La frase «Ci vediamo tra cent’anni», attribuita a Padre Pio il 17 febbraio 1916 prima della partenza da Pietrelcina, è stata interpretata dai fedeli come una profezia perché il corpo del frate cappuccino tornò nella sua terra natale proprio cento anni dopo, nel febbraio 2016.
Il significato dell’episodio riguarda soprattutto il legame spirituale di Padre Pio con Pietrelcina, il paese in cui era nato, aveva trascorso i primi anni della vita e maturato la propria vocazione religiosa. L’autenticità della profezia, però, non può essere dimostrata come un fatto storico certo: la frase è riportata da testimonianze e pubblicazioni successive, mentre non risulta documentata da una registrazione o da un atto contemporaneo alla partenza.
La frase «Tornerò tra cent’anni»
“Ci vediamo tra cent’anni”, avrebbe detto il frate delle stigmate il 17 febbraio 1916 prima di lasciare il paese di Pietrelcina per sempre.
“Ci vediamo tra cent’anni”. Così padre Pio il 17 febbraio del 1916 avrebbe detto ai suoi paesani prima di lasciare Pietrelcina per sempre.
Ed effettivamente la profezia si avvererà quando il prossimo 11 febbraio il corpo del frate cappuccino tornerà nella sua terra natale.
Quella profezia si è avverata.
Che cosa accadde nel 1916
Francesco Forgione era nato a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887.
I suoi genitori, Grazio e Giuseppa, erano poveri contadini, ma assai devoti: in famiglia il rosario si pregava ogni sera in casa tutti insieme, in un clima di grande e filiale fiducia in Dio e nella Madonna.
Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra’ Pio da Pietrelcina.
Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910.
Vuole partire missionario per terre lontane ma il destino è un altro.
I primi anni di sacerdozio sono compromessi e resi amari dalle sue pessime condizioni di salute, tanto che i superiori lo rimandano più volte a Pietrelcina, nella casa paterna, dove il clima gli è più congeniale.
Padre Pio è malato assai gravemente ai polmoni.
I medici gli danno poco da vivere.
Come se non bastasse, alla malattia si vanno ad aggiungere le terribili vessazioni a cui il demonio lo sottopone, che non lasciano mai in pace il povero frate, torturato nel corpo e nello spirito.
Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano.
“Da questo centro del Gargano - scrive Iaria - il frate cappuccino non si è mai allontanato neanche per recarsi nel suo paese natio.
Quel paese che ‘teneva sempre nel suo cuore’.
Soprattutto non ha più visitato quel quartiere detto ‘Castiello’ dove è nato il 25 maggio del 1887 e dove ha vissuto per 29 anni della sua vita da fanciullo, adolescente, giovane studente e giovane frate e sacerdote cappuccino.
Ma qui - prosegue il giornalista - continua a ‘vivere’ ancora oggi: visitando questo centro si sente l’orma dei suoi passi che contrassegnano ogni parte”.
La partenza da Pietrelcina e il ritorno dopo un secolo
Da vivo Padre Pio non poté mai ritornare a casa per rispettare le disposizioni del suo ordine.
Nel convento sul Gargano - sottolinea Iaria - pochi mesi prima della sua morte, la prima domenica di agosto del 1968, a un suo confratello, padre Mariano da Santa Croce che lo assisteva, padre Pio disse che avrebbe visitato il suo paese natio ‘parecchi anni dopo la morte’.
Cento anni dopo. Padre Pio torna a casa, nella sua Pietrelcina, paesino di tremila anime nella campagna impervia stretta tra Molise e Sannio.
Un ritorno che avvera un presagio («tornerò non da vivo, ma tra molti anni», disse il frate poco prima di morire) e allenta lo strappo che i paesani del Santo hanno sempre sofferto.
E oggi lo dicono, tutti: «lui è nostro, ha respirato quest’aria, ha imparato a vivere qui».
Sottolineano la paternità del santo in rassegnata rivalsa con San Giovanni Rotondo dove San Pio è andato nel febbraio 1916 per poi morirci il 23 settembre del 1968.

Il trasferimento delle spoglie nel 2016
L’urna con il corpo di padre Pio, che Papa Francesco ha voluto nella Basilica Vaticana, insieme a quella con le spoglie di san Leopoldo Mandic, per l’inizio della Quaresima del Giubileo straordinario della misericordia, si fermerà a Pietrelcina dall’11 al 14 febbraio prossimo prima di far ritorno a San Giovanni Rotondo.
