I 10 milioni di casi di coronavirus: numeri, pandemia e conseguenze globali

Il Covid-19 si avviava verso i 10 milioni di contagi nel giugno 2020, quando i casi globali avevano superato quota 9,4 milioni e i decessi erano 482.184 secondo il conteggio della Johns Hopkins University. La soglia dei dieci milioni rappresentava un passaggio simbolico di una crisi sanitaria già diffusa in tutti i continenti, con Stati Uniti e Brasile al primo posto per numero di contagi e vittime.

La pandemia ha avuto conseguenze molto più ampie del solo numero di casi diagnosticati: ha modificato la mortalità, ridotto temporaneamente l’aspettativa di vita mondiale, aggravato le disuguaglianze tra Paesi e regioni e prodotto effetti sociali, economici e sanitari destinati a essere studiati a lungo.

Mappa mondiale dei contagi coronavirus

La progressione verso i dieci milioni di casi

Un dato è certo: la pandemia da coronavirus sta galoppando nel mondo. E secondo l’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i casi, nella prossima settimana, potrebbero raggiungere i dieci milioni. Già oggi sono più di nove, secondo gli ultimi dati dell’americana Johns Hopkins University (a Baltimora, nel Maryland) , con quasi 500 mila morti nel mondo.

Il Covid si avvia verso i 10 milioni di contagi. I casi di coronavirus a livello globale infatti hanno superato la soglia dei 9,4 milioni: è quanto emerge dal conteggio della Johns Hopkins University: secondo i dati aggiornati dell'università americana i contagi nel mondo sono ora 9.408.757, inclusi 482.184 morti. Le persone guarite sono 4.729.511.

IndicatoreDato globale
Contagi registrati9.408.757
Decessi482.184
Persone guarite4.729.511

Tutto in pochi mesi. Per fare un confronto, l’Aids, l’infezione da virus Hiv, ne ha fatti 33 milioni, in più di anni, anche se questa è un’altra storia. Insomma ci sono i dati , ma non è detto che questi numeri siano sempre attendibili (come vengono raccolti e riproposti dai media?).

Ma certamente danno indicazioni. E, addirittura, possono sottostimare la situazione reale.

I Paesi più colpiti

Al momento, e al primo posto, ci sono gli Stati Uniti come numero di contagi e di morti, seguiti dal Brasile (con oltre un milione di infetti e oltre 50 mila morti). Fra i Paesi più colpiti, per numero di casi, c’è la Russia, l’India, la Gran Bretagna, il Cile, la Spagna e l’Italia.

Stati Uniti

Nelle ultime 24 ore gli Stati Uniti hanno registrato oltre 35.900 nuovi casi, un numero record da fine aprile e uno dei più alti finora rilevati dall'inizio della pandemia. Lo indicano i dati della Johns Hopkins University.

Finora negli Usa ci sono stati 2.380.452 casi e 121.969 decessi. Negli Stati Uniti dove il lockdown è arrivato in ritardo, con disomogeneità nei vari Stati. E con il presidente Trump che ha mandato messaggi contrastanti sul controllo del contagio i morti stanno aumentando.

Brasile e America Latina

Il Brasile, secondo Paese al mondo dietro gli Usa sia per contagi sia per morti, continua ad essere il principale focolaio regionale, con 1.145.906 contagiati, più 39.436 rispetto a ieri, e 52.645 morti (+1.374).

Secondo una elaborazione statistica sui dati di 34 Nazioni e territori latinoamericani, al secondo e terzo posto figurano, a notevole distanza, il Perù (260.810 casi e 8.404 morti) e il Cile (250.767 e 4.505).

PaeseContagiDecessi
Brasile1.145.90652.645
Perù260.8108.404
Cile250.7674.505
Messico191.41023.377
Colombia73.5722.404
Ecuador51.6434.274
Argentina47.2161.078

Altri sette Paesi seguono con contagi superiori ai 20.000: Messico (191.410 contagi e 23.377 morti), Colombia (73.572 e 2.404), Ecuador (51.643 e 4.274), Argentina (47.216 e 1.078), Rep. Dominicana (27.936 e 675), Panama (26.752 e 521) e Bolivia (25.493 e 820).

Il presidente colombiano Ivan Duque ha annunciato ieri sera che, di fronte allo sviluppo del Covid-19 in Colombia, il lockdown che doveva terminare il 30 giugno, è stato prorogato al 15 luglio.

Russia

Sono 7.113 i nuovi casi di Covid-19 registrati in Russia nelle ultime 24 ore, i contagi accertati salgono così a 613.994, ma per il nono giorno consecutivo i nuovi casi sono meno di 8.000.

