Sara Tommasi e il processo per «Confessioni private»: le confessioni private e gli sviluppi giudiziari

Il caso giudiziario legato a Sara Tommasi riguarda le riprese del film hard «Confessioni private», realizzato in un agriturismo di Buccino, nel Salernitano. Secondo la denuncia presentata dalla showgirl, quella che le era stata descritta come la partecipazione a un set fotografico per un calendario di beneficenza si sarebbe trasformata in una violenza sessuale di gruppo, dopo la somministrazione di sostanze stupefacenti.

Gli imputati hanno invece sostenuto che Sara Tommasi avesse accettato di girare il film, fosse consenziente e capace d’intendere e di volere. Il procedimento si è articolato in più filoni: il produttore Giuseppe Matera è stato condannato con rito abbreviato, mentre la terza sezione penale del Tribunale di Salerno ha assolto gli altri quattro imputati del processo principale.

La vicenda di Buccino e il film «Confessioni private»

La vicenda è legata a quanto avvenne dieci anni fa in un agriturismo di Buccino, nel Salernitano: la lavorazione di un film porno, Confessioni private, secondo gli imputati, in cui la protagonista fu proprio la Tommasi, consenziente e ritenuta capace d’intendere e di volere; un vero e proprio inganno, invece, in base alla denuncia sporta all’epoca dalla soubrette, che raccontò di essere stata condotta nell’agriturismo per posare in alcune foto per un calendario di beneficenza ma che una volta giunta sul posto sarebbe stata drogata e stuprata.

Le violenze, secondo la denuncia presentata dalla Tommasi e raccolta, all’epoca, dal sostituto procuratore di Salerno, Elena Guarino, sarebbero avvenute 18 al 21 settembre del 2012 quando la soubrette accettò l’offerta di Matera e De Vincenzo di partecipare ad un suggestivo set fotografico a Buccino, tra le colline dell’area Cratere, per realizzare un calendario a fini di beneficenza.

Invece, una volta arrivata nel piccolo paesino dell’entroterra salernitano, per la showgirl sarebbe iniziato l’incubo: nessun set ma solo una camera d’albergo e cinque uomini i quali, dopo averle fatto assumere della cocaina, avrebbero - secondo le sue accuse - tutti abusato di lei.

Non solo, le immagini della violenza di gruppo sarebbero finite a sua insaputa nel circuito dei video a luci rosse sul web. La Tommasi denunciò anche di essere stata ripresa in un video, mentre subiva questi rapporti sessuali, che doveva poi essere proiettato in streaming.

Un video che, stando almeno alle risultanze investigative, non avrebbe nulla a che vedere con la serie di film hard, «Confessioni private», prodotte dalla coppia De Vincenzo-Matera in quel periodo come da lei denunciato in un primo momento.

Le diverse ricostruzioni dell’accaduto

Sara Tommasi accettò di girare un film hard, ma non sarebbe stata nelle condizioni psicofisiche per sostenere scene particolarmente forti. L'attrice durante le riprese avrebbe quindi subito una violenza sessuale di gruppo per induzione.

Questo è quanto stabilito dal Gup del tribunale di Salerno Renata Sessa, la quale ha condannato a due anni e dieci mesi di reclusione il produttore del film "Confessioni private" Giuseppe Matera, per violenza sessuale di gruppo per induzione e in concorso.

Il produttore Giuseppe Matera, ascoltato dalla terza sezione penale del Tribunale di Salerno, avrebbe confermato quanto raccontato al Pm Elena Guarino, cioè che la Tommasi faceva un forte uso di sostanze stupefacenti e che sul set non era collaborativa, tanto che alcune scene sono state girate con delle controfigure.

La terza sessione del Tribunale di Salerno ha ascoltato il produttore del film Giuseppe Matera che avrebbe confermato che, in quel periodo, la Tommasi faceva un largo uso di sostanze stupefacenti e che alcune scene sarebbero state quindi girate con delle controfigure.

La posizione di Sara Tommasi e le condizioni psicofisiche

Durante il processo Cinzia Cascianelli, la madre di Sara Tommasi, venuta a mancare nel febbraio scorso, depose in aula sottolineando che aveva implorato De Vincenzo di non portare la figlia a Buccino a causa dei problemi mentali che le erano stati diagnosticati.

È lei che ha anche raccontato ai giudici che, per quel presunto lavoro, la figlia avrebbe intascato cinquemila euro. Le sue preoccupazioni di quel periodo sono state confermate anche dalla deposizione del neuropsichiatra Michele Sforza, che tra il 2011 ed il 2012 visitò per quattro volte la showgirl.

Per il medico Sara «stava male e manifestava chiari sintomi della psicosi e del delirio essendo anche vittima di allucinazioni visive ed uditive».

