Statua della Beata Vergine ad Melotum a Madonna di Buja

La statua della Beata Vergine ad Melotum è una celebre scultura lignea raffigurante la Madonna con il Bambino, conservata nella chiesa parrocchiale della Beata Vergine ad Melotum, nella frazione Madonna del comune di Buja. L’opera fu realizzata da Domenico da Tolmezzo prima del 1481 ed è considerata l’ultimo resto di una complessa ancona lignea che lo stesso artista aveva intagliato, dorato e dipinto per la chiesa.

La Madonna è raffigurata seduta in trono, con la mano sinistra che sorregge il Bambino, ritto in piedi sulla gamba sinistra della Madre, mentre nella destra stringe una mela. La scultura, in legno intagliato, dorato e dipinto, misura 110×50 cm ed è oggi ricollocata nella chiesa ricostruita dopo il terremoto del 1976 su progetto dell’architetto Tondolo di Buja.

La chiesa e il santuario della Beata Vergine ad Melotum

Il Santuario S. Maria ad Melotum è ubicato a Buia nella frazione di Madonna. Prima che la chiesa fosse ricostruita, sul luogo sorgeva un Santuario dedicato alla Madonna. La data sopra riportata è quella della prima notizia sulla dedicazione del santuario. Si presume che il clero secolare abbia preso in cura spirituale il santuario fin da quella data.

La chiesa viene menzionata per la prima volta in un documento del 1277 in cui un notaio di Gemona scriveva çacharia ecclesiastico ecclesie Sancte Marie de Malotul Buje. Viene citata ripetutamente anche negli statuti comunali del 1371 e nel Catapane dal 1465 a tutto il secolo XVII.

In seguito crebbe un centro di fede al quale si affiancò nel 1431 una Confraternita denominata “de Melotum”. Intorno alla chiesa si è formato un borgo chiamato borgo di Madonna e oggi è uno dei più grandi di Buia.

Chiesa Beata Vergine ad Melotum Madonna Buja

Il significato del nome «ad Melotum»

Una leggenda racconta che sul luogo fosse apparsa la Vergine Maria sopra un albero di mele. Si racconta che molti anni fa, un contadino stava arando il suo campicello. Improvvisamente sopra ad un melo, proprio in cima, vede una nuvola bianca.

Egli si ferma attonito e a poco a poco, dalla nube, come ne uscisse dai veli vaporosi, compare la Madonna con il Bambino in braccio. Egli allora corre a raccontare il prodigio, e la voce dell’apparizione si allarga in un lampo.

Il popolo unito, in quel luogo ha costruito una chiesa e la madonna l’ha chiamata del melo: Beata Vergine de Melotum. Una leggenda racconta che anticamente, nello stesso luogo su cui sorge la Chiesa, fosse apparsa la Vergine sopra un albero di mele.

All’interno della chiesa ci sono due dipinti che rappresentano la Vergine sul Melo. La tradizione dell’apparizione e il titolo mariano spiegano il legame tra il santuario, il borgo di Madonna e l’immagine della mela tenuta dal Bambino nella statua di Domenico da Tolmezzo.

La statua della Madonna con il Bambino

La Madonna con Bambino conservata presso la chiesa parrocchiale della Beata Vergine ad Melotum di Madonna di Buia venne realizzata da Domenico da Tolmezzo prima del 1481. La certezza di datazione e di attribuzione deriva dal fatto che presso l’Archivio della Curia Arcivescovile di Udine esiste una intimazione di pagamento da parte del Vicario patriarcale contro i camerari della chiesa di Santa Maria di Buia affinché saldassero al Maestro Domenico il costo per la realizzazione della pala d’altare eseguita per la loro chiesa.

Faceva quindi parte di un altare ligneo dalla struttura architettonica molto più complessa, che andò perso nel corso degli anni. In essa è stata ricollocata la celebre statua lignea della Madonna con Bambino, ultimo resto di un’ancona lignea che Domenico da Tolmezzo aveva intagliato, dorato e dipinto nel 1481.

La bella statua di Domenico è in legno intagliato, dorato e dipinto e misura 110×50 cm. La Madonna è raffigurata seduta in trono, con la mano sinistra che sorregge il Bambino, ritto in piedi sulla gamba sinistra della Madre, mentre nella destra stringe una mela.

ElementoDescrizione
OperaMadonna con Bambino
ArtistaDomenico da Tolmezzo
DatazionePrima del 1481
MaterialeLegno intagliato, dorato e dipinto
Dimensioni110×50 cm
Posizione della MadonnaSeduta in trono
Posizione del BambinoRitto in piedi sulla gamba sinistra della Madre
AttributoUna mela stretta nella mano destra

Si tenga presente che anche in altri casi la Madonna è stata rappresentata da Domenico da Tolmezzo con in mano un frutto. Entrata in uso: tra l’anno 1475 e l’anno 1481. Epifania: Madonna col Bambino.

