Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala: storia, museo e progetti culturali a Siena

La Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala gestisce e valorizza il Complesso Museale Santa Maria della Scala, antico xenodochio e ospedale sulla via Francigena, nel cuore di Siena. Il complesso conserva testimonianze di mille anni di storia, propria e della città, con un percorso che parte dall’età etrusca e romana, attraversa il Medioevo e arriva fino al contemporaneo.

La Fondazione, fondata nel 2021, ha l’obiettivo di integrare il bene nel sistema culturale locale, nazionale e internazionale, facendone un punto di riferimento per le attività artistiche e culturali. La sua attività comprende gestione museale, tutela dei beni culturali, mostre, ricerca, eventi, formazione, didattica, inclusione, accessibilità e valorizzazione del patrimonio del Comune di Siena.

Il Complesso Museale Santa Maria della Scala

Il Santa Maria della Scala è un complesso monumentale ubicato nel cuore della città di Siena, sulla sommità della collina che ospita la cattedrale. La particolare posizione ne ha determinato anche la straordinaria conformazione, su vari livelli, digradanti da piazza Duomo fino alla retrostante vallata.

Nato come ospedale medievale, legato allo sviluppo del tracciato della via Francigena, si è sviluppato nel corso dei secoli, costituendo fino a poco meno di cinquanta anni fa l’ospedale cittadino. Oggetto di un grande progetto di restauro, ancora oggi ha, accanto ai numerosi spazi aperti al pubblico e variamente destinati a percorso museale, agli ambienti espositivi, di servizio etc, una parte interessata dal cantiere di recupero.

Santa Maria della Scala vista da Piazza Duomo

Diventato museo dopo un concorso di idee che ha visto lo studio Canali protagonista del cambio d’abito, oggi esso si sviluppa su vari livelli. Al livello di piazza Duomo, attuale ingresso del museo, si aprono gli spazi monumentali costituiti da ampi saloni, corsie e spazi destinati all’assistenza e al culto.

Il percorso museale conserva la memoria delle funzioni assistenziali dell’antico ospedale, che offriva ospitalità e cure a stranieri e pellegrini diretti a Roma e assistenza a poveri e bambini abbandonati. La struttura architettonica, sviluppata in profondità e lungo il dislivello della collina, permette di leggere insieme la storia dell’istituzione, la crescita urbana di Siena e la trasformazione del complesso in museo.

I livelli del museo e gli ambienti monumentali

Il piano monumentale e il IV livello

Al piano terra, identificato come IV livello, è possibile cogliere appieno quella che è stata la sua funzione primaria nel tempo, cioè dare ospitalità e cure a stranieri e pellegrini in viaggio fino a Roma e assistenza a poveri e bambini abbandonati.

Al livello di piazza Duomo si trovano gli ampi saloni dei pellegrinai, le corsie e gli spazi destinati all’assistenza e al culto, tra cui la Sagrestia Vecchia, la Cappella del Manto e la chiesa della Santissima Annunziata.

Gli ambienti dell’antica spezieria sono oggi destinati alle attività educative, mentre nella contigua corsia di San Leopoldo è la collezione del Museo d’Arte per Bambini.

Il Pellegrinaio

Perno del piano è lo straordinario pellegrinaio maschile, affrescato negli anni quaranta del Quattrocento da Lorenzo di Pietro, Domenico di Bartolo e Priamo della Quercia con le vicende mitiche e reali della storia ospedaliera e con l’accurata descrizione delle funzioni ospedaliere affidate agli spazi e ai protagonisti.

La Sala del Pellegrinaio conserva gli affreschi quattrocenteschi di Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta, Domenico di Bartolo e Priamo della Quercia, che raffigurano le missioni dell’ospedale e la vita quotidiana dell’epoca.

  • Cura e accoglienza di una figlia dell’ospedale;
  • Governo degli infermi;
  • Distribuzione della limosina.

Nel 1328 l’ospedale ampliò la propria struttura con la costruzione di un pellegrinaio maschile, realizzato tramite l’acquisizione e demolizione di abitazioni circostanti per superare un dislivello di tre piani. Questo pellegrinaio segnò l’inizio dello sviluppo dell’area destinata all’assistenza maschile, estendendo l’ospedale verso piazzetta della Selva.

