Un corso di comunicazione per la chiesa parrocchiale aiuta sacerdoti, volontari, operatori pastorali e animatori della cultura a raccontare la vita della comunità, rendere accessibili le informazioni, gestire i social media e affrontare con maggiore consapevolezza i rapporti con il pubblico e con i mezzi di informazione.
Saper comunicare il Vangelo e la vita della comunità ecclesiale nella complessità del contesto contemporaneo richiede competenze sempre più aggiornate e qualificate, capaci di abitare i media tradizionali così come le nuove piattaforme digitali. La comunicazione religiosa non si limita alla diffusione di informazioni, ma costruisce relazioni, genera fiducia e rende visibile la missione pastorale nel contesto contemporaneo.
Perché la comunicazione è importante per una parrocchia
La comunicazione religiosa è l’insieme delle strategie, degli strumenti e delle azioni attraverso cui la Chiesa e gli enti ecclesiali trasmettono il messaggio evangelico, raccontano la propria identità e promuovono il patrimonio spirituale. Comprende la comunicazione per enti religiosi, la comunicazione per santuari, la comunicazione per diocesi e ogni forma di comunicazione ecclesiale che utilizza media tradizionali e digitali.
Oggi la comunicazione religiosa integra social media, ufficio stampa, promozione di eventi religiosi, storytelling religioso e strategie di marketing religioso etico. Il suo obiettivo non è commerciale, ma evangelizzatore: rendere accessibile il messaggio cristiano, favorire la partecipazione ai pellegrinaggi e valorizzare il patrimonio spirituale della Chiesa attraverso una presenza digitale autorevole e coerente.
La comunicazione per parrocchie richiede concretezza, rapidità e capacità organizzativa. Le comunità parrocchiali vivono di eventi, incontri, celebrazioni e iniziative che hanno bisogno di essere raccontate e promosse con strumenti adeguati.
Una comunicazione parrocchiale efficace aiuta la comunità a sentirsi coinvolta, informata e parte attiva del cammino ecclesiale. La comunicazione religiosa oggi è parte integrante della missione ecclesiale.

“La parrocchia comunica”: percorso formativo in presenza
Torna anche nel 2026 “La parrocchia comunica”, percorso formativo per chi si occupa di comunicazione nelle parrocchie e in generale in ambito ecclesiale (associazioni, movimenti, ecc.).
In ognuno dei tre appuntamenti ascolteremo l’esperienza e i suggerimenti di nomi autorevoli del giornalismo e della comunicazione, ma ci sarà spazio anche per una sorta di “cassetta degli attrezzi” che offrirà un focus su alcuni aspetti operativi e pratici.
Struttura, date e sede
- 3 incontri in presenza dalle h. 9.45 fino alle h. 12.45
- 21 marzo, 11 aprile e 23 maggio
- Curia Arcivescovile, Sala Convegni, Piazza Fontana 2, 20122 Milano
- Quota iscrizione € 30,00
- Iscrizione obbligatoria.
- Le iscrizioni saranno aperte fino al 19/03/2026 e fino ad esaurimento posti.
21 marzo: raccontare bene il bene
RACCONTARE BENE IL BENE
L’arte di comunicare quello che “non fa notizia”
Dialogo tra Elisabetta Soglio (giornalista “Corriere della Sera - Buone notizie”), Bruno Mastroianni (consulente di Comunicazione e Formatore), don Gianluca Bernardini (Ufficio Comunicazioni Sociali) e il pubblico.
Focus - Il Bilancio di missione parrocchiale, Raffaele Biglia (Ufficio Comunicazioni Sociali)
Il primo incontro affronta il tema del racconto delle attività e delle esperienze positive che spesso non trovano spazio nei mezzi di informazione. La comunicazione parrocchiale può così presentare in modo chiaro il valore della missione, delle persone coinvolte e dei risultati raggiunti.
11 aprile: rendere accessibili le informazioni online
CERCATE E TROVERETE
Come rendere accessibili le informazioni online
Juan Narbona (professore di Comunicazione istituzionale nella Pontificia Università della Santa Croce, Roma) dialoga con don Luca Fossati (Ufficio Comunicazioni Sociali) e con il pubblico.
