La profezia di Fatima è legata soprattutto all’invito alla preghiera, alla penitenza e alla conversione, mentre il rapporto con l’apostasia nella Chiesa nasce da alcune interpretazioni, testimonianze e controversie sul contenuto del Terzo Segreto.
Il testo pubblicato dalla Santa Sede nel 2000 descrive una persecuzione dei cristiani, una città in rovina, un «vescovo vestito di bianco» e numerosi martiri, ma non nomina esplicitamente l’apostasia né identifica in modo obbligatorio gli eventi storici a cui la visione dovrebbe riferirsi.
Le apparizioni di Fatima e la formazione del segreto
Il terzo segreto di Fatima consiste in un messaggio segreto che la Vergine Maria consegnò ai tre pastorelli cui apparve, a Fatima (in Portogallo), a partire dal 13 maggio 1917. La trascrizione delle prime due parti del segreto è nella terza memoria di Suor Lucia, del 31 agosto 1941: gli altri due pastorinhos, Giacinta e Francisco erano morti infatti subito dopo la prima guerra mondiale.
Nella successiva stesura, l’8 dicembre dello stesso anno, Suor Lucia aggiunse qualche annotazione. La terza parte fu scritta su ordine del Vescovo di Leiria il 3 gennaio 1944.
Fatima è un luogo di preghiera, in cui si respira un’aria particolare e si avverte la presenza del Mistero. Qui, nel 1917 la Madonna apparve a tre pastorelli mentre il paese era sotto un governo fieramente nemico di Cristo.
Pochi mesi dopo, in Russia, sarebbe scoppiata la Rivoluzione Bolscevica. Tra le cose che la Madonna predisse ai tre veggenti c’era anche questa: la Russia spargerà i suoi errori nel mondo.
Per Lucia la Russia era una signora da convertire; per il mondo un paese poco interessante, marginale, in cui tutto sembrava scorrere lentamente, da secoli, senza novità. Ma la Madonna non sbagliava.
Oltre a parlare della Russia, del rosario, dell’inferno, Ella diede un terzo segreto, scritto da Lucia nel 1944 e consegnato nel 1957 al sant’Ufficio.
Le prime due parti e l’attesa della rivelazione
I primi due segreti, nei quali si preconizzava la Rivoluzione russa e la Seconda guerra mondiale, vennero resi pubblici negli anni Quaranta, mentre il terzo segreto, farà sapere Lucia, dovrà essere rivelato solo nel 1960.
Nel 1957, però, la Santa Sede ordina che il testo sia inviato a Roma e chiede alla suora il silenzio. Che sarà mantenuto fino al 2000, ovvero fino alla pubblicazione del documento Il messaggio di Fatima a opera della Congregazione per la dottrina della fede.
Pio XII non lo lesse. Il primo papa a farlo fu Giovanni XXIII, che però ritenne di non rivelarlo; come avrebbe fatto anche Paolo VI, che lo lesse nel 1965.
Da allora in tanti si sono chiesti: perché ciò che la Madonna ha rivelato, la gerarchia ecclesiastica nasconde?
Di qui una illazione dominante: che il segreto riguardasse una imminente crisi della Chiesa, l’apostasia predetta da san Paolo.
Come si sa, il segreto avrebbe dovuto essere rivelato dopo il 1960, perché allora sarebbe stato più chiaro.
Il Terzo Segreto reso pubblico nel 2000
È il 13 maggio del 2000 quando il cardinale Angelo Sodano comunica che il Santo Padre ha deciso di rivelare il terzo segreto di Fatima. L’occasione è data dalla beatificazione, avvenuta in Portogallo, di Francesco e Giacinta Marto, due dei pastorinhos ai quali nel lontano 1917 era apparsa la Madonna.
L’annuncio fa subito il giro del mondo: quel segreto, custodito gelosamente dal Vaticano, era stato per decenni al centro di indiscrezioni, polemiche e intrighi internazionali.
Nell’occasione, il cardinale Sodano accenna al contenuto del segreto, ma per conoscerlo nella sua interezza occorrerà aspettare circa un mese, quando viene pubblicato a opera della Congregazione per la dottrina della fede.
