Chiedere scusa è uno dei modi che abbiamo per ricucire una relazione quando abbiamo arrecato danno a un'altra persona a livello fisico o emotivo. Chiedere perdono vale se ho capito in cosa ho sbagliato e se mi propongo di non farlo di nuovo.
Perdonare qualcuno è un regalo gratuito e rende felice chi lo riceve; essere perdonati è bello … vale quanto un super abbraccio. Il Padre è sempre pronto a perdonarci … ecco perché confessarsi!

La storia del vaso rotto
Un giorno un bambino giocava in casa con la palla. Sua madre glielo aveva proibito, ma siccome era assente, egli disubbidì. E così accadde quel che doveva accadere: con il pallone ruppe il vaso preferito di sua madre.
Quando ella ritornò, il bambino le disse una bugia per evitare il castigo. Le disse che era stato il fratellino, che, camminando a gattoni, lo aveva rotto. La madre si irritò molto.
Raccolse i pezzi e cercò di ricomporre il vaso. Era così arrabbiata che dimenticò di togliere l'arrosto da forno, e quello si bruciò. Quando il padre arrivò a casa, non c'era niente da mangiare.
Dopo aver bisticciato con la moglie per quel motivo, seccato andò a pranzare al bar dell'angolo. Adirato come era, trattò in malo modo il cameriere che divenne molto nervoso, e, senza volerlo, versò una tazza di caffè su una signora, macchiandole il vestito.
La signora salì in macchina arrabbiatissima e si diresse verso casa per cambiarsi, ma piangeva tanto che non vedeva bene la strada, Così, senza accorgersene, tamponò un'auto ferma al semaforo.
L'autista uscì molto arrabbiato, e dopo aver discusso e presi i dati per l'assicurazione, si diresse molto infastidito al suo lavoro. Era un maestro, e casualmente aveva tra gli scolari il fanciullo che aveva rotto il vaso.
Entrò in classe di pessimo umore, e gli parve di sentire qualcuno che disturbava. Allora castigò il primo che gli capitò, ed era proprio il ragazzo che aveva provocato tutte queste contrarietà.
Senza prevederlo, il fanciullo, disubbidendo a sua madre e mentendo, aveva cominciato una catena di irritazioni e di discussioni. E ora pagava le conseguenze di quello che aveva fatto.
«Il male, come le processioni, ritorna al suo punto di partenza».
Non sempre siamo consapevoli delle conseguenze che le nostre azioni possono avere, ben al di là della vostra volontà. E a volte il male che riceviamo provoca ulteriore male, come in una catena negativa che continua.
La catena del male e la scelta del bene
Siamo disposti ad interrompere questa catena per provare ad immettere nel mondo amore e perdono, per iniziare una catena inarrestabile di bene?
Sapere che quando sbagliamo possiamo riparare ci rende persone più libere, intraprendenti e coraggiose. Il mondo sarebbe un posto spaventoso se non sapessimo che alla maggior parte degli errori si può porre rimedio.
Chiedere scusa è efficace. Risolve dispute senza bisogno di ricorrere alla violenza, appiana divisioni fra nazioni, permette ai governi di prendere atto delle sofferenze dei loro cittadini e riporta l’equilibrio nei rapporti interpersonali.
La Bibbia conferma che spesso un modo efficace per sanare una relazione incrinata è quello di scusarsi sinceramente. Ad esempio, nella parabola del figlio prodigo narrata da Gesù, quando il figlio tornò a casa e si scusò sinceramente, il padre fu più che pronto a riaccoglierlo in casa.
Che cosa significa chiedere scusa?
Si può chiedere scusa per diversi motivi: perché vi si è costretti, perché è la cosa giusta da fare, perché si desidera rimediare a un errore o recuperare una relazione.
