. Si salvò, ma aveva compreso le intenzioni delle autorità.
Perseverò. Svolse la sua opera pastorale con gioia.
Il martirio dell’Eucaristia
«Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio». Questo motto si è adempiuto il 14 dicembre 1957.
Poiché la fine della sua vita non è stata un semplice omicidio, un incidente apparente. Ma gli fu concessa la grazia di essere il martire dell’eucaristia.
Per questo, giustamente, lo nominiamo il san Tarcisio ungherese.
Verso mezzanotte un giovane, un suo chierichetto, bussò alla porta della parrocchia. Gli disse che suo zio era gravemente malato e aveva chiesto con urgenza la presenza di un sacerdote.
Il cappellano si vestì, andò in chiesa, prese l’olio per l’unzione degli infermi e il Santissimo.
Poi, andò nel vicino paese, dove fu chiamato. Ma, ad un centinaio di metri dalla chiesa, venne assalito.
Allora fuggì. Non andò verso la parrocchia, ma portò il Santissimo alla persona malata, mentre la banda di assassini lo stava aspettando proprio davanti alla casa del presunto uomo ammalato.
Lo uccisero brutalmente con trentadue coltellate.
Non si era potuto proteggere, ma aveva difeso l’eucaristia dall’umiliazione.
Lo hanno trovato con la sua mano sinistra fredda che stringeva ancora sul suo cuore il Santissimo.
L’esame successivo mostrò la straordinaria brutalità adottata. Lo calpestarono sul collo.
Non volevano farlo solo fuori come persona, ma volevano umiliare in lui il sacerdote, la sua fede e Colui che rappresentava per tutta la vita.

La memoria del martire e il significato della sua testimonianza
Sebbene, in quel momento, l’indagine sull’identità dell’omicida non fu trovato, tutta la comunità credente aveva compreso quello che era successo.
Dopo il funerale, il vescovo, Sándor Kovács, nella sua circolare scrisse quella frase che aveva un significato profetico: «La sua vita è stato un esempio. La sua morte è stato un austero sacrificio che il Signore Iddio accetterà per la salvezza dei suoi fedeli».
I fedeli hanno pregato per molti decenni, sulla tomba del sacerdote János. È stata eretta anche una cappella sul luogo del suo martirio.
Molti hanno pregato per la sua beatificazione. Il suo esempio è una grande testimonianza dell’eucaristia e del sacerdozio di Cristo.
Gesù Cristo è il centro della nostra fede cristiana e della nostra vita. Se noi lo amiamo con tutto il nostro cuore, egli abbraccia l’infinito, il mondo intero (cf. Col 1,17) e anche le nostre vite.
La sua presenza possiamo viverla specialmente nella santa messa e nell’adorazione eucaristica. Lui stesso ha voluto nell’Ultima Cena essere presenza viva e nutrimento.
Egli stesso ha affidato agli apostoli di celebrare questo in sua memoria. Questa è la memoria comune per cui noi cristiani viviamo e siamo uniti.
Perciò, i rappresentanti dell’amore di Cristo sono i sacerdoti consacrati, che adempiono generosamente alla loro vocazione.
Invochiamo l’intercessione di János Brenner, il buon pastore, il martire dell’eucaristia.
Gli altri santi del 18 marzo
Sant’Alessandro di Gerusalemme
Commemorazione di sant’Alessandro, vescovo e martire, che, venuto a Gerusalemme dalla Cappadocia, accettò la cura pastorale della Città Santa, dove fondò una preziosa biblioteca e istituì una scuola; più tardi, giunto ormai in avanzata età dopo una vita longeva, condotto a Cesarea durante la persecuzione dell’imperatore Decio, subì il martirio per la sua fede in Cristo.
San Frediano di Lucca
A Lucca, san Frediano, vescovo, che, originario dell'Irlanda, radunò dei chierici in monastero, per il bene del popolo deviò il corso del fiume Serchio rendendo fertile il territorio e convertì alla fede cattolica i Longobardi che avevano invaso la regione.
San Leopardo di Tours
A Tours nel territorio della Neustria, in Francia, san Leobardo, che visse recluso in una piccola cella accanto al monastero di Marmoutier, rifulgendo per spirito di penitenza e umiltà.
San Braulio di Saragozza
A Saragozza in Spagna, san Braulio, vescovo, che diede aiuto a sant’Isidoro, di cui fu grande amico, nel rinnovare la disciplina ecclesiastica in tutta la Spagna e ne fu degno successore per eloquenza e dottrina.
Sant’Edoardo II il Martire
Presso la cittadina di Wareham in Inghilterra, sant’Edoardo, che, re degli Angli, fu ucciso ancora giovane con malvagio inganno dai sicari della sua matrigna.
Sant’Anselmo di Lucca
A Mantova, transito di sant’Anselmo, vescovo di Lucca: fedelissimo alla Sede Romana, durante la lotta per le investiture ripose nelle mani del papa san Gregorio VII l’anello e il pastorale, che a malincuore aveva ricevuto dall’imperatore Enrico IV.