Il testo è accompagnato da una breve presentazione firmata dall’allora segretario della Congregazione, monsignor Tarcisio Bertone, e da un breve commento teologico del prefetto dello stesso dicastero, il cardinale Joseph Ratzinger. A seguire allegati e note.
Il testo del messaggio, reso pubblico dalla Chiesa cattolica il 26 giugno 2000, è il seguente:
«Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza!
E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti”, un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”.
Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino;
giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni.
Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio.»

Il significato della visione secondo il commento ufficiale
Il commento ufficiale è della Congregazione per la Dottrina della Fede. Il cardinal Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione, apriva così il suo Commento Teologico:
«Chi legge con attenzione il testo del cosiddetto terzo “segreto” di Fatima, che dopo lungo tempo per disposizione del Santo Padre viene qui pubblicato nella sua interezza, resterà presumibilmente deluso o meravigliato dopo tutte le speculazioni che sono state fatte. Nessun grande mistero viene svelato; il velo del futuro non viene squarciato».
Dopo l’analisi dettagliata del testo, Ratzinger conclude così:
«La fede cristiana non vuole e non può essere pastura per la nostra curiosità. Ciò che rimane l’abbiamo visto subito all’inizio delle nostre riflessioni sul testo del “segreto”: l’esortazione alla preghiera come via per la “salvezza delle anime” e nello stesso senso il richiamo alla penitenza e alla conversione.»
Il documento vaticano presenta l’interpretazione della visione come un «tentativo di interpretazione del “segreto” di Fatima».
È lo stesso cardinale Ratzinger a precisare, in un’intervista rilasciata il 19 maggio del 2000 a la Repubblica, che non esistono «interpretazioni obbligatorie».
Al di là di queste annotazioni, che possono apparire semplici sottigliezze, è ovvio che, trattandosi di rivelazioni private, non siamo di fronte a contenuti di fede.
Il «vescovo vestito di bianco» e l’attentato a Giovanni Paolo II
Il segreto, in estrema sintesi, consiste nella visione desolante di una città in rovina disseminata dei cadaveri di martiri, attraverso la quale cammina, afflitto, «un vescovo vestito di bianco» (di cui suor Lucia scrive: «Abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre») seguito da vescovi e religiosi.
Il corteo sale sulla sommità di una collina su cui si trova una croce, ai piedi della quale il Papa viene ucciso.
Fin dall’annuncio del cardinale Sodano, il Vaticano ha identificato il «vescovo vestito di bianco» con papa Giovanni Paolo II e la sua uccisione con l’attentato subito a opera di Ali Agca nel 1981.
Il Papa aveva una speciale devozione nei confronti della Madonna di Fatima. Egli in particolare riteneva che la Madonna stessa fosse intervenuta per fermare il proiettile durante l’attentato di cui era stato vittima, nel 1981, impedendo che raggiungesse direttamente il cuore, uccidendolo.
Il terzo segreto è stato perciò interpretato, alla luce di questi eventi, come riguardante principalmente la persecuzione dei cristiani fino al tentativo di uccisione di un “vescovo vestito di bianco” che i veggenti di Fatima ebbero “il presentimento fosse il Santo Padre”.
Fin dall’annuncio del cardinale Sodano, il Vaticano ha identificato il «vescovo vestito di bianco» con papa Giovanni Paolo II e la sua uccisione con l’attentato subito a opera di Ali Agca nel 1981.
Le difficoltà dell’interpretazione ufficiale
Tra l’altro molti hanno fatto notare una difformità tra quanto aveva detto il cardinale Sodano il mese precedente a Fatima, quando aveva parlato di un papa che «cade a terra come morto», e lo scritto, nel quale si legge di un papa inequivocabilmente «ucciso».
La Madonna aveva previsto Ali Agca? Una delle controversie più accese riguarda l’identificazione del vescovo vestito di bianco con Karol Wojtyla.
In altre parole: la Madonna aveva profetizzato davvero l’attentato a Giovanni Paolo II?
Nel suo libro, Socci fa notare che l’interpretazione vaticana del segreto, in realtà, non è così univoca.
