San Michele Arcangelo e il peccato di adulterio

Il peccato di adulterio riguarda la fedeltà coniugale, la dignità della persona e l’ordine dell’amore voluto da Dio. Nella prospettiva cristiana, il sesto comandamento non protegge soltanto un divieto, ma promuove la castità battesimale e l’ordine coniugale, cioè la capacità di vivere la sessualità in modo autenticamente umano, integrandola all’interno della totalità della persona umana.

San Michele Arcangelo, difensore dei diritti di Dio e protettore del suo popolo, richiama alla verità, alla giustizia e alla purezza del cuore. Il suo nome, «Chi è come Dio?», invita a riconoscere che l’amore umano trova il proprio significato nella fedeltà a Dio, nel rispetto dell’altro e nel dono sincero di sé.

San Michele, difensore di Dio e protettore del suo popolo

Giungo con devozione grande in questo antico Santuario dove l’arcangelo Michele è, fin dai primi secoli della storia cristiana, particolarmente venerato. Nella tradizione biblica Michele è indicato come colui custodisce il popolo di Dio (cf. Dan 10,13; 12,1) e, in quella cristiana, è, come diceva San Gregorio Magno, l’Arcangelo che «con la sua preghiera ci accompagna verso il Regno dei Cieli» (Liber responsalis, 825: PL 78, 805).

La missione affidata da Dio agli Angeli è davvero questa: essere come degli intermediari, che portano a Dio le preghiere e le umane invocazioni rendendole efficaci con la loro intercessione e quindi portano a noi l’aiuto del Signore (cf. San Bernardo, In Cantica 31, 5: PL 183, 943). Eccomi, allora, qui per celebrare con tutti voi l’Eucaristia in un luogo dove tante volte e in tanti modi è stata sperimentata e si ottiene la misericordia di Dio.

È un santuario, questo, che la tradizione micaelica intende come un particolare dono Dio: non è stato scelto dagli uomini, ma lo ha scelto Dio stesso per rimettere i peccati degli uomini. Voi sapete, carissimi, che il nome dell’arcangelo Michele è spiegato con la frase: «Chi è come Dio?».

Per questo, secondo una normale interpretazione, egli è presentato come il difensore dei diritti di Dio. Potremmo, però, domandarci: come dobbiamo intenderlo, questo appellativo? Dio ha davvero bisogno di essere difeso?

Per rispondere desidero anzitutto precisare che questa espressione dobbiamo intenderla soprattutto come una rassicurazione per noi. Talvolta, infatti, ci sentiamo oppressi dalle difficoltà e anche dalla tentazione al punto da sentirci incapaci di sopportarle e di superarle.

Il «chi è come Dio» ci dice, però, che se confidiamo nel Signore abbiamo una custodia efficace. «Santo forte» ci fa cantare la Chiesa come eco al coro degli Angeli e Dio è davvero quello che ci viene in aiuto.

«O Dio, vieni a salvarci»: è l’invocazione con cui abitualmente la Chiesa inizia la sua preghiera. San Giovanni Enrico Newman, che papa Leone proclamerà Dottore della Chiesa, pone sulle labbra di un morente le parole colme di fiducia: «Credo e ripongo tutte le mie speranze nell’umanità crocifissa del Figlio di Dio … Solo e interamente alla Sua grazia appartengono luce, vita e forza e io amo, sopra ogni altra cosa e solo Lui il santo, Lui il forte…» (The Dream of Gerontius, §1).

Difendere Dio significa difendere la persona

Ma poi, Dio ha veramente bisogno di essere difeso da noi? Per rispondere a questa domanda vorrei richiamare due testi - drammatici l’uno e l’altro - in cui due umani hanno levato la loro voce quasi per “difendere” Dio.

Il primo è di Dietrich Bonhoeffer, cristiano e pastore luterano ucciso nel campo di concentramento di Flossenburg il 18 aprile 1945. In una poesia scritta attorno al luglio 1944 e intitolata Cristiani e pagani egli comincia con l’annotare che tutti - «cristiani e pagani» - corrono a Dio nel loro bisogno.

Se, però, consideriamo il mistero della Croce di Gesù, ci accorgiamo che c’è un «bisogno», una sofferenza di Dio alla quale i cristiani debbono sovvenire, perché (ed è questa la caratteristica della fede cristiana) «I cristiani stanno accanto a Dio nella sua sofferenza».

