Santa Maria Francesca a ottobre: festa, memoria liturgica e visita al santuario di Napoli

La festa di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe si celebra il 6 ottobre, giorno della sua memoria liturgica. In questa ricorrenza speciale si celebra una testimone di umiltà, carità e amore per Cristo, alla quale affidare nella preghiera le intenzioni più care.

La maggiore affluenza di fedeli si ha nella prima settimana di ottobre. Il Santuario di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe si trova a Napoli, nei Quartieri Spagnoli, in vico Tre Re a Toledo, nel luogo in cui la santa visse e morì.

Santa Maria Francesca santuario Napoli ottobre

La festa di Santa Maria Francesca il 6 ottobre

In questo giorno speciale celebriamo la festa di Santa Maria Francesca, testimone di umiltà, carità e amore per Cristo. E’ un momento di gioia e di grazia per affidare alla Santa le nostre intenzioni più care.

La memoria liturgica ricorre il 6 ottobre. Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe è ricordata come Vergine del Terz’Ordine Secolare di San Francesco, ammirevole per la pazienza di fronte alle innumerevoli e continue sofferenze e avversità, per le penitenze e per l’amore di Dio e delle anime.

Santa Maria Francesca morì il 6 ottobre 1791 a 76 anni e il suo corpo riposa nel Santuario-Casa della Santa in Vico Tre Re a Toledo.

Orari delle celebrazioni di ottobre

Il programma della giornata prevede la preghiera delle Lodi Mattutine e diverse celebrazioni eucaristiche con Supplica.

OraCelebrazione
07:30Lodi Mattutine
08:00Santa Messa e Supplica
09:00Santa Messa e Supplica
10:00Santa Messa e Supplica
11:00Santa Messa e Supplica
12:00Santa Messa e Supplica
16:00Santa Messa e Supplica
17:30Santa Messa e Supplica
19:00Santa Messa e Supplica presieduta da Sua Ececllenza Mons. Michele Autoro, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Napoli

Il santuario nei Quartieri Spagnoli

Il Santuario di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe si trova esattamente dove la santa visse: in vicolo Tre Re a Toledo, numero 10, nei Quartieri Spagnoli di Napoli. Non è una chiesa imponente. Non è una basilica. È una piccola chiesa ricavata nell'appartamento in cui Maria Francesca visse.

Si entra da un portone laterale. Si sale una scala stretta. Si arriva al primo piano. Si entra. E ci si trova in uno spazio piccolo, raccolto, intimo. Non è una chiesa grande. Ma in quei pochi metri quadri, la devozione di più di due secoli si è accumulata.

L’edificio prese in seguito il nome di convento per la dimora delle suore, ma esso non era stato costruito per questo uso e quindi ha ancora oggi tutte le caratteristiche di un’abitazione comoda per famiglia di tre stanze tramutate in cappella e opere annesse.

Nel santuario sono conservati gli ambienti legati alla vita della santa, la cappella, la sua sedia di legno e numerosi segni della devozione popolare.

La Casa della Santa: orari di apertura

Gli orari di apertura della Casa della Santa sono organizzati in base ai giorni della settimana e al 6 di ogni mese.

GiorniOrario
Martedì, Mercoledì, Giovedì09:30 - 12:00
Venerdì, Sabato, Domenica09:30 - 12:00; 15:30 - 18:00
Il giorno 6 di ogni mese09:30 - 12:00; 15:30 - 18:00

Orari della chiesa e delle Sante Messe

Orari di apertura della chiesa

GiorniOrario
Martedì, Mercoledì, Giovedì07:30 - 12:00
Venerdì, Sabato, Domenica07:30 - 12:00; 15:30 - 18:00

Orari ordinari delle Sante Messe

Dal Lunedì al Sabato la Santa Messa è alle 08:00.