E ciò fin dall’annuncio del cardinale Sodano, le cui parole sono riportate nel documento dedicato al segreto di Fatima: il presule spiega che le vicende descritte nella visione «sembrano ormai appartenere al passato».
«La Signora del messaggio sembra leggere con una singolare perspicacia i “segni dei tempi”».
Insomma, secondo Socci, sembra che il presule abbia un certo timore a usare espressioni troppo assertive.
Non è il solo. Nella nota teologica, il cardinale Ratzinger spiega la coincidenza tra il papa del messaggio e Wojtyla attraverso una «elegante» espressione interrogativa: «Non doveva il Santo Padre, quando dopo l’attentato del 13 maggio 1981 si fece portare il testo della terza parte del “segreto”, riconoscervi il proprio destino?».
Va però precisato che il testo del messaggio è povero di riferimenti concreti a fatti storici o biografici, in modo da renderne impossibile un’attribuzione certa e indubitabile, tanto che nel documento vaticano la Congregazione per la Dottrina della Fede stessa fornisce solamente «un tentativo di interpretazione del “segreto” di Fatima».
Se il segreto faceva riferimento solo alle persecuzioni subite dai cristiani in questo secolo e all’attentato al Papa avvenuto nel 1981, perché attendere tanto a renderlo pubblico?
La questione della memoria del 1941 e della frase sul dogma della fede
Per maggiore chiarezza, è meglio partire dall’inizio, da quando cioè a suor Lucia, nella clausura del carmelo di Coimbra, perviene la richiesta del suo vescovo di scrivere della rivelazione.
La suora redige diverse memorie di quanto ha visto e sentito in quel lontano 1917 alla Cueva de Iría: la prima è del 1935, la seconda del 1937, la terza è datata agosto 1941.
In questo terzo scritto, spiega Socci, la suora «rivela le prime due parti del segreto […] fa sapere che c’è anche una “terza parte” che per ora non rivela».
Alcuni mesi dopo scrive la quarta memoria, datata 8 dicembre 1941, nella quale ricopia esattamente la precedente, ma quando arriva alla fine del secondo segreto aggiunge una nuova frase, che non c’era nel testo dell’estate: «Em Portugal se conservará sempre o dogma da fé etc. [In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede etc.]».
Infine, nel gennaio del ’44, annoterà il cosiddetto terzo segreto.
La pubblicazione vaticana del 2000 non riproduce la quarta memoria, quella dell’8 dicembre 1941, l’ultima in ordine di tempo, ma la terza, quella dell’agosto 1941, aggiungendovi poi lo scritto del gennaio del ’44, dov’è annotato il terzo segreto.
Terza e quarta memoria sono simili, ma nella quarta c’è quella frasetta: «In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede etc.», che nella terza non c’è.
Certo, questa espressione non viene omessa del tutto, ma è riportata in una nota a margine, senza alcuna spiegazione.
Sennonché proprio quella riga è al centro di grandi controversie.
«È possibile che le parole della Madonna, date di persona dalla Madre di Dio, possano finire con un “etc.”?»
È Socci a riportare questa domanda non certo banale di Paul Kramer, autore di La battaglia finale del diavolo.
Cosa nasconderebbe quell’etc.? I critici fanno notare come non ci sia alcun nesso logico tra questa frase e il segreto rivelato nel 2000.
E che la frase monca riporta parole della Madonna, parte di un discorso diretto, mentre il segreto consiste in una visione, senza alcuna parola della stessa.
Le ipotesi su una parte non divulgata
La smentita non convince chi, come Antonio Socci, ha sempre sostenuto l’esistenza di una parte non divulgata del segreto che parlerebbe dell’abbandono della fede da parte dei vertici della Chiesa.
Altri studiosi, come il dott. Antonio Augusto Borelli Machado, giudicano integrale e tragicamente eloquente il segreto divulgato dalla Santa Sede.
Sulla base dei dati a nostra disposizione, non si può affermare oggi con assoluta certezza né che il testo del Terzo Segreto sia integrale, né che esso sia incompleto.
In base a una serie di indizi e testimonianze concordanti, molti dei critici della versione ufficiale sono convinti che il segreto consterebbe in realtà di due parti distinte.
