La Basilica-Santuario dei Santi Medici di Bitonto custodisce le reliquie delle braccia e delle mani dei santi Cosma e Damiano, conservate in un reliquiario d’argento a forma di braccio collocato nella nicchia sotto l’altare maggiore. La presenza delle reliquie in città è documentata almeno dal 1572, durante la visita pastorale di monsignor Cornelio Musso, anche se la venerazione dei due taumaturghi è attestata da testimonianze iconografiche risalenti al XIV secolo.
Le reliquie, le statue dei Santi Medici e la Basilica costituiscono il centro di una devozione che unisce storia religiosa, memoria cittadina, pellegrinaggio e opere di solidarietà. Il culto raggiunge i momenti più intensi il 26 settembre, festa liturgica dei Santi Cosma e Damiano, e durante la festa esterna della terza domenica di ottobre, quando si svolge la tradizionale processione dell’“intorciata”.
Quali reliquie dei Santi Medici sono conservate a Bitonto
Oggetto del culto sono frammenti delle ossa delle braccia di san Cosma e san Damiano e due statue che li raffigurano. La Basilica bitontina possiede la reliquia delle braccia dei Santi Cosma e Damiano, custodita in apposito reliquiario in argento dorato posto ai piedi dell’altare maggiore.
In una nicchia sull’altare sono invece situate le reliquie delle braccia e le mani dei santi. Oggi il prezioso manufatto è conservato nella nicchia sotto l’altare maggiore della Basilica-Santuario dei Santi Medici, dove è oggetto di costante venerazione.
La traslazione delle reliquie a Bitonto risale alla metà del Cinquecento in seguito alla donazione da parte del pontefice Paolo III al vescovo Antonio Musso. Il primo documento che attesta la presenza della reliquia è del 1572, data di svolgimento della Visita Pastorale di Mons. Musso.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Reliquie | Frammenti delle ossa delle braccia e delle mani dei Santi Cosma e Damiano |
| Prima attestazione documentaria | 1572, visita pastorale di monsignor Cornelio Musso |
| Reliquiario attuale | Manufatto d’argento a forma di braccio |
| Donatori | Girolamo Rogadeo e Maria Sylos Calò |
| Anno dell’offerta | 1877 |
| Collocazione | Nicchia sotto l’altare maggiore della Basilica-Santuario |

Il reliquiario d’argento del 1877
L’attuale reliquiario, rifacimento ottocentesco del precedente, fu donato nel 1877 come ex voto dai nobili Geronimo Rogadeo e Maria Sylos, appartenenti a due illustri famiglie locali. È realizzato in argento e ha la forma di un braccio con la mano benedicente e due finestrelle che custodiscono i frammenti sacri, accompagnati dai nomi dei due santi.
Secondo una ricostruzione dello studioso bitontino Nicola Pice, il reliquiario sarebbe stato realizzato a Napoli, probabilmente dal celebre artigiano Gennaro Panne, come testimonierebbe il punzone “G.P.” inciso sulla base.
Il reliquiario rende visibile la natura delle reliquie e richiama l’identità dei due santi, venerati dalla tradizione cristiana come medici e taumaturghi. La forma del braccio e la mano benedicente collegano il contenitore sacro alla memoria concreta dei martiri e alla loro intercessione invocata dai fedeli.
La prima attestazione del 1572
La presenza delle reliquie dei Santi Cosma e Damiano in Bitonto, documentata già dalla visita pastorale di Mons. Musso del 1572, richiama numerosi fedeli e pellegrini. La visita pastorale del vescovo Cornelio Musso menzionò l’esistenza di un reliquiario contenente le ossa dei martiri.
In quel periodo le reliquie erano custodite nella chiesa dei Santi Medici, allora attigua alla chiesa di San Giorgio, nel centro antico di Bitonto. La chiesa oggi non esiste più, ma la sua presenza è ricordata dai documenti ecclesiastici e dalle testimonianze storiche relative allo sviluppo del culto cittadino.