Scacciato dalla sua sede da parte dei canonici che rifiutavano la vita comune con lui, fu mandato come legato in Lombardia dal papa, al quale fu di grande aiuto.
Un uomo tra i più colti del suo tempo. Guidato dall’omonimo zio, che sarà Papa Alessandro II, Anselmo nel 1074 diventa vescovo di Lucca.
Rifiuta le regalie di Enrico IV, possiede uno spirito monastico, rinnova la vita spirituale. Muore nel 1086 a Mantova venerato da tutti; l’anno dopo è già Santo.
San Salvatore da Horta
A Cagliari, san Salvatore Grionesos da Horta, religioso dell’Ordine dei Frati Minori, che si fece umile strumento di Cristo per la salvezza dei corpi e delle anime.
Beata Marta Le Bouteiller
Nel cenobio di Saint-Sauveur-le-Vicomte nella Normandia in Francia, beata Marta (Amata) Le Bouteiller, vergine delle Suore delle Scuole Cristiane della Misericordia, che, confidando fortemente in Dio, si dedicò sempre con pazienza ai servizi più umili.
Beati Giovanni Thules e Ruggero Wrenno
A Lancaster in Inghilterra, beati Giovanni Thules, sacerdote, e Ruggero Wrenno, che, originari della medesima contea, divennero martiri di Cristo durante il regno di Giacomo I.
Altre memorie del giorno
- Beata Celestina Donati, fondatrice.
- San Comano di Iona, monaco.
- Beata Illuminata Bembo, badessa.
- Beata Marta, vergine.
- San Narciso di Girona, vescovo e martire.
- Nostra Signora della Misericordia.
- San Tomman, vescovo irlandese.
Le ricorrenze mariane e liturgiche del 18 marzo
Tra le ricorrenze di marzo della Beata Vergine Maria figura la Beata Vergine Maria di Costantinopoli, legata all’iconografia bizantina.
Il 18 marzo è inoltre collegato alle ricorrenze di Nostro Signore Gesù: l’Annunciazione del Signore, con l’annuncio del concepimento verginale; la Domenica delle Palme, con l’ingresso di Gesù a Gerusalemme; il Lunedì Santo, con Maria che unge i piedi di Gesù; e il Martedì Santo, con Gesù tradito e rinnegato.
Nel mese di marzo, tra i dottori della Chiesa, è ricordato San Cirillo di Gerusalemme, vescovo e dottore della Chiesa.
Tra i santi medici del mese di marzo sono ricordati il Beato Giuseppe Olallo Valdes, religioso dei Fatebenefratelli, e il Beato Marco da Montegallo, francescano.
La novena del 18 marzo
Il 18 marzo si recita la novena a San Giuseppe, ricordando la morte santa di San Giuseppe, fra le braccia di Gesù e di Maria, pregando per tutti i moribondi e perché la nostra morte sia dolce e serena come la sua.
Con piena fiducia, ricorriamo a lui.
Si recita anche la novena a Santa Maria Annunciata: «…Ti saluto, o piena di grazia» (Lc 1,28). Sia benedetta, o Maria, la grazia sublime di cui l’Angelo di Dio Ti dichiarò piena.
Tra le altre novene ricordate per questa data figurano quelle a San Giovanni Nepomuceno, San Benedetto da Norcia e San Giuseppe.
La novena a San Giuseppe può essere recitata tutta intera per tre giorni di seguito a partire dal 16 Marzo o dal 28 Aprile, oppure ogni volta che si desidera esprimere la propria devozione al santo o domandare qualche grazia speciale.
Il 18 marzo nella storia della Chiesa
- Nel 417 Zosimo viene eletto papa ed è il 40° successore di Pietro.
- Nel 731 Gregorio III viene eletto papa ed è il 89° successore di Pietro.
- Nel 1123 si apre il primo Concilio Lateranense riguardante la lotta per le investiture e la condanna della simonia.
- Nel 1536, a Savona, avviene l’apparizione di Nostra Signora della Misericordia al contadino Antonio Botta.
- Nel 1751 papa Benedetto XIV con la bolla Providas Romanorum condanna la massoneria.
- Nel 1969 Mario Pezzi viene ordinato sacerdote.
- Nel 1980 William Wakefield Baum viene nominato prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica.
Santi e personaggi morti il 18 marzo
Il 18 marzo morirono San Cirillo di Gerusalemme, nel 387; Sant’Edoardo il Martire, nel 978; Sant’Anselmo da Baggio, nel 1086; San Salvatore da Horta, nel 1567; Beata Marta Le Bouteiller, nel 1883; Beata Celestina Donati, nel 1925; e numerosi altri ecclesiastici e testimoni della fede.
Tra le figure ricordate in questa data compaiono anche papa Onorio III, Jacques de Molay, ultimo maestro dell’Ordine dei Cavalieri templari, Giuseppe Mercalli, presbitero, geologo, sismologo e vulcanologo, e diversi cardinali, vescovi e missionari.
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