E che quella rivelata nel 2000, scritta su quattro fogli, sarebbe solo una delle due parti e sarebbe sempre stata custodita negli archivi del Sant’Uffizio.
L’altra parte, quella ancora segreta, scritta su un solo foglio, sarebbe rimasta sempre nell’appartamento dei papi.
A conferma di questa ipotesi ci sarebbe anche un indizio di tipo logico.
Tosatti riporta la tesi di Andrew M. Cesanek, un altro studioso che si è cimentato sul segreto di Fatima.
Questi, comparando le prime due rivelazioni e quella resa pubblica nel 2000, registra come le prime due rivelazioni siano caratterizzate da una scansione del genere visione-spiegazione, mentre l’ultima è priva di spiegazione.
Annota Tosatti: «Certo, è curioso che delle tre parti sia in realtà quella più bisognosa di una “guida di lettura” a mancarne».
La smentita sul caso Döllinger
L’anno del centenario di Fatima (2016-2017) è stato aperto, il giorno di Pentecoste, da una notizia che ha suscitato clamore.
Il teologo tedesco Ingo Döllinger ha riferito al sito OnePeterFive che, dopo la pubblicazione del Terzo Segreto di Fatima, il cardinale Ratzinger, gli avrebbe confidato: «Das ist noch nicht alles!», «Non è ancora tutto».
La Sala Stampa Vaticana è intervenuta con un’immediata smentita in cui si dice che «il Papa emerito Benedetto XVI rende noto “di non aver mai parlato col prof. Döllinger circa Fatima” e afferma chiaramente: le esternazioni attribuite al prof. Döllinger su questo tema “sono pure invenzioni, assolutamente non vere” e conferma decisamente: “La pubblicazione del Terzo Segreto di Fatima è completa”».
Ciò che invece appare assolutamente certo è che la profezia di Fatima è incompiuta e che il suo compimento riguarda una crisi nella Chiesa senza precedenti.
Le testimonianze sull’apostasia
Sul segreto di Fatima, negli anni, sono circolate le voci più disparate, tra le quali la più ricorrente era quella riguardante la perdita della fede da parte di una moltitudine di cristiani.
In altre parole, la Madonna avrebbe preconizzato una grande apostasia.
Solo leggende? Così sembrerebbe, alla luce della rivelazione vaticana.
Il problema, però, è che tali leggende, negli anni, sono state corroborate da dichiarazioni di persone che, per la loro funzione, erano venute a conoscenza del segreto.
Monsignor Alberto do Amaral, vescovo emerito di Fatima, in una conferenza del 1984, afferma: «Il segreto di Fatima non parla né di bomba atomica, né di testate nucleari […]. La perdita della fede di un continente è peggio che la distruzione di una nazione; ed è vero che la fede diminuisce continuamente in Europa. La perdita della fede cattolica nella Chiesa è ben più grave di una guerra nucleare».
La dichiarazione fu smentita nel 1986, ma poi riconfermata nel marzo del ’95.
Il cardinale Alfredo Ottaviani, in una conferenza del 1967 dice: «Io ho avuto la grazia e il dono di leggere il testo del terzo segreto. […] Vi posso dire soltanto questo: che verranno tempi molto difficili per la Chiesa e che c’è bisogno di molte preghiere perché l’apostasia non sia troppo grande».
Monsignor Capovilla, segretario di Giovanni XXIII, anche lui sicuramente a conoscenza del segreto, nel 1978 risponde per iscritto a un’intervista.
Alla domanda se il segreto faccia riferimento espressamente alle gerarchie ecclesiastiche, alla Russia o a una «crisi religiosa nel mondo», risponde negando le prime due ipotesi, ma nulla dice della terza.
Ancora più esplicito il contenuto di una lettera del cardinale Luigi Ciappi, a lungo teologo della Casa pontificia, indirizzata al professor Baumgartner.
Nella missiva, scritta nel 2000 ma pubblicata nel marzo 2002, il porporato rivela: «Nel terzo segreto viene predetto, fra le altre cose, che la grande apostasia nella Chiesa inizierà dalla sua sommità».
