Uomo e rissa ad Altare: il pestaggio davanti a un bar e l’intervento dei carabinieri

Una rissa davanti a un bar di via Roma, ad Altare, si è conclusa con un cinquantaquattrenne ricoverato in rianimazione e due arresti. Dopo una lite per futili motivi, due uomini hanno aggredito a calci e pugni B.C., 54 anni, di Mallare, che è caduto a terra e ha battuto violentemente la nuca sul marciapiede.

I carabinieri della compagnia di Cairo hanno arrestato nella notte P.G., 32 anni, e M.P., 21, entrambi residenti a Trapani ma domiciliati ad Altare, accusati di concorso in lesioni personali aggravate.

La rissa davanti al locale

La lite è scoppiata fuori dal locale pubblico del centro del paese per futili motivi. I due aggressori hanno colpito B.C. con calci e pugni, facendolo cadere a terra.

L’uomo, caduto a terra per le percosse, ha sbattuto violentemente la nuca sul marciapiede, perdendo i sensi. Gli aggressori, vedendolo esanime, si sono dati alla fuga senza prestare alcun soccorso.

I soccorsi e il ricovero in rianimazione

Ad allertare i soccorsi sono stati alcuni testimoni della lite, presenti nel locale. Oltre ai carabinieri, sono poi intervenuti i militi della Croce Bianca di Altare e l’automatica del 118.

La vittima del pestaggio, incosciente a seguito di un forte trauma cranico, è stata trasportata in codice rosso al reparto di rianimazione dell’ospedale San Paolo di Savona.

Le indagini dei carabinieri

I militari dell’Arma, dopo aver ricostruito la dinamica dei fatti, hanno poi individuato gli aggressori nella loro abitazione di Altare, con ancora addosso le tracce della colluttazione: abiti strappati e sporchi di sangue.

I due sono stati arrestati nella notte e devono rispondere dell’accusa di concorso in lesioni personali aggravate.

Altri episodi di violenza in luoghi religiosi

Un episodio distinto si era verificato nella Basilica di San Pietro, dove un uomo era riuscito a salire sull’altare della Confessione e aveva urinato sotto lo sguardo attonito di centinaia di turisti.

Il giovane era riuscito ad eludere i tornelli che circondano interamente l’altare posto sotto il baldacchino e, dopo aver salito velocemente i gradini, aveva raggiunto l’altare dove, con un atteggiamento insolente si era calato i pantaloni e aveva offeso l’altare urinandovi sopra.

Prontamente raggiunto dagli agenti della gendarmeria in borghese presenti in Basilica era stato fermato e portato via.

Non è la prima volta che accade un fatto del genere: non più tardi dello scorso febbraio un uomo di origini rumene era riuscito a salire sull’altare di San Pietro e con atto vandalico aveva fatto cadere rovinosamente a terra alcuni candelabri posizionati per una celebrazione liturgica.

Un precedente nel Duomo di Taranto

È entrato nel Duomo di Taranto con un crocifisso in mano e urlando “Sono il messaggero di Dio”. Poi si è arrampicato sull’altare, continuando ad urlare, mentre i fedeli e alcuni turisti se la davano a gambe.

All’arrivo della Polizia, l’uomo si è scagliato sugli agenti che, alla fine e non senza fatica, lo hanno arrestato con le contestazioni di resistenza a pubblico ufficiale e minaccia aggravata.

La colluttazione nella chiesa di San Marco

Attimi di follia si erano verificati anche nella centralissima Brera. Un uomo completamente ubriaco aveva fatto irruzione nella chiesa di San Marco, situata in via Cernaia, nel cuore del quartiere.

L’uomo, 52 anni, italiano con precedenti, aveva iniziato a sputare sull’altare e aveva spintonato il sagrestano che cercava di fermarlo. L’arrivo della polizia non era stato sufficiente a placare la situazione: l’uomo aveva opposto resistenza e nella colluttazione due agenti erano rimasti feriti e portati in ospedale.

Il responsabile era stato arrestato con le accuse di vilipendio, resistenza, lesioni e oltraggio a pubblico ufficiale. Uno degli agenti aveva riportato la frattura di una mano ed era stato ingessato, con una prognosi di 30 giorni, mentre il secondo era stato dimesso con una prognosi di 7 giorni.

La lite durante un funerale a Trieste

Un altro episodio era accaduto nella chiesa di Sant’Apollinare, in via Capitolina, durante un funerale solenne. Contendenti di un inedito e ovviamente incredibile match di combattimento all’altare - finito in parità, con una prognosi per entrambi di 10 giorni - erano stati frate Silvio Scolaro e Marcello Giromella, classe 1925, vicepresidente dello stesso Ordine francescano secolare.

Entrambi erano accusati dal pm Massimo De Bortoli di lesioni personali e al fedele il magistrato titolare dell’inchiesta contestava anche il reato di turbamento di funzioni religiose.

Tutto era accaduto dopo la messa, proprio davanti al feretro che era stato appena benedetto. Al termine della cerimonia, Giromella si era avviato verso il pulpito vicino all’altare con un foglietto in mano perché voleva leggere pubblicamente un ricordo della defunta.

L’azione non era stata gradita dal religioso che con una mossa a sorpresa lo aveva bloccato. «Non hai nessun titolo per avvicinarti al podio in quanto non sei ministro dell’ordine», aveva intimato il frate.

Poi era passato per le vie di fatto afferrando violentemente il braccio dell’anziano, il quale era rovinato sul pavimento. Ma Giromella non si era fatto cogliere alla sprovvista: aveva reagito a suon di bastonate e aveva colpito alle gambe e alle braccia il frate che si era frapposto tra lui e il leggio.

Il frate, a un certo punto, aveva preso per i baveri il fedele e, dopo averlo sbattuto contro il muro della sagrestia, lo aveva chiuso nella stanza adiacente all’altare e si era messo davanti alla porta per impedirgli di tornare al pulpito.

Anche frà Silvano aveva sporto successivamente querela nei confronti del fedele. Secondo la sua versione, l’uomo lo aveva minacciato con il bastone mentre insisteva per salire a recitare la preghiera.

Rissa davanti a un bar di Altare

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