La storia della vita di San Pio viene raccontata nei quattro giorni di permanenza nella sua terra d’origine dove le sue spoglie ritornano per la prima volta proprio cento anni dopo la partenza.
La proiezione sarà accompagnata da un momento di dialogo con Fra Claudio Todeschini, assistente spirituale dei gruppi di preghiera di Padre Pio per la diocesi di Bergamo.
Un San Pio visto da vicino cent’anni dopo.
Un viaggio incredibile tra fede ed emozioni narrato attraverso la viva voce di Papa Francesco, del pronipote, della prima miracolata e di tantissimi giovani, frati, fedeli, gente comune che per quattro giorni sono stati in attesa al freddo e al gelo mentre il frate faceva ritorno a casa sua: Pietrelcina.
Una profezia che si avvera, grazie a Papa Francesco.
La permanenza a Pietrelcina
Fino ad allora Pietrelcina vivrà i suoi giorni di gloria e ieri era vestita a festa con fiori, palloncini, gonfaloni lungo il corteo verso piana Romana, nella chiesetta dell’Olmo costruita intorno all’albero sotto il quale padre Pio ricevette le prime stimmate.
«Pietrelcina è già stata definita come una nuova Betlemme, ma potremmo anche definirla come una nuova Gerusalemme» ha detto Francesco Colacelli ministro dei frati minori cappuccini della provincia religiosa di Sant’Angelo e Padre Pio.
«Perchè proprio qui a Pietrelcina è cominciato anche il cammino di San Pio alla sequela di Cristo sulla via del Calvario».
Ad accogliere la teca con le spoglie del santo è la maschera di cera che riproduce fedelmente il suo volto, tutti i sindaci del beneventano, i frati e le suore, i «pucinari» come vengono chiamati gli abitanti di Pietrelcina.
Tanti i pellegrini arrivati da fuori.
Su questa collina la famiglia Forgione -papá Grazio mamma Maria Giuseppa e il piccolo Francesco -possedeva un piccolo podere.
Dietro la chiesetta ci sono le due pietre su cui si sedeva padre Pio per pregare e pensare.
«Sono il seggiolone di padre Pio», spiega padre Marciano Guarino il guardiano del convento dei frati minori che ha accolto il santo.
Saranno tre giorni pieni per Pietrelcina che recupera il tempo perduto.
Ieri sera una fiaccolata con le spoglie di San Pio verso la chiesa della Sacra Famiglia, poi il rosario e fino a domenica celebrazioni, incontri di preghiera, veglie.
Il significato spirituale del ritorno
Il ritorno è stato percepito come la ricomposizione di un legame interrotto dalla partenza del 1916 e mai più ricostituito durante la vita del frate.
«Padre Pio continua a pensare a noi pucinari», dice uno dei vigili del servizio d’ordine.
La frase «Tornerò tra cent’anni» è stata quindi letta in più modi: come un saluto rivolto agli abitanti di Pietrelcina, come un presagio legato al futuro ritorno delle spoglie e come il simbolo della permanenza del santo nella memoria della comunità.
Il significato religioso attribuito all’episodio non consiste soltanto nella coincidenza temporale, ma anche nella convinzione dei fedeli che Padre Pio, pur essendosi allontanato fisicamente, non abbia mai cessato di appartenere alla propria terra.
La Pietrelcina del 2016 è stata così rappresentata come il luogo delle origini, mentre San Giovanni Rotondo è rimasto il centro della sua maturità sacerdotale, della sua opera e della sua morte.
La questione dell’autenticità storica
La formula «Tornerò tra cent’anni» è accompagnata nei resoconti dall’espressione «avrebbe detto», che segnala il carattere testimoniale e non documentale della notizia.
A svelare questo aneddoto è il giornalista Raffaele Iaria nel volume Padre Pio. “Quei” giorni a Pietrelcina (Tau editrice), dove ripercorre la fase iniziale della vita del santo frate cappuccino: dalla nascita, alla formazione, alla vocazione religiosa, alle stimmate, fino alla partenza definitiva prima per Foggia e poi per San Giovanni Rotondo dove padre Pio visse 52 anni della sua vita.
La pubblicazione raccoglie il racconto dell’episodio e lo inserisce nella storia del rapporto tra il frate e il paese natale.
Questo permette di distinguere due piani: da una parte la documentazione storica della traslazione del 2016, dall’altra l’autenticità della frase pronunciata nel 1916, che dipende dalla solidità delle testimonianze e dalla loro trasmissione.
