Secondo Treccani, trasfigurazione indica l’atto, il fatto di trasfigurare o di trasfigurarsi, cioè un mutamento della figura, dell’aspetto o dell’espressione. In senso figurato può indicare anche la trasformazione della realtà, fino alla sua alterazione o distorsione.
Nella tradizione cristiana, la Trasfigurazione di Cristo è l’episodio evangelico in cui Gesù appare per breve tempo nella sua gloria divina davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, insieme a Mosè ed Elia; il termine indica inoltre la festa liturgica del 6 agosto e la rappresentazione artistica di tale scena.
Definizione e origine della parola
Trasfigurazione deriva dal latino transfiguratio, -onis, a sua volta collegato al verbo transfigurare, composto da trans- e figurare, «foggiare, dare forma». Dal latino transfiguratio, calco del greco μεταμόρφωσις, indica propriamente la «mutazione» della forma esteriore.
Il significato fondamentale è quindi quello di un cambiamento visibile: qualcosa o qualcuno assume una forma, un aspetto o un’espressione diversi da quelli precedenti. Il mutamento può essere prodotto da un’emozione intensa, da uno stato spirituale, da una trasformazione artistica oppure da un’alterazione della realtà rappresentata.
I principali significati di “trasfigurazione”
Mutamento dell’aspetto
Nel significato letterale, trasfigurazione è «il trasfigurare o il trasfigurarsi nella figura e nell’aspetto». È dunque un cambiamento di forma, di fisionomia o di espressione che rende una persona o una cosa diversa da come appariva prima.
Il cambiamento può riguardare anche soltanto il volto o l’espressione, come effetto di una intensa emozione. In questo senso si può dire che una persona è «trasfigurata» dalla gioia, dal dolore, dall’amore, dalla contemplazione o da un’esperienza spirituale.
Trasformazione e nobilitazione della realtà
In senso letterario, trasfigurare significa anche trasformare e far apparire diverso, insieme nobilitando. L’arte può infatti trasfigurare la realtà, cioè modificarne la percezione e darle una forma nuova, più intensa o idealizzata.
In questo uso la trasfigurazione non coincide necessariamente con una deformazione negativa: può essere una trasformazione creativa, capace di rivelare un significato più profondo di ciò che viene rappresentato.
Alterazione o distorsione in senso figurato
Il termine può avere anche un valore negativo. In senso figurato, trasfigurazione indica il trasfigurare fatti o realtà, come nella «trasfigurazione della verità oggettiva».
In questo caso è vicino ai significati di alterazione, distorsione, travisamento e, in alcuni contesti, stravolgimento. Il valore opposto è il rispetto della realtà.
| Uso | Significato |
|---|---|
| Letterale | Cambiamento della figura, dell’aspetto o dell’espressione |
| Artistico | Trasformazione e nobilitazione della realtà |
| Figurato | Alterazione, distorsione o travisamento dei fatti |
| Religioso | Manifestazione della gloria di Cristo davanti ai discepoli |
Sinonimi di “trasfigurazione”
Nel significato di cambiamento dell’aspetto, i sinonimi sono cambiamento, metamorfosi, mutamento, trasformazione e, in registro letterario, trasmutamento. In senso più forte può essere usato anche stravolgimento.
Nel significato figurato di alterazione della realtà, sono possibili alterazione, distorsione, travisamento e stravolgimento. Il contrario, in questo caso, è il rispetto della realtà o della verità oggettiva.
Il verbo “trasfigurare”
Trasfigurare significa far cambiare figura, aspetto o espressione, anche soltanto come effetto di un’intensa emozione. Le privazioni e i patimenti possono trasfigurare una persona; la malinconia e il lungo dolore possono renderla irriconoscibile; un’esperienza artistica può avere il potere di trasfigurarla.
Con altro significato, letterario, trasfigurare vuol dire trasformare e far apparire diverso, insieme nobilitando: l’arte riesce a trasfigurare la realtà.
In forma riflessiva, trasfigurarsi può indicare il mutare volontariamente aspetto, per esempio mascherandosi o alterando la propria figura. In forma pronominale intransitiva, indica invece l’assumere un aspetto diverso da quello normale e consueto, spesso illuminandosi in viso per effetto di un’emozione intensa o di uno stato estatico.
È possibile trasfigurarsi per la gioia, nella contemplazione dell’arte o, meno frequentemente, per la rabbia. Anche un luogo o un ambiente può trasfigurarsi in senso generico, assumendo un aspetto diverso in determinate condizioni di luce o di atmosfera.
Il participio passato trasfigurato è frequente anche come aggettivo: una persona può essere o apparire trasfigurata, e un volto può mostrarsi trasfigurato dall’amore, dalla gioia o dalla sofferenza.
