La testimonianza del quarto pastorello di Fatima: fede, apparizioni e messaggio dei pastorelli

La testimonianza del cosiddetto “quarto pastorello” di Fatima non riguarda un altro veggente riconosciuto accanto a Lucia dos Santos, Francesco e Giacinta Marto, ma l’insieme delle testimonianze delle persone presenti agli eventi del 1917, soprattutto durante il miracolo del sole del 13 ottobre. I tre pastorelli furono i soli interlocutori della Madonna, mentre alle apparizioni assistettero folle sempre più numerose di credenti e di increduli, di dotti e di semplici contadini.

Il messaggio di Fatima fu affidato a tre bambini, ma non era rivolto soltanto a loro e al loro tempo. Ognuno di noi, nel proprio tempo, riscopre l’intensità del Vangelo di Gesù Cristo che ci chiama alla conversione e alla partecipazione al suo Regno. La loro testimonianza continua a commuovere perché unisce preghiera, sacrificio, fiducia e attenzione alla salvezza degli altri.

Chi erano i tre pastorelli di Fatima

Tre pastorelli, i fratelli Francisco e Giacinta Marto (9 e 7 anni) e la loro cugina Lucia dos Santos (10 anni), il 13 maggio 1917, mentre badavano al pascolo in località Cova da Iria (Conca di Iria), vicino alla cittadina portoghese di Fátima, videro scendere una nube e, al suo diradarsi, apparire la figura di una donna vestita di bianco con in mano un rosario, che identificarono con la Madonna.

Francesco e Giacinta Marto erano due fratelli, cugini di Lucia dos Santos. Insieme a lei formavano il trio dei pastorelli di Fatima. Giacinta, nata l’11 marzo 1910 ad Aljustrel, un piccolo villaggio vicino Fatima, era la più giovane dei tre veggenti. Francesco, suo fratello maggiore, era nato l’11 giugno 1908. Entrambi provenivano da una famiglia umile e profondamente religiosa.

I due bambini trascorrevano le giornate pascolando le pecore nella Cova da Iria, una conca nei pressi di Fatima. La loro era una vita semplice, fatta di lavoro nei campi e preghiera quotidiana. Francesco era silenzioso, contemplativo, incline alla riflessione, mentre Giacinta era vivace, sensibile, con uno sguardo che sembrava guardare oltre il visibile.

Come tutti i ragazzi del loro paese, Lucia di Gesù e i due suoi cuginetti Francesco e Giacinta Marto aiutavano i genitori portando a pascolare ogni giorno un piccolo gregge di pecore e di capre appartenente alle loro famiglie. Dalle casette di Aljustrel i tre piccoli amici erano soliti spingere ogni giorno il piccolo gregge delle due famiglie verso questo o quel luogo, a loro scelta, nei dintorni.

Ivi passavano assieme l’intera giornata custodendo le pecore e giocando. A mezzogiorno prendevano il cibo che le mamme avevano preparato per loro. Poi, prima di rimettersi a giocare, recitavano insieme il santo Rosario.

La testimonianza dell’angelo della pace

Prima delle apparizioni mariane, i pastorelli riferirono di aver avuto incontri con una figura angelica. Nel 1915, mentre si trovava con alcune compagne a pascolare le greggi presso i possedimenti paterni, Lucia vide una misteriosa figura “simile a una statua di neve”.

Fu per questo che Lucia preferì recarsi al pascolo di “Cabeço” con i due cugini, Francisco e Giacinta. Mentre essi si riparavano dalla pioggia e giocavano, apparve nuovamente quella figura, “un giovane fra i quattordici e i quindici anni, che il sole rendeva trasparente come se fosse di cristallo”, che rivelò di essere un angelo e precisamente l’angelo della pace.

La testimonianza di Lucia descrive una figura luminosa che invitò i bambini a pregare prostrati con lui, in riparazione delle offese subite da Dio da parte dei peccatori. L’angelo insegnò loro questa preghiera: “Mio Dio, io credo, adoro, spero e vi amo. Chiedo perdono per quelli che non credono, non sperano, non vi amano”.

Dopo avere ripetuto queste parole tre volte, egli si alzò e disse: “Pregate così. I Cuori di Gesù e Maria sono attenti alla voce delle vostre suppliche”. Poi egli disparve.

