La Chiesa dei Santi Bartolomeo e Alessandro dei Bergamaschi si trova nel centro di Roma, presso Piazza Colonna, ed è parte di un complesso storico compreso tra Piazza Colonna, Via dei Bergamaschi, Piazza di Pietra e Via di Pietra. La chiesa e l’antico Oratorio sono legati alla storia della Venerabile Arciconfraternita dei Santi Bartolomeo e Alessandro della Nazione Bergamasca, istituita per assistere i bergamaschi residenti nella città e mantenere vivo il culto della loro terra d’origine.
Nel 1539, alcuni bergamaschi presenti a Roma, su impulso di Giovanni Giacomo Tasso, prozio del poeta Torquato, decidono di dar vita alla “Venerabile Arciconfraternita dei Santi Bartolomeo e Alessandro della Nazione Bergamasca”, una “Compagnia” con lo scopo di assistere, nei bisogni religiosi, morali e materiali, i cittadini di Bergamo che vivevano stabilmente a Roma, e di tenere sempre vivi l’amore e il culto della propria Nazione.

La nascita dell’Arciconfraternita e la sede di San Macuto
Nel 1500, a Roma c’è una folta presenza di bergamaschi: operai, artigiani, mercanti di lane e di seta, corrieri, magistrati, uomini d’armi, di lettere e di chiesa. Loro sede è la chiesetta di San Macuto, che i bergamaschi restaurano e ampliano con un locale per gli incontri spirituali - l’Oratorio - e un ospedaletto (1544).
La prima sede dell’Arciconfraternita fu quindi la chiesa di San Macuto, dove la comunità bergamasca organizzava la propria vita religiosa e associativa. L’oratorio annesso serviva agli incontri spirituali, mentre l’ospedaletto rispondeva alle necessità assistenziali dei membri della confraternita.
A inizio 1700, i Gesuiti fanno pressione sul Papa Benedetto XIII per avere la chiesa di San Macuto, che, nel 1725, viene loro ceduta, insieme all’ospedale, su decreto papale. I membri dell’Arciconfraternita, però, non si arrendono facilmente e, grazie alla loro appassionata resistenza, riescono a rimanere a San Macuto ancora per qualche anno.
I Gesuiti corrispondono loro un’indennità di esproprio, con la quale possono acquistare la Chiesa di Santa Maria della Pietà in Piazza Colonna e l’annesso Ospedale dei Pazzarelli - primo ospedale per malati di mente sorto a Roma - che, tra la fine del 1589 e l’inizio del 1590, ospita anche Torquato Tasso.
La costruzione della chiesa in Piazza Colonna
La chiesa originaria viene costruita tra il 1569 e il 1573 con il nome di Santa Maria della Pietà, dall’immagine che si trova sopra il portale. Quando viene concessa all’Arciconfraternita dei Bergamaschi, è intitolata ai Santi Bartolomeo e Alessandro.
La “nostra Chiesa” fu edificata in Piazza Colonna tra il 1569 e il 1573, per iniziativa del sacerdote spagnolo Ferrante Ruiz, inizialmente come cappella annessa all’Ospedale dei Pazzarelli (primo ospedale per malati di mente sorto nella città di Roma agli inizi ‘500) e dedicata a Santa Maria della Pietà.
Trasformata successivamente in una chiesa vera e propria - la facciata fu eseguita nel 1719 su disegno dell’arch. Romano Carlo De Dominicis - nel 1725 diventa di proprietà dell’Arciconfraternita la quale vi aggiunge il titolo dei Santi Bartolomeo e Alessandro.
La facciata in stile barocco presenta un solo ordine, con un originale timpano triangolare ondulato, ed è opera di due architetti romani, il Contini (1641-1723), allievo del Bernini, e il de Dominicis (1696-1758). L’avviso posto sul portale d’ingresso, in italiano e in dialetto bergamasco, è un invito a visitare la chiesa.
Interventi architettonici e restauri
Significativi interventi di abbellimento e ristrutturazione della chiesa furono realizzati tre il 1836 ed il 1839 sotto la direzione dell’architetto Giuseppe Valadier. Tra il 1836 e il 1839, vengono realizzati significativi interventi di abbellimento e ristrutturazione sotto la direzione dell’architetto Giuseppe Valadier.
All’Architetto Giuseppe Sacconi, ideatore del monumento a Vittorio Emanuele II a Piazza Venezia, si deve l’attuale assetto della Chiesa, con la volta affrescata dal pittore e scultore Emilio Retrosi, nel 1902.
Negli anni 1986-1994 si sono avuti impegnativi lavori di consolidamento e di deumidificazione delle mura perimetrali e della volta a botte, nonché la sistemazione del presbiterio con la collocazione del nuovo altare, in obbedienza alle prescrizioni liturgiche seguite al Concilio Vaticano II.
Tra il 2004 e il 2006, usufruendo del finanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri (DPR 76/98) e di un contributo dell’azienda bergamasca Cartemani S.p.A l’Arciconfraternita dei Bergamaschi ha potuto realizzare i restauri della facciata, della decorazione plastica e pittorica della volta dell’aula, del presbiterio e dell’altare maggiore, ed il rifacimento dell’impianto di illuminazione.