Apostasia dottrinale e apostasia pratica
Possiamo comunque dire, con una certa sicurezza, che si tratti dell’apostasia all’interno della Chiesa, questa è la cosa più grave e scioccante.
I cardinali Oddi e Ciappi dicevano che la Madonna aveva annunciato la grande apostasia all’interno della Chiesa.
E Ciappi, che aveva letto il Terzo Segreto, specificava che la Vergine aveva detto che l’apostasia sarebbe iniziata dai suoi vertici.
Prima c’è un’apostasia dottrinale che consiste nel rinnegare i fondamenti del cristianesimo come la Rivelazione - negare che sia Parola di Dio valida per tutti i tempi e luoghi - e poi la Tradizione, i dogmi, le verità contenute nel Credo.
Si arriva anche a negare la divinità di Gesù Cristo, riducendolo a un semplice uomo.
E così si nega la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, l’importanza dei Sacramenti, ecc.
Questo sul piano dottrinale.
Poi c’è l’apostasia pratica: l’abbandono della pratica religiosa.
Se all’interno della Chiesa c’è un’apostasia, a cominciare dai vertici, è chiaro che chi non è in linea con le direttive dei vertici automaticamente verrà perseguitato.
Oltre a una persecuzione da parte del potere laico avverso alla Chiesa.
La crisi della Chiesa e la perdita della fede
Lo stesso si può dire di Paolo VI, che però arrivò a dire, nel 1969: «La Chiesa si trova in un’ora di inquietudine, di autocritica; si direbbe anche di autodistruzione…».
Non aveva dichiarato, s. Pio X nella Pascendi, dieci anni prima di Fatima, che i nemici della Chiesa «si celano nel seno stesso della Chiesa»?
E Pio XII non aveva detto di temere i «novatori», che volevano smantellare la liturgia e la teologia bimillenaria della Chiesa?
Infine è arrivata la rivelazione di Benedetto XVI in Portogallo: il papa ha legato il segreto di Fatima e l’attuale «passione della Chiesa», insistendo sul fatto che i peggiori nemici della Chiesa sono al suo «interno».
Ha poi alluso alla pedofilia, ma, quale che sia il segreto, è inevitabile riconoscere che essa non è una causa, ma un effetto: della perdita di fede, di devozione, di senso della liturgia, che infesta la Chiesa dagli anni Sessanta.
Gli anni del Concilio e del post Concilio.
Ha dichiarato Martin Mosebach, autore di uno splendido testo, L’eresia dell’informe, a difesa della liturgia di sempre: «Dobbiamo chiederci come mai nei collegi cattolici siano avvenuti reati sessuali ad opera di sacerdoti proprio negli anni immediatamente successivi al Concilio Vaticano II. Non si può allora non giungere all’amara conclusione che l’esperimento di “aggiornamento”, di adeguamento della Chiesa al mondo è clamorosamente fallito.
Dopo quel Concilio la maggior parte dei preti si tolse l’abito sacerdotale, smise di celebrare quotidianamente la Messa e di leggere il breviario.
La teologia post-conciliare fece di tutto per dimenticare l’immagine del sacerdote trasmessa dalla tradizione».
Il rapporto tra Fatima e Civitavecchia
Apostasia a partire dalle gerarchie ecclesiastiche, persecuzione alla Chiesa non solo da parte del mondo ma all’interno della Chiesa stessa, l’ingresso nei tempi del Terzo Segreto di Fatima che porteranno al trionfo del Cuore Immacolato di Maria.
In definitiva: siamo all’apice dello scontro tra la Madonna e Satana.
È questa la lettura che padre Flavio Ubodi - sulla base delle rivelazioni mariane a Fatima e Civitavecchia - dà dei tempi che stiamo vivendo.
In quei messaggi è esplicito il legame tra Fatima e Civitavecchia, diocesi alle porte di Roma dove la Beata Vergine si è manifestata per portare a compimento quanto preannunciato ai tre pastorelli.
Fatima è all’inizio del secolo, Civitavecchia è alla fine.
Fatima è l’annuncio di quello che sarebbe accaduto, Civitavecchia è l’ingresso nelle cose che sono state annunciate a Fatima.
