Giuseppe Bertolini di Bibbiano: l’architetto del Ponte di Ariccia e la sua eredità

Giuseppe Bertolini fu un ingegnere e architetto originario di Bibbiano, noto soprattutto per aver progettato il Ponte di Ariccia e per aver diretto i lavori della Basilica di San Paolo a Roma. Chiamato nella capitale da papa Leone XII, fu l’architetto di cinque papi e ricevette numerosi incarichi nel campo dell’ingegneria, dell’architettura e dell’insegnamento.

La sua fama è legata principalmente al Ponte di Ariccia, voluto da papa Gregorio XVI per collegare il Monte d’Albano e quello di Ariccia. L’opera, inaugurata nel 1854, raggiungeva un’altezza di 60 metri ed era composta di tre piani e trentaquattro colossali arcate.

Le origini bibbianesi e la nascita

Giuseppe Bertolini nacque il 26 novembre 1790, secondo alcuni storici, tra cui Balletti e Mazzaperlini, a Bibbiano, mentre altri, come Manzini e Villani, indicano Reggio. La sua origine bibbianese è comunque ricordata dalla tradizione locale e da un’iscrizione collocata nella cappella del Santo Rosario della chiesa parrocchiale di Bibbiano.

Il padre Donnino, bibbianese e avvocato, fu autore di diverse commedie in dialetto reggiano ed era stato anche pro-segretario del Dipartimento del Crostolo. La famiglia Bertolini è quindi legata alla storia civile e culturale del territorio reggiano tra la fine del Settecento e l’età napoleonica.

In una sua biografia, Enrico Manzini descrive Bibbiano come la «Terra nobile ed illustre della provincia di Reggio Emilia, donde trae origine la famiglia Bertolini».

La formazione e i primi incarichi

Giuseppe Bertolini compì i primi studi di filosofia nel liceo di Reggio, poi frequentò l’università di Bologna, dove nel 1811 si laureò ingegnere architetto.

A Bologna ricevette dapprima l’incarico di compiere diversi studi idraulici sul fiume Reno, quindi diresse alcuni lavori a Bondeno, nel Ferrarese. In questa fase si fece conoscere per l’abilità pratica e per l’impegno inventivo.

Le prime esperienze nel campo delle opere idrauliche gli permisero di unire la preparazione teorica alla conoscenza diretta dei problemi tecnici legati ai corsi d’acqua, alle infrastrutture e alla costruzione di grandi opere.

Il rapporto con il Granduca di Toscana

Chiamato dal granduca di Toscana Leopoldo III a eseguire alcuni lavori, Bertolini seppe meritarsi la stima del sovrano, che lo colmò di particolari onori.

Tra i riconoscimenti ricevuti vi fu la Croce di Cavaliere del merito civile toscano di San Giuseppe. Questo incarico contribuì ad accrescere la sua reputazione professionale prima del trasferimento a Roma.

Giuseppe Bertolini a Roma: l’architetto di cinque papi

Giuseppe Bertolini fu chiamato a Roma da papa Leone XII. Nella capitale divenne l’architetto di cinque papi e ricevette numerosi incarichi.

Fu nominato professore dell’Accademia Pontificia di San Luca, ispettore del Consiglio d’Arte di Roma e socio dell’artistica Congregazione del Pantheon. Fu inoltre membro dell’Accademia delle Belle Arti di Perugia e di altre istituzioni artistiche e culturali italiane.

La sua attività romana si collocò in un periodo di importanti trasformazioni urbanistiche, architettoniche e infrastrutturali. Le competenze maturate negli studi idraulici e nella direzione dei lavori gli consentirono di occuparsi sia di edifici monumentali sia di opere destinate a modificare il sistema dei collegamenti.

Il Ponte di Ariccia

Il Ponte di Ariccia rappresenta l’opera più celebre di Giuseppe Bertolini. Fu voluto da papa Gregorio XVI per congiungere il Monte d’Albano e quello di Ariccia, superando una profonda valle e rendendo più agevole il collegamento lungo la via Appia.

Si trattava di un’opera grandiosa, alta 60 metri, composta di tre piani e trentaquattro colossali arcate. Le sue dimensioni e la complessità costruttiva ne fecero una delle principali realizzazioni infrastrutturali dell’epoca.

Ponte di Ariccia con arcate monumentali

Il ponte fu immortalato in un celebre quadro del pittore Alessandro Prampolini, tuttora conservato nella Galleria Fontanesi dei Musei Civici di Reggio.