“Trasfigurazione” nella Vita nuova di Dante
Il sostantivo ricorre due volte nella Vita nuova. In XIV 7, «molte di queste donne, accorgendosi de la mia trasfigurazione, si cominciaro a maravigliare», indica l’alterazione dell’aspetto di Dante provocata dalla profonda emozione per la vicinanza della donna amata.
Il poeta descrive gli effetti della presenza della donna: avverte dapprima un mirabile tremore nel petto dalla parte sinistra, che si estende a tutto l’essere; segue la distruzione degli spiriti per la forza che Amore assume vedendosi vicino alla gentilissima donna, e la cacciata degli spiriti del viso da parte di Amore.
Il risultato è che Dante è «altro che prima». Lo stesso valore ha il termine in XV 1, dove compare l’espressione «la nuova trasfigurazione».
In questo contesto la trasfigurazione non è una metamorfosi soprannaturale, ma un mutamento dell’aspetto e dello stato interiore causato dall’emozione amorosa. Il volto e il comportamento rendono visibile una trasformazione profonda dell’animo.
La Trasfigurazione di Cristo
Nella tradizione cristiana, la Trasfigurazione di Cristo è l’episodio narrato dai Vangeli sinottici: Matteo 17, 1-13, Marco 9, 2-13 e Luca 9, 28-36. Gesù, ritiratosi su un monte con Pietro, Giacomo e Giovanni, appare loro circonfuso di gloria, in compagnia di Mosè e di Elia, mentre una voce dal cielo lo proclama Figlio diletto di Dio.
Il racconto presenta evidenti richiami e connessioni con il battesimo di Gesù e con la sua risurrezione. La localizzazione su un monte rinvia inoltre alla teofania del Sinai. A partire dal IV secolo, il monte è stato identificato con il Tabor.

Il racconto evangelico
Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. Fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.
Apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia».
Una nube luminosa li coprì con la sua ombra e una voce dalla nube disse: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi, non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro di non parlare a nessuno di quella visione prima che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti.
Che cosa rappresenta la Trasfigurazione
Il termine indica una trasformazione che muta l’aspetto di qualcosa o di qualcuno fino a renderlo diverso da come era in precedenza. Nel caso della Trasfigurazione di Gesù, si riferisce alla miracolosa trasformazione di Gesù davanti agli occhi di Giovanni, Giacomo e Pietro.
Durante la preghiera, Gesù cambia aspetto: il suo volto e il suo corpo iniziano a risplendere e le sue vesti diventano di un bianco quasi abbagliante. Mosè ed Elia si avvicinano e parlano con Gesù.
Questa è una delle rare occasioni in cui Gesù si manifesta in tutta la sua natura divina, mostrandosi come Figlio di Dio ai suoi compagni. La scena rende visibile per breve tempo la gloria che appartiene alla sua identità divina.
La Trasfigurazione è anche un’anticipazione della risurrezione e della gloria celeste. Essa mostra che la passione e la morte non costituiscono l’ultima parola sulla vicenda di Gesù.
Il significato del monte
Nei racconti evangelici non viene precisato quale monte sia il luogo della Trasfigurazione. Tra le diverse ipotesi vi è l’idea che si tratti di un monte simbolico, non necessariamente reale, come accade in altre circostanze.
Alcune tradizioni identificano il monte della Trasfigurazione con il Tabor, situato nella pianura di Esdrelon, isolato e tondeggiante, a circa 7 chilometri da Nazaret. In questo luogo i Bizantini fecero costruire tre chiese; successivamente vi si alternarono monaci benedettini e francescani, che costruirono altri luoghi di culto.
Un’altra ipotesi identifica il luogo con il monte Ermon, a nord di Cesarea di Filippo, poco lontano dalle sorgenti del fiume Giordano. Questo monte è considerato da molti un possibile scenario della Trasfigurazione.
L’immagine della salita sul monte richiama altre manifestazioni di Dio: il monte Oreb o Sinai, la salita e la discesa di Mosè e l’esperienza di Elia. La montagna è presentata come dimora del Signore, elevata al di sopra degli altri monti.
Il significato dei simboli evangelici
La luce
Lo splendore che investe chi è vicino a Dio è un tema ricorrente in numerosi passi delle Sacre Scritture, soprattutto in occasione dell’Apocalisse. Quando tutti saranno giudicati e solo chi lo meriterà sarà salvato, sarà investito dalla luce divina.
«I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre» (Daniele 12, 3).
«E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore» (San Paolo, Seconda lettera ai Corinzi 3, 18).
Lo splendore della Trasfigurazione è quindi anche una premessa della risurrezione e della gloria celeste. Le vesti bianchissime e il volto luminoso rivelano simbolicamente una dimensione che supera l’aspetto ordinario di Gesù.