Focus - Imparare a utilizzare Analytics e SEO, Iris Farina (ITL)
Il secondo incontro è dedicato alla reperibilità delle informazioni online. Una parrocchia comunica in modo più efficace quando orari, celebrazioni, attività, contatti e iniziative sono organizzati e presentati in modo accessibile.
23 maggio: gestire e prevenire la crisi
E SE SCOPPIA LA CRISI?
Gestire (e prevenire) piccoli e grandi intoppi comunicativi
Marco Bardazzi (giornalista, fondatore di “Bea-Be a Media Company”) dialoga con Stefano Femminis (Ufficio Comunicazioni Sociali) e con il pubblico.
Focus - La community della parrocchia sui social, Federico Bianchino (social media manager di Chiesa di Milano)
Il terzo appuntamento affronta la gestione degli imprevisti comunicativi e il rapporto con la comunità sui social. La prevenzione degli errori, la tempestività delle risposte e la coerenza dei messaggi sono elementi importanti per tutelare la fiducia.
Le competenze principali di un corso di comunicazione parrocchiale
Un percorso formativo efficace dovrebbe aiutare a progettare una comunicazione parrocchiale integrata, capace di armonizzare strumenti tradizionali e piattaforme digitali. Tre incontri su Microsoft Teams per continuare ad armonizzare “old" e “new" media all’interno di un progetto di comunicazione parrocchiale integrato, per elaborare un’immagine unitaria di comunità e per abilitare al lavoro in team.
Ogni incontro prevede la partecipione di una coppia di relatori e uno spazio di confronto per le domande. Il progetto, per tutta la sua durata, avrà orario fisso, dalle 10 alle 12.
Comunicazione di comunità
Il progetto comincia il 2 ottobre con “Comunicazione di Comunità", curato dalla giornalista Sabrina Penteriani, nel quale si discuterà sul senso e sullo stile della comunicazione parrocchiale, tra opportunità e rischi.
Progettare, integrare e verificare
Prosegue il 16 ottobre con “Progettare, integrare e verificare” (don Luca Fossati della Diocesi di Milano) dove si parlerà degli strumenti in rete e dei criteri per una comunicazione integrata.
Comunicazione e immagine di Chiesa
Per concludere questa serie di incontri, il 23 ottobre, una lettura teologico pastorale di alcune esperienze di comunicazione con “Comunicazione e immagine di Chiesa” (don Giuliano Zanchi, direttore de “La rivista del teologo italiano”).
Comunicazione visiva: fotografia, grafica e video
Le immagini sono diventate un linguaggio universale, capace di raccontare storie, trasmettere emozioni e costruire connessioni. Quattro appuntamenti, rivolti ai comunicatori parrocchiali, vedranno l’intervento di esperti del settore che approfondiranno tematiche come fotografia, videostorytelling e altre aree della comunicazione per immagini in ambito ecclesiali.
Con questa consapevolezza, l’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi promuove il percorso formativo “Comunicare la Chiesa, una questione (anche) di immagine”, edizione 2025 del tradizionale ciclo “La parrocchia comunica”, rivolto a tutti coloro che si occupano di comunicazione in parrocchie, comunità e associazioni.
Gli incontri si svolgeranno al sabato, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, nei giorni seguenti: 22 febbraio, 22 marzo, 12 aprile e 10 maggio, dalle 10 alle 13.
Identità grafica e impaginazione
Il primo appuntamento, intitolato “L’impaginazione al potere”, sarà dedicato alla cura dell’identità grafica e offrirà gli strumenti per creare una comunicazione visiva coordinata e professionale della propria realtà di appartenenza.
Durante l’incontro si approfondiranno temi fondamentali, tra cui: la cura dell’identità grafica della comunicazione parrocchiale, dall’ideazione del logo alle modalità di impaginazione dei supporti a stampa, dal rapporto tra immagini e testi alla grafica web; l’importanza per parrocchie e associazioni di adottare un’immagine coordinata e l’esperienza dell’Arcidiocesi di Milano in questi ambiti.
Inoltre, saranno trattati aggiornamenti normativi sulle pubblicazioni offline e online delle parrocchie, come le modalità di registrazione di una testata e il rispetto del copyright.
Tra i relatori figurano Paolo Mazzini, grafico della Diocesi di Cremona, e, per l’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Milano, Daniela Re Ferrè e Stefano Femminis.