Il dipinto costituisce una testimonianza importante della fortuna dell’opera e del legame tra la realizzazione romana e la memoria artistica reggiana. L’immagine del ponte fu infatti utilizzata anche per celebrare ufficialmente l’inaugurazione.

Il Ponte di Ariccia fu inaugurato nel 1854. Per l’occasione papa Pio IX fece coniare una medaglia recante da una parte la propria effigie e dall’altra la veduta del ponte così come era stato ritratto da Alessandro Prampolini.

ElementoDato
OperaPonte di Ariccia
CommittentePapa Gregorio XVI
Altezza60 metri
StrutturaTre piani e trentaquattro arcate
Inaugurazione1854
Rappresentazione pittoricaAlessandro Prampolini

La Basilica di San Paolo

Nello stesso anno dell’inaugurazione del Ponte di Ariccia veniva consacrata la Basilica di San Paolo, sorta bella e maestosa dalle rovine dell’antica basilica, arsa in una notte del 1823.

I lavori della nuova basilica erano stati diretti da Giuseppe Bertolini. Anche questo incarico conferma il ruolo di primo piano da lui svolto nella ricostruzione e nella valorizzazione dei grandi monumenti della Roma pontificia.

La direzione dei lavori della Basilica di San Paolo si aggiunge quindi alla progettazione del Ponte di Ariccia tra le opere più significative della sua carriera, accomunando architettura monumentale, ingegneria e committenza papale.

Gli interessi botanici e gli studi agronomici

Accanto all’attività di ingegnere e architetto, Bertolini coltivò in gioventù un forte interesse per la botanica e per i problemi dell’agricoltura.

Appena ventenne inviò a Filippo Re un saggio intitolato «Memoria sulla galvanica che rovina gli olmi». L’illustre agronomo inserì il testo nei suoi Annali d’agricoltura del Regno d’Italia.

In seguito Bertolini realizzò altri studi e scrisse «I vari insetti dannosi alla campagna» e «Un insetto che rode i pometi nel Ferrarese», anch’essi inseriti negli Annali d’agricoltura.

Questi lavori mostrano un interesse rivolto non soltanto alla progettazione delle opere, ma anche alla tutela delle colture, alla salute degli alberi e all’osservazione dei fenomeni naturali che influivano sulla vita agricola.

La morte e la memoria

Giuseppe Bertolini morì a Roma il 24 febbraio 1855, pochi mesi dopo l’inaugurazione del Ponte di Ariccia.

Le sue spoglie furono deposte nella chiesa di Santa Maria della Concezione in piazza Barberini. Sopra un piccolo monumento eretto in sua memoria fu incisa un’iscrizione che ricordava anche la costruzione del ponte di Ariccia.

In seguito, per volere della sorella, un’altra incisione fu collocata nella cappella del Santo Rosario della chiesa parrocchiale di Bibbiano. L’iscrizione sottolineava il legame della famiglia con il paese d’origine.

Bibbiano, il paese legato alla famiglia Bertolini

Bibbiano, in dialetto reggiano Bibiân e nel dialetto locale Bibiēn, è un comune italiano della provincia di Reggio Emilia, in Emilia-Romagna. È situato nel centro della Val d’Enza ed è noto per la produzione casearia del Parmigiano Reggiano.

Il comune si trova a 17 chilometri a sud-ovest di Reggio nell’Emilia, nella fertilissima fascia pedecollinare della Pianura Emiliana. Il territorio comunale comprende il capoluogo e le frazioni di Barco, Corniano, la Fossa, Ghiardo e Piazzola.

CaratteristicaDato
RegioneEmilia-Romagna
ProvinciaReggio Emilia
Altitudine121 m s.l.m.
Superficie28,16 km²
Abitanti10.212
Nome degli abitantiBibbianesi
PatronoBeata Vergine Assunta, 15 agosto

A sud di Bibbiano si trova il poggio di Montefalcone, sul quale sorgeva un convento francescano fondato nel 1200 e soppresso nel 1623. Il convento ospitò Sant’Antonio da Padova e San Bernardino da Siena.

Il nome e le origini del territorio

Nelle carte antiche il toponimo è documentato nella forma «Bibianum». In dialetto il nome è bibién.

Si tratta verosimilmente di una formazione prediale con il suffisso -anus, derivata dal nome personale latino Baebius o Vibius. Nella Tabula Velleria sono attestati sia fundus Baebianus sia fundus Vibianus.

