«Un germoglio spunterà da Iesse»: a cosa si riferisce la profezia di Isaia

«Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici»: la profezia di Isaia si riferisce al Messia, cioè a Gesù Cristo, discendente della casa di Davide. Iesse era infatti il padre del re Davide; richiamare Iesse significa collegare la promessa messianica alla dinastia davidica e, nello stesso tempo, annunciare un nuovo inizio.

Il tronco tagliato e apparentemente morto rappresenta una storia segnata dall’infedeltà, dal fallimento dei re e dalla fragilità umana, mentre il germoglio indica la vita nuova che Dio fa nascere quando ogni speranza sembra ormai perduta. Quello di Isaia è un grande poema messianico: è il Messia che spunterà da quel tronco.

Il significato dell’immagine del tronco di Iesse

Isaia 10,33-34 si conclude con l’idea del Signore che abbatte i superbi come se fossero alberi possenti. Ora, l’immagine è quella del Signore che osserva questi ceppi e fa crescere un germoglio da uno di essi, la radice della famiglia di Iesse, il padre del re Davide.

Iesse era il padre molto meno famoso del re Davide. È molto più umile dire “da Iesse” che dire “dal re Davide”. Usando questo titolo, il Signore enfatizzò la natura umile del Messia.

Un tronco tagliato e secco è simbolo delle infedeltà dei re discendenti di Davide. Ma ecco spuntare da questo tronco morto un germoglio, cioè un inizio assolutamente inatteso e quindi gratuito di vita.

La casa di Davide sembrava ormai un ceppo morto, privo del suo tronco e della sua cima, incapace di portare ancora frutto. Quando Cristo nacque, non c’era nulla di regale in quella dinastia. Ma un nuovo germoglio spuntò da questo vecchio tronco.

L’autorità regale della casa di Davide era rimasta dormiente per 600 anni quando Gesù venne come Re e Messia. Quando Gesù apparve, fu come un nuovo germoglio verde che spuntava da un ceppo apparentemente morto.

Il Signore voleva che Giuda sapesse che anche se gli Assiri e altri sarebbero venuti a portare il giudizio, Dio li avrebbe comunque usati e avrebbe fatto sorgere vita da loro. Anche se sembravano un ceppo morto da tempo, Dio poteva far sorgere vita.

Il germoglio è il Messia promesso

Il germoglio, il Signore che viene, sarà pieno di spirito di sapienza, di intelligenza sul mistero e sul dolore dell’uomo, di saggezza e di fortezza, di conoscenza e di timore di Dio.

Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d'intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore.

Questi tratti pieni di fascino e di enfasi indirizzano verso un’interpretazione messianica del brano. Il germoglio non è dunque soltanto l’immagine di una generica rinascita: indica il re ideale, il salvatore atteso e il compimento della promessa fatta alla casa di Davide.

Infatti, Gesù venne dal ceppo di Iesse. Ci fu promessa una gloriosa restaurazione sotto il Messia.

Lo Spirito del Signore sul germoglio

Il germoglio che viene dal ceppo apparentemente morto non è appena vivo. È pieno di vita, e pieno dello Spirito dell’Eterno.

Vediamo qui che il Messia ha sette aspetti dello Spirito dell’Eterno: lo Spirito del Signore, lo spirito di sapienza, d’intelligenza, di consiglio, di fortezza, di conoscenza e di timore del Signore.

Questo versetto è alla base del tradizionale elenco dei sette doni dello Spirito Santo, che si fonda però sulla traduzione greca dei LXX e latina della Vulgata, le quali aggiungono la “pietà” fra la “conoscenza” e il “timore del Signore”.

Dono o caratteristicaSignificato riferito al Messia
Spirito del SignoreIl Messia appartiene allo Spirito dell’Eterno Dio d’Israele.
SapienzaGesù è perfettamente saggio in tutte le cose.
IntelligenzaGesù comprende tutte le cose e comprende perfettamente l’uomo.
ConsiglioGesù ha il perfetto consiglio da dare in ogni momento.
FortezzaGesù ha il potere di fare ciò che desidera fare.
ConoscenzaGesù conosce i nostri cuori e conosce tutti i fatti.
Timore del SignoreGesù vive in una posizione di sottomissione, rispetto e onore verso Dio Padre.

Questi sette aspetti dello Spirito di Dio non sono le uniche caratteristiche dello Spirito Santo. Ma sono raggruppati insieme in un “sette” per mostrare la pienezza e la perfezione dello Spirito Santo.

