Familiaris consortio è l’esortazione apostolica di Giovanni Paolo II sui compiti della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo, promulgata il 22 novembre 1981 dopo il Sinodo dei Vescovi dedicato alla famiglia, celebrato a Roma dal 26 settembre al 25 ottobre 1980. Il documento ribadisce che il matrimonio e la famiglia costituiscono uno dei beni più preziosi dell’umanità e richiama l’impegno a custodirne e promuoverne i valori.
La Chiesa presenta il matrimonio e la famiglia come luogo privilegiato dell’annuncio della buona novella di Gesù Cristo e affida agli sposi cristiani una specifica missione di evangelizzazione, fondata sul sacramento ricevuto. L’esortazione affronta la situazione della famiglia nel mondo, ne esamina luci e ombre e propone una riflessione sul suo fondamento antropologico, teologico e sacramentale.
Origine e finalità del documento
Familiaris consortio nasce a seguito del Sinodo dei Vescovi dedicato alla famiglia, tenuto a Roma dal 26 settembre al 25 ottobre del 1980. Il Papa che da anni stava già tenendo le sue catechesi sull’amore umano, decide di dedicare un intero documento al tema della famiglia dando dimostrazione di avere molto a cuore che gli sposi cristiani si sentano investiti di una missione specifica di evangelizzazione a partire dal dono di grazia del sacramento ricevuto.
I Padri Sinodali, concludendo la loro assemblea, mi hanno presentato un ampio elenco di proposte, in cui avevano raccolto i frutti delle riflessioni sviluppate nel corso delle loro intense giornate di lavoro, e mi hanno chiesto con voto unanime di farmi interprete davanti all’umanità della viva sollecitudine della Chiesa per la famiglia, e di dare le indicazioni opportune per un rinnovato impegno pastorale in questo fondamentale settore della vita umana ed ecclesiale.
Nell’adempiere tale compito con la presente esortazione, come una peculiare attuazione del ministero apostolico affidatomi, desidero esprimere la mia gratitudine a tutti i componenti del Sinodo per il prezioso contributo di dottrina e di esperienza, che hanno offerto soprattutto mediante le «Propositiones», il cui testo affido al Pontificio Consiglio per la Famiglia, disponendo che ne approfondisca lo studio al fine di valorizzare ogni aspetto delle ricchezze in esso contenute.
La Chiesa al servizio della famiglia
La famiglia nei tempi odierni è stata, come e forse più di altre istituzioni, investita dalle ampie, profonde e rapide trasformazioni della società e della cultura. Molte famiglie vivono questa situazione nella fedeltà a quei valori che costituiscono il fondamento dell’istituto familiare.
Altre sono divenute incerte e smarrite di fronte ai loro compiti o, addirittura, dubbiose e quasi ignare del significato ultimo e della verità della vita coniugale e familiare. Altre, infine, sono impedite da svariate situazioni di ingiustizia nella realizzazione dei loro fondamentali diritti.
Consapevole che il matrimonio e la famiglia costituiscono uno dei beni più preziosi dell’umanità, la Chiesa vuole far giungere la sua voce ed offrire il suo aiuto a chi, già conoscendo il valore del matrimonio e della famiglia, cerca di viverlo fedelmente a chi, incerto ed ansioso, è alla ricerca della verità ed a chi è ingiustamente impedito di vivere liberamente il proprio progetto familiare.
Sostenendo i primi, illuminando i secondi ed aiutando gli altri, la Chiesa offre il suo servizio ad ogni uomo pensoso dei destini del matrimonio e della famiglia («Gaudium et Spes», 52). In modo particolare essa si rivolge ai giovani, che stanno per iniziare il loro cammino verso il matrimonio e la famiglia, al fine di aprire loro nuovi orizzonti, aiutandoli a scoprire la bellezza e la grandezza della vocazione all’amore e al servizio della vita.
Il Sinodo del 1980 e la continuità ecclesiale
Un segno di questo profondo interessamento della Chiesa per la famiglia è stato l’ultimo Sinodo dei Vescovi, celebratosi a Roma dal 26 settembre al 25 ottobre 1980. Esso è stato la naturale continuazione dei due precedenti.