La documentazione del 1572 rappresenta il primo riscontro certo della presenza delle reliquie a Bitonto. Il culto, tuttavia, era già radicato nella città e aveva precedenti più antichi, riconducibili almeno al XIV secolo e, secondo alcune testimonianze devozionali, anche ai secoli X e XI.
Le origini del culto dei Santi Cosma e Damiano a Bitonto
Il culto dei Taumaturghi, secondo quanto risulta da alcune testimonianze iconografiche, è però introdotto in Bitonto fin dal XIV secolo per poi assumere, in epoca successiva, un raggio d’espansione non solo locale ma anche nazionale ed estero.
Riscontri devozionali anteriori risalgono ai secoli X e XI come testimonia l’affresco bizantineggiante rinvenuto nelle grotte di Sant’Angelo alla Lama Balice. Al secolo XIV risale il dipinto di San Leucio Vecchio, oggi nel Museo Diocesano.
Le prime tracce della venerazione dei Santi in città rinviano al dipinto trecentesco inizialmente custodito nel catino absidale della chiesa di “S. Leucio Vecchio”, ubicato nel cuore del Centro Antico, dipinto attualmente collocato presso il Museo Pinacoteca Diocesano.
Al XIV secolo risale l’artistico bassorilievo in pietra raffigurante i Santi Medici ed alcuni devoti che ricorrono alla loro intercessione, originariamente situato nella cappella della famiglia Rogadeo ed oggi adibito a paliotto dell’altare posto nella cripta della nuova Basilica voluta dal vescovo Marena.

La prima chiesa dedicata ai Santi Medici
È del XIV secolo la prima chiesa, ad aula unica, dedicata in Bitonto ai Santi. Di essa oggi non rimane che il ricordo nei Registri Angioini, negli Atti delle visite Pastorali di Mons. Musso del 1549, di Mons. Carafa del 1624 e di Mons. Pierbenedetto del 1631, oltre che tracce nelle annotazioni catastali settecentesche.
La chiesa era ubicata nei pressi della chiesa di San Giorgio, anzi nel suo recinto, ed era aperta al culto fino al 31 gennaio del 1631 per essere infine profanata il 5 novembre 1676 dal vescovo monsignor Gallo.
Proprio in questa chiesa, secondo gli Atti della Visita Pastorale compiuta da Mons. Carafa nel 1624, furono inizialmente esposte in venerazione le due statue in pietra policroma di media statura raffiguranti i Santi.
Le statue furono poi collocate nella cripta della Cattedrale e oggi sono custodite nel Museo Pinacoteca Diocesano per volere di monsignor Marena.
Il trasferimento del culto nella chiesa di San Giorgio
Nel 1631 il culto dei Santi si trasferisce dalla prima dimora nell’antica chiesa dei Santi Cosma e Damiano, contigua alla chiesa parrocchiale di San Giorgio. Il parroco don Pisanelli fece dipingere un quadro dei Santi dall’insigne artista Carlo Rosa e lo collocò sull’altare loro destinato.
Secondo un’altra ricostruzione storico-critica, la chiesa di San Giorgio accolse il culto dopo la demolizione dell’antica chiesetta dedicata ai Santi Medici, a ridosso della stessa chiesa, avvenuta nel XVII secolo. La devozione continuò quindi attraverso la tela dipinta da Carlo Rosa.
La chiesa di San Giorgio divenne progressivamente insufficiente ad accogliere i numerosi fedeli che si riversavano a Bitonto. L’affluenza dei pellegrini e la crescita della festa esterna resero necessaria la costruzione di un santuario più ampio.
Le statue dei Santi Medici e il trasferimento del 1963
Le celebri statue dei “Giganti” sono due imponenti raffigurazioni a grandezza d’uomo dei Santi Cosma e Damiano in giovane età, risalenti alla prima metà del XVIII secolo. Queste immagini, amate e venerate dai bitontini, sono diventate il simbolo tangibile di un rapporto quasi familiare tra la città e i suoi santi protettori.