La madre della Tommasi depose in aula nel maggio del 2015. Un racconto toccante, il suo, tra le lacrime, durante il quale raccontò di quella mattina quando Federico De Vincenzo era andato a casa della figlia e, davanti a lei, le aveva chiesto di partire per Buccino con lui.

Cinzia Cascianelli raccontò di essersi messa in ginocchio dinanzi al manager implorandolo di non portare sua figlia a Buccino perché era «mentalmente malata».

Il procedimento contro gli imputati

Il processo, iniziato nel 2013, ha subito diverse battute d’arresto tra cambi del collegio giudicante, rinvii e sospensioni. Dopo una lunga sospensione, legata alla ricomposizione del collegio giudicante, il dibattimento sarebbe ripreso con l’audizione dei testi della difesa.

La Tommasi venne a testimoniare a Salerno, a porte chiuse e protetta da un separé, perché aveva esplicitamente chiesto di non aver alcun contatto con le difese.

In quella fase fu ascoltata in forma protetta proprio Sara Tommasi. L'udienza era considerata un appuntamento importante perché la showgirl avrebbe dovuto raccontare la propria versione dei fatti senza entrare in contatto con le difese.

Raccontò di essere stata innamorata di De Vincenzo, e di come era entrata nel giro di Berlusconi e di Lele Mora; della sua storia con Balotelli e della gelosia del calciatore.

Gli imputati e le decisioni giudiziarie

I giudici non hanno creduto alla versione di Sara e hanno assolto con formula piena i due attori Fausto Zulli e Pino Igli Papali, il regista Max Bellocchio e l’ex manager della showgirl, Federico De Vincenzo, per il quale la Procura aveva chiesto una condanna a 5 anni e 4 mesi.

Un altro indagato, il produttore Giuseppe Matera, fu condannato in primo grado a due anni e dieci mesi, con rito alternativo. La sentenza è stata confermata in appello.

Il produttore Giuseppe Matera è stato l’unico ad essere condannato: due anni e dieci mesi, sentenza confermata in appello.

PersonaRuolo nel procedimentoEsito indicato
Giuseppe MateraProduttore del filmDue anni e dieci mesi con rito abbreviato
Federico De VincenzoEx manager della showgirlAssolto con formula piena nel processo principale
Fausto ZulliAttoreAssolto con formula piena
Pino Igli PapaliAttoreAssolto con formula piena
Max BellocchioRegistaAssolto con formula piena

Il giudice ha accolto la richiesta del pm Elena Guarino, nel processo che si è svolto con rito abbreviato. Il giudice, che depositerà le motivazioni della sentenza entro 90 giorni, ha anche disposto il risarcimento da liquidarsi in separata sede.

Bisognerà ora attendere le motivazioni per capire perché i giudici non hanno creduto alla versione della presunta vittima. Oppure perché non ci siano stati gli estremi giuridici per procedere.

Il rito abbreviato e la condanna di Giuseppe Matera

Giuseppe Matera, che è ai domiciliari ma con un permesso giornaliero per seguire la propria azienda, ha collaborato con la procura consegnando anche un video girato in Ungheria per evitarne la commercializzazione.

"È la pena più bassa possibile - hanno detto i difensori del produttore, gli avvocati Antonio Ciliberti e Claudio D'Amato - per questo reato".

Soddisfazione è stata espressa dal legale della show girl, l'avvocato Saverio Campana. "Siamo soddisfatti - ha detto - perché con questa sentenza si è potuta accertare la verità".

Il giudice ha disposto anche il risarcimento da liquidarsi in separata sede. La pena, hanno spiegato i difensori di Matera, gli avvocati Antonio Ciliberti e Claudio D’Amato, è la più bassa prevista dall’ordinamento per questo genere di reati.

Le testimonianze e gli episodi emersi in aula

Diversi i colpi di scena durante il dibattimento. Suggestiva la deposizione, ad inizio del procedimento giudiziario, del prete visionario, suo padre spirituale, che ha raccontato di come aveva contattato la Tommasi dopo averla sognata avvolta dalle fiamme dell’inferno.

Di lì la telefonata di presentazione con Sara e il viaggio, pagato dalla Tommasi, a Medjugorje in compagnia anche di una modella polacca amica della soubrette perché lui si vantava di essere in confidenza con i veggenti e di poterla «salvare».

Il prete in questione è Michele Barone, confessore di personaggi famosi, oltre Sara Tommasi anche Barbara D’Urso, ma personaggio comunque discusso. Già condannato per lesioni e violenza sempre in Campania, dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Tra le persone citate come possibili testimoni figurava anche Silvio Berlusconi, di cui la stessa Tommasi ha parlato durante la sua deposizione raccontando di aver partecipato alle sue feste ad Arcore. La richiesta di chiamare a deporre l'ex premier Silvio Berlusconi è stata infine rigettata.