La famiglia cristiana, infatti, è la prima comunità chiamata ad annunciare il Vangelo alla persona umana in crescita e a portarla, attraverso una progressiva educazione e catechesi, alla piena maturità umana e cristiana.
Non solo, ma il precedente Sinodo si collega idealmente in qualche modo anche a quello sul sacerdozio ministeriale e sulla giustizia nel mondo contemporaneo. Infatti, in quanto comunità educativa, la famiglia deve aiutare l’uomo a discernere la propria vocazione e ad assumersi il necessario impegno per una più grande giustizia, formandolo fin dall’inizio a relazioni interpersonali, ricche di giustizia e di amore.
Il matrimonio e la famiglia come bene prezioso
La Chiesa, illuminata dalla fede, che le fa conoscere tutta la verità sul prezioso bene del matrimonio e della famiglia e sui loro significati più profondi, ancora una volta sente l’urgenza di annunciare il Vangelo, cioè la «buona novella» a tutti indistintamente, in particolare a tutti coloro che sono chiamati al matrimonio e vi si preparano, a tutti gli sposi e genitori del mondo.
Essa è profondamente convinta che solo con l’accoglienza del Vangelo trova piena realizzazione ogni speranza, che l’uomo legittimamente pone nel matrimonio e nella famiglia. Voluti da Dio con la stessa creazione, il matrimonio e la famiglia sono interiormente ordinati a compiersi in Cristo ed hanno bisogno della sua grazia per essere guariti dalle ferite del peccato e riportati al loro «principio», cioè alla conoscenza piena e alla realizzazione integrale del disegno di Dio.
Nei primi paragrafi il Papa riprende la dottrina espressa nelle catechesi secondo cui nel matrimonio gli sposi devono poter tornare sempre alla origine, alla volontà del Creatore «in principio» perché lì, secondo le parole di Cristo, si trova la «realizzazione integrale del disegno di Dio».
In un momento storico nel quale la famiglia è oggetto di numerose forze che cercano di distruggerla o comunque di deformarla, la Chiesa, consapevole che il bene della società e di se stessa è profondamente legato al bene della famiglia, sente in modo più vivo e stringente la sua missione di proclamare a tutti il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia, assicurandone la piena vitalità e promozione umana e cristiana, e contribuendo così al rinnovamento della società e dello stesso Popolo di Dio.
Conoscere la situazione concreta delle famiglie
Poiché il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia riguarda l’uomo e la donna nella concretezza della loro esistenza quotidiana in determinate situazioni sociali e culturali, la Chiesa, per compiere il suo servizio, deve applicarsi a conoscere le situazioni entro le quali il matrimonio e la famiglia oggi si realizzano.
Questa conoscenza è, dunque, una imprescindibile esigenza dell’opera evangelizzatrice. E’, infatti, alle famiglie del nostro tempo che la Chiesa deve portare l’immutabile e sempre nuovo Vangelo di Gesù Cristo, così come sono le famiglie implicate nelle presenti condizioni del mondo che sono chiamate ad accogliere e a vivere il progetto di Dio che le riguarda.
Non solo, ma le richieste e gli appelli dello Spirito risuonano anche negli stessi avvenimenti della storia, e pertanto la Chiesa può essere guidata ad una intelligenza più profonda dell’inesauribile mistero del matrimonio e della famiglia anche dalle situazioni, domande, ansie e speranze dei giovani, degli sposi e dei genitori di oggi.
A ciò si deve aggiungere poi una ulteriore riflessione di particolare importanza nel tempo presente. Non raramente all’uomo e alla donna di oggi, in sincera e profonda ricerca di una risposta ai quotidiani e gravi problemi della loro vita matrimoniale e familiare, vengono offerte visioni e proposte anche seducenti, ma che compromettono in diversa misura la verità e la dignità della persona umana.
E’ un’offerta sostenuta spesso dalla potente e capillare organizzazione dei mezzi di comunicazione sociale, che mettono sottilmente in pericolo la libertà e la capacità di giudicare con obiettività. Molti sono già consapevoli di questo pericolo in cui versa la persona umana ed operano per la verità.
La Chiesa, col suo discernimento evangelico, si unisce ad essi, offrendo il proprio servizio alla verità, alla libertà e alla dignità di ogni uomo e di ogni donna.