Non è che ci siano sette spiriti diversi di Dio, piuttosto lo Spirito dell’Eterno ha queste caratteristiche, e le ha tutte in pienezza e perfezione.

Lo Spirito di sapienza è sul Messia. Gesù è perfettamente saggio in tutte le cose. Lo dimostrò durante il suo ministero terreno, e lo dimostra ora nel suo ministero continuo in cielo per il suo popolo.

Lo Spirito di intelligenza è sul Messia. Gesù comprende tutte le cose, e ci comprende perfettamente. È perfettamente adatto ad essere il nostro compassionevole Sommo Sacerdote in cielo.

Lo Spirito di consiglio è sul Messia. Gesù ha il perfetto consiglio da darci in ogni momento. Ha sia la sapienza che l’intelligenza per essere un perfetto consigliere.

Lo Spirito di fortezza è sul Messia. Gesù ha il potere di fare ciò che desidera fare. Molte persone ci aiuterebbero se potessero ma sono impotenti ad aiutare. Altri possono avere il potere di aiutarci, ma non si curano di noi. Gesù ha sia l’amore che la potenza per aiutarci.

Lo Spirito di conoscenza è sul Messia. Gesù sa tutto. Conosce i nostri cuori e conosce tutti i fatti.

Lo Spirito del timore dell’Eterno è sul Messia. Gesù si mantenne volontariamente in una posizione di sottomissione, rispetto e onore verso Dio Padre.

Gesù il Messia visse e operò come un uomo ripieno dello Spirito di Dio. La sapienza, l’intelligenza, il consiglio, la potenza, la conoscenza e il timore dell’Eterno che Gesù manifestò nel suo ministero non fluivano dalle sue “proprie” risorse divine, ma dalla sua dipendenza dallo Spirito dell’Eterno che lo riempiva.

Come vero Dio, Gesù ha tutti questi attributi dall’eternità. Ma quando Gesù si svuotò nell’incarnazione, permise allo Spirito Santo di riempirlo come uomo, essendo un esempio eterno per noi e un compassionevole con noi.

Quando Gesù aggiunse l’umanità alla sua deità, in nessun modo smise di essere Dio. Ma come ci dice Filippesi 2:5-8, c’è un senso in cui Gesù scelse di “svuotarsi” di alcuni dei privilegi o prerogative della deità.

Gesù manifestò il frutto dello Spirito al massimo grado perché era un vaso perfetto. Gesù ricevette lo Spirito senza misura.

Il re giusto che non giudica dalle apparenze

Il Messia viene descritto come un re diverso dai governanti della storia umana. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire.

Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra.

Gesù non si affidava all’apparenza esteriore, o alle semplici parole che qualcuno diceva. Giudicava con giustizia. Non privava i poveri della giustizia, e se ai poveri e ai deboli viene data giustizia, allora tutti la riceveranno.

Il suo carattere è definito dalla giustizia e dalla fedeltà: la giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi.

Le qualità della giustizia e della fedeltà sono così vicine a Gesù che sono come cinture intorno alla sua vita. Tutto ciò che Gesù fa è toccato dalla sua giustizia e fedeltà.

La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio.

Le semplici parole di Gesù hanno il potere di giudicare gli empi. Deve solo annunciare un giudizio ed è fatto.

La pace del regno messianico

La profezia prosegue con immagini sorprendenti: il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà.

La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue.

Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso.

Queste immagini descrivono una pace radicale, capace di trasformare i rapporti tra ciò che è selvaggio e ciò che è domestico, tra ciò che è aggressivo e ciò che è indifeso.

Quando il Messia regnerà, la natura sarà trasformata. Non ci saranno più predatori tra gli animali, e sembra che tutti gli animali saranno erbivori, cioè mangiatori di piante solamente.

Quando il Messia regnerà, non solo il modo in cui gli animali si relazionano tra loro sarà cambiato, ma anche il modo in cui si relazionano con gli umani sarà cambiato.

Un bambino sarà al sicuro e in grado di condurre un lupo o un leopardo o un leoncello o un orso. Anche il pericolo di predatori come cobra e vipere sarà scomparso.

La natura sta aspettando la trasformazione che verrà quando il Messia regnerà e i credenti saranno glorificati.

