Studio biblico sui Salmi: preghiera, vita e compimento in Cristo

Il libro dei Salmi è una raccolta di 150 preghiere, poesie e inni che esprimono l’intera esperienza spirituale dell’essere umano davanti a Dio: lode, ringraziamento, fiducia, supplica, pentimento, dolore, speranza e gioia. Il Salterio insegna a vivere ogni situazione alla presenza di Dio e mostra come la preghiera possa nascere dalla vita concreta, nella sofferenza come nella celebrazione.

Per la fede cristiana, lo studio dei Salmi conduce anche a Gesù Cristo. Gesù stesso citava il libro dei Salmi più di qualsiasi altro testo dell’Antico Testamento. I Salmi testimoniano la vita e la missione del Salvatore, anticipano la sua sofferenza, la sua morte e la sua risurrezione e aiutano la Chiesa a pregare come corpo di Cristo.

Che cos’è il libro dei Salmi?

Il libro dei Salmi era l’ispirato libro dei cantici usato dai veri adoratori di Geova nei tempi antichi, una raccolta di 150 cantici sacri, o salmi, messi in musica e adattati per l’adorazione pubblica di Geova Dio nel suo tempio a Gerusalemme. Questi salmi non sono solo canti di lode a Geova, ma contengono anche preghiere di supplica per ottenere misericordia e aiuto, oltre a espressioni di fede e fiducia.

Abbondano di rendimenti di grazie e di espressioni di esultanza e di grande gioia, anzi, di gioia superlativa. Alcuni sono rievocazioni storiche che descrivono l’amorevole benignità di Geova e i suoi grandi atti. Altri sono ricchi di profezie, molte delle quali si sono adempiute in modo straordinario.

Contengono molti insegnamenti utili ed edificanti, tutti presentati con un linguaggio sublime e un’immaginazione che stimola profondamente il lettore. I salmi sono un sontuoso banchetto spirituale, preparato in maniera attraente e imbandito in modo invitante dinanzi a noi.

“Un microcosmo di tutto l’Antico Testamento” o anche “il riassunto di tutta l’esperienza spirituale di Israele”: i grandi temi dell’AT sono ripresi sotto forma di preghiera, così pure le grandi tappe della storia della salvezza, dalla creazione all’esodo, alla terra promessa, all’esilio, al ritorno.

Il Salterio è un libro scaturito dall’esperienza della vita. Non c’è situazione di vita, intesa come ricerca di Dio o di incontro interiore con lui per lodarlo, ringraziarlo, chiedergli aiuto, lamentarsi con lui che non sia presente nei salmi.

Il significato dei nomi “Salmi” e “Lodi”

Nella Bibbia ebraica il libro si chiama Sèfer Tehillìm, che significa “Libro di lodi”, o semplicemente Tehillìm, cioè “Lodi”. Questo è il plurale di tehillàh, “lode” o “canto di lode”, che ricorre nella soprascritta del Salmo 145.

Il nome “Lodi” è molto appropriato, poiché il libro mette in risalto la lode a Geova. Il titolo “Salmi” è la traduzione di Psalmòi, usato nella Settanta greca per indicare cantici cantati con accompagnamento musicale.

Il salmo è un canto o componimento sacro usato per lodare e adorare Dio. Il Salterio, dal greco psaltérion, richiama lo strumento a corde che accompagnava i Salmi.

Autori, formazione e arco storico

Molti salmi hanno un’intestazione, o soprascritta, la quale spesso menziona il nome dello scrittore. Settantatré intestazioni portano il nome di Davide, “il piacevole delle melodie d’Israele”.

Dodici salmi sono attribuiti ad Asaf, intendendo evidentemente la casa di Asaf, giacché alcuni parlano di avvenimenti posteriori ai giorni di Asaf. Undici salmi sono attribuiti esplicitamente ai figli di Cora.

Il Salmo 88 nella soprascritta menziona anche Eman, e il Salmo 89 indica che Etan è lo scrittore. Il Salmo 90 è attribuito a Mosè e probabilmente pure il Salmo 91 è suo. Il Salmo 127 è di Salomone.

Più di due terzi dei salmi sono dunque attribuiti a vari scrittori. Il libro dei salmi così come si presenta ora nella Bibbia si è formato verso la fine dell’epoca persiana. Esso però contiene raccolte di salmi che si sono formate lungo i secoli e molti salmi antichi sono stati riletti e ritoccati lungo la storia.

Il libro dei Salmi è il più lungo dei libri biblici. Come si desume dai Salmi 90, 126 e 137, fu scritto in un lungo arco di tempo, che va almeno da quando Mosè scrisse (1513-1473 a.E.V.) fino a dopo il ritorno da Babilonia e probabilmente fino ai giorni di Esdra (537-ca. 460 a.E.V.).