Il discernimento evangelico
Il discernimento operato dalla Chiesa diventa l’offerta di un orientamento perché sia salvata e realizzata l’intera verità e la piena dignità del matrimonio e della famiglia. Esso è compiuto dal senso della fede, che è un dono che lo Spirito partecipa a tutti i fedeli, ed è, pertanto, opera di tutta la Chiesa, secondo le diversità dei vari doni e carismi che, insieme e secondo la responsabilità propria di ciascuno, cooperano per una più profonda intelligenza ed attuazione della Parola di Dio.
La Chiesa, dunque, non compie il proprio discernimento evangelico solo per mezzo dei Pastori, i quali insegnano in nome e col potere di Cristo, ma anche per mezzo dei laici: Cristo «li costituisce suoi testimoni e li provvede del senso della fede e della grazia della parola perché la forza del Vangelo risplenda nella vita quotidiana, familiare e sociale».
I laici, anzi, in ragione della loro particolare vocazione, hanno il compito specifico di interpretare alla luce di Cristo la storia di questo mondo, in quanto sono chiamati ad illuminare ed ordinare le realtà temporali secondo il disegno di Dio Creatore e Redentore.
Il «soprannaturale senso della fede» non consiste pero solamente o necessariamente nel consenso dei fedeli. La Chiesa, seguendo Cristo, cerca la verità, che non sempre coincide con l’opinione della maggioranza.
Ascolta la coscienza e non il potere ed in questo difende i poveri e i disprezzati. La Chiesa può apprezzare anche la ricerca sociologica e statistica, quando si rivela utile per cogliere il contesto storico nel quale l’azione pastorale deve svolgersi e per conoscere meglio la verità; tale ricerca sola, pero, non è da ritenersi senz’altro espressione del senso della fede.
Perché è compito del ministero apostolico di assicurare la permanenza della Chiesa nella verità di Cristo e di introdurvela più profondamente, i Pastori devono promuovere il senso della fede in tutti i fedeli, vagliare e giudicare autorevolmente la genuinità delle sue espressioni, educare i credenti a un discernimento evangelico sempre più maturo.
Per l’elaborazione di un autentico discernimento evangelico nelle varie situazioni e culture in cui l’uomo e la donna vivono il loro matrimonio e la loro vita familiare, gli sposi e i genitori cristiani possono e devono offrire un loro proprio e insostituibile contributo.
A questo li abilita il loro carisma o dono proprio, il dono del sacramento del matrimonio.
Luci e ombre della famiglia nel mondo contemporaneo
La situazione, in cui versa la famiglia, presenta aspetti positivi ed aspetti negativi: segno, gli uni, della salvezza di Cristo operante nel mondo; segno, gli altri, del rifiuto che l’uomo oppone all’amore di Dio.
Da una parte, infatti, vi è una coscienza più viva della libertà personale, e una maggiore attenzione alla qualità delle relazioni interpersonali nel matrimonio, alla promozione della dignità della donna, alla procreazione responsabile, alla educazione dei figli.
Vi è inoltre la coscienza della necessità che si sviluppino relazioni tra le famiglie per un reciproco aiuto spirituale e materiale, la riscoperta della missione ecclesiale propria della famiglia e della sua responsabilità per la costruzione di una società più giusta.
Dall’altra parte, tuttavia non mancano segni di preoccupante degradazione di alcuni valori fondamentali: una errata concezione teorica e pratica dell’indipendenza dei coniugi fra di loro; le gravi ambiguità circa il rapporto di autorità fra genitori e figli; le difficoltà concrete, che la famiglia spesso sperimenta nella trasmissione dei valori; il numero crescente dei divorzi; la piaga dell’aborto; il ricorso sempre più frequente alla sterilizzazione; l’instaurarsi di una vera e propria mentalità contraccettiva.
| Dimensioni positive | Criticità evidenziate |
|---|---|
| Maggiore coscienza della libertà personale | Errata concezione dell’indipendenza dei coniugi |
| Attenzione alle relazioni interpersonali | Ambiguità sull’autorità tra genitori e figli |
| Promozione della dignità della donna | Aumento dei divorzi |
| Educazione dei figli | Aborto, sterilizzazione e mentalità contraccettiva |
| Responsabilità della famiglia nella società | Difficoltà nella trasmissione dei valori |
Alla radice di questi fenomeni negativi sta spesso una corruzione dell’idea e dell’esperienza della libertà, concepita non come la capacità di realizzare la verità del progetto di Dio sul matrimonio e la famiglia, ma come autonoma forza di affermazione, non di rado contro gli altri, per il proprio egoistico benessere.