Le nuove statue con la sembianza dei Santi furono realizzate ad intaglio nel 1733 da Giuseppe Carlo Minnuto ad opera di un valente artigiano di scuola napoletana. Nel tempo divennero oggetto di accentuato culto per gli eventi miracolosi verificatisi.
Di qui, il 19 marzo 1963, le nuove statue vengono trasferite nel Santuario voluto da Mons. Marena. La parte absidale era stata completata e tutto era pronto per il trasferimento definitivo delle immagini dei Santi dalla antica parrocchia di San Giorgio alla nuova chiesa.
Il trasferimento avvenne in occasione della festa di San Giuseppe artigiano e del XIV anniversario della nomina vescovile di monsignor Aurelio Marena. La cerimonia segnò il passaggio del centro devozionale dalla chiesa storica di San Giorgio alla nuova Basilica-Santuario.
La costruzione della Basilica-Santuario
Il moderno Santuario, inteso come clinica dello spirito e del corpo, nasce per esplicita volontà del vescovo Aurelio Marena, vescovo di Ruvo e Bitonto dal 1950 al 1978. La prima pietra fu posta il 4 maggio 1958 e il 19 marzo 1963 furono trasferite nella nuova abside le statue dei Santi Cosma e Damiano.
La nuova chiesa dei Santi Medici di Bitonto venne edificata a partire dalla metà del Novecento per accogliere le statue dei Santi Medici realizzate nel XVIII secolo. Le statue vennero collocate nella nuova chiesa nel 1963, ma l’edificio venne ultimato nel 1973.
La posa della prima pietra della basilica dei Santi Medici a Bitonto avvenne il 5 maggio 1960 alla presenza del vescovo di Ruvo e Bitonto Aurelio Marena. La costruzione dell’edificio continuò per quindici anni, fino al 1973.
Le diverse indicazioni documentarie riportano il 4 maggio 1958 come data della posa della prima pietra del progetto promosso da monsignor Marena e il 5 maggio 1960 come data indicata nella documentazione architettonica della basilica. La costruzione proseguì fino alla consacrazione del 1973.
Il nuovo edificio fu progettato dall’architetto Antonio Scivittaro, con la collaborazione dell’architetto Giovanni Mongiello, e si presenta a croce latina a navata unica e ad una sola abside.
Architettura e opere d’arte della Basilica
La chiesa è costituita da un’unica navata lunga 60 metri, mentre il transetto misura 20 metri. Al centro dell’abside è presente una cattedra di granito rosso e una struttura in cristallo che accoglie le statue dei Santi Medici.
La chiesa è sormontata da una cupola di forma esagonale, mentre sotto il presbiterio si trova una cripta nella quale è conservato un antico bassorilievo che raffigura i due santi.
La chiesa presenta nella parte antistante un porticato a tre ingressi impreziositi da porte bronzee realizzate dallo scultore Adolfo Rollo. Sulla cantoria in controfacciata si trova il grande organo a canne, costruito nel 1971 dalla ditta organaria padovana Fratelli Ruffatti.
Sulla parete sinistra, un mosaico di grandi dimensioni rappresenta l’apparizione dell’Immacolata Concezione al generale Montemar nel corso della battaglia di Bitonto del 1734. La chiesa infatti è stata eretta su piazza XXVI maggio 1734, dove è situato l’obelisco Carolino.
All’interno della Basilica sono presenti anche vetrate policrome istoriate realizzate da Umberto Colonna. Le strutture sono in cemento armato, con facciata in mattoni, bugnato rustico in pietra e cemento armato.

Dalla chiesa al Santuario e alla Basilica Pontificia Minore
La Basilica bitontina fu dedicata e inaugurata nel marzo del 1973 dopo quindici anni di lavori di edificazione. Il 19 marzo di quello stesso anno la nuova chiesa venne solennemente consacrata dallo stesso vescovo Marena.