L’origine del toponimo sarebbe quindi legata alla natura agraria del territorio ai tempi dell’occupazione romana nel I secolo, quando il luogo avrebbe preso il nome dall’assegnatario delle terre. Bibbiano potrebbe essere stato un Vibianus o Baebianus fundus, riferito a un fondo romano collocato in una zona particolarmente fertile.

La storia di Bibbiano

Pur non essendo facile datare con precisione l’origine di Bibbiano, è certa la presenza umana antica, testimoniata da fondi di capanne, resti ceramici e numerosi manufatti silicei. Le tracce risalgono a un periodo compreso tra il Paleolitico inferiore e il Neolitico.

La lunga permanenza gallica è documentata da reperti dell’Età del Ferro e dalle inflessioni celtiche rimaste nel dialetto locale.

Dall’occupazione romana nel I secolo derivano numerosi reperti emersi in seguito a ritrovamenti archeologici, tra cui terrecotte, ceramiche e suppellettili.

Bibbiano, già castello, faceva parte del territorio matildico. La sua storia si precisa soprattutto nel Medioevo, quando si formò una prima aggregazione urbana lungo la strada che portava alle fortificazioni affacciate sull’Enza.

Di quel sistema difensivo rimane la massiccia costruzione fortificata detta «Torrazzo». Nel 1100 la storia di Bibbiano si legò indissolubilmente alle vicende dei Canossa, come ricorda anche lo stemma comunale, raffigurante un cane con un osso in bocca.

Nel 1155 il borgo fu definitivamente incorporato nel Feudo Canossiano di Bianello. Il dominio della dinastia Canossa su Bibbiano terminò nel 1700, quando il feudo passò ai marchesi Gabbi di Reggio Emilia nel 1757.

L’autonomia comunale

Bibbiano ottenne l’autonomia comunale all’epoca del Dipartimento del Crostolo, che tra il 1797 e il 1815 fu un dipartimento della Repubblica Cispadana, della Repubblica Cisalpina, della Repubblica Italiana e infine del Regno d’Italia.

Il dipartimento prendeva il nome dal torrente Crostolo e aveva come capoluogo Reggio Emilia. Fu creato il 5 gennaio 1797 in seguito alla costituzione della Repubblica Cispadana e venne poi assorbito nella Repubblica Cisalpina dopo la fusione delle due entità.

Dopo la caduta di Napoleone, gli Este aggregarono Bibbiano a Montecchio Emilia. Il comune assunse le dimensioni attuali soltanto nel 1860.

Bibbiano fu eretto a comune nel 1800 con la Villa di San Bartolomeo in Sassoforte e poi aggregato al Comune di Reggio per volontà di Francesco IV nel 1815. Venne quindi aggregato all’esteso Comune di Montecchio, al quale rimase forzatamente unito fino al 1859.

In un’epoca più favorevole risorse il Comune di Bibbiano, composto da due ville: Barco e il capoluogo. In base al nuovo assetto territoriale e amministrativo, Bibbiano cessò di far parte della circoscrizione di Montecchio e acquisì il diritto di eleggere un proprio Consiglio comunale.

La tradizione agricola e il Parmigiano Reggiano

La maggior parte della popolazione di Bibbiano era dedita all’attività agricola, con caratteristiche rimaste in gran parte invariate nel corso degli anni.

A differenza di altre zone agricole, dove il contadino doveva provvedere al proprio fabbisogno familiare attraverso colture diversificate, a Bibbiano il mezzadro, l’affittuario e il coltivatore diretto subordinavano le colture alle esigenze dell’industria e del mercato.

Da tempo immemorabile il territorio era attivo nella trasformazione e nell’esportazione del Parmigiano Reggiano, che proprio a Bibbiano ha la sua «culla».

Tendeva quindi a prevalere su ogni altro tipo di coltura il prato stabile o di rotazione, punto di partenza del ciclo produttivo che si concludeva con la forma di Parmigiano Reggiano o con il pane di burro.

Campi e caseificio del Parmigiano Reggiano

L’identità territoriale materiale e immateriale di Bibbiano è nella sua storia rurale e casearia. L’atmosfera, i campi, le stalle, le latterie, i caseifici e le architetture rurali raccontano il rapporto profondo tra il paese e la produzione del formaggio.

La tradizione casearia si collega anche alla struttura del paesaggio, modellato dai prati, dai canali, dalle corti agricole e dagli edifici destinati alla lavorazione del latte.