La situazione storica in cui vive la famiglia si presenta, dunque, come un insieme di luci e di ombre. Questo rivela che la storia non è semplicemente un progresso necessario verso il meglio, bensì un evento di libertà, ed anzi un combattimento fra libertà che si oppongono fra loro.
Ne consegue che solo l’educazione all’amore radicato nella fede può portare ad acquistare la capacità di interpretare «i segni dei tempi», che sono l’espressione storica di questo duplice amore.
Differenze tra contesti sociali ed economici
Merita la nostra attenzione anche il fatto che, nei Paesi del così detto Terzo Mondo, vengono spesso a mancare alle famiglie sia i fondamentali mezzi per la sopravvivenza, quali sono il cibo, il lavoro, l’abitazione, le medicine, sia le più elementari libertà.
Nei Paesi più ricchi, invece, l’eccessivo benessere e la mentalità consumistica, paradossalmente unita ad una certa angoscia e incertezza per il futuro, tolgono agli sposi la generosità e il coraggio di suscitare nuove vite umane: così la vita è spesso percepita non come una benedizione, ma come un pericolo da cui difendersi.
A ciò si aggiunga che mentre nei Paesi del benessere prevale quasi la paura nei confronti della vita, vista come un pericolo da evitare, nei Paesi del Terzo Mondo mancano i mezzi fondamentali per la sopravvivenza e i discorsi da rivolgere alle famiglie di quei luoghi non possono che essere completamente diversi rispetto a quelli dei Paesi Occidentali.
La coscienza dei fedeli e l’influsso della cultura
Vivendo in un mondo siffatto, sotto le pressioni derivanti soprattutto dai mass-media, non sempre i fedeli hanno saputo e sanno mantenersi immuni dall’oscurarsi dei valori fondamentali e porsi come coscienza critica di questa cultura familiare e come soggetti attivi della costruzione di un autentico umanesimo familiare.
Fra i segni più preoccupanti di questo fenomeno, i Padri Sinodali hanno sottolineato, in particolare, il diffondersi del divorzio e del ricorso ad una nuova unione da parte degli stessi fedeli, l’accettazione del matrimonio puramente civile, in contraddizione con la vocazione dei battezzati a «sposarsi nel Signore».
Tra gli altri elementi indicati vi sono la celebrazione del matrimonio sacramento senza una fede viva, ma per altri motivi, e il rifiuto delle norme morali che guidano e promuovono l’esercizio umano e cristiano della sessualità nel matrimonio.
Conversione, cultura e inculturazione
In questo contesto così variegato, il Papa, che deve tener conto di dover parlare al mondo intero, non rinuncia a richiamare tutti ad un esame di coscienza, che faccia riscoprire il primato dei valori morali.
In quest’ottica l’invito è ad una sempre rinnovata conversione, non estemporanea, non una volta per tutte, ma in un «processo dinamico che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio».
Un processo questo che si deve avvalere anche del metodo dell’inculturazione, quel principio, affermato dal Concilio, secondo il quale la Chiesa potrà camminare verso una conoscenza sempre più completa della verità acquisendo da tutte le culture quei germi di sapere che contribuiscono a esprimere le inesauribili ricchezze di Cristo.
Si pone così a tutta la Chiesa il compito di una riflessione e di un impegno assai profondi, perché la nuova cultura emergente sia intimamente evangelizzata, siano riconosciuti i veri valori, siano difesi i diritti dell’uomo e della donna e sia promossa la giustizia nelle strutture stesse della società.
In tal modo il «nuovo umanesimo» non distoglierà gli uomini dal loro rapporto con Dio, ma ve li condurrà più pienamente. Nella costruzione di tale umanesimo, la scienza e le sue applicazioni tecniche offrono nuove ed immense possibilità.
Tuttavia, la scienza, in conseguenza di scelte politiche che ne decidono la direzione di ricerca e le applicazioni, viene spesso usata contro il suo significato originario, la promozione della persona umana.