La pace annunciata da Isaia non è soltanto assenza di guerra. È riconciliazione, armonia e sicurezza; è la fine della violenza, della prevaricazione e della paura.

È dunque una pace che garantisce i deboli e disarma i forti: distrugge le opposizioni e le situazioni di prevaricazione, toglie motivi di divisione, di violenza e di difesa.

La conoscenza del Signore riempirà la terra

Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare.

Quando il Messia regnerà, la conoscenza dell’Eterno, in senso relazionale e non meramente intellettuale, coprirà l’intera terra. Il regno messianico sarà glorioso.

La conoscenza del Signore indica anche la fedeltà all’alleanza. Non si tratta quindi soltanto di sapere qualcosa su Dio, ma di vivere nella relazione con lui e nella fedeltà alla sua volontà.

Il nuovo ordine annunciato da Isaia nasce dalla presenza del Messia e dalla conoscenza di Dio. Dove la conoscenza del Signore riempie la terra, non possono continuare l’ingiustizia, il saccheggio e la violenza.

La radice di Iesse come vessillo per i popoli

In quel giorno avverrà che la radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa.

La gloria del regno del Messia non sarà solo per il popolo giudaico ma anche per i gentili. Egli si ergerà come vessillo dei popoli, innalzato in alto per attirare tutti i popoli a Lui.

In Isaia 5,26 il vessillo fu usato per chiamare le nazioni al giudizio contro Israele. Ora il vessillo chiama le nazioni alle benedizioni del Messia.

La radice di Iesse è dunque un segno visibile di unità e di speranza. Le nazioni non sono escluse dalla promessa, ma sono chiamate a cercare il Messia e a riconoscere in lui la fonte della pace.

Il ritorno del popolo e il nuovo esodo

Nei versetti successivi, Isaia descrive la riunificazione d’Israele e il ritorno dall’esilio. È questa, probabilmente, un’aggiunta posteriore, che interpreta le parole profetiche alla luce di una nuova situazione.

In quel giorno il Signore stenderà di nuovo la mano per riscattare il resto del suo popolo, superstite dall'Assiria e dall'Egitto, da Patros, dall'Etiopia e dall'Elam, da Sinar e da Camat e dalle isole del mare.

Egli alzerà un vessillo tra le nazioni e raccoglierà gli espulsi d'Israele; radunerà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra.

Nel regno del Messia, ci sarà un altro Esodo del popolo giudaico, liberandolo non solo dall’Egitto ma da tutte le nazioni dove è stato disperso.

Qualsiasi ostacolo alla raccolta di coloro che sono dispersi tra le nazioni sarà rimosso. Nulla può opporsi al governo del Messia.

Cesserà la gelosia di Èfraim e gli avversari di Giuda saranno sterminati; Èfraim non invidierà più Giuda e Giuda non sarà più ostile a Èfraim.

Nel regno del Messia, le nazioni non andranno più in guerra. I conflitti saranno risolti giustamente e rapidamente dal Messia e dal suo governo.

Si formerà una strada per il resto del suo popolo che sarà superstite dall'Assiria, come ce ne fu una per Israele quando uscì dalla terra d'Egitto.

Il germoglio e la storia umana

Isaia pare quasi raccontarci una fiaba, e sarebbe fiaba se non fosse invece profezia, promessa di Dio a tutti.

La contrapposizione è fortissima: c’è una storia, quella che conosciamo tutti, che è la povera storia umana dove si giudica secondo le apparenze, si prendono decisioni con molta leggerezza, i poveri restano poveri, gli oppressi restano oppressi.

Questa è la storia umana come l’uomo l’ha fatta diventare con le sue scelte sbagliate. E ci sarebbe davvero, come fanno tanti, da disperarsi per una storia così.

Ma ecco il Dio che reagisce: non è questa la storia che vuole per gli uomini. In questa povera e tribolata storia irrompe una storia nuova, quella del germoglio e di tutti i suoi amici, e la trasforma, perché la sua presenza è quella del Figlio che è verità, bontà, giustizia, potenza.

In realtà è l’ideale profondo che il nostro cuore conserva in sé, la nostra felicità - lo percepiamo - dipende da uno così. Ed egli viene.

Quella che sembrava una fiaba diventa la promessa che si compie: lo straordinario orizzonte di pace che diventa concordia capace di superare diversità, antagonismi, liti e miserie; vivere contenti di essere insieme, attenti all’altro, buoni.

