I sacerdoti e i profeti di Baal sul monte Carmelo

Il celebre confronto tra il profeta Elia e i profeti di Baal avvenne sul monte Carmelo, durante il regno di Acab, re d’Israele. La prova doveva mostrare al popolo chi fosse il vero Dio: il Signore oppure Baal.

Elia propose che i profeti di Baal preparassero un sacrificio e invocassero il proprio dio, mentre egli avrebbe preparato un altro sacrificio e invocato il Signore. Il dio che avesse risposto mandando il fuoco sarebbe stato riconosciuto come il vero Dio. Baal non rispose alle invocazioni dei suoi profeti; invece, il fuoco del Signore consumò l’offerta preparata da Elia.

Acab, Gezabele e il culto di Baal

Il regno delle 10 tribù d’Israele ebbe molti re cattivi, ma Acab fu uno dei peggiori. Sposò una donna cattiva che adorava Baal. Si chiamava Izebel.

Acab e Izebel fecero in modo che nel paese quasi tutti adorassero Baal e uccisero anche i profeti di Geova. Il re Acab disse al popolo di seguire un falso dio di nome Baal.

Baal era considerato il dio del cielo, della natura e della fecondità, al quale bisognava piacere perché piovesse. Il regno di Israele continuava a soffrire per mancanza di acqua.

La siccità annunciata da Elia

Cosa fece Geova? Mandò ad Acab un messaggio tramite il profeta Elia. Elia disse al re Acab che per colpa della sua malvagità in Israele ci sarebbe stata una siccità, cioè non sarebbe più piovuto.

Per oltre tre anni non ci furono raccolti e le persone erano affamate. Elia vede nella siccità in cui è incorso il regno di Acab un simbolo dell’aridità spirituale da cui il regno è avvolto, a causa dell’idolatria incoraggiata dal re e da sua moglie Gezabele.

Poi Geova mandò di nuovo Elia da Acab. Il re gli disse: “Tu crei solo problemi! È tutta colpa tua”. Elia rispose: “Non ho causato io la siccità. La colpa è tua, perché adori Baal”.

Spesso il profeta biblico è associato alla sventura alla sfortuna, tanto che è divenuta proverbiale l’espressione “essere profeti di sventura”. In realtà, il profeta, come nel nostro caso, si comporta come il medico, che non è responsabile o causa della malattia del paziente, ma colui che ne sa cogliere i sintomi per proporre la cura.

La convocazione sul monte Carmelo

Elia disse ad Acab: “Faremo una prova. Riunisci la nazione e i profeti di Baal sul monte Carmelo”. Il Signore mandò il profeta Elia a incontrare Acab. Elia invitò tutto il popolo a recarsi sulla cima di una montagna.

Abdia andò incontro ad Acab e gli riferì la cosa. Acab si diresse verso Elia. Appena lo vide, Acab disse a Elia: “Sei tu colui che manda in rovina Israele?”.

Egli rispose: “Non io mando in rovina Israele, ma piuttosto tu e la tua casa, perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito i Baal”.

Perciò fa’ radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele.

Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. Il popolo si riunì sul monte.

Monte Carmelo e luoghi biblici

La scelta tra il Signore e Baal

Elia si accostò a tutto il popolo e disse: “Fino a quando salterete da una parte all’altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!”. Il popolo non gli rispose nulla.

Elia disse al popolo: “Dovete decidere. Se il vero Dio è Geova, servitelo. Ma se è Baal, allora servite lui”.

Il profeta è l’uomo dell’alleanza. Ha molto chiaro chi è l’unico Dio, l’amante della vita (Sap 11,29), l’unico capace di prendersi cura dell’uomo perché ne è stato il liberatore, come tutta la vicenda dell’esodo ha mostrato.

Di fronte a lui non si può rimanere neutrali “saltando da una parte all’altra” o, come diremmo noi, “tenendo un piede in due scarpe”. Con grande realismo, il profeta invita alla verifica sperimentale.

In fondo è facile capire da che parte stare, se solo ci si schiera e si esce dalla zona grigia dell’indecisione. Talvolta una scelta decisa nel male può far correggere il tiro più che tanti tentennamenti tra l’uno e l’altro.

La proposta di Elia

Elia disse ancora al popolo: “Io sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco.

Io preparerò l’altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!”. Tutto il popolo rispose: “La proposta è buona!”.