Il fondamento antropologico e teologico del matrimonio
La seconda parte introduce poi immediatamente nel nucleo del tema, cioè nella questione del fondamento e della natura del matrimonio e della famiglia. Per il Papa il matrimonio monogamo non è una costruzione sociologica casuale che si sarebbe formata da una qualche situazione di potere e di autorità e dalle strutture economiche che la sostengono, e che sarebbe poi anche dissolubile con essa.
L’opzione della fede cristiana è esattamente l’opposto: il senso è l’onnipotenza e quindi l’uomo deve essere inteso partendo da li, dal senso creativo che chiamiamo Dio.
L’unione dell’uomo e della donna non è una cosa accidentale - è invece il veicolo del suo futuro; è la premessa della sua stessa esistenza e di ogni nuova vita umana.
Perciò la questione del giusto rapporto tra uomo e donna, che abbraccia nello stesso tempo il tema della famiglia, affonda le sue radici fin dentro l’essenza più profonda dell’uomo e può avere una risposta solo da qui.
Non può essere scissa dall’antico quesito dell’uomo su se stesso: Chi sono? Cosa è l’uomo? Questo quesito a sua volta, dopo le considerazioni precedenti, non può essere scisso dal problema di Dio.
La risposta della Bibbia al quesito sull’uomo, partendo dal quale il Papa sviluppa la sua visione, associa la teologia e l’antropologia nell’affermazione: L’uomo è l’immagine di Dio.
Dio stesso è amore, e perché è amore è anche un essere che è relazione. Procede dall’amore, e verso l’amore.
La vocazione all’amore è ciò che fa dell’uomo essenzialmente l’immagine di Dio. Egli è immagine di Dio nella misura in cui può amare; diventa simile a Dio nella misura in cui diventa qualcuno che ama.
Persona, corpo e sessualità
L’esortazione apostolica designa l’uomo come spirito nella carne, ossia: come anima che si esprime nel corpo, e come corpo che è vivificato da uno spirito immortale.
Poiché l’uomo è una idea creativa unica di Dio, anche il suo corpo ha un carattere teologico. Il dominio dello spirito e della ragione sulla materialità, di cui abbiamo parlato in precedenza, determina non una svalutazione della materia ma conferisce ad entrambe un significato positivo e rappresenta una vera promozione anche del corpo.
Significa infatti che il corpo non è puramente e semplicemente corpo e che il «biologico» nell’uomo non è puramente e semplicemente il biologico, ma è proprio espressione e compimento dell’essere uomini.
Questo significa anche che il sessuale nell’uomo non si trova accanto alla sua personalità ma appartiene ad essa. Solo quando la persona ha accettato il proprio corpo anche nella sua sessualità, essa si è trovata come persona; solo quando il sessuale si è integrato nel personale, esso riesce a dare a se stesso un senso.
Di qui si comprende allora la frase: «La donazione fisica totale sarebbe menzogna se non fosse segno e frutto della donazione personale totale, nella quale tutta la persona, anche nella sua dimensione temporale, è presente».
Il consenso matrimoniale, la fedeltà e la responsabilità
La totalità dell’uomo include la dimensione del tempo. D’altra parte il «sì» di un uomo è contemporaneamente un andare oltre il suo tempo.
Nella sua interezza, il «sì» significa: sempre. Costituisce lo spazio della fedeltà.
Solo in esso può crescere quella fede che dà un futuro e fa sì che i figli, frutto dell’amore, credano nell’uomo. La libertà del «sì» diventa qui percettibile come libertà di fronte al definitivo.
La possibilità massima della libertà non è il piacere ininterrotto, che è nello stesso tempo assenza di decisione; la libertà appare come capacità di volgersi alla verità, e solo allora ha un senso.
È dunque capacità di volgersi al definitivo, capacità di decisione, che dona se stessa e solo nel donarsi si ritrova.
Con la dimensione temporale della libertà - il sì come fede - diventa evidente anche la sua configurazione sociale: il «sì» personale di due persone l’una nei confronti dell’altra dischiude uno spazio per il futuro, per l’umanità, che nello stesso tempo è destinato al dono di una nuova vita.
Questo «sì» personale è quindi nello stesso tempo un «sì» pubblicamente responsabile, con il quale l’uomo si inserisce nella responsabilità dell’umanità e nella responsabilità pubblica della fedeltà.