Chiedere scusa in modo genuino richiede una serie di competenze estremamente complesse e non ancora sviluppate nei bambini piccoli, come ad esempio:
- consapevolezza: anche se non avevo intenzione di nuocere, le mie azioni hanno avuto un impatto negativo;
- empatia: capisco le emozioni e il punto di vista di chi in questo momento si sente ferito/offeso;
- autostima: so di essere una brava persona anche se ho sbagliato;
- senso di responsabilità: è giusto che ponga rimedio a quanto causato dalle mie azioni;
- resilienza: aver sbagliato mi fa sentire triste ma riparando al mio errore questo sentimento passerà e tornerò a stare meglio;
- moralità: non mi piace ammettere di aver sbagliato ma voglio essere una persona onesta e affidabile e questo significa essere capace di riconoscere i propri errori e riparare.
Queste abilità non si possono instillare in poco tempo in un bambino piccolo con un cervello ancora immaturo e scarse esperienze sociali. E tantomeno le si può pretendere.
Il rischio è quello di avvertire una certa pressione attorno al tema delle scuse e metterla di conseguenza addosso ai bambini. “Chiedi scusa immediatamente!” “Se non chiedi scusa ce ne andiamo!”
Pretendere e insegnare a chiedere scusa sono due processi molto diversi. Nel breve periodo possiamo aspettarci che i bambini imparino a chiedere scusa imitando il nostro esempio.
Le parole che ricuciono una relazione
Quando commetti un errore nelle interazioni con il tuo bambino o la tua bambina, chiedi scusa. Quando interagisci con altri adulti davanti alla tua bambina o bambino, sfruttate le occasioni che si presentano per chiedervi scusa reciprocamente.
Quando praticate il gioco simbolico, inserisci delle interazioni in cui ci si chieda scusa e consenti al tuo bambino o bambina di fare pratica. Quando nella relazione con i pari la tua bambina o bambino fa un errore, dagli la possibilità di chiedere scusa.
Se non lo fa, fallo al posto suo e dai il buon esempio. Nel medio periodo, crescendo, i bambini inizieranno a chiedere scusa perché ci tengono alle relazioni con gli altri.
Lo faranno se nel frattempo non avranno associato alle scuse un sentimento di vergogna o umiliazione. In questa fase è importante che i bambini abbiano capito perché scusarsi è importante.
"Chiedere scusa è un modo per dimostrare a qualcuno che tieni alla vostra relazione. Quando chiedi scusa è un po' come se dicessi “Ehi, sei importante per me, mi dispiace di averti ferito.” Chiedere scusa è anche un modo per non lasciare che l'orgoglio trasformi un diverbio in uno scontro causando ancora più tristezza o dolore."
È solo nel lungo periodo che le persone iniziano a chiedere scusa perché questo rispecchia i propri valori e le persone che vogliono essere.
Una richiesta di perdono sincera
L’orgoglio non dovrebbe mai impedirci di scusarci e chiedere perdono. È ovvio che chi è veramente umile non trova così difficile chiedere scusa.
Qualsiasi lingua si parli è importante essere sinceri quando si chiede scusa. Le parole e il tono della voce dovrebbero far capire che si è sinceramente dispiaciuti.
Se chiedete scusa, pensatelo davvero! Oltre a scusarsi sinceramente si dovrebbe essere determinati a non ripetere l’errore.
Se siamo sinceri le nostre scuse includeranno l’ammissione del torto, la richiesta di perdono e lo sforzo di compensare nei limiti del possibile il danno arrecato.
| Passo | Che cosa significa |
|---|---|
| Riconoscere | Capire in cosa si è sbagliato. |
| Chiedere scusa | Dire con sincerità che si è dispiaciuti. |
| Riparare | Fare il possibile per rimediare al danno. |
| Cambiare | Proporsi di non ripetere lo stesso errore. |
La formica e il cinghiale
Le grida si sentivano sino al limitare della foresta. C'era pure una musica assordante che infastidiva parecchio.
Martina la formica decise che ne aveva abbastanza e chiese il permesso di smettere di lavorare per andare a vedere che cosa stava succedendo. Non fu difficile per lei capire da dove proveniva tutto quel rumore e anche indovinare chi poteva esserne il responsabile.
Grugno, il cinghiale nero più arrogante del Bosco, stava festeggiando il suo compleanno con altri animali di cui, stando a quanto riferiva la Talpa Cesira - nota ai più per essere sempre la prima a sapere tutte le novità - era meglio diffidare.