Mosè ed Elia
Mosè ed Elia si riferiscono alla tradizione ebraica e alle profezie sulla venuta del Messia presenti nell’Antico Testamento. Elia è il padre dei profeti, mentre Mosè è il custode della Legge.
In loro si raccoglie l’intera storia dell’Antico Testamento. Mosè aveva ricevuto diverse manifestazioni di Dio e, nell’intimità dell’amicizia con lui, il suo volto brillava.
Mosè aveva chiesto a Dio: «Fammi vedere la tua gloria», ricevendo la risposta che non era possibile vedere Dio e restare in vita. Sul monte con Gesù, Mosè può finalmente vedere la gloria di Dio, che è Gesù Cristo, il Signore della gloria.
Elia, anch’egli salito sul monte, aveva sentito Dio nella voce di una brezza o di un vento sottile. Egli rappresenta la sintesi ideale della schiera dei profeti, che Giovanni Battista chiuderà come ultimo profeta e «nuovo Elia».
Le tre capanne
Le tre capanne che Pietro desidera costruire rimandano all’accampamento degli Ebrei sul monte Sinai, quando Mosè ricevette le tavole della Legge. Nel popolo ebraico questo ricordo era collegato alla Festa delle Capanne.
La proposta di Pietro esprime anche il desiderio umano di fermare un’esperienza straordinaria e di prolungare la permanenza sul monte. Il racconto mostra però che la visione non deve diventare una fuga dalla concretezza della vita.
La nube luminosa
La nube splendente da cui risuona la voce di Dio è un elemento ricorrente nelle apparizioni del divino agli uomini, cioè nelle teofanie.
La nube richiama l’esperienza dell’Esodo: la marcia del popolo nel deserto guidata da una nube, la nube sul monte Sinai e la nube che accompagna il tabernacolo, custodendo la Legge di Dio.
La nube che scende su Gesù indica una manifestazione della presenza divina. La voce proclama: «Egli è il figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». L’invito all’ascolto indica Gesù come colui che deve essere seguito e ascoltato.
La voce dal cielo
Al momento del battesimo, la voce dal cielo era stata udita soltanto da Gesù; nella Trasfigurazione viene udita anche dai discepoli. «Ascoltatelo» è l’eco dello Shema’, «Ascolta, Israele», e delle parole di Mosè sul profeta che Dio avrebbe suscitato.
La voce sul monte indica in Gesù, lui solo, colui che ora deve essere ascoltato. Egli è la Parola vivente, la Parola della vita e della verità.
La Trasfigurazione come anticipo della risurrezione
Il racconto della Trasfigurazione segue la confessione di Pietro a Cesarea e il primo annuncio della passione. La scena offre la ragione ultima per avere sempre il coraggio di confessare Gesù come Signore e Dio, anche nei momenti più ardui e difficili.
Pietro e gli altri discepoli si erano ribellati all’annuncio della passione e della morte, perché non riuscivano ad accettare di seguire un Messia la cui vicenda umana sarebbe terminata in quel modo.
Gesù cerca di aiutarli a comprendere che è vero che soffrirà e morirà, ma è anche vero che risorgerà. La Trasfigurazione è un vivere in anticipo la risurrezione, proprio per preparare i discepoli ad affrontare il cammino della passione e della morte.
In questo senso la Trasfigurazione si offre come un orizzonte capace di alleggerire la paura e di infondere coraggio nell’affrontare il cammino della vita.
Dalla paura alla fiducia
La Trasfigurazione è collegata al passaggio dalla paura alla fiducia. I discepoli vengono colti dallo stupore e dal timore davanti alla luce, alla nube e alla voce dal cielo, ma Gesù si avvicina, li tocca e dice loro: «Alzatevi e non temete».
La scena insegna che la gloria non elimina il cammino della sofferenza, ma permette di affrontarlo con una speranza più forte. La visione sul monte non sostituisce il ritorno alla vita concreta: offre ai discepoli la forza necessaria per proseguire.
Pietro non comprende tutto, ma coglie la bellezza dell’esperienza e dice: «È bello stare qui». Questa è la spinta umana a fermare il tempo davanti alle esperienze più intense e a costruire tre tende.
Il racconto mostra però il rischio di inseguire soltanto esperienze emozionali, che possono rendere incapaci di tornare giù dal monte, là dove si svolge la concretezza della vita.
L’ascolto fattivo è l’apice dell’esperienza: le emozioni servono a riscaldare, a ridare slancio e coraggio, ma non bastano. È l’ascolto che definisce il discepolo: non si tratta di essere originali, ma di essere servi della verità.
L’ascolto è fatto di obbedienza e speranza. Richiede intelligenza per comprendere, ma anche coraggio per decidersi, perché la Parola coinvolge e strappa la persona a se stessa.