Lucia narra che sia lei che Giacinta potevano udire le parole dell’angelo, mentre a Francisco risultava impossibile: egli ascoltava le parole ripetute dalle due compagne. Riapparso nuovamente nell’estate del 1916, si rivelò come angelo protettore del Portogallo, ordinando ai pastorelli di fare sacrifici per la salvezza della loro patria, devastata dalle guerre civili.

Nell’ultima manifestazione, l’angelo apparve ai tre pastorelli con un calice e un’ostia sanguinante nelle mani. Porse il calice a Francisco e Giacinta e ordinò a Lucia di mangiare l’ostia, dopodiché pregò loro di fare sacrifici in riparazione degli oltraggi nei confronti del sacramento dell’Eucaristia.

Il 13 maggio 1917: la prima apparizione della Madonna

La loro esistenza cambiò radicalmente il 13 maggio 1917, quando insieme a Lucia affermarono di aver visto la Madonna. Fu la prima di sei apparizioni. La Madonna apparve ai tre pastorelli ogni mese dal 13 maggio al 13 ottobre, con un’unica eccezione.

Era la domenica 13 maggio 1917. I tre cuginetti, dopo aver assistito alla Santa Messa nella chiesa parrocchiale di Fatima, tornarono ad Aljustrel per prepararsi a condurre al pascolo il loro gregge. Il tempo era splendido e decisero di andare fino alla Cova da Iria, la grande radura a forma di anfiteatro delimitata verso nord da una piccola altura.

“Qui, narra Lucia, mentre giocavo con Giacinta e Francesco in cima alla collina, improvvisamente vedemmo una folgore, come di lampi. «C’è una folgore di lampi», dissi io ai miei cugini, «può darsi che venga il temporale, sarebbe meglio andare a casa». «Sì certo», dissero essi”.

“Cominciammo a discendere la collina guidando il gregge lungo la strada. Quando arrivammo ad un grande leccio a metà strada dal pendio, la luce sfolgorò ancora. Pochi passi più avanti scorgemmo una bella Signora vestita di bianco, ritta sopra un leccio, vicino a noi”.

“Ella era più luminosa del sole, raggiante di una luce sfolgorante. Colpiti da stupore, ci arrestammo davanti a questa visione. Eravamo così vicini da essere immersi nella luce che irradiava dalla sua Persona, alla distanza di circa un metro”.

Quindi la Signora disse: “Non abbiate paura, non vi farò del male”. Alla domanda di Lucia, “Da dove venite?”, rispose: “Vengo dal Cielo”. La Madonna chiese ai bambini di tornare nello stesso luogo per sei mesi consecutivi, il giorno 13 alla stessa ora.

La Vergine Maria domandò inoltre: “Volete offrire a Dio tutte le sofferenze che Egli desidera mandarvi in riparazione dei peccati dai quali Egli è offeso, e per domandare la conversione dei peccatori?”. I bambini risposero: “Sì, lo vogliamo”.

La Madonna ordinò ai tre bambini di recarsi in quello stesso luogo il tredici di ogni mese, per sei mesi consecutivi, fino a ottobre, raccomandando loro di pregare il rosario affinché la prima guerra mondiale finisse e i soldati, fra i quali il fratello di Lucia, potessero tornare alle proprie case.

Le sei apparizioni del 1917

Dopo questa prima apparizione, la Madonna diede appuntamento ai bambini per il 13 del mese successivo, e così per altri cinque incontri, dal 13 maggio fino al 13 ottobre. Le apparizioni continuarono e furono accompagnate da rivelazioni su eventi futuri.

DataEvento principale
13 maggio 1917Prima apparizione nella Cova da Iria
13 giugno 1917Annuncio della futura morte di Francesco e Giacinta e rivelazione del Cuore Immacolato
13 luglio 1917Visione dell’inferno e consegna del segreto
19 agosto 1917Apparizione a Valinhos dopo l’arresto dei bambini
13 settembre 1917Promessa di un segno e invito a costruire una cappella
13 ottobre 1917Ultima apparizione e miracolo del sole

L’apparizione di agosto non avvenne il giorno 13 come previsto, poiché i bambini erano stati arrestati dalle autorità locali per impedirne la partecipazione. Tuttavia, la Madonna apparve loro il 19 agosto a Valinhos, ribadendo l’importanza della preghiera e del sacrificio.