Fotografia degli eventi parrocchiali
I successivi incontri saranno dedicati ad altre aree della comunicazione visiva. Il 22 marzo si offriranno consigli pratici per raccontare al meglio, attraverso le immagini, gli eventi parrocchiali con il noto fotografo Andrea Cherchi, don Luca Fossati, collaboratore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali, e Federico Bianchino, social media manager di ChiesadiMilano, che illustrerà come valorizzare le immagini sui social media.
Videostorytelling ecclesiale
Il 12 aprile sarà invece dedicato al videostorytelling, con un focus sulla creazione di contenuti video per narrare la vita della Chiesa, grazie agli interventi di don Alberto Ravagnani, il team di Laboratorium, Annamaria Braccini, giornalista di ChiesadiMilano, e don Luca Fossati.
Dialogo con il mondo della comunicazione
Il ciclo si concluderà il 10 maggio con un dialogo tra l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, e alcuni rappresentanti del mondo della comunicazione, nell’ambito del Giubileo diocesano dei giornalisti.

Comunicazione istituzionale della Chiesa
A partire dal 13 settembre, la Facoltà di Comunicazione Istituzionale della Pontificia Università della Santa Croce offrirà un Corso online gratuito sulla Comunicazione istituzionale della Chiesa: gestione, relazioni e strategia digitale.
L’attività - che si inserisce nell’ambito delle attività organizzate per il 25° anniversario (1996-2021) della stessa Facoltà - nasce con lo scopo di offrire le conoscenze di base sulla Comunicazione istituzionale della Chiesa, dalle competenze del Direttore di comunicazione alle strategie del dipartimento, dalla gestione manageriale all’interazione con i pubblici esterni e i giornalisti, con un focus sulla presenza degli organismi ecclesiali nelle reti sociali.
A chi si rivolge
Tra i destinatari c’è dunque chiunque voglia approfondire i vari aspetti della comunicazione della Chiesa: volontari nelle parrocchie od organizzazioni non profit, collaboratori di diocesi o altre istituzioni ecclesiali, rettori di Seminari e Superiori con compiti manageriali, alumni della Facoltà come attività formativa permanente, operatori pastorali della comunicazione e potenziali studenti interessati agli studi in Comunicazione istituzionale.
Il Corso - disponibile in Inglese, Italiano e Spagnolo - sarà gratuito e articolato in 4 moduli, che verranno attivati settimanalmente (13, 20, 27 settembre e 4 ottobre). Le attività possono essere seguite in qualunque momento della giornata e richiederanno un impegno approssimativo di 2-3 ore a settimana.
I quattro moduli
- La prima unità ha un carattere introduttivo e verte, tra le altre cose, sulle caratteristiche della comunicazione istituzionale e i piani di comunicazione.
- Il secondo modulo è incentrato sulla Comunicazione e il management: la reputazione dell’organizzazione, la direzione delle persone e la struttura del dipartimento.
- Il terzo modulo riguarda la Comunicazione esterna e la relazione con i medi.
- Il quarto e ultimo modulo è dedicato alla presenza del dipartimento nell’ambito digitale.
Per iscriversi, gratuitamente, è necessario aprire un account sulla piattaforma didattica Discere-On demand in uso nell’Università, dalla quale si può poi accedere al corso nella lingua preferita (Inglese, Italiano e Spagnolo).
Corso sulla Comunicazione nella Chiesa online nel 2026
Con questo obiettivo, la FACI Italia (Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia) promuove un nuovo “Corso sulla Comunicazione nella Chiesa”, che si svolgerà interamente in modalità on-line dal 9 novembre al 7 dicembre 2026.
Il percorso formativo, rivolto a presbiteri, diaconi, religiosi, operatori della comunicazione e animatori della cultura, propone un ricco itinerario che spazia dalla televisione alla radio, dai social media fino alla gestione degli uffici stampa diocesani, guidato da professionisti di chiara fama del panorama mediatico nazionale.