La Sagrestia Vecchia

Coеvi sono gli affreschi della Sagrestia Vecchia, realizzati dalla mano di Lorenzo di Pietro, che illustrano gli articoli del Credo apostolico con episodi neo e veterotestamentari. Lo spazio ospita oggi il prezioso nucleo di reliquiari dell’ospedale, nato attorno alle reliquie acquistate nel 1359.

La Sagrestia Vecchia è affrescata da Vecchietta e costituisce uno degli ambienti più significativi del complesso per il rapporto tra decorazione, devozione e storia dell’ospedale.

La Cappella del Manto e la Santissima Annunziata

Tra gli ambienti più importanti del piano monumentale si trovano la Cappella del Manto e la Chiesa della Santissima Annunziata, con lo splendido Cristo in bronzo sempre di Vecchietta.

L’ultima opera nota dell’artista per il complesso fu il Cristo destinato alla sua cappella funebre, realizzato nel 1476 e oggi collocato sull’altare maggiore della Santissima Annunziata.

Il settore femminile e l’infanzia abbandonata

Nel settore un tempo destinato alle donne e all’infanzia abbandonata, preceduto dal grandioso pellegrinaio delle donne e incentrato sulla presenza di due corti, è stata recentemente allestita la collezione Piccolomini Spannocchi, importante collezione di opere raccolte dalle due famiglie e riunite per via matrimoniale nella seconda metà del Settecento.

La Corticella e il III livello

Il III livello si apre nella Corticella, vero e proprio snodo dei percorsi del Santa Maria, sulla quale si affaccia il fienile medievale che accoglie le statue originali scolpite da Jacopo della Quercia per Fonte Gaia, la fontana di Piazza del Campo.

Negli ampi spazi dell’antico granaio sono musealizzati gli originali marmorei della Fonte Gaia, realizzata tra 1409 e 1419 da Jacopo della Quercia, affiancati ai calchi e ai gessi di Tito Sarrocchi per la replica ottocentesca.

La Fonte Gaia venne ultimata nel 1419, a poco più di dieci anni dall’avvio del progetto di Jacopo della Quercia. Simbolo civico fortissimo, rappresentava una sorta di cornice ideale a quel bene prezioso che per qualsiasi città, specie se collinare, era l’acqua.

Qui si trovano anche il granaio medievale, le sedi di due confraternite e alcuni ambienti e magazzini. Sulla corte si affacciano la sede storica della confraternita dedicata dal tardo Quattrocento a Santa Caterina della Notte, nei cui spazi si conservano arredi e opere d’arte, e la scala di accesso alla sottostante confraternita di Santa Maria sotto le Volte.

I livelli inferiori e la strada interna

Il percorso continua nei livelli più bassi, veri e propri spazi scavati nell’arenaria, dove sono allestiti il Museo Archeologico Nazionale e la sezione “Siena: racconto della città dalle origini al Medioevo”.

I livelli I e II, posti nella parte più bassa della struttura e interessati da ampi spazi voltati e lunghe gallerie scavate nell’arenaria, si sviluppano lungo il percorso di una vera e propria strada, inglobata dall’ospedale nel corso della sua espansione a valle, che costituisce oggi un affascinante collegamento interno fra vari livelli.

Suggestiva anche la strada interna, oggi parte del percorso museale, ma anticamente vera e propria via cittadina inglobata e soffittata piano piano dall’ospedale durante la sua espansione.

Museo Archeologico Nazionale

Gli spazi recuperati ospitano il Museo Archeologico Nazionale, che raccoglie le testimonianze e i reperti del territorio senese e di importanti collezioni locali.

L’idea di un museo archeologico prende forma a Siena tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, all’interno di quelle istituzioni che per vicende diverse avevano visto il formarsi di piccoli nuclei di antichità.

Siena. Racconto della città dalle origini al Medioevo

Il percorso “Siena. Racconto della città dalle origini al Medioevo” si sviluppa nei cunicoli affacciati lungo la strada interna e illustra, attraverso materiali archeologici, fonti documentarie e un ricco apparato di fotografie e tavole ricostruttive, lo sviluppo storico di Siena dai primi rinvenimenti nell’area urbana fino alla straordinaria fioritura di età comunale e al compiuto assetto dell’ospedale alla metà del XV secolo.