Il 13 giugno la Madonna rivelò a Lucia, che piangeva per i maltrattamenti subiti dalla madre nel mese precedente, che Giacinta e Francisco sarebbero presto morti mentre lei sarebbe sopravvissuta per far conoscere al mondo ciò che aveva visto. Detto questo, mostrò ai veggenti il suo cuore ferito da spine pungenti.

Il 13 luglio i bambini tornarono alla Cova da Iria. A mezzogiorno cominciò l’apparizione e Lucia si lamentò presso la Signora per tutti i maltrattamenti subiti. La Madonna la pregò di offrire le sue sofferenze per la conversione dei peccatori, dopodiché mostrò ai tre pastorelli la visione dell’inferno.

La Madonna continuò a parlare ai pastorelli, rivelando loro che la guerra stava per finire, ma che, se gli uomini non avessero smesso di offendere Dio, ne sarebbe cominciata un’altra peggiore. Chiese la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati.

Il 13 settembre erano radunate alla Cova da Iria circa trentamila persone, fra le quali molti malati in barella. A mezzogiorno, testimoni dissero di aver visto un globo luminoso piovere dal cielo e scendere verso il leccio. La Madonna apparve e consolò alcuni fra i malati, promettendo a Lucia che entro l’anno li avrebbe guariti, dopodiché ordinò di usare il denaro che la gente donava per costruire lì, a Cova da Iria, una cappella a lei dedicata.

Il “quarto pastorello”: le folle come testimoni

Le apparizioni furono viste direttamente dai tre bambini, ma il fenomeno di Fatima coinvolse migliaia di persone. La testimonianza del “quarto pastorello” può dunque essere compresa come la voce collettiva di coloro che si recarono alla Cova da Iria, osservarono i fenomeni luminosi, videro i bambini in preghiera e furono presenti al segno promesso per il 13 ottobre.

Il 13 luglio erano radunate circa cinquemila persone, molte delle quali desiderose di prendersi gioco dei ragazzini. Il 13 settembre giunsero circa trentamila persone. Il 13 ottobre la Cova da Iria traboccava di gente: uomini giunti da tutto il Portogallo si erano recati lì per assistere al miracolo predetto dalla Vergine.

Vi erano anche parecchi giornalisti anticlericali, decisi a dimostrare come le apparizioni fossero soltanto una commedia escogitata dal parroco di Fatima. La giornata era molto piovosa e tutti i fedeli si coprivano con gli ombrelli.

Poco dopo i presenti videro una nube circondare i pastorelli e il leccio. La Madonna, apparsa ai pastorelli, chiese a Lucia di far costruire in quel luogo una cappella in suo onore, dedicata alla “Vergine del Rosario”, e raccomandò inoltre di pregare molto poiché la guerra era in procinto di concludersi.

Il miracolo del sole del 13 ottobre 1917

A conferma della promessa fatta ai tre pastorelli dalla Madonna riguardo a un evento prodigioso, il 13 ottobre 1917 molte migliaia di persone, credenti e non credenti, assistettero a un fenomeno che fu chiamato “miracolo del sole”.

Molti dei presenti, anche a distanza di parecchi chilometri, raccontarono che mentre pioveva e spesse nubi ricoprivano il cielo, d’un tratto la pioggia cessò e le nuvole si diradarono. Il sole, tornato visibile, cominciò a roteare su se stesso, divenendo multicolore e ingrandendosi, come se stesse precipitando sulla terra.

Detto questo, la Madonna ascese al cielo, che si aprì al suo passaggio, e accadde dunque il miracolo predetto: il sole cominciò a volteggiare, fu visibile a occhio nudo senza abbagliare, dopodiché sembrò cadere sulla folla atterrita, fermarsi di colpo e risalire al cielo.

Il fenomeno fu raccontato da persone di diversa condizione, compresi osservatori scettici e giornalisti anticlericali. Per questo la testimonianza delle folle costituisce una parte particolare della memoria di Fatima: non una quarta apparizione affidata a un altro veggente, ma la presenza pubblica di una moltitudine che dichiarò di aver assistito a un evento straordinario.

Folla al miracolo del sole Fatima

Il messaggio di Fatima: preghiera, penitenza e conversione

Il messaggio che la Madonna affidò ai tre pastorelli di Fatima non era soltanto una visione straordinaria: era un grido dal cielo, un invito accorato alla conversione. Preghiera e penitenza non erano parole astratte, ma strumenti vivi, quotidiani, per salvare le anime e portare pace nel mondo.