Paolo VI, con bolla del 13 febbraio 1965, elevò il santuario a Basilica Pontificia Minore. Un’altra documentazione indica il 13 febbraio 1975 come data dell’elevazione della chiesa a basilica minore da parte di papa Paolo VI.
La chiesa venne elevata a santuario nel 1975. Il 31 maggio 1973 la chiesa fu eretta parrocchia.
La basilica svolge quindi una funzione religiosa, parrocchiale e pellegrinale: conserva le reliquie, accoglie le statue dei Santi Medici, ospita le celebrazioni liturgiche e rappresenta il principale punto di riferimento per la devozione bitontina.
Il progetto spirituale di monsignor Aurelio Marena
Gli anni successivi alla posa della prima pietra videro un grosso impegno del vescovo nell’acquisto di terreni, nella visione e revisione del progetto e nello studio dell’arredo, in vista di quello che per Marena sarebbe stato un polo di spiritualità e un centro di vita per un nuovo rione.
Un Santuario non solo di pietre per accogliere i pellegrini, ma che si aprisse alla speranza e fosse anche “clinica dello spirito”. Questo intento non fu mai secondario nel pensiero di monsignor Marena.
Il luogo sacro doveva essere punto di riferimento di una serie di iniziative di carattere scientifico, culturale e socio-assistenziale rivolte alla cura del corpo e dell’anima. Il costante e crescente riferimento ai Santi orientali, la cui fede è stata testimoniata col martirio e la loro concreta solidarietà verso i poveri e quanti hanno disagio o sofferenza fisica, ha richiesto la costruzione di un ampio luogo di culto, di preghiera e l’organizzazione di opere di carità.
Le opere di carità legate al Santuario
L’accoglienza del Santuario si concretizza in molteplici iniziative di carattere liturgico e spirituale. Numerosi volontari, inoltre, sono impegnati nelle iniziative di solidarietà organizzate dalla Fondazione Opera Santi Medici Cosma e Damiano, istituita nel 1993 in risposta alla richiesta di aiuto di chi è nel bisogno.
Alla Fondazione fanno capo il Centro di ascolto, la Casa di Accoglienza per donne in difficoltà e minori, la Mensa per i poveri, il Poliambulatorio medico e l’Assistenza domiciliare.
La Mensa per i poveri dispensa circa 20.000 pasti gratuiti l’anno. Sono inoltre attivi il Centro Sportivo Pastorale per ragazzi anche a rischio devianza e l’Associazione Famiglie contro la droga.
Un contributo alla ricerca medico-scientifica è reso dal Premio Nazionale di Medicina a cadenza biennale. Infine, ad una prima Casa Alloggio per i malati di AIDS è seguita la costruzione dell’Hospice per i malati terminali.
L’Hospice e la cura globale della persona
L’Hospice è una struttura di degenza che accoglie pazienti inguaribili in fase di malattia avanzata, non più in grado di essere curati in casa. Inaugurato l’8 luglio 2007, l’Hospice intende essere “un servizio innovativo integrato con l’assistenza domiciliare e con il ricovero ospedaliero, nell’ambito del modello di assistenza della medicina palliativa, orientata alla cura globale del malato inguaribile nei suoi bisogni fisici, psicologici, spirituali e religiosi, con il coinvolgimento della famiglia d’origine come oggetto e soggetto di cure”.
È dotato di 30 posti letto. La presenza dell’Hospice rende concreta l’idea del Santuario come luogo capace di coniugare preghiera, assistenza, cura della persona e attenzione alla famiglia.
La venerazione delle reliquie e il rito del bacio
Ogni anno, nella terza domenica di ottobre, al termine della festa esterna, si celebra uno dei momenti più intensi e commoventi per la comunità: il tradizionale “rito del bacio”.