Pianta dei livelli del Santa Maria della Scala

Gli altri spazi del complesso

Completano l’edificio altri livelli, identificati come V, VI e VII del palazzo Squarcialupi, che ospitano la biblioteca-fototeca Giuliano Briganti, un’area espositiva per mostre temporanee e il centro convegni.

Sono inoltre aperti al pubblico la Fototeca e Biblioteca Giuliano Briganti, nonché spazi destinati alle esposizioni temporanee e alla convegnistica.

Biblioteca e Fototeca Giuliano Briganti

Giuliano Briganti, 1918-1992, è stato uno dei più importanti storici dell’arte del Novecento. Laureatosi nel 1940 con una tesi su Pellegrino Tibaldi, ha dedicato la sua carriera all’approfondimento di diverse correnti artistiche, come il Barocco e il Vedutismo.

La sua formazione è stata influenzata da importanti personalità del settore, primo fra tutti Roberto Longhi, con il quale ha dato inizio alla rivista Paragone Arte.

Le collezioni permanenti

La Collezione Piccolomini Spannocchi

La Collezione Piccolomini Spannocchi è ufficialmente fondata nel 1774 in seguito al matrimonio tra Caterina Piccolomini di Modanella e Giuseppe Spannocchi.

La collezione è il risultato di tre nuclei distinti e vanta un’origine molto più antica, la cui storia è intrecciata con i grandi eventi storici e politici che hanno scosso l’intera Europa durante il XVII secolo.

Il tesoro del Santa Maria della Scala

Nel 1359 l’ospedale Santa Maria della Scala, supportato dal Comune di Siena, acquistò una preziosa raccolta di reliquie provenienti da Bisanzio, tra cui il Sacro Chiodo, oggetto di grande venerazione.

Il nucleo di reliquiari dell’ospedale è oggi conservato nella Sagrestia Vecchia, in rapporto diretto con la storia devozionale e assistenziale del complesso.

Il Museo d’Arte per Bambini

La collezione del Museo d’Arte per Bambini è ospitata nella corsia di San Leopoldo, accanto agli ambienti dell’antica spezieria destinati alle attività educative.

Le attività educative rientrano nella più ampia funzione del Santa Maria della Scala come centro culturale aperto alla partecipazione, all’apprendimento e alla relazione con la comunità.

La Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala

È responsabile della gestione del bene con l’obiettivo di integrarlo nel sistema culturale locale, nazionale e internazionale, facendone un punto di riferimento nel benessere per le attività artistiche e culturali, la Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, fondata nel 2021.

La Fondazione si propone di svolgere in via esclusiva e principale la massima valorizzazione, promozione, gestione ed adeguamento strutturale, funzionale ed espositivo del Complesso Museale del Santa Maria della Scala e dei relativi beni culturali di proprietà del Comune di Siena.

Persegue la tutela dei beni culturali, nonché la diffusione della cultura e dell’arte, attraverso attività museale, espositiva, divulgativa, di ricerca, di elaborazione, di produzione, di comunicazione didattica e di formazione.

Obiettivi istituzionali

  • Garantisce un’adeguata gestione e valorizzazione del complesso museale e dei relativi beni culturali conferiti;
  • incrementa nel territorio di riferimento i servizi offerti al pubblico, migliorandone la qualità;
  • migliora la fruizione delle attività museali e dei beni culturali acquisiti a qualsiasi titolo;
  • promuove la crescita culturale della comunità locale allo scopo di contribuire allo sviluppo socio-economico del territorio;
  • realizza un polo culturale, che amplifichi il suo raggio di azione alle altre realtà del territorio e sia di riferimento per azioni coordinate di sviluppo su base culturale;
  • promuove la cultura, l’arte antica, l’arte moderna ed ogni forma di arte contemporanea e i linguaggi ad essa collegati come strumenti di benessere e di qualità della vita, di sostenibilità sociale e ambientale, di orientamento professionale e di formazione continua.

La Fondazione organizza, nei settori scientifici di competenza, mostre, eventi culturali, spettacoli, festival, manifestazioni, convegni, incontri e scambi culturali, nonché studi, ricerche, iniziative, pubblicazioni scientifico-culturali, attività didattiche e divulgative, tirocini e corsi di formazione anche in collaborazione con enti ed istituzioni pubbliche o private del territorio, nazionali ed internazionali.