Stando ai dati riportati dalle autorità sanitarie russe, le vittime del nuovo virus sono 8.605, di cui 92 morte nelle ultime 24 ore. I guariti sono 6.342 nelle ultime 24 ore e 375.164 in totale.

India

I casi totali sono saliti a 473.105, con 14.894 decessi; i pazienti guariti o dimessi dagli ospedali sono 271.696; i casi attivi sono 183.022.

Secondo i dati resi noti questa mattina dal ministero della Sanità, nelle ultime 24 ore è stato registrato un nuovo record di incremento giornaliero, con quasi 17 mila nuovi casi (16.922), e 418 decessi; da sei giorni consecutivi i positivi aumentano di almeno 15 mila ogni 24 ore.

O in India dove il premier Narendra Modi ha riproposto lo yoga, come modo per aumentare le difese dell’organismo. E a cui si è aggiunto la proposta di un vaccino «ayurvedico».

Cina

Poi ci sono i Paesi come la Cina, da dove l’epidemia è partita dalla città di Wuhan, che forse ha nascosto dati, ma che ha poi messo in atto misure molto restrittive, controllando la situazione.

Le autorità sanitarie cinesi hanno registrato 19 nuovi casi di contagio da Covid-19, di cui 13 a Pechino, diventata nuovo epicentro dell'epidemia in Cina. Un altro caso di contagio è stato confermato nella vicina provincia di Hebei, mentre cinque casi 'importatì sono stati rilevati nelle province di Gansu, Guangdong, e Shaanxi.

In totale, da quando è stato scoperto un nuovo focolaio del virus nel mercato di Xinfadi, a Pechino sono stati scoperti nuovi 269 casi di coronavorus. Da allora, le autorità hanno imposto drastiche misure di contenimento, chiudendo le scuole, isolando una serie di quartieri ed effettuando test di massa sulla popolazione.

Ma adesso deve fare i conti, dice, con le infezioni di ritorno dall’Europa. E ha appena messo Pechino in lockdown.

Altri focolai e misure locali

Alcuni Paesi, come il nostro, hanno ormai superato l’emergenza, anche se devono gestire nuovi focolai. A Roma, da noi. E in Germania, in alcuni macelli che, a dire il vero, sono veri e propri inferni. Aree che sono state circoscritte come «zone rosse».

Le autorità australiane hanno deciso di impiegare oltre un migliaio di militari delle forze armate per effettuare test di massa in 10 quartieri di Melbourne, la seconda città più popolosa del Paese, ritenuti nuovi focolai.

Lo stato di Victoria, del quale Melbourne è la capitale, ha registrato giovedì 33 nuovi casi di Covid-19, il più alto incremento giornaliero da maggio. I militari, ha annunciato il premier dello stato Daniel Andrews, busseranno porta a porta ai cittadini, «invitandoli ad effettuare un test gratuito, sia che siano con sintomi o asintomatici».

Nei prossimi tre giorni si prevede che almeno la metà dei residenti nei quartieri di Broadmeadows e Keilor Downs, dove è stato registrato il livello più alto di trasmissione del virus, verranno sottoposti a test.

Per l'operazione verranno utilizzate ambulanze e altri mezzi, che verranno dislocati nei quartieri, come ambulatori mobili per effettuare i controlli.

L’Africa e le popolazioni più vulnerabili

E infine c’è l’Africa, finora «sfiorata» dal coronavirus. Una vera emergenza, anche culturale, si sta verificando in Brasile, dove certe popolazioni amazzoniche rischiano l’estinzione.

Qualcuno parla di «etnocidio»: secondo alcune Organizzazioni non governative (Repam, la rete ecclesiale pan amazzonica) , sono stati colpiti almeno 526 nativi, di 33 differenti popoli e ne sono morti 113.

I più vulnerabili sono gli anziani, custodi della cultura e della memoria.

Il clima e la diffusione del virus

C’è chi dice che il clima caldo può costituire uno scudo contro il coronavirus: lo ricordiamo, è un virus respiratorio che ama il freddo (e per questo ci stiamo preoccupando di una seconda ondata).

Ecco: forse bisognerebbe invocare un clima «caldo e secco», tipico di alcuni Paesi africani, come contrasto al coronavirus, altrimenti non si capisce come il virus si stia diffondendo in Brasile (che si sta avviando verso l’inverno) o in India (con le attuali piogge monsoniche, umide).

Le differenze tra le strategie nazionali

Quello che alcuni commentatori fanno notare è che la gestione dell’epidemia sia stata meno efficiente in Paesi sovranisti.

