Santa Famiglia di Nazareth di Kiko Argüello: caratteristiche, significato e conservazione

La Santa Famiglia di Nazareth di Kiko Argüello è un’icona realizzata mediante pirografia su legno massello, con una composizione dedicata a Gesù, Maria e Giuseppe. L’opera ritrae la Sacra Famiglia secondo l’immagine realizzata dall’artista spagnolo Kiko Argüello nel 1994.

La base in legno massello è dotata di elementi di tenuta atti ad evitare l’accumulo di deformazioni del materiale nel tempo, mentre la rifinitura con vernice poliuretanica protettiva dona all’icona colore e lucentezza. La fascia di prezzo indicata è da 239,00 € a 299,00 €.

Caratteristiche dell’icona

L’icona della Sacra Famiglia di Nazareth è incisa su legno massello. Le dimensioni indicate sono riferite al riquadro in legno massello.

La pirografia viene applicata sul materiale allo stato naturale, a protezione di tale strato vengono in seguito applicate idonee vernici che ne garantiscono la conservazione nel tempo.

CaratteristicaDescrizione
SoggettoSanta Famiglia di Nazareth
Autore dell’immagineKiko Argüello
Anno dell’immagine1994
TecnicaPirografia su legno massello
FinituraVernice poliuretanica protettiva
Peso2 kg
Fascia di prezzoda 239,00 € a 299,00 €

Dimensioni disponibili

L’icona è disponibile in due dimensioni. La versione media misura 21 cm di larghezza, 29.7 cm di altezza e 4 cm di spessore.

La versione grande misura 29.7 cm di larghezza, 42 cm di altezza e 4 cm di spessore.

FormatoLarghezzaAltezzaSpessore
Media21 cm29.7 cm4 cm
Grande29.7 cm42 cm4 cm
Santa Famiglia di Nazareth pirografia legno

Significato dell’immagine della Santa Famiglia

Questa iniziazione cristiana, che il Cammino Neocatecumenale ripropone nei suoi tratti fondamentali, ricostruisce la comunità cristiana, ispirandosi alla Sacra Famiglia di Nazaret.

Nello Statuto lo si dice espressamente: “Modello della comunità neocatecumenale è la Sacra Famiglia di Nazaret, luogo storico dove il Verbo di Dio, fatto Uomo, si fa adulto crescendo ‘in sapienza, età e grazia’, stando sottomesso a Giuseppe e Maria. Nella comunità i neocatecumeni divengono adulti nella fede, crescendo in umiltà, semplicità e lode, sottomessi alla Chiesa”.

Chiesa, comunità cristiana, Famiglia di Nazaret, famiglia umana: il passaggio è chiaro. Ce lo ha detto il Papa Giovanni Paolo II in un memorabile discorso, fattoci a braccio nella festa della Sacra Famiglia, il 30 dicembre 1988, a Porto S. Giorgio, dove venne per inviare le prime 72 famiglie in missione: “Se si deve parlare di un rinnovamento, di una rigenerazione della società umana, anzi della Chiesa come società degli uomini, si deve cominciare da questo punto, da questa missione. Chiesa Santa di Dio, tu non puoi fare la tua missione, non puoi compiere la tua missione nel mondo, se non attraverso la famiglia e la sua missione”.

La Sacra Famiglia al centro della storia della salvezza

Un arco ellittico che inquadra la composizione e avvolge la Santa Famiglia di Nazareth, posta al centro della storia della salvezza.

Attraverso di essa la Santissima Trinità, rappresentata mediante la mano del Padre che sostiene il fuoco dello Spirito, incontra l’umanità. Cielo e terra si toccano e la salvezza di Dio investe ogni vivente.

È ricchissima di significati simbolici l’icona ufficiale del VII Incontro Mondiale delle Famiglie, che è stata consegnata ieri, subito prima dell’udienza generale del mercoledì, da Benedetto XVI in persona a monsignor Erminio De Scalzi, presidente della Fondazione Milano Famiglie 2012.

La rappresentazione del ritorno a Nazareth

L’icona mostra il ritorno a Nazareth da Gerusalemme della Sacra Famiglia, dopo che il Bambino è stato ritrovato nel Tempio.

San Giuseppe porta sulle spalle Gesù che si volge verso la Vergine Maria, sua Madre. Lei, lungo il cammino, gli consegna il rotolo con la Parola della sua missione, dove si può leggere, scritto in greco, l’inizio del testo di Isaia 61,1-2: “Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto”.