Stimola e sostiene, inoltre, l’innovazione culturale, l’inclusione, l’accessibilità e la creatività con attinenza alla storia e alla tradizione dell’antico Ospedale, favorendo e facilitando il diritto alla cultura e la partecipazione di tutti i cittadini, promuovendo la crescita di una città creativa e interculturale.

Attività culturali, didattiche e accessibilità

Il Santa Maria della Scala è un vibrante centro culturale che offre una varietà di attività e di occasioni per abitare il museo. Laboratori creativi, workshop, progetti multidisciplinari, eventi, conferenze, percorsi e visite guidate tematiche stimolano l’apprendimento e la partecipazione.

Queste attività sono espressione di una stretta collaborazione con la città, le sue associazioni e le sue istituzioni, e rendono l’arte e la cultura accessibili a tutti. In questo modo il museo assolve al suo duplice compito di preservare il patrimonio culturale e di essere centro vivo di relazioni e di comunità.

Nel biennio 2024-2025 la Fondazione ha sviluppato una intensa attività culturale e scientifica, con 23 mostre, oltre 100 eventi pubblici, più di 500 attività educative e 142 convegni, oltre alla formalizzazione di 55 partnership, tra cui collaborazioni internazionali con istituzioni come The Frick Collection.

Il Masterplan e lo sviluppo del complesso

La Fondazione ha avviato il Masterplan affidato a tre studi di architettura di rilevanza internazionale. Si tratta dello strumento strategico che definirà il futuro del Complesso nei prossimi decenni.

Gli studi di architettura LAN, con sede a Parigi, Odile Decq, con sede a Parigi, e Hannes Peer, con sede a Milano, hanno come da programma consegnato gli elaborati il 15 febbraio scorso.

Il Masterplan, coordinato da Luca Molinari, stabilirà un modello integrato di conservazione, accessibilità e valorizzazione, rafforzando il ruolo del Santa Maria della Scala come una delle principali istituzioni culturali europee.

Una mostra presenterà i progetti e accompagnerà la selezione della proposta definitiva. Nel mese di maggio sarà inaugurata una mostra relativa ai primi quarant’anni di vita del Museo e di questa importante architettura urbana rigenerata da ospedale della città a grande istituzione culturale nazionale.

Parallelamente, all’insegna di una gestione attiva e responsabile del patrimonio, sono stati realizzati interventi concreti di manutenzione straordinaria e riallestimento, come il rifacimento dei pavimenti delle sale dell’ex Refettorio, della sala San Pio e della Cappella del Manto insieme al riallestimento del IV livello, con la Sagrestia Vecchia, la Chiesa della Santissima Annunziata e il Pellegrinaio.

È stato inoltre ufficialmente assegnato un finanziamento pari a € 1.173.000, destinato alla Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala e finalizzato al completamento dei lavori di restauro della strada interna e alla realizzazione e al completamento dell’allestimento del piano monumentale.

La programmazione culturale 2026-2027

La programmazione per il biennio 2026-2027 contempla la grande mostra su Santa Caterina da Siena, il festival di performance Xenos, giunto alla terza edizione, e l’esposizione dedicata al compositore Richard Wagner, che racconta come la città di Siena fu il cuore di una delle più grandi avventure artistiche tra Otto e Novecento.

Santa Caterina da Siena, estasi e ardore

A novembre 2026 la mostra “Santa Caterina da Siena, estasi e ardore”, co-curata da Alessandro Angelini con Gabriele Fattorini e Michele Maccherini, si svilupperà nelle sale del IV livello del Museo.

Sarà dedicata a una delle figure più influenti della storia europea, con opere provenienti da musei e collezioni internazionali e un percorso che coinvolgerà anche luoghi simbolici della città. Quest’ambizioso progetto nasce su impulso del Comitato scientifico della Fondazione stessa.

Wagner, Parsifal e l’Italia

La mostra “Wagner, Parsifal e l’Italia. Siena all’origine dell’immaginario visivo di un’opera leggendaria”, a cura di Jérôme Delaplanche, ricostruisce il ruolo determinante della visita di Wagner a Siena nella genesi di Parsifal, una delle opere fondative della modernità musicale europea.

Xenos Festival

Xenos Festival di performance torna nel 2026, sempre con la direzione artistica di Anna Lea Antolini, dopo un’edizione, quella del 2025, dedicata allo sguardo per concentrarsi sulla relazione.