In Gran Bretagna, per esempio, dove si è lasciato aperto tutto all’inizio, poi si è chiuso tutto, si contavano, qualche giorno fa, più di 40 mila morti.

Negli Stati Uniti dove il lockdown è arrivato in ritardo, con disomogeneità nei vari Stati. E con il presidente Trump che ha mandato messaggi contrastanti sul controllo del contagio i morti stanno aumentando.

Poi ci sono i Paesi come la Cina, da dove l’epidemia è partita dalla città di Wuhan, che forse ha nascosto dati, ma che ha poi messo in atto misure molto restrittive, controllando la situazione.

La pandemia e la mortalità globale

La stima è molto vicina a quella formulata dall’OMS che aveva quantificato i decessi in 14,9 milioni: è come se l’intera popolazione del Belgio e dell’Irlanda fosse stata inghiottita dallo tsunami virale.

Nel biennio 2020-2021 la mortalità per tutte le cause è aumentata negli uomini con più di 15 anni del 21,9% rispetto al 2019 e nelle donne del 16,6%.

Questa differenza tra i due sessi non è chiaramente interpretabile e necessiterà di ulteriori studi, soprattutto se si pensa che nella fascia di età 15-39 anni la mortalità degli uomini è stata 65,9% più alta che nelle donne.

Il Covid-19 non ha invece avuto l’impatto negativo che si temeva sui bambini: la mortalità infantile (sotto i 5 anni) è infatti passata da 5,21 milioni nel 2019 a 4,66 milioni nel 2021.

L’aspettativa di vita

L’aspettativa di vita mondiale valutata alla nascita dal 1950 al 2021 è cresciuta di 22,7 anni, passando da 49 anni a 71,7 anni, mentre si è registrata, per la prima volta, una flessione negativa dal 2019 al 2021, causa sempre la pandemia, con una perdita di 1,6 anni di aspettativa di vita.

AnnoAspettativa di vita mondiale
195049 anni
202171,7 anni
Perdita dal 2019 al 20211,6 anni

L’aspettativa di vita alla nascita nel nostro Paese è comunque cresciuta moltissimo passando da 68,9 anni nel 1950 a 80,3 nel 1990, 82,4 nel 2000, 84,4 nel 2010 e 84,9 nel 2021.

AnnoAspettativa di vita in Italia
195068,9 anni
199080,3 anni
200082,4 anni
201084,4 anni
202184,9 anni

Le differenze regionali in Italia

D’altra parte, anche nella stessa Italia le differenze regionali sono state enormi e non solo giustificabili dalle tempistiche delle ondate pandemiche.

Basti pensare che nella primavera nel 2020 a Bergamo si registrava un eccesso di mortalità che sfiorava il 600% (per esattezza il 586%) mentre a Trieste l’aumento era solo del 15%, eppure anche lì il Covid era arrivato e si era ampiamente diffuso.

Si discuterà a lungo su cosa è successo, quali fattori abbiano giocato, ad esempio quale sia stato il ruolo dell’inquinamento atmosferico, rilevante in Lombardia, anche se i luoghi deputati a farlo sono le università e i centri di ricerca, non certo le commissioni parlamentari.

AreaEccesso di mortalità nella primavera 2020
Bergamo586%
Trieste15%

Popolazione mondiale e cambiamenti demografici

La popolazione mondiale è aumentata progressivamente passando dai 2,52 miliardi del 1950 a 6,1 miliardi nel 2000 a 7,89 miliardi nel 2021.

Tuttavia l’Europa centrale e orientale e l’Asia centrale hanno fornito un contributo solo parziale a questo risultato, avendo registrato un incremento di popolazione dal 1950 al 1992 per poi andare incontro, con qualche variazione nel tempo, a un progressivo calo.

Complessivamente la popolazione mondiale dal 2017 ad oggi ha sensibilmente rallentato la sua crescita, il trend risente certamente della pandemia Covid-19 ma era iniziato in precedenza e la tendenza potrebbe dipendere anche da altri fattori.

I dati del nostro Paese documentano una stabilizzazione della sua popolazione con un progressivo invecchiamento, non radicalmente difforme da altri paesi europei nostri simili, ma che rappresenta una significativa sfida sociale.

AnnoPopolazione mondiale
19502,52 miliardi
20006,1 miliardi
20217,89 miliardi

Dalla segnalazione di Wuhan alla pandemia

Esattamente un anno fa, il 31 dicembre 2019, la Cina comunicava la diffusione di un "cluster" polmoniti atipiche di origine virale. Dal deposito della sequenza di Sars-Cov-2 nei database delle biobanche avvenuta il 10 gennaio 2020 all'approvazione da parte dell'FDA di BNT162b2 -il primo vaccino della storia per Covid- avvenuta il 14 dicembre, ecco le 10 principali tappe della storia della pandemia.