Si vede pertanto che furono scritti nell’arco di circa mille anni. Il contenuto si riferisce però a un periodo molto più lungo, in quanto, partendo dal tempo della creazione, riassume la storia degli atti di Geova verso i suoi servitori fino al tempo della composizione dell’ultimo salmo.

È difficile ricostruire la storia della formazione di questo libro. Una cosa è certa: il libro dei salmi contiene il racconto della scoperta quotidiana della presenza di Dio nella vita degli Israeliti sia come popolo che come singoli fedeli.

Il Salterio si presenta suddiviso in cinque libri scanditi da una dossologia finale; il Quinto libro è concluso da una piccola collezione di Salmi (dal 146 al 150), detti alleluyatici perché hanno come titolo l’espressione «Lodate il Signore» (halelûyah), che fungono da dossologia conclusiva non solo del Quinto libro ma dell’intero Salterio.

I cinque libri del Salterio

LibroSalmiCaratteristica generale
Primo1-41La via del giusto, il regno, la fiducia e la preghiera personale
Secondo42-72Desiderio di Dio, redenzione, pentimento e regno pacifico
Terzo73-89Crisi nazionale, storia d’Israele e patto davidico
Quarto90-106La regalità di Dio, la fragilità umana e la fedeltà divina
Quinto107-150Ringraziamento, pellegrinaggio e lode universale

Fin dai tempi antichi il libro dei Salmi è stato diviso in cinque distinti libri o volumi, come segue: (1) Salmi 1-41; (2) Salmi 42-72; (3) Salmi 73-89; (4) Salmi 90-106; (5) Salmi 107-150.

Ciascuna delle cinque sezioni termina con una dossologia, cioè un’espressione di lode a Geova; le prime quattro dossologie includono la risposta del popolo, mentre l’ultima è l’intero Salmo 150.

Questa antica suddivisione, risalente almeno al II secolo a.C. ma probabilmente più antica, riproduce la suddivisione in cinque libri della Torah (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio) e sottolinea l’autorevolezza del Salterio: anch’esso è una Torah!

Il doppio registro della «beatitudine dell’uomo» e della «lode di Dio» scandisce così ciascuno dei libri del Salterio. Il Salterio è così un libro dell’uomo e di Dio, un libro teandrico, che indica all’uomo la via della felicità affermando che questa si compie nella lode di Dio.

Struttura poetica e musicale

Questi sacri poemi lirici sono scritti in versi ebraici, senza rima, e sono caratterizzati da un’insuperabile bellezza di stile e da un ritmico susseguirsi di pensieri. Essi parlano direttamente alla mente e al cuore. Descrivono quadri animati.

Al loro vigore e alla loro bellezza contribuiscono i parallelismi e i contrasti poetici tanto caratteristici della poesia ebraica. Il parallelismo è una forma poetica in cui due o più righe condividono idee collegate.

Il «parallelismo sinonimico» ripete un concetto con parole diverse. Il «parallelismo antitetico» rafforza un’idea attraverso il suo contrario. Il «parallelismo sintetico» presenta nel secondo membro un concetto che completa quello espresso nel primo.

Un’altra regola essenziale della poesia ebraica è quella del «parallelismo»: un concetto è ripetuto una o più volte con parole diverse, con espressioni variate, per ottenere lo scopo di una adeguata interiorizzazione.

Gli acrostici alfabetici

In nove salmi è usato un tipo di componimento molto particolare chiamato acrostico alfabetico a motivo della sua struttura. (Salmi 9, 10, 25, 34, 37, 111, 112, 119 e 145).

In questo tipo di componimento il primo o i primi versi della prima strofa cominciano con la prima lettera dell’alfabeto ebraico, ʼàlef (א), il verso o i versi successivi con la seconda lettera, behth (ב), e così via per tutte o quasi tutte le lettere dell’alfabeto ebraico.

Questo era forse un aiuto mnemonico: si pensi infatti ai cantori del tempio che dovevano ricordare cantici così lunghi come il Salmo 119!

Il significato di “Sela”

La parola “Sela”, che ricorre 71 volte nel testo principale, è generalmente ritenuta un termine tecnico riguardante la musica o la recitazione, benché non se ne conosca il significato esatto.

Secondo alcuni indicherebbe una pausa, per meditare in silenzio, nel canto o sia nel canto che nella musica strumentale. Non occorre quindi pronunciarla quando si legge.

