Normalmente un’omelia dovrebbe durare otto-dieci minuti; papa Francesco ha indicato più volte gli otto minuti come limite orientativo, perché oltre quel tempo l’attenzione dell’assemblea tende a diminuire. La brevità, però, non deve essere intesa come una regola cronometricamente tassativa: il criterio decisivo è che l’omelia resti al servizio della Parola di Dio e della celebrazione, senza occupare uno spazio eccessivo.
Il vero problema dell’omelia non è la sua lunghezza, ma il contesto liturgico in cui si inserisce. Come scrive papa Francesco nell’Evangelii gaudium, dove all’omelia dedica un intero capitolo, «il predicatore può essere capace di tenere vivo l’interesse della gente per un’ora, ma così la sua parola diventa più importante della celebrazione della fede».
Il tempo indicativo: otto-dieci minuti
Si considera normalmente che un’Omelia non deve durare più di otto-dieci minuti: oltre quel tempo l’attenzione dell’assemblea viene meno. Alla scorsa Udienza Generale, il Pontefice ha rivelato ai sacerdoti quella che dovrebbe essere la lunghezza ideale dell'omelia.
Francesco, durante l'Udienza Generale in piazza San Pietro di mercoledì 12 giugno 2024, ha parlato della conoscenza dell'amore di Dio che può scaturire da un'attenta lettura delle Sue parole. Dopo aver incoraggiato la pratica della Lectio Divina (il “dedicare un momento della giornata alla lettura personale e meditata di un brano della Scrittura”), ha specificato che "la lettura spirituale per eccellenza della Scrittura è quella comunitaria che si fa nella Liturgia, nella Messa". Per questo ha iniziato a parlare proprio dell'omelia!
L’omelia non deve andare oltre gli otto minuti, perché dopo con il tempo si perde l’attenzione e la gente si addormenta, e ha ragione. Un’omelia deve essere così. E questo voglio dire ai preti, che parlano tanto, tante volte, e non si capisce di che cosa parlano.
"L'omelia deve essere breve: un'immagine, un pensiero, un sentimento": sono le parole, a braccio, di Papa Francesco di ieri durante l'Udienza Generale. Il Pontefice ha anche suggerito un tempo massimo, necessario a non annoiare troppo i fedeli: "Non deve andare oltre otto minuti perché dopo quel tempo si perde l'attenzione e la gente si addormenta".
Francesco ha continuato: "Un omelia deve essere così'! E questo - ha aggiunto sempre a braccio - voglio dirlo ai preti che parlano tanto, tante volte e non si capisce di che cosa parlano".
L’omelia non deve andare oltre otto minuti perché dopo quel tempo si perde l’attenzione e la gente si addormenta e ha ragione. "Omelia breve: un pensiero, un sentimento e uno spunto per l’azione, per come fare."
Otto minuti non sono un cronometro
Il motivo della brevità dell’omelia, quindi, non è quello di non stancare la gente, ma di farla davvero incontrare con il Signore nella celebrazione dell’Eucaristia. L’indicazione anche recente del Papa per cui l’omelia dovrebbe durare al massimo 8 minuti è un invito a metterci davvero al servizio della Parola e dei fedeli e non di noi stessi.
Perciò va presa sul serio ma non in modo tassativo o addirittura formalistico. Chi ne fa una questione di cronometro non ha compreso il senso autentico delle parole di Francesco.
Perciò chiede che «la parola del predicatore non occupi uno spazio eccessivo, in modo che il Signore brilli più del ministro». Se l’omelia si prolunga troppo, «danneggia due caratteristiche della celebrazione liturgica: l’armonia tra le sue parti e il suo ritmo».
Perché se è vero che molti fedeli fanno dipendere la “riuscita” della Messa dalla qualità dell’omelia, è altrettanto certo che la parola del predicatore non deve diventare più importante della celebrazione stessa.
Che cos’è un’omelia
L'omelia (dal latino homilia, dal greco ὁμιλεΐν homileín = "conversare, intrattenere") è la spiegazione della Parola di Dio che il ministro della Chiesa (vescovo, presbitero o diacono) rivolge ai fedeli dopo la proclamazione delle letture della Messa e degli altri Sacramenti.
L’omelia deve aiutare a trasferire la Parola di Dio dal libro alla vita. E tra le tante parole di Dio che ogni giorno ascoltiamo nella Messa o nella Liturgia delle ore, ce n’è sempre una destinata in particolare a noi.
