Santo Pietro Belvedere: la Cabina del Vento di Capannoli

Tra le colline della Valdera c’è un telefono che non squilla e non riceve chiamate. Si trova a Santo Pietro Belvedere, frazione di Capannoli, in provincia di Pisa, dentro una piccola cabina bianca sistemata su un poggio del Podere Tegolaja.

La cornetta non è collegata a nessuna linea: chi arriva fin quassù può alzarla, parlare e affidare al vento parole rivolte a una persona che non c’è più, oppure semplicemente restare in silenzio. È il Telefono del Vento, conosciuto anche come Cabina del Vento, inaugurato il 21 dicembre 2023.

Cabina bianca del vento a Santo Pietro Belvedere

Che cos’è la Cabina del Vento

Questo telefono del vento è una installazione che combina arte e natura e che invita le persone ad affidare al vento le parole, i pensieri, i sogni in modo che possano raggiungere le persone che non ci sono più ma anche a chiunque sarà disponibile ad ascoltare questi messaggi. La cabina è stata inaugurata lo scorso 21 dicembre, nella giornata del solstizio d’inverno, ma il progetto viene da più lontano.

La cabina non è collegata a nessuna linea: chi arriva fin quassù può alzarla, parlare e affidare al vento parole rivolte a una persona che non c’è più, oppure semplicemente restare in silenzio. Dentro non c’è molto. Un apparecchio telefonico, una mensola, un quaderno.

Ed è proprio l’assenza di tecnologia a dare senso al luogo. Non ci sono numeri da comporre né qualcuno dall’altra parte che possa rispondere. La conversazione è affidata a chi entra nella cabina: può essere un saluto, una frase rimasta sospesa, un ricordo, una confessione o qualcosa che per anni non si è riusciti a dire.

La Cabina del Vento non stabilisce un rito né indica come debba essere usata. Non è necessario arrivare con una storia da raccontare. C’è chi prende in mano la cornetta, chi scrive sul quaderno e chi osserva soltanto la campagna.

Dove si trova il Telefono del Vento

La Cabina del Vento si trova sul poggio più alto del Podere Tegolaja, a Santo Pietro Belvedere, nel Comune di Capannoli, in provincia di Pisa. Sorge su un terreno privato dell’azienda agricola, ma è accessibile al pubblico.

Dal parcheggio del cimitero di Santo Pietro sono pochi minuti a piedi. Una piccola salita ed eccolo lì: il Telefono del vento di Capannoli.

Se vuoi visitarla e concederti qualche minuto per parlare con i defunti basta che lasci l’auto al cimitero di Santo Pietro e percorri un piccolo sentiero. Pochi minuti a piedi e sarai arrivato.

Un sentiero conduce alla sommità della collina, da cui lo sguardo raggiunge la Valdera, gli Appennini e, nelle giornate più limpide, il mare. Intorno alla cabina ci sono campi, olivi e vigneti, mentre il vento è una presenza frequente sulla sommità della collina.

Panorama della Valdera dalla collina

La struttura della cabina

Bianco, come quello di Otsuchi; i vetri, invece, più ampi per permettere al visitatore di godere appieno del paesaggio di Santo Pietro, Capannoli e tutta la Valdera.

Si tratta di una cabina telefonica non funzionante di colore bianco con ampi vetri posizionata su di una collina dove intorno non esiste alcuna abitazione, ma solamente verde permettendo a chi si trova in questo posto di respirare assoluta pace e tranquillità.

Il progetto porta la firma del fotografo Marco Vanni, che propose l’idea ai titolari del Podere Tegolaja. La struttura è stata disegnata da Matteo Bagnoli e realizzata dal falegname Romeo Gorini.

Nella cabina, oltre al telefono, è presente un quaderno già ricchissimo delle dediche lasciate dai tantissimi visitatori che sono arrivati qui al telefono del vento, non solo dalla Toscana ma da tutta Italia.

Sul quaderno restano invece tracce concrete del passaggio dei visitatori. Firme, pensieri, poesie e messaggi si sono accumulati nel tempo, tanto che, a un anno dall’apertura, Marco Vanni ha lavorato a un progetto per trasformare parte di quelle testimonianze in un podcast.