Gli orari della Casa della Santa sono i seguenti: dal Martedì al Venerdì 09:30 - 12:00; sabato 09:30 - 12:00 e 15:30 - 18:00; domenica 10:00 - 12:00 e 15:30 - 17:00; il 6 di ogni mese e nei festivi 09:30 - 12:00 e 15:30 - 18:00.

Il 6 luglio e il 6 agosto la casa sarà aperta mattina e pomeriggio, la santa messa sarà alle 8 e alle 10.

Gli orari sono aggiornati al 22/09/2026.

Per sedersi sulla sedia non è necessario prenotare.

La storia di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe

Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe è la prima donna canonizzata dell’Italia Meridionale ed è compatrona di Napoli. Nella sua storia - molto tormentata - è evidente la presenza di una provvidenza che tutto volge al bene. Vissuta nel XVIII secolo, ha ancora tanto da dire agli uomini e alle donne di oggi.

Prima napoletana ad essere canonizzata nel 1867, nei quartieri spagnoli Anna Maria è chiamata la “santarella”. Il padre la vuole sposata ma lei si consacra vergine nel Terz’Ordine francescano e diventa Maria Francesca. La sua vita sarà un susseguirsi di sofferenze offerte eroicamente al Signore.

La nascita e l’infanzia

Anna Maria Gallo nacque a Napoli il 25 marzo 1715 da piccoli commercianti di mercerie. Ricevette la Prima Comunione all’età di sette anni. Nacque e visse nei famosi “Quartieri spagnoli” di Napoli, zona popolosa e non certamente rinomata.

Anna Maria nacque a Napoli il 25 marzo 1715. Il vero nome era Anna Maria Gallo. Terza di sette figli. La famiglia abitava in un piccolo appartamento dei Quartieri Spagnoli, la zona più popolosa e povera di Napoli.

Il padre, Francesco Gallo, era fabbricante di galloni - decorazioni in oro e argento per divise militari e liturgiche. La madre, Barbara Basinsin, era una donna semplice e devota.

Anna Maria da bambina era pia, silenziosa, diversa dalle sorelle. A otto anni, mentre aiutava la madre in casa, ebbe una prima esperienza mistica. Vide Gesù Bambino, le raccontò poi. Le sorrise. Lei, da quel momento, non volle più pensare ad altro che a Lui.

All’epoca della nostra Santa non c’era solo un pericolo per la promiscuità e la violenza sviluppatosi, ma vi era anche un fervore di opere religiose con conventi e chiese i cui Ordini si stabilivano lì, per poter dare concreto aiuto spirituale e materiale ai fedeli.

Il rifiuto del matrimonio e la consacrazione francescana

Il padre aveva altri piani. Francesco Gallo era un uomo violento, avaro, brutale. Picchiava la moglie. Picchiava i figli. Anna Maria, crescendo e rifiutando il matrimonio che lui le aveva combinato, divenne il suo bersaglio preferito.

A sedici anni, il padre la costrinse a lavorare ai galloni per ore e ore, in una stanza senza luce, minacciandola se non produceva abbastanza. La picchiava fino al sangue. Le negava il cibo. Le proibiva di andare a messa.

Ma Anna Maria resistette. Pregava di nascosto. Digiunava. Offriva tutto a Cristo. Finché, a sedici anni e mezzo, fece un passo che le costò caro ma la salvò per sempre.

A sedici anni vincendo le resistenze e le percosse del violento padre, che la voleva sposa di un ricco giovane, che l’aveva chiesta, Anna Maria entrò nell’Ordine della Riforma di s. Pietro d’Alcantara, vestendone l’abito e pronunciando i prescritti voti, cambiando il nome di battesimo in quello di Maria Francesca delle Cinque Piaghe, rimanendo nel mondo secolare.

Anna Maria andò, senza dirlo al padre, nella chiesa francescana di Santa Lucia al Monte. Chiese di entrare nel Terz'Ordine Francescano.