San Giuseppe reca in volto i caratteri somatici del Servo di Jahvè, della Santa Sindone, come segno che egli preparerà Gesù alla sua missione di Servo di Dio, che porta su di sè i peccati del mondo.

Il gesto di Giuseppe e la crescita di Gesù

Il fatto che Gesù adolescente sia portato sulle spalle vuole indicare l’importanza che ha il padre nella famiglia per introdurre il giovane nella vita adulta.

L’icona mostra la necessità che l’uomo ha della famiglia per divenire adulto, come ci è stato rivelato da Dio nella Famiglia di Nazareth.

Il verbo di Dio, fatto Uomo, solo come adulto può adempiere la sua missione e Dio rivela che il luogo storico dove il Figlio di Dio si fa adulto è la Famiglia di Nazareth.

Il gesto di San Giuseppe che porta Gesù sulle spalle si ritrova già, anche se raramente, nella tradizione iconografica antica, per esempio nei mosaici della chiesa del Santo Salvatore a Chora, sec. XII, ad Istanbul, dove nel ritorno dall’Egitto a Nazareth San Giuseppe porta il bambino sulle spalle e sua madre li segue.

Il gesto è ripreso anche da autori moderni, per esempio da William Dobson, 1817-1878: in un suo dipinto San Giuseppe porta in braccio il bambino Gesù adolescente nel ritorno a Nazareth, dopo l’incontro con i dottori della Legge nel tempio di Gerusalemme, Tate Gallery di Londra.

Maria e il rotolo della Parola

Il gesto della Madonna che dà al bambino la Parola lo possiamo ritrovare in molte icone della Chiesa Ortodossa, dette “Eleousa Kykkotissa”.

Il nome viene dal monastero di Kykko in Cipro, dove si vede la Madonna che porta il bambino, già grandicello, in braccio e gli sta consegnando il rotolo di Isaia.

Icone della Eleousa Kykkotissa si trovano in molte parti del mondo, come nel Monastero di Santa Caterina sul Sinai, in quello sul monte delle Tentazioni, in Israele, in quello di Chora.

Anche il grande pittore russo Simon Ushakov, del secolo XVII, ha una bellissima Kykkotissa che si conserva nella Galleria Tretjakov di Mosca. Questo quadro ha ispirato il quadro della Madonna del Cammino neocatecumenale.

Realizzazione dell’opera originaria

L’icona del “Ritorno della Sacra Famiglia da Gerusalemme a Nazareth” misura 100 x 120 cm.

Su legno di rovere, ricoperto di pan di oro, stufato e dorato al bolo, è dipinta ad olio dal pittore Francisco Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale, per incarico del Pontificio Consiglio per la Famiglia, in occasione della II Giornata Mondiale della Famiglia a Rio de Janeiro, 1997.

L’icona è stata donata dall’autore al Santo Padre.

La diffusione dell’immagine di Kiko Argüello

La stampa rappresenta l’immagine della Sacra Famiglia di Nazareth realizzata dal pittore spagnolo Kiko Arguello, iniziatore del cammino neocatecumenale.

Un’altra versione della rappresentazione misura 50×70 cm, con spessore di 15 mm. La particolarità di questa icona consiste nel bordo intagliato.

L’immagine è stampata su legno multistrato e presenta una particolare verniciatura ruvida. Le dimensioni di questa icona della Sacra Famiglia sono 50×70 cm, in modo tale da utilizzarla comodamente anche a casa oltre ad esporla in chiesa o in altre sale o luoghi di culto.

La Santa Famiglia e il Cammino Neocatecumenale

Tra i numerosissimi doni che lo Spirito Santo ha suscitato per mettere in pratica il rinnovamento voluto dal Concilio c’è anche il Cammino Neocatecumenale che lo Statuto, approvato dalla Santa Sede in forma definitiva, l’11 Maggio 2008, definisce: “Un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni”, che viene offerto “al servizio del Vescovo come una delle modalità di attuazione diocesana dell’iniziazione cristiana e dell’educazione permanente della fede”.

Lo Statuto, soprattutto nel capitolo II, Articoli 5-21, presenta gli elementi fondamentali del Neocatecumenato, le catechesi iniziali, il tripode, Parola-Liturgia-Comunità, su cui si basa e le sue fasi, tappe e passaggi.