Spiedini, avanzi di cibo e bottiglie di bibite erano rovesciati ovunque. "Ma come ti permetti di fare tutto questo baccano!" urlò la piccola formica con tutto il fiato che aveva in gola.
Grugno, infastidito da quella brusca interruzione, alzò un sopracciglio con fare superiore e ringhiò: "Piccolo, insignificante animale che non sei altro! Come osi interrompere la MIA festa! Non vedi che ho ospiti? Io non ho bisogno del permesso di nessuno per divertirmi", e così dicendo scagliò con una zampa una lattina vuota verso Martina.
La formichina la scansò per un pelo e rispose "Tu non hai rispetto per niente e nessuno ma ricorda che un po' di umiltà sta bene anche in casa degli animali più grossi!" e così dicendo se ne andò imprecando a bassa voce.
Passò il tempo, Martina continuò a lavorare incessantemente con le sue colleghe per garantirsi un inverno abbondante di cibo. Un giorno venne a sapere (sempre dalla solita Cesira la Talpa) che Grugno, durante una delle sue scorribande, si era rotto una zampa.
Il cinghiale si diceva fosse a letto, solo e impossibilitato a procurarsi il cibo, e data la scarsa simpatia che nutriva tra gli animali del Bosco, non c'era da meravigliarsi che nessuno fosse andato a trovarlo.
Martina pensò e ripensò, e infine decise di preparare una bella teglia di maccheroni e di portarla a Grugno. Lo trovò mesto, dimesso e nei suoi occhi tutta la superbia era sparita.
Non appena si accorse della formichina una lacrima scese silenziosa sulle sue ispide guance: "Io - cominciò - non sono cattivo. Volevo dimostrare a tutti di essere il più forte e il più importante fra gli animali del Bosco. Ho mancato di rispetto a te, Martina, e a tutti gli altri e ti chiedo scusa".
"Non solo ci hai deriso e trattato male - replicò la formica - ma durante tutte quelle feste che hai fatto hai sprecato un sacco di cibo che ti sarebbe potuto tornare utile in questo momento. Ora mangia, rimettiti in forma e spero che questa lezione ti sia servita a qualcosa".
E così dicendo pensò di averlo redarguito abbastanza e con un mezzo sorriso gli porse la teglia, certa che a volte la vita insegna più di mille discorsi.
Questa storia insegna che chiedere scusa non significa soltanto pronunciare parole, ma riconoscere il male fatto, assumersi la responsabilità e iniziare a comportarsi in modo diverso.
Il ponte tra due fratelli
Questa è la storia di due fratelli che vissero insieme d'amore e d'accordo per molti anni. Vivevano in cascine separate, ma un giorno scoppiò una lite e questo fu il primo problema serio che sorse dopo 40 anni in cui avevano coltivato insieme la terra condividendo le macchine e gli attrezzi, scambiandosi i raccolti e i beni continuamente.
Cominciò con un piccolo malinteso e crebbe fino a che scoppiò un diverbio con uno scambio di parole amare a cui seguirono settimane di silenzio.
Una mattina qualcuno bussò alla porta di Luigi. Quando aprì si trovò davanti un uomo con gli utensili del falegname: "Sto cercando un lavoro per qualche giorno", disse il forestiero, "forse qui ci può essere bisogno di qualche piccola riparazione nella fattoria e io potrei esserle utile per questo".
"Sì", disse il maggiore dei due fratelli, "ho un lavoro per lei. Guardi là, dall'altra parte del fiume, in quella fattoria vive il mio vicino, beh! È il mio fratello minore.
La settimana scorsa c'era una splendida prateria tra noi, ma lui ha deviato il letto del fiume perché ci separasse. Deve aver fatto questo per farmi andare su tutte le furie, ma io gliene farò una.
Vede quella catasta di pezzi di legno vicino al granaio? Ebbene voglio che costruisca uno steccato di due metri circa di altezza, non voglio vederlo mai più".