Come si usa il telefono

Si tratta di un’installazione che permette alle persone di parlare liberamente con i propri cari che sono venuti a mancare e lo si può fare esprimendo i propri pensieri a voce alta. Il panorama che circonda questa cabina invita a meditare e a riflettere e la gente si lascia andare liberando i pensieri tristi e il desiderio di raccontare ancora una volta qualcosa alla persona che non potrà mai più vedere.

Le parole non raggiungono una rete, non chiedono risposta. Restano per qualche istante dentro una cabina bianca e poi, almeno idealmente, prendono la strada del vento.

La cabina è uno spazio dove poter affidare al vento i pensieri, le angosce, i desideri certi che qualcuno in qualche parte del mondo possa riceverle, o perché no le parole che avremmo voluto dire e non lo abbiamo fatto alle persone che non ci sono più.

Ma è ancora tanto altro. Il telefono è libertà, collocato in un luogo evocativo, dove si vedono il mare e i monti, e ognuno può scrivere o parlare senza paura di essere giudicato.

Un luogo per il ricordo e la meditazione

Per Marco Vanni il telefono del vento “non è solo per parlare con chi non c’è più. La mia idea era di ricreare un punto di meditazione, un luogo dove poter affidare al vento i nostri pensieri, le nostre angosce, i nostri desideri, urlare al vento le nostre emozioni perché il vento non le giudica anzi le prende e le trasporta ovunque”.

Serve a parlare, simbolicamente, con le persone scomparse, ma non solo: chi si avventura su quel colle - e sono in tanti a farlo - lancia messaggi ai propri cari vicini e lontani ma usa quella cabina in modo catartico, per fare una specie di autoanalisi in piccolo e meditare.

È un luogo del ricordo, che ti avvicina ai defunti ma ti fa sentire anche più che mai vivo, da condividere con chi ami. Il panorama che circonda questa cabina invita a meditare e a riflettere.

Non è necessario arrivare con una storia da raccontare. C’è chi prende in mano la cornetta, chi scrive sul quaderno e chi osserva soltanto la campagna.

Il significato del vento

“Al vento puoi affidare tante cose, non solo parole per chi non c’è più ma anche per chi ancora non hai conosciuto, qualcuno o qualcosa che ti manca. Il vento cambia le sorti, il tempo, trasporta il polline e impollina i fiori. Quindi è vita. Ma è anche quello che distrugge e porta lontano le voci: se urli a favore di vento, la tua voce arriva più lontano. E può anche tornare indietro, così da metterti in contatto con te stesso”.

“I suoni qui sono diversi da quelli della città perché sono i suoni della vita da cui noi veniamo e di cui facciamo parte”, racconta Marco Vanni, fotografo di matrimoni in pensione e ideatore dell’installazione che ha chiamato “Dillo al vento”.

In questa natura filtrata la donna inizia a sentire qualcosa. Così, ad alta voce, racconta alla madre di quando stava in ospedale e le diceva che andava tutto bene anche se non era vero, le racconta della nipote, del fratello, le dice tutto.

Al tramonto, rimasto solo, sono l’ultimo ad entrare. Sollevo il ricevitore. Pronuncio tre volte lo stesso nome. Alla terza volta le luci nella cabina, sopra la mia testa, si accendono come un “Sì?”.

L’origine giapponese del Telefono del Vento

Il primo Kaze no Denwa, il telefono del vento, nacque nel 2010 a Ōtsuchi, nella prefettura giapponese di Iwate. Itaru Sasaki, designer di giardini, installò nel proprio giardino una cabina con un telefono non funzionante dopo la morte di un cugino, per continuare simbolicamente a rivolgergli le proprie parole.

È il dicembre 2010 quando Itaru Sasaki, che di professione progetta giardini, perde il cugino al termine di una di quelle terribili malattie che non lasciano scampo. Il dolore immenso, il senso di vuoto che dà le vertigini.