La relazione che si sviluppa fisiologicamente tra chi entra e il Santa Maria della Scala, le opere presenti, gli spazi e i suoi volumi sarà al centro della terza edizione, articolata in tre giornate dedicate alla performance dal vivo in stretta relazione con tutto quello che è il museo.

In continuità con le due edizioni precedenti tornerà nella Sala Italo Calvino un focus sulla performance in realtà virtuale. Il festival conferma il Santa Maria della Scala come uno dei principali centri europei dedicati alla performance contemporanea, con opere dal vivo e progetti in realtà virtuale concepiti specificamente.

Le storie della danza contemporanea | La performance negli spazi alternativi

Il progetto dedicato al Vecchietta

Pittore, scultore, architetto e orefice, Lorenzo di Pietro, altrimenti noto come Il Vecchietta, Siena, 1410-80, fu già in vita un artista di sommo prestigio.

Ricercato, ancora giovanissimo, dal potente cardinale Branda Castiglioni per decorare la collegiata di Castiglione Olona, la prima città-utopia del Rinascimento italiano, Vecchietta arrivò a lavorare per papa Pio II, che gli commissionò la pala d’altare dedicatoria della cattedrale di Pienza, un’altra città ideale costruita secondo i dettami di Leon Battista Alberti intorno al 1460.

La sua fama crebbe al punto che il governo della Repubblica di Siena decretò che si dovesse fare qualunque sforzo per trattenerlo in città a fronte delle richieste di altri committenti.

Vecchietta e lo Spedale

L’intero arco cronologico della vita del Vecchietta si intreccia con la storia del Santa Maria della Scala e dei suoi rettori nel Quattrocento: dalla sua prima opera nota, l’affresco del Pellegrinaio del 1441, fino all’ultima, ovvero il Cristo per la sua cappella funebre del 1476, oggi sull’altare maggiore della Santissima Annunziata.

Tra questi estremi si collocano l’Arliquiera del 1445, gli affreschi della Sagrestia Vecchia del 1446-49 e il monumentale ciborio bronzeo del 1467-72, trasferito nel 1506 sull’altare maggiore del Duomo.

A ben vedere, l’intera carriera dell’artista si gioca in rapporto con lo Spedale, senza dubbio il suo principale committente. Nonostante il Vecchietta sia stato anche chiamato “l’artista dello Spedale”, il Santa Maria della Scala non ha mai messo davvero a fuoco l’opera del più importante artista del Rinascimento senese nei suoi immensi locali, dove si trova ancora oggi parte della sua migliore produzione.

Nasce così un percorso che in Vecchietta abbia il suo fulcro. Nell’occasione saranno segnalate, tramite materiale a supporto, altre istituzioni culturali che custodiscono diverse opere dell’artista dentro e fuori i confini della città.

  • La vicina Cattedrale, dove si custodisce il ciborio;
  • il Palazzo Pubblico, con due spettacolari affreschi degli anni Sessanta;
  • il Museo Diocesano cittadino;
  • la Pinacoteca;
  • l’Archivio di Stato;
  • la Loggia della Mercanzia;
  • il Duomo e il Museo Diocesano di Pienza;
  • il Museo della Collegiata di Castiglione Olona, con gli affreschi realizzati dal Vecchietta in Lombardia.

Nel Museo Diocesano di Pienza si trovano l’Assunzione della Vergine e la Madonna e Santi, commissionate rispettivamente da papa Pio II e da Niccolò Ricoveri, rettore dello Spedale nella seconda metà del Quattrocento.

La rassegna senese sul Vecchietta al Santa Maria della Scala, immaginata dal 25 ottobre 2025 al 29 marzo 2026, andrebbe inoltre a complementare una mostra sulla bronzistica senese del Quattrocento, che si svolgerà alla Frick Collection alla fine del 2026.

Il progetto archeologico su Pietro Piccolomini Clementini

A distanza di 45 anni da un evento espositivo che ancora oggi costituisce un punto di riferimento imprescindibile per la conoscenza dell’archeologia di Siena e del suo territorio, la mostra “Siena: Le origini. Testimonianze e miti archeologici”, curata da Mauro Cristofani, l’Università per Stranieri di Siena e la Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala intendono celebrarne il ricordo.