Il falegname rispose: "Mi sembra di capire la situazione". Il fratello maggiore aiutò il falegname a riunire tutto il materiale necessario e se ne andò fuori per tutta la giornata per fare le spese in paese.
Verso sera, quando il fattore ritornò, il falegname aveva appena finito il suo lavoro. Il fattore rimase con gli occhi spalancati e con la bocca aperta.
Non c'era nessuno steccato di due metri. Invece c'era un ponte che univa le due fattorie sopra il fiume. Era una autentica opera d'arte, molto fine, con corrimano e tutto.
In quel momento, il vicino, suo fratello minore, venne dalla sua fattoria e abbracciando il fratello maggiore gli disse: "Sei un tipo veramente in gamba. Ma guarda! Hai costruito questo ponte meravilloso dopo quello che io ti ho fatto e detto".
E così stavano facendo la pace i due fratelli, quando videro che il falegname prendeva i suoi arnesi.
"No, no, aspetta; rimani per alcuni giorni ancora, ho parecchi lavori per te", disse il fratello maggiore al falegname.
"Mi fermerei volentieri", rispose lui, "ma ho parecchi ponti da costruire".
Molte volte lasciamo che i malintesi e le stizze ci allontanino dalla gente a cui vogliamo bene, molte volte lasciamo che sia l'orgoglio a prevalere sui sentimenti.
- Non permettere che ciò succeda nella tua vita.
- Impara a perdonare e apprezza quanto hai.
- Ricorda che perdonare non cambia nulla del passato, ma del futuro sì.
- Non conservare rancore né sentimenti di amarezza che ti feriscono, ti allontanano da Dio e dalle persone che ti vogliono bene.
- Non permettere che un piccolo incidente rovini una grande amicizia.
- Ricorda che il silenzio, a volte, è la miglior risposta.
- Ciò che più importa è una casa felice.
- Fa' tutto quello che è nelle tue mani per creare un ambiente di pace e armonia.

Il perdono libera dal rancore
Un giorno il saggio diede al discepolo un sacco vuoto e un cesto di patate. "Pensa a tutte le persone che hanno fatto o detto qualcosa contro di te recentemente, specialmente quelle che non riesci a perdonare. Per ciascuna, scrivi il nome su una patata e mettila nel sacco".
Il discepolo pensò ad alcune persone e rapidamente il suo sacco si riempì di patate. "Porta con te il sacco, dovunque vai, per una settimana" disse il saggio. "Poi ne parleremo".
Inizialmente il discepolo non pensò alla cosa. Portare il sacco non era particolarmente gravoso. Ma dopo un po', divenne sempre più un gravoso fardello.
Sembrava che fosse sempre più faticoso portarlo, anche se il suo peso rimaneva invariato. Dopo qualche giorno, il sacco cominciò a puzzare. Le patate marce emettevano un odore acre.
Non era solo faticoso portarlo, era anche sgradevole. Finalmente la settimana terminò. Il saggio domandò al discepolo: "Nessuna riflessione sulla cosa?".
"Sì Maestro", rispose il discepolo. "Quando siamo incapaci di perdonare gli altri, portiamo sempre con noi emozioni negative, proprio come queste patate. Questa negatività diventa un fardello per noi, e dopo un po', peggiora."
"Sì, questo è esattamente quello che accade quando si coltiva il rancore. Allora, come possiamo alleviare questo fardello?".
"Dobbiamo sforzarci di perdonare".
"Perdonare qualcuno equivale a togliere una patata dal sacco. Quante persone per cui provavi rancore sei capace di perdonare?".
"Ci ho pensato molto, Maestro, disse il discepolo. "Mi è costata molta fatica, ma ho deciso di perdonarli tutti".
Il perdono non cambia ciò che è accaduto, ma può cambiare ciò che accade dopo. Non conservare rancore né sentimenti di amarezza che ti feriscono, ti allontanano da Dio e dalle persone che ti vogliono bene.
Il Padre misericordioso
Per ora corri con la tua fantasia alla festa che il padre, secondo la parabola, di Gesù, organizza per il figlio tornato a casa e al lavoro nella sua «azienda», dopo aver cercato invano altrove la felicità.