A differenza di tanti altri però Sasaki riesce nella rara impresa di trasformare il dolore in poesia: installa nel proprio giardino una vecchia cabina telefonica in legno bianco e pannelli di vetro; al suo interno, su una mensola, un telefono nero. Scollegato da tutto.

“Poiché i miei pensieri non potevano essere trasmessi su una normale linea telefonica”, dirà Sasaki in un’intervista a Bloomberg News, “Volli che fossero portati dal vento”.

Nasce così il Telefono del vento, dalla necessità di mantenere il contatto con i cari che non ci sono più. Nessuna connotazione religiosa specifica, solo il bisogno, umano, di continuare a parlare alle persone che abbiamo amato ma che ci hanno lasciato troppo presto.

Telefono del vento originale a Otsuchi

Il terremoto e lo tsunami del 2011

L’anno seguente il terremoto e lo tsunami dell’11 marzo 2011 devastarono la regione del Tōhoku e colpirono duramente anche Ōtsuchi. La cabina venne allora aperta ad altre persone e divenne un luogo legato all’elaborazione della perdita.

L’11 marzo 2011, a poco più di un anno dalla nascita del Telefono del vento, il Giappone viene sconvolto da un terremoto di magnitudo 9.0, a cui segue uno tsunami che causa in tutto il Paese oltre 15.000 vittime. 1.200 di queste solo a Otsuchi, circa il 10% della popolazione locale.

Da quel giorno, Sasaki decide di aprire al pubblico il Telefono del vento e permettere a tutti quanti hanno perso un caro nella tragedia di continuare a comunicare.

Ad oggi sono oltre 30mila i visitatori che si recano in Giappone per visitare la silenziosa cabina e, grazie a una raccolta fondi, Sasaki ha potuto sostituire la struttura originale, rovinatasi con l’esposizione agli agenti atmosferici, con una in alluminio.

Da allora l’idea è stata esportata in tutto il mondo: da Oakland in California fino a Dublino, con anche alcune repliche in Italia, dal Piemonte alla Liguria fino a questa tutta toscana.

Dalla cabina giapponese a Capannoli

Marco Vanni, fotografo, ha infatti esportato questa idea dal Giappone. Tornando alla cabina di Capannoli, erano anni che Marco Vanni voleva replicare questa iniziativa qui in Toscana.

Il progetto si è poi concretizzato a novembre scorso con la disponibilità dei titolari del Podere Tegolaja, azienda agricola di Santo Pietro Belvedere, che hanno messo a disposizione lo spazio su una collina.

All’idea si è aggiunto il lavoro del falegname Romeo Gorini e con il disegno di Matteo Bagnoli così la cabina telefonica ha preso forma.

“Ho scoperto questa iniziativa nata in Giappone e ne sono rimasto affascinato”, ha dichiarato a La Nazione Marco Vanni, fotografo e mente dietro il Telefono del vento nelle Terre di Pisa, “Si possono affidare le proprie parole al vento, certi che qualcuno in qualche parte del mondo possa riceverle”.

Il progetto, inaugurato il 21 dicembre 2023, porta la firma del fotografo Marco Vanni e ha obiettivo di creare un punto di meditazione, “un luogo dove poter affidare al vento i nostri pensieri, le nostre angosce e i nostri desideri, certi che qualcuno in qualche parte del mondo possa riceverli”, spiega in un’intervista al TGR Toscana.

Perché l’inaugurazione è avvenuta il 21 dicembre

Per l’inaugurazione è stata scelta una data non casuale: il 21 dicembre 2023, il giorno del solstizio d’inverno, il giorno in cui la luce ha la meglio sulle tenebre e le giornate tornano ad allungarsi.

È stata inaugurata il 21 dicembre 2023, una data non casuale poiché si tratta del solstizio di inverno quando le giornate tornano ad allungarsi e le ore di sole luce crescono.

Come se non bastasse, nel Telefono del vento di Capannoli si entra da est verso ovest, si entra con l’alba e con il sole che illumina un giorno nuovo. Reale e metaforico.

La cabina ha inaugurato il 21 dicembre scorso, “ci tenevo fosse nel giorno del solstizio d’inverno, perché rappresenta il passaggio da una stagione all’altra”.