Anche se il significato di Sela non è certo, si tratta probabilmente di un segnale che indicava al cantante o al lettore di fermarsi e riflettere, come una pausa musicale.

Il Salterio come scuola di preghiera

Quando si parla della «preghiera» nella Bibbia è necessario fare una premessa: la Bibbia non è un prontuario di preghiere. Essa è il riflesso scritto della coscienza di un popolo che ha inteso la sua storia come l’ambito di un continuo intervento salvifico di Dio.

Basta percorrere la Bibbia, AT e NT, per rendersi conto di questo: ogni avvenimento di ogni istante della vita del singolo e di tutto il popolo è un’occasione buona per la preghiera.

Il libro dei Salmi poi è la testimonianza della scoperta quotidiana della presenza di Dio nella vita dell’uomo. Molti sanno anche che i Salmi costituiscono per loro un ricco patrimonio di preghiera ma soprattutto un forte grido a Dio nel dolore quando si trovano in situazioni di pericolo o di grande difficoltà.

Il Salterio è una raccolta di 150 componimenti poetico-religiosi, differenti per autore, data di composizione, ambiente di origine, tonalità letteraria, lunghezza, modalità di composizione.

Ci sono Salmi «studiati a tavolino», redatti da capo a fondo con l’elaborato ricorso ad artifici letterari raffinati, come il già ricordato 119; altri, invece, mostrano le tracce e il peso della storia nella stratificazione letteraria di cui sono portatori.

Tutto ciò rende impossibile parlare di una teologia dei Salmi compatta e unitaria. Tuttavia tali componimenti hanno in comune il fatto di essere preghiere, di essere le parole che hanno retto il dialogo fra Israele e il suo Dio.

Il Salterio è preghiera nella vita e nella storia, anzi, è storia e vita messe in preghiera. Esso può dunque essere giustamente considerato la migliore «Scuola di preghiera» in quanto tende a unificare vita e preghiera, storia e preghiera: esso insegna che «la preghiera è vivere alla presenza di Dio».

La supplica e il lamento

I salmi di “supplica” o di “lamentazione” sono il genere letterario più esteso del Salterio. Si pensa che oltre il 55% dell’intero salterio sarebbe costituito da suppliche.

La supplica è il grido del povero, dell’emarginato, del perseguitato, dell’infelice, del disgraziato, di chi vive in uno stato di profonda umiliazione e si abbandona al Signore.

Rifiutato da tutti, pone solo in Dio la sua fiducia perché Egli è l’unico che lo può salvare. Il sofferente grida a Dio, questi interviene con la sua bontà, cambia la situazione, e colui che prima soffriva, una volta riabilitato, innalza a Dio il suo canto di lode e di ringraziamento.

Chi prega chiede a Dio che si rivolga a lui, intervenga e lo aiuti. La lamentazione è il modo normale di rivolgersi a Dio quando si è nella sofferenza e nel dolore, sia nell’AT che nel NT.

La sofferenza di ogni giorno, presente nell’uomo, ha bisogno di sfogarsi con Dio. Il luogo più normale è quello della preghiera.

L’uomo fa tutti i giorni l’esperienza del dolore in molti modi: per esempio nella malattia, nella morte di una persona cara, nel fallimento e nell’insuccesso, nella calunnia e nell’oppressione.

Il linguaggio della sofferenza concretizzato in queste due domande: “perché?” e “fino a quando?” si è un po’ perduto nella nostra preghiera cristiana.

Sembrerebbe una bestemmia mentre è l’espressione della fiducia in Dio che ha creato l’uomo e quindi deve prendersi cura di lui. Se incontriamo una persona che soffre veramente, l’unica cosa da fare è lasciare che si sfoghi.

E perché questo esprimersi e questo sfogarsi non può avvenire anche con Dio? Perché non riversare in lui il proprio cuore come dicono i Salmi?

Il Salmo 6: il grido del malato

Un esempio di questa preghiera di supplica di chi è nel dolore è il Sal 6. È il “pianto di un malato”.

L’interrogativo angoscioso: “fino a quando, Signore, aspetterai?” (v. 4b) tipico dei salmi di lamentazione è il cuore del salmo.

L’orante è cosciente che la sua malattia è forse conseguenza di qualche suo peccato come capita nella vicenda di Giobbe. Come nel Sal 38,2, l’orante chiede a Dio con fiducia di perdonarlo e di aiutarlo nella sua malattia.

È un ammalato grave che non solo si sente allo stremo delle forze ma anche psicologicamente ha perso ogni capacità di reagire. Non gli resta altro da fare che “passare le notti nel pianto, trovarsi in un mare di lacrime”.