Il secondo testo - ancora più esplicito - lo traggo dal Diario di Etty Hillesum, una giovane ebrea morta ad Auschwitz nel novembre 1943. In una pagina del 12 luglio 1942 si legge questa preghiera della domenica mattina: «Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi … Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla.

Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio.

E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini» (Diario, Milano 2006, p. 169). Cosa impariamo da queste testimonianze? Anzitutto che a salvare non sono la forza, la potenza e la prepotenza.

In queste drammatiche esperienze difendere Dio vuole dire difendere l’uomo e ciò per la semplice e fondamentale ragione indicata già da sant’Ireneo con la notissima espressione: Gloria Dei vivens homo, la vita dell’uomo è la gloria di Dio (Adv. Haer. IV, 20, 7: PG 7, 1037).

Ogni volta che l’uomo muore, che è ucciso e umiliato… allora si toglie gloria a Dio, si tenta di eliminare Dio ed è allora che l’arcangelo Michele grida: Quis ut Deus? E mentre difende il diritto di Dio si mostra pure come protettore del suo popolo.

San Michele è davvero l’Arcangelo di cui i nostri tempi hanno bisogno; di cui ha bisogno il nostro mondo confuso; un mondo dove lo stesso male è presentato come bene e il bene è disprezzato e schernito come inutile!

Oggi c’è bisogno di uomini e donne che di fronte all’ingiustizia, all’inganno, al profitto, alla violenza gridino soprattutto con la loro vita. Chi è come Dio?

San Michele Arcangelo con spada e bilancia

Il sesto comandamento e l’adulterio

«Non commettere adulterio» (Es 20,14; Dt 5,18). Avete inteso che fu detto: «Non commettere adulterio»; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore (Mt 5,27-28).

La Bibbia usa questa espressione per indicare il peccato degli atti impuri, perché l'adulterio è la forma più grave di impurità sessuale. Il sesto comandamento rappresenta senz’altro un tema di scottante attualità.

Precisiamo subito, che Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre e che, su questa materia, la Legge di Dio non si è mossa (e mai si muoverà, un adagio della teologia morale: “in re venerea non datur parvitas materiae”: “in tema di piaceri venerei non esiste materia lieve”).

Infatti, chi mediante il divorzio lascia la propria moglie per un'altra donna, o il proprio marito per un altro uomo, viola l'ordine coniugale stabilito da Dio, crea disagio nelle famiglie, favorisce la corruzione nel mondo e macchia il proprio corpo di lussuria.

«Non peccherai con la moglie del tuo prossimo per non contaminarti con lei» (Lev. 18,20). Di conseguenza l'adulterio infrange il legame d'amore fra uomo e donna, voluto da Dio per un fine soprannaturale.

La dignità dell’uomo e della donna nella creazione

«Dio è amore e vive in se stesso un mistero di comunione e di amore. Creandola a sua immagine. Dio iscrive nell'umanità dell'uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell'amore e della comunione».

«Dio creò l'uomo a sua immagine. maschio e femmina li creò» (Gn 1,27); «siate fecondi e moltiplicatevi» (Gn 1,28); «quando Dio creò l'uomo, lo fece a somiglianza di Dio; maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini quando furono creati» (Gn 5,1-2).

La sessualità esercita un'influenza su tutti gli aspetti della persona umana, nell'unità del suo corpo e della sua anima. Essa concerne particolarmente l'affettività, la capacità di amare e di procreare, e, in un modo più generale, l'attitudine ad intrecciare rapporti di comunione con altri.

Spetta a ciascuno, uomo o donna, riconoscere ed accettare la propria identità sessuale. La differenza e la complementarietà fisiche, morali e spirituali sono orientate ai beni del matrimonio e allo sviluppo della vita familiare.

L'armonia della coppia e della società dipende in parte dal modo in cui si vivono tra i sessi la complementarietà, il bisogno vicendevole e il reciproco aiuto. «Creando l'uomo "maschio e femmina", Dio dona la dignità personale in egual modo all'uomo e alla donna».

«L'uomo è una persona, in eguale misura l'uomo e la donna: ambedue infatti sono stati creati ad immagine e somiglianza del Dio personale». Ciascuno dei due sessi, con eguale dignità, anche se in modo differente, è immagine della potenza e della tenerezza di Dio.