"L'omelia, commento che fa il celebrante, deve aiutare a trasferire la Parola di Dio dal libro alla vita. Ma per questo deve essere breve: un'immagine, un pensiero, un sentimento".
Qualcosa che tocca il cuore. Accolta nel cuore, essa può illuminare la nostra giornata, animare la nostra preghiera.
Il contenuto deve nascere dalla liturgia
Il contenuto dell'Omelia della Messa deve riguardare la Parola di Dio che è stata annunciata o altri testi del Messale, o comunque aspetti del Mistero di Cristo che si celebra.
Di qui l’invito a una preparazione attenta, prendendosi tutto il tempo necessario, fondata su alcuni capisaldi imprescindibili, vale a dire la preghiera e lo studio della Parola, l’uno collegato all’altro, in modo da arrivare a una sintesi la più ricca e insieme gradevole possibile, armonica con il resto della liturgia.
Detto in altro modo, no alle poche parole dette in tutta fretta, magari completamente slegate dalle Lettura del giorno ma pollice verso anche nei confronti degli show solitari e interminabili, in cui non di rado la Scrittura è sostituita dalle notizie lette sul giornale o sentite in tv.
Quando invece «la predicazione si realizza nel contesto della liturgia, viene incorporata come parte dell’offerta che si consegna al Padre e come mediazione della grazia che Cristo effonde nella celebrazione».
Questo stesso contesto esige che l’omelia «orienti l’assemblea, ed anche il predicatore, verso una comunione con Cristo nell’Eucaristia che trasformi la vita».
Come costruire un’omelia breve e completa
Una buona Omelia parte dal dato biblico, ne approfondisce il significato teologico, e giunge alle implicazioni riguardanti la vita cristiana.
La sintesi proposta da papa Francesco è particolarmente essenziale: “un’immagine, un pensiero, un sentimento” e, secondo un’altra formulazione, “uno spunto per l’azione, per come fare”.
Il bravo omileta quindi, più ancora che saper parlare bene, usando i tempi giusti, deve far gustare la Parola di Dio, alimentare la fede, preparare alla comunione sacramentale con Cristo.
L'Omelia non deve essere soltanto teologica, per non risultare pesante. Neppure può essere soltanto un'esortazione morale, per non rischiare il moralismo.
Perentorio in questo senso il “Direttorio” pubblicato nel 2015 dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, là dove spiega cosa «non dev’essere» l’omelia: non un sermone astratto, non un puro esercizio di esegesi biblica, non un insegnamento catechistico, non una testimonianza personale del predicatore.
Tutti elementi, ovvio, che possono partecipare al confezionamento di una buona omelia, a patto che nessuno tiranneggi l’altro o lo cannibalizzi. Si tratta semmai di calibrare bene i tempi e i contenuti, mettendo il predicatore nelle condizioni di offrire il meglio del suo talento, ricco o modesto che sia.
Preparazione, preghiera e conoscenza dell’assemblea
Il sacerdote o diacono che deve tenere l'Omelia è invitato dalla Chiesa a prepararla con attenzione cura nei giorni precedenti.
L’ultima sollecitazione del Papa risale a mercoledì scorso. Nella parte finale della catechesi dedicata alla Liturgia della Parola, Francesco è stato chiaro: le omelie devono essere brevi, al massimo dieci minuti, e ben preparate.
Nessun cedimento al fascino dell’improvvisazione o alle logiche dell’intrattenimento.
Il segreto, meglio, l’essenziale è dunque altro. «Occorre che l’omileta ponga la parola di Dio al centro della propria vita spirituale, conosca bene il suo popolo, rifletta sugli avvenimenti del suo tempo, cerchi incessantemente di sviluppare quelle capacità che lo aiutino a predicare in maniera appropriata e soprattutto che, cosciente della propria povertà spirituale, invochi nella fede lo Spirito Santo quale principale artefice nel rendere docile ai divini misteri il cuore dei fedeli».
Un uomo di preghiera, un pastore attento al suo popolo, un servitore della Parola. Il bravo omileta è innanzitutto questo.
Perché, come diceva don Primo Mazzolari, «ci vuole calore, ci vuole anima nel predicare. Il popolo ha bisogno di sapere che il sacerdote vive la verità che predica».