Il Monumento al Parmigiano Reggiano

In mezzo alla rotonda d’ingresso a Barco è stato collocato il Monumento al Parmigiano Reggiano, opera dello scultore Michelangelo Galliani.

Si tratta del primo monumento pubblico dedicato al Parmigiano Reggiano, posto all’ingresso dell’abitato di Bibbiano. La valorizzazione culturale e artistica di un prodotto conosciuto in tutto il mondo nasce dal rapporto con la terra che ne custodisce le origini.

Il monumento sorge sulla rotatoria della Strada Provinciale 28 a Barco, un importante crocevia per Cavriago, Reggio, Montecchio e la provincia di Parma. Si trova inoltre vicino all’antico confine tra il Ducato di Modena e Reggio e quello di Parma.

La scultura è composta da tre elementi caratterizzanti la produzione e l’uso del formaggio: una punta di formaggio, il coltellino a «mandorla» e una parete di un antico caseificio, emblema dell’architettura rurale ottocentesca.

Per rappresentare il Parmigiano Reggiano è stato utilizzato marmo di Carrara, scelto perché, una volta frammentato, presenta una grana simile a quella del formaggio. Lo spicchio misura 3 metri e mezzo e pesa 32 tonnellate.

L’opera è collocata su un prato verde, simbolo dei secolari prati stabili bibbianesi. Accanto si trova il caratteristico coltellino a goccia, realizzato in simil-legno e acciaio, alto tre metri.

Sullo sfondo è collocata una parete con le caratteristiche gelosie a file sfalsate in cotto degli antichi caseifici poligonali neogotici, una tipologia edilizia ampiamente diffusa nella provincia di Reggio Emilia.

Le grandi dimensioni sono state scelte perché la strada è un luogo di transito e l’opera doveva essere immediatamente leggibile anche da chi non sapeva di trovarsi nella culla del Parmigiano Reggiano.

Il monumento rappresenta una porta d’ingresso nella Food Valley Emiliana e collega il paesaggio agricolo, la storia economica locale, l’architettura rurale e la produzione casearia.

Il centro abitato e l’architettura di Bibbiano

Bibbiano si sviluppa lungo un’unica strada, via Gian Battista Venturi, che cambia denominazione attraversando le diverse frazioni.

Partendo da Barco e percorrendo via XXIV Maggio si incontra subito la chiesa parrocchiale, raggiungibile dal piazzale Madre Teresa di Calcutta.

Proseguendo lungo la via principale si attraversa l’abitato di Barco. Sulla destra si trovano la Corte Bebbi, antica corte oggi destinata ad agriturismo, la piazza del paese e le ex scuole elementari, oggi sede dell’Unione dei Comuni «Val d’Enza».

Dopo pochi chilometri si giunge a Bibbiano. Dopo la prima curva a sinistra, procedendo sempre diritto, si incontra sulla sinistra la settecentesca Corte di Sant’Antonio, che da convento è ora destinata a stalla e fienile.

La Villa del Municipio si affaccia sulla piazza centrale del paese, fulcro della vita ricreativa e culturale. Nella piazza si trovano il Centro Sociale e la Sala Comunale delle esposizioni «L’Ottagono».

Poco distante si trova il Cinema Teatro Metropolis, piccolo gioiello architettonico e tecnico. Da questo punto si può ammirare la parte più antica del paese, con alcune abitazioni che testimoniano il passato medievale e rurale della zona.

Il Torrazzo e la Pieve di Bibbiano

Del passato restano i ruderi del Torrazzo Matildico, una casa-torre difensiva di notevole interesse storico e architettonico che presidiava il percorso da Barco a Quattro Castella.

Poco distante si trova l’antica Via della Fila, considerata la strada più antica del paese.

Proseguendo verso sud si giunge alla Pieve di Bibbiano, menzionata prima dell’anno 1000 in un diploma di Ottone II del 14 ottobre 980.

Dalla parete nord esterna della Pieve sono state rimosse sculture zoomorfe in arenaria databili al periodo compreso tra il 900 e il 1000. All’interno si conservano una maestosa statua in terracotta della Madonna del Quattrocento, due altari barocchi, il coro intarsiato, un organo settecentesco a canne e alcuni dipinti che riproducono opere di Mantegna e Tiziano.

Una Assunta di Lelio Orsi fu venduta dalla chiesa nel 1707. È degno di menzione anche il campanile, la cui cuspide è stata rifatta più volte.

