Nella Bibbia il pane e il vino rappresentano il nutrimento quotidiano, la provvidenza di Dio, la comunione, la gioia e l’alleanza. Nel Nuovo Testamento raggiungono il loro significato centrale nell’ultima cena, quando Gesù prende il pane e il calice e li collega al proprio corpo e al proprio sangue.
Il tema comprende sia il pane materiale, necessario alla vita, sia il nutrimento spirituale della parola di Dio e di Cristo. Il vino, invece, può indicare la festa e la benedizione, ma anche l’offerta, il sangue dell’alleanza e il giudizio.
Il pane e il vino nell’ultima cena
Il racconto dell’ultima cena è il testo biblico più importante per comprendere il rapporto tra pane, vino ed eucaristia. Durante il pasto pasquale, Gesù benedice e spezza il pane, poi prende il calice e ne interpreta il significato davanti ai discepoli.
26Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». 27Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, 28perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. 29Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio».
Marco 14,22-25: il pane e il calice dell’alleanza
22E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 23Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24E disse: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. 25In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Luca 22,14-20: fate questo in memoria di me
14Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, 16perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». 17E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, 18perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio».
19Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». 20E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».
Gesù, pane della vita
Nel Vangelo secondo Giovanni il pane assume un significato ancora più profondo: Gesù si presenta come il pane disceso dal cielo e il pane della vita. Il nutrimento ricevuto da lui non viene contrapposto soltanto alla fame fisica, ma riguarda la vita eterna e la comunione con Dio.
Giovanni 6,31: I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo».
Giovanni 6,32: Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero;
Giovanni 6,33: il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Giovanni 6,34: Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Giovanni 6,35: Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.
Giovanni 6,41: Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo».
Giovanni 6,48: Io sono il pane della vita.
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.»
Antifona alla comunione: Dice il Signore: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno». (Gv 6,51)
Il pane quotidiano e la preghiera
Il pane compare nella preghiera del Padre nostro come dono necessario da chiedere ogni giorno. La richiesta unisce la fiducia nella provvidenza e la consapevolezza della dipendenza dell’uomo da Dio.
Matteo 6,11: Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
Luca 11,3: dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
La stessa fiducia appare nell’insegnamento di Gesù sulla bontà del Padre:
Matteo 7,9: Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra?
Luca 11,11: Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe?
Non di solo pane vivrà l’uomo
Durante la tentazione nel deserto, Gesù rifiuta di ridurre la vita al solo soddisfacimento dei bisogni materiali. La risposta richiama la parola di Dio come nutrimento indispensabile per l’esistenza umana.
Matteo 4,3: Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pane».
Matteo 4,4: Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
Luca 4,3: Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane».
Luca 4,4: Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo».
Il tema è già presente nell’esperienza d’Israele nel deserto:
Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Il pane spezzato e la condivisione
Nei Vangeli il pane è anche il segno della condivisione. Gesù non si limita a parlare del nutrimento: davanti alla fame della folla, coinvolge i discepoli e li invita a distribuire il cibo.
Giovanni 6,5: Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».
Giovanni 6,7: Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.
Marco 6,37: Ma egli rispose: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?».
Marco 6,43: e portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane e anche dei pesci.
La frazione del pane nella prima comunità
La comunità cristiana delle origini vive la fede attraverso l’ascolto, la fraternità, la frazione del pane e la preghiera. Il pane spezzato diventa così una pratica comunitaria legata alla lode e alla condivisione.
Erano assidui nell’ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere.
Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo.
Il pane spezzato dopo la risurrezione
Nel racconto dei discepoli di Emmaus, Gesù viene riconosciuto nello spezzare il pane. Il gesto richiama la benedizione, la condivisione del pasto e la memoria dell’ultima cena.
Luca 24,30: Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.
Luca 24,35: Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Il pane come dono di Dio e sostegno della vita
La Scrittura presenta il pane come un bene ricevuto dalla provvidenza divina. La sua presenza sulla tavola ricorda il lavoro, la terra, la pioggia e la cura con cui Dio sostiene la vita.