L’istituzione matrimoniale - così si esprime il Papa - non è una indebita ingerenza della società o dell’autorità, né imposizione estrinseca di una forma, ma esigenza interiore del patto d’amore coniugale.
Il matrimonio nella storia della salvezza
Dalla questione dell’essenza del matrimonio, che affonda qui le sue radici nella questione della verità dell’uomo, l’esortazione apostolica sviluppa poi la questione dell’attuazione di questa verità nella storia della salvezza, la quale appare quindi come storia dell’uomo con la verità di Dio e di conseguenza anche come storia della libertà.
Il punto centrale di questa storia è l’alleanza, ossia la comunione d’amore tra Dio e gli uomini. Al centro della storia della rivelazione si trova la parola «Dio ama il suo popolo».
Se tuttavia la rivelazione biblica è fondamentalmente espressione di una storia d’amore, una storia d’alleanza, la storia dell’alleanza di Dio con gli uomini, diventa chiaro che la storia umana dell’amore e dell’unione, l’alleanza del matrimonio, riflette come in uno specchio questo mistero.
Il matrimonio è «simbolo reale dell’evento della salvezza», dice l’esortazione. Il fatto inesprimibile, l’amore di Dio per gli uomini, riceve la sua forma linguistica dal vocabolario di matrimonio e famiglia, in positivo e in negativo.
Israele è la casa, ossia la famiglia di Dio; il volgersi di Dio al suo popolo viene presentato nel linguaggio dell’amore nuziale; per contro l’infedeltà di Israele, la sua idolatria, è designata come adulterio e prostituzione.
La sacramentalità del matrimonio
Comunque solo l’alleanza definitiva di Dio con gli uomini, che viene creduta e riconosciuta nell’assunzione della natura umana da parte di Gesù Cristo, ha potuto mettere interamente in luce il matrimonio definitivamente uno e indissolubile.
Con queste considerazioni siamo stati introdotti quasi automaticamente attraverso l’Antico Testamento in quello Nuovo, dal «simbolo reale» al sacramento.
La fede in Gesù Cristo consegue dalla logica interna dell’Antico Testamento: Dio radicalizza il suo amore fino all’unione fisica con l’uomo - diventa Egli stesso nel Suo Figlio «carne».
In questo modo l’amore di Dio è entrato in una unione finale che è irreversibile e definitiva. In questo modo viene tracciata anche per l’amore umano la sua forma definitiva, che è il volgersi nel più profondo dell’essere alla «verità del principio»; non aliena l’uomo, ma lo libera dalle alienazioni della sua storia per portarlo alla logica della creazione.
Il concetto di sacramentalità del matrimonio è innestato in questa problematica e quindi non è soltanto una particolare dottrina della Chiesa che non riguarda l’insieme degli uomini.
Dove il Creatore si manifesta come colui che ama, la natura non viene violentata, ma proprio qui sorge la possibilità «di un ritorno al principio».
La sacramentalità del matrimonio significa allora che il dono della creazione è diventato grazia di redenzione, e che attraverso la grazia della redenzione la creazione è stata restaurata.
Il segno della creazione è il segno dell’alleanza; non si trova accanto all’alleanza, perché questa non è posta esternamente sulla creazione, ma è entrata in essa, nel suo più intimo.
Memoria, compimento e profezia
Il Papa chiarisce distintamente che per questo sacramento sono valide oggi le tre dimensioni presenti in ogni sacramento: memoria, compimento e profezia.
Vuole dire che proviene dall’origine della storia della salvezza e dal suo nucleo centrale - la vita, la passione e morte di Gesù Cristo nella storia.
Esso «ricorda», ma non semplicemente in pensieri e parole; ci collega realmente a questa storia di Dio con gli uomini e ci introduce in essa.
Nel fare questo, ciò che viene ricordato diventa presente. Ricordo vuole dire speranza.
È certezza della fedeltà irrevocabile di Dio. Rende possibile il rischio del futuro sulla terra dalla certezza del futuro eterno.
L’approfondimento centrale della rivelazione vetero-testamentaria era stato da noi sperimentato dall’inizio nell’incarnazione - Dio si allea agli uomini anche con il suo essere.