Il percorso nella natura

Il Telefono del vento di Capannoli, che sorge su una collina di proprietà dell’azienda agricola Tegolaja di Capannoli, sarà solo il primo di una serie di progetti legati a questa porzione di Terre di Pisa.

Per la primavera 2024 è infatti in programma la realizzazione di un sentiero che conduce al Telefono del vento attraverso un bosco di querce, allori e acacie; e l’installazione di una panchina gigante per permettere al visitatore di godersi il panorama.

Per raggiungere la cabina si attraversa un bosco di querce, allori e acacie e, alla fine del sentiero, c’è una grande panchina per dare a tutti l’opportunità di godersi il panorama sulla campagna toscana, cullati dal vento.

Il prossimo passo sarà quello di collegare il posto dove sorge la cabina alle strade bianche che qui arrivano. Già ce ne sono che legano la zona a Peccioli, a Terricciola e a Camugliano.

Si tratta di riqualificarle e introdurle in un progetto di più ampio respiro che ha l’obiettivo di inserire il colle nei percorsi che consentono di scoprire le bellezze paesaggiste e naturali della Valdera.

Perché raggiungere il telefono camminando assume anche altri significati. La fatica apre l’anima, i tratti che si percorrono sono propedeutici alla riflessione, alla ricerca di se stessi, nel silenzio, a contatto con il verde e l’immensità.

Sentiero nel bosco verso la Cabina del Vento

Panorama e rapporto con il territorio

Il Telefono del vento di Capannoli affaccia sulla Valdera. Il panorama che circonda questa cabina invita a meditare e a riflettere.

È su un colle alto qualche decina di metri, sul terreno privato dell’azienda agricola Podere Tegolaja, però accessibile a tutti, di notte così come di giorno, da dove si vedono tutti i paesini circostanti.

La magia della campagna, un’installazione che combina arte e ambiente e che crea un’esperienza sensoriale unica.

Lo spazio, inoltre, si presta per sua natura ad attività di wellness o culturali in genere. Insomma, un altro piccolo, prezioso gioiello made in Terre di Pisa.

È un modo per continuare a scommettere sulla crescita culturale e turistica di questo posto ma pure dell’intera Valdera e per offrire gioia e serenità.

Un luogo senza tecnologia

In un tempo in cui quasi ogni comunicazione passa da uno schermo e lascia una traccia digitale, su questa collina accade l’opposto: un telefono scollegato permette di parlare senza che nulla venga trasmesso.

Nell’era degli smartphone sembra quasi impossibile pensare che una volta si andava in giro con un gettone in tasca oppure con una scheda telefonica prepagata per potersi fermare in una cabina e chiamare. Invece era proprio così ed era pure normale.

La Cabina del Vento capovolge però la funzione abituale del telefono. Non mette in contatto due apparecchi e non trasmette una voce attraverso una rete: offre piuttosto un luogo appartato nel quale pronunciare parole che non trovano più un destinatario concreto.

Il principio è più semplice: creare uno spazio fisico in cui concedersi il tempo di pronunciare ciò che nella vita quotidiana rimane spesso trattenuto.

Le testimonianze dei visitatori

Una donna sale una collina di Santo Pietro Belvedere, nella frazione di Capannoli, in provincia di Pisa. S’incammina verso la cima dove, miraggio, c’è una cabina telefonica.

Entra e riprende fiato. Alza la cornetta di un telefono, modello anni 60 e dice: «Pronto, mamma?». Dall’altra parte risponde il vento che, entrando e uscendo dai piccoli buchi del ricevitore, porta con sé il verso di un tordo, il fruscio delle foglie di un ulivo e diventa un sibilo fantasma.

Dopo 20 minuti la saluta: «Spero che tu sia nel vento vicino e abbia sentito ciò che ti ho detto, ciao». Uscita dalla cabina, raggiunge la sorella, che a sua volta sale verso la cabina.

Una donna è qui per lanciare al vento un’imprecazione al marito che se n’è andato: «Mica in cielo, con una più giovane». Ognuno dice la sua.