31 dicembre 2019: i primi casi

Il 31 dicembre 2019 la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan (Cina) ha segnalato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) un cluster di casi di polmonite a eziologia ignota nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei.

La maggior parte dei casi aveva un legame epidemiologico con il mercato di Huanan Seafood, nel sud della Cina, un mercato all'ingrosso di frutti di mare e animali vivi.

10 gennaio 2020: identificato il nuovo virus

A distanza di pochi giorni dall'annuncio del cluster di casi a Wuhan i ricercatori cinesi depositano la "carta di identità" del virus, ovvero la sequenza dell'RNA virale, nel database internazionale virological.org.

Diverso da tutti i virus conosciuti sino a quel momento, la conoscenza della sequenza è il primo passo nella lotta al coronavirus.

20 gennaio 2020: trasmissione da persona a persona

In una purtroppo storica conferenza stampa della China's National Health Commission viene confermato quanto già sospettato da giorni. Il nuovo coronavirus si trasmette da uomo ad uomo.

E' la conferma della nascita di una nuova malattia virale che verrà identificata con il nome di COVID-19 (Coronavirus Disease).

23 gennaio 2020: Wuhan inizia il lockdown

Inizia il primo lockdown di massa della storia. 60 milioni di persone appartenenti alla provincia di Hubei -di cui 11 nella sola città di Wuhan- entrano in un rigido lockdown.

Strade deserte e servizi ridotti al minimo. Le immagini che giungono dalla Cina sembrano quelle di un film.

Nessuno lontanamente immagina che le stesse misure verranno varate anche nel nostro Paese poco più di un mese e mezzo dopo.

Nelle settimane successive il virus ha un nome, Sar-Cov-2. Le prime indagini indicano che il virus è identico per il 96,2% del genoma al coronavirus tipico del pipistrello.

21 febbraio 2020: i primi casi italiani

Pur essendo stati identificati a fine gennaio due casi di coronavirus in turisti cinesi in visita a Roma, il 21 febbraio viene identificato quello che erroneamente sarà il paziente zero, un 38enne di Codogno.

Diversi focolai sono presenti in alcune zone del Nord Italia come a Vo' Euganeo e nella provincia di Bergamo.

Incominciando a cercare attivamente il virus -prima l'indagine mediante tampone molecolare era eseguibile sono in persone di ritorno dalla Cina-, nel giro di 3 giorni si arriva a 325 casi confermati.

E' l'inizio della prima devastante ondata per l'Italia. Un'ondata a cui si cerca di porre rimedio con il lockdown nazionale a partire da domenica 8 marzo.

11 marzo 2020: l’OMS dichiara la pandemia

Il virus si diffonde rapidamente e in un territorio sempre più vasto. L'epidemia è in gran parte fuori controllo. L'Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara ufficialmente lo stato di pandemia.

Emblematiche le parole del direttore dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesu: "Nelle ultime due settimane il numero di casi di COVID-19 al di fuori della Cina è aumentato di 13 volte e il numero di paesi colpiti è triplicato, ci sono più di 118.000 casi in 114 paesi e 4.291 persone hanno perso la vita.

Altre migliaia stanno lottando per la propria vita negli ospedali. Nei giorni e nelle settimane a venire, prevediamo che il numero di casi, il numero di decessi e il numero di paesi colpiti aumenteranno ancora di più.

L'OMS ha valutato questo focolaio 24 ore su 24 e siamo profondamente preoccupati sia dai livelli allarmanti di diffusione e gravità, sia dai livelli allarmanti di inazione.

Abbiamo quindi valutato che COVID-19 può essere caratterizzato come una pandemia".

16 marzo 2020: iniziano le sperimentazioni dei vaccini

A poco più di due mesi dall'identificazione della sequenza virale di Sars-Cov-2 iniziano le prime sperimentazione dei vaccini per Covid-19.

A dare il via ai trial clinici sono Moderna -con il primo vaccino a mRNA- e CanSino -vaccino a vettore virale-.

Da quel momento ad oggi sono 69 i vaccini in fase sperimentale nell'uomo.

16 giugno 2020: il desametasone riduce i decessi

Nonostante i vari tentativi nella ricerca di farmaci efficaci contro il virus, l'unica molecola che si è dimostrata avere grandi effetti nel ridurre il numero di decessi nei casi più gravi di Covid-19 è il desametasone.