Dobbiamo ora aggiungere questo: l’incarnazione rivela il suo vero significato nella croce. Amore è donazione di sé; non può esistere se vuole sottrarsi alla croce.
Il divorzio e le nuove unioni
L’esperienza quotidiana mostra, purtroppo, che chi ha fatto ricorso al divorzio ha per lo più in vista il passaggio ad una nuova unione, ovviamente non col rito religioso cattolico.
Poiché si tratta di una piaga che va, al pari delle altre, intaccando sempre più largamente anche gli ambienti cattolici, il problema dev’essere affrontato con premura indilazionabile. I Padri Sinodali l’hanno espressamente studiato.
La Chiesa, infatti, istituita per condurre a salvezza tutti gli uomini e soprattutto i battezzati, non può abbandonare a se stessi coloro che - già congiunti col vincolo matrimoniale sacramentale - hanno cercato di passare a nuove nozze.
Perciò si sforzerà, senza stancarsi, di mettere a loro disposizione i suoi mezzi di salvezza.
Sappiano i pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni. C’è infatti differenza tra quanti sinceramente si sono sforzati di salvare il primo matrimonio e sono stati abbandonati del tutto ingiustamente, e quanti per loro grave colpa hanno distrutto un matrimonio canonicamente valido.
Ci sono infine coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell’educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido.
L’accompagnamento pastorale dei divorziati risposati
Insieme col Sinodo, esorto caldamente i pastori e l’intera comunità dei fedeli affinché aiutino i divorziati procurando con sollecita carità che non si considerino separati dalla Chiesa, potendo e anzi dovendo, in quanto battezzati, partecipare alla sua vita.
Siano esortati ad ascoltare la Parola di Dio, a frequentare il sacrificio della Messa, a perseverare nella preghiera, a dare incremento alle opere di carità e alle iniziative della comunità in favore della giustizia, a educare i figli nella fede cristiana, a coltivare lo spirito e le opere di penitenza per implorare così, di giorno in giorno, la grazia di Dio.
La Chiesa preghi per loro, li incoraggi, si dimostri madre misericordiosa e così li sostenga nella fede e nella speranza.
Agendo in tal modo, la Chiesa professa la propria fedeltà a Cristo e alla sua verità; nello stesso tempo si comporta con animo materno verso questi suoi figli, specialmente verso coloro che, senza loro colpa, sono stati abbandonati dal loro coniuge legittimo.
Con ferma fiducia essa crede che, anche quanti si sono allontanati dal comandamento del Signore ed in tale stato tuttora vivono, potranno ottenere da Dio la grazia della conversione e della salvezza, se avranno perseverato nella preghiera, nella penitenza e nella carità.
La comunione eucaristica e l’indissolubilità
La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati.
Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia.
C’è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all’Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio.
La riconciliazione nel sacramento della penitenza - che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico - può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio.
Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad esempio, l’educazione dei figli - non possono soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi».
Le cerimonie per le nuove unioni
Similmente il rispetto dovuto sia al sacramento del matrimonio sia agli stessi coniugi e ai loro familiari, sia ancora alla comunità dei fedeli proibisce ad ogni pastore, per qualsiasi motivo o pretesto anche pastorale, di porre in atto, a favore dei divorziati che si risposano, cerimonie di qualsiasi genere.
Queste, infatti, darebbero l’impressione della celebrazione di nuove nozze sacramentali valide e indurrebbero conseguentemente in errore circa l’indissolubilità del matrimonio validamente contratto.
Santo Papa Giovanni Paolo II e Papa Benedetto || La famiglia cristiana
Collocazione nel magistero sulla famiglia
Familiaris consortio è un pilastro del magistero sul matrimonio che Giovanni Paolo II scrisse a seguito del Sinodo dei Vescovi, dedicato allo stesso argomento che si tenne a Roma dal 25 settembre al 25 ottobre del 1980.
Questo, dunque, l’intento della esortazione apostolica che andremo a leggere in alcuni suoi passi, consapevoli che essa è una pietra miliare della dottrina e della pastorale famigliare e si colloca come architrave tra l’enciclica Humanae Vitae che abbiamo già visitato e la più recente esortazione apostolica Amoris Laetitia scritta da papa Francesco nel 2016 anch’essa all’indomani di un altro sinodo sulla famiglia.
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