A Civitavecchia la Madonna, quando dice che Satana sta cercando di oscurare il mondo e anche la Chiesa, avverte: «Preparatevi a vivere quanto io avevo svelato alle mie piccole figlie di Fatima».
Siamo entrati in quei tempi.
Quali sono i contenuti in comune? L’invito, urgente, alla conversione.
La consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.
Sia a Fatima che a Civitavecchia si parla di consacrazione, non di affidamento: c’è una differenza profonda.
L’affidamento è più superficiale, la consacrazione è molto più potente perché coinvolge di più la persona, la famiglia, la Chiesa o nazione che la fa: è come dire “io sono tuo, consegno a te tutto il mio essere, perché tu lo possa consegnare al Padre”.
Un altro punto in comune tra Fatima e Civitavecchia è la recita del Rosario come arma per sconfiggere Satana, quindi allontanare ogni pericolo per l’anima e non solo.
Anche questo è un elemento comune a Fatima e Civitavecchia: la Madonna dice che ci saranno prove, tribolazioni, ma alla fine il Cuore Immacolato di Maria trionferà.
L’Eucaristia al centro della controversia
Sia Fatima che Civitavecchia hanno l’Eucaristia al centro.
Ai Gregori la Madonna ha parlato di Comunione quotidiana per santificarsi.
All’opposto, da quasi 3 mesi i fedeli sono senza Messa, che riprenderanno il 18 maggio con gravi condizionamenti alla liturgia.
È un attacco al cuore del cristianesimo.
Il centro di tutto è Gesù Cristo, e Lui lo troviamo nell’Eucaristia.
Se vogliamo avere vita, vita piena, dobbiamo ricevere l’Eucaristia.
Se invece eliminiamo l’Eucaristia dalla Chiesa, dalla vita dei fedeli, ci sarà un impoverimento spirituale pauroso.
Privare i fedeli dell’Eucaristia è stato un grande atto satanico.
Nelle parole della Madonna questo è implicito: se Lei raccomanda l’Eucaristia ogni giorno, e tu la neghi, evidentemente è in atto un forte scontro tra la Madonna e Satana, tra il cuore del cristianesimo che è Gesù Cristo e le potenze nemiche che vogliono allontanare gli uomini da Lui.
Questo potrebbe essere un aspetto dell’apostasia generale, cioè un’apostasia pratica.
Cosa pensa del fatto di dare Gesù con i guanti?
Secondo me si tratta di una profanazione che rasenta il sacrilegio.
Dare la Comunione con i guanti significa non avere rispetto per Gesù Cristo presente nell’Eucaristia e neanche per il fedele che la riceve.
C’è anche il problema dei frammenti del Corpo di Cristo che possono rimanere attaccati ai guanti e non si sa che fine facciano.
La lettura storica della profezia
Va ricordato a questo proposito un importante principio ermeneutico.
Il Signore, attraverso rivelazioni e profezie che nulla aggiungono al deposito della fede, ci offre talvolta una “direzione spirituale” per orientarci nelle epoche più oscure della storia.
Ma se è vero che le parole divine proiettano luce sulle epoche tenebrose, è anche vero il contrario: gli eventi storici, nel loro drammatico svolgimento, ci aiutano a comprendere il significato delle profezie.
Quando, il 13 luglio del 1917, la Madonna annunziò a Fatima che se l’umanità non si fosse convertita, la Russia avrebbe diffuso nel mondo i suoi errori, queste parole apparivano incomprensibili.
Furono i fatti storici a svelarne il significato.
Dopo la Rivoluzione bolscevica dell’Ottobre 1917 fu chiaro che l’espansione del comunismo era lo strumento di cui Dio voleva servirsi per castigare il mondo dei suoi peccati.
Tra il 1989 e il 1991, l’impero del male sovietico si è apparentemente sgretolato, ma la scomparsa dell’involucro politico ha permesso una maggiore diffusione nel mondo del comunismo, che ha il suo nucleo ideologico nell’evoluzionismo filosofico e nel relativismo morale.