In uno spirito di semplicità, ricordiamo che ci sono tre elementi chiari nel messaggio: pregare il Rosario ogni giorno; fare riparazione per la conversione dei peccatori; diffondere la devozione al suo Cuore Immacolato in tutto il mondo.

Il Rosario recitato con fede, il sacrificio silenzioso offerto con amore e la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria divennero per Giacinta una missione ardente, un fuoco che la consumava dolcemente.

Era una chiamata alla responsabilità anche per i più piccoli. Perché, come disse la Vergine ai tre bambini, “molte anime vanno all’inferno perché non c’è nessuno che preghi e si sacrifichi per loro”. A Fatima, il cielo si è chinato sulla terra per ricordarci che la salvezza comincia nei cuori.

La Madonna ha chiesto di smettere di offendere Dio. Lucia racconta nelle sue Memorie che nell’apparizione del 13 luglio la Madre mostrò l’inferno ai pastori e chiese loro di smettere di offendere Dio.

Le apparizioni relative a Nostra Signora di Fatima sono tra le più famose fra le apparizioni mariane. La Chiesa cattolica riconobbe il carattere soprannaturale delle apparizioni e ne autorizzò il culto nel 1930.

La spiritualità di Francesco

In molte situazioni delle apparizioni a Francesco toccò l’ultimo posto: mentre le sue due compagne vedevano la Madonna e ne udivano la voce, lui dovette accontentarsi di vederla soltanto. Mai si è lamentato per questa posizione, ma con semplicità ha riconosciuto la cosa come normale.

Ha accettato le parole della Vergine così come le compagne gliele hanno riferite, e sulla loro testimonianza le ha credute e le ha messe alla base della propria vita. Di poche parole, Francesco aveva nondimeno un grande influsso sull’atteggiamento delle due compagne, che lo vedevano serio e riflessivo in tutto, sempre pronto a scegliere l’ultimo posto o le mansioni più umili.

Il suo carattere riservato gli faceva preferire di pregare da solo. Spesso lasciava con una scusa le amiche e si ritirava in qualche luogo solitario, oppure in chiesa vicino a “Gesù nascosto”, ove rimaneva ore ed ore a “pensare”, come lui stesso si esprimeva per indicare la preghiera.

Ma a cosa “pensava” Francesco? “Io penso a consolare Nostro Signore che è afflitto a causa di tanti peccati”. Questa ansia di riparazione, che si innestava su una natura ben disposta alla compassione e al sacrificio, divenne l’anima della vita spirituale di Francesco.

Un giorno Lucia gli domandò: “Cosa ti piace di più: consolare Nostro Signore o convertire i peccatori perché non vadano all’Inferno?”. “A scegliere”, rispose Francesco, “io preferisco consolare Nostro Signore. Non ti ricordi come era triste la Madonna il mese scorso quando chiese che non si offendesse più Nostro Signore che è già troppo offeso?”.

La testimonianza di Giacinta

Giacinta era sicuramente la più vivace dei tre pastorelli di Fatima. Era allegra, piena di energia, talvolta testarda e capricciosa, ma anche affettuosa e sensibile. Il suo carattere spontaneo, capace di passare dal gioco alle lacrime nel giro di pochi istanti, la rendeva una bambina concreta e autentica.

Durante le apparizioni, la Madonna consegnò ai tre pastorelli un messaggio forte e chiaro: preghiera, penitenza e conversione. Giacinta prese questo messaggio più seriamente di chiunque altro. Ogni piccolo dolore, ogni sacrificio quotidiano, lo offriva con amore, senza lamenti.

Una delle apparizioni che più si impresse nell’animo della piccola Giacinta fu quella in cui la Madonna chiese ai pastorelli di sacrificarsi per i peccatori e mostrò loro l’inferno. Le parole della Madonna e la visione dell’inferno nel quale i peccatori cadono polarizzarono tutti i suoi sentimenti e le sue aspirazioni.

La ragazzina spensierata, giocherellona ed anche un po’ scontrosa divenne da quel giorno riflessiva ed impegnata. Dopo le apparizioni recitava il Rosario lentamente, con grande attenzione, riuscendo a ottenere che tutte le sere fosse recitato anche in casa sua.

Ma oltre che alla preghiera Giacinta si convertì alla mortificazione. “Sacrificatevi per i peccatori” aveva chiesto la Madonna. Da quel giorno ogni occasione fu buona per fare sacrifici, come l’offerta della propria merenda ed anche del proprio pasto ad alcuni fanciulli poveri.