In questo stato di depressione assoluta si ricorda dell’“amore fedele” di Dio. È un peccatore e non merita la guarigione, ma l’amore fedele di Dio è superiore ad ogni attesa.

E allora chiede al Signore: “vieni ancora a liberarmi” (Sal 6,5). Chiede a Dio di lasciarlo in vita perché possa continuare ad essere in comunione con lui.

Fiducia, ringraziamento e gioia

In antitesi all’amarezza del lamento e dell’angoscia ci sono i salmi di fiducia e di ringraziamento. Questo motivo della fiducia permea quasi tutti i salmi ed è l’atmosfera normale nella quale avviene la preghiera.

Una fiducia che si fonda sulla fede incrollabile in Dio, sicuro punto di riferimento di ogni uomo. L’uomo che a sera, prima di andare a dormire e dopo aver fatto l’esperienza dell’amore di Dio, esprime tutta la sua confidenza in lui dicendo:

A me, Signore, hai dato una gioia che val più di tutto il loro grano e il loro vino. Tu solo, Signore, mi dai sicurezza: mi corico tranquillo e mi addormento (Sal 4,8-9).

Il pio israelita tentato dal mondo che lo circonda, materialista e gaudente che non ha bisogno di Dio, sceglie lui solo: “Iahvè, la mia felicità sei tu!” (Sal 16,2).

È una scelta radicale fonte di una felicità che i pagani non possono comprendere e che gli permette di descrivere la sua vita di intimità con Dio.

Troviamo nel Sal 16 tutto il vocabolario della gioia: “mia felicità, mio bene, mia eredità, mio calice inebriante, mia sorte, mia parte meravigliosa, mia gioia, mia festa”.

Lode e supplica: i due polmoni del Salterio

I Salmi attestano che i due polmoni della preghiera biblica sono «la supplica» e «la lode». O forse, meglio, la lode e la supplica.

La lode costituisce l’orizzonte inglobante di tutta la preghiera di Israele. Lodare Dio: questa è la peculiarità di Israele, poiché nella lode è espresso il riconoscimento che il popolo di Dio è consapevole di essere “semplicemente dipendente” dal suo Dio.

La lode è quindi la risposta tipica di Israele. La supplica implica sempre la lode, perché la lode è anzitutto confessione di fede nel nome di Dio e questo è sempre presente nelle suppliche, anche le più disperate, come invocazione del volto e del nome che solo può salvare.

La supplica tende sempre alla lode, com’è ben visibile nei Salmi di supplica che terminano con tonalità di lode, come le due parti del Salmo 22, la prima sotto il segno dell’angoscia e la seconda impregnata di gioia e di esultanza.

L’intersecarsi di questi diversi registri di preghiera e di atteggiamenti davanti a Dio, domanda e ringraziamento, lamento ed esultanza, grido angosciato e fiducia, lacrime e risa, dice l’intrinsecità del rapporto fra lode e supplica.

Preghiera personale e comunitaria

I Salmi sono preghiera personale e collettiva. Spesso queste dimensioni sono compresenti in uno stesso Salmo, come nei Salmi 22, 51 e 130.

La dimensione teologica dell’alleanza implica una intrinsecità fra “io” e “noi”. Nei Salmi di ringraziamento l’orante invita i presenti al tempio a unirsi alla sua lode nella piena coscienza che il beneficio che il Signore gli ha procurato gli è stato ottenuto non grazie ai propri meriti, ma alla propria appartenenza al popolo con cui Dio ha stretto alleanza.

La supplica dell’orante che invoca il perdono del proprio peccato in vista della propria restaurazione personale e della propria riammissione alla presenza di Dio è seguita dall’invocazione a Dio per la ricostruzione delle mura di Gerusalemme e la ripresa del culto al tempio.

La stessa utilizzazione comunitaria e liturgica di Salmi composti da un individuo fa sì che “io” del singolo e “io” di Israele si collochino in situazione di circolarità e non di esclusione.

Il fatto che le preghiere contenute nel Salterio siano destinate a essere cantate e musicate indica che esse trovavano nella liturgia il loro luogo di destinazione. La qual cosa non ha impedito che divenissero testi usati anche nella pietà personale.

Musica, liturgia e corpo

Già nella liturgia d’Israele i salmi avevano un ruolo di grande rilievo. Non si sa molto su come si svolgevano le funzioni liturgiche ma certamente alcuni cantori avevano la responsabilità del coro nel santuario: si parla dei figli di Core e dei figli di Asaf.

I salmi non erano solo recitati ma cantati e accompagnati con numerosi strumenti. Alcune volte si danzava anche. L’assemblea si univa al coro con il canto di ritornelli come si può dedurre da alcuni salmi o con il dialogo tra diversi gruppi.