Tale molecola, un vecchio farmaco antinfiammatorio, si è dimostrara utile nel ridurre di oltre un terzo le morti in quei pazienti più gravi sottoposti a ventilazione meccanica.

Ad annunciarlo è l'Università di Oxford sulla base dei dati raccolti nello studio RECOVERY (Randomised Evaluation of COVid-19 thERapY).

Fine ottobre 2020: la seconda ondata in Europa

Dopo un'estate dove in Europa i casi si sono ridotti al minimo, Francia, Spagna, Germania e successivamente Italia sperimentano la risalita nel numero dei contagi.

Al di là del numero totale di casi -non comparabile tra la prima e la seconda ondata-, in Italia assistiamo ad un contagio diffuso su tutto il territorio nazionale.

Una situazione differente rispetto a marzo quando la maggior parte dei casi e dei decessi si è registrata al Nord.

14 dicembre 2020: approvato il primo vaccino

Dopo gli annunci avvenuti in novembre, a metà dicembre viene ufficialmente approvato dall'FDA -e in seguito da EMA il 21 dicembre- il primo vaccino della storia contro Covid-19.

Si tratta di BNT162b2 sviluppato da Pfizer BioNTech, il primo vaccino con tecnologia a mRNA.

Un'approvazione a cui segue, da parte di FDA, quella di mRNA-1273 sviluppato da Moderna.

Il 27 dicembre segna una data storica per l'Unione Europea: nella mattinata iniziano contemporaneamente in tutti gli Stati membri le prime iniezioni del vaccino.

L'inizio di una nuova era nel contrasto alla pandemia.

STORIA ED EVOLUZIONE DEI VACCINI

Il monitoraggio della pandemia in Italia

Benvenuti nella pagina di monitoraggio dell'epidemia da Coronavirus (COVID-19) e della campagna vaccinale in Italia a cura della Fondazione GIMBE.

Da febbraio 2020 abbiamo alimentato con costanza e tempestività la Dataroom GIMBE con i dati ufficiali del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Unità per il completamento della campagna vaccinale.

Pubblichiamo pochi e semplici grafici per consentirvi di comprendere immediatamente l’andamento della pandemia in Italia e abbiamo dedicato un’intera sezione del sito al monitoraggio della campagna vaccinale.

Anche con la fine dello stato di emergenza sanitaria non viene meno il nostro impegno di aggiornarvi sul monitoraggio della pandemia e della campagna vaccinale e garantiamo che questo sito sarà sempre accessibile come repository di dati, normative, evidenze sul COVID-19.

In considerazione della progressiva riduzione della circolazione virale è sospeso l’aggiornamento settimanale del sito, l’ultimo aggiornamento disponibile è al 14 febbraio 2024.

Indicatori epidemiologici

  • Il grafico illustra, in numero assoluto, il trend dei nuovi casi settimanali positivi al SARS-CoV-2 in Italia e il tasso di positività dei tamponi.
  • Il grafico mostra l'andamento dei ricoverati in area non critica e in terapia intensiva di pazienti positivi al SARS-CoV-2 in Italia.
  • Il grafico mostra la percentuale di occupazione dei posti letto in area medica e in terapia intensiva di pazienti positivi al SARS-CoV-2.
  • Il grafico illustra il numero assoluto dei decessi settimanali di persone positive al SARS-CoV-2.

Effetti a lungo termine e nuove evidenze

Un’infezione da Sars-CoV-2, il virus responsabile di Covid-19, può portare nelle donne ad un invecchiamento precoce del sistema cardiovascolare.

Non solo, gli autori dello studio -i ricercatori dell’Université Paris Cité- si sono spinti oltre quantificando in 5 anni il tempo medio di invecchiamento.

L’attivazione cronica del sistema immunitario e la persistenza di frammenti virali potrebbe essere la causa del Long-Covid.

I risultati pubblicati su Science Translational Medicine.

L’ISS fotografa le abitudini degli adolescenti italiani dopo la pandemia. In aumento sedentarietà, obesità, uso problematico dei social media ed effetti negativi sulla salute mentale.

Migliorano i rapporti familiari.

I disturbi a lungo termine associati all’infezione sono meno frequenti se ci si è vaccinati. Ecco perché la vaccinazione è sempre un bene.

Nel mondo sarebbero 15 milioni le persone con problemi persistenti di olfatto e 12 che non hanno recuperato il gusto, dopo il Covid-19.

Questi dati epidemiologici devono far riflettere sui cambiamenti che stanno avvenendo in molte regioni del mondo, qui solo sintetizzati, le cui ricadute economiche e sociali saranno importantissime, che meritano una attenta ponderazione e analisi, anche e soprattutto dalla politica.

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