In quell’occasione, centinaia di fedeli si mettono in fila per poter baciare il reliquiario e affidare ai Santi Medici le proprie speranze, i propri dolori e le proprie preghiere. Un gesto semplice, ma intriso di fede e memoria, che da secoli si rinnova e consolida.
Il rito esprime il rapporto diretto tra i fedeli e le reliquie, considerate una presenza concreta della memoria dei martiri. La venerazione del reliquiario si inserisce nel più ampio sistema di gesti, preghiere, processioni e richieste di intercessione che caratterizza il culto bitontino.
TELEREGIONE: CULTO SANTI MEDICI ANARGIRI
Le feste dei Santi Medici a Bitonto
Ogni anno la città di Bitonto festeggia i Santi Medici Cosma e Damiano per ben due volte. La prima celebrazione coincide con la solennità liturgica latina del 26 settembre, mentre la seconda festa, definita “esterna”, ricorre la terza domenica di ottobre.
L’affluenza di devoti e pellegrini raggiunge momenti culminanti tra agosto e novembre e, particolarmente, in occasione della festa liturgica del 26 settembre e della festa esterna nella terza domenica di ottobre.
La festa liturgica del 26 settembre
La prima festa coincide con la solennità liturgica latina del 26 settembre, commemorazione del dies natalis. Già nei giorni precedenti i fedeli partecipano alle celebrazioni liturgiche ed eucaristiche con inni, canti, preghiere e con l’assidua partecipazione alla Novena.
A settembre una novena e varie celebrazioni preparano alla festa liturgica. La Basilica diventa il centro di una partecipazione scandita dalla preghiera comunitaria, dalle celebrazioni eucaristiche e dalla venerazione delle immagini e delle reliquie.
La festa esterna e l’intorciata
La seconda festa, definita “esterna”, ricorre la terza domenica di ottobre. La data è stata fissata con decreto della Curia vescovile nel 1733 per consentire alla popolazione rurale di portare a termine le attività legate alla campagna vinicola.
La festa esterna è basata sull’evento della processione, la tradizionale “intorciata”, con le sue forme di “culto diretto” e il caratteristico incedere dei fedeli, provvisti di grossi ceri, a piedi nudi.
È in questa occasione che si svolge la processione detta “intorciata”, che ha inizio dopo la messa del mattino, intorno alle 7,30, e termina poco prima delle 19.
La processione è seguita da una folla di fedeli che, sotto il peso di ceri di grandi dimensioni, camminano scalzi e in qualche caso all’indietro, per non distogliere lo sguardo dalle statue.
La festa esterna conserva quindi una forte componente penitenziale e partecipativa: il cero, il cammino a piedi nudi, l’attenzione rivolta alle immagini e la lunga durata della processione compongono un rituale nel quale la devozione individuale diventa manifestazione collettiva.
Il culto dei Santi Medici tra Oriente e Occidente
La venerazione dei Santi Cosma e Damiano è stata segnalata da Giovanni Paolo II nel discorso ai vescovi pugliesi del 20 dicembre 1986 come potente fattore di promozione dell’unità della Chiesa fra Oriente e Occidente.
La Chiesa diocesana di Bari-Bitonto è fra quelle che sono proprio in “punto di contatto” fra le due Chiese sorelle latina e greco-ortodossa e possono favorire la fraternità spirituale.
Il riferimento ai due santi orientali assume a Bitonto un significato che supera la sola storia locale. La loro venerazione richiama la continuità della fede cristiana, il rapporto fra tradizioni liturgiche diverse e la possibilità di una fraternità spirituale fra Oriente e Occidente.
La diffusione della devozione oltre Bitonto
Il culto dei Taumaturghi ha assunto in epoca successiva un raggio d’espansione non solo locale ma anche nazionale ed estero, specie a seguito della massiccia emigrazione bitontina verso il Nord America avvenuta nei primi decenni del Novecento.