Più tardi il discorso si sposta sulle gare motociclistiche nell’Argentina anni 80, le faceva un marito che ha accompagnato qui la moglie per parlare con i genitori scomparsi in un incidente.

Un uomo entra nella cabina con il cane, due donne ricordano il cane scomparso. Un 36enne, che ha perso la madre quando ne aveva 12, osserva la cabina dall’esterno e dice che dopo anni di parole al muro non ha bisogno di un telefono.

«Uno può anche farlo a casa», osserva una donna, «ma qui c’è il sentiero da prendere, un percorso da fare e quando arrivi sembra sia più possibile».

Il quaderno e le parole lasciate sul posto

Qualche notte fa la pioggia si è riversata un po’ sulle pagine del libro degli ospiti. Le parole si leggono ancora tutte, ma l’inchiostro le lega l’una all’altra come fossero una voce unica.

«Spero tu sia orgoglioso di me. Sono cambiate tante cose da quando non ci sei, ma so che lo sai. Non sono riuscito a proteggerti come meritavi. Non ti capisco. Non avere paura, non preoccuparti per me. Ciao sorelle non vi ho mai conosciute. Ti voglio bene lo stesso.»

«Spero che mi perdoni sto pagando per quello che ho fatto e migliorerò te lo prometto, p.s. fumo ancora le canne. Io non so chi abbia fatto in modo che io e tuo figlio ci incontrassimo ma mi prenderò sempre cura di lui.»

«Perché questa cosa è successa a me che non ho nemmeno 14 anni? Ti ho chiamato ma non mi hai risposto. Sto ancora parlando con te perché non ho la forza di riattaccare».

Un progetto aperto a sviluppi futuri

Il Telefono del vento di Capannoli sarà solo il primo di una serie di progetti legati a questa porzione di Terre di Pisa.

La proposta di installare una panchina gigante vicino alla cabina con il telefono del vento è stata accolta.

A giorni sarà installata a metà del tragitto che porta alla cabina una struttura bianca, utilizzabile per meditare, fare yoga, ricreare un’atmosfera olistica, da chiunque ne abbia intenzione.

Lo spazio, inoltre, si presta per sua natura ad attività di wellness o culturali in genere.

Il terreno è di proprietà di un’azienda agricola che lo ha donato a quest’idea.

Il Telefono del Vento e le altre repliche

Da allora l’idea è stata esportata in tutto il mondo: da Oakland in California fino a Dublino, con anche alcune repliche in Italia, dal Piemonte alla Liguria fino a questa tutta toscana.

Marco Vanni cita le altre cabine del vento presenti in Italia: «Sono tre e due sono telefoni collegati ad alberi. Si trovano a Bergamo, a Genova e a Barone Canavese, provincia di Torino. In primavera mi piacerebbe andare a visitarle».

Esiste un telefono senza fili che unisce il Giappone al borgo toscano di Capannoli e a Treviso. Si chiama Telefono del vento e consiste in una cabina di legno bianca con pannelli di vetro, con dentro una vecchia cornetta scollegata dalla linea che permette a chiunque voglia di mettersi in contatto con sé e con chi non c’è più.

Questo progetto è stato poi d’ispirazione per il romanzo del 2020 di Laura Imai Messina “Quel che affidiamo al vento”.

Il Telefono del Vento di Treviso

A seguito di un intervento di riqualificazione condotto da Bam! eventi d’arte, i giardini di Sant’Andrea a Treviso sono stati restituiti al pubblico con installazioni, opere d’arte e aree attrezzate nell’ambito del progetto In Luce, a cura di Giulia Abate e Cesare Biasini Selvaggi, e inaugurato il 21 giugno.

Oltre ad essere diventato teatro di mostre, rassegne ed eventi, il giardino ospiterà anche un Telefono del vento con tanto di cornetta vecchio stile e un taccuino dove chi vorrà potrà appuntare i propri pensieri.

Ma a contraddistinguere il box di Treviso sono le otto poesie inedite scritte sui pannelli di vetro e di legno dal Poeta della Serra, che invitano il pubblico ad entrare ed esprimersi senza filtri.

tags: #santo #pietro #belvedere #cabina #del #vento