Il tema della riconciliazione e dell'impegno per la pace appare sempre più uno dei «temi generatori» della cultura attuale, e il cammino verso la riappropriazione della vita come «dono e perdono» appare come la strada maestra della spiritualità del cristiano del nostro tempo.
Una storia di perdono che rivela e libera il senso profondo della vita, anche di quella del ragazzo: la vita come dono della felicità all'uomo.
Un dono, quello di Dio, che è impegnativo e interpellante. Una felicità perciò che è tutta anche frutto dell'impegno laborioso dell'uomo.
Il cammino di appropriazione dell'esperienza di riconciliazione e di acquisizione di atteggiamenti nuovi riconciliati, appare come un sentiero tutto da privilegiare.
Dono e perdono, gratuità e accoglienza incondizionata e rigenerante la fiducia, delineano il clima educativo irrinunciabile per liberare la crisalide dell'adolescenza e per riscrivere una vita di preadolescente nell'oggi che sia la vita di una persona felice e fiduciosa, appassionata alla vita da conseguire a caro prezzo.
Chiedere perdono a Dio e agli altri
Di tanto in tanto capita che sei invitato a riconoscere i tuoi peccati e chiedere perdono a Dio e ai fratelli.
Magari è vicina una festa, come verso Natale e Pasqua, e tutti sentono il bisogno di «dare il bianco» alla loro casa e arrivare a quel giorno con il cuore in pace, ricolmo del perdono e della felicità di Dio.
Altre volte, senza che alcuno ti solleciti, sei tu stesso che senti il bisogno interiore di riconoscere i tuoi peccati e accostarti al sacerdote per ricevere il perdono di Dio.
In ogni caso si tratta di un gesto coraggioso, che richiede molta fede in Dio e in Gesù, in se stessi e nel sacerdote che offre il perdono.
Non voglio convincerti con discorsi ingannevoli. Provo a ragionare seriamente, tenendo conto dei tuoi interrogativi, di quanto insegna Gesù nel vangelo e dell'esperienza dei cristiani in duemila anni di storia.
Ti parlo di «festa del perdono» (o celebrazione della riconciliazione), più che «confessione» o «penitenza». Ho buoni motivi per farlo, come ti spiegherò.
Il Padre è sempre pronto a perdonarci … ecco perché confessarsi!
Il perdono nella vita cristiana
Se a volte è difficile chiedere scusa a una persona che abbiamo ferito, Gesù ci insegna a non lasciare che il rancore e l’orgoglio costruiscano un muro.
Ad esempio un fratello può pensare che abbiate peccato contro di lui. Se vi trovate in una situazione del genere Gesù dice che dovete andare a ‘far pace col vostro fratello’, sia che pensiate di avergli fatto un torto o meno.
In effetti quando due persone sono in disaccordo può esserci un po’ di colpa da ambo le parti, dato che entrambe sono imperfette e inclini a sbagliare.
Ciò richiede di solito delle concessioni reciproche. Il punto non è tanto chi ha ragione e chi ha torto, ma chi prenderà l’iniziativa per fare la pace.
Tenendo presente questo principio diventa più facile scusarsi con qualcuno per un torto che pensa di avere ricevuto.
A sua volta chi è stato offeso dovrebbe prontamente perdonare chi ha fatto il torto se questi è pentito.
Dovete sforzarvi di perdonare. Perdonare qualcuno equivale a togliere una patata dal sacco.
Una storia da ricordare
Quando sbagliamo, possiamo scegliere di nascondere la verità e lasciare che il male continui, oppure possiamo fermarci, riconoscere ciò che è successo e chiedere scusa.
Chiedere scusa non cancella automaticamente le conseguenze di un errore, ma apre una strada verso la riparazione, il dialogo e la pace.
Perdonare non cambia nulla del passato, ma del futuro sì. Il perdono è un regalo gratuito e rende felice chi lo riceve.
Quando chiediamo scusa con sincerità, costruiamo un ponte invece di uno steccato, interrompiamo la catena del male e permettiamo all’amore di ricominciare.
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