L’ancona lignea e la documentazione d’archivio

L’opera non era stata concepita come una scultura isolata, ma come parte centrale di una pala d’altare dalla struttura architettonica più complessa. La documentazione conservata presso l’Archivio della Curia Arcivescovile di Udine permette di collegare la statua alla commissione originaria destinata alla chiesa di Santa Maria di Buia.

La certezza di datazione e di attribuzione deriva da una intimazione di pagamento emessa dal Vicario patriarcale contro i responsabili della chiesa, affinché fosse saldato al maestro Domenico il costo della pala d’altare eseguita per la loro chiesa. Dell’antica ancona lignea è rimasta la statua della Madonna con il Bambino.

Le trasformazioni architettoniche della chiesa

La chiesa non subì rilevanti modifiche fino al secolo XVIII; la cronistoria della visita pastorale compiuta nel 1626 ci permette di sapere con certezza il numero di altari presenti nella chiesa, che erano in numero di quattro, compreso l’altare maggiore.

Nel 1722 viene aggiunta la cappella a mezzogiorno; del 1733 è il nuovo coro con l’altare. Nel 1741 si fanno ampliamenti ed abbellimenti: la cappella a tramontana viene consacrata nell’agosto 1745.

Nel 1743 il vicario ottiene la facoltà di fare la processione delle reliquie nella terza festa della Pentecoste, con indulgenza plenaria. Tra il 1887 e il 1893 fu terminata la facciata, intonacata tutta la chiesa e affrescata con La caduta degli angeli a opera di Domenico Fabris di Osoppo.

L’erezione della cupola è del 1899. La chiesa di Madonna, dopo il terremoto del 1976, è stata ricostruita su progetto dell’architetto Tondolo di Buja e consacrata nel 1989.

PeriodoIntervento o testimonianza
1277Prima menzione documentaria della chiesa
1371Citazione negli statuti comunali
1431Confraternita denominata “de Melotum”
1465-secolo XVIICitazioni nel Catapane
1626Presenza di quattro altari, compreso l’altare maggiore
1722Aggiunta della cappella a mezzogiorno
1733Realizzazione del nuovo coro con l’altare
1741Ampliamenti e abbellimenti
Agosto 1745Consacrazione della cappella a tramontana
1887-1893Completamento della facciata, intonacatura e affreschi
1899Erezione della cupola
1976Terremoto e successiva ricostruzione della chiesa
1989Consacrazione della chiesa ricostruita

La ricostruzione dopo il terremoto del 1976

La chiesa di Madonna, dopo il terremoto del 1976, è stata ricostruita su progetto dell’architetto Tondolo di Buja. In essa è stata ricollocata la scultura lignea dorata raffigurante la Madonna col Bambino di Domenico da Tolmezzo eseguita probabilmente prima del 1481.

La ricostruzione ha quindi restituito alla chiesa il suo principale elemento devozionale e artistico. La statua è rimasta il cuore del santuario, legando la continuità della devozione mariana alla storia architettonica dell’edificio.

Il manoscritto di don Giacomo Marcuzzi

Un manoscritto della seconda metà dell’Ottocento, scritto da don Giacomo Marcuzzi sacerdote coordinatore a Madonna dal 1881 al 1883 e intitolato Cose relative alla chiesa della B.V. di Meloto, contiene notizie storiche e trascrizioni di documenti.

È certo che grazie segnalate e straordinarie in gran numero furono dispensate in ogni tempo dalla B.V. in questo Santuario: ma memorie non ci sono.

Il manoscritto raccoglie tradizioni relative a guarigioni, voti e grazie attribuite alla Madonna, oltre a informazioni sulla chiesa e sulle rappresentazioni pittoriche legate alla sua storia. Le testimonianze appartengono alla memoria devozionale del santuario e documentano il modo in cui la comunità ha interpretato nel tempo gli eventi ritenuti miracolosi.

Le tradizioni sulle grazie e sulle guarigioni

La vicenda di Daniel Dafti

Tradizionalmente si racconta che certo Daniel Dafti di Innsbruck storpio che adoperava le grucce, passava per Campo di Osoppo pellegrinando, coll’intenzione di portarsi a qualche Santuario a chiedere alla Vergine la grazia della guarigione.

Avendo sentito sonare le piccole campane di questa chiesa, che allora erano collocate sopra un piccolo campanile a due archi sul davanti dell’atrio, come s’usava allora, domandò a qual chiesa appartenessero.

E avuta risposta che alla B.V. di Molotolo appartenevano, ispirato internamente da quella fiducia che è ad un tempo dono di Dio e prende e aiuta a meritare la grazia, voltosi a quella parte, vi si portò, e ivi colle preghiere depose anche le grucce….

La vicenda di Elisabetta Pecile

Li 29 agosto 1872 una fanciullina, Elisabetta Pecile di Fagagna, per sua disgrazia è andata in una caldaia di grasso bollente, con una gamba per intiero, e con l’altra quasi simile.