Il castello di Piazzola e il Canale di Bibbiano

A Piazzola, in località Sant’Eufemia, sorgeva un castello del quale resta una piccola cappella dalle mura corrose.

Al Medioevo risale lo scavo del Canale di Bibbiano, la più antica diramazione del fiume Enza. Nel 1344 Obizzo III d’Este concesse ai Canossa lo sfruttamento delle sue acque.

Il canale testimonia il ruolo che la gestione delle risorse idriche ebbe nella storia agricola del territorio. L’organizzazione dei corsi d’acqua fu essenziale per la coltivazione dei prati e per lo sviluppo delle attività rurali.

L’arte contemporanea negli spazi pubblici

A Bibbiano si possono ammirare diversi monumenti di arte contemporanea, a partire dalla Stele del Bianello, opera di Graziano Pompili situata al centro della piazza del Bianello.

La stele è una delle più grandi opere in terracotta e supera i 6 metri di altezza. Con il suo movimento eccentrico rispetto all’asse, rappresenta una nota dissonante che interrompe la geometria assoluta degli edifici circostanti.

L’opera è dedicata al vicino Colle del Bianello, rifugio delle popolazioni della zona durante le scorrerie dei briganti. La forma e la materia della stele riproducono la stratificazione geologica del colle: fossili e argille sono sormontati dalle linee geometriche del castello, a simboleggiare l’incontro tra uomo e natura.

Stele del Bianello in terracotta

Di fronte alla sede del Municipio è stata collocata un’altra opera di un importante artista reggiano: «Dialogo» di Vasco Montecchi.

Si tratta di un gruppo scultoreo in marmo formato da tre figure femminili agili e slanciate. Il tema è quello del dialogo e dell’incontro, caratterizzato da superfici curve e dalla circonvoluzione delle linee che alludono alla tensione affettiva dell’abbraccio.

Le linee plastiche sono due: la prima è verticale e tende verso il cielo in segno di slancio spirituale, accompagnata da una progressiva rarefazione della materia; la seconda è curva e avvolgente e porta a un ripiegamento della forma su se stessa.

L’attenzione per l’arte contemporanea si manifesta anche nella costituzione di una piccola sala espositiva permanente situata al piano terra del Municipio.

«L’Ottagono» ospita collezioni e mostre monografiche di artisti reggiani. La sala è stata ricavata ristrutturando una parte dell’antico archivio comunale e dal 1997 ospita almeno quattro esposizioni all’anno, una delle quali in occasione della tradizionale Fiera di settembre.

Il paesaggio enogastronomico della Val d’Enza

Il turismo enogastronomico si sviluppa sul territorio di Bibbiano attraverso una parte della Strada dei Vini e dei Sapori delle Colline di Scandiano e Canossa.

Il percorso è dedicato alle tradizioni culinarie e storico-culturali e attraversa cantine, aziende agricole, acetaie, caseifici e latterie, botteghe del vino, ristoranti, agriturismi e negozi di prodotti alimentari tipici.

In automobile o in bicicletta si possono incontrare le tradizioni produttive più importanti del comune, prima fra tutte quella del Parmigiano Reggiano, che proprio a Bibbiano ha la sua «culla».

Il processo produttivo, rimasto invariato nei secoli, può essere osservato nei sei caseifici presenti nel comune.

Le attività agricole, i canali, le pievi, le cappelle, le corti e i prati formano un paesaggio nel quale la storia economica e quella architettonica sono strettamente connesse.

Bibbiano e la memoria di Giuseppe Bertolini

La memoria di Giuseppe Bertolini si inserisce in questo contesto di storia rurale, architettura, opere pubbliche e tradizioni locali. La sua vicenda personale collega Bibbiano alla Roma dei papi, alla Toscana granducale e ai grandi cantieri dell’Ottocento.

Il legame con Bibbiano è ricordato dall’iscrizione collocata nella chiesa parrocchiale, mentre la sua attività professionale è ricordata soprattutto dal Ponte di Ariccia e dalla direzione dei lavori della Basilica di San Paolo.

Bertolini rappresenta una figura nella quale confluiscono competenze diverse: la formazione ingegneristica, la progettazione architettonica, la direzione dei cantieri, l’insegnamento accademico e l’interesse per la botanica e l’agricoltura.

La sua storia si lega così alla più ampia identità di Bibbiano, un territorio nel quale la cultura tecnica, il paesaggio agricolo, l’architettura storica e la produzione del Parmigiano Reggiano hanno lasciato tracce durature.

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