Gli emigranti, lasciando la città d’origine, invocavano la protezione dei Santi Medici e portavano con sé la “sacra immagine” per trasferirla nei luoghi di nuova residenza.
I Santi Medici di Bitonto sono venerati infatti anche oltreoceano. Ne è esempio l’Holy Face Monastery di Clifton, nel New Jersey, presso il quale si venera un’immagine dei Santi e dove è sorta un’associazione di laici a loro intitolata.
Presso l’Holy Face Monastery di Clifton è attiva l’associazione locale “Società SS. Cosma e Damiano”. La diffusione delle immagini e delle associazioni testimonia il legame mantenuto dagli emigrati con la città d’origine e con il Santuario.
I pellegrinaggi hanno carattere locale, regionale e internazionale, a motivo della grande devozione degli emigrati bitontini negli Stati Uniti.
Le statue, le reliquie e la memoria collettiva
C’è un legame profondo, antico e ininterrotto che unisce Bitonto ai suoi Santi Medici. Un legame che va oltre la devozione religiosa, radicandosi nella memoria collettiva, nelle tradizioni e nell’identità stessa della città.
Ogni anno, nel mese di ottobre, Bitonto si trasforma in un luogo di preghiera e pellegrinaggio, quando migliaia di fedeli provenienti da tutta la Puglia e dal sud Italia accorrono per venerare i due fratelli taumaturghi.
La storia del culto bitontino, con ogni probabilità, affonda le sue radici nel XIV secolo, quando la città cominciò a rivolgere le proprie preghiere ai due martiri cristiani. Da allora la devozione è cresciuta di secolo in secolo, arricchendosi di elementi unici e distintivi.
La forza di questa devozione si nutre anche dei racconti di fede e dei numerosi episodi miracolosi che, nel corso dei secoli, hanno consolidato la fama del Santuario bitontino.
Molti devoti testimoniano di essere guariti o di aver ricevuto grazie proprio dopo aver sognato i Santi Medici con le sembianze delle statue bitontine. In alcuni casi raccontano che gli stessi santi si sarebbero manifestati per indicare la città di Bitonto come luogo della loro venerazione.
Il Santuario come luogo di pellegrinaggio
La presenza delle reliquie, delle statue settecentesche e della Basilica ha fatto di Bitonto una meta stabile per fedeli e pellegrini. Il Santuario accoglie persone provenienti dalla città, dalla regione, dal Mezzogiorno e dalle comunità bitontine emigrate all’estero.
La devozione si esprime attraverso la partecipazione alla Novena, le celebrazioni eucaristiche, la processione dell’intorciata, il rito del bacio del reliquiario e la richiesta di intercessione per la salute, la famiglia e le situazioni di sofferenza.
Il Santuario mantiene così insieme le diverse dimensioni del culto: la venerazione delle reliquie, il rapporto con le immagini, la memoria della storia cittadina, il pellegrinaggio, la preghiera liturgica e l’impegno concreto nelle opere di carità.
La Basilica oggi
Il Santuario è retto dal clero diocesano. La Basilica conserva le reliquie dei Santi Medici Cosma e Damiano, le statue trasferite nel 1963 e il bassorilievo antico collocato nella cripta.
La Basilica dei Santi Medici si trova a Bitonto, in piazza XXVI Maggio 1734, in Puglia. La sua destinazione originaria e attuale è quella di Basilica pontificia e Santuario.
La proprietà appartiene a un ente religioso cattolico. L’edificio è classificato come edificio per il culto e la sua funzione è sacra, religiosa e cultuale.
La nuova Basilica non è soltanto il contenitore delle reliquie e delle immagini dei Santi Medici, ma il centro di una esperienza religiosa e sociale che si è sviluppata attorno alla loro memoria. La conservazione del reliquiario, le celebrazioni annuali e le opere assistenziali proseguono il progetto di un Santuario inteso come luogo di preghiera, accoglienza e cura della persona.