Zaccaria 10,1: Chiedete al Signore la pioggia tardiva di primavera; è il Signore che forma i nembi, egli riversa pioggia abbondante dà il pane agli uomini, a ognuno l'erba dei campi.
Colui che somministra il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, somministrerà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia.
Daniele 14,33: Si trovava allora in Giudea il profeta Abacuc il quale aveva fatto una minestra e spezzettato il pane in un recipiente e andava a portarlo nel campo ai mietitori.
Il banchetto della sapienza: mangiare il pane e bere il vino
Nel libro dei Proverbi, la Sapienza prepara una casa, una tavola, il pane e il vino, e invita chi è inesperto a lasciarsi guidare verso l’intelligenza. Il banchetto diventa immagine dell’istruzione e della vita secondo Dio.
La sapienza si è costruita la sua casa, ha intagliato le sue sette colonne. Ha ucciso il suo bestiame, ha preparato il suo vino e ha imbandito la sua tavola. Ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città: «Chi è inesperto venga qui!».
A chi è privo di senno ella dice: «Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato. Abbandonate l'inesperienza e vivrete, andate diritti per la via dell'intelligenza. Parola di Dio.
Gustate e vedete com’è buono il Signore
Il Salmo 33 collega il gusto del cibo alla conoscenza concreta della bontà di Dio. Il linguaggio del mangiare e del gustare rende la fede un’esperienza vicina, personale e vissuta.
Dal Sal 33 (34): R. Gustate e vedete com’è buono il Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore: i poveri ascoltino e si rallegrino.
Temete il Signore, suoi santi: nulla manca a coloro che lo temono. I leoni sono miseri e affamati, ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.
Venite, figli, ascoltatemi: vi insegnerò il timore del Signore. Chi è l’uomo che desidera la vita e ama i giorni in cui vedere il bene?
Custodisci la lingua dal male, le labbra da parole di menzogna. Sta’ lontano dal male e fa’ il bene, cerca e persegui la pace.
Pane, vino e gioia della vita
Nel libro di Qoèlet il pane e il vino sono associati alla gioia riconosciuta come dono di Dio. Il testo invita a vivere con gratitudine ciò che è posto sulla tavola.
Và, mangia con gioia il tuo pane, bevi il tuo vino con cuore lieto, perché Dio ha gia gradito le tue opere.
La vite e il vino possono quindi richiamare la gioia, la fecondità e la comunione, ma la Bibbia ne mostra anche la fragilità e la perdita.
La vite, il raccolto e la mancanza di pane
Quando il popolo si allontana da Dio, la Scrittura descrive la crisi attraverso l’interruzione del raccolto, l’inaridimento delle viti e la mancanza di pane. Queste immagini esprimono insieme una privazione materiale e una crisi spirituale.
Il fico infatti non germoglierà, nessun prodotto daranno le viti, cesserà il raccolto dell'olivo, i campi non daranno più cibo, i greggi spariranno dagli ovili e le stalle rimarranno senza buoi. Ma io gioirò nel Signore, esulterò in Dio mio salvatore.
La vite è seccata, il fico inaridito, il melograno, la palma, il melo, tutti gli alberi dei campi sono secchi, è inaridita la gioia tra i figli dell'uomo.
Amos 4,6: Eppure, vi ho lasciato a denti asciutti in tutte le vostre città e con mancanza di pane in tutti i vostri villaggi: e non siete ritornati a me, dice il Signore.
Amos 8,11: Ecco, verranno giorni, - dice il Signore Dio - in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma d'ascoltare la parola del Signore.
Pane e vino nelle relazioni umane
Mangiare il pane insieme può indicare amicizia e alleanza, ma anche tradimento. La Bibbia usa l’immagine di coloro che condividono il pane e poi tendono tranelli.