L'udienza è stata aggiornata al 24 maggio quando avrebbe dovuto deporre Filippo Roma, giornalista de Le Iene. Il giornalista aveva intervistato la showgirl durante le riprese del film.

Le immagini e la consulenza tecnica

Il pene dell'attore e del cameraman cinematografico, oggi entrambi a processo con l'accusa di presunta violenza sessuale nei confronti di Sara Tommasi durante le riprese del film «Confessioni private» girato in un agriturismo di Buccino, furono fotografati sì, ma durante la fase delle indagini preliminari.

Le foto, scattate da diverse prospettive, furono poi mostrate dal pm Elena Guarino della Procura di Salerno, alla Tommasi che non li riconobbe. Più che di una perizia, in effetti, si trattò di una specie di "fotosegnaletiche".

La notizia che da oggi sta facendo il giro del web è di un paio di anni fa. Non essendo stato fatto il riconoscimento da parte della vittima, dunque, quelle foto non sono state inserite nel fascicolo del processo che è in pieno svolgimento a Salerno.

Una perizia sui pornoattori, anzi, sul pene di chi recitò sul set con Sara Tommasi: è stata il pm Elena Guarino della Procura salernitana a disporla nell’ambito del processo sulle presunte violenze subite dalla showgirl, durante le riprese del film “Confessioni private”.

Come si legge sul Corriere, è stata chiesta una consulenza tecnica sul pene dell’attore e del cameraman che lo sostituì in scena, nel film girato in un agriturismo di Buccino nel 2013.

La decisione scaturisce dopo le dichiarazioni dell’attore protagonista del film con Tommasi che sostiene di aver ricevuto un danno all’immagine da quella sostituzione improvvisa affidata al cameraman, avvenuta perché l’attrice era in stato confusionario. La perizia, ad ogni modo, verrà eseguita sui fotogrammi della pellicola.

Il sequestro e la diffusione del film

La diffusione di Confessioni Private, il suo secondo film porno, è stata bloccata grazie alle denunce esposte dalla showgirl e dal suo avvocato Alfonso Luigi Marra.

La polizia giudiziaria per ordine della magistratura penale ha disposto il sequestro del film Confessioni Private, il secondo porno della Tommasi.

La notizia sarebbe stata diffusa dallo staff dei produttori della pellicola, che il 29 novembre scorso si sarebbero visti notificare il sequestro del film "disposto dalla magistratura penale per le gravissime ipotesi delittuose di sequestro di persona, somministrazione di droghe e violenza sessuale".

Questo spiegherebbe, si legge ancora sul sito, come mai il film in questione risulti ancora in attesa di essere pubblicato.

Decisa a superare il dramma che l'ha investita, la showgirl si è via via rimessa in carreggiata, partecipando al contempo a numerosi salotti televisivi da cui è partita per raccontare pubblicamente la sua versione rispetto a quanto le è accaduto negli ultimi mesi.

L'avvocato aggiunge anche che presenterà "nei confronti di De Vincenzo, Matera e ogni altro responsabile, tre distinte cause civili di risarcimento per i tre distinti fatti criminosi perpetuati in suo danno".

La scelta di non proseguire con l’appello

Non ricorrerà in appello contro la sentenza della terza sezione penale del Tribunale di Salerno che ha assolto i quattro uomini che lei, nove anni fa, aveva accusato di violenza sessuale di gruppo.

Sara Tommasi, la showgirl e modella laureata alla Bocconi finita nel giro dei film hard, da cui da tempo è uscita, non ne vuole più sapere di processi e aule di giustizia.

«Non sono delusa dalla sentenza - precisa -, non ero in attesa né di una condanna né di un’assoluzione. Per quanto mi riguarda si tratta di una vicenda lontana, che appartiene al mio passato.

Anzi ho preferito restare in disparte, per non esserne più coinvolta, tant’è che non mi sono neanche costituita parte civile. Per questo ho deciso di non fare neppure appello, posso dirlo con certezza».

L’uscita dal mondo dell’hard

La show girl ha anche dato l'addio al mondo dell'hard, pubblicando un post sul suo profilo Facebook: "Dopo un breve periodo di pausa, sono pronta a tornare fra il mio amato pubblico che mi esprime sempre calore e sostegno durante le numerose ospitate.

Con la presente desidero precisare che è mia volontà dissociarmi dal mondo hard il quale non mi appartiene. Inoltre - si legge sul post - non mi riconosco nell'appellativo 'compagna nell'hard' che proprio in questi giorni il Sig. Tassinari Luca sta diffondendo relativamente la mia persona; con quest'ultimo preciso di non intrattenere alcun tipo di rapporto amicale e professionale".

Sara Tommasi oggi sta bene, fa l’opinionista a TeleLombardia e ha sposato il suo attuale produttore, Antonio Orso.

Mappa giudiziaria di Salerno e Buccino

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