Il riferimento a numerosi strumenti musicali mostra l’estrema vivezza di queste liturgie: strumenti a corda, fiati, corni, cimbali, tamburi e campanelle.

Lo strumento per eccellenza della preghiera salmica, e biblica in genere, è il corpo. È il corpo stesso che prega: “Tutte le mie ossa diranno: Chi è come te, Signore?”.

Il corpo si esprime nella preghiera inginocchiandosi, levando in alto le mani, protendendo in avanti le mani, sciogliendo le membra in danze, battendo le mani, prostrandosi faccia a terra e alzando gli occhi verso l’alto in segno di supplica.

È così che i Salmi strappano la preghiera ai rischi di cerebralità e la presentano come linguaggio globale, di tutto l’uomo.

Il salmo responsoriale e la liturgia cristiana

Dal III al VI secolo il salmo dopo la prima lettura veniva cantato da un salmista da un ambone e tutta l’assemblea si univa ripetendo come ritornello il versetto più significativo del salmo stesso, l’antifona.

In altre parole rispondeva alla Parola di Dio promulgata nella prima lettura, di qui chiamato salmo responsoriale. Abbiamo ripreso oggi questa usanza di ripetere un salmo o parte di un salmo quasi come un’eco alla prima lettura ed è bene, quando è possibile, che questo sia cantato.

In genere è stato scelto in funzione della prima lettura la quale, a sua volta, è stata scelta in funzione del Vangelo. Così il salmo responsoriale prepara ad accogliere il Vangelo.

Il salmo responsoriale permette alla Parola di Dio ascoltata nella prima lettura di penetrare più profondamente in noi.

Quando io recito i salmi mi metto in comunione con tutti coloro che prima di me, sia giudei che cristiani, si sono riconosciuti e si sono sentiti espressi in queste formule di lode e di adorazione, in questi lamenti, in queste suppliche e in questi appelli di speranza e di fiducia.

Gesù Cristo e i Salmi

Come ogni buon israelita, Gesù ha pregato con i salmi. Il Salterio è stato il suo manuale di vita liturgica e il suo libro di preghiera privata.

È interessante scoprire come Gesù ha utilizzato i salmi, espressione prima della preghiera del suo popolo, e come i primi cristiani hanno riletto alla scuola di Gesù i salmi in funzione di lui.

La tradizione cristiana ha riletto i salmi alla luce dell’Incarnazione del Verbo, alla luce di Gesù. Il mistero dell’Incarnazione è perciò la chiave di lettura cristiana dei salmi.

Quando l’assemblea liturgica canta o recita un salmo, lo fa in quanto comunità ecclesiale, in quanto corpo di Cristo, in quanto sua sposa prediletta.

Essa manifesta se stessa al Signore, con tutta sincerità con i beni che riceve da lui, con le sue zone d’ombra e le macchie da cui egli la purifica. È perciò la preghiera della Chiesa che si esprime anche attraverso i salmi.

La testimonianza di Gesù risorto

La massima prova di autenticità è costituita da ciò che Gesù, il Signore risorto, disse ai discepoli: “Queste sono le parole che vi dissi . che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè e nei Profeti e nei Salmi dovevano adempiersi”.

Gesù raggruppò qui tutte le Scritture Ebraiche nella maniera adottata dagli ebrei e a loro ben nota. La sua menzione dei Salmi includeva tutto il terzo gruppo di libri delle Scritture, chiamato Agiografi, o Scritti Sacri, di cui i Salmi erano il primo libro.

Questo è confermato da ciò che aveva detto alcune ore prima ai due discepoli in cammino verso Emmaus, quando “interpretò loro le cose che lo concernevano in tutte le Scritture”.

Profezie messianiche nei Salmi

Il libro di Salmi è una raccolta di preghiere, poesie e inni che è simile per alcuni aspetti al nostro innario moderno. Come molti inni moderni, diversi salmi insegnano e rendono testimonianza della vita e della missione del Salvatore.

Profezia nei SalmiAdempimento indicato
Salmi 22:1Matteo 27:46
Salmi 22:7-8Matteo 27:41-43
Salmi 22:18Giovanni 19:23-24
Salmi 31:5Luca 23:46
Salmi 34:20Giovanni 19:31-36
Salmi 41:9Luca 22:47-48; Atti 1:16-17
Salmi 69:20-21Giovanni 19:28-29
Salmi 118:22Atti 4:10-12

Gesù stesso citava il libro dei Salmi più di qualsiasi altro testo dell’Antico Testamento. Si potrebbe sostenere che in tutti gli scritti sacri, nessun libro di Scritture parla tanto della missione messianica o del cercare e desiderare il Suo ritorno così come gli inni del Salmista.