Elia spiegò la sfida. Lui e i sacerdoti avrebbero sacrificato un giovane bue sull’altare, ma non avrebbero acceso loro il fuoco. Invece, i sacerdoti avrebbero pregato Baal perché accendesse un fuoco, poi Elia avrebbe pregato il Signore di fare lo stesso.

Elia sapeva che solo il vero Dio avrebbe acceso il fuoco. Il profeta non segue le opinioni della moltitudine anche a costo di rimanere solo, perché sa per esperienza chi è Dio.

Non da ascolto ai sondaggi di opinione, ma segue il suo cuore. Al tempo stesso non solo interpreta ma anche offre dei segni, affinché la fede del popolo sia stimolata. Qui non ha paura di sfidare i profeti di Baal sul loro stesso terreno.

I 450 profeti di Baal invocano il loro dio

Elia disse ai profeti di Baal: “Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco”.

Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: “Baal, rispondici!”.

I 450 profeti di Baal prepararono la loro offerta. Per tutto il giorno continuarono a pregare il loro dio: “O Baal, rispondici!”. Baal non rispose.

Ma non vi fu voce, né chi rispondesse. Quelli continuavano a saltellare da una parte all’altra intorno all’altare che avevano eretto.

I profeti di Baal pregarono il loro dio dal mattino fino a mezzogiorno, ma non successe nulla. I sacerdoti si arrabbiarono, saltarono sull’altare e gridarono fino a sera.

Speravano che il loro dio avrebbe risposto, ma non vi fu comunque alcun fuoco. Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell’offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d’attenzione.

Le beffe di Elia

Venuto mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: “Gridate a gran voce, perché è un dio! È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà”.

Elia iniziò a prenderlo in giro. Disse: “Chiamatelo più forte che potete. Magari si è addormentato e qualcuno lo deve svegliare”.

Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. Arrivò la sera, e i profeti di Baal continuavano a invocarlo.

Ma non ci fu nessuna risposta. Essi si laceravano la pelle, il sangue colava… Ma niente!

Elia si sente molto sicuro al punto da prendere in giro i profeti che, nonostante tutti i loro sforzi, non riescono a far scendere in campo il loro dio. Chi è in grado di essere efficace?

I sentimenti e i pensieri che Elia attribuisce ai profeti di Baal talvolta sono anche i nostri. Anche noi spesso pensiamo che Dio sia occupato altrove, sia addormentato, come Gesù durante la traversata del lago (Mc 4,35-41)…, che si sia dimenticato di noi.

Questo accade quando consideriamo Dio alla stregua di un idolo, un prolungamento del nostro io che deve soddisfare le nostre richieste nei tempi e noi modi che noi abbiamo stabilito.

L’altare del Signore

Elia disse a tutto il popolo: “Avvicinatevi a me!”. Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l’altare del Signore che era stato demolito.

Poi fu il turno di Elia. Egli costruì un altare al Signore, vi scavò un fossato attorno e preparò il sacrificio.

Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: “Israele sarà il tuo nome”.

Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all’altare un canaletto, della capacità di circa due sea di seme. Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna.

Le dodici pietre richiamavano l’intero popolo d’Israele e ricordavano l’alleanza con i figli di Giacobbe. L’altare non rappresentava quindi un gesto privato di Elia, ma un richiamo alla relazione tra il Signore e tutto Israele.

L’acqua versata sull’offerta

Quindi disse: “Riempite quattro anfore d’acqua e versatele sull’olocausto e sulla legna!”. Ed essi lo fecero. Egli disse: “Fatelo di nuovo!”. Ed essi ripeterono il gesto.

Disse ancora: “Fatelo per la terza volta!”. Lo fecero per la terza volta. L’acqua scorreva intorno all’altare; anche il canaletto si riempì d’acqua.

Elia chiese alle persone di riempire quattro vasi d’acqua e di versarli per tre volte sulla legna all’altare. L’acqua inzuppò la legna e l’altare. Riempì tutto il fossato.

Elia disse al popolo di avvicinarsi, quindi eresse un altare al Signore, scavando intorno un canaletto che fece riempire tre volte d’acqua. Infatti essendo imbevuto d’acqua, nulla poteva bruciare.

La preghiera di Elia

Al momento dell’offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elia e disse: “Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d’Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola.

Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!”.

Elia pregò il Signore di mostrare il potere del vero Dio. Poi cominciò a invocare il suo Dio dicendo: “Signore, Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe…”, chiedendogli di rispondere, e manifestare che Lui, fosse il Signore Dio.

Elia ha molto chiaro che quanto sta per avvenire non è opera sua, anche se non può avvenire senza il suo concorso. La sua preghiera non presenta Elia come autore del prodigio, ma come servo che agisce sulla parola del Signore.