Il Terz'Ordine è una forma di consacrazione per laici - persone che restano nel mondo ma si impegnano a vivere secondo la spiritualità di san Francesco. Non bisogna chiudersi in convento. Non bisogna lasciare la famiglia. Ma si prende l'abito francescano e si consacra la propria vita a Cristo.

Anna Maria fu accolta. Prese il nome religioso di Maria Francesca, in onore di san Francesco d'Assisi. Indossò l'abito marrone dei francescani - semplice, povero, col cingolo di corda. E tornò a casa.

Quando il padre la vide vestita così, la reazione fu di ira spaventosa. La picchiò. La insultò. Le tagliò i capelli come punizione. Minacciò di cacciarla di casa. Ma Maria Francesca non si tolse l'abito.

La ragazza man mano che cresceva mostrò una pratica religiosa delle virtù cristiane tale da essere soprannominata la “santarella” conobbe e si fece guidare dal futuro santo Giovan Giuseppe della Croce, alcantarino del convento di s. Lucia al Monte, la cui chiesa Anna Maria frequentava.

Passarono gli anni. Vent'anni di persecuzioni domestiche. Vent'anni in cui continuò a vivere sotto lo stesso tetto di un padre che la malmenava quotidianamente.

La casa di vico Tre Re a Toledo

Finché, nel 1753, riuscì a uscire di casa. Aveva trentotto anni. Trovò rifugio presso la casa di un sacerdote del quartiere, Padre Giovanni Pessiri, che aveva accettato di farla entrare come aiutante domestica.

Suo Direttore spirituale era il padre Giovanni Pessiri, il quale in seguito ammise la religiosa insieme alla Terziaria Maria Felice, nella sua casa in vico Tre Re a Toledo, dove rimase per 38 anni fino alla morte.

Dal 1753 al 1791, per quasi quarant'anni, Maria Francesca visse in una casa in vicolo Tre Re a Toledo, nei Quartieri Spagnoli. Non era sua. Era la casa del sacerdote Padre Giovanni Pessiri, che l'accolse.

Poi, dopo la morte di lui, la casa passò a un altro sacerdote, Don Stefano Ribera, che continuò ad ospitarla. Era una casa modesta. Piccolo appartamento al primo piano. Due stanze strette, con una finestra che dava sul vicolo.

La vita di s. Maria Francesca è tutto un susseguirsi di sofferenze fisiche e morali, che in continuità si accanirono contro di lei, donate a Cristo come pegno per i peccatori; la sua casa divenne meta continua di fedeli fra i quali s. Francesco Saverio Bianchi a cui predisse la santità.

Lì Maria Francesca visse i suoi anni più intensi. Pregava. Riceveva le persone che venivano a cercarla. Le ascoltava. Consigliava. Pregava per loro.

Non usciva quasi mai dal quartiere. Non aveva soldi. Non aveva proprietà. Viveva di elemosine e della carità del sacerdote che la ospitava.

Ma tutta Napoli veniva da lei. Nobili e popolane. Mamme preoccupate per i figli. Mogli abbandonate. Spose che non riuscivano a rimanere incinte. Malati gravi. Padri con un figlio disperso.

Ognuno riceveva ascolto. Ognuno portava via qualcosa. Una preghiera. Un consiglio. A volte, semplicemente, una mano appoggiata sulla testa che restituiva pace.

Perché si chiama Maria Francesca delle Cinque Piaghe

Maria Francesca delle “Cinque Piaghe”: perché questo nome?

Maria Francesca delle Cinque Piaghe (al secolo Anna Maria Rosa Nicoletta Gallo) assunse questo nome il giorno in cui vestì l’abito di terziaria francescana alcantarina. Il nome rifletteva il profondo amore e la particolare devozione della Santa verso la passione di Gesù, la Madonna e san Francesco.

Come il Santo di Assisi, anche Maria Francesca ricevette le stimmate, e ogni venerdì e durante tutta la Quaresima avvertiva i dolori della Passione di Gesù. Negli ultimi tre giorni della Settimana Santa non mangiava niente.