Programma degli incontri
| Data | Tema | Relatori |
|---|---|---|
| Lunedì 9 novembre | “Cosa significa comunicare: a 360 gradi. Le regole di una comunicazione efficace. Esperienza e consigli” | Incoronata Boccia |
| Lunedì 16 novembre | “La TV come comunicare in video: costruire un TG” | Emma D’Aquino |
| Lunedì 23 novembre | “Comunicare con la radio” | Laura Guida |
| Lunedì 30 novembre | “La gestione dei Social” | Costanza Miriano, Padre Enzo Fortunato e Marco Ferri |
| Lunedì 7 dicembre | “Gli Uffici Comunicazione Sociale delle Diocesi. I comunicati stampa” | Davide Dionisi, Elisabetta Castana e Padre Giulio Albanese |
Modalità di svolgimento
Il corso si terrà interamente su piattaforma online ogni lunedì e seguirà una collaudata formula interattiva.
- Mattino (ore 9.00 - 12.00): svolgimento delle lezioni (organizzate in 3 moduli da 45 minuti ciascuno).
- Pomeriggio (ore 15.00 - 15.30 circa): spazio dedicato alle risposte ai quesiti posti dai partecipanti.
- Le domande potranno essere inviate alla segreteria esclusivamente via e-mail nella fascia oraria post-lezione (dalle 12.00 alle 14.30).
Per partecipare al corso è necessario formalizzare l’adesione entro e non oltre il 28 ottobre 2026.
Media Education e pastorale
I media vivono con noi, nelle pratiche quotidiane, nelle scelte professionali, nelle relazioni e negli scambi affettivi. Come le mangrovie, che vivono in acque salmastre, anche noi abitiamo in una società ibrida, dove analogico e digitale si fondono e si confondono, come l’estuario di un fiume dove l’acqua dolce incontra il mare.
Superando dicotomie e diatribe sterili, non si tratta di accettare la nuova situazione passivamente con un atteggiamento di resa, quanto di lavorare affinché questa condizione diventi capace di generare processi fertili. Per farlo è necessario conoscere e studiare con attenzione i media nelle trasformazioni più recenti, attivare una riflessione su potenzialità e problematiche, interrogarsi profondamente su ciò che possiamo fare per fare senso in una realtà dove indossabilità, portabilità, socialità, disintermediazione e autorialità sono elementi consolidati.
È, in poche battute, il lavoro che la Media Education porta avanti a partire dalla sua affermazione intorno agli anni ’70 del Novecento con il supporto dell’UNESCO e del Consiglio d’Europa. La Media Education può essere definita come «quell’ambito delle scienze dell’educazione, delle scienze della comunicazione e del lavoro educativo che considera i media come risorse integrali per l’intervento formativo» (Rivoltella, 2019, p. 131).
Oltre i confini della formazione tradizionale
Si tratta di una prospettiva che sta assumendo contorni inediti e fecondi, attraverso il riconoscimento della sua “natura sconfinata” riconducibile a due ordini di motivi.
Il primo ha a che fare con la diffusione dei media oltre i luoghi abituali, divenendo parte del tessuto connettivo che ci lega l’uno all’altro. Shirky descrive il senso della tecnologia-tessuto connettivo come un elemento perfettamente integrato, una delle modalità spontanee attraverso le quali comunichiamo contenuti e costruiamo le nostre identità.
Se l’obiettivo della Media Education è presidiare i luoghi abitati dai media, ecco che appare chiaro come non ci sia più un solo luogo di elezione (la scuola o la famiglia), ma una presenza continua di ricerca di senso che occupa tutti gli spazi sociali e comunitari, inclusi quelli della pastorale.
Il secondo ordine di motivi è legato al riconoscimento di una svolta nelle finalità: dalla prima alfabetizzazione alla competenza digitale, dall’analisi critica alla produzione responsabile di contenuti, dalla padronanza delle regole all’etica della comunicazione.
Il senso di questa svolta - dagli alfabeti alla responsabilità - è certamente una risposta al cambiamento del peso dei media (non sono solo linguaggi “da leggere”) e rende merito all’impegno della Media Education in funzione di una partecipazione seria alla vita della comunità.
La Media Education come postura
Con queste premesse, l’impegno della pastorale in funzione dell’accompagnamento della comunità non può non considerare i media tra i nodi centrali. Sarebbe come favorire processi di discernimento che ragionano solo a metà, immaginando le persone collocate in una bolla lontana dalla cultura digitale.