La Chiesa è stata riaperta nel settembre 2006 alla presenza di numerose autorità civili ed ecclesiastiche di Bergamo e Roma.
L’interno della Chiesa dei Santi Bartolomeo e Alessandro
L’interno è a navata unica con tre cappelle laterali su ogni lato. L’interno della chiesa è ricco di iscrizioni e lapidi (che raccontano i momenti significativi della storia del Sodalizio e della chiesa stessa) nonché di dipinti e pale realizzate tra il XVI e XVIII secolo.
La volta è decorata con plasterwork e affreschi di un maestro sconosciuto del XIX secolo. L’interno della chiesa è caratterizzato da una singola navata. Ci sono tre cappelle su ciascun lato.
Tra le opere di maggior rilievo si ricordano: una statua lignea di Cristo alla Colonna di Filippo del Borgo (1569), la Madonna della Pietà, dipinto ad olio su tavola, situato sull’altare maggiore e ispirato a Guido Reni, il monumento funebre del Cardinal Furietti, umanista d’origini bergamasche, e un crocifisso ligneo di autore ignoto (1570 ca.).
- Una statua lignea di Cristo alla Colonna di Filippo del Borgo (1569).
- La Madonna della Pietà, dipinto ad olio su tavola, situato sull’altare maggiore e ispirato a Guido Reni.
- Il monumento funebre del Cardinal Furietti, umanista d’origini bergamasche.
- Un crocifisso ligneo di autore ignoto (1570 ca.).
L’antico Oratorio dei Bergamaschi
Nel 1733, viene inaugurato l’oratorio, della cui progettazione viene incaricato l’architetto Gabriele Valvassori. L’oratorio fa quindi parte del grande e articolato palazzo che dal XVIII secolo fino ad oggi - fatta eccezione per alcuni locali ceduti a privati - appartiene all’Arciconfiaternita dei bergamaschi in Roma.
La costruzione dell’oratorio dell’Arciconfraternita dei Bergamaschi in Roma è, sostanzialmente, legata al progetto di riedificazione, avvenuta nel primo trentennio del XVIII secolo, dell’intero complesso architettonico sito fra Piazza Colonna, Via dei Bergamaschi, Piazza di Pietra e Via di Pietra.
Nel febbraio 1727, infatti, si decise che, per esplicita volontà dei Gesuiti, i bergamaschi dovevano lasciare la sede originaria della loro Congregazione in Piazza San Macuto e trasferirsi nell’edificio che, fino a quel momento, aveva ospitato l’”ospedale de’ pazzi” in Piazza di Pietra.
Fu così che l’Arciconfraternita lombarda prese possesso dei locali e decise la ristrutturazione di essi incaricando l’architetto Gabriele Valvassori di eseguire il progetto della nuova “fabbrica” da farsi. I primi lavori, cominciati nel 1729, consentirono, tra l’altro, di restaurare il vecchio oratorio che nel 1733 venne completamente realizzato.

Struttura e decorazione dell’Oratorio
Per questo motivo e per il fatto che viene riadattato su uno preesistente, l’oratorio non ha una facciata su strada ma una entrata che da direttamente su un vano al quale si accede dal cortile principale dell’edificio.
L’architettura dell’ambiente è molto semplice, ma la decorazione delle pareti e della volta risulta essere, secondo lo stile del grande architetto Gabriele Valvassori, estremamente elegante ed elaborata. Membrature architettoniche a rilievo in stucco, talvolta dorato, scandiscono gli spazi alternandosi a disegni armoniosamente omogenei.
La parte superiore delle pareti è arricchita da tele di differenti dimensioni, provenienti in gran parte dalla chiesa di San Macuto. Esse raffigurano immagini di papi, vescovi, cardinali, santi martiri e devoti legati alla Nazione bergamasca.
Nella parte superiore delle pareti sono collocate alcune tele di differenti dimensioni, raffiguranti immagini di papi, vescovi, cardinali, santi martiri e devoti legati alla Nazione bergamasca.
La boiserie cinquecentesca
Il rivestimento della parte inferiore delle pareti è costituito da una bellissima boiserie, della fine del XVI secolo, che proviene dal primo oratorio dei bergamaschi costruito nella chiesa di San Macuto.
Durante il trasferimento settecentesco a Piazza di Pietra, il mobilio fu smontato e riadattato nella nuova sala che, essendo più grande, rese necessaria l’aggiunta di nuovi pannelli in legno di noce.
Il mobilio cinquecentesco proviene da quello di San Macuto, smontato e riadattato per l’occasione. Le decorazioni delle pareti e della volta sono estremamente eleganti ed elaborate, secondo lo stile del grande architetto Valvassori, con membrature architettoniche a rilievo in stucco, spesso dorato, e la splendida boiserie di fine XVI secolo.
La funzione religiosa e comunitaria
L’oratorio dell’Arciconfraternita dei Bergamaschi risulta essere, quindi, un luogo estremamente interessante dal punto di vista artistico e non solo. Esso era, infatti, destinato ad uso dei confratelli e, in particolare, alle riunioni della Congregazione Generale del Sodalizio che si teneva, ordinariamente, ogni seconda domenica del mese.