Il profeta non è un superuomo, come le vicende successive al nostro episodio confermano, è uno fragile come noi che però ha sperimentato la forza, la vicinanza e la costante presenza di Dio nella propria vita.

La vera battaglia del profeta è contro la propria incredulità e le proprie paure.

Il fuoco del Signore

Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto.

Effettivamente cadde il fuoco del Signore che consumò l’olocausto, la legna, le pietre, prosciugando l’acqua del canaletto.

Il fuoco del Signore scese e consumò il sacrificio, la legna, le pietre e l’acqua. Il popolo seppe che il Dio di Elia era il vero Dio.

A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: “Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!”. Il popolo si prostrò a terra esclamando due volte: “Il Signore è Dio, Elohim!”.

Il popolo gridò: “Geova è il vero Dio!”. L’episodio mostra così il contrasto tra le invocazioni dei profeti di Baal, rimaste senza risposta, e la risposta del Signore alla preghiera di Elia.

Ciò che il Signore non ci fa mai mancare è il suo fuoco, simbolo del suo Spirito, del suo amore e della sua presenza.

Lo Spirito è Dio è lui che si rende concreto e operante nella nostra vita, alle volte per farci uscire da ciò che ci imprigiona e ci impedisce di vivere, come qui viene simbolicamente rappresentato nell’uccisione dei falsi profeti, altre volte per rinforzare la pianticella di una nuovo vita che è cominciata.

È questo il dono da chiedere vincendo la paura e il pregiudizio che sia troppo poco, che non sia la medicina giusta, ciò di cui abbiamo realmente bisogno.

La sorte dei profeti di Baal

Elia disse loro: “Non fate scappare i profeti di Baal!”. Quel giorno i 450 profeti di Baal furono uccisi.

Elia disse loro: “Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi neppure uno!”. Li afferrarono. Elia li fece scendere al torrente Kison, ove li ammazzò.

Il racconto appartiene a un’epoca nella quale il redattore biblico considerava normale, se non doveroso, attribuire a Dio e ai suoi profeti anche gesti di violenza.

Il brano va letto tenendo conto della sensibilità e della coscienza del redattore biblico di quell’epoca. Illuminati dalla coscienza di Gesù noi leggiamo e preghiamo questi brani per cogliervi quegli elementi simbolici per far crescere in noi la fede la speranza e l’amore.

La pioggia dopo la siccità

Elia disse ad Acab: “Va’ a mangiare e a bere, perché c’è già il rumore della pioggia torrenziale”. Acab andò a mangiare e a bere.

Elia salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la sua faccia tra le ginocchia. Quindi disse al suo servo: “Sali, presto, guarda in direzione del mare”.

Quegli salì, guardò e disse: “Non c’è nulla!”. Elia disse: “Tornaci ancora per sette volte”. La settima volta riferì: “Ecco, una nuvola, piccola come una mano d’uomo, sale dal mare”.

Quando sopra il mare apparve una nuvoletta, Elia disse ad Acab: “Sta per arrivare un temporale. Attacca i cavalli al carro e torna a casa”.

Elia gli disse: “Va’ a dire ad Acab: “Attacca i cavalli e scendi, perché non ti trattenga la pioggia!””. D’un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia.

Il cielo si riempì di nuvole e diventò nero. Si alzò il vento e iniziò a piovere fortissimo. Finalmente la siccità era finita.

Elia pregò che la siccità finisse, e il Signore mandò la pioggia. Il ritorno della pioggia seguì la manifestazione del Signore sul Carmelo e segnò la fine della lunga siccità.

Elia corre davanti ad Acab

Acab montò sul carro e se ne andò a Izreèl. La mano del Signore fu sopra Elia, che si cinse i fianchi e corse davanti ad Acab finché giunse a Izreèl.

Acab guidava il suo carro più veloce che poteva. Ma grazie all’aiuto di Geova Elia riuscì a correre più veloce del carro!

L’episodio mostra ancora una volta che Elia considera la propria forza come dipendente dall’aiuto del Signore. Il profeta agisce con decisione, ma riconosce di essere un servo e non il protagonista ultimo degli eventi.

La domanda sui sacerdoti di Baal

La domanda “Sterminò i sacerdoti di Baal” trova come risposta Elia. Nei giochi enigmistici la soluzione è composta da quattro lettere: ELIA.