L’iniziazione cristiana è una risposta provvidenziale che il Signore ha suscitato per rispondere alla scristianizzazione in atto.

Il Cammino Neocatecumenale ha potuto operare ciò che ha fatto sino ad ora - famiglie ricostruite, numerosi figli, vocazioni alla vita contemplativa e al sacerdozio - solo attraverso quest’opera di ricostruzione della famiglia.

La famiglia come “chiesa domestica”

Vorrei qui accennare brevemente a come si fa questo nel Cammino, educando le famiglie alla preghiera e alla trasmissione della fede ai figli: sono i genitori infatti, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, che “hanno ricevuto la responsabilità e il privilegio di evangelizzare i loro figli”.

Il Cammino neocatecumenale, in quanto iniziazione cristiana nelle diocesi e nelle parrocchie, insegna oggi alle coppie anche a trasmettere la fede ai figli, soprattutto in una celebrazione familiare, in una liturgia domestica.

La famiglia cristiana, diciamo loro, ha tre altari: il primo, la mensa della santa eucaristia, dove Cristo offre il sacrificio della sua vita per la nostra salvezza; il secondo, il talamo nuziale, dove si attua il sacramento del matrimonio e si dà la vita ai nuovi figli di Dio, talamo nuziale da tenere in grande onore e gloria; il terzo altare è la mensa della famiglia, dove essa mangia unita, benedicendo il Signore per tutti i suoi doni.

Attorno a questa stessa tavola si fa la celebrazione domestica, nella quale si passa la fede ai figli.

Preghiera e trasmissione della fede

Oltre alla preghiera del mattino e della sera, alla preghiera prima dei pasti e oltre alla partecipazione, insieme con i genitori, all’eucaristia nella propria comunità, la trasmissione della fede ai figli avviene fondamentalmente, come abbiamo detto prima, in una celebrazione domestica, che abitualmente viene fatta nel giorno del Signore.

In questa celebrazione i genitori pregano i salmi delle lodi con i figli, leggono le Sacre Scritture e domandano loro: “Cosa dice a te, per la tua vita, questa parola?”

È impressionante vedere come i figli applicano la parola di Dio alla propria storia concreta. Alla fine il padre e la madre dicono una parola di commento, partendo dalla propria esperienza, e invitano i figli a pregare per il Papa, per la Chiesa, per quelli che soffrono, ecc.

Poi si prega il Padre nostro e si danno la pace; e la celebrazione si conclude con la benedizione dei genitori su ciascuno dei figli.

La preghiera familiare nella tradizione cristiana

La Marialis cultus, di Papa Paolo VI, al n. 53 afferma: “Conformemente alle direttive conciliari, i Principi e Norme per la Liturgia delle Ore giustamente annoverano il nucleo familiare tra i gruppi a cui si addice la celebrazione in comune dell’Ufficio divino: ‘Conviene (…) che la famiglia, come santuario domestico della Chiesa, non soltanto elevi a Dio la preghiera in comune, ma reciti anche, secondo le circostanze, alcune parti della Liturgia delle Ore, per inserirsi così più intimamente nella Chiesa’”.

“Nulla deve essere lasciato intentato perché questa chiara e pratica indicazione, trovi nelle famiglie cristiane crescente e gioiosa applicazione”.

E al n. 54 prosegue: “Dopo la celebrazione della Liturgia delle Ore - culmine a cui può giungere la preghiera domestica -, non v’è dubbio che la Corona della Beata Vergine Maria sia da ritenere come una delle più eccellenti ed efficaci preghiere in comune, che la famiglia cristiana è invitata a recitare”.

Indicazioni per la conservazione del legno

L’icona va tenuta in luoghi non esposti direttamente alle radiazioni solari.

La pulizia delle superficie del legno va effettuata mediante l’utilizzo di panni asciutti, senza uso di prodotti non naturali.

La base in legno massello e gli elementi di tenuta contribuiscono a evitare l’accumulo di deformazioni del materiale nel tempo, mentre le vernici applicate dopo la pirografia garantiscono la conservazione dello strato naturale del legno.

Riferimenti evangelici alla Sacra Famiglia

Dal Santo Vangelo secondo Matteo: Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.

Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore.

Gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi.

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».

All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo.

Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele».

La composizione unisce la rappresentazione della Santa Famiglia, il tema della crescita di Gesù nella casa di Nazareth e il valore della famiglia come luogo di trasmissione della fede.

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