Le adunanze, alle quali potevano intervenire tutti i confratelli e gli Ufficiali, erano tenute a porte chiuse e si aprivano con le preghiere intonate dal Presidente; ad esse si univa, successivamente, il coro di tutti i fratelli presenti. Per tale esigenza si poteva accedere all’oratorio attraverso i locali più interni dello stabile.
L’oratorio, con l’accesso in Via di Pietra, rimane uno dei pochi esempi di questo tipo di luogo ancora presente a Roma: rinchiuso all’interno dell’edificio che ospita l’istituzione che lo ha voluto, venne concepito ed utilizzato essenzialmente dai membri dell’Arciconfraternita dei bergamaschi, una delle più antiche ed ancora operanti in Roma.
La Quadreria
Gli ambienti retrostanti alla sagrestia della chiesa dei Santi Bartolomeo e Alessandro, che dal 1725 fa parte della sede dell’Arciconfraternita, sono stati recentemente sistemati, al fine di valorizzare il nucleo di importanti dipinti provenienti dalla chiesa e sagrestia di San Macuto, sede originaria della Confraternita stessa.
Dopo il loro restauro, curato dalla Soprintendenza al Patrimonio Artistico di Roma, si è deciso di procedere ad una sistemazione che ne permetta una adeguata fruizione anche da parte del pubblico.
Le tele esposte formano un insieme unitario costituendo quanto resta del nucleo più antico delle opere commissionate dal Sodalizio per decorare la propria chiesa e collocandosi tutte in un arco cronologico compreso tra l’ultimo scorcio del XVI secolo e l’inizio del successivo.
La fontana, l’archivio storico e gli uffici
Il complesso comprende anche una fontana, oltre agli ambienti destinati all’archivio storico e agli uffici dell’Arciconfraternita. L’archivio storico dell’Arciconfraternita dei Bergamaschi è costituito da oltre 800 faldoni, in parte contenenti documenti e carte sciolte raggruppati in fascicoli, in parte organizzati in tomi rilegati.
Sono inoltre conservate circa 90 pergamene e manoscritti di contenuto vario risalenti al XVI secolo. I documenti conservati riguardano l’origine e lo sviluppo della Arciconfraternita nei secoli XVI-XX.
Nel 1969 la Sovrintendenza Archivistica del Lazio ha riconosciuto il notevole interesse storico del suddetto materiale (D.P.R. 30/09/63 n.1409) per il periodo di tempo che copre e per la qualità degli atti conservati, che documentano la vita e l’azione del Sodalizio in favore dei Bergamaschi residenti a Roma fin dalla sua istituzione (XVI sec.).
L’interesse storico è infatti dimostrato, visto l’arco temporale coperto, dai riferimenti dell’affidamento di incarichi ad artisti di nome, dalle notizie relative alle cure somministrate nell’ospedale gestito dall’Arciconfraternita, nonché dai riferimenti ai possedimenti immobiliari, spesso corredati di piante e grafici.
L’archivio storico dell’Arciconfraternita dei Bergamaschi, sito negli uffici di Via di Pietra 70, è consultabile, previa richiesta scritta, per ricerche di natura storica, artistica o biografica.
Il rapporto con il Vicariatus Urbis
La storia della Chiesa dei Santi Bartolomeo e Alessandro dei Bergamaschi si colloca nel tessuto religioso del centro di Roma e nel territorio ecclesiastico del Vicariatus Urbis. La presenza dell’Arciconfraternita, dell’oratorio, della quadreria e dell’archivio testimonia il ruolo delle comunità nazionali e regionali nella vita religiosa, assistenziale e sociale della città.
Il complesso non è soltanto un edificio di culto, ma un insieme di spazi destinati alla preghiera, alla cura dei membri della comunità, alla conservazione della memoria e alle riunioni del sodalizio. La sua storia documenta quindi il legame tra appartenenza territoriale, devozione religiosa e organizzazione assistenziale all’interno della Roma ecclesiastica.
Informazioni per la visita
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Nome | Chiesa dei Santi Bartolomeo e Alessandro dei Bergamaschi |
| Indirizzo | Piazza Colonna, 360; Via di Pietra, 70 - Roma |
| Coordinate | 41° 54' 0.0432" N, 12° 28' 48.5904" E |
| Santa Messa | Domenica: ore 10:00; Mercoledì: ore 13:15 |
| Apertura indicata | Giovedì, venerdì e sabato dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19; domenica dalle 17 alle 19 |
| Ingresso | Gratuito |
Gli orari delle Sante Messe potrebbero essere soggetti a variazioni, pertanto si prega sempre di contattare la Chiesa.
Il complesso della Chiesa dei Santi Bartolomeo e Alessandro dei Bergamaschi e dell’antico Oratorio si trova nel cuore di Roma, presso Piazza Colonna. L’accesso al complesso comprende anche gli ambienti interni dell’Arciconfraternita e l’oratorio, il cui ingresso storico è collegato al cortile dell’edificio.
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