Studiando i salmi possiamo conoscere meglio la vita e la missione di Gesù Cristo. La lettura cristiana del Salterio non elimina il significato storico e liturgico dei testi, ma li considera alla luce dell’Incarnazione, della croce, della risurrezione e del regno del Messia.

Panoramica dei cinque libri

Libro Primo: Salmi 1-41

Tutti questi sono esplicitamente attribuiti a Davide eccetto i Salmi 1, 2, 10 e 33. Il Salmo 1 tocca subito la nota fondamentale, dichiarando felice l’uomo che prova diletto nella legge di Geova e che la esamina giorno e notte per seguirla, al contrario di quanto fanno gli empi peccatori.

Il Salmo 2 comincia con una domanda di sfida e dice che tutti i re e gli alti funzionari della terra si sono alleati “contro Geova e contro il suo unto”. Così i Salmi menzionano subito il tema biblico del Regno.

Il Salmo 8 mette in contrasto la grandezza di Geova con la piccolezza dell’uomo, e il Salmo 14 evidenzia l’insensatezza di coloro che rifiutano di sottomettersi all’autorità di Dio.

Il Salmo 19 mostra come la meravigliosa creazione di Geova Dio dichiara la sua gloria, e i versetti da 7 a 14 esaltano i benefìci derivanti dall’osservare la perfetta legge di Dio, cosa che in seguito è illustrata in maniera più ampia nel Salmo 119.

Il Salmo 23 è universalmente riconosciuto come uno dei capolavori di tutta la letteratura, ma è ancora più prezioso per la straordinaria semplicità con cui esprime leale fiducia in Geova.

Il Salmo 37 dà buoni consigli alle persone timorate di Dio che vivono fra i malfattori, e il Salmo 40 esprime il diletto derivante dal fare la volontà di Dio, come la fece Davide.

Libro Secondo: Salmi 42-72

Questa sezione inizia con otto salmi coraitici. I Salmi 42 e 43 sono attribuiti entrambi ai figli di Cora, dato che in realtà formano un unico componimento di tre strofe, collegate da un verso che si ripete.

Il Salmo 49 dà risalto all’impossibilità che l’uomo provveda il proprio redentore e mostra che Dio è l’unico ad avere la forza necessaria per redimere l’uomo “dalla mano dello Sceol”.

Il Salmo 51 è una preghiera di Davide, pronunciata dopo il suo terribile peccato con Betsabea, moglie di Uria l’ittita, e mostra la sincerità del suo pentimento.

Questa sezione termina con un salmo “riguardo a Salomone”, una preghiera a favore del suo regno pacifico e affinché la benedizione di Geova sia con lui.

Libro Terzo: Salmi 73-89

Almeno due di questi, i Salmi 74 e 79, furono composti dopo la distruzione di Gerusalemme nel 607 a.E.V. Piangono questa grande catastrofe e implorano Geova affinché aiuti il suo popolo “per amore della gloria del suo nome”.

Il Salmo 78 rievoca la storia di Israele dal tempo di Mosè fino al tempo in cui Davide “li pasceva secondo l’integrità del suo cuore”, e il Salmo 80 addita Geova come il vero “Pastore d’Israele”.

I Salmi 82 e 83 sono vigorose invocazioni a Geova perché esegua i suoi giudizi contro i suoi nemici e i nemici del suo popolo.

Conclude questa sezione il Salmo 89, che mette in risalto “le espressioni di amorevole benignità di Geova”, notevolmente manifeste nel patto che egli stipulò con Davide.

Libro Quarto: Salmi 90-106

Il Libro Quarto esalta la regalità di Geova e la sua fedeltà al patto. In esso la fragilità della vita umana viene posta accanto alla stabilità del governo divino.

Il Salmo 90 è attribuito a Mosè e medita sulla brevità della vita e sulla grandezza di Dio. Il Salmo 91 presenta l’Onnipotente come rifugio e speranza.

I Salmi 93-99 celebrano la regalità di Dio, la sua potenza nella creazione, il suo giudizio e la sua presenza in mezzo al popolo.

I Salmi 103-106 sviluppano il tema della misericordia, della creazione, della liberazione e della storia d’Israele, ricordando tanto la bontà di Dio quanto l’ingratitudine del popolo.

Libro Quinto: Salmi 107-150

Il Libro Quinto raccoglie preghiere di liberazione, ringraziamenti, canti per il pellegrinaggio, meditazioni sulla Legge e una progressiva ascesa verso la lode universale.