La festa liturgica del 6 agosto
La festa della Trasfigurazione si celebra il 6 agosto. La data è fissata quaranta giorni prima dell’Esaltazione della Santa Croce, celebrata il 14 settembre.
La festa ricorda la dedicazione delle basiliche del monte Tabor, celebrata già alla fine del V secolo. È posteriore alla festa dell’Esaltazione della Croce, dalla quale dipende per la data.
La celebrazione comincia a essere praticata anche in Occidente a partire dal IX secolo. Fu inserita nel calendario romano da papa Callisto III nel 1457, in occasione della memoria riconoscente della vittoria ottenuta l’anno precedente contro i Turchi.
La celebrazione della Trasfigurazione ricorda il mistero della visione del «vegliardo» sul trono di fuoco e dell’apparizione del «Figlio dell’Uomo». La festa liturgica rende così attuale il tema della gloria di Cristo manifestata ai discepoli.
La Trasfigurazione nell’arte cristiana
Quando il culto cristiano fu professato liberamente, l’immagine del Cristo trionfatore campeggiò nelle basiliche. Divenne comune la rappresentazione della Trasfigurazione, nella quale sono glorificati insieme il carattere divino e quello umano di Cristo.
Nel mosaico dell’abside di Santa Caterina sul Sinai, attribuito al VI o al VII secolo, il Salvatore vestito di bianco si solleva in un’aureola azzurra; ai suoi piedi sono rappresentati gli apostoli prostrati o con le braccia levate, mentre ai lati si trovano Mosè ed Elia.
Lo stesso tema fu ripreso verso il 585 nella Stefania di Napoli. A Ravenna, nella basilica di Sant’Apollinare in Classe, la Trasfigurazione diventa una pura astrazione e un’espressione artistica del mondo allegorico bizantino.
In quel mosaico Cristo è raffigurato da una croce inserita in un cerchio stellato; ai lati sono Mosè ed Elia, mentre Pietro, Giacomo e Giovanni sono sostituiti da pecore sulle alture.
A Roma, nella chiesa dei Santi Nereo e Achilleo, Cristo e gli apostoli conservano invece le loro forme corporee. Nei secoli XI e XII la Trasfigurazione è rappresentata secondo due schemi diversi.
Nel primo schema Cristo è sospeso in un’aureola e irraggia i due profeti e i tre apostoli, come nella porta di bronzo di San Paolo, in quella di Monreale e nelle vetrate di Chartres. Nel secondo posa i piedi sulla cima centrale di un monte, mentre sulle cime laterali stanno Mosè ed Elia: è lo schema più comune nell’arte bizantina.

La Trasfigurazione nel Rinascimento
L’arte del Rinascimento rinnova nel proprio stile lo schema medievale. In un affresco di San Marco, il Beato Angelico sottolinea l’idea dell’apparizione facendo emergere nello spazio le sole teste di Mosè ed Elia.
Nell’affresco del Perugino, a Perugia, la luce blanda rende tutti partecipi della divina contemplazione. Nella Trasfigurazione di Napoli del Giambellino, invece, la luce trionfa in una piena fusione della natura e dell’uomo.
Raffaello sviluppa il tema con ampiezza e alta ispirazione nel rapimento delle tre figure principali. Per la contrapposizione delle masse, cara all’artista, e per una più netta distinzione tra elemento soprannaturale ed elemento umano, nella stessa pala sono unite la Trasfigurazione e la guarigione dell’ossesso.
Dopo il Cinquecento il soggetto ebbe una diffusione più limitata e fu quasi trascurato.
Uso assoluto e uso artistico
Con uso per lo più assoluto, la Trasfigurazione può indicare la rappresentazione pittorica o plastica della scena evangelica. Si può parlare, per esempio, della Trasfigurazione di Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova o della Trasfigurazione di Raffaello nella Pinacoteca Vaticana.
Il termine può quindi riferirsi a tre realtà collegate ma distinte: l’episodio evangelico, la festa liturgica che lo commemora e l’opera d’arte che ne rappresenta la scena.
Forme e costruzioni d’uso
- Trasfigurazione di Cristo: l’episodio evangelico della manifestazione gloriosa di Gesù.
- Festa della Trasfigurazione: la celebrazione liturgica del 6 agosto.
- Essere trasfigurato: apparire profondamente cambiato nell’aspetto o nell’espressione.
- Trasfigurarsi per la gioia: mostrare nel volto gli effetti intensi della gioia.
- Trasfigurarsi nella contemplazione dell’arte: assumere un’espressione diversa per effetto dell’esperienza contemplativa.
- Trasfigurare la realtà: trasformarla e nobilitarla attraverso l’arte o l’immaginazione.
- Trasfigurazione della verità: alterazione o distorsione della verità oggettiva.
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