Girava per le chiese a visitare i Sepolcri sofferente e curva come oppressa da un grande peso. Il giorno di Pasqua improvvisamente ogni sua sofferenza scompariva e felice si dava da fare per preparare la cappella per prendere parte al trionfo di Gesù.

Le stimmate

Fin da ragazza, Maria Francesca aveva avuto una devozione profonda alla Passione di Cristo. Meditava per ore sui suoi patimenti. Piangeva mentre pregava il Crocifisso. Chiedeva di partecipare, in qualche modo, alle sue sofferenze.

Poi, il venerdì santo del 1731, quando aveva sedici anni, accadde una cosa. Mentre pregava davanti al Crocifisso, Maria Francesca sentì dolori improvvisi nelle mani, nei piedi, nel costato. Uscì sangue. Poco. Ma visibile.

Erano apparse sul suo corpo le cinque piaghe di Cristo. Le stimmate. Da quel momento, ogni venerdì santo - per tutta la vita - le piaghe si ripresentavano. Sanguinavano. Doloravano. Poi, alla fine della giornata, scomparivano.

Per questo la chiamarono "Maria Francesca delle Cinque Piaghe". Il soprannome che portava in vita, e con cui oggi è venerata dalla Chiesa.

Miracoli, profezie ed eventi straordinari

Fin da piccola Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe era affascinata dalla devozione alla Passione di Cristo e accanto a questa venerava il culto della Natività.

Tutti i suoi conoscenti raccontavano il miracolo della statuina di Gesù bambino che si era animata improvvisamente per farsi vestire dalla Santa. Altri eventi prodigiosi, ancora vivente, si verificarono; la gente li considerava veri e propri miracoli.

Maria Francesca aveva anche doti profetiche e, secondo delle testimonianze, predisse molti eventi a sacerdoti e persone di fede che a lei si rivolgevano come consigliera e guida.

A Francesco Maria Bianchi avrebbe predetto la santità. Predisse molti anni prima anche l’evento della Rivoluzione francese.

Le stimmate non furono l'unico fenomeno mistico della sua vita. Era anche in grado di leggere nei cuori. Le persone andavano da lei per confidarsi, e lei spesso rispondeva prima ancora che avessero parlato.

Conosceva i pensieri, le colpe, i dubbi. Con dolcezza, senza mai ferire, riusciva a indicare alle anime cosa dovevano fare.

Pregava intensamente e spesso prevedeva il futuro. Prevedeva malattie, morti, riconciliazioni. E, soprattutto, prevedeva le gravidanze.

La spiritualità: umiltà, penitenza e carità

La spiritualità di Maria Francesca era caratterizzata da una profonda umiltà, penitenza e carità verso i poveri.

Della sua casa, ai Quartieri spagnoli, aveva fatto un cenacolo di carità e di preghiera; vi accoglieva poveri e ammalati, uomini disperati e in preda ai dubbi.

Donna contemplativa nell’azione, era attratta dalla bellezza del volto di Gesù che vedeva riflesso nel povero senza patria, senza tetto e senza cibo.

La sua casa divenne meta continua di fedeli. A lei si rivolgevano persone in cerca di una parola, di un consiglio, di una preghiera e di conforto nelle difficoltà.

La sedia di Santa Maria Francesca

In quella casa di vicolo Tre Re, c'era una piccola sedia di legno. Niente di particolare. Una seggiola comune, come ce n'erano in ogni cucina napoletana del Settecento.

Maria Francesca la usava per sedersi quando era stanca. Vi si sedeva a pregare il rosario. A volte vi faceva sedere le donne che venivano a chiedere una grazia. Soprattutto le donne sterili.

Faceva sedere la donna. Posava la mano sul suo ventre. Recitava una preghiera sottovoce. E aspettava.