Riprendendo il ragionamento di Geneviève Jacquinot-Delaunay, la Media Education è una “postura” ed è impossibile pensare ai media senza educazione e all’educazione senza media.
Il Magistero della Chiesa e le comunicazioni sociali
Inter Mirifica
Il primo decreto del Concilio Vaticano II fu proprio Inter mirifica, dedicato ai mezzi di comunicazione sociale e pubblicato nel dicembre del 1963.
Già le prime parole del documento, che come sappiamo ne determinano il nome, esprimono lo stupore nel poter annoverare i media “tra le meraviglie” dell’ingegno umano, e in particolare tra quelle che ne assecondano le facoltà spirituali.
Pur non nascondendo le criticità, i padri conciliari non esitano ad affermare che «la Chiesa nostra madre riconosce che questi strumenti se bene adoperati, offrono al genere umano grandi vantaggi, perché contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire lo spirito, nonché a diffondere e a consolidare il regno di Dio» (Inter mirifica, 2).
Sono parole che chiaramente non vogliono esprimere una presa di distanza, ma al contrario ricollocare i media in una dimensione ecclesiale che consente di interpretarli e assumerli come un canale privilegiato per l’evangelizzazione.
A tal fine, attraverso questo stesso documento viene espressa la scelta della Chiesa di vivere annualmente la Giornata mondiale per le comunicazioni sociali (Inter mirifica, 18), in occasione della quale ogni anno viene scelto una particolare tema, sviluppato attraverso il messaggio che il papa indirizza a tutti i fedeli.
Dalle “Parabole mediatiche” al Direttorio
Nel cammino di questi decenni, e in particolare riferimento alla nostra situazione italiana, una tappa decisamente rilevante è costituita dal Primo Convegno della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) sulle Comunicazioni sociali, dal titolo Parabole mediatiche. Fare cultura nel campo della comunicazione svoltosi nel novembre del 2002.
Questo appuntamento ha segnato un deciso cambio di rotta a riguardo dell’approccio alle nuove tecnologie, suscitando un nuovo entusiasmo e la rinnovata consapevolezza di dover guidare le trasformazioni sociali in atto, comunicando la cultura del vangelo e riscoprendo il protagonismo dei giovani nella vita ecclesiale.
Ed è proprio questo spirito che, qualche anno dopo, ha condotto alla definizione del documento della CEI Comunicazione e Missione. Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa (2004) che, tra le altre cose, invita ogni diocesi a predisporre urgentemente la presenza dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, in modo da sostenere una pastorale organica capace di accompagnare il lavoro pastorale espresso dalla comunità ecclesiale presente sul territorio.
La CEI auspica anche la presenza di animatori della comunicazione e della cultura, in modo che ogni parrocchia possa sviluppare un progetto che sappia sensibilizzare i fedeli ai temi e alle forme della comunicazione presenti nella società, e al tempo stesso promuovere iniziative culturali collegate al campo dei media.
Un aspetto interessante del Direttorio è il fatto che non si lascia spazio allo spontaneismo che ha caratterizzato l’azione pastorale per un’intera stagione ecclesiale, ma si indica come strada privilegiata quella della creatività capace di superare la pastorale della conservazione.
«Il primo passo di questa conversione pastorale consiste nel definire un piano pastorale per le comunicazioni sociali» (Direttorio, 99).
Un rinnovato slancio missionario
Ad esempio il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali già nel 2002, mettendo a tema il rapporto tra Chiesa e Internet, ha evidenziato l’importanza di indicare i criteri etici e morali applicabili nell’ambiente digitale, criteri che da ricercare e ritrovare sia nei valori umani sia nei valori cristiani.
Questa esigenza è stata raccolta dai vescovi anche nel recente Sinodo del 2018 dedicato ai “Giovani, la fede e il discernimento vocazionale”; nel documento di chiusura del biennio dedicato al tema, per la prima volta la Chiesa si esprime facendo riferimento esplicito alla evangelizzazione digitale (n.145-146) per un rinnovato slancio missionario.
La consapevolezza dell’esigenza di una formazione adeguata per confrontarsi con efficacia con la produzione culturale contemporanea è forse ancora più presente dopo quanto vissuto a causa dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19.