In questo senso non è dal segreto di Fatima che dobbiamo partire per comprendere l’esistenza di una tragedia della Chiesa, ma dalla crisi nella Chiesa per comprendere il significato ultimo del segreto di Fatima.
Una crisi che risale agli anni Sessanta del Novecento, ma che con l’abdicazione di Benedetto XVI e il pontificato di Papa Francesco ha conosciuto un’impressionante accelerazione.
Il pontificato, l’unità della Chiesa e la crisi ecclesiale
Nel corso della presentazione del libro del prof. don Roberto Regoli, Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI, svoltasi nell’aula magna della Pontifica Università Gregoriana, mons. Georg Gänswein enfatizzava l’atto di rinuncia al pontificato di Papa Ratzinger con queste parole:
«Dall’undici febbraio 2013 il ministero papale non è più quello di prima. È e rimane il fondamento della Chiesa cattolica; e tuttavia è un fondamento che Benedetto XVI ha profondamente e durevolmente trasformato nel suo pontificato d’eccezione».
Secondo l’arcivescovo Gänswein, le dimissioni del Papa teologo sono «epocali» perché hanno introdotto nella Chiesa cattolica la nuova istituzione del Papa emerito trasformando il concetto di munus petrinum, “ministero petrino”.
«Prima e dopo le sue dimissioni Benedetto ha inteso e intende il suo compito come partecipazione a un tale “ministero petrino”. Egli ha lasciato il Soglio pontificio e tuttavia, con il passo dell’11 febbraio 2013, non ha affatto abbandonato questo ministero.
Egli ha invece integrato l’ufficio personale con una dimensione collegiale e sinodale, quasi un ministero in comune.
Dall’elezione del suo successore Francesco il 13 marzo 2013 non vi sono dunque due papi, ma de facto un ministero allargato - con un membro attivo e un membro contemplativo.
Per questo Benedetto XVI non ha rinunciato né al suo nome, né alla talare bianca.
Per questo l’appellativo corretto con il quale rivolgerglisi ancora oggi è “Santità”; e per questo, inoltre, egli non si è ritirato in un monastero isolato, ma all’interno del Vaticano - come se avesse fatto solo un passo di lato per fare spazio al suo successore e a una nuova tappa nella storia del papato.
Con un atto di straordinaria audacia egli ha invece rinnovato quest’ufficio e con un ultimo sforzo lo ha potenziato.
Questo certo lo potrà dimostrare unicamente la storia.
Ma nella storia della Chiesa resterà che nell’anno 2013 il celebre Teologo sul Soglio di Pietro è diventato il primo “Papa emeritus” della storia».
Questo discorso ha un carattere dirompente e, da solo, dimostra come siamo non oltre, ma più che mai dentro la crisi della Chiesa.
Il Papato non è un ministero che possa essere “allargato”, perché è un “ufficio”, attribuito personalmente da Gesù Cristo ad un unico Vicario e ad un unico successore di Pietro.
Ciò che distingue la Chiesa cattolica da ogni altra chiesa o religione è proprio l’esistenza di un principio unitario e inscindibile incarnato nella persona del Sommo Pontefice.
Il discorso di mons. Gänswein suggerisce una Chiesa bicefala e aggiunge confusione ad una situazione già fin troppo confusa.
«In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede»
Una frase collega la seconda e la terza parte del Segreto di Fatima: «In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede».
La Madonna si rivolge a tre pastorelli portoghesi e li rassicura che il loro Paese non perderà la fede.
Ma dove si perderà la fede?
Si è sempre pensato che la Madonna si riferisse all’apostasia di intere nazioni, ma oggi appare sempre più chiaro che la perdita maggiore della fede, sta avvenendo tra gli uomini di Chiesa.
Un «vescovo vestito di bianco» e «vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose» sono al centro del Terzo Segreto, su uno sfondo di rovina e di morte, che è legittimo immaginare non solo materiale, ma spirituale.
Lo conferma la rivelazione che suor Lucia ebbe a Tuy il 3 gennaio 1944, prima di scrivere il Terzo Segreto e che dunque è ad esso indissolubilmente legata.
Dopo la visione di una terribile catastrofe cosmica, suor Lucia racconta di aver sentito nel cuore «una voce leggera che diceva: “nel tempo, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica. Nell’eternità il Cielo!”».