Il progetto parte dalla riscoperta di un collezionista erudito e della sua collezione, così inscindibilmente legata a Siena e alla sua storia: Pietro Piccolomini Clementini, 1880-1907.

Fu, nella pur breve esistenza, una personalità di spicco nella vita politica, sociale e culturale di Siena tra lo scorcio dell’Ottocento e i primissimi anni del Novecento.

La collezione archeologica

Nato in una delle famiglie nobili più in vista della città, si trovò ad amministrare un patrimonio enorme, che comprendeva vasti possedimenti nel suburbio senese, nei territori di Asciano, Trequanda, Castiglion d’Orcia, Ripa d’Orcia, Pienza e Montalcino.

Cofondatore di circoli culturali, sviluppò fin da tenera età una spiccata predilezione per l’archeologia, che lo portò a dar vita a un vero e proprio “Museo Archeologico-Numismatico Piccolomini”, di cui curò un primo catalogo manoscritto nel 1893 e un secondo, a stampa, nel 1897.

Dopo la precoce scomparsa per scarlattina, la vedova Marianna Cinughi de’ Pazzi curò, affidandone la curatela a B. Nogara e a G. Bellissima, l’allestimento della collezione nel Palazzo del Capitano a Siena, dove i materiali risultano allestiti nel 1925.

Della collezione si erano negli anni perse le tracce, tanto che fugaci erano stati i riferimenti di Bianchi Bandinelli nel 1973 e le notizie di De Marinis nel 1977.

Alla morte dell’unica figlia di Pietro, Pierina, e del marito Piero Aluffi Pentini, la collezione archeologica era stata divisa fra i cinque figli, Alfonso, Niccolò, Laura, Francesco e Bianca Maria.

Attualmente la collezione è oggetto di un ampio progetto di ricerca, curato da Jacopo Tabolli, volto proprio alla ricomposizione dei vari nuclei collezionistici e all’acquisizione di tutti i dati archivistici disponibili.

Il percorso della mostra

La mostra che si intende realizzare vuole dar conto del progredire dello studio sulla ricomposizione della collezione, alla luce della recente acquisizione del dono Gandolfi, ma intende soprattutto documentare l’importanza dell’operato di Pietro Piccolomini Clementini per la conoscenza del territorio e del suo passato.

Proprio per questo il percorso è stato immaginato diviso in due ambienti. Il primo è incentrato sulla città, con i materiali di epoca romana provenienti da Pieve al Bozzone, la statua di kore già presente nell’allestimento del museo in via del Capitano, l’urna da Poggio ai Frati e alcuni sporadici.

Il secondo spazio, accompagnato da una planimetria della provincia con l’indicazione delle aree di rinvenimento dei materiali, documenterà invece l’archeologia del territorio.

Planimetria archeologica della provincia di Siena

Programmi di valorizzazione e Art Bonus

Il Complesso Museale Santa Maria della Scala rientra tra gli istituti e luoghi della cultura di appartenenza pubblica ai sensi dei commi 1, 2 e 3 dell’articolo 101 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modifiche, il Codice dei beni culturali e del paesaggio.

La raccolta è realizzata a seguito della Risoluzione n. 136/2017 dell’Agenzia delle Entrate e riguarda il sostegno a istituti e luoghi della cultura pubblici, fondazioni lirico-sinfoniche, teatri di tradizione ed altri enti dello spettacolo, come previsto dalla norma.

Raccolta aperta: sostegno alle attività del 2026

La raccolta aperta riguarda il sostegno alle attività dell’anno 2026. La Fondazione intende consolidare e ampliare il proprio ruolo di istituzione culturale di riferimento a livello nazionale e regionale attraverso una programmazione di mostre, attività, eventi, progetti di mediazione culturale e valorizzazione del proprio patrimonio e del territorio di riferimento.

Ci si propone di investire nell’arricchimento dei percorsi museali e nella valorizzazione del patrimonio permanente, promuovendo nuovi allestimenti e progetti di dialogo tra antico e contemporaneo.

Si intende poi migliorare la fruizione del patrimonio innalzando gli standard gestionali, per cui il sostegno consentirà altresì il potenziamento degli orari di apertura, l’eventuale estensione delle attività di visite guidate, il miglioramento dei servizi di promozione, accoglienza, informazioni e assistenza anche a speciali categorie di utenti con diverse fragilità.