Per questa orribile scottatura era tormentata da dolori assai grandi, e il male ridotto a uno stato assai grave. Erano otto giorni che si tormentava, quando il 6 settembre par suoi affari passando per questa via Giambattista suo padre dolente oltremodo della disgrazia della sua figlia, entrò in chiesa, e fece voto alla B.V. delle Grazie.

Tornato a casa trovò la figlia sollevata da tanti dolori che soffriva, e seppe che questo sollievo coincideva col’ora in cui egli avea fatto il voto nella chiesa della B.V. di Meloto….

Le testimonianze pittoriche dei prodigi

Ad avvallare la tesi della apparizione e delle numerose e miracolose guarigioni qui avvenute si conservano alcuni quadri del pittore gemonese Giacomo Brollo, nato nel 1834 e morto nel 1907.

Sempre il Marcuzzi descrive un dipinto datato 1544 che riporta il probabile aspetto della chiesa della chiesa con la facciata dipinta che rappresenta una processione di pellegrini che giunge al santuario.

Un affresco del 1544, descritto da Marcuzzi, mostra l’aspetto antico della chiesa e una processione di pellegrini, a conferma dell’antichità e della vitalità di questo luogo di culto.

Le immagini votive e le rappresentazioni dei pellegrini rendono visibile la funzione del santuario come luogo di preghiera, di richiesta di grazie e di ringraziamento. La memoria artistica si unisce così alla tradizione orale e alla documentazione storica.

Madonna con Bambino Domenico da Tolmezzo

La devozione e le feste religiose

La devozione alla Beata Vergine ad Melotum è inserita nella vita comunitaria di Madonna di Buja. Le celebrazioni comprendono Messe, processioni, canti e momenti di incontro, con la partecipazione delle comunità locali.

Sabato 14 e domenica 15 febbraio si svolgerà a Madonna la tradizionale festa di S. Valentino. Domenica 15 sono invitate alla Messa delle 10 le coppie che nell’anno ricordano gli anniversari di matrimonio.

La festa sarà allietata dalle voci dei «Piccoli cantori della pieve » e dalle note della filarmonica di Madonna che accompagnerà la processione. Le comunità di Madonna e Urbignacco prolungheranno la festa con il pranzo comunitario.

Il 14 febbraio 2009 si sono svolte la Messa e la processione per la festa di San Valentino, insieme ai festeggiamenti per il 50° di sacerdozio di Mons. Emilio Goi e per gli anniversari matrimoniali di 25 coppie di sposi.

Prima della processione con la statua di San Valentino per le vie del paese sono state consegnate le pergamene alle 25 coppie per i loro lustri di unione matrimoniale, a cominciare dalle coppie che festeggiavano il 55° anno di matrimonio.

La processione, accompagnata dalla «Filarmonica di Buia», percorreva il giro “lungo” del paese. Le celebrazioni comprendevano il canto d’inizio, il saluto ai festeggiati, un estratto dall’omelia, le preghiere dei fedeli, il canto prima della processione e la benedizione finale.

Le campane della chiesa

Le campane della chiesa della Beata Vergine ad Melotum a Madonna di Buja costituiscono un ulteriore elemento della storia del santuario. La loro presenza è collegata anche alla tradizione di Daniel Dafti, che avrebbe riconosciuto il luogo sacro dopo averne sentito i rintocchi.

CampanaFonderiaAnnoDiametroNota musicale
GrandeFratelli Clocchiatti19861339 mmRe3 calante
MezzanaFratelli Clocchiatti19861188 mmMi3 calante
PiccolaFratelli Clocchiatti19861060 mmFa#3 calante

La posizione del santuario

La chiesa si trova in località Madonna di Buja, nel comune di Buja, in provincia di Udine. Il santuario è inserito nel territorio friulano e il borgo sorto attorno alla chiesa conserva il nome legato alla devozione mariana.

InformazioneDato
RegioneFriuli-Venezia Giulia
ProvinciaUdine
ComuneBuja
LocalitàMadonna di Buja
ChiesaBeata Vergine ad Melotum
CoordinateN 46°13’26” E 13°07’26”

Arte, memoria e continuità della devozione

La storia della Beata Vergine ad Melotum è un intreccio tra documenti certi e fede popolare, tra architettura sacra e arte rinascimentale. La prima menzione del 1277, le citazioni negli statuti comunali e nel Catapane, la confraternita del 1431 e la statua realizzata da Domenico da Tolmezzo attestano la lunga continuità del luogo di culto.

La leggenda dell’apparizione sul melo spiega il titolo del santuario, mentre la mela tenuta dal Bambino crea un collegamento visivo tra l’immagine scolpita e la tradizione locale. Le trasformazioni della chiesa, la ricostruzione dopo il terremoto del 1976 e la ricollocazione della statua mostrano come il patrimonio religioso e artistico sia stato conservato attraverso epoche diverse.

La statua della Madonna con il Bambino rimane il principale punto di riferimento del santuario: un’opera quattrocentesca legata alla bottega e alla personalità di Domenico da Tolmezzo, ma anche un’immagine viva nella devozione della comunità di Madonna di Buja.

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