Molte di quelle donne, nei mesi successivi, scoprivano di essere incinte. Dopo anni di attesa. Dopo cure inutili. Dopo speranze sbiadite.

La voce si diffuse. La "sediola di Maria Francesca" diventò, già in vita, un segno di grazia. E dopo la sua morte, la sediola non fu spostata. Venne conservata lì, nella stessa stanza, come reliquia.

Oggi è ancora al suo posto originale. Protetta da un vetro. Circondata da una balaustra di ottone.

Nella cappella vi è ancora la sua sedia di dolore su cui, specie le donne desiderose di avere un figlio devotamente si siedono ad impetrare la grazia.

Sedia di Santa Maria Francesca Napoli

Santa Maria Francesca e la maternità

In quella stessa via, ancora oggi santa Maria Francesca continua a fare del bene a tutti quelli che passano di lì. Nel santuario a lei dedicato continua ad ascoltare tutti e intercede per loro presso Dio.

In particolare Maria Francesca è la “Santa della maternità” e sono moltissime le donne che si rivolgono a lei per chiedere la grazia di diventare mamme.

Le donne sterili, a Napoli, cominciarono a cercarla. A lei chiedevano di intercedere per loro. Di pregare per un figlio. Di dire una parola.

E Maria Francesca, quando sentiva che era tempo, posava la mano sul ventre della donna. Le sorrideva. Le diceva, piano: "Entro l'anno." E quasi sempre era così.

Accorrono a Napoli da ogni parte del mondo. Si mettono in fila per sedersi sulla sedia dove la Santa ha passato la sua vita a pregare e ricamare.

Ma non ci sono solo giovani spose in attesa di un figlio o che desiderano averlo; accorrono anche madri o padri che hanno bisogno dell’intercessione della Santa per i loro figli, per ottenere da Dio la guarigione da una malattia o un lavoro o per altri bisogni.

Occorre molta fede, non si tratta di un rito propiziatorio.

Il significato della preghiera sulla sediola

Pregare Santa Maria Francesca per un figlio non è magia. Non è superstizione. Non è un rituale automatico.

È un gesto di affidamento radicale. Chi si inginocchia davanti alla sediola, o vi si siede sopra, non chiede a una sedia di fare un miracolo. Chiede a una santa di intercedere davanti a Dio per una grazia.

La grazia di diventare genitori. La grazia di poter stringere un bambino proprio.

Maria Francesca capisce. Perché, in vita, ha conosciuto il dolore delle donne sterili del suo quartiere. Le ha viste, le ha ascoltate, ne ha asciugato le lacrime. Ne ha consolate tantissime. E continua a farlo oggi.

Sedersi sulla sediola non garantisce nulla in senso meccanico. Dio, la sua volontà, i tempi della vita, restano mistero.

Ma chi torna dal Santuario di Santa Maria Francesca, anche se la gravidanza ancora non arriva, racconta spesso una cosa. Racconta di essere tornato più leggero. Più in pace. Meno solo.

Di aver smesso di pretendere un controllo che non è mai stato suo. Di aver capito, anche, che la maternità è un dono - non un diritto - e che c'è una Madre nel cielo che conosce il loro desiderio.

Gli ex voto e le testimonianze di grazie

Molte coppie, in seguito, hanno potuto stringere il loro bambino. A volte biologicamente, a volte tramite l’adozione. Alcune hanno trovato la pace di accettare la propria vita così com'era.

Tutte, senza eccezione, dicono che dal santuario di vicolo Tre Re non si torna mai a mani vuote.

Migliaia di testimonianze, nei secoli, parlano di gravidanze ottenute dopo la preghiera sulla sediola. La Chiesa non le ha mai tutte riconosciute come miracoli ufficiali.

Ma il santuario è pieno di ex voto: fotografie di bambini, nastri rosa e azzurri, biglietti di ringraziamento, piccoli abiti battesimali lasciati come segno.