Non è impossibile, perché è la storia del germoglio.

Il contrasto tra i sapienti e i piccoli

Anche il Vangelo presenta un contrasto tra due piani diversi della realtà.

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: “Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza”.

Ci sono nel mondo i dotti e i sapienti, anzi sono questi che reggono l’economia del mondo; evidentemente in questo contesto non sono quelli che ne sanno più degli altri, ma piuttosto quegli uomini e quelle donne che della loro spesso grande intelligenza e capacità fanno l’unico criterio per l’umanità.

Dotti e sapienti che ritengono di non aver alcun bisogno di altra luce. È una sottile e misteriosa superbia dello spirito umano.

Dotti e sapienti che fanno leggi, riforme, studi per ottenere che la storia migliori, ma i poveri rimangono poveri, gli oppressi restano tali, l’empietà non se ne va.

Di fronte a questa storia fatta da un’intelligenza umana che rimane dura, spesso spietata, che non guarisce dalla malattia di essere uomini come siamo, ecco Gesù che esulta perché trova coloro che invece sanno ascoltarlo, trova gli umili.

Essi sono il contrario dello stile di questo mondo. Accettano di essere illuminati da Dio ed entrano a poco a poco nel suo mistero attraverso la Parola, la preghiera, l’amore.

Gli amici del germoglio sono semplici, sono piccoli davanti a Dio. Non sono senza peccato, però sanno scegliere la strada giusta, e se hanno peccato sanno chiedere perdono al Signore.

Il germoglio continua nella vita dei credenti

Noi siamo figli della luce, abbiamo udito le cose che molti desidererebbero udire, abbiamo visto il Signore nel suo mistero: conosciamo Dio.

Dobbiamo essere felici non solo perché Dio c’è, ma anche perché noi lo conosciamo, possiamo dare del tu al Figlio di Dio, siamo suoi amatissimi discepoli, anche quando siamo poveri e fragili siamo maternamente nutriti dal suo corpo e dal suo sangue.

La realtà quindi si compone di due storie: quella che è una storia di morte e quella del germoglio che viene, che cerca gli umili, che se li fa amici, che a loro rivela i segreti del Regno.

Questo è molto incoraggiante, ma anche molto impegnativo. Non siamo cristiani solo per noi, perché la storia del germoglio continua oggi tramite noi.

Se in questo mondo germoglia il bene, la pietà, la giustizia, la condivisione, la pazienza, la dolcezza, il perdono è perché i nostri cuori hanno accettato questo statuto di vivere.

Dio non salva il mondo con gli angeli, ormai il germoglio siamo noi.

Un avvento ricomincia sempre da capo. Gesù, aiutaci con la tua grazia a sbocciare di nuovo, perché anche noi conosciamo la fatica di vivere e di essere cristiani.

Siamo fragili e deboli. Dacci nuova linfa, o Signore, aspettiamo questo. Sappiamo bene che il mondo è disseccato, arido e tremendamente povero e vogliamo essere la tua storia.

Il significato dell’Avvento

È allora bellissimo pensare che l’avvento è Dio che investe ormai in noi la sua misericordia e la sua grazia.

Ci nutriamo del Figlio e il Padre ci chiede di far rifiorire la terra in cui viviamo, ciascuno il suo piccolo pezzo: la famiglia, l’ambiente in cui vive, la gente che conosce.

L’impegno che ci assumiamo è prendere sul serio il progetto del Padre - il germoglio Gesù Cristo - assumendoci la sua fatica di salvare, di essere giusti, puri, audaci nel bene.

Padre, ci assumiamo tuo Figlio. Lui ha portato i nostri peccati, noi porteremo la sua croce, ma anche la sua gioia. È questo lo scambio natalizio.

Nella ferialità dei giorni deve venire il germoglio: possiamo aprirci umilmente alla Parola, ricevere una luce in più, una consolazione in più, uno stimolo dallo Spirito Santo.

E allora possiamo far fiorire qualcosa di bello e di buono: un gesto, una presenza, un dono. Ogni giorno è fecondo.

C’è da pensare che sono queste le cose che salvano l’umanità. La salvezza incomincia quando accetto in me che Gesù cammini, che Gesù parli di nuovo, che guarisca di nuovo. Questo è tutto azione di Dio.

Ci appoggiamo a Maria la quale ha vissuto con felicità, senza mai il minimo rimpianto, diventando veramente immacolata oblazione.

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