Il matrimonio come comunione fedele

L'unione dell'uomo e della donna nel matrimonio è una maniera di imitare, nella carne, la generosità e la fecondità del Creatore: «L'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne» (Gn 2,24). Da tale unione derivano tutte le generazioni umane.

Gesù è venuto a restaurare la creazione nella purezza delle sue origini. Nel Discorso della montagna dà una interpretazione rigorosa del progetto di Dio: «Avete inteso che fu detto: "Non com mettere adulterio"; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore» (Mt 5,27-28).

L'uomo non deve separare quello che Dio ha congiunto. La Tradizione della Chiesa ha considerato il sesto comandamento come inglobante l'insieme della sessualità umana.

La sessualità è ordinata all'amore coniugale dell'uomo e della donna. Nel matrimonio l'intimità corporale degli sposi diventa un segno e un pegno della comunione spirituale. Tra i battezzati, i legami del matrimonio sono santificati dal sacramento.

«La sessualità, mediante la quale l'uomo e la donna si donano l'uno all'altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l'intimo nucleo della persona umana come tale.

Essa si realizza in modo veramente umano solo se è parte integrante dell'amore con cui l'uomo e la donna si impegnano totalmente l'uno verso l'altra fino alla morte».

Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza». Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza.

«Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno.

Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l'uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d'intenzione.

Degnati di avere miseri cordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!». Poi dormirono per tutta la notte (Tb 8,4-9).

Adulterio: atto, desiderio e intenzione

Gesù ha detto: “ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha gia commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5,28). Come vedi, per compire adulterio non basta il pensiero.

È necessario anche il desiderio. Gesù non si riferisce al un desiderio per così dire “velleitario”, ma a un tentativo, fatto almeno nel proprio cuore, di un approccio.

Come avviene ad esempio per chi prepara un furto a tavolino e poi non lo attua. Sebbene non sia tenuto alla restituzione perché il furto non c’è stato, tuttavia nel suo cuore si era già mal disposto nei confronti del suo prossimo, perdendo così la carità e, con essa, la grazia.

Il peccato, quindi, non si identifica con ogni pensiero involontario o con ogni tentazione. La responsabilità morale riguarda il consenso deliberato della volontà e il desiderio coltivato interiormente come approccio verso una persona che non può essere oggetto di tale relazione.

La castità richiede l'acquisizione del dominio di sé, che è pedagogia per la libertà umana. L'alternativa è evidente: o l'uomo comanda alle sue passioni e consegue la pace, oppure si lascia asservire da esse e diventa infelice.

«La dignità dell'uomo richiede che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere, mosso cioè e indotto da convinzioni personali, e non per un cieco impulso o per mera coazione esterna.

Ma tale dignità l'uomo la ottiene quando, liberandosi da ogni schiavitù di passioni, tende al suo fine con scelta libera del bene, e si procura da sé e con la sua diligente iniziativa i mezzi convenienti».

La castità come integrazione della sessualità

La castità esprime la positiva integrazione della sessualità nella persona e conseguentemente l'unità interiore dell'uomo nel suo essere corporeo e spirituale.

La sessualità, nella quale si manifesta l'appartenenza dell'uomo al mondo materiale e biologico, diventa personale e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell'uomo e della donna.

La virtù della castità, quindi, comporta l'integrità della persona e l'integralità del dono. La persona casta conserva l'integrità delle forze di vita e di amore che sono in lei.

Tale integrità assicura l'unità della persona e si oppone a ogni comportamento che la ferirebbe. Non tollera né doppiezza di vita, né doppiezza di linguaggio.

Possiamo dire che questo comandamento è diretto alla promozione e alla tutela della virtù della castità battesimale e dell’ordine coniugale, che non è altro che la capacità di vivere la sessualità in modo autenticamente umano, integrandola all’interno della totalità della persona umana (che è non solo corpo, ma anche emotività, affettività e spiritualità) e nel suo essere intrinsecamente linguaggio di amore atto alla trasmissione della vita.

La castità è una virtù morale. Essa è anche un dono di Dio, una grazia, un frutto dello Spirito. Lo Spirito Santo dona di imitare la purezza di Cristo a colui che è stato rigenerato dall'acqua del Battesimo.

Il dominio di sé e la crescita nella fedeltà

Colui che vuole restar fedele alle promesse del suo Battesimo e resistere alle tentazioni, avrà cura di valersi dei mezzi corrispondenti: la conoscenza di sé, la pratica di un'ascesi adatta alle situazioni in cui viene a trovarsi, l'obbedienza ai divini comandamenti, l'esercizio delle virtù morali e la fedeltà alla preghiera.