Le pareti della piccola stanza dove è collocata la sua statua sono piene di fiocchi rosa, azzurri, bavaglini.

Prove concrete di grazie ricevute. Migliaia di famiglie che, oggi, esistono anche grazie alla preghiera di una santa che visse in quattro metri quadri, al primo piano di un vicolo dei Quartieri Spagnoli.

Davanti all'ingresso, la stanza della sediola. Al centro, protetta dal vetro e dalla balaustra di ottone, la sedia di legno scuro. Accanto, un altare con l'immagine della santa.

Sui muri, centinaia di ex voto: Foto di bambini appena nati. Abitini da battesimo incorniciati. Nastri rosa e nastri azzurri. Lettere di ringraziamento scritte a mano.

Fotografie di famiglie intere che, senza Maria Francesca, forse non sarebbero mai esistite.

Altri ex voto, nelle altre stanze, raccontano storie diverse. Guarigioni. Matrimoni salvati. Figli ritrovati. Dipendenze superate.

Maria Francesca non intercede solo per la maternità. Ma la maternità resta la sua specialità, se così si può dire. Il carisma riconosciuto da secoli, quello per cui il santuario è famoso nel mondo.

La preghiera a Santa Maria Francesca per chi desidera un figlio

C'è una preghiera ufficiale che si recita davanti alla sediola. Molte coppie la portano a casa scritta su un foglietto. La recitano ogni giorno, insieme, come parte della loro attesa.

“O Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, che hai ricevuto dal Signore il dono di intercedere per le spose che desiderano un figlio, ascolta la nostra supplica. Guarda il nostro amore, le nostre attese, le nostre fatiche. Ottienici, se è la volontà di Dio, la grazia di accogliere una nuova vita. E se questa grazia non ci fosse concessa, ottienici la pace del cuore e la forza di amare comunque, fino in fondo, la vita che ci è stata data. Per Cristo Nostro Signore. Amen.”

Alla preghiera segue, di solito, un Padre Nostro, un'Ave Maria e un Gloria in onore della santa.

Chi prega davanti alla sediola spesso lascia anche un piccolo segno: un nastrino, un biglietto, una fotografia.

E porta con sé, quando se ne va, una reliquia di contatto - un'immaginetta della santa benedetta nel santuario, o un cordoncino - da indossare nei mesi dell'attesa.

La morte e il processo di canonizzazione

Maria Francesca morì il 6 ottobre 1791, nella sua casa di vicolo Tre Re. Aveva settantasei anni.

Negli ultimi anni aveva sofferto di molte malattie, oltre alle sofferenze mistiche che continuavano a visitarla. Ma era morta serenamente, attorniata da chi l'aveva amata in vita.

Ai funerali partecipò una grande folla e giunta la bara alla chiesa questa fu presa d’assalto da chi voleva ad ogni costo un reliquia, dovettero intervenire le Guardie del Corpo del Re.

I Quartieri Spagnoli, per il suo funerale, si riempirono. Donne piangevano per la strada. I vicoli erano ingombri di gente venuta a salutarla.

Fu sepolta nella chiesa di Santa Lucia al Monte, la stessa in cui era entrata nel Terz'Ordine Francescano a sedici anni. Ma la sua fama non si spense con la morte. Al contrario.

I napoletani cominciarono subito a chiedere grazie per sua intercessione. E le grazie arrivavano.

EventoDataRiferimento
Beatificazione12 novembre 1843Papa Gregorio XVI
Canonizzazione29 giugno 1867Papa Pio IX, Basilica Vaticana
Memoria liturgica6 ottobreSanta Maria Francesca delle Cinque Piaghe

Il processo di beatificazione si aprì pochi decenni dopo. Nel 1843, papa Gregorio XVI la proclamò beata. E nel 1867, papa Pio IX la proclamò santa.

Fu beatificata il 12 novembre 1843 da papa Gregorio XVI e canonizzata il 29 giugno 1867 dal Pontefice Pio IX, prima santa napoletana della Chiesa.

Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, dei Quartieri Spagnoli di Napoli. La prima santa napoletana della storia.

Prima di lei, Napoli aveva avuto molti santi - da san Gennaro in poi - ma nessuno era nato napoletano, vissuto napoletano, morto napoletano come lei.

Maria Francesca è figlia dei vicoli, dei bassi, del popolo. È la santa che i napoletani sentono completamente loro.

La devozione popolare a Napoli

Ancora oggi a distanza di oltre due secoli, il popolo accorre a chiedere grazie come è attestato da due lapidi all’esterno della casa-cappella, la seconda è per lo scampato disastro della II guerra mondiale che con i suoi 105 bombardamenti su Napoli, risparmiò i ‘Quartieri’ e il suo denso popolo.

Nel duomo di Napoli c’è una cappella dedicata a lei, amatissima in particolare dal popolo perché da esso proveniva e per esso diede tutta sé stessa fino all’ultimo respiro.

Ogni giorno arrivano donne da tutta Italia, e anche dall'estero. Molte vengono con il marito. Alcune vengono con la mamma. Alcune vengono da sole, in silenzio, portando una speranza che non hanno detto a nessuno.

Il personale del santuario accoglie tutti. I padri francescani della comunità celebrano messa ogni giorno. Confessano. Pregano insieme ai pellegrini. Danno consigli a chi lo chiede.

E la sedia, quando è possibile, si lascia usare.

Visitare il santuario a ottobre

Per molte coppie, arrivare al Santuario di Santa Maria Francesca è il motivo stesso di un pellegrinaggio a Napoli.

Ci arrivano dopo mesi o anni di attese. Dopo cure. Dopo delusioni. Dopo silenzi, tra marito e moglie, che non si sa più come riempire.

Il santuario accoglie tutto questo. Senza fretta.

Una delle tappe più intime di ogni pellegrinaggio a Napoli si trova proprio nei Quartieri Spagnoli, in una stanza stretta, con il soffitto basso. Al centro, protetta da un vetro e da una balaustra di ottone, una piccola sedia di legno scuro.

Semplice. Senza ornamenti particolari. Potrebbe essere una qualunque seggiola da cucina di due secoli fa.

Eppure davanti a quella sedia, ogni giorno, si inginocchiano donne. Alcune sono giovani, con gli occhi pieni di attesa. Altre sono un po' più adulte, con uno sguardo che ha già vissuto delusioni.

Alcune vengono accompagnate dal marito, che resta in piedi in fondo, in silenzio. Altre vengono da sole. Pregano. Si siedono sulla sedia. Chiudono gli occhi. Chiedono un figlio.

Non lo chiedono a un santo qualunque. Lo chiedono a Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe.

La prima santa napoletana. Una giovane del Settecento che visse tutta la vita a pochi metri da lì. Che portava nel corpo le ferite di Cristo - le cinque piaghe - e che, in vita, già prediceva le gravidanze desiderate.

Santa Maria Francesca come esempio per il presente

Maria Francesca delle Cinque Piaghe ha accettato di conformare la sua vita al Crocifisso e da questo sacrificio per amore è scaturita la sua vittoria: un’umanità nuova che ancora oggi attrae, consola, protegge.

Agli uomini e alle donne di oggi insegna ad avere uno sguardo contemplativo sul mondo, pur immersi in mille occupazioni quotidiane.

Una vita straordinaria, quella di Maria Francesca delle Cinque Piaghe, che è bello approfondire. Magari nascerà in noi anche il desiderio di visitare i suoi luoghi.

La Santa ci insegna che, nonostante le difficoltà che possiamo incontrare nella vita, c’è un meraviglioso disegno di Dio che ci vuole lieti annunciatori di speranza.

Mettiamoci tutti in cammino insieme a lei per le strade del mondo portando con gioia, come faceva lei, il messaggio del Vangelo.

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