Il Salmo 107 presenta Dio come liberatore d’Israele attraverso quattro figure: una carovana perduta nel deserto, i prigionieri, gli ammalati e i naviganti.

Il Salmo 119 è una meditazione sulla Legge di Dio e un esempio di poesia acrostica. I Salmi 120-134 sono i Canti delle salite, legati al pellegrinaggio verso Gerusalemme.

I Salmi 146-150 formano l’epilogo laudativo del Salterio. Nei Salmi 146-150 la radice hll, “lodare”, ricorre ben 31 volte.

Guida sintetica ai Salmi

SalmoTema principale
1Sorte diversa del giusto e dell’ingiusto
2Regno e vittorie del Cristo di Dio
3Preghiera mattutina del perseguitato
4Preghiera serale del perseguitato
6Preghiera dell’ammalato a Dio
8Magnificenza del creato e dignità dell’essere umano
16Dio è nostra eredità
19Meraviglie dei cieli e della Legge
23Il buon Pastore guida il credente
25Protezione, perdono e guida
27Coraggio e speranza in Dio
32Perdono e pentimento
34Gioia del favore divino
37Il destino dell’empio e la pace del giusto
42-43Desiderio di Dio e del tempio
46Dio è il nostro rifugio
51Gemito del peccatore convertito
62Solo in Dio si trova riposo
90Fragilità e brevità della vita
91L’Onnipotente è la nostra speranza
103Inno di ringraziamento e misericordia
104Bellezza dell’universo
119Meditazione sulla Legge di Dio
121Il Signore custodisce Israele
130Invocazione dal profondo del dolore
139Onniscienza divina
145Maestà divina
146-150Lode universale e dossologia finale

Come studiare e pregare i Salmi

Ogni cristiano è chiamato ad amare e vivere i Salmi. Nella meditazione e nella riflessione costante si scopre l’arte della vera preghiera e il modo di far passare i sentimenti dei Salmi nella vita.

Praticamente ruminare e assaporare i sentimenti del salmista cercando di farli propri, di riviverli e di assimilarli. Poi cercare di scoprire i pensieri che aveva il salmista per applicarli a se stessi in vista di un profitto personale.

In altre parole trarre dai Salmi quelle idee universali inserite nel contesto concreto del mondo orientale antico per introdurle nell’esistenza reale di tutti i giorni.

Trasportare nella società di oggi le idee religiose enunciate dal salmista arricchendole delle realtà e del compimento veterotestamentario.

In poche parole occorre trattare il Salterio da vero amico a cui si confidano le proprie cose, in cui si cerca sollievo, conforto, luce, forza.

Il salterio è il libro di un popolo talmente spontaneo e sincero davanti al suo Dio, che ciascuno di noi, nel corso dei secoli, vi si ritrova espresso con tutta la sua interiore esperienza.

Un metodo pratico in cinque passaggi

  1. Leggere lentamente il salmo. Prestare attenzione alle parole ripetute, ai cambiamenti di tono, alle immagini e alle domande rivolte a Dio.
  2. Individuare la situazione dell’orante. Il testo può nascere dalla malattia, dal peccato, dalla persecuzione, dalla gratitudine, dal pellegrinaggio, dalla liturgia o dalla contemplazione della creazione.
  3. Riconoscere il movimento della preghiera. Molti salmi passano dal lamento alla fiducia, dalla supplica alla lode, dalla paura alla speranza.
  4. Pregare con le parole del testo. Le parole del salmista possono diventare la preghiera personale e comunitaria del lettore.
  5. Applicare il messaggio alla vita. Il Salterio aiuta a trasformare sentimenti, decisioni e comportamenti alla luce della presenza di Dio.

Il volto di Dio nei Salmi

Se i Salmi sono l’unica preghiera dialogica, essi contengono in sintesi le due battute del dialogo: l’iniziativa di Dio che mi parla e la mia risposta a Lui che mi parla.

Il salterio è la celebrazione di una relazione. La teologia del salterio è una celebrazione della mistica e della spiritualità.

La ricca teologia su Dio che vien fuori dai salmi è nata dall’esperienza di fede e di preghiera del popolo di Dio. Scoprire la profondità dei rapporti reciproci significa scoprire quello che veniva creduto, sperato e amato e perciò pregato sia dal pio israelita che dalla comunità del popolo di Dio.

È un Dio presente, il suo Nome esprime questa presenza, è un Dio vivente, un Dio santo e glorioso, un Dio forte e potente.