La visione dell’Inferno l’aveva terrorizzata, non per sé, perché sapeva che sarebbe andata in Paradiso, ma per i peccatori. Alle volte esclamava: “Ma perché la Madonna non mostra l’Inferno ai peccatori? Se essi lo vedessero non farebbero più peccati e non vi cadrebbero!”.

Il più giovane dei veggenti aveva una vera passione per il Cuore Immacolato di Maria. Dopo l’apparizione del 13 luglio, Giacinta disse: “Mi dispiace tanto di non poter ricevere la Santa Comunione in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria!”. E ripeteva spesso: “Dolce Cuore di Maria, sii la mia salvezza!”.

Lucia racconta che Giacinta aggiunse altre volte con la sua naturale semplicità: “Amo tanto il Cuore Immacolato di Maria! È il Cuore della nostra Madre Celeste!”. E raccomandò a sua cugina Lucia: “Ama molto Gesù e il Cuore Immacolato di Maria e fai molti sacrifici per i peccatori”.

Giacinta disse anche: “Non sono lontano dall’andare in Paradiso. Tu rimani qui per comunicare che Dio vuole stabilire la devozione al Cuore Immacolato di Maria nel mondo. Quando dovete dirlo, non nascondetevi! Dite a tutti che Dio concede le grazie attraverso il Cuore Immacolato di Maria, che devono chiederle”.

La malattia e la morte dei due fratelli

Entrambi i fratellini furono colpiti dall’influenza spagnola. Francesco morì il 4 aprile 1919, mentre Giacinta sopravvisse ancora per alcuni mesi. Fu trasferita a Lisbona, lontano dalla famiglia, dove morì il 20 febbraio 1920.

All’inizio del 1918 Francesco cadde gravemente ammalato, colpito dall’influenza detta “spagnola”, che tante vittime fece nell’intera Europa del dopoguerra. Presto l’influenza degenerò in polmonite, ma le cure della madre Olimpia valsero a rimetterlo in piedi.

Francesco sapeva che ben presto la Madonna lo avrebbe portato in Cielo. Alle persone che si rallegravano con lui per il miglioramento e che promettevano di pregare per la sua guarigione, rispondeva invariabilmente: “È inutile che preghiate per questo. Io non otterrò mai la grazia della guarigione”.

Verso i primi di aprile la sua salute peggiorò. Volle confessarsi e ricevere la Comunione. Il 2 aprile il parroco venne a confessarlo e il giorno dopo, il 3 aprile, Francesco poté fare la sua prima ed ultima Comunione.

Il giorno seguente lo passò pregando e chiedendo perdono a tutti. Verso le dieci di sera disse alla mamma: “Mamma, guarda che bella luce, là, vicino alla porta”. Dopo un momento aggiunse: “Ora non la vedo più”. Dopo queste parole il suo viso si illuminò di un sorriso meraviglioso e, senza soffrire, il piccolo pastorello di Aljustrel morì.

Giacinta era stata colpita dalla febbre spagnola già durante la malattia di Francesco. Tuttavia non fece pesare la propria infermità sui suoi cari, cercando invece di far convergere tutte le attenzioni sul fratellino più grave di lei.

Un giorno Giacinta disse a Lucia: “La Santa Vergine è venuta a trovarci. Ella ha detto che verrà presto a prendere Francesco per portarlo in Cielo. Ella m’ha detto che io andrò in un ospedale e che soffrirò molto, ma che devo sopportare tutto per la conversione dei peccatori”.

In seguito raccontò che la Madonna le aveva annunciato che sarebbe andata a Lisbona in un altro ospedale, che non avrebbe più rivisto né Lucia né i suoi genitori e che, dopo aver molto sofferto, sarebbe morta sola. “M’ha detto di non aver paura perché Ella stessa verrà a prendermi per il Cielo”.

Il venerdì 20 febbraio, sapendo che quello sarebbe stato il giorno della sua morte, chiese i sacramenti. Il parroco venne a confessarla ma, vedendola in apparente buona salute, non ritenne opportuno darle subito la Comunione. La sera stessa, verso le 22.30, spirò.