«La continenza in verità ci raccoglie e ci riconduce a quell'unità, che abbiamo perduto disperdendoci nel molteplice». La virtù della castità è strettamente dipendente dalla virtù cardinale della temperanza, che mira a far condurre dalla ragione le passioni e gli appetiti della sensibilità umana.

Il dominio di sé è un'opera di lungo respiro. Non lo si potrà mai ritenere acquisito una volta per tutte. Suppone un impegno da ricominciare ad ogni età della vita.

Lo sforzo richiesto può essere maggiore in certi periodi, quelli, per esempio, in cui si forma la personalità, l'infanzia e l'adolescenza. La castità conosce leggi di crescita, la quale passa attraverso tappe segnate dall'imperfezione e assai spesso dal peccato.

L'uomo virtuoso e casto «si costruisce giorno per giorno, con le sue numerose libere scelte: per questo egli conosce, ama e compie il bene morale secondo tappe di crescita».

La castità rappresenta un impegno eminentemente personale; implica anche uno sforzo culturale, poiché «il perfezionamento della persona umana e lo sviluppo della stessa società» sono «tra loro interdipendenti».

La castità suppone il rispetto dei diritti della persona, in particolare quello di ricevere un'informazione ed un'educazione che rispettino le dimensioni morali e spirituali della vita umana.

Fedeltà coniugale e offesa all’amore sponsale

Il vero amore sponsale è, per sua natura, fedele e indissolubile (Gen. 2,24; Mt. 19,3-9). L’adulterio, invece, rompe la promessa di comunione esclusiva e ferisce il rapporto tra gli sposi.

Lo stesso matrimonio cristiano, che è una scelta d'amore vissuta nella fede, cessa d'esser santo quando per malizia o interesse personale diviene infecondo. Infatti, chi mediante il divorzio lascia la propria moglie per un'altra donna, o il proprio marito per un altro uomo, viola l'ordine coniugale stabilito da Dio, crea disagio nelle famiglie, favorisce la corruzione nel mondo e macchia il proprio corpo di lussuria.

Ma è adultero anche colui che, col suo modo di agire, mette nella condizione d'essere infedele l'altro coniuge: "Chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio" (Mt. 5,32).

L’adulterio non riguarda dunque soltanto l’atto sessuale compiuto con una persona sposata. Esso comprende anche la responsabilità di chi provoca, favorisce o rende possibile la rottura della fedeltà coniugale.

Adulterio e peccato contro lo Spirito Santo

È molto bello il tuo pensiero sul fatto che “non è cosa da poco giurare su un altare amore e fedeltà prendendo il corpo di Gesù a sigillo della promessa fatta a DIO”. Di fatto però quando si compie adulterio ci si dimentica tutto questo.

In genere l’adulterio viene compiuto per fragilità o anche per altri motivi, ma non per ripudiare l’aver chiamato Dio a testimone della nostra volontà di fedeltà al coniuge sposato. Per questo, per quanto grave l’adulterio non è mai stata catalogato tra i peccati contro lo Spirito Santo.

Dalla dichiarazione di Cristo: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento” (Mt 5,17) non si può concludere che l’adulterio sia uno dei peccati più difficili da perdonare da parte sua e del Padre.

Nella legge che Gesù è venuto a confermare sono inclusi tutti i comandamenti. Se fosse vera la tua interpretazione dovremmo concludere che tutti i peccati gravi sono difficilmente perdonabili da parte sua e del Padre.

Ma questo non è vero. La Chiesa in nome di Cristo continua a perdonare tutti i peccati, per quanto gravi.

L’unica condizione che la Chiesa mette per ottenere il perdono è il pentimento. I peccati contro lo Spirito Santo sono imperdonabili non perché Dio non voglia perdonarli, ma perché chi li compie si chiude del tutto all’azione della grazia di Dio e al pentimento.

La misericordia di Dio e il cammino del pentimento

È un santuario, questo, che la tradizione micaelica intende come un particolare dono Dio: non è stato scelto dagli uomini, ma lo ha scelto Dio stesso per rimettere i peccati degli uomini.