Elia è il profeta d’Israele che sfidò i profeti di Baal sul monte Carmelo. Il suo nome è quindi associato al racconto della siccità, della prova del fuoco e della morte dei profeti di Baal.

La successiva eliminazione del culto di Baal

Il racconto del monte Carmelo non è l’unico episodio biblico collegato alla repressione del culto di Baal. Nel Secondo libro dei Re, Ieu fece eliminare gli adoratori di Baal attraverso un inganno.

A Samaria, Ieu riunì il popolo e disse: «Acab non ha adorato abbastanza il dio Baal. Io lo adorerò molto di più. Chiamatemi subito tutti i profeti di Baal, i suoi fedeli, i suoi sacerdoti. Nessuno deve mancare, perché voglio offrire un grande sacrificio a Baal. Chi non sarà presente, verrà ucciso!».

In realtà, questo era un inganno: Ieu voleva eliminare gli adoratori di Baal. Ieu ordinò dunque di organizzare una solenne assemblea in onore di Baal.

L’assemblea fu convocata, e Ieu stesso fece diffondere la notizia in tutto Israele. Gli adoratori di Baal vennero tutti, nessuno escluso. Entrarono nel tempio di Baal e lo riempirono da cima a fondo.

Ieu ordinò all’incaricato del guardaroba di fornire vesti sacre a tutti gli adoratori di Baal, e così a ognuno fu data una veste. Le vesti permisero a Ieu di riconoscere gli adoratori di Baal.

Poi Ieu entrò nel tempio di Baal, insieme con Ionadàb figlio di Recab, e disse agli adoratori di Baal: «Assicuratevi che tra voi non vi sia alcun fedele del Signore; devono esserci soltanto adoratori di Baal».

Fuori del tempio, però, Ieu aveva disposto ottanta soldati, ai quali aveva detto: «Farò cadere questa gente nelle vostre mani. Chiunque di voi ne lascerà scappare uno, pagherà con la vita!».

Quando ebbe terminato i sacrifici, Ieu ordinò alle guardie e ai loro capi: «Venite e uccideteli tutti. Non lasciatevi sfuggire nessuno!». Li uccisero a colpi di spada e gettarono fuori i cadaveri.

Poi penetrarono nella parte più interna del tempio di Baal. Portarono fuori la stele di Baal e la distrussero con il fuoco. Distrutta la stele di Baal, demolirono il tempio e lo ridussero a un letamaio, che esiste ancora oggi.

Così Ieu eliminò il dio Baal da Israele. Continuò, tuttavia, a commettere le stesse colpe di Geroboamo, figlio di Nebat. Egli aveva fatto peccare gli Israeliti collocando due vitelli d’oro nei santuari di Betel e Dan.

Il testo sottolinea quindi una contraddizione: Ieu eliminò il culto di Baal, ma non si allontanò da tutte le altre pratiche religiose che allontanavano Israele dalla legge del Signore.

Il Signore disse a Ieu: «Hai agito bene! Hai fatto la mia volontà e hai trattato la famiglia di Acab come io desideravo. Ti prometto perciò che, per quattro generazioni, un tuo discendente sarà re d’Israele».

Ieu, però, non si preoccupò di ubbidire con tutto il cuore alla legge del Signore, Dio d’Israele: continuò a commettere le stesse colpe di Geroboamo, che aveva fatto peccare gli Israeliti.

Il racconto precisa inoltre che Ieu fece uccidere la famiglia di Acab e i suoi sostenitori. A Samaria vivevano settanta discendenti di Acab; tutti furono uccisi.

Quando ricevettero la lettera, questi presero i componenti la famiglia reale e li uccisero, tutti e settanta. Misero le loro teste in alcuni canestri e le mandarono a Ieu, nella città di Izreèl.

Poi Ieu fece eliminare il resto della famiglia di Acab, a Izreèl, e tutti i suoi sostenitori: i nobili, gli amici, i suoi sacerdoti; non ne lasciò vivo neppure uno.

In seguito, Ieu incontrò i fratelli di Acazia, re di Giuda. Li presero vivi e poi li ammazzarono alla fonte di Bet-Eked. Erano quarantadue, e Ieu non ne lasciò vivo neppure uno.

Quando morì, Ieu fu sepolto nella città di Samaria. Dopo di lui divenne re suo figlio Ioacàz. Ieu aveva regnato in Israele, nella città di Samaria, ventotto anni.

“Tutti sappiano che tu, il cui nome è Geova, tu solo sei l’Altissimo su tutta la terra!” (Salmo 83:18)

tags: #i #sacerdot #o #profeti #i #di