Ne troviamo traccia anche nel Direttorio per la catechesi (2020) quando afferma che «il linguaggio che ha maggior presa sulla generazione digitale è quello del racconto, piuttosto che quello dell’argomentazione» (363); è importante dunque acquisire le competenze necessarie per sfruttare le narrazioni digitali nella cura della qualità delle relazioni personali, nella comunità e al di fuori della stessa (Rondonotti, 2022).
Dalla teoria alla pratica nella comunità parrocchiale
Per passare dalla cornice teorica al campo, proviamo a partire da una sperimentazione, la ricerca-azione “UTOP.IE - Usi delle Tecnologie tra gli Operatori Pastorali. Un’Indagine Esplorativa” iniziata nel 2016 con il supporto della CEI e di Weca.
La ricerca triennale ha consentito il confronto diretto con alcune comunità sul territorio nazionale. In questa sede emergono tre direzioni utili per la formazione degli operatori parrocchiali.
Oltre il dato strumentale
Un’evidenza riguarda la presenza delle tecnologie nella pastorale, soprattutto in relazione alla dimensione strumentale. Le tecnologie appaiono soprattutto come archivi, forniscono risorse da utilizzare.
Appare meno diffusa, in linea generale, una riflessione sui media come oggetto dell’intervento pastorale in una forma che non sia solo la lezione dell’esperto.
Oltre le logiche più classiche
Un secondo aspetto è dato dalla scelta di logiche didattiche precise, segnate soprattutto dalla discussione e dal confronto di gruppo, dal formato della testimonianza e dall’attività di analisi di film/video.
Sarebbe importante, allora, provare ad esplorare nuovi spazi di lavoro pastorale, a partire dai videogiochi e dalle attività di produzione (che raccolgono il 7% delle preferenze del campione dell’indagine).
Oltre l’utilità del qui e ora
Se pensiamo al rapporto tra media e pastorale, non possiamo non notare il riconoscimento delle potenzialità dei media, soprattutto come facilitatori nel qui e ora.
Si tratta di un aspetto positivo e decisamente incoraggiante, che la ricerca-azione ha fatto emergere attraverso il racconto di esperienze felici (il raccordo con il gruppo famiglie, l’uso di Instagram per coinvolgere gli adolescenti, l’uso di WhatsApp per rafforzare i legami nella comunità).
Occorrerebbe ragionare su un tempo più esteso e progettato.
Organizzare un progetto di comunicazione parrocchiale
Un progetto di comunicazione parrocchiale dovrebbe collegare identità, obiettivi, destinatari, strumenti e modalità di verifica. La definizione di un piano pastorale per le comunicazioni sociali permette di superare iniziative isolate e di costruire una presenza riconoscibile.
La comunicazione parrocchiale può comprendere materiali stampati, sito web, social media, newsletter, comunicati stampa, fotografie, video e strumenti di messaggistica. La scelta degli strumenti deve essere collegata alle esigenze della comunità e alla capacità concreta di aggiornarli.
È utile distinguere tra comunicazione interna, rivolta a volontari, gruppi, famiglie e operatori pastorali, e comunicazione esterna, rivolta al territorio, ai partecipanti occasionali, ai media e alle persone che cercano informazioni sulla parrocchia.
La presenza digitale degli organismi ecclesiali deve mantenere coerenza tra linguaggio, immagini, informazioni e valori. Una comunicazione strutturata rafforza autorevolezza, credibilità e visibilità.
Informazioni online e accessibilità
Le informazioni online devono essere facilmente individuabili e comprensibili. Orari delle celebrazioni, calendario degli incontri, modalità di partecipazione, attività per bambini e giovani, iniziative di solidarietà e riferimenti essenziali devono essere presentati con chiarezza.
Il secondo incontro del percorso “La parrocchia comunica” dedica proprio un focus a Analytics e SEO, strumenti utili per comprendere la presenza online e rendere più accessibili le informazioni.
Immagine coordinata
L’adozione di un’immagine coordinata consente di rendere riconoscibili locandine, avvisi, pubblicazioni, pagine web e contenuti social. La cura dell’identità grafica riguarda l’ideazione del logo, le modalità di impaginazione dei supporti a stampa, il rapporto tra immagini e testi e la grafica web.
Social media e community
La gestione dei social media per realtà parrocchiali richiede un piano editoriale dedicato, pubblicazione dei contenuti, valorizzazione della vita comunitaria e promozione delle attività pastorali.