La gravità dell’adulterio non significa che esso sia escluso dalla misericordia divina. Il peccato ferisce la comunione con Dio e con il coniuge, ma il perdono resta offerto a chi riconosce il male compiuto e si apre al pentimento.

La responsabilità morale deve essere valutata considerando la libertà, la consapevolezza e le condizioni concrete della persona. Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l'azione pastorale, si terrà conto dell'immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d'angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che attenuano se non addirittura riducono al minimo la colpevolezza morale.

La misericordia non chiama bene il male e non cancella la responsabilità; offre invece la possibilità di ritornare alla verità, di interrompere la condotta infedele e di ricostruire, per quanto possibile, il bene ferito.

Le diverse forme della castità

Ogni battezzato è chiamato alla castità. Il cristiano si è «rivestito di Cristo» (Gal 3,27), modello di ogni castità.

Tutti i credenti in Cristo sono chiamati a condurre una vita casta secondo il loro particolare stato di vita. Al momento del Battesimo il cristiano si è impegnato a vivere la sua affettività nella castità.

«La castità deve distinguere le persone nei loro differenti stati di vita: le une nella verginità o nel celibato consacrato, un modo eminente di dedicarsi più facilmente a Dio solo, con cuore indiviso; le altre, nella maniera quale è determinata per tutti dalla legge morale e secondo che siano sposate o celibi».

Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale; le altre praticano la castità nella continenza: Ci sono tre forme della virtù di castità: quella degli sposi, quella della vedovanza, infine quella della verginità.

Non lodiamo l'una escludendo le altre. Sotto questo aspetto, la disciplina della Chiesa è ricca.

I fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella continenza. Messi così alla prova, scopriranno il reciproco rispetto, si alleneranno alla fedeltà e alla speranza di riceversi l'un l'altro da Dio.

Riserveranno al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell'amore coniugale. Si aiuteranno vicendevolmente a crescere nella castità.

Al giorno d'oggi, molti che hanno l'intenzione di sposarsi reclamano il "diritto alla prova", cioè il diritto ad un'esperienza sessuale piena prima delle nozze, allo scopo di maturare meglio nella scelta che si intende fare.

L'amore non ha bisogno di "prova" quando è autentico (C. Chiesa Cat. 2391). È il fidanzamento, vissuto in armonia e senza fretta, il tempo migliore per capire se si è fatti l'uno per l'altra e se ci può essere amore vero: amore fisico, morale e spirituale.

Le offese alla castità e all’ordine coniugale

La lussuria è un desiderio disordinato o una fruizione sregolata del piacere venereo. Il piacere sessuale è moralmente disordinato quando è ricercato per se stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione.

Uno dei peccati più gravi verso il sesto comandamento, è la lussuria, cioè la ricerca ingorda e disordinata del piacere corporale.

Vi sono poi altri tipi di violazione al sesto comandamento:

  • Il divorzio: scioglimento giuridico del patto coniugale, in vista di una nuova unione.
  • La separazione: rottura del matrimonio, che dispone a nuove nozze o esperienze.
  • Il matrimonio civile: unione coniugale non benedetta dal sacerdote, cioè quando i due si sposano in comune.
  • La convivenza: comunione di vita senza essere sposati né in chiesa, né in comune.
  • La fornicazione: unione carnale fra uomo e donna non sposati.
  • I rapporti prematrimoniali: atti sessuali completi tra fidanzati.
  • Lo stupro: violenza sessuale ai danni di una persona indifesa.
  • La pedofilia: abuso e sfruttamento dei minori a scopo di libidine.
  • L'omosessualità: rapporto fra persone dello stesso sesso, che la Bibbia condanna con queste parole: "Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio" (Lev. 18,22; Rom. 1,26-27).
  • La prostituzione: vendita a pagamento di prestazioni sessuali.
  • L'incesto: unione carnale fra componenti di una stessa famiglia (Lev. 18,6; 1Cor. 5,1).
  • La pornografia: diffusione di stampa e video indecenti.
  • La masturbazione: eccitazione volontaria dei genitali per provare piacere.
  • L'onanismo: atti sessuali incompleti per evitare la fecondazione (Gen. 38,4-10).
  • La contraccezione: impedimento volontario al concepimento per motivi di interesse e voluttà.

Fornicazione e convivenza

La fornicazione è l'unione carnale tra un uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio. Essa è gravemente contraria alla dignità delle persone e della sessualità umana naturalmente ordinata sia al bene degli sposi, sia alla generazione e all'educazione dei figli.