Se infatti un sacerdote non è un abile oratore, non significa di per sé che non possa diventare un bravo omileta. Lo dice l’esperienza, lo conferma la Scrittura, lo ricordano i documenti.
«Mosè - sottolinea in proposito il Direttorio - soffriva di una difficoltà del linguaggio, Geremia si considerava troppo giovane per predicare e Paolo, per sua ammissione, sperimentava tremore e trepidazione».
Esempi e linguaggio comprensibile
Pochi concetti semplici espressi in maniera comprensibile a tutti possono aiutare l’assemblea a seguire il messaggio senza smarrire il legame con la celebrazione.
La presenza poi di esempi, storielle, aneddoti, favorisce moltissimo la memorizzazione da parte degli uditori.
Il bravo omileta è innanzitutto questo. Un innamorato di Cristo cui spetta «la bellissima e difficile missione di unire i cuori: quello del Signore e quelli del suo popolo».
Quando l’omelia è obbligatoria
Nella forma ordinaria del Rito Romano l'omelia è prescritta la domenica e nelle feste di precetto.
Nelle domeniche e nelle feste di precetto l'omelia si deve tenere e non può essere omessa se non per un grave motivo in tutte le Messe con partecipazione di popolo.
Negli altri giorni è raccomandata, specialmente nelle ferie di Avvento, di Quaresima e del tempo pasquale; così pure nelle altre feste e circostanze nelle quali è più numeroso il concorso del popolo alla chiesa.
È prescritta anche nelle celebrazioni dei Sacramenti. Nelle Messe dei giorni non di precetto è "vivamente raccomandata".
| Situazione celebrativa | Indicazione sull’omelia |
|---|---|
| Domeniche e feste di precetto | Prescritta nelle Messe con partecipazione di popolo |
| Giorni non di precetto | Raccomandata, soprattutto in Avvento, Quaresima e tempo pasquale |
| Altre feste e circostanze | Raccomandata quando è più numeroso il concorso del popolo |
| Celebrazioni dei Sacramenti | Prescritta |
Tale prescrizione riguarda l'Omelia della Messa. Considerazioni simili vanno applicate all'Omelia degli altri Sacramenti.
Chi può tenere l’omelia
Dal momento che l'Omelia rappresenta l'insegnamento ufficiale della Chiesa, essa deve essere fatta dal ministro ordinato.
L'omelia di solito sia tenuta personalmente dal sacerdote celebrante. Talvolta, potrà essere da lui affidata a un sacerdote concelebrante e, secondo l'opportunità, anche al diacono; mai però a un laico.
In casi particolari e per un giusto motivo l'omelia può essere tenuta anche dal Vescovo o da un presbitero che partecipa alla celebrazione anche se non può concelebrare.
Dove si tiene l’omelia
Normalmente l'Omelia si tiene dall'ambone. In casi particolari, come per esempio nelle Messe con i bambini, colui che la tiene può recarsi più vicino ai fedeli in maniera da ottenere più facilmente la loro attenzione.
Il vescovo è il primo omileta nella sua diocesi.
La Parola di Dio nella vita quotidiana
Tra le tante parole di Dio che ogni giorno ascoltiamo nella Messa o nella Liturgia delle ore, "ce n'è sempre una destinata in particolare a noi", ha aggiunto. "Accolta nel cuore, essa può illuminare la nostra giornata e animare la nostra preghiera. Si tratta di non lasciarla cadere nel vuoto!
Concludiamo con un pensiero che può aiutare a farci innamorare della Parola di Dio. Come certi brani musicali, la Sacra Scrittura ha anch’essa una nota di fondo che l’accompagna dall’inizio alla fine, e questa nota è l’amore di Dio”.
Il Papa ha quindi esortato i fedeli a portare con sé una piccola Bibbia tascabile per leggerla nei momenti liberi: “Fratelli, sorelle, avanti con la lettura della Bibbia, non dimenticate il Vangelo tascabile. Portatelo In borsa, in viaggio. Lo Spirito Santo, che ha ispirato le Scritture e ora spira dalle Scritture, ci aiuti a cogliere questo amore di Dio nelle situazioni concrete della nostra vita”.
Cari fratelli e sorelle, avanti con la lettura della Bibbia! Ma non dimenticate il Vangelo tascabile: portarlo in borsa, nelle tasche e in qualche momento della giornata leggere un passo. E questo vi farà vicinissimi allo Spirito Santo che è nella Parola di Dio.