Lucia e la diffusione della devozione

Dopo il 1920, dei tre pastorelli che videro la Madonna, solo Lucia era rimasta su questa terra. Lucia dos Santos nacque il 22 marzo 1907 ad Aljustrel, nella diocesi di Fátima, ed era la più grande dei tre veggenti.

La famiglia da cui proveniva era molto povera: l’unica fonte di ricchezza era il gregge. Lucia mostrò subito grande attenzione e cura per la casa. Sapeva leggere, come pochissime donne in quel tempo, ed era appassionata della Bibbia.

Dopo le apparizioni della Madonna di Fatima, la sua vita non poteva non cambiare. A sedici anni fu ammessa alle “Figlie di Maria” e decise di consacrarsi a Dio con il voto di castità perpetua, ma rimase sempre vivo in lei il desiderio di farsi carmelitana.

Solo nel 1948 riuscì a entrare nell’Ordine tanto amato, quello del Carmelo. Entrò nel Carmelo di Santa Teresa di Gesù a Coimbra con il nome di suor Maria Lucia del Cuore Immacolato. Morì il 13 febbraio 2005 a Coimbra, all’età di 98 anni.

Nel 1925 la Madonna apparve nuovamente a Lucia con a fianco Gesù bambino. La Vergine sosteneva con una mano un cuore circondato da acute spine. Il Bambino Gesù parlò degli uomini ingrati che trafiggono il Cuore della Madre e non compiono atti di riparazione.

Quindi la Santa Vergine disse a Lucia: “Figlia mia, guarda il mio Cuore sormontato da spine, con cui uomini ingrati lo trafiggono ad ogni momento con le loro bestemmie e la loro ingratitudine. Tu almeno cerca di consolarmi”.

La Madonna chiese che il primo sabato per cinque mesi consecutivi i fedeli si confessassero, ricevessero la Santa Comunione, recitassero cinque decine del Rosario e le facessero compagnia per un quarto d’ora meditando i misteri del Rosario in riparazione.

La consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

Le parole della Madonna presentano due realtà, la devozione e la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, che sono collegate e reciprocamente implicate. Il Cuore Immacolato di Maria viene presentato come rifugio e cammino che conduce a Dio.

Il modo d’essere credente del Cuore Immacolato è l’offerta di sé come preghiera e come sacrificio. La Signora del Rosario invita insistentemente i veggenti alla preghiera, a questo luogo di incontro in cui si radicherà la loro intimità con Dio.

I tratti concreti della preghiera chiesta a Fatima sono quelli del Rosario, ricordato dalla Signora in ciascuna delle sei apparizioni, sotto il segno dell’urgenza. In questa pedagogia umile della fede orante, il credente è chiamato ad accogliere i misteri del dono supremo di Cristo nel suo cuore e a lasciarsi interpellare dal suo amore.

Che il Rosario sia indicato come cammino per la pace è segno che l’accoglienza del Verbo riempie di grazia il cuore umano, prigioniero dell’egoismo e della violenza, e pacifica la storia con il coraggio degli umili.

L’intimità con Dio trasforma la vita in sacrificio per i fratelli, specialmente quelli su cui ricade lo sguardo misericordioso di Dio. Il dono di sé significa sacrificio. Di fronte ai drammi del mondo, la libertà centrata in Dio si coinvolge nei suoi disegni di misericordia che abbracciano ogni donna e ogni uomo.

Il significato della testimonianza dei pastorelli

Fatima si manifesta come un’irruzione della luce di Dio nelle ombre della storia umana. All’alba del XX secolo, nell’aridità della Cova da Iria, ha echeggiato la promessa della misericordia, ricordando a un mondo trincerato nei conflitti e ansioso di una parola di speranza la buona novella del Vangelo.

“Non abbiate paura. Sono l’Angelo della Pace. Pregate con me”. È con un invito alla fiducia che si inaugura l’avvenimento di Fatima. Precursore della presenza della luce di Dio che dissipa la paura, l’Angelo si annuncia per tre volte ai veggenti nel 1916.

Quando ricevono l’Eucaristia dall’Angelo, i pastorelli vedono confermata la loro vocazione a una vita eucaristica, a una vita fatta dono a Dio per gli altri. Accogliendo, nell’adorazione, la grazia dell’amicizia con Dio, sono coinvolti, attraverso il sacrificio eucaristico, nell’offerta totale della loro vita.