Inoltre è un grave scandalo quando vi sia corruzione dei giovani. I concubini, cioè quelli che convivono senza essere sposati in chiesa, non possono commettere il peccato di adulterio, ma commettono un'infrazione che è permanente: quella di unirsi senza la benedizione del Signore.

Chi infatti commette adulterio può avere l'attenuante di una debolezza casuale, dovuta ad una forte tentazione o al bisogno di un amore intenso. Chi invece convive è fuori dalla volontà di Dio e dimostra di non volersi ravvedere.

Pornografia, prostituzione e violenza

La pornografia consiste nel sottrarre all'intimità dei partner gli atti sessuali, reali o simulati, per esibirli deliberatamente a terze persone. Offende la castità perché snatura l'atto coniugale, dono intimo degli sposi l'uno all'altro.

Lede gravemente la dignità di coloro che vi si prestano (attori, commercianti, pubblico), poiché l'uno diventa per l'altro l'oggetto di un piacere rudimentale e di un illecito guadagno.

Immerge gli uni e gli altri nell'illusione di un mondo irreale. E' una colpa grave. Le autorità civili devono impedire la produzione e la diffusione di materiali pornografici.

La prostituzione offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura. Colui che paga pecca gravemente contro se stesso: viola la castità, alla quale lo impegna il Battesimo e macchia il suo corpo, tempio dello Spirito Santo.

La prostituzione costituisce una piaga sociale. Normalmente colpisce donne, ma anche uomini, bambini o adolescenti (in questi due ultimi casi il peccato è, al tempo stesso, anche uno scandalo).

Il darsi alla prostituzione è sempre gravemente peccaminoso, tuttavia l'imputabilità della colpa può essere attenuata dalla miseria, dal ricatto e dalla pressione sociale.

Lo stupro indica l'entrata per effrazione, con violenza, nell'intimità sessuale di una persona. Esso viola la giustizia e la carità.

Lo stupro lede profondamente il diritto di ciascuno al rispetto, alla libertà, all'integrità fisica e morale. Arreca un grave danno, che può segnare la vittima per tutta la vita.

E' sempre un atto intrinsecamente cattivo. Ancora più grave è lo stupro commesso da parte di parenti stretti (incesto) o di educatori ai danni degli allievi che sono loro affidati.

San Michele come sentinella della verità

San Michele è davvero l’Arcangelo di cui i nostri tempi hanno bisogno; di cui ha bisogno il nostro mondo confuso; un mondo dove lo stesso male è presentato come bene e il bene è disprezzato e schernito come inutile!

Domandiamoci, allora: siamo disposti a essere, come San Michele, sentinelle coraggiose della verità? Difensori forti della giustizia e umili custodi del povero?

La fedeltà coniugale richiede questa vigilanza interiore. Essa non consiste soltanto nel rifiuto dell’atto adulterino, ma anche nella custodia dei pensieri, dei desideri, delle parole, delle occasioni e delle decisioni che possono condurre alla rottura dell’alleanza.

Oggi c’è bisogno non soltanto di pellegrini che giungono sin qui a venerare l’arcangelo Michele, ma pure di pellegrini che tornando da qui abbiamo il cuore puro, coraggioso e libero per dire come lui: Chi è come Dio?

La preghiera a San Michele per la fedeltà e la purezza

Ho prima citato il nuovo Dottore della Chiesa, San G. E. Newman; concludo, allora, parafrasando una sua preghiera rivolta al nostro celeste protettore: «O San Michele, tu sei il nobile e glorioso campione della Chiesa e, sempre fedele al suo servizio, le cammini davanti per guidarla e le stai accanto come suo protettore.

Tu sei la sua più sicura difesa nelle battaglie spirituali e nell’oscurità sei la sua guida sempre pronta a indicarle la via. Tu, cui fu dato di scagliare gli angeli ribelli nella prigione dove vagano senza riposo e senza speranza, stammi vicino quando la mia vista e il mio respiro verranno meno sicché possa vederti e salutarti con grande gioia.

Quando, poi, anche la storia avrà la sua fine, facci sentire quel suono terribile e penetrante capace di risvegliare i morti e di aprire i cieli dove vive il Signore, sicché tutti possiamo incontrarlo e andargli incontro» (cf. Verses on Various Occasions, n. 176). Amen.

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