Per la devozione popolare, la coincidenza tra la frase tramandata e il ritorno delle spoglie è stata sufficiente a conferire all’episodio il valore di una profezia compiuta.
Dal punto di vista storico, invece, è più prudente parlare di una profezia attribuita a Padre Pio e divenuta significativa nella memoria collettiva di Pietrelcina.
Padre Pio tra Pietrelcina e San Giovanni Rotondo
Nel 1916, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale.
Un numero incalcolabile di uomini e donne, dal Gargano e da altre parti dell’Italia, cominciano ad accorrere al suo confessionale, dove egli trascorre anche quattordici-sedici ore al giorno, per lavare i peccati e ricondurre le anime a Dio.
È il suo ministero, che attinge la propria forza dalla preghiera e dall’altare, e che Padre Pio realizza non senza grandi sofferenze fisiche e morali.
La distanza tra i due luoghi non cancella il rapporto con Pietrelcina, ma riflette le due fasi fondamentali della sua vita: il paese natale come luogo della nascita, della famiglia e della vocazione; San Giovanni Rotondo come luogo della missione sacerdotale, delle stimmate, dell’accoglienza dei pellegrini e delle opere sociali.
Suor Maria, francescana, di San Giovanni Rotondo, ricorda che a giorni il santo tornerà in Puglia: «da quando se ne è andato a San Giovanni c’è un vuoto incolmabile».
27mila anime che vivono per lui.
Tutto gira intorno a questa venerazione, a San Giovanni come a Pietrelcina.
La vita religiosa e le stimmate
Il 20 settembre 1918, infatti, il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni.
Padre Pio viene visitato da un gran numero di medici, subendo incomprensioni e calunnie per le quali deve sottostare a infamanti ispezioni canoniche.
Il frate delle stimmate si dichiara “figlio dell’obbedienza” e sopporta tutto con serafica pazienza.
Infine, viene anche sospeso a divinis e solo dopo diversi anni, prosciolto dalle accuse calunniose, può essere reintegrato nel suo ministero sacerdotale.
Ben prima che la Chiesa lo proclamasse Santo, il frate di Pietrelcina godeva già di una devozione popolare sterminata che lo rendono uno dei Santi più amati e venerati dell’età contemporanea.
Taumaturgo, sacerdote fedele, confessore infaticabile, nel 1918 ricevette le stimmate, simbolo della Passione di Cristo, che restarono sul suo corpo per 50 anni.
Per questo fu sottoposto a numerose ispezioni del Vaticano e persino sospeso “a divinis”.
La morte e la devozione popolare
Quando muore, il 23 settembre 1968, a 81 anni, le stimmate scompaiono dal suo corpo e, davanti alle circa centomila persone arrivate sul Gargano, in Puglia, per partecipare ai suoi funerali, ha inizio quel processo di santificazione che ben prima che la Chiesa lo elevasse alla gloria degli altari lo colloca nella devozione popolare dei fedeli di tutto il mondo come uno dei santi più amati e venerati dell’ultimo secolo grazie anche alle sua fama di taumaturgo.
È uno dei Santi del Novecento più popolari e amati in ogni parte del mondo.
“Farò più rumore da morto che da vivo”, aveva pronosticato lui con la sua solita arguzia.
Intorno alla sua figura in questi anni si sono scritti molti fiumi di inchiostro.
Un incalcolabile numero di articoli e tantissimi libri; si conta che approssimativamente sono più di 200 le biografie a lui dedicate soltanto in italiano.
I gruppi di preghiera dedicati a Padre Pio sono migliaia e sparsi in tutto il mondo.
La spiritualità di Padre Pio
La sua celletta, la numero 5, portava appeso alla porta un cartello con una celebre frase di S. Bernardo: “Maria è tutta la ragione della mia speranza”.
Maria è il segreto della grandezza di Padre Pio, il segreto della sua santità.
Alla Vergine Maria, nel maggio 1956, dedica la “Casa Sollievo della Sofferenza”, una delle strutture sanitarie oggi più qualificate a livello nazionale e internazionale, con 70.000 ricoveri l’anno, attrezzature modernissime e collegamenti con i principali istituti di ricerca nel mondo.
Negli anni ‘40, per combattere con l’arma della preghiera la tremenda realtà della seconda guerra mondiale, Padre Pio diede avvio ai Gruppi di Preghiera, una delle realtà ecclesiali più diffuse attualmente nel mondo, con oltre duecentomila devoti sparsi in tutta la terra.