La community della parrocchia sui social può sostenere la partecipazione, rafforzare i legami e mantenere un rapporto costante con le persone. L’uso di Instagram per coinvolgere gli adolescenti e l’uso di WhatsApp per rafforzare i legami nella comunità sono esempi di potenzialità dei media nel lavoro pastorale.
Fotografie e video
La fotografia può raccontare eventi, celebrazioni, incontri e momenti di vita comunitaria. Il videostorytelling può contribuire a narrare la vita della Chiesa attraverso contenuti capaci di unire immagini, parole, testimonianze e ambienti.
La creazione di contenuti video per narrare la vita della Chiesa richiede attenzione al linguaggio, alla durata, alla qualità delle immagini e alla relazione con il pubblico.
Rapporti con i media
Un pilastro della comunicazione è il rapporto con i media.
La gestione degli uffici stampa diocesani, la redazione dei comunicati stampa e la relazione con i giornalisti fanno parte delle competenze affrontate nei percorsi di formazione sulla comunicazione ecclesiale.
La comunicazione esterna e la relazione con i medi richiedono precisione, tempestività e capacità di presentare le iniziative della comunità in modo comprensibile.
Gestire le crisi comunicative
La comunicazione parrocchiale deve prevedere anche la possibilità di piccoli e grandi intoppi comunicativi. Una crisi può riguardare un’informazione errata, una pubblicazione contestata, una risposta tardiva, un problema organizzativo o un contenuto interpretato in modo negativo.
Gestire e prevenire i problemi comunicativi significa definire responsabilità, verificare le informazioni prima della pubblicazione, mantenere un tono rispettoso e rispondere con chiarezza alle domande della comunità.
Il tema della crisi è affrontato nell’incontro “E SE SCOPPIA LA CRISI? Gestire (e prevenire) piccoli e grandi intoppi comunicativi”.
La prevenzione dipende anche dalla formazione degli operatori, dalla conoscenza dei canali utilizzati e dall’esistenza di un progetto condiviso. Il lavoro in team permette di evitare messaggi contraddittori e di distribuire i compiti in modo più ordinato.
Formazione permanente e lavoro in équipe
Questi passaggi richiedono due condizioni: riconoscere l’importanza dei media come parte del nostro mondo di vita, non solo quindi come accessori che possiamo indossare o relegare in fondo a un cassetto; investire nella formazione e nell’aggiornamento dei profili professionali, a partire dai seminaristi (già immersi nei media) passando per gli animatori e gli operatori della pastorale.
I contesti pastorali potrebbero configurarsi come “terzi spazi”, citando il contributo di Potter e McDougall: uno spazio ibrido, che non è lo spazio istituzionale dell’aula (con vincoli, forme di organizzazione e di relazione particolari), ma nemmeno lo spazio di costruzione libera tipica dell’informale, dove i pari agiscono tra di loro.
Siamo in uno spazio terzo, che assume il senso di zona collettiva di sviluppo prossimale: ciascuno di noi può sviluppare competenze solo in relazione con gli altri, proprio perché gli apprendimenti sono qualcosa di sociale.
Alcune occasioni sono state ben accolte: il MOOC “Educazione digitale” promosso da CREMIT, Università Cattolica e CEI ha visto la partecipazione di 6000 corsisti (con un modulo specificatamente dedicato alla pastorale) e auspicabilmente potrebbe vedere una terza edizione.
Il corso di laurea magistrale blended in Media Education, attivo da qualche anno presso l’Università Cattolica di Milano, rappresenta una proposta interessante (e molti studenti sono religiosi che, nei media, vedono un’occasione per la pastorale); la costruzione di gruppi di studio e ricerca sulla pastorale (come quello attivo in CREMIT).
Senza dimenticare le iniziative delle singole Diocesi per costruire un percorso di comunità con e sui media.
«Disincarnare l’educazione, allontanarla dal mondo reale e, con questo, non riuscire a fornire ai soggetti quel supporto e quell’orientamento di cui essi hanno bisogno» (Rivoltella 2010, p. 3). Il lavoro pastorale non si sottrae a questo rischio.
Come comunicare in modo efficace in classe? | Alessandro Stellacci, Francesca Magistroni
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