InterventoStato della raccoltaCosto previstoErogazioni ricevuteErogazioni spese
Sostegno attività dell’anno 2026Raccolta aperta700.000,00 €+0,00 €-0,00 €
Mostra “Siena (In)visibile. L’archeologia al tempo di Pietro Piccolomini”Raccolta chiusa65.000,00 €+0,00 €-0,00 €
Vecchietta a Santa Maria della ScalaRaccolta chiusa250.000,00 €+45.000,00 €-47.280,00 €
Totale1.015.000,00 €+45.000,00 €-47.280,00 €

Interventi con raccolta chiusa

Per la mostra “Siena (In)visibile. L’archeologia al tempo di Pietro Piccolomini” era previsto un costo complessivo di 65.000,00 €. La raccolta risulta chiusa e, nel bilancio aggiornato al 28.01.2026, risultano erogazioni ricevute pari a +0,00 € ed erogazioni spese pari a -0,00 €.

Per il progetto “Vecchietta a Santa Maria della Scala. Una nuova visione per il Complesso Monumentale”, a cura di Giulio Dalvit, era previsto un costo complessivo di 250.000,00 €. La raccolta risulta chiusa, con 45.000,00 € di erogazioni ricevute e 47.280,00 € di erogazioni spese.

Il bilancio del bene è aggiornato al 28.01.2026. Gli interventi complessivi prevedono costi pari a 1.015.000,00 €, con erogazioni ricevute pari a 45.000,00 € ed erogazioni spese pari a 47.280,00 €.

Bilancio e consolidamento istituzionale

La Fondazione ha presentato un nuovo ciclo di sviluppo del Complesso museale Santa Maria della Scala, segnato da tre risultati strutturali: il consolidamento giuridico ed economico dell’istituzione, l’avvio del Masterplan affidato a tre studi di architettura di rilevanza internazionale e la programmazione per il biennio 2026-2027.

Nel biennio 2024-2026, a fronte di un contributo ordinario del Comune di Siena pari a 350.000 euro annui, la Fondazione ha attivato ulteriori risorse per 460.649,32 euro nel 2024 e 308.313,96 euro nel 2025 attraverso cofinanziamenti, coproduzioni, contributi privati e sponsorizzazioni.

A queste risorse si aggiungono i proventi derivanti dalla biglietteria, pari a 497.721,5 euro nel 2024 e 461.989,5 euro nel 2025, e dalle concessioni degli spazi, pari a 6.100,00 euro nel 2024 e 14.100,00 euro nel 2025.

Voce20242025
Risorse attivate attraverso cofinanziamenti, coproduzioni, contributi privati e sponsorizzazioni460.649,32 euro308.313,96 euro
Proventi dalla biglietteria497.721,5 euro461.989,5 euro
Proventi dalle concessioni degli spazi6.100,00 euro14.100,00 euro

Oltre 770.000 euro di risorse sono state attivate attraverso il fundraising, mentre 1,17 milioni di euro sono in arrivo dal Ministero della Cultura, destinati al completamento del restauro della strada interna e dell’allestimento del piano monumentale.

Il completamento della fase iniziale di strutturazione ha consentito alla Fondazione di partecipare a bandi pubblici e programmi di finanziamento, accedendo così a opportunità che richiedono la stabilità organizzativa dimostrata dall’ente.

Il ruolo del Santa Maria della Scala nella città

La trasformazione da ospedale cittadino a museo ha mantenuto leggibile il rapporto tra assistenza, devozione, accoglienza e cultura che ha caratterizzato il complesso per secoli.

La stratificazione degli ambienti, la presenza della strada interna, gli spazi scavati nell’arenaria, le corsie ospedaliere, le confraternite, i pellegrinai e le collezioni archeologiche permettono di interpretare il Santa Maria della Scala non come un semplice contenitore di opere, ma come una parte della storia urbana di Siena.

La Fondazione sostiene questa identità attraverso attività museali, ricerca, mostre, progetti di mediazione culturale, formazione, accessibilità e collaborazione con istituzioni del territorio e reti culturali nazionali e internazionali.

Il complesso riunisce così la memoria dell’antico ospedale, il patrimonio artistico senese, l’archeologia del territorio, la ricerca storico-artistica e le forme contemporanee della produzione culturale.

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