Con la “Casa Sollievo della Sofferenza” essi costituiscono la sua eredità spirituale, il segno di una vita tutta dedicata alla preghiera e contrassegnata da una devozione ardente alla Vergine.
Da Lei il frate si sentiva protetto nella sua lotta quotidiana col demonio, il “cosaccio” come lo chiamava, e per ben due volte la Vergine lo guarisce miracolosamente, nel 1911 e nel 1959.
«Esiste una scorciatoia per il Paradiso?», gli fu domandato una volta.
«Sì», lui rispose, «è la Madonna.
Ella - diceva il frate di Pietrelcina - è il mare attraverso cui si raggiungono i lidi degli splendori eterni».
Esortava sempre i suoi figli spirituali a pregare il Rosario e a imitare la Madonna nelle sue virtù quotidiane quali l’umiltà,la pazienza, il silenzio,la purezza,la carità.
«Vorrei avere una voce così forte - diceva - per invitare i peccatori di tutto il mondo ad amare la Madonna».
Lui stesso aveva sempre la corona del rosario in mano.
Lo recitava incessantemente per intero, soprattutto nelle ore notturne.
“Questa preghiera - diceva Padre Pio - è la nostra fede, il sostegno della nostra speranza, l’esplosione della nostra carità”.
Il suo testamento spirituale, alla fine della sua vita, fu: “Amate la Madonna e fatela amare. Recitate sempre il Rosario”.
La canonizzazione e la fama di santità
Le pratiche giuridiche preliminari del processo di beatificazione iniziarono un anno dopo la morte del Padre, nel 1969, ma incontrarono molti ostacoli, da parte di coloro che erano stati nemici dichiarati di Padre Pio.
Furono ascoltati decine di testimoni e raccolti 104 volumi di disposizioni e documenti, e nel 1979 tutto il materiale fu inviato a Roma al vaglio degli esperti del Papa.
Il procedimento che portò alla canonizzazione ebbe inizio con il nihil obstat del 29 novembre 1982.
Il 20 marzo 1983 iniziò il processo diocesano per la sua canonizzazione.
Il 21 gennaio 1990 Padre Pio venne proclamato venerabile, fu beatificato il 2 maggio 1999 e proclamato santo il 16 giugno 2002 in piazza San Pietro da papa Giovanni Paolo II come san Pio da Pietrelcina.
La sua festa liturgica viene celebrata il 23 settembre.
Tra i presunti segni miracolosi che gli vengono attribuiti troviamo le "stigmate" che avrebbe portato per 50 anni (20 settembre 1918 - 23 settembre 1968), il dono della bilocazione, la profezia e la scrutazione dei cuori e delle coscienze (capacità di leggere nei cuori e nella mente delle persone, carisma noto come cardiognosi).
Tra i molti miracoli che attribuitigli c'è quello della guarigione del piccolo Matteo Pio Colella di San Giovanni Rotondo, sul quale è stato celebrato il processo canonico che ha portato poi alla elevazione agli altari di San Pio.
Le spoglie e l’ostensione pubblica
Il 19 aprile 2010 la salma del santo è stata traslata nella cripta della nuova Chiesa di Padre Pio, decorata con i mosaici del sacerdote gesuita sloveno Marko Ivan Rupnik e con il soffitto ricoperto di foglia oro, ricavato dalla fusione degli ex voto che i fedeli negli anni hanno donato a san Pio.
Dal 1º giugno 2013 la salma è permanentemente esposta alla pubblica venerazione.
Le spoglie di Padre Pio furono quindi trasferite in occasione del Giubileo straordinario della Misericordia e riportate nel luogo abituale di venerazione dopo la permanenza a Pietrelcina.
Domenica le reliquie saranno nella cattedrale di Benevento, poi a Foggia, nella chiesa di S.Anna, e finalmente a casa, a San Giovanni Rotondo, dove prima di tornare nella chiesa di San Pio resteranno in ostensione due giorni alla «Casa della Sofferenza» l’opera voluta dal santo e inaugurata il 5 maggio 1956.
Il ritorno come evento di fede e memoria
Il ritorno del 2016 ha riunito abitanti, religiosi, pellegrini e testimoni della devozione a Padre Pio.
«Padre Pio continua a pensare a noi pucinari», dice uno dei vigili del servizio d’ordine.
E a raccontare le grazie ricevute sono in tanti.