Il Salterio è la celebrazione della presenza di Dio nella storia, nella comunità e nella coscienza dell’orante. La preghiera salmica nasce dalla convinzione che Dio ascolta, giudica, perdona, salva, guida, protegge e conduce il suo popolo verso la lode.

Il valore formativo dello studio biblico

La libertà con cui si esprimono i salmisti mostra ai giovani la fede nel dialogo con Dio: una fede più grande del loro cuore e dei loro sentimenti in un Dio più grande dei loro mezzi di comunicazione, delle loro coscienze e capace di capire ciò che forse essi stessi a volte non capiscono.

Tuttavia penso che non sempre è facile comprendere alcuni salmi e perciò sintonizzarsi con essi. Sia per il loro significato biblico che nella loro applicazione al mistero di Cristo e per la trasformazione in preghiera e vita cristiana bisogna avere una certa istruzione e catechesi.

Il primo obbligo che abbiamo come pastori e ministri è quello di aiutare la comunità ecclesiale e, soprattutto i giovani, ad avere una opportuna catechesi sui salmi dato il loro grande uso nella Messa e nella Liturgia delle Ore.

Soprattutto dobbiamo «insegnare loro ad attingere da questa partecipazione un autentico spirito di preghiera, e perciò con una idonea formazione li guidino a comprendere i salmi in senso cristiano, in modo da condurli a poco a poco a gustare e a praticare sempre più la preghiera della Chiesa».

La lettura dei Salmi richiede quindi attenzione alla storia, alla poesia, alla liturgia, ai generi letterari e alla fede d’Israele. Richiede anche disponibilità a lasciarsi interrogare dal testo, perché il Salterio non offre soltanto informazioni su Dio, ma forma un modo di stare davanti a lui.

La preghiera della Chiesa

La Chiesa ha ripreso i salmi e li ha inseriti nella sua liturgia della Parola, non solo ma la gran parte dei salmi fu il fondamento della liturgia ebraica e cristiana.

Anche in una prospettiva cristiana, la quale ha al suo centro l’incarnazione e individua la storia e il mondo come il luogo della risposta a Dio, essi restano la preghiera per eccellenza.

La Liturgia delle ore, vale a dire la preghiera ufficiale della chiesa, è intessuta essenzialmente di Salmi e afferma la sostanziale irrinunciabilità dei Salmi per la chiesa.

I Salmi, essendo pregati in tutte le confessioni cristiane, sono preghiera «ecumenica» per eccellenza.

La Regola di San Benedetto ricorda che in tutta la settimana si reciti l’intero salterio di centocinquanta salmi e che con l’Ufficio vigiliare della domenica si ricominci sempre da capo.

Consideriamo dunque come bisogna comportarsi alla presenza di Dio e dei suoi Angeli e partecipiamo alla salmodia in modo tale che l’intima disposizione dell’animo si armonizzi con la nostra voce.

Dopo il pranzo si dedichino alla lettura personale o allo studio dei salmi.

Salterio aperto con manoscritto e candela

Il Salterio come libro dell’umanità

Il Salterio è un libro che viene da lontano e contiene salmi che sono preghiera di Israele, preghiera di Cristo, preghiera della Chiesa, preghiera del cristiano, preghiera dell’essere umano.

I salmi sono l’espressione delle parole di Dio nelle parole umane, nel dialogo incessante fra il “Dio passionale” e le situazioni di gioia, felicità, dolore, smarrimento, malattia, guerra, tradimento di amici, persecuzione, esilio, invocazione di lamento personale e comunitario, pellegrinaggio al tempio del Signore, ringraziamento profondo per l’ascolto ottenuto.

Nel dialogo serrato tra YHWH e l’orante c’è la rivelazione di una vicinanza e di una “compassione” di YHWH a cui l’orante si rivolge con fiducia, anche con alcune parole aspre di sfida a colui che, talvolta, pare assente e muto di fronte al dolore degli uomini e, in modo particolare, dei suoi fedeli.

Pregare e cantare il Salterio purifica la fede. Esso è anche fonte di gioia pervasiva. Leggere e cantare i salmi può diventare per tutti coloro che vogliono vivere, e non solo esistere, «la grande ricompensa dell’essere uomini».

Nel Salterio può trovare acqua per la propria sete anche il non credente e l’uomo in ricerca pensosa del senso dei propri giorni e del proprio camminare.

Dalla Bibbia versione ufficiale della CEI: Salmo 17

La preghiera dei Salmi non separa la fede dalla vita. Essa porta davanti a Dio la sofferenza senza mascherarla, la gioia senza impoverirla, il peccato senza giustificarlo, la speranza senza renderla astratta e la lode senza dimenticare il dolore.

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