Abdia 7: Ti hanno cacciato fino alla frontiera, tutti i tuoi alleati ti hanno ingannato, i tuoi amici ti hanno vinto, quelli che mangiavano il tuo pane ti hanno teso tranelli: in lui non c'è senno!
Il pane può anche indicare ciò che una persona riceve nel corso della vita quotidiana:
Osea 2,7: La loro madre si è prostituita, la loro genitrice si è coperta di vergogna. Essa ha detto: «Seguirò i miei amanti, che mi danno il mio pane e la mia acqua, la mia lana, il mio lino, il mio olio e le mie bevande».
Il pane dei figli e la fede
Nel dialogo con la donna straniera, Gesù adopera l’immagine del pane dei figli per parlare dell’ordine della missione, della fede e dell’apertura della misericordia.
Matteo 15,26: Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini».
Marco 7,27: Ed egli le disse: «Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».
Il pane, la fede e il lievito
In alcuni episodi i discepoli pensano al pane materiale, mentre Gesù li invita a comprendere un significato spirituale. Il lievito diventa immagine della dottrina e dell’influenza dei farisei e dei sadducei.
Matteo 16,5: Nel passare però all'altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere il pane.
Matteo 16,7: Ma essi parlavano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso il pane!».
Matteo 16,8: Accortosene, Gesù chiese: «Perché, uomini di poca fede, andate dicendo che non avete il pane?
Matteo 16,11: Come mai non capite ancora che non alludevo al pane quando vi ho detto: Guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei?».
Matteo 16,12: Allora essi compresero che egli non aveva detto che si guardassero dal lievito del pane, ma dalla dottrina dei farisei e dei sadducei.
Marco 8,14: Ma i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo.
Marco 8,16: E quelli dicevano fra loro: «Non abbiamo pane».
Marco 8,17: Ma Gesù, accortosi di questo, disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito?
Il pane della mensa e il pane del regno di Dio
Il pane è presente anche nelle immagini del banchetto escatologico. Mangiare il pane nel regno di Dio significa partecipare alla comunione definitiva promessa dal Signore.
Luca 14,15: Uno dei commensali, avendo udito ciò, gli disse: «Beato chi mangerà il pane nel regno di Dio!».
La parabola del figlio prodigo utilizza invece il pane per descrivere il ritorno alla casa del padre e l’abbondanza ritrovata dopo la fame:
Luca 15,17: Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!
Il pane e il digiuno
Il digiuno biblico mostra che l’astensione dal pane e dal vino può accompagnare la preghiera, il lutto, la penitenza o una particolare ricerca di Dio.
Mosè rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti senza mangiar pane e senza bere acqua. Il Signore scrisse sulle tavole le parole dell'alleanza, le dieci parole.
Non mangiai cibo prelibato, non mi entrò in bocca né carne né vino e non mi unsi d'unguento finché non furono compiute tre settimane.
Luca 7,33: È venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio.
La sobrietà e il digiuno non cancellano il valore del pane e del vino, ma li collocano dentro un rapporto più ampio con la parola, la preghiera e la volontà di Dio.
Il vino: festa, sobrietà e Spirito
Il vino è associato alla festa e alla convivialità, ma la Scrittura mette in guardia dall’abuso. La gioia del vino non deve trasformarsi in perdita del controllo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni: Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi.
Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore. E non ubriacatevi di vino, che fa perdere il controllo di sé; siate invece ricolmi dello Spirito, intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.
La vite e la comunione con Cristo
Nel Vangelo secondo Giovanni la vite diventa immagine della relazione vitale tra Cristo e i suoi discepoli. Il frutto nasce dalla permanenza in lui, così come il tralcio vive unito alla vite.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Il calice della nuova alleanza
Il vino dell’ultima cena è presentato come il sangue dell’alleanza. Il calice richiama il dono di Cristo, il perdono dei peccati e la promessa del vino nuovo nel regno di Dio.
Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.»
Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi».
Vangelo secondo Marco 14,22-26: Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver pronunciato la benedizione, lo spezzò, lo diede loro e disse: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero.
Ed egli disse loro: «Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti. In verità vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino al giorno che lo berrò nuovo nel regno di Dio». Dopo che ebbero cantato l’inno, uscirono per andare al monte degli Ulivi.
Il vino e la passione di Gesù
Nel racconto della passione, il vino appare anche nella forma dell’aceto offerto a Gesù. Il gesto precede le sue ultime parole e la morte sulla croce.
E, dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.
Il vino non gradito e il pane impuro
Il profeta Osea collega il pane di lutto e il vino non offerto al Signore a una condizione di impurità e di separazione dal culto. Il valore del cibo dipende anche dal rapporto con Dio e dall’atteggiamento di chi lo offre.
Osea 9,4: Non faranno più libazioni di vino al Signore, i loro sacrifici non gli saranno graditi. Pane di lutto sarà il loro pane, coloro che ne mangiano diventano immondi. Il loro pane sarà tutto per loro, ma non entrerà nella casa del Signore.
Il libro di Aggeo distingue inoltre tra ciò che è consacrato e ciò che viene semplicemente a contatto con esso:
Aggeo 2,12: Se uno in un lembo del suo vestito porta carne consacrata e con il lembo tocca il pane, il companatico, il vino, l'olio o qualunque altro cibo, questo verrà santificato? No, risposero i sacerdoti.
Pane e vino nella liturgia
Nella celebrazione eucaristica il pane e il vino sono presentati come doni ricevuti da Dio. La preghiera sulle offerte interpreta l’offerta come uno scambio tra la povertà umana e la grandezza divina.
Sulle offerte: Accogli, o Signore, i nostri doni nei quali si compie il mirabile scambio tra la nostra povertà e la tua grandezza, perché, offrendoti il pane e il vino che ci hai dato, possiamo ricevere te stesso. Per Cristo nostro Signore.
L’acclamazione al Vangelo richiama direttamente il discorso di Gesù sul pane e sul sangue:
Alleluia, alleluia. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dice il Signore, rimane in me e io in lui. (Gv 6,56) Alleluia.
Dopo la comunione, la preghiera chiede che la partecipazione al sacramento trasformi la vita dei credenti:
O Dio, che in questo sacramento ci hai fatti partecipi della vita di Cristo, ascolta la nostra umile preghiera: trasformaci a immagine del tuo Figlio, perché diventiamo coeredi della sua gloria nel cielo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Il pane e il vino nella Regola di san Benedetto
La Regola di san Benedetto inserisce il vino e il pane nella disciplina concreta della vita monastica, collegandoli alla liturgia, al digiuno, al servizio e alla vita comune.
Dopo la Messa e la comunione, il lettore che entra in funzione si raccomandi nel coro alle preghiere dei fratelli, perché Dio lo tenga lontano da ogni tentazione di vanità; e tutti ripetano per tre volte il versetto: «Signore apri le mie labbra e la mia bocca annunzierà la tua lode», che è stato intonato dal lettore stesso.
Prima di iniziare la lettura, il monaco di turno prenda un po' di vino aromatico, sia per rispetto alla santa Comunione, sia per evitare che il digiuno gli pesi troppo, e poi mangi con i fratelli che prestano servizio in cucina e in refettorio.
Il pasto monastico appare così inserito in un ordine comunitario: il nutrimento sostiene il servizio, mentre la lettura e la preghiera orientano la mensa verso Dio.
Versetti biblici sul pane e il vino da ricordare
- «Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
- «Dacci oggi il nostro pane quotidiano».
- «Io sono il pane della vita».
- «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo».
- «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna».
- «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo».
- «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti».
- «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».
- «Và, mangia con gioia il tuo pane, bevi il tuo vino con cuore lieto».
- «Gustate e vedete com’è buono il Signore».