Queste parole rappresentano la negazione radicale di ogni forma di relativismo religioso a cui la voce celeste contrappone l’esaltazione della Santa Chiesa e della Fede cattolica.
Il fumo di Satana può invadere la Chiesa nella storia, ma chi difende l’integrità della Fede contro le potenze dell’inferno vedrà, nel tempo e nell’eternità, il trionfo della Chiesa e del Cuore Immacolato di Maria, definitivo suggello della tragica, ma entusiasmante, profezia di Fatima.
Il colloquio tra suor Lucia e Albino Luciani
Nel 1977 il cardinale Albino Luciani, patriarca di Venezia, durante un pellegrinaggio mariano fece visita a suor Lucia dos Santos nel convento di clausura di Coimbra.
E si trattenne per un buon tempo a parlare con lei.
C’è chi ha dedotto che durante quell’incontro la religiosa gli avrebbe profetizzato l’elezione - avvenuta un anno dopo, quale successore di Paolo VI - e anche la brevità del pontificato.
Con suor Lucia ha parlato della Chiesa con i suoi odierni, acuti problemi, del pericolo dell’apostasia.
I contorni e i dettagli di questo colloquio fra il futuro Pontefice e la veggente custode dei segreti di Fatima sono stati rivelati soltanto dieci anni fa, nel 2007, da colui che fu segretario di Luciani a Venezia, don Mario Senigaglia, nel corso di una lunga intervista.
All’origine delle elucubrazioni sulla previsione del pontificato c’è la testimonianza del fratello del Papa, Edoardo Luciani, il quale non le ha mai avallate ma ha raccontato un episodio del quale fu testimone nell’inverno tra il 1977 e il 1978, quando Albino Luciani alloggiò per alcuni giorni a casa sua.
Una sera, vedendolo preoccupato, Edoardo ne chiese al fratello la ragione e si sentì rispondere: «Non riesco a non pensare a ciò che mi ha detto suor Lucia».
Dopo l’elezione avvenuta il 26 agosto 1978 e l’improvvisa scomparsa dopo appena 33 giorni di pontificato, quel colloquio con la veggente venne considerato sotto un’altra prospettiva.
Don Senigaglia ha riferito che Luciani aveva parlato con suor Lucia «della Chiesa con i suoi odierni, acuti problemi, del pericolo dell’apostasia».
È dunque probabile che il futuro Papa pensasse e ripensasse alle parole della veggente non perché riguardavano una profezia su di lui, ma perché toccavano problemi gravi e rischi seri per la fede, tali da preoccupare un vero credente qual era il patriarca di Venezia.
Persecuzione, martirio e speranza cristiana
Il testo del Terzo Segreto presenta insieme la persecuzione della Chiesa e la prospettiva della salvezza.
Il Santo Padre attraversa una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, e prega per le anime dei cadaveri che incontra nel suo cammino.
Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salgono una montagna ripida verso una grande Croce.
Allo stesso modo muoiono gli uni dopo gli altri i Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni.
Sotto i due bracci della Croce ci sono due Angeli che raccolgono il sangue dei Martiri e con esso irrigano le anime che si avvicinano a Dio.
Questa conclusione impedisce di leggere la profezia soltanto come annuncio di una catastrofe.
La visione contiene infatti anche un richiamo alla preghiera, alla penitenza, alla conversione e alla fedeltà.
Se stiamo andando verso l’apice della battaglia, significa che il trionfo promesso dalla Madonna è vicino?
Certo, ma non sappiamo quanto può durare questa battaglia.
Anche questo è un elemento comune a Fatima e Civitavecchia: la Madonna dice che ci saranno prove, tribolazioni, ma alla fine il Cuore Immacolato di Maria trionferà.
Questo trionfo si staglia nelle rivelazioni di Fatima e Civitavecchia e infonde fortezza al cristiano che crede.
La fede cristiana non vuole e non può essere pastura per la nostra curiosità.
Ciò che rimane è l’esortazione alla preghiera come via per la «salvezza delle anime» e, nello stesso senso, il richiamo alla penitenza e alla conversione.