Il piccolo Francesco Pio, 18 mesi, si stringe forte alle sbarre della finestra della cappella dove quel che resta dell’Olmo viene vegliato dalla statua di padre Pio giovane.
«Se abbiamo questo bambino bello e forte lo dobbiamo a San Pio», dice la mamma Marianna Rosella che racconta la sua storia: «quando ho saputo di essere in cinta ero felice poi la doccia fredda dei medici che mi dissero che avevo un mioma e non potevo portare avanti la gravidanza.
Avrei messo a rischio la mia vita.
E invece padre Pio ci ha aiutati e adesso siamo qui a ringraziarlo».
«Mio padre che oggi ha 94 anni ha avuto una grazia.
Tanti anni fa doveva venire qui dopo aver chiuso la bottega da barbiere a Montesarchio e invece andò ad aiutare un anziano che doveva farsi la barba e non poteva uscire.
Mentre scavalcava il cancello scivolò e venne infilzato dagli spuntoni.
Poco più di un graffio si è fatto, neanche i pantaloni si sono bucati».
La profezia nel documentario «Tornerò tra cent’anni»
La frase attribuita a Padre Pio è anche al centro del documentario “Tornerò tra cent’anni”.
“Tornerò tra cent’anni”. Il ritorno di San Pio a Pietrelcina. Martedì 24 maggio alle 21 su Tv2000.
Ecco il video spot del docu-film: “Durante la Tac ho pregato, mi sono fidata e affidata a Padre Pio, davanti ai miei occhi avevo sempre e solo il crocifisso di San Giovanni Rotondo.
E quando sono risalita in corsia ho sentito un fortissimo profumo di fiori.
Il giorno dopo stavo bene, non avevo più niente, con grande stupore dei medici che avevano già preparato la sala operatoria”.
Così Consiglia De Martino la donna salernitana, ricoverata d’urgenza per una rottura traumatica del dotto toracico (una malattia incurabile), che nel 1995 ha ricevuto il primo miracolo di San Pio, quello riconosciuto per la beatificazione, ha raccontato per la prima volta la sua esperienza nel docu-film ‘Tornerò tra cent’anni’ di Luigi Ferraiuolo in onda su Tv2000 martedì 24 maggio alle ore 21 e il 25 maggio alle 12.20, giorno del suo compleanno.
Un racconto in 60 minuti del rientro del frate cappuccino nel suo borgo natale: Pietrelcina.
Il film documentario, attraverso una minuziosa ricostruzione cinematografica e fonti inedite, ripercorre l’intero arco della vita di Padre Pio durante i quattro giorni di permanenza a Pietrelcina.
Il cuore del docu-film è proprio la permanenza a Pietrelcina di San Pio, che viene svelato attraverso testimonianze originali come quella del pronipote del frate delle stimmate, il medico Orazio Pennelli e la prima miracolata Consiglia De Martino, che non avevano mai concesso finora interviste approfondite a tv nazionali.
“Un giorno - racconta il pronipote Orazio Pennelli, depositario di tanti straordinari momenti di vita spirituali e personali di Padre Pio - lo abbiamo trovato con il volto pieno di ecchimosi, era quello che restava di una notte di lotta contro il diavolo.
Padre Pellegrino, il suo assistente, ci ha spiegato che era stata una notte di lotta contro le forze del demone, ma lui era talmente forte e sostenuto che niente poteva abbatterlo”.
A queste testimonianze si aggiungono inoltre la memoria di frati, come il padre guardiano di Pietrelcina, Marciano Guarino; il segretario emerito dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio, padre Marciano Morra; fedeli e gente comune.
Come interpretare oggi la frase
La lettura più equilibrata distingue il dato storico dalla lettura religiosa.
- Dato storico: Padre Pio partì da Pietrelcina il 17 febbraio 1916 e il suo corpo tornò nel paese nel febbraio 2016.
- Tradizione testimoniale: la frase «Ci vediamo tra cent’anni» è tramandata come una dichiarazione pronunciata prima della partenza, ma è riferita attraverso testimonianze successive.
- Interpretazione devozionale: la coincidenza tra l’intervallo di cento anni e il ritorno delle spoglie è stata considerata dai fedeli una profezia compiuta.
- Significato simbolico: il ritorno rappresenta il legame mai spezzato tra San Pio e Pietrelcina, la sua «patria tanto amata» e il luogo delle sue origini.
Per questo l’espressione conserva un forte valore religioso e narrativo, anche se l’autenticità letterale della profezia resta legata alla valutazione delle testimonianze che la hanno tramandata.