Nel maggio del 1917, la Signora piena di grazia si annuncia riversando la luce di Dio, nella quale i veggenti si vedono “più chiaramente di come ci vediamo nel migliore degli specchi”. I piccoli pastori sono riempiti da una presenza che si imprime indelebilmente nel loro intimo e li consacra testimoni della misericordia di Dio.

La visione dell’inferno è memoriale della storia che si apre su altri orizzonti, più definitivi dell’immediato, e di Dio che desidera tanto questo incontro in cui la persona è recuperata per l’amore quanto stima la libertà della persona stessa.

Il segreto che a Fatima viene offerto è rivelazione della speranza certa che, alla fine, questo Cuore Immacolato pieno di grazia trionferà. Nell’ultimo incontro con la Signora del Rosario, in ottobre, la speranza nella promessa del trionfo del Cuore pieno di grazia è sigillata con la benedizione di Cristo: “Grazia e Misericordia”.

Francesco e Giacinta santi non martiri

Il cammino verso la canonizzazione di Giacinta e Francesco Marto fu segnato da eventi straordinari, che la Chiesa ha riconosciuto come interventi celesti. Il miracolo che aprì la via alla beatificazione di Giacinta fu la guarigione improvvisa di una donna brasiliana affetta da paraplegia da oltre vent’anni.

La diagnosi parlava di mielite trasversa, una condizione irreversibile. Eppure, dopo aver pregato la piccola veggente di Fatima, la donna si alzò in piedi. Non ci furono spiegazioni mediche, solo lo stupore e la gratitudine per una grazia attribuita all’intercessione di Giacinta.

Anni dopo, ancora in Brasile, un bambino con una grave lesione cerebrale guarì in modo inspiegabile. I genitori, devoti ai due pastorelli, avevano chiesto con fiducia la loro intercessione. La guarigione fu completa e rapida.

Quel miracolo, riconosciuto ufficialmente, divenne il segno decisivo che avrebbe condotto papa Francesco a canonizzare Francesco e Giacinta il 13 maggio 2017, nel centenario delle apparizioni, dopo che papa Giovanni Paolo II li aveva proclamati beati nel 2000.

Lei e il fratellino Francesco sono stati i primi bambini non martiri ad essere proclamati santi nella storia della Chiesa. Santa Giacinta Marto occupa un posto speciale nel cuore della Chiesa: è tra i più giovani santi non martiri mai canonizzati.

Giacinta e Francesco furono beatificati congiuntamente il 13 maggio 2000. Oggi riposano nella basilica della Cova da Iria, nel santuario di Fatima, meta di migliaia di pellegrini.

Il messaggio che ancora oggi commuove

Ma forse il miracolo più grande è quello che continua a vivere nel cuore dei fedeli. Giacinta, prima di morire, lasciò a Lucia un ultimo messaggio, semplice e potentissimo: “La Madonna ci è venuta a trovare, e ha detto che molto presto viene a prendere Francesco per portarlo in cielo. E a me ha chiesto se volevo convertire ancora altri peccatori. Le ho detto di sì”.

Aveva compreso, con la lucidità misteriosa che solo i bambini possiedono, che la preghiera può cambiare il destino del mondo. E che nel Cuore di Maria c’è ancora una speranza per tutti noi.

La testimonianza dei pastorelli invita a seguire il loro esempio di semplicità di cuore, di mortificazioni, di preghiere di riparazione e di intimità con il “Gesù nascosto” nel tabernacolo.

Giacinta ne è l’emblema dolce e forte, la voce infantile che sussurra ancora oggi che la santità non è un traguardo lontano, ma una possibilità reale, anche tra le mani di chi ha appena imparato a scrivere il proprio nome.

La loro testimonianza fragile, nata in un remoto villaggio della Serra d’Aire, ha promosso fino ai confini della terra l’incontro con la luce del Cuore misericordioso di Dio. È un segno che la storia definitiva si costruisce con la forza di Dio che opera nella disponibilità degli umili.

Pellegrinaggio a Fatima: interviste ai pellegrini

Nostra Signora di Fatima, per intercessione dei Santi Pastorelli Francesco e Giacinta, veglia su tutti i bambini del mondo, soprattutto quelli più poveri e abbandonati. Fa’ che anche loro possano trovare, nel tuo Cuore Immacolato e materno, rifugio e protezione.

Santi Francesco e Giacinta, Pastorelli di Fatima, pregate per noi.

tags